Abbordatore seri-Ale

Sono in coda al supermercato. È presto, è domenica ed è vuoto.


Siamo in tre.


Davanti a me un Hipster milanese.


Si gira.
Mi guarda.
Lo sfido e lo guardo.
Dentro di me Ci mancava anche l’abbordatore di turno.


Con voce distaccata, da professore universitario di filosofia, mi dice ( mentre io penso a un Ciao bella)
Senta Signora. È pregata di mantenere la distanza, per piacere.


Faccio un passo indietro, basita.
Grazie, dice lui.

Ma vai al diavolo, penso io. Restando muta.

La figura dell’abbordatore seri-Ale l’ho fatta io.

Tutto il mondo è paese

Cina e Africa possono convivere nello stesso luogo?
Sì: sulla mia testa.

La parrucchiera, ridendo, mi dice Ale stai diventando riccia…
Dentro di me penso che mi sono proprio affidata in buone mani per il cambio di look…
Riccia io…
Ma siamo matti…
Nemmeno le trecce strette, bagnate e laccate hanno mai scalfito la mia chioma….
Spaghetti cinesi. Capelli cinesi. Righelli perfetti per mantenere in bolla.

Basta poco. Guardo bene…
Ma…
Quello chiamasi riccio.
Mi porge lo specchio.
Sorrido solo perché non so che altro fare.
Di solito questo genere di cose accadono per dei farmaci assunti…
Ecco.
Prendo lo specchio in mano… Mamma Africa dietro. Cina davanti.

Quindi ora  sembrerò una che si stira i capelli solo davanti o che si è fatta fare la permanente solo di dietro, per risparmiare.

Hanno ragione: Tutto il mondo è paese.

Primavera

Stai uscendo?


Sì, sì! E vado di fretta! Sai, oggi è primavera!


Oggi si esce e si riporta l’equilibrio nel giusto punto.


Sai… chissenefrega se Lei è tornata.
Chissenefrega se si è impossessata dei miei occhi.
Chissenefrega se le gambe sono quelle di un armadio pieno e colmo di roba inutile che anche Vinted si rifiuterebbe di comprare.


Oggi è primavera!


Anche le rotaie del treno sono tanto belle.
Anche i posti più insulsi sembrano simpatici.


Ho dato un taglio netto alla mia zazzera.
Ho riso quando un bimbo sulla porta ha detto al rider di Mc Donald Grazie e scusi il disturbo. E spariva col sacchetto di quei panini il quale odore riconosceresti anche in mezzo allo smog più intenso.


Ho voglia di zompettare e saltellare sbattendo i miei nuovi capelli al vento.

Un anno dopo. Lo sfogo.

Ma io dico….


Per essere presi in considerazione dal mondo medico davvero bisogna prendersi il virus?????
Esiste solo quello????


Eppure…


La mia amichetta è stata in LOCKDOWN abbastanza anche lei… si è comportata non dico bene bene però si è attenuta alle regole, si è imbavagliata, ha tenuto la distanza… Si è mostrata poco…
Ma ora che ha deciso di Girare dalle mie parti (cit.) … perché viene considerata poco?
Mica è tanto giusto.

Essere sbolognati oppure rimandati  e demandati ad altri e in altri luoghi… ormai è un anno… sarà pur giusto che anche le altre malattie abbiano la considerazione che meritano…

Come ci si sente?


Smarriti e dimenticati e se poi già uno ha la sindrome dell’abbandono di suo…

Vaccini, vaccini, vaccini…

Mi sento come le sguattere che lottano per un aumento di stipendio; qui si tratta di alzare l’onorario di poco, anche  ottenere cinquanta centesimi in più all’ora farebbe la differenza.


Allora , sai che c’è?


Altro che donare cose mie alla ricerca, altro che sprecare sangue, altro che regalare pezzi di me per alimentare i ricercatori…
Adesso penso a tenere tutte le mie cose al posto loro.

Uno sfogo all’anno è necessario.

Vendevo le focacce

Vendevo le focacce: erano le cartelle del bingo.
E avevo tutte quelle fotocopie di lire che mi aveva fatto la mamma in ufficio. 

A me piaceva stare alla cassa per dare il resto… sarà per quello che poi ho amato tanto la matematica. Ero diventata bravissima. Anche successivamente, lavorando per un periodo in negozio, la cassa che veniva chiusa a pareggio era quasi sempre la mia. Io credo che il motivo fosse perché avessi giocato tanto a vendere focacce.


Le diecimila lire erano tutte con la scritta  Contate. Ma possibile avesse solo quella nel portafoglio?
Le mille lire vecchie e poi quelle nuove… eh sì, perché erano uscite quelle con la Montessori.
Avevano un colore più bello rispetto al Marco Polo ed era più semplice mettere i due pallini sugli occhi.
Non si pitturano i soldi…. ma se c’era chi ci scriveva poemi….. O chi scriveva frasi d’amore…


Quando si rompevano a metà, magari dopo qualche lavaggio, arrivava giù la Vittoria dall’ottavo piano e, in modo preciso, le riattaccava con lo scotch.
Ne giravano  tante di banconote così.
Ora no… e nemmeno si vedono più le scritte.

