La beffa

Quante volte puoi sentirti ancora solo nella vita?


Ieri era un compleanno speciale. E che ho festeggiato.
Ma quanto può essere giusto festeggiare la persona che era quella più attaccata alla sua vita?
Quanto è giusto girarsi e salutare qualcuno per sempre, sempre che poi sei riuscito davvero a farlo?

Domani è la feste delle mamme.
Quanti hanno la fortuna di festeggiare la propria?
Quanto tenevi ad essere festeggiata tu?

Quanto può accanirsi ancora la vita?
E quanto ti può ancora dare?

La beffa è che non ricordo più quella risata. La beffa è che a volte ci si può sentire soli anche in mezzo a un gruppo.
La beffa è che ricordo un corpo smunto in un letto e poco di altro.
La beffa è che ti senti tanto triste anche nei momenti sereni.
La beffa sono i miei occhi che non vedono e che, invece, dovrebbero farlo.
La beffa è chi te lo fa notare e non lo sa nemmeno quanto ti sei impegnato a far finta non fosse così.
La beffa è quando hai un mondo da dire ma non hai il tempo di farlo.
La vita è beffarda ma io lo sono molto di più.

Non vedo? Invento. E rido del caos che combino. E mi faccio i complimenti per averci, quanto meno, provato.

Non perdersi

Mi piace scrivere.
Mi piace comunicare con me stessa e con voi.
Mi piace ricordare e mettere nero su bianco.
Dico la mia rispetto a cose che ho vissuto, prima, sulla mia pelle.
Che cosa conta?
Conta non perdersi.
Conta tenersi sotto controllo.
Conta andare avanti come trattori nonostante tutto.

Entrare nel labirinto e trovare la via per uscire e notare che tutto  è al proprio posto.

Muoversi in gran fretta in mezzo a moltitudini di colori e  di case e  di vie. Muoversi. Camminando o correndo.

Chiedere aiuto se si ha bisogno.
Chiedere a qualcuno di fermarsi anche solo per un attimo.
Chiedere è fondamentale… non possiamo pretendere che gli altri  possano entrare nel nostro cervello.  Eccolo il labirinto… ce lo abbiamo dentro e tanto vicino.


Rifugiarsi in un luogo vuoto per tenere a bada i nostri sussulti.

Ti devo dieci anni di vita

Le persone mi fermano.
In due giorni ho aiutato tre persone.
Cerco di essere aperta, carina, educata. Mi hanno insegnato ad essere così.
Tutto attorno, dentro e fuori… è tutto caos.
Ma io mi sono fermata.
Mi ha chiesto, con gli occhi appannati da mascherina, … Mi dice dove devo andare… devo fare il vaccino…
Sono stata sorridente ed educata.
Ho cercato di aiutarlo. Ma nemmeno sapeva lui dove dovesse andare…


Ho ascoltato anche se il primo psicologo mi diceva… vai avanti non fermarti o ti butteranno tutto addosso… sai Alessandra… non sei schermata…


Ma io sono stata educata. L’ho aiutato.
Sono buona? Non lo so… nella media. Forse qualcosa in più… ma lo faccio perché mi piace pensare che qualcuno lo abbia fatto a sua volta coi miei nonni.


E sono cose che mai saprò… Sono cose che non si raccontano nei minimi dettagli…
Tipo… qualcuno avrà fatto sedere la mia nonna sul tram?
Un bel sorriso sarà stato regalato al mio nonno?
Un sorriso vero, aperto… di quelli che magari non racconti perché ti riempiono talmente tanto in quel momento che tieni per te… Nel momento che lo racconti magari perde di magia…

Una settimana fa, sempre sul tram, un personaggione sale…. pieno di buste e borse. Lascia tutto in giro per andare a timbrare il biglietto… chiede ad alta voce su che linea sia salito… gli rispondo io.
Gli cadono monete ovunque… nemmeno se ne accorge… Mi sbraccio… Ti sono caduti dei soldi…
Mi ringrazia e dice
Grazie bella sei davvero buona ti devo dieci anni di vita….

Eppure

Eppure è uscito il sole.
Eppure, inaspettatamente, è venuto quel momento per stendere fuori. E ritirare il bucato in giornata.
Eppure i miei bellissimi fiori sono appassiti.
Eppure ero scattante…
Eppure… sono tanto stanca.
Eppure vorrei farmi una risata… sembra quasi mi stanchi anche quella…
Eppure…


Domani mi vesto a colori.

Diceva la mia nonna

Sono disordinata.
Dicono.
A volte lo vedo.
A volte no.
A volte mi domando… Ma dove c’è caos se tutto è a posto?
Davvero non riesco a vedere il disordine.


Sistemo e riordino ma poi dicono che creo solo caos ugualmente.


Ricordo chi raccoglieva le mie cose in giro e me le buttava in un sacchetto. E io tornavo a casa con la busta della spesa.


La mamma impazziva. Mi lasciava le cose a mucchio in mezzo al corridoio. Io le saltavo per andare in camera. Poi iniziò a lanciarle in giro. Fin quando capì che tutto era inutile.

Si nasce caotici. E lo sono in tutte le cose, pensieri compresi. Sono caos anche quando scrivo nei miei quaderni. Anche con la lista della spesa.


La maestra non si avvicinava nemmeno al mio banco. Ogni tanto mi prendeva a calci qualcosa. Un giorno non trovai la cartella: me l’aveva buttata dall’altra parte della classe già alle otto. Me ne accorsi a fine scuola. Ci rinunciò anche lei. Decise che nemmeno si avvicinava più, non entrava nel mio spazio. E ho imparato come potevo tenere maestra e professori lontani: seminando caos e sparpagliando cose in giro. E funzionava. E funziona ancora.


