LA PRIORITÀ

LA PRIORITÀ – bisogna scegliere bene le proprie priorità, la scelta giusta? Vivere. @alemarcotti per SolaMenteSM, parole scritte una volta a settimana

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Una giornata meravigliosa

Avete presente quelle giornate dove ogni pezzo del puzzle si incastra perfettamente l’uno all’altro? Quando riesci a fare tutto ciò che ti eri prefissato di fare? Ecco. Oggi è una di queste giornate. Già da quando sono uscita di casa e il tram è arrivato non appena sono giunta in banchina… ed era persino vuoto. La coincidenza del tram successivo è stata perfetta. Sono andata in posta e ho quasi fatto tutto ciò che dovevo e avevo solo cinque numeri davanti a me. E la signora era così gentile… Ecco. Una di quelle giornate. Una giornata meravigliosa.

La vita in B/N

La vita in bianco e nero è come vivere nella scatola dei ricordi della mia nonna, tra le foto della sua giovinezza, quelle foto piccole e col bordo frastagliato. La vita in bianco e nero è vedere il cielo sempre bianco e l’asfalto sempre scuro. I contorni delle cose sono ben delineati. È come vivere dentro al Carosello, anche se, all’epoca di quello, non ero ancora nata. La vita in bianco e nero ha tutt’altro sapore. È una riscoperta del mondo intero. La vita in bianco e nero è come stare dentro i telefilm di T.J. Hooker visti dalla televisione in cucina del nonno. È come stare dentro la sua 112 spartana, senza alcun optional. Meno si ha e più si ha modo di usare la fantasia, diceva il mio nonno Pino. Nella 112 non c’era l’autoradio; c’era, però, il mio nonno che cantava le canzoni in milanese oppure le arie delle opere, ma a suo modo. Godere di ciò che si ha, tutto il resto è superfluo, persino i colori, se non li abbiamo a disposizione.

Leggere

Le giornate al tavolo a leggere il giornale. Le ricordo bene. Un’azione che mi porto dietro da quando ero piccola e che faccio ancora. Ho solo meno tempo di leggermelo tutto, dalla fine al principio. Sì, non so perché, ho sempre letto giornali, riviste e volantini dall’ultima pagina alla prima. Il nonno lo diceva Leggi come vuoi e ciò che vuoi ma leggi. Leggo. Di tutto. Una mania. Se non ho libri con me, leggo qualcos’altro, che trovo in giro. Si trovano tantissime cose da leggere, abbandonate sui sedili dei mezzi pubblici. Un po’ come quando cammini e trovi un guanto o una scarpa… che poi…il guanto singolo lo posso anche capire…ma una scarpa? Mah.

Quindi leggo. Divoro carta su carta. Per ora che ho ripreso abbastanza a vedere va anche bene… ma quando il mio occhio viene colpito … ecco …lì inizia la tragedia. Fare fatica eppure sforzarsi ma poi lasciare stare perché è davvero complicato.

La mia giocosità

Un piccolo dolore che rimane dentro perché qualcuno o qualcosa hanno deciso per te. Tu sei quella che pensa e agisce, spesso, in modo impulsivo. Sbaglia di continuo ma sempre indirizzata dalle proprie idee. Dice cose e sbraita ma sono cose sue, e poi magari chiede scusa, ma sono cose che vengono dal proprio interno. Quando qualcuno decide per te e tu non puoi far altro che accettare…non è bello. Io ho accettato tutto. La mia malattia e quelle arrivate alle persone a me care. Tutto. Ho accettato e sono andata avanti, e anche bene direi, con la solita grinta e la solita forza. Ma quando non posso essere io a scegliere ecco…questo mi intristisce parecchio. Ma accetto anche questo fatto anche se ingiusto e non credo di meritarlo. Ma sapete? Nemmeno questa cosa mi porterà via la mia giocosità e nemmeno la mia gioia. Sono io e solo io che posso scegliere se essere felice. E lo sono. Nonostante tutto, lo sono eccome.

Il sorriso

Ci sono persone che noti. Non importa se siano maschi o femmine , belle o brutte, vestite in modo che ti piaccia o meno. Ci sono persone che hanno un sorriso bellissimo e che lo usano. E allora ti viene da pensare che sia la cosa più bella che indossino, non appena si svegliano al mattino. Io noto proprio il sorriso delle persone e quanto siano disposte a farselo ammirare. Mi piacciono le persone che lo dispensano, anche da lontano. Non ce ne sono molte in giro, purtroppo, e credo sia un vero peccato. Questo è il mio e ve lo regalo perché, oggi, ho avuto una giornata bellissima.

Il saluto

Sentire caldo e poi freddo. E poi dire cose che non vengono capite e recepite. E, comunque, anche se sbagli, nessuno te lo dice perché è più comodo e semplice stare in silenzio e togliere la parola e il saluto. Togliere il saluto? Ma, senza essersi almeno chiariti, che senso ha? Eppure capita. Eppure non si è combinato qualcosa di grave. Le incomprensioni si gonfiano come fiumi in piena che poi diventano impossibili da risanare. Ho apprezzato chi si è avvicinato e mi ha detto che si era sentito offeso. Basita, ho pensato e metabolizzato… poteva essere… ho chiesto scusa e mi sono sentita mortificata, nonostante credessi di essere nel giusto. Come ci si fa a migliorare se non arriva qualcuno e si espone e ti dice che hai sbagliato? Togliere il saluto, per me, equivale a fare un errore ancora più grosso.

Il mio racconto

Ho ricevuto una mail ed è stata una grandissima sorpresa per me…

il suo COMPONIMENTO è risultato finalista del III Concorso Letterario

“100 parole, una storia – Rinascita” ed è stato PUBBLICATO nella III

Raccolta Antologica

omonima di microracconti che sarà
presentata SABATO 26 ottobre a Monterotondo dalle ore 11,00 durante
la IV kermesse letteraria “La Rentrée della MonteGrappa” presso lo
Sala Conferenze della Biblioteca Comunale “P. Angelani” nel Centro

Storico di Monterotondo.

Ecco… non vi dico la mia felicità. È bello. Una grandissima soddisfazione per me. Ora devo capire se riesco ad andare fino a Monterotondo. Mi piacerebbe tanto. Però sono molto felice.

Salita

Ricordarsi delle proprie ricadute. Tenerle bene a mente. Capire che, se sei risalito una volta, allora lo puoi fare ancora e ancora. Non si riparte mai dal punto zero. Si riprende dal punto due o dal punto tre. Sarà un po’ più veloce la ripresa se conosci a fondo quello che ti sta accadendo. Capita di individuare la persona giusta che possa essere perfetta per riportarti su, prendendoti per mano. E per mano ti guida e ti indica il percorso migliore. Insieme. È più semplice riconoscere qualcuno e fare un pezzo di strada insieme. Si può imparare da chi è venuto prima di noi. E ci si può fidare. “Che cosa posso fare per te?” Rispondere alla domanda e affidarsi ti porta piano al punto numero quattro.

Il prelievo

Mi alzo all’alba…il prelievo mi aspetta. Entro e non c’è nessuno in coda: il saccottino si avvicina sempre di più…
“Che braccia piccole che ha…
Ha paura?”
“Mmm.. no no, grazie”.
“Si volti… no no grazie non mi dà fastidio, anzi mi piace vedere il sangue che esce e ogni volta vengo colpita dal fatto che il sangue non è rosso come nel nostro immaginario, è più scuro”.
“Pronti?”
Mi sa che, qui, quello che ha paura è lui.
“Non esce nulla. È tesa? Cambiamo vena”.
Mi sembra sia tutto uno scherzo.
“Questa va. Le fa male?”.
“Tantissimo…”
“Ops… le si è spaccata la vena… dobbiamo cambiare”.
Lo guardo sbigottita. Finalmente, al quarto buco, ce la facciamo. “Stia qui mi raccomando almeno venti minuti, non vorrei che svenisse”.
Esco e scappo via, altro che svenire. Ho quattro buchi, cioè quattro cerotti e un braccio che mi fa un male pazzesco. L’unica cosa che mi ha riportato la pace è stato il mio saccottino al cioccolato.

Di che cosa parla la tua vita?

Ehi… di che cosa parla la tua vita? No, perché, sai…. ci si incontra, magari anche per caso, e si ha voglia di approfondire. Basta chiedere, a volte. Che cosa vedi? Vedo delle crepe che sembrano cicatrici.

Mi risponde.

Anche io guardo le mie cicatrici. Le conosco bene, una per una. Capisci, in seguito, quanto sia, a volte, necessario fare un passo indietro e non entrare nemmeno nelle discussioni. Mordersi la lingua per preservare sé stessi. Oggi come oggi mi sento pronto per costruire il mio mondo migliore… sento come se avessi alimentato un fiume in piena; mi scosto un pochino per non venirne travolto. Guardo, osservo.
Ci sono occhi che sanno guardare.
I miei occhi guardano. I miei occhi percepiscono le emozioni.

Come ti approcci alle altre persone?

Sorrido. Ringrazio chi mi apprezza. Ricevo qualcuno dentro di me. E sorrido ancora.

Essere nel posto giusto

…È come quando viene lasciato aperto il cancello d’entrata. Entro e visito tutto, in solitudine. Lo vedo per terra il mio profilo: sono omaggiata dal sole. Continuo. Ho ricordi, riscopro cose che non ricordavo di avere fatto. Mi vengono in mente scene vissute, ma trasformate dal tempo, in immagini diverse. Così, mi ritrovo ad incrociare i dati del mio passato. Mi fermo: questa, un tempo, era la mia zona sicura, il mio posto. Questi ricordi che sovvengono sono puri oppure sono stati intossicati nel tempo? Vedo un uomo lontano. Mi ha insegnato cose, tenendo le braccia incrociate dietro la schiena. Un uomo che parlava direttamente a me, come fossi una persona e non una bambina.Mi vengono restituite cose che ho fatto. Rivedere la mia casa… mi riprendo tutto ciò che ho lasciato qui. I ricordi e il come sono oggi sono le uniche cose che mi rimangono di quel passato. Null’altro. Tornare qui è un gran regalo che mi sono fatta. C’è gente che non conosco ma io sono nel posto giusto.

Parole

Oggi ho letto delle parole, non mie.
Ne sono rimasta colpita. Quando leggo qualcosa che mi scombussola dentro, ho sempre bisogno di metabolizzare. A volte ci vuole poco, a volte di più. Parole che mi hanno trafitta e hanno toccato la mia sensibilità. Sono parole che mi sono state regalate e io ringrazio col cuore per la fiducia… è speciale quando qualcosa ti tocca nel profondo, anche qualcosa che non esce da te ma da qualcun altro. Trovarsi su un livello molto simile anche provenendo da fatti accaduti diversi. È una cosa molto bella il ritrovarsi simili con passati e vissuti diversi.

Grazie a S.