E le parole

Scoprire ogni giorno che c’è un limite da superare. Sì, ogni giorno.

Ogni mattina, qualsiasi cosa accada, mi faccio carina. Mi vesto bene perché voglio prendermi cura di me. Lo devo a me stessa.


Poi, mi bevo un caffè.

Ho iniziato a capire che non è mai troppo tardi, anzi: non è mai tardi.

Il vuoto di fronte a me non lo guardo.
Mi concentro su ciò che mi attrae.
E mi attacco alla vita ancora di più.


Scrivo. Leggo. Amo le parole quasi a consumarle. Do loro importanza. A volte mi sfuggono un po’. Qualcuna di esse cerco di farla vivere al mio meglio.

Mi hanno insegnato di mettere in comune ciò che si ha. Avere la fortuna di avere dei fratelli te lo fa apprendere subito, quasi appena nasci.


Io ho la mia vita. Ho entusiasmo e voglia di andare avanti sempre come sopra un carro armato. Questo ho da offrire. E le parole.

Lotteria Italia

Spesso mi sento riempita a fondo di puro entusiasmo. Sento quasi il cuore gonfiarsi dentro e pronto a scoppiare da un momento all’altro.


Ricevere un regalo
L’ho visto stamattina e l’ho preso per te , Mentre bevi un caffè davanti a una tua amica.

Ricevere un pacco inaspettato ed essere così felici che quasi vorresti abbracciare il postino per avertelo portato.

Altro che Lotteria Italia con  quel tipo che vedeva tutto nonostante non avesse gli occhi e strillava per venderti i biglietti vincenti sotto la galleria.

Ricevere qualcosa fa sentire custoditi con cura in un posto speciale.

Ricevere una parola, un gesto, un regalo.

Ricevere una notizia meravigliosa
Non è necessario fare la risonanza a breve.
E vorresti saltare al di là della scrivania e baciare la tua neurologa. Sei anche disposta a sopportare altre venti martellate sulle ginocchia e sui gomiti.

Quante cose possono farci riempire dentro e renderci così gioiosi da paralizzarci tutti i  32 denti sul volto.
Visibili anche con la ffp2.

Ho avuto una settimana piena di cose e la promessa di una polaroid in B/N percepita in modo perfetto anche dai miei occhi sinistrati.


Altro che Lotteria Italia e quel tipo che ha minacciato i sogni della mia generazione.

Beh… Grazie di cuore.

Il dubbio amletico

Vado a sentire se l’aria siberiana è arrivata per davvero.
Esco sul balcone. La punta del naso si ghiaccia, finalmente!
In giro con la mascherina non mi succede più.
Bello, bello il freddo sulle gote.
Me lo respiro bene a fondo.

Io amo il freddo, nonostante tutto.
Nonostante le venti dita che diventano bianche cadavere e le orecchie e il naso e il mento che diventano fucsia e fanno così tanto male che sembra di perdere tutto.
La sensazione è quella stessa del cristallo che si rompe in mille pezzi. Tutti quei micro frammenti che trovi ovunque anche a distanza di mesi.

Il freddo c’è. La felpa pesante anche.

Eppure… dentro qualcosa stride. Altro che aria che purifica…
Che delusione ho avuto oggi…
Non so se sono più delusa o più arrabbiata…
La seconda sicuro.
Ma dico…e questo è il dubbio amletico, perché tenere dentro sé tre persone sole se puoi arrivare a una capienza di dieci….
Gente da dubbio amletico.

Non dimenticheremo

…. ma

dopo tutto questo

saremo capaci di mantenere lo sguardo sull’umanità,

saremo capaci ancora di piangere , dentro di noi,

per tutte quelle sirene che, per mesi, ci hanno sfondato le orecchie?


Saremo capaci di entrare dentro quel dolore che abbiamo sentito dappertutto?


Saremo capaci di apprezzare le cose importanti riuscendo ancora a vederle e a tenerle bene a mente?


Non esiste l’età giusta per morire. No.


Perché i legami sono legami.
Un legame spezzato è un rapporto che non avremo più e sarà un  dolore enorme che porteremo dentro.


Saremo capaci di fare tesoro di tutte queste lacrime?


I nostri cuori sono stati toccati. Non sfiorati, toccati pesantemente.


Dimenticheremo? Mentre abbracci e risate porteranno la normalità…

No. Non dimenticheremo.

Buon compleanno, Sara

Ricordo benissimo il primo incontro scontro.

Lei entrava in spogliatoio e io uscivo, con la mia solita furia.


Ciao. Sei la ragazza nuova?