Qualcuno impazzisce. La mia amica a lavoro dopo un po’ si alza e sistema anche la mia postazione. E mette cartelli negli spazi comuni per far mantenere l’ordine. Nulla. Non funziona.

Le persone non cambiano, peggiorano e basta... diceva la mia nonna….

Rincorro

Quando l’aggiornamento dello stato di salute  è periodico.
Vecchio e nuovo che coesistono e convivono.

Coloro il mondo, a mio modo.
Sfumature che fanno capire l’intensità delle tinte. E a distinguerle.

Vorrei capire tante cose che mi sfuggono. Le vorrei carpire nei minimi dettagli.

L’emozione di quella canzone di Lou Reed ascoltata in una macchina.
Canticchiare ancora, come allora.

Occuparsi di un cuore pigro che si fa vivo e si fa riconoscere. In modo incessante.
Occuparsi di sé in modo libero.

Chiedo solamente non mi faccia credere ciò che, forse, non si avvererà.

Non ne ho bisogno.

Merito felicità. È l’unica cosa che rincorro.

Vaccino

Alessandra allora ci vacciniamo???
Evvaiiiiiii
Sì sì!!!!!


Da un giorno all’altro…. Alessandra è stata vaccinata nel nuovo hub!
Bellissimo.
Organizzato nei minimi dettagli, tanto da farti sentire a disagio per quanta gentilezza  e perfezione ci fosse…

La mia felicità è alle stelle.
Proteggere me, chi amo e tutti…
Fare qualcosa che possa restare e per il mio nipotino che cresce a dismisura…
Sì… soprattutto per lui anche se è sempre stato il più rigoroso di tutti.


Bambini… le creature migliori sulla faccia della Terra… peccato abbiano noi adulti come esempi, a volte.
Comunque….

Tutti quelli che ami ti chiedono come sia andata… aspettano una risposta e si preoccupano per Alessandra. Tutti. O quasi. Ma sai… Chissenefrega! Basta stare bene!

E oggi… il primo pranzo sedute fuori… dopo tanto…

Oggi si respira la vita. Ale è vaccinata e felice e appena vedrà il piccolo se lo sbaciucchia tutto per la sua infinita gioia😂

Ah! Evviva gli Alpini!

Play

Grigio il cielo, oggi.
Come fosse un tetto basso, più basso del solito, sulla mia testa.
Quasi mi sento schiacciare.
Un grigio che mi avvolge e mi protegge.
Come stare sotto le coperte al caldo.
Qui, a dire il vero, fa un poco freddo.
Ma mi sento guardata a vista.
Seguita e osservata.

Mi fermo al primo bar che trovo.
Un caffè doppio, da portare via.

Mi accolgono due occhi verdi enormi e un ciao così aperto che, quasi quasi, mi viene voglia di rifare la stessa strada per tornare qui. Domani.

Il tram è mezzo vuoto, nonostante i miei calcoli ipotizzavano il contrario.

Ho i jeans strappati sulle ginocchia come le ragazzine. Sento che si direziona proprio lì quel soffio fresco autunnale. Ma è primavera.

Scendo due fermate prima per godermi questa giornata e fare due passi. Un bimbetto mi urta col suo monopattino. E la madre con la cartella del figlio.
Due cafoni, penso.

Che silenzio in città. Strano. Tanto strano. Eppure è tutto tanto calmo, come fossi in un video in una scena al rallentatore.

Schiaccio Play. Riparto.

Laboratorio!

Finalmente il laboratorio è attivo. Gli studi sul Micro-Ultracorpo domestico stanno dando risultati importanti. Ma procediamo con la cronistoria, poiché le osservazioni sono iniziate fin dalla sua comparsa… Ma che bel Babbino Natale! Cosa ci fai qui fuori stagione? (immagine personale endorsum) Ma… brutto Cavallo di Troia! (immagine personale endorsum) Il Mini-Ultracorpo è già attivo! […]

Laboratorio!

Porca miseria….

Guardate che cosa è comparso in città…. Tra la notte e il giorno… Questo è un messaggio bello e buono…

Bisogna fare molta attenzione…

Si stanno già impossessando delle nostre case… E ci stanno pure bene e in tranquillità…

Siamo forse in pericolo?

Ho imparato

Rimango a guardare ma stavolta non ho intenzione di cadere.
Tante piccole cose vedo, una sopra l’altra, come una montagna che cresce a dismisura.

Non cado. Anche in bilico. Nulla di me si sposta. Nemmeno un bel rischio mi farebbe cedere.

Potrebbe andare bene. O anche male.
Ma ora mi sento così tanto in forma che credo non ci saranno ancora troppi problemi. La mia forza vitale non è dannosa. Non per me. E non è stata intaccata.

Scrivo, prendo appunti: faccio cose che possano essere la mia memoria per il giorno dopo. Mi concentro sui profumi: saranno quelli che mi riporteranno indietro alle cose fatte.

Ho comprato dei fiori gialli da regalare.
Ho imparato a donare le cose più belle. E sì, questo mazzo lo è parecchio.

Ho imparato ad apparecchiare bene la tavola, a trattarmi bene e avere sempre un vaso pieno di fronte a me.

Ho imparato a stirare bene i ricami della mia tovaglia.

Ho imparato che se non ci si diverte… allora… che cosa resta?

Intensità

Ti perdi completamente fin quando arriva il momento perfetto per rimettere le cose a posto.


Grandi progetti e tanti sogni.


Un istinto che non inganna così facilmente.


Avvicinarsi a qualcuno per arrivare ad avere tutto ciò che manca, tutto il resto.


