Autunno

Cielo coperto anche oggi. Guardo fuori. Le foglie sono rosse e gialle e a me viene un senso di pace. Questa è la mia stagione preferita. Le foglie che cambiano e i vestiti maggiorati sul corpo mi fanno sentire sicura, accolta e protetta. Un senso di serenità e pace. Sento ancora il profumo delle castagne nella padella coi buchi di ieri sera. Un profumo che mi invade, mi riporta alla casa dei nonni, d’inverno, quando il freddo fuori contrastava il caldo all’interno e i vetri si appannavano. Il mio dito disegnava sui vetri, il mio nome e il disegno del sole che mancava, come oggi. Ricordo le castagne sul camino dopo aver loro tagliato la pancia, facendo attenzione a non ferire le mie dita.

Annunci

La cinquecento blu

Ricordo molto bene la cinquecento blu della zia. Se l’era comprata per i suoi diciotto anni. L’aveva ancora quando noi, nipoti e figli, eravamo piccolini. Stavamo in quattro stipati dietro. Litigavamo di continuo perché stavamo stretti e diventavamo nervosi. Lei e la mamma stavano davanti, comode e tranquille. Il peggio era durante l’inverno. La zia si metteva una pelliccia bianca e gigante col pelo lungo. Occupava completamente la visuale di noi quattro piccoli marmocchi. Mancava quasi l’aria per colpa di tutto quel pelo. La zia era bella. Aveva occhi e capelli scuri e un bellissimo sorriso. Era sempre allegra e le persone, soprattutto gli uomini, si voltavano a guardarla, quando camminava. Era solare e con una gioia di vivere pazzesca. Le piaceva ridere. L’ultima volta che parlai con lei le dissi “Torna a casa presto che bisogna farti la tinta, assomigli a Malgioglio”. Lei rise tantissimo. Aveva da poco finito la chemio e i capelli le stavano ricrescendo, mezzi neri e mezzi bianchi. “Ho voglia di tornare a casa mia”. Non tornò più a casa. Rimasi una giornata intera accanto al suo letto, lei era ormai in coma e io piangevo come una vite tagliata. Non ho più pianto da allora. La ricordo in modo felice perché la vita se l’era proprio goduta in pieno. La sua solarità era contagiosa, la ricordo ridere e questo è bello. Non la ricordo nel letto dell’ospedale ma la ricordo sempre su quella cinquecento blu immersa nel pelo.

Guardiamo le foto?

Guardiamo le foto?
Lo chiedevo sempre da piccola. Sia a casa nostra sia dai nonni. Dopo mangiato si sparecchiava e poi andavo nell’armadio a prendere le vecchie scatole di scarpe con dentro tutte le foto di famiglia. Chiedevo spiegazioni sui personaggi, a volte erano difficili da riconoscere, a volte erano persone mai viste, erano il passato o la famiglia dei nonni. Oggi ho pranzato in famiglia. Dopo essere stata rimpinzata come un bignè alla crema, ho chiesto Guardiamo le foto?
Ho trovato queste, i miei nonni da giovani.

Più forti

La sensazione di ventate di allegria e di follia che diventano contagiose. La voglia di vivere perché la vita non finisce dopo un fatto negativo. Ricomincia. Un impegno per continuare il nostro viaggio. Abbiamo ricevuto tanto e ora abbiamo voglia di restituire. Le persone vicine, quelle che farebbero di tutto per noi, anche subire i nostri momenti no… beh… abbiamo voglia di esserci per loro. Avere qualcuno accanto ci calma e calma il nostro cuore, a volte, ferito. Se ci manca qualcosa la cerchiamo in modo frenetico ma, subito dopo, ci fermiamo e ci giriamo verso le persone che sono i nostri punti saldi. Un dialogo, una conversazione, a volte, possono bastarci. Alziamo le antenne per ricevere segnali e poi ci prendiamo per mano per sentirci più forti.

Luoghi passati

La nostra storia personale è costruita con persone e fatti avvenuti e condivisi. Le storie sono affascinanti e le dobbiamo proteggere come fossero tesori nascosti. Subiamo un’epidemia di ricordi sulla via dell’estinzione. Dobbiamo innamorarci nuovamente dei nostri vecchi luoghi, come se li guardassimo dall’alto. Si possono ricostruire nuovi edifici dove vediamo vecchie macerie. Gli alberi si muovono, ondeggiano. Vediamo bellezze naturali e abbiamo voglia di proteggere i nostri ambienti. Qualcuno ci ha lasciato un’eredità. Guardiamo bene tutto ciò che abbiamo intorno. Sorprendiamoci ancora e rimaniamone affascinati con gli occhi che avevamo da bambini, quando eravamo incontaminati. Proteggiamo i posti dove ci sentivamo al sicuro, facciamo un viaggio, un tuffo nel passato, quel passato che, ancora, veglia su di noi.