Sembrava tanto piccola e ricordo di aver pensato che avesse una gran bella faccia. Di quelle che piacciono a me: pulite e dolci.


Credo siano passati più o meno 15 o 20 anni. A me sembra rimasta sempre uguale.
Ha sempre il faccino pulito e dolce e dei bei lineamenti.

Passare ogni giorno insieme ti fa entrare nelle vite. Lavorare a stretto contatto ti porta a sapere cose degli altri. I momenti condivisi ti legano. Le risate e i pianti rimangono. Quando esci da un posto di lavoro e ti senti pieno, vuol dire che qualcosa è successo.

Buon compleanno. Questa è per te, bel faccino.

Non ho potuto chiederle il permesso di mettere una sua foto: le avrei rovinato la sorpresa. Ho optato per una foto criptata.

Anche tu

E ora che anche la tua vita è nel caos più totale quanto la mia… sai quanto ci divertiremo?

Sarà divertente?

Dici?

Ammalate insieme. Due malattie simili ma con nomi diversi. Stesso corso di inglese. Io dispiaciuta per lei… poi è toccato a lei dispiacersi per me.

Io mi dicevo… cavolo se succedesse a me impazzirei…

E poi? No. Non sono impazzita. Cioè… un po’ sì ma non per la sclerosi.

Lei ballava. Ha dovuto smettere.
E io? Che cosa ho dovuto smettere?
Nulla di così eclatante, credo. O forse ho sostituito qualcosa con qualcosa d’altro.

E sì… aveva ragione: non ho smesso di volermi divertire. Se davvero il tempo è prezioso… perché economizzare sulla parte bella che possediamo? Altro che impazzire: sarebbe stata una perdita di tempo.


Le ho tenuto la mano e abbiamo fatto un passo grande, pur non essendo amiche migliori. Ma, ho capito, che si può avere una cosa importante da condividere anche con qualcuno non appartenente alla sfera più intima. E ricordarlo per sempre.


Ci siamo dette cose pur non sapendo molto l’una dell’altra…


Ho paura mi ha detto… ma come è possibile? Non è che mi avevi presa in giro????


Vorrei che tu fossi felice. Sì, anche tu.

Esserci fisicamente

Vivo immersa nel cemento ma, sporadicamente, qualche pianta fa capolino.

Passeggio tra palazzi e grattacieli.

Qualcosa spunta all’improvviso, qualcosa mai notato prima. Questa è una città emozionante. Sì, vivo a contatto con cose che mi emozionano.


Una città che racconto e che dice anche tanto di me.
Frammenti di vite che raccolgo e faccio mie.
Le custodisco per chi non può più farlo. Qualcuno farà lo stesso con me e con le mie storie?


È un pensiero gentile, uno di quelli che senti dentro e che non fai fatica ad attuare.


Amo le storie di come le persone hanno vissuto. Amo le storie legate ai palazzi più vecchi, quelli con le scritte US  a vista dei miei occhi.


Cerco i palazzi su Google. Leggo. Come fosse un racconto di viaggio, raccolgo notizie e le annoto.
Palazzi bellissimi e cortili meravigliosi riempiono i miei occhi.
Cambia il bianco e nero, diventa intenso oppure sfocato a seconda della luce del cielo.


Esserci fisicamente è qualcosa di speciale.

Arrivo quando arrivo

Ti prepari per un pranzo tra amiche. Non vedi l’ora: ti mancano.


Organizzi tutto per bene. Vuoi uscire prima così non prendi i mezzi e vai a piedi… la giornata è così bella e anche l’aria sembra pulita come quella in montagna. Arrivare ai diecimila passi odierni… questo l’obiettivo.

Ecco… la giornata sm ti assale come un rapitore, da dietro. Ti stringe fortissimo arti e bocca. Non ti fa nemmeno urlare in pace. Esci con i mattoni al posto delle scarpe. Il tuo cappello sembra un casco di svariati chili. Ti senti anche più bassa. L’armatura al posto della giacca. Non sai se assomigli a un gladiatore oppure a una semplice tartaruga. Ma ti muovi al passo di una lumaca ma senza esser vischiosa.

Arriva l’autobus e capisci dove andranno a finire tutti i tuoi buoni propositi. Tentenni poi pensi a quella casa e ti sembra distante come fare Milano Trieste a piedi. Allora prendi quell’autobus che odi. Lo odi? Sì. Capisci subito il perché… odore di aglio e sudore e di vestiti mai lavati. Allora anche la tua sm prende quell’odore e non ci stai. No… Se dobbiamo stare insieme per sempre almeno devi sapere di buono. Scendi e inizi a incamminarti. Avvisi…. arrivo quando arrivo ma arrivo.

Cercando di sorridere

È arrivata da un altro mondo per aiutare.
Sì, un altro mondo.

Culture intrecciate e ben amalgamate.