Giri e giri.


Alcune cose non si cancellano.
Poi realizzi che la tua vita può cambiare in un istante. E allora… lasci andare. E ti senti più leggero.


Dolore nelle lacrime che si trasforma in qualcosa di lontano.

Ora sembra che tutto sia a posto.


Scrivi e scrivi.


Ricordi che non vuoi lasciare indietro.
Butti giù qualcosa in poche righe.

Qualcuno da ritrovare tra vedute realistiche e particolari attenti. E nell’intensità del suo sguardo.

Ultra-Attacco a domicilio!

E MENTRE LA CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO CONTINUA, IL LABORATORIO PRENDE FORMA, L’OSSERVATORIO OSSERVA, IL PENSATOIO PENSA E IL BOLLETTINO PUBBLICA, QUI QUALCOSA SI È MOSSO. UN ULTRA-ATTACCO A DOMICILIO! ECCO IL REPORTAGE FOTOGRAFICO. Ma che bel Babbino Natale! Cosa ci fai qui fuori stagione? (immagine personale endorsum) Ma… brutto Cavallo di Troia! (immagine personale endorsum) […]

Ultra-Attacco a domicilio!

Abbiamo un problema. Io inizio ad avere paura…

Siete sicuri che ce la faremo?

Ho dei brutti presentimenti… I messaggi lasciati sono chiari…

Poi noto già la distruzione…

E pensare che abbiamo già preparato le barricate…

Milano ora ha paura. E non è un film col Monnezza…

Al mare coi nonni

Nella casa al mare i nonni dormivano in un letto – mobile che si apriva, in cucina. Lo chiamavamo cassone. Al lunedì mattina il nonno, dopo esser stato a trovarci per il weekend, tornava a Milano.
Noi ci svegliavamo e andavamo in giro a cercarlo. Non c’era.
La nonna diceva… l’ho chiuso dentro perché mi ha fatto arrabbiare… bussate forte sul cassone.
Noi bussavamo forte. Era un divertimento. Ma lui non usciva. E noi tutte le volte, ogni lunedì, ci credevamo.  E picchiavamo.
Bastava uscire per la focaccia per farci riprendere dalla tristezza di non vederlo. Sì, era triste non trovarlo al mattino anche perché ci portava sempre in giro a fare tante cose. Mattina presto sul molo a lanciare il pane ai gabbiani. Pomeriggio sulle montagne a scovare more nei rovi. E un bicchierino di estathe al limone. Poi sulla passeggiata a guardare i fiori e insultare i tedeschi che cercavano di coglierli… Nel vostro paese non lo fate... urlava loro dietro. Io pensavo che fosse in gamba a lamentarsi coi tedeschi. Pensavo fosse giusto che nessuno rubasse quei fiori bellissimi.  La nonna, però, ci comprava sempre di tutto. E ci rinfocillava. Focacce al mattino, bomboloni a metà mattina e pane e nutella nel pomeriggio. Dopo il riposino. Ma io credo che lei iniziassi molto prima che ci svegliassimo perché il barattolo era sempre meno della metà.

Passerà 🤘

Passerà.
Ah certo…. ma chi te l’ha chiesto?
Passerà… uguale a una carezza sulla testa.
Passerà… ma chi ha bisogno di sentirselo dire?
Perché?
Mica ho bisogno di certe parole… non sono una rimbambita… non mi interessa una parola del genere.
E poi… ma non mi conosci ancora?
Credi che un passerà possa essere di aiuto?
Mica ho chiesto nulla…
Passerà
Inizierò a usare questa parola anche io.
Ma dico…. lo so bene che ho una malattia del genere… e so bene a che cosa andrò incontro…
Certe parole non le cerco.
A questo punto meglio una carezza sulla testa. Meglio fare pena piuttosto che una parola del genere e nemmeno richiesta.
Passerà
Ah sì certo. Tutto passa. Non è una novità.
Non ho bisogno di paroline del genere, sono ben cosciente di ciò che ho e di ciò che mi accadrà…
Ma se non è un problema per me…
Passerà de che?
Chi se ne importa? Chi ha preteso nulla del genere?

Lilla, linea 5

Io non amo la metro, cosa nota.
Ma la linea 5 ,quella senza conducente, è bellissima.


Mi metto davanti, sempre che i posti non siano già stati rubati dai bambini, e mi guardo tutto.


Dà un senso di non claustrofobia, nonostante trattasi sempre di tunnel lunghissimo e sotterraneo.
Questa linea è tanto bella.


Ricordo molto bene la strada per il mare, verso la Liguria. Era un susseguirsi di tunnel lunghissimi. Ogni volta che si entrava in uno, avevo sempre paura che l’uscita fosse stata chiusa con grossi massi.


Avevo già una fantasia notevole.

La stessa che mi accompagna ora nelle cose che faccio.
E il problema è sempre quello: il cervello lavora troppo e non mi dà pace. E non sempre è un bene.


Mi riempio di cose da fare con giornate super fitte. E dormo poco per la smania di alzarmi ed iniziare…
E sì… sogno ad occhi aperti o mi immergo nei libri dai quali poi mi risveglio e mi chiedo oddio dove sono?
E già è una cosa che il mio cervello ha di suo….
Ma guardate….

E invece sì!

Invece sì!


C’è sempre un lato positivo altrimenti ci saremmo già dovuti sparare da tempo. Tutti quanti.


Un sorriso nelle tragedie? Sì. È cosa bella. È un gancio al quale appendersi.


Un Brindisi ai tuoi cari che non sono più con te? Sì. È un modo per celebrarli senza dover per forza intristirsi.


