8Volante

Delle volte mi sento come se la vita mi volesse restituire qualcosa… Tipo che mi sento dentro così tanto felice… come se mi scoppiasse tutto. Come quando fuori piove (cit.). Come quando si è in attesa di un incontro. Ecco. Così. Come quando si mantengono gli occhi fissi su qualcosa che piace oppure su una persona… senza che essa se ne accorga. O forse sì, ma a te non sembra. Oppure come quando hai fame e mangi per quello. E magari il centro di un panino, la parte migliore, quella piena di cose. Ecco.
Delle volte mi sento come fossi su un OttoVolante… Su, tanto su, tantissimo su. Sempre su. La meraviglia… Guardo dall’alto con gli occhi spalancati e stupiti. Eh sì, la vita mi sta restituendo qualcosa… vorrà mettersi in pari con ciò che mi ha portato via? E io? Sì, io prendo, apro porte, faccio entrare e rido. I capelli stanno crescendo tanto; mi faccio i codini e torno sull’ OttoVolante. E ci voglio salire sempre.

Prendimi per mano

Non andartene. Non andare via. Non te ne andare.

Rimani. Qui, ovunque tu voglia ma rimani.

Balla e canta insieme a me.

Divertiamoci.

Facciamo fracasso.

Tanto, tanto rumore.

Urliamo.

Problemi? Fa niente. Rimani e balla insieme a me.

Triste? Ok. Ma dopo. Balliamo ora.

Malinconico? Perfetto… Carroll, sì metto Jim Carroll sul piatto.

Gira, gira… Ecco… Vieni. Prendimi per mano e gira anche tu, insieme a me.

Oggi lasciamo tutto fuori dalla porta: ho chiuso a chiave. Sopra e sotto. Non entra nessuno.

Dolori? Fa nulla tanto li ritrovo dopo.

Debolezza… Dai balliamo. Canta, canta.

Sì, prendimi per mano.

Due. Anche tre.

Due di tutto. Anche tre. Sempre. Portare a casa due di tutto, o anche tre, perché non nasci solo se hai fratelli e sorelle. Chiedere sempre qualcosa in più. Impari subito che devi dividere, anche contro voglia, e spesso.
Sì. Pensare che non può mai bastare perché non sei tu da sola. Dividere e condividere. A volte picchiarsi, ma fare pace. Imparare il metodo migliore per entrare furtivamente nel frigorifero per rubare il più possibile dell’ovetto Kinder di tuo fratello. Sempre di più… fino a quando ti dici Ehi, quasi quasi… Lascio solo la carta di alluminio. Sì. Lo hai fatto; ormai è dentro la tua pancia e non si torna indietro… ma il senso di colpa rimane… quindi … vuol dire che, dentro, sei sensibile. Può bastare. E, a me, piace farmi le leggi da sola. La dualità e le contraddizioni convivono bene dentro di me. Nata e sbattuta subito in incubatrice. Forse , da lì, è nata la mia sindrome dell’abbandono. Sì perché la sento presente. La mancanza dei miei affetti mi sconquassa ancora l’anima. Eppure la voglia di divertimento e di felicità sono quelle che mi rimettono, ogni volta, in pista. Come se una cosa andasse a neutralizzare l’altra. Due parti. Due. Anche tre. E mi mancano le persone anche quando le ho dentro al mio abbraccio. Eppure… Difendo libertà e indipendenza da tutto e da tutti. Due parti. E tre, spesso. Sentire la mancanza di qualcuno anche quando lo hai lì davanti. Sì, perché c’è quella cosa dentro che vorresti le cose non finissero mai. Come se l’unica cosa che abbia il diritto di finire sia l’ovetto Kinder. Prima il tuo e poi quello del fratello.

Lettere

Qual è il gesto d’amore più bello che si possa fare per qualcuno?

Scrivere. Scrivere una lettera. C’è chi apprezza e chi no.

Io trovo che scrivere una lettera sia uno dei più bei gesti che si possa donare. Impugnare una penna e scegliere il foglio più bello.

Scrivere di sé, aprire qualcosa dentro che avvicini due anime. Lo trovo meraviglioso. L’intimità sviluppata su un qualcosa che rende nudi. Avere voglia di far sapere e non avere alcun tipo di paura poiché, quel foglio, nasconde tutto il resto del mondo fuori.

Si è soli con la propria penna. Si è pronti. Sì, si è pronti a svelarsi.

Scegliere le parole esatte, avere quell’immagine di fronte e gioire nel mostrare la parte nascosta.