Ascoltava ma, più che altro, parlava e rideva tanto, portandosi la mano sulla bocca, come fanno i bambini. Aveva un lato fanciullesco che andava a genio al nonno. Eppure erano così diversi.


Vorrei che la memoria fosse tanto viva e non nostalgica… perché lei era tanto viva. Una montagna di lardo, come diceva il nonno; lui sempre abituato a dire ciò che pensava e rimasto così, nudo e senza inibizioni.
Si mise all’ascolto di quell’uomo bello e diventato fragile, col tempo.


Che gran sederone, che montagna di lardo. E lei rideva, con quella risata felice e vera, con quei denti mancanti, come i bimbi che aspettano il Topolino.

La lontananza è un dolore grande. Perdere chi amiamo è quasi folle. Ma lei ha reso più dolce quella dipartita.


La ricordo così… mentre spazzava sulla porta perché era l’usanza, quando moriva qualcuno. E spazzava, mentre due sorelle si guardavano negli occhi cercando di sorridere.

Qualcosa da parte

La mia regola è non restare mai dove sono.
Cerco un punto di riferimento per avere un raffronto.


Non mi domando che cosa spero per il futuro. Guardo all’oggi che è molto meglio.

Ho, nella mente, un laboratorio di idee. Molte sono completamente perdenti in partenza ma… non si sa mai.


Ci sono eventi che mi hanno sconvolta, altri che mi hanno riappacificata con me stessa e con il mondo fuori. Eventi capitati e chissà perché. Eventi non accaduti. Sono certa che non troverò mai risposte soddisfacenti o motivazioni sufficientemente complete ai miei quesiti.


Ho messo qualcosa da parte e posso affrontare meglio chi e cosa non hanno avuto scrupoli o delicatezze. Ho messo da parte tutto ciò che ho rubato guardando. Ho accumulato parole belle che ora scrivo qui. Ho una montagna di desideri pronta a crescere ancora di più.


Cerco di non replicare ciò che non mi piace negli altri. Ma tante cose le guardo e dico wow, queste sì che sono tanto belle. E me le segno. Le scrivo nella mente o sul quaderno giornaliero, quello dove segno tutte le parole perdute chissà dove nel cervello.
Sì, sì … sempre meglio segnarsi tutto… le parole possono anche venire recuperate oppure sostituite con sinonimi.

Con un passo avanti

… un po’ come quando i bimbetti ti escludevano da qualche gioco. O magari eri tu quello che escludeva, semplicemente con un No tu no.
E invece, poi, altro che No tu no.
Invece .


Decidi che invece è .
Sì, vuoi esserci.


Come nei percorsi comuni dove, se l’altro soffre, allora soffri anche tu.
Idem se è felice e tu sai bene che, quella, è l’opzione più bella.


I bimbetti li ricordi bene. Persino il tuo faccino e la tua voglia di litigare, se necessario. E di picchiare. O morsicare.


Ora non escludi più. No. E non ti vuoi più auto eliminare da nulla.

Si sceglie. Essere in prima linea anche quando non succede nulla.

L’ostacolo era quello: superare le chiusure. E unirsi, anche perché, il senso dell’essere umano è l’altro, è lo stare insieme.
Condividere. Una risata o delle lacrime. Una paura. Uno sbaglio. Un segreto. Uno scherzo.


Non è tanto semplice stare con gli altri. Però è tanto bello. Ed è bello appassionarsi insieme a qualcosa o a qualcuno. Ed è bello lasciare sempre la porta aperta e stare con un passo avanti.

Pubblicizzare la vita

Confinata, un’altra volta in uno spazio ristretto.


Viaggiare… con la testa.
Mi aiuto con la musica e i libri e i giornali.
Leggo, ascolto. Mi riapproprio di uno spazio, anche se piccolo. Cerco oggetti che mi riportano chissà dove. Qualcosa mi fa pensare a qualcuno?
Sì.

Un rapporto con le cose che si tramuta in una sorta di danza: spostarle è movimento.


E quando uscirò? Avrò cura di quello spazio infinito. E dei sorrisi degli sconosciuti. Che ricambierò. E allargherò quella visione sconfinata, ancora di più. Girando su un piede per una visuale a trecento sessanta. Non resterò più chiusa a farmi compagnia. E me la saprò cavare. Non si cede ora. Non prima di aver viaggiato davvero. E visto persone e le loro bocche.


Mi inventerò storie belle e positive per
avere fiducia negli altri… non è un modo per pubblicizzare la vita?
E per sentirsi vivi?
Sì… sentirsi vivi. Anche chiusi a chiave.

per un bell’abito Olga perse le penne – Alessandra Marcotti

Due entità che si avvicinano ma sono separate. Il cliente e l’intrattenitrice, nuovo inizio per uno, la fine per l’altra… Non voglio dire di più sulla trama di questo libro.   Ignazio “…Tutta la mia vita l’ho racchiusa in quattro valigie, nemmeno tanto capienti e chiuse con dei lucchetti da diario delle bimbe di prima […]

per un bell’abito Olga perse le penne – Alessandra Marcotti

Per te.

Per te
quando la vita aveva il sapore dell’inverno, come dentro alla tua sciarpa che pungeva.
Tu eri la casa, col cappello sulle ventitré e il cappotto blu e giallo che ti stava tanto bene.


Per te
quando mi sentivo sempre seguita, come avessi un ombra sempre attenta e che andava al mio stesso passo.
Tu eri quella casa coi pavimenti scivolosi.


Per te
quando mi aprivi le noci con le mani nodose e puntellate di macchie marroni e quelle unghie rimaste martoriate dalla bocca. O quando aprivi le castagne bollenti e le tue dita sembravano di amianto.


Per te
quando casa era stare in dieci, vicini vicini sulla tovaglia bianca ricamata, con quelle gocce di vino rosso che tentavano di rovinarla per sempre. Senza riuscirci mai.


Per te
quando ridevo per quelle parole straniere italianizzate. E per ogni soprannome che davi, in quel modo tanto azzeccato.
Quando la vita era tanto bella perché io ero tanto felice di mangiare il tuo brasato e le patate col sugo di pomodoro. E sai… bastava.


Per te
quando un profumo risveglia qualsiasi cosa bella del mio passato che sembra tanto remoto.
Quando correvo a specchiarmi nella tua camera, davanti, dietro e di fianco, con quella mia foto sul comodino.


Per te
quando mi guardo ora e mi sembra di riconoscerti in ogni mio modo di fare.
Quando ciò che faccio porta a qualcosa di buono. Quando aiuto qualcuno e lo faccio anche bene.


Per te
quando darei chissà che cosa per tornare ad allora anche solo per dieci minuti.
Quando ormai i ricordi mi fanno sorridere e non mi provocano più dolore.


Per te
quando capisco che non smetti di mancarmi mai.

Captare

Come leggere un libro davanti al mare.
La fine non si vede, nemmeno con impegno e nemmeno strizzando gli occhi miopi.


Conoscersi attraverso quello che si legge.
Può essere il libro preferito oppure qualsiasi altra cosa. Ma a volte si impara di noi, qualcosa in più.


Starsene seduti lì.
Le cose e le persone vanno e vengono. Sì. Qualcuno se ne va: o si allontana appositamente oppure muore.


Capire, fino in fondo, che le cose e le persone vanno godute appieno finché ci sono. Forse questo è il segreto.Guardare con un occhio aggiuntivo e tralasciare ciò che non ci rende gioiosi, se lo si può fare.
Tralasciare qualcosa… perché no?
Ma non ciò che ci potrebbe fare stare bene.


Cucinare e sperimentare, nonostante mai nulla venga fuori come le foto lucide sui libri e le dispense.
Ma godere di quel piatto, venuto tanto buono per il nostro palato. Aspettare di tornare a casa per pesare gli ingredienti. La voglia di fare e di creare e vedere qualcosa di finito. Essere talmente tanto sensibili da captare anche le più piccole vibrazioni.

Grazie dottor Oz

Lo avete mai visto quest’uomo?

Lo guardavo sempre. Più che altro scrutavo quella faccia da tipico americano rifatto…

La sua trasmissione sembrava far parte di una telenovela degli anni ottanta, quelle sudamericane dove c’era il belloccio di turno…

Ebbene… Quest’uomo mi ha salvato la vita!

Ale in macchina con suo fratello.


Vuoi una caramella? Sì, sì grazie.
Ha un gusto atroce… sembra di avere ingerito un anti zanzare…
Sì, è al gusto di citronella.


Ale sta per rispondere… un istante e si sta per soffocare: la caramella si incastra nella parte sbagliata.


Cosa hai? Cosa succede?


Un attimo, un istante…. Ale si fa la mossa, quella da farsi da soli che ha imparato dal dottor Oz.
Funziona. È stata brava.


Porca miseria…. anche oggi ha visto la morte in faccia. Il suo angioletto sarà esausto… troppo lavoro ultimamente…


Passato tutto ma è come se avesse ingerito una candela intera per tenere lontane le zanzare… tipico sapore dell’estate…


Grazie dottor Oz.

Ci ha provato…

Sì. Ci ha provato anche quest’anno a farmi lo scherzone….

Mai scherzare con un maestro…

Ed è così che saltò fuori la calza giusta…

Quanto amo questa festa…. È e rimane sempre la mia preferita😍

Happyfania a tutti, da una che è molto felice!

Mostrami qualcosa, ma fammelo percepire coi tuoi occhi

Il tempo passa.

Oggi mi sembra tanto veloce. Ieri sembrava quasi non volesse mai passare.

La voglia e la smania di crescere, di fare cose nuove. Eppure mi sentivo in costante evoluzione, nonostante  quei diciotto non volessero arrivare mai.

Dicevano Ma che fretta hai? Poi passa talmente tanto in fretta che vorrai fermarlo, il tempo. Una risata quasi sprezzante, la mia, come risposta.
Inutile stare qui a dar loro ragione.

Il tempo… Mi viene quasi da paragonarlo a quei silenzi che fanno tanto rumore. Come se la vita fosse un controsenso unico, eppure non potrebbe essere più coerente di così.


Non avere troppa fretta, Ale.


Prova, sali sopra alle esperienze e goditi ogni istante, bello o meno bello che sia.


Eppure ho fretta. Sempre avuta. Dal modo di camminare al modo di approcciarmi o, più semplicemente, nell’apparecchiare una tavola.

Fretta per arrivare a capire se sia possibile davvero guardare ciò che mi circonda con un occhio diverso.
Fretta di leggere un libro partendo dalla fine per sapere come va a finire e, solo poi, concentrarsi sugli sviluppi.
Leggere il giornale rigorosamente dall’ultima pagina. Ma perché? L’ho imparato da qualcuno?
No. È proprio come sono fatta io.


Come nascere e avere già il proprio gusto in fatto di cibi. Come farsi piacere una cosa piuttosto che un’altra.
Ecco.


Mostrami qualcosa, ma fammelo percepire coi tuoi occhi.

Grazie. A voi.

Io vi ringrazio, tutti.

Per essere stati carini e per avermi tenuto compagnia.

Un anno strano. Ho perso tanto e ho avuto altrettanto.

Ho conosciuto persone speciali, una in particolare mi ha presa per mano e accompagnata in momenti duri.

Siete stati preziosi e io vi dico grazie.

Mi avete fatta sorridere, ridere e commuovere. Ho aperto la parte più nascosta di me, non tenendomi nulla.

Ho conosciuto meglio qualcuno e ne sono stata felice.

Un saluto ad ognuno e un abbraccio forte.

Grazie davvero.

Per un bell’abito Olga perse le penne di Alessandra Marcotti

Fieramente e ringraziando… Ribloggo.

Grazie di cuore.

Ciao ragazzi, come va? Spero tutto bene. Oggi è il 29 dicembre e ci si avvicina alla fine di questo anno invadente. In questi giorni ho letto “Per un bell’abito Olga perse le penne” di Alessandra Marcotti e sono felice di condividere questa bella lettura con voi. È un piccolo romanzo intenso e coinvolgente.Due voci […]

Per un bell’abito Olga perse le penne di Alessandra Marcotti

Basta un clic

Basta un clic

Per fare una foto

Un clic per spegnere una luce

Un clic e si spegne una vita

Un clic e si può ripartire

E mentre cade la neve

E mentre porta silenzio e pace

Penso

Clic… Una foto

Sì mi faccio una foto

E ricordo un momento felice

Quando giocavo e il cappello mi cadeva sugli occhi

Lo tiravo su

Clic… Ricadeva in un secondo.

Ti penso sai?

Mentre soffri e io non posso fare nulla

Vorrei con un clic riportare tutto a tre giorni fa

Ma non posso farlo.

Mai dimenticare

No. Non dimenticare.
Non posso dimenticare.


Gli auguri di quella persona, proprio quella che mi ha aiutato nel momento peggiore.
Era là. Poteva non esserci eppure è stata presente per me e per aiutarmi. Era Natale. Il peggiore mai passato.
Sembrano passati tantissimi anni, saranno quattro o cinque.
Ho chiesto una mano e lei c’è stata.


Stasera mi è arrivato un suo messaggio.

Io non mi sono fatta sentire per non romperle troppo, eppure, oggi, l’ho pensata e tanto.
Non dimentico. Non posso dimenticare chi mi ha aiutata negli anni peggiori di questa malattia.
Oggi l’ho pensata con un sorriso dolce e il mio cuore si è scaldato.


Ho pensato a quei due angeli delle infermiere che mi hanno sempre accudita come una figlia. E ho pensato a tutti quelli che mi hanno aiutata sempre là, in quelle stanze tutte uguali e che vivono lo stesso, nonostante le disgrazie. E si ride ugualmente. E si parla di tutto. Forse l’unica cosa della quale non si parla è proprio della malattia. E ricordo la signora che mi metteva i santini sotto al cuscino per farmi guarire prima. E ricordo tutti quelli che mi hanno aperto la bottiglia d’acqua e mi hanno messo il golf sulle spalle e chiamato l’infermiera per me.


No, non si dimentica. Non si può proprio.


Il suo messaggio oggi… il regalo più bello.

Togliere e mettere

Mmm… questo lo metto? No, no, questo lo tolgo!
Questo?
No, no, via, via!
Levare, levare! Mantenere solamente ciò che è importante.


Le cose le tengo o le levo?
Mmm… no. Tengo solamente le persone.

Quali?
Quelle che ridono. Ad una battuta o per una stupidata.
Quelle che hanno una faccia buffa.
Quelle che nel sorriso hanno un dentino sbeccato.
Sì. Metto al centro quelli di cui non posso proprio fare a meno.


Chi amo. Sì. Tengo.
Chi mi fa ridere. Sì.
Chi alleggerisce le mie giornate. Sì.
Chi si ricorda di me per un qualche particolare. E non per forza si fa sentire sovente. Sì. Tengo.
Chi mi racconta le sue cose belle. Sì.
Chi mi chiama perché gli è capitato qualcosa di positivo. Sì, sì, assolutamente.
Chi mi manda una foto buffa. Sì.
Chi vuole far festa. Sì, ovvio che sì!

Lasciarsi andare

Chiude gli occhi, li tiene stretti stretti e
si lascia guidare. Si fida. Sta andando bene, le sembra.


Si lascia andare, segue le indicazioni, si lascia prendere per mano.


Vuoi aprirli i tuoi occhi? Così, per controllare…
No. Li tiene chiusi.

Immagina ci sia tanta acqua attorno. Lo sa bene di essere all’aperto e non sente alcuna limitazione.


Sono collegati. Come tutti quanti nel mondo, del resto.


Quella luce crepuscolare si insinua tra gli spiragli delle ciglia.
No. Non conosce la paura: si fida.
Immagina sia un viaggio e lo pensa come ricco di incontri.


È un modo nuovo di affrontare le cose… Con qualcuno che la guidi, per la prima volta. Un po’ come lasciarsi spingere sull’altalena o come lasciarsi cullare dalle onde, su un materassino, al mare.
Buttarsi nelle cose, dicendo sì ogni mattina.

Il materassino… Il mare…

Ma se lo ricorda quando succedeva davvero, da piccola d’estate? Chiudeva gli occhi, si lasciava scottare  il naso dal sole e pensava ad aneddoti passati… ogni rumore si collegava, a grappolo, ad un altro fatto.


Il rumore della neve sotto le scarpe.
Il rumore delle foglie secche sotto i passi veloci.
Il rumore del fuoco sotto la padella bucata per le castagne.

Che cosa vuoi fare da grande?

Ho partecipato ad un concorso. Ora posso pubblicare ciò che ho mandato.

Da tutti gli scritti pervenuti, hanno preso delle frasi salienti e hanno composto un altro scritto.

Ecco il mio.

Che cosa vuoi fare da grande?
Alessandra, che cosa vuoi fare da grande?
Voglio fare grandi cose e voglio essere felice.
Grandi cose… Proprio così: immaginavo di fare qualcosa di importante.
Un giorno arriva Lei… quatta quatta e silenziosa come una biscia. È stata così tanto
delicata da entrare dentro di me senza quasi me ne accorgessi. Ma più il tempo passava e
più entrava nel mio corpo prepotentemente. Forte e risoluta. E si è impossessata di me,
completamente. Lei è ancora nella mia vita e lo sarà per sempre. Una compagna fedele,
una certezza, una delle poche della vita. Un po’ come le persone della tua famiglia: sai
che ti resteranno accanto qualsiasi cosa tu decida di fare. Ecco… così, Lei.
Una mattina d’estate la conferma: Sclerosi Multipla. Ah. E ora? E ora farò cose bellissime.
E ora non voglio più dare nulla per scontato. E ora non rimanderò la mia vita al giorno
dopo. Ora sono qui. Ora vivo. Ora assaggio con ingordigia e ho voglia di essere felice;
ogni giorno rido un po’ di più. Ci sono avvenimenti che accadono e ci sono fatti che
travolgono senza che sia tu a poter scegliere in prima persona. Ma si può decidere come
prendere ciò che arriva. E si può scegliere come essere. Eccome.
Alessandra, che cosa vuoi fare da grande?
Voglio fare grandi cose e voglio essere felice.

Per un bell’abito Olga perse le penne. Spot occulto 7. E non solo.

Il suo primo Natale.

Va già in giro per il mondo, da solo.

Non ha più bisogno di essere preso per mano,

È libero

Vai e raggiungi tutti i suoi sogni.

Non ci credete?

Guardate…

Si ringraziano:

Apecuce (per la creazione della foto)

Il fotografo e video-maker Daniele Peluso.

Ah…. Regalatelo o tenetelo con voi e, se poi voleste regalarmi una foto delle città visitate, ne sarò felice.

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Che cosa ti sei portato via?

Che cosa ti sei portato via?

Un pezzo di me.

Il tuo modo unico di cucinare il risotto giallo con la salsiccia.

Quel tuo modo di pronunciare, rigorosamente in italiano, le parole straniere.

Il tuo sapere enorme, da persona così tanto innamorata della storia. E della vita.

Quelle grandi mani , puntellate di macchie marroni, capaci e pronte a tirare su tutti.

Pieno di cura….

Buon compleanno a te.

Nonno.

Il mio mondo

Il mio mondo è affollato.
Ho messo dentro tante persone.


Voglio esserci. Per me, prima di tutto, e per loro.


Nessun posto è come questo. C’è un profumo buonissimo, sa di fresco e di pulito.

Là fuori c’è ancora tanta vita… scorre in altri mondi paralleli. C’è bisogno di toccarli e gustarli e prendere qualcuno da là e portarlo qua.


In questo mondo ci vivo, giorno per giorno, stipendio dopo stipendio, incontro dopo incontro. Qui mi godo la vita senza pensare al domani. Penso al qui e ora, penso al vivermi le persone quotidianamente, prima che tutto possa finire.


Ale… che cosa faresti se stessi per perdere tutto ciò che ti rende ciò che sei?
Vivrei. Ogni attimo a fondo, cercando di non dare nulla e nessuno per scontati.
Ci proverei.


Giro per la mia città. Il mio cuore fa un balzo e si riempie, saluto persone che conosco da sempre..


Ale… che cosa fai oggi?
Porto gioia in ciò che faccio, fuori e dentro di me.
Sono ovunque e piena di famiglia.
Cerco di rendermi felice.

Non saprai per chi ma saprai sempre il perché

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… e vedo quella foto che, su di me, ha una potenza enorme, un forte impatto.
Occhi neri giganti. E quel sorriso felice e sdentato, tipico dei bambini.


Regalami un paio di occhiali.


Ah sì.
Lo so bene che cosa significhi vedere un mondo diverso rispetto a quello percepito dagli altri.
Un mondo parallelo. Un mondo strano e poco definito, dove i puntini diventano palle giganti. E dove i colori  devi andarli a cercare tra i tuoi ricordi.

Basta un paio di occhiali?


E qui ti ritorna alla mente quel forte senso di ingiustizia che ti accompagna da quando sei piccolo. L’ingiustizia profonda, il renderti conto che esistono i forti ed esistono i deboli. Esistono quelli che hanno e quelli che non hanno. Quando lo capisci? Credo già negli anni dell’asilo… quando ti accorgi che i piatti dei grandi sono più pieni. Che il trancio di pizza è più grosso del tuo. Che al venerdì a loro viene dato il gelato ma a te no, in quanto troppo piccolo.


E davvero potrebbero bastare degli occhiali per rimuovere i limiti?


Davvero potrei fare felice qualcuno?
E allora… perché no?
Io compro quella cartolina, io compro quel paio di occhiali. Se potessi li regalerei a tutti. Riempire così il senso del vivere, il mio e non solo il mio. Forse il mio è secondario.


Prendi quell’oggetto e abbine cura, per vedere i puntini che siano puntini.
Un oggetto di libertà. Un oggetto per non dipendere da nessuno. Un oggetto per leggere anche il numero di un tram lontano.

Io me lo sono regalata.

La vecchia via

La mamma faceva la spesa dal droghiere, mentre noi buttavamo giù di tutto. Il bancone era tanto alto, nessuno si accorgeva di noi. La testa del commesso faceva capolino tra un uovo gigante di Pasqua e una pila di biscotti.

I soldini… o le crostatine al cioccolato, non aveva importanza il modello ma solamente la sorpresa. Quella scatoletta gialla con il mulino. La parte che scorreva e la sorpresa che era lì ad aspettare noi. Una gomma piccola a forma di tegolino. A me piaceva il soldino, lo toglievo di nascosto da ogni pacchetto. Una lastra spessa e tonda di puro cioccolato fondente: uno solo non poteva bastare.


Era una via piena di negozi. C’era quello che macinava i grani di caffè… quel profumo si sentiva per tutta la via.
E poi il lattaio. Un buco di negozio con una piccola parte di bar. Un tipo vecchio, dietro al bancone, apriva scatole di plastica piene di caramelle…. Duecento lire erano cinque cocacoline frizzanti, ma frizzanti davvero, di quelle che ti facevano strizzare gli occhi.


La cartoleria era di fronte. Due vetrine piene zeppe di cose interessanti. Entravamo a prendere ciò che ci serviva per la scuola o i regali per le feste di compleanno. Io quell’odore lo ricordo molto bene. Tutto, là dentro, sapeva di buono. Anche i fogli protocollo avevano un profumo particolare. Peccato che ci fosse anche la pescheria: l’odore del pesce impregnava persino il marciapiede.
Conoscevamo tutti, anche quelli che non salutavamo.

Ricordo i resti in caramelle.

Ricordo i soggetti dai quali dovevamo stare lontani. Tassativamente.

Ricordo i profumi.

Ricordo i rumori dei treni che mi cullavano di notte.

Ricordo quanto tremassero i muri e le finestre quando, sotto, passava il tram 1.