Una risata durante un litigio? Sì, una via di fuga dalla pesantezza.


La gioia di aver solo un occhio fuori uso e non due? Ecco. Sì.


Non avere tremori dopo la lesione peggiore? Sì.


Arrivare in un luogo lontano dopo un’ora di turbolenza? Sì… essere lontani da tutto e tutti e vedere cose nuove. O anche già viste ma in un luogo lontano son sempre una sorpresa e belle.


Sì. C’è sempre il lato bello, basta avere tutto quanto aperto per poterlo accogliere.
Siamo ancora vivi e questo dovrebbe poter bastare.


Lo so che non si può essere felici sempre e in toto… ma vedere il lato bello ti fa scordare il resto, almeno per un po’. E già anche questo è un fatto positivo: potersi scordare di tutto, anche per pochi istanti, e dire… sì sì sono felice. A me sembra la via di fuga migliore.

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 3/2021

HANNO MESSO LA FIRMA… (immagine personale endorsum) L’INVASIONE È INIZIATA! EBBENE SÌ… L’EVENTO È IN CORSO!L’OSSERVATORIO NON MENTE! NON SOLO: GLI ULTRACORPI CI INFETTANO! CHE FACCIAMO?IL LABORATORIO DA CAMPO STA PER ESSERE ALLESTITO, MA GLI SCIENZIATI PROPONGONO DI BAGNARE I PELUCHES E DI MANGIARE GLI ULTRACORPI EDIBILI.ALLA CURA SI PENSERÀ POI. NEL FRATTEMPO IL PENSATOIO […]

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 3/2021

Attenzione attenzione…

Io vi avverto…

Hanno iniziato a lasciare in giro anche i loro mezzi di trasporto…

La faccenda si fa grave…

Milano trema.

Prendo tutto

E poi arriva come una botta improvvisa, come una ventata di vento forte.
Arriva e spazza via tutto e lascia un posto grande per la ricostruzione.


Ricostruire, rinascere, riprendere in mano la propria vita.

Voglia di fare ed entusiasmo che ritornano come per magia.
Vedere persone che sorridono, anche solo con gli occhi, già dalle primissime ore del mattino.

Ma quanto è bello sentire una risata o vedere un sorriso su un volto?

Quando ti tornano la voglia di fare e condividere… ecco che ti arrivano talmente tante altre cose e  le prendi tutte, a mani aperte. Nemmeno ti chiedi il motivo… sembra tutto giusto.

Prendere. Fare incetta di ciò che non hai avuto prima.

Quanto è bello avere accanto delle persone positive?

E sì… arrivano altre cose ancora…


Prendo tutto.
Merito tutto. Qualcosa magari non la merito ma me la prendo ugualmente.

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

LE ULTIME DAL PENSATOIO! Tavoletta di terracotta con inciso l’obbiettivo della missione dell’UltraUovo (ultracorpo) – (foto personale endorsum) TROVATA LA TAVOLETTA DI TERRACOTTA CON INCISO IL NOME DEL POSSIBILE OBBIETTIVO, VISTI IN SEGUITO GLI ULTRABACCELLI E LA COMPARSA DI FORME PRIMORDIALI DI ANDROIDI, IL PENSATOIO HA RIVISTO LE PROPRIE IPOTESI A SEGUITO DI NUOVE SEGNALAZIONI… […]

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

Nonostante stiano alla guardia….

La mutazione genetica è arrivata anche qui da noi…

Non lo so se ce la faremo….

Cornice

Stai un po’ qui con me.
Un po’ di più.
Concediti il lusso di provare quel senso di nostalgia… non fa male.
Tanto sono qui: non fa più così paura.

Sembrava che aspettassi qualcosa. O qualcuno.

Io guardo in alto… vedi il cielo… come fosse incorniciato dai tetti di quei quattro palazzi.
Che senso di ordine.
Che senso di calma visiva.

Una cornice nella quale guardare panorami sublimi. Riuscirai a trovare qualche faccia in tutte quelle nuvole?

Sì, guarda in alto, anche tu. Qui è bellissimo, mi sento colpita nel profondo.
Un riflesso mi passa accanto. Va, corre, scappa come se cercasse di salvarsi.

Non riesco a vedere nulla in quel quadro…
Impegnati.
Come quando eri un bambino e le facce le delimitavi con le dita sottili.

Rifallo adesso. Con i tuoi occhi di oggi.

Potresti riuscire a vedere ancora qualcosa.

Giro tondo

Che cosa non quadra?
Non lo so, non lo riesco a vedere.


È come se stessi camminando serena su una circonferenza. Poi una piccola interruzione arriva. Che fare?
Torno indietro e arrivo dall’altra parte oppure salto e continuo?


E se cadessi? No, no. Non è una paura che mi appartiene.
E se la rincorsa fosse troppo lunga da prendere? Ce la farei?
Nemmeno questa è una mia paura.
E se al di là non ci fosse nulla? O nessuno ad aspettarmi? Ecco. Questa sì che potrebbe essere una mia paura.

Salterei.

Però… potrei saltare per me stessa.
Per mettermi alla prova, per capire che sì, sono ancora capace di saltare.
Anche se nessuno sarà al di là ad aspettarmi…


Alla fine me la sono sempre cavata in un modo o nell’altro e sarà così anche questa volta…
Se non ci fosse nessuno ad aspettarmi… andrei in giro a trovare compagnie.
E farei amicizia e conoscerei persone…
o mi metterei a guardare il paesaggio…. girando in tondo lo godrei a trecento sessanta gradi…. Giro completo anche col salto.

Nelle tasche di Ale

Ho messo in tasca tante cose.
Sto imparando…
Quanto mi piace conoscere cose nuove e vedere come lavorano gli altri.