Vibro

Vibro. Come un frullatore. Come un aspirapolvere. Come le fruste per montare la panna. Non c’è nulla che non abbia deciso di non vibrare dentro al mio corpo. Vibro dentro come se fossi attaccata ad una presa. Il problema è che non trovo l’interruttore. Se cammino, però, si cessa o, per lo meno, non lo sento molto. Sto in piedi e mi muovo. Mi siedo per mangiare e mi sembra di ondeggiare. Guardo in alto, sia mai che il lampadario si muova davvero e allora capirei di non essere io ma il terremoto. Sono io. Sono io sopra una grata dove passa la metropolitana, la gialla, quella più rumorosa. Sono io quando passa un treno e si muove la credenza. Sono proprio io, anche così. In questi giorni mi toccherà vedere la vita sotto un nuovo punto di vista, su un motorino , un cinquantino, seduta dietro col casco.

Ricordare

Ricordo cose che non hanno avuto tanta importanza. Non ricordo cose che vorrei ricordare e tanto. Mi impegno ma è difficile. Quasi impossibile. Mi è venuta un’idea: vado a cena e respiro un po’ d’aria. Sorrido. L’importante è stare bene. Godere dei momenti nei quali si sta insieme e, magari, dirsi fesserie, anche se, poi, saranno le uniche cose che ricorderemo. Però ci saranno i suoni delle risate e, nei momenti futuri che arriveranno, andranno bene. Andrà bene ricordarsi una risata, metterà allegria. Ogni cosa in più che porteremo dentro, sarà una cosa in più e sarà bello. Ciò che si è scritto rimarrà. Per questo scrivo: per ricordare. Che cosa serve ora? Un bicchiere per brindare, ad esempio. Un suono di vetri che si toccano. Ci possiamo anche quasi perdonare per i ricordi perduti chissà dove. L’importante è che ci siamo permessi di stare lì, insieme.

Nuovo yoga

Ho iniziato un corso di yoga in una scuola nuova. L’insegnante è molto carina. Le compagne no: hanno tutte la puzza sotto al naso. Io arrivo al corso vestita a caso, tolgo scarpe e giubbotto e son pronta. Loro stanno mezz’ora in spogliatoio e si cambiano dalla testa ai piedi. Sono all’ultima moda anche in versione sportiva. La prima volta che sono entrata ho detto Ciao a tutti. Mi ha risposto e sorriso solo l’insegnante. Una volta fuori dallo spogliatoio, corrono per accaparrarsi il tappeto più vicino alla mastra. Io mi butto sempre dietro, lontano da tutto e tutti. Una situazione del genere non la percepivo da quando la mia mamma mi iscrisse, e non so il perché, a un corso di tennis. Naturalmente fanno a gara per chi riesce a incastrarsi meglio. Sembrano fatte di gomma, le gambe dietro, coi piedi che toccano le orecchie. Ma che bisogno avranno mai di venire a un corso? Rimpiango il mio vecchio insegnante e la mia vecchia scuola. Tre iscritti: io, la Robi e Davide. A volte un indonesiano che rotolava e puzzava di aglio e cipolla e sudava come Pippo Baudo. Ma sempre sorridente, con gli occhiali che quasi perdeva dal troppo sudore. L’insegnante aveva meno voglia di noi, il più delle volte nemmeno si presentava a lezione. Aveva sempre una scusa pronta: il divorzio, i bambini, la moglie cattiva. Quando non veniva, io ero così felice perché non avrei fatto fatica quella mattina. La scuola è poi, naturalmente, fallita e lui è scomparso come quelli del mercoledì sera. Bei tempi.

Zanzara

Mi sento leggera. Più leggera. La lista stilata è andata a buon fine. Elencare ciò che porta il buonumore. Possono bastare anche cose molto piccole.
Uccidere la zanzara che tormenta le nostre notti, ad esempio. Credere di non avere più caffè e, invece, eccolo là dietro, il nuovo pacco: la mattina è salva! Ridurre in mille pezzi ciò che ci spaventa e ci fa bloccare. Come? Affrontando una sfida nuova, esserne felici e pensare che domani sarà una giornata ancora più bella rispetto a questa. Magari uccidendo un’altra zanzara o decidendo di farsi un caffè doppio.

Per A.

Qualcuno si è fidato di me. Qualcuno mi ha donato una cosa importante perché voleva un parere. Mi sono sentita onorata e importante. Qualcuno si sente onorato di avermi come amica. La paura di deludere? No, non c’è. Se ti impegni, in qualsiasi tipo di rapporto, allora quella parte della paura non può esistere. Comportarsi in modo sincero e schietto. Essere presenti e non aver paura di dire la propria opinione. Non lo trovo strano: fare un ottimo lavoro, ottimo a seconda delle proprie capacità. Una nuova amicizia è un nuovo capitolo che si aggiunge alla propria vita. Ci sono momenti nei quali ti viene da pensare che potrebbero bastare anche un paio di minuti per conoscersi. A me succede. Una specie di sesto senso, forse. Empatia… forse. Sensibilità… forse. So solo che capita. A me è capitato.