Bud, l’orango

La ripresa, questa volta, è stata lunga e lenta. Molto più lunga e lenta del solito. Se devo essere sincera, vedendomi stare così tanto male, ho persino pensato che non arrivasse, questa volta. Invece è arrivata. Anche stavolta ce l’ho fatta. È davvero difficile che mi abbatta. Non mi sono abbattuta, ma è stata davvero dura. Ho provato persino a riderci su, nonostante le risacche formate sulle gote, che mi impedivano di ridere, fare smorfie o parlare. Zigomi alla Ferilli e, poco naturali, come i suoi. Mi hanno detto di bere almeno due o tre litri al giorno. Mi sono superata: quattro bottiglie da due litri in un solo giorno, nonostante la nausea, persino verso l’acqua. Ho bevuto e aspettato di stare un pochino meglio. Troppo cortisone. Gonfiata come una bagnina di Baywatch senza il costumino rosso e la paura era quella di diventare persino irsuta…. così c’era scritto. Gonfia va bene, zigomi alla Ridge va bene ma irsuta come la mia Cita non lo avrei accettato. Oggi sto molto meglio. Sono finalmente felice, era il momento che stavo aspettando da dieci giorni. Ora lo posso dire: odio il cortisone e odio le neuriti ottiche. Avrei odiato persino i peli su tutto il corpo, se mi fossero venuti. Meno male che son fortunata… meglio il gonfiore, la faccia da tedesco, gli zigomi, le risacche, gli occhi alla Bud Spencer piuttosto che essere un orango. Andata. Ape è tornata. Senza peli sul corpo.

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La lenta ripresa in D. H.

Stare qui dentro non è una passeggiata. Stare qui dentro è una crescita interiore. Muore un bimbo nella stanza accanto. La cosa più ingiusta del mondo e che mi ha mandata tanto in crisi. Non capisco… qual è il motivo di tutto questo? Quale dovrebbe essere, perché io proprio non capisco. La sofferenza di un bimbo… quale sarebbe il significato?
Questo è stare in un Day Hospital di un reparto di malattie neurodegenerative. Le persone qui stanno proprio male. C’è chi non cammina e c’è chi non parla nemmeno più. C’è chi ha bisogno di aiuto costante mentre fuori scorre la vita degli altri. Io sono in flebo. Cortisone. Ancora per due giorni . Non lo so nemmeno io se davvero stia andando meglio. A volte mi sembra di sì, a volte meno. La faccia da tedesco è arrivata. Così come i dolori, il mal di stomaco e il nervosismo a livelli assurdi. Ma io sono un fiore rispetto agli altri e mi sento anche in difetto, nonostante sia malata anche io. Non è semplice stare qui e non lo dico per fare l’eroina. Qui ti viene sbattuta in faccia una realtà alla quale si vorrebbe restare lontani il più possibile. C’è un significato alla sofferenza? Mi faccio tante domande, forse perché non è che ci sia molto da fare se non osservare gli altri. Passo molto tempo da sola e in silenzio. E penso. Penso a me, a come sono, ai miei difetti, alle cose belle. Penso al mio carattere, alle cose buone che porto e anche al male che, qualche volta, ho fatto. Uscirò da qui sperando di cambiare le cose di me che detesto. Penso davvero che questo Day Hospital sia una buona scuola per me. Stare in mezzo a tutta questa sofferenza fa proprio pensare a quanto la vita sia un dono prezioso e a quanto sia necessario apprezzare tutto ciò che di bello abbiamo accanto. La voglia di vivere e di farlo bene e cercare di fare star bene chi ne ha bisogno… è un grandissimo insegnamento che, una persona come me, poteva ricevere e capire solo qui dentro. Vorrei essere una persona migliore. Qui è normale mettere su un foglio principalmente le cose belle di noi, come quando incontri qualcuno che ti piace. Si porgono le nostre migliori qualità, il resto viene poi fuori col tempo. È normale. Io, però, so molto bene quali siano le cose di me delle quali vado meno fiera. Si impara? Non lo so, ma almeno, stavolta, i presupposti ci sono.

Aspettatemi, torno anche stavolta

La senzazione del distacco. Quella che senti quando saluti qualcuno. Ciao. Ci vedremo presto. Quella sorta di malinconia e tristezza. Quella sensazione di mancanza che assale. Come quando parti. L’eccitazione di un viaggio e di posti nuovi mista a malinconia dei saluti verso chi resta. Una miscela come tra il bianco e il nero. Due poli, come con le calamite, si attraggono e si respingono a quando manca tanto così per l’incontro. Salutare i colleghi anche se li vedrai presto. Salutare gli amici, quelli che parteggiano per te. Incontrare sguardi e rifugiarsi nelle braccia di qualcuno che ti vuole bene. Ultimo giorno di lavoro prima delle flebo. Un viaggio verso l’incertezza, un viaggio che fai con qualcuno che si prenderà cura di te. Già le vedi le tue braccia piccole diventare completamente nere per i lividi. Già vedi la tua faccia diventare come quella di un tedesco bruciato dal sole. La vista che si annebbia e quella sensazione di malessere interiore e fisico. Sono passati mesi dall’ultimo cortisone e dall’ultima cura che, a quanto pare, non va nemmeno stavolta. La prendo come se stessi andando in vacanza in un centro benessere… tutti ti coccolano e ti chiedono come stai e ti portano cibo come se non mangiassi da mesi. Le persone che incontrerai… quello ti tiene vivo. Abbiamo bisogno delle persone anche quando stiamo bene con noi stessi. Abbiamo bisogno di qualcuno e abbiamo bisogno di saperlo vicino.

Aspettatemi…. Torno presto😁😍

Un messaggio

Un messaggio sul telefono. Un numero. Come è andata? Firma. Un amico. Una persona che, un tempo, ha fatto parte della tua cerchia. Poi, come può succedere, ci si perde. Sì, ci si perde di vista, ma ci si può continuare a pensare ugualmente. Ricevi un messaggio che fa un piacere infinito. Il cuore è colmo. Ti fa piacere essere pensata e sapere che, comunque vadano le cose, sei stata una presenza bella per qualcuno. Momenti nei quali ci si avvicina. Poi si va avanti con la propria vita e i propri problemi. Non c’è bisogno, molte volte, di sentirsi. Poi arriva un incontro casuale, quattro chiacchiere e il resoconto ultimo delle proprie vite. Sei felice di vedere un amico felice, sei felice di vederlo gioire quando ti mostra le foto del suo piccolo capolavoro, un capolavoro che cercava da tempo con la sua compagna. Un abbraccio e via, verso le proprie cose. Sapere che, nonostante tutto, ci si può fermare anche a pensare a qualcun altro, anche se lontano. Corri strade e incontri persone. Qualcuna di queste la ricordi con piacere. Qualcuna no. Diventi il confidente per un attimo rispetto alla lunghezza di una vita. Diventi un tutt’uno per un periodo. Poi basta. Però ricordi di esser stata importante e leale.

Gylenia anche tu?

Buone nuove nessuna. Da lunedì settimana intensa di flebo di cortisone. Ricovero in Day Hospital. Bene. Sei giù Ape? No. Ape non è giù, altrimenti, con la sclerosi multipla, non riesci a goderti la vita. Nemmeno si ha il tempo per stare giù. In ospedale ho conosciuto una ragazza. L’ho vista prendere una pastiglia dopo che la sveglia le era suonata. Ho riconosciuto la scatola. Gylenia anche tu? Sì… perché anche tu? Sì. Ridiamo. Ci raccontiamo tutto mentre, alternate, ci chiamavano. Abbiamo passato tutta la mattinata a parlare, mentre ci infilavano negli occhi di tutto. Uscite entrambe con un esito schifoso. Ci siamo abbracciate. Io subito in ospedale col referto. Bene. Alessandra, lunedì alle 8.30 ti aspettiamo. Evvai. Mi consola il fatto che si prenderanno cura di me, ancora una volta, non lasciandomi sola. Mi consolano tutti questi sorrisi. Chiamo a lavoro…. prendo il congedo per cure, mi spetta, essendo disabile. Una settimana intensa di buchi nelle vene, faccia rossa e iperattività che sfocia nel nervosismo. Solito iter. Sperando stavolta di non stare troppo male perché non sopporto più tantissimo il dolore fisico. Eppure oggi sono stati tutti carini con me. Persino al supermercato. Una gran bella giornata, nonostante tutto il resto.

Il mio occhio sinistro

Svegliarsi all’alba come quando ti aspetta la gita con la scuola. Doccia e uscire al volo. Ringrazi che ora prendi la metro, altrimenti ci metteresti il triplo del tempo per arrivare. Altro giorno di ospedale e di esami. L’occhio…. bisogna capirlo… da che parte sta? Dalla mia o dalla parte della malattia? Speriamo che prima o poi parteggi un po’ per me. Alla fine è cosa mia…. dovrebbe stare dalla mia parte… Ma a volte, come le persone, decide di voltarti le spalle. Come un figlio… qualsiasi cosa combini, tu continui a tendergli la mano. E così farò, ma solo perché è carino e sta bene sul mio viso. Altrimenti lo ripudierei. Quasi certamente mi aspetterà un’altra settimana di flebo di cortisone. Aspettiamo buone nuove.

Avvicinati

Avvicinati. Ti posso sentire. Ci sono cose che non riesco a ricordare bene oppure non ne riesco a parlare. I profumi, quelli sì. li ricordo bene. Li catturo e mi portano ad esternare i miei sentimenti. Avvicinati e mettiti comodo. Sentiamo insieme. L’aspetto affascinante è l’interazione e l’equilibrio preciso dove ogni elemento si amalgama perfettamente. Si arriva quasi a fondersi, come quando, abbracciando, ti rendi conto che il battito segue il ritmo dell’altro. Tutto questo non cambia ciò che sei. Lo amplifica, lo amplia. Esistono giornate difficili nelle quali il dolore fa fare e dire cose strane. Viene introdotta una nota malinconica dalla radio. Avvicinati , ascolta anche tu.

Ape è tornata🐝

Andata. Mi aspetta un altro esame venerdì per vedere se devo fare altro cortisone. Paura. Rabbia. Incertezza. Paura ancora. Pensi e ripensi. Poi te ne fai una ragione, subito, senza perdere altro tempo inutile. Riprendi a vivere, non demordi, non ti lasci andare. Continuare sempre. Con rabbia? No. Quella è già passata. Ci metti un’energia folle e ti rendi conto che la tua voglia di vivere, e anche piuttosto bene, è più forte di tutto il resto. Sì, più forte. Tanto più forte. Si continua. Si va avanti. Giorno dopo giorno. Ogni prova, ogni ostacolo ti mantengono alta l’attenzione verso le cose e le persone. Ogni esame è la testimonianza che ci sei e che il tuo non abbattersi è un valore aggiunto. Un prezioso alleato che cerchi di mantenere fedele. Pensi alle cose belle, solo a quelle. Pensi alla pizza che non mangi da parecchio tempo. Pensi al tuo nipotino che chiede dove sei quando non ti vede, pensi a chi ti scrive da lavoro perché non ti vede e si preoccupa per te. Pensi a un messaggio che ricevi, alle parole e agli abbracci che ti assalgono quando entri in spogliatoio a lavoro. Pensi a chi ti sorride. A chi ti accompagna per mano. Pensi ai gesti e capisci che sei importante. Poi ti guardi allo specchio e ti dici Caspita, va’ come sono carina oggi. E ti sorridi. E venerdì è ancora lontano.

Un saluto

Ciao a tutti. Mi eclisso per due o tre giorni causa esame ma poi torno… Aspettatemi😁😍non riuscirò a leggere le vostre cose né a scrivere… Ma poi torno e cercherò di recuperare😆😆😆😆😆😆😆un abbraccio.