Guardo.
La piacevolezza di un gesto ti accompagna per le ore successive. Ti dà pace, calma e ti infonde un senso quasi di benessere.
Vedere mani che si muovono e lavorano e fanno e costruiscono cose con una semplicità disarmante.
Rilassarsi guardando gesti che reputi bellissimi.
Ci riprovi, tenti di emulare.
Ti impegni.

Respiro un clima di libertà.
Sono viva…
dopo tutto quello che ho passato tra dolore fisico e giornate perdute…
Sono viva.
Questo potrebbe anche essere sufficiente ma non lo è.
Sono viva e ho voglia di raccontare la mia giornata nei minimi particolari.
Condividere ore, insegnamenti, caffè, pranzi e camminate. E avere voglia di far sapere.

Sì, sì… sono viva.
Sono Ale e sono ancora  quella Ale.
Ale deve interagire per sentirsi viva.

Nelle mie tasche? Ci siete voi.

Torno

Ho immagini di partenze negli occhi. E di addii. E ho colori e calore. E il senso del bello delle cose.


Un ciao intriso di malinconia mi accompagna nelle mie giornate. Ma ho anche tanta gioia che mi fa brindare.
Ho bellezza nel mio sguardo e nulla mi può impedire di vederla. Nessuno me la può negare. E nemmeno può mettersi in mezzo.

Dire ciao a qualcuno.
Ciao ci vediamo dopo.
Ciao ci vediamo domani.


L’attesa.

Guardo e riguardo. Tolgo le foglie eccedenti, arrivo dritta alla sostanza che rimane sempre. E permane.
Elimino gli elementi inutili, gli orpelli e mantengo la parte essenziale.


Riscrivo e ricostruisco ciò che mi è piaciuto. Rivivo momenti belli e li miglioro ma so bene da dove ero partita…


Torno.

Invasione Ultracorpi

NON CI TROVERANNO IMPREPARATI!ABBIAMO:L’OSSERVATORIO,IL BOLLETTINO DELL’OSSERVATORIO,IL PENSATOIOE TUTTE LE CORAGGIOSE E I CORAGGIOSI CHE COMBATTONO QUESTA GUERRA DI SOPRAVVIVENZA!In ordine di reclutamento: ALEMARCOTTI, ADRIANO, SILVIA, GIANNID, TONY PASTEL! EROE ed EROI! VINCEREMO! AGGIORNAMENTO! NON C’È DA DORMIRE SUGLI ALLORI, CI OSSERVANO… MA LI ABBIAMO VISTI! L’OSSERVATORIO È ATTIVO! UltraGatto con binocolo – (foto personale endorsum) […]

Invasione Ultracorpi

Oggi Osservatorio chiuso per Covid. Stop.

Nessun problema. Stop.

Trovato planetario. Stop.

Andrà comunque bene. Stop.

La città si è armata. Stop.

Tutti contro gli invasori. Stop.

Da Milano è tutto. Stop.

State all’erta. Stop.

Delicato

Delicato
come le mie ossa
come l’anello del nonno
come una vecchia foto

Delicato
da tenere al sicuro
da tenere stretto
da tenere dentro

Delicato
da avere paura di rovinare
da avere paura di ferire
da avere paura di distruggere

Delicato
come il pelo della marmotta
come le ali di un’ape
come i dentini di un bambino.

I miei colleghi

I miei colleghi. Le persone con le quali sono praticamente cresciuta.
Le persone che ho forse visto di più in tutti questi anni.
Loro.
Una famiglia.
Sì perché proprio come in una famiglia ormai ci conosciamo quasi nel profondo. Conosciamo pregi e difetti di ognuno. Fragilità, sensibilità e punti deboli. Ma anche quelli forti.


Oggi li guardavo….
Quanto mi erano mancati. Li avrei voluti abbracciare.
Sì, perché sono  famiglia.
Sono quelli che mi sono mancati in questi mesi di internamento.
Trovarsi uno di fronte all’altro a fare qualcosa insieme.

Ognuno di loro è stato parte integrante di qualcosa della mia vita. Qualcuno un po’ di più.
Ma ogni momento nel quale ho avuto bisogno… almeno uno di loro c’era.
Passeremo parecchio tempo insieme. E sarà bello.
E saprò che stanno bene avendoli sempre lì.


Loro sono quelli che mi fanno ridere e che condividono le mie risate. Vederli allegri e spensierati ed entusiasti.. mai ci eravamo ritrovati in questo punto…
Chi ti offre una brioche, chi un caffè… aver voglia di stare insieme e basta.
Abbiamo condiviso gioie, drammi e fatto litigate furibonde. Ma abbiamo anche forse più riso e cercato di sdrammatizzare. E siamo ancora insieme.

Se manco

Cercare di mettere tutte le tessere del puzzle secondo un ordine.
Cercare di fare del proprio meglio.
Cercare di farcela nonostante gli intoppi che regala una malattia.
Cercare di passare oltre la fatica delle braccia.

Prendere tutto ciò che si può.
Lasciare andare il male fisico e non curarsene troppo.
Far finta di essere la Ale di una volta, quella che correva al posto di camminare.
Guardare qualcosa facendo finta di avere la vista a raggi ICS.
Far finta di stare bene sempre.
Mettercela tutta. Sempre.


Ma non solo.

Voglio cercare di esserci per le persone che amo.
Voglio sappiano che ci sono e che sentano il mio pensiero verso di loro.

Se non dovessi riuscire in questo intento… fatemelo sapere, per piacere.
Parlate e chiedete. Magari mi può scappare qualcosa in questo periodo e magari potrei non vedere più le cose chiaramente.

Sapete… Voglio sapere se captate una mancanza mia… Voglio esserci.

Non abbiate paura di dirmi se sbaglio o manco in qualcosa.

Caro nonno

Caro Nonno,
è da tanto che non ti scrivo.
E oggi è il giorno giusto.
Volevi fossi una persona felice?
Ecco… sappi che lo sono. Ad oggi sono una persona felice.
Ho iniziato una cosa nuova. Mi sento come mi fossi rimessa in gioco.
Sento che mi è tornato l’entusiasmo.
Mi sento piena di cose… sai quella sensazione tipica adolescenziale, quando ti butti nelle cose pieno di energia e pensi di avere una vita intera e meravigliosa davanti? La sensazione che ti è concesso di fare qualsiasi cosa tu abbia voglia e programmato di fare? Quella che perdi sempre un poco ad ogni compleanno che festeggi e ad ogni dramma che attraversi… quella.
È tornata.
E come faccio a non dire Sono felice.
Sì, lo sono davvero.
E sai la cosa più bella?
Avere qualcuno col quale poter condividere tutto questo.
E aver voglia di far partecipi tutti di questa ulteriore rinascita.

Pensavo davvero che il massimo fosse guardare negli occhi un bimbo e tramandargli cose. Si può condividere e tramandare anche ad altri. E questo aspetto mi infonde fiducia e voglia di fare e crescere. Ma sai… lo faccio per me. Per avere una vita ancora più bella ed entusiasmante e per riempirmi di sogni ad occhi aperti. E sognare. E magari vedere che i sogni si possono anche avverare. Ma sai… questo un po’ già lo sapevo.

Stai tranquillo… Hai fatto un buon lavoro e saresti tanto fiero e orgoglioso di me. Mi spiace solo tu non sia qui per vedere tutto questo. Ma forse è meglio così: avresti sofferto troppo a sapermi non tanto in salute.

Ma saresti felice per me.

Nonno

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Mentre il Pensatoio è all’opera per conoscere gli Ultracorpi e adottare misure di difesa, le segnalazioni si moltiplicano dimostrandoci la pericolosità degli Invasori! AGGIORNAMENTO DELLE SEGNALAZIONI Segnalazione Alemarcotti COSA C’È IN UN ULTRAUOVO (ULTRACORPO)? Questa volta sarà dura. Ma… Mentre la natura invade le nostre vite… Gli ultra corpi cercno di reagire… Intercettano il Generale […]

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Osservatorio…. Loro osservano…

Gli ultracorpi lasciano messaggi…

… Qualcuno anche piuttosto spinto…

Qui Milano.

E da Milano è tutto.

Endy… Portati lui dietro per il controllo stanotte….

Scusa

… e poi ho fatto male. A qualcuno. Proprio a te. Volente o nolente, nonostante cerchi di stare attenta.
Eppure è successo. Succede.
Una parola, una frase detta male ma detta.


Chiedo scusa.


Me ne accorgo quando c’è da chiedere scusa.
L’ho capito subito e poi l’ho visto dai tuoi occhi.
Quanto mi sono sentita piccola.

Ho sbagliato. Il tuo sguardo, quello sguardo, mai lo avevo visto. Mai, davvero.
Sì, scusa.

Ma come ho potuto? Io che cerco sempre di stare attenta perché so bene quanto possa far male una parola.

Quegli occhi… coi quali, di solito, ci scambiamo immagini bellissime. Ci siamo scambiati un mondo intero, racchiuso in una sola visione. Condivisa.

Ci sto male ancora perché non è da me. O forse sì, ma non con te.

Sai. Ora ti dico torna.
Cammina fino a qui e trasforma questo dolore in una festa. E balla con me.

Scatola di latta

Che cosa te ne fai di quella scatola di latta?
Eh… me la porta via. Insieme alla Cita e alla foto del nonno.
Ma che cosa c’è dentro?
Dentro????
Pullula di vita.

Ho messo un sacco di foto. E le più belle mi sono state regalate da una persona a me molto cara.
Le altre le ho comprate ai mercatini.
Sono le foto degli altri.
Foto che le persone trovano nelle cantine o nei solai e che vendono. Si disfano di altrui vita per farci soldi.
E io le prendo e le custodisco.
Le vite degli altri.
Foto di espressioni severe, tristi e impassibili.
Foto di famiglie di chissà quanto tempo fa.
Io penso a quelle vite… a quello che hanno potuto passare, a come son decedute. Avevano figli? Quelle donne che a vent’anni sembravano più vissute di me che ne ho il doppio loro.
Portarsi dietro dei bagagli in più… Le loro ricchezze.
Le foto e i ricordi sono importanti e, queste, lo saranno state per qualcuno.
Non voglio rendere vano il loro custodire.

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Ho iniziato a segnalare un fenomeno negato dai media, che tacciono colpevoli. Tacciono per non creare panico. Tacciono poiché la situazione è dovuta all’abbandono del territorio, abbandono ordinato dai nostri governanti. Non so quale sia il disegno dietro a questa Invasione di Ultracorpi, forse l’Invasione stessa. Un gruppo di Coraggiosi ha con me iniziato a […]

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Questa volta sarà tanto dura…

Ma…

Mentre la natura invade le nostre vite…

Gli ultra corpi cercano di reagire… Intercettano il Generale Lee e legano lo zio Jessy…

Ecco il passaggio di devastazione totale degli ultracorpi….

Calcolatrice

Quanto tempo per cercare la parola giusta…
Sì, quella giusta.
Non un sinonimo, non una descrizione.
Una parola. Quella giusta.


Quella che cerchi nella parte sinistra e proprio non la trovi.
Sono solo un po’ amareggiata. Sarebbe anche rimasta ma proprio non ne ha voluto sapere.
Ah,
ma la troverò.
Sì, sì, la trovo prima o poi.

La stanchezza, i dolori, le cose negative… come delle onde… portano via tutto.


Tu che cosa vedi da fuori?
Una persona che perde parte di ciò a cui tiene. Ecco che cosa vedo.
E come la vedi quella persona?
Una volta assestata… torna felice. Che altro può fare? Continuare a godersi la vita. Ecco che cosa può fare.

Calcolatrice. La parola era calcolatrice.

E non calcolatore e nemmeno macchina per fare i conti.

Uovo

Delicato ricordo. Custodito e protetto.
Una voce perduta, un odore dimenticato.
Delicato come uno sbattere di ciglia.
Arriva leggero. Silenzioso.

Amato ricordo. Lontano, troppo lontano.
Cose perdute. Sensazioni vive.
Amato come il tuo cioccolato preferito.
Come guardare quel film e commuoversi ancora.

Resta con me, non te ne andare da questo cervello che, a volte, fa sparire le cose.
Resta con me. Delicato e amato.
Perdere tutto ma, soprattutto, le cose che non sono state concesse.

Amato come un gioiello di famiglia che ti è stato passato. 
Rimanere saldi a protezione e pronti ad afferrare.

Si schiude quell’uovo. Ho cercato la sorpresa e mi son presa anche la tua.


Ho sgagnato la punta…

…ci sono ancora i segni dei miei denti.

Voglia di andare al mare

Iniziare qualcosa di nuovo….

È il periodo giusto dell’anno…

Sapere bene di avere una grossa opportunità e volersela prendere….

Ecco. Gli inizi sono tanto belli. Ti portano cose e persone nuove e a riscoprire le vecchie.

Che bello iniziare a fare qualcosa di nuovo e imparare tanto.

Mi sento rinascere. Mi sento rinata. Mi sento pronta a mangiare tutto ciò che trovo. Mi sento come quando hai tanta sete e trovi sul parapetto un bicchiere da osteria, bello spesso, pieno di acqua gasata super frizzante e con dentro una fetta di limone.

Mi sento come quando sono a Londra e bevo una birra in un pub scalchignato. Seduta al tavolo sotto le freccette.

E poi oggi è una giornata bellissima. E poi c’è vento e sembra di respirare qualcosa di puro.

Voglia di andare al mare.

Credo proprio di essere felice. Ecco.

Angelone

Ciao Angelone.


Volevo solamente mandarti un saluto.


Pensi che mi ricordi di te solo in questo giorno?
Eh no…


Perché sai, ogni tanto mi balza in testa così, inaspettatamente, la tua risata…


Ci hai combinato un bello scherzone…


Non voglio usare parole tristi perché sai, non te le meriti e non darebbero credito a ciò  che eri per me e per la Robi.


Mi ricordo bene quando ci hai dato un passaggio in macchina “Avete paura? “
No, no“… E poi quella risata beffarda ” e fate male“…


Ecco. Ti ricordo così. Con la tua risata stampata sulla faccia. E credo sia il modo migliore per pensarti.

Dico a te…

Ehi… A te… Dico a te… Che hai osato sfidare un’ape regina… (Segue foto)

Ma sai che nel capoluogo si può entrare fino a un massimo di cinque…. Altro che rane e locuste… Qui non si scherza… Questa è la vera invasione di corpi ultraterreni

Eh già…. L’invasione l’abbiamo inventata noi cara https://endorsum.wordpress.com

Ho colto la sfida… Rilancio con aperitivo con orsi.

Per una persona che tanto onesta pare

Oggi uso questo blog non per parlare di ciò che sento ma per dire una cosa a una persona che so mi spia.

Prima di tutto. Le orecchie… quelle sì che le ho ancora e, devo dire, mi funzionano piuttosto bene. 

Poi… sai… rispondo solamente se le cose mi vengono dette in faccia. Alle altre do un valore: zero.

Essere malati non è figo. Fa schifo. Ma… o mi piango addosso e decido di fare una vita infame, oppure cerco di darmi una mossa e di prendermi il meno sul serio possibile. E di cercare di prendere tutto ciò che posso. E che merito.

Quando sto male… sì, sto male come un cane. E, dal momento che nessuno sceglie appositamente di ammalarsi nella vita… ho il diritto di stare male.
Ma di certo… non vado a mettere manifesti per farmi compatire. Non ne ho bisogno.
Stare male fa schifo.

Ammalarsi non è una colpa. Non essere perfetti nemmeno.
Non poter decidere di sé stessi è una ingiustizia. Vera e propria.

Ultima cosa… cara persona tanto affabile…
Chiedere una mano non è segno di fragilità e nemmeno una vergogna. Anche perché… se non sei capace di vedere tutto questo… non andare ad aiutare nemmeno i poveri se hai un animo del genere… Credo non sarebbero felici nemmeno loro.
Ah… ultimissima cosa… le persone malate, sì, malate come me, a volte vanno anche aiutate.

Potrei mettere nome cognome indirizzo e numero di telefono… ma aspetto prima che mi si guardi in faccia… sono malata mica demente!

Quel di più

Quando sono triste faccio tante cose, per sentirmi meglio.

Penso alle persone che amo e che ho amato.  E ci sono quelle che mancano tanto e sempre.

Ballo. E non ho voglia di parlare anche se, a volte, lo faccio in modo così veloce da farmi mancare il respiro.

E mi piace come mi sento quando ballo. E anche quando ascolto la mia musica.
Sì, mi piace ciò che provo.

Che cosa ho dentro?  Chi c’è nei miei pensieri?

So solo che non voglio andare. Voglio restare.

Allora ballo. E non ho diritto alla tristezza. No. Nessuno. Arrivano solo cose belle. Cerco di proteggermi come posso ma, più di tanto, non mi è possibile. A volte mi sento nuda. Indifesa. Ma fragile no, quello mai. Si trova sempre il piano B e nel meno tempo possibile. La sopravvivenza è tutto.


Allora ballo. Sento le  buone persone dentro la mia pelle.


Allora ballo, incontro qualcuno e penso sia il destino.


Ballo. E mi difendo. E c’è di più. Proprio quello, quel di più.

Un libro

Un libro dove c’è tutto.
E non so nemmeno come ho fatto a trovarlo.


Un libro da proteggere quando ha forti preoccupazioni.


Un libro che crea dal nulla per vivere al meglio che può.


Un libro con la propria identità.
Come un album di famiglia dove vengono conservate tutte le foto della vita, da maneggiare con tanta cura.


E così faccio…
Lo conservo nel posto più bello e lo tratto con amore. Perché se lo merita.
Lo metto nel posto più raccolto e intimo affinché sia solamente mio.
La concretezza dei gesti è la cosa che più conta.
Quante immagini nitide… un mondo intero è racchiuso in una unica fotografia. E c’è tutto ciò che voglio.

IL GIORNO: Niguarda, intervento salvavita al cuore per un neonato ‘piuma’ di 1,1 kg

IL GIORNO: Niguarda, intervento salvavita al cuore per un neonato ‘piuma’ di 1,1 kg. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/intervento-salvavita-cuore-neonato-1.6194531

Un chilo e cento…

Un sacco di patate, due confezioni di pasta, una bottiglia e mezza di acqua…

Un esserino in un palmo di mano, un uccellino, una vita meravigliosa da proteggere.

Salvato.

C’è notizia più bella???

E chi se ne frega se vaccinano o no, se siamo in rossa o in gialla se poi leggi queste notizie…

Stasera festeggio.

Spiegare

Spiegare la meraviglia dei colori non è cosa semplice.
Spiegare le parole neppure.
Afferrare un significato perché hai scelto la parola giusta…


Ma i profumi?
Si possono raccontare?
Vorrei poterlo fare e vorrei riuscirci.

Quanto è bello percepire un aroma ed essere ben presenti a quel balzo immediato che fa la mente per raggiungere un ricordo, anche lontano?

Sai quel profumo buono e dolce delle tue magliette?
Come si può descrivere?
Sì, è difficile e allora ho comprato lo stesso ammorbidente.
È fresco, delicato ed è come quando apri una noce di cocco e vieni pervaso nelle nari…
Sa di buono, sa di casa.

E il mio profumo?
So di buon bucato. Fresco e pulito. Immagina uno sfondo bianco con dei piccoli fiorellini gialli.  Ecco. E immagina il cielo terso, di una giornata invernale in una spiaggia della Liguria. L’aria fredda che si mischia col sale. Come leccare una conchiglia con la punta della lingua. Come si faceva con le pile rettangolari… ma non si prende la scossa.

Quando un’ape si tramuta in topo

Successe che un giorno un’ape divenne un topo.


Da laboratorio.


Analizzato, girato e rigirato, perforato con aghi che di corto avevano solo il nome.
Siringhe, farfalle, tubi, flebo, lividi, cerotti così stretti da levare la pelle.
Gite in day hospital, in pronto soccorso, negli ambulatori. E dentro a un tubo claustrofobico.
Il topo vide più ospedali che posti vacanzieri. Prese a parlare come un medico scorbutico più che come un damerino.


Successe che gli maciullarono le terga per rubargli il midollo e poi fecero ancora peggio col suo liquido spinale.

Tanti in bianco si presero cura di lui. Si rattristarono per le vene rotte e per gli ematomi esagerati.

Gli fecero riprendere il cuore però. E persino i battiti , in modo spedito.
Lo fecero rivedere un po’.
Gli tolsero le paresi.
Provarono a fargli salire le piastrine prima e regolarizzare i globuli poi. Gli salvarono i denti ma qualche osso proprio no. Ma i denti si vedono e le costole son nascoste …

Gli portarono da bere e da mangiare.
Lo strinsero per non farlo muovere.
Gli misero elettrodi ovunque e gli dissero Andrà bene, non è la fine del mondo.
Lo raccolsero e lo presero per mano anche quando sfuriava contro tutto e tutti.
Gli fecero una torta e gli regalarono un Santino.
Stavano per rubargli la vita ma poi gliela ridarono nel giro di poco.

Il topo voleva solo stare bene.
Il topo sta bene.
Il topo è felice.
Ma sempre topo è. Invece di occuparsi di un pungiglione si prenderà cura della sua coda.

Invasione

Così tanto da rimanere spiazzati e a bocca aperta.
Sì, così tanto di tutto.

Provare. Sentirsi riempire.
Tenere la porta spalancata più che semplicemente aperta.
Sentire la corrente ma non chiudere la finestra.
Lasciarsi invadere. E invadere.

Un panorama meraviglioso.
Al di là anche di più. Quello che vedi oltre, lontano, nonostante gli occhi miopi e pigri.

Fare quasi indigestione.

Il posto giusto è proprio questo, dove la vista sulla città è spettacolare.  E da dove ti aspetti di vedere tutto piccolo e invece non è così… vedi tutto gigantesco.


Sì, inizio da qui. E posso salire oltre… e le cose sembreranno ancora più grandi ancora.


Non oppongo resistenza.


Sono contenta di vederti qui.