Arrivare nel profondo di chi ami, colpire con ciò che si è riusciti a cogliere.

Cogliere un’anima che ti si para davanti come fosse la cosa più preziosa.

Proteggere e ricordare.

Trasmettere ciò che vedi e avere la voglia di poterlo condividere.

Grazie nonna

E poi mi giro ed è lì. Il cestone del cucito della mia nonna. Lo avevo portato a casa io e messo in sala. Saperlo lì era come essere a casa. Non lo ho mai aperto… Avevo paura di entrare nel suo mondo… Era il suo mondo. Oggi è successo. Oggi, dopo quasi quindici anni, ho deciso di aprirlo. E se trovassi qualcosa di intimo? Se trovassi un diario segreto? Come faccio a ficcare il naso nelle sue cose? Fatto. Sono entrata nel suo mondo senza chiedere il permesso. La curiosità era davvero tanta di quel cestone… Già quando ero a casa e lo vedevo… Facevo fatica a stargli lontana. Apro. Nessun diario. Tessuti, tanti. Bottoni… Più che tanti e così belli… Scava e scava… Un paio di pantaloni del mio nonno pronti per fargli l’orlo… E una camicia del nonno con un bottone da attaccare… Lo diceva un biglietto… Cercare madreperla per polsino. Quanto lo ha amato. Lo amava e stravedeva per lui. Quei pantaloni pronti per venire cuciti mi hanno donato una sensazione di amore profondo, quello che, forse, non tutti provano nella vita. La completezza, una vita insieme. L’amore da quel paio di pantaloni si è sentito in modo vivido. E poi tre sacchetti in tela che faceva lei per il pane. Per tre nipoti… Facendo i conti… Manca quello per me… Tre sacchetti ancora non completati. Quelli li completerò io, lo farò per lei… Manca il mio, manca quello per Alessandra… Ma come è possibile? Sai? Nonna… Mi hai fatto crepare dal ridere… Oggi mi hai fatto ridere come mai in vita. Manca quello per la piccola Ale, la nipotina con quel rapporto così speciale col nonno. Nonna… Ti adoro. Fossi qui ti avrei stretta nei tuoi braccioni cicciottelli. Il mio… Voglio sperare fosse a causa della mia età di allora… Nonna grazie per la risata… E io che credevo potessi intristirmi… Ho riso e sognato pensando al vostro amore. Che giornata… Nemmeno le sirene fuori hanno rovinato il nostro momento insieme, nonna.

La promessa

I reparti? Chiusi. Il mio padiglione? Tutto Covid, ormai. Alessandra cerca di non avere ricadute pesanti proprio adesso. Alessandra non ti ammalare. Alessandra, presta attenzione. Ora non si può proprio. Ora la priorità è altra. Ora non si può proprio. Certo. Starò molto attenta. E poi… L’ho promesso ad una persona speciale. Sì, devo mantenere la promessa. Io sono una che le promesse le mantiene. Certo. Una promessa a lungo termine. Io conosco bene il mio corpo. L’unico suo problema è che, a volte, impazzisce da solo. Il mio corpo è ingordo del mio corpo. Mi vuole, quando decide lui. Quindi…. Io spero che abbia voglia, per una volta, di inseguire testa, anima e cuore miei. Perché le promesse si mantengono. Presterò attenzione e avrò cura di me, il più possibile. Io quella promessa la manterrò. Sì, il mio nemico acerrimo lo custodisco io eppure è lui ad avere in pugno me. Ma, d’altra parte, una persona dispettosa quanto me che altro poteva avere se non una malattia capace di prendere in giro quando meno uno se l’aspetta? Sì, siamo dispettose e ci siamo proprio trovate.

Succede che momenti di quiete vengano spezzati da momenti di burrasca. Cellule sane aggredite perché non vengono riconosciute come tali. Guaina dei nervi smangiata come fili elettrici da un topo. E dopo il grande boato del terremoto ecco… Arrivano le scosse di assestamento. Che durano anche mesi. Tremori sotto pelle, formicolii, dolori, parestesie che poi vanno via via scemando fino alla tregua. Per poi ricominciare tutto, al prossimo terremoto. Un lavoro duro quello di questa malattia.

Il pino

Lo seguivo. Lo guardavo. Ogni tanto lo vedevo che si voltava per tenermi sotto controllo. Camminava a passo lento ma le gambe erano lunghe. Tre piccoli e veloci passi miei per star lui dietro. Che belle mani. Incrociate dietro la schiena. Forti. Mani che sapevano lavorare. Il mio mondo. Era tutto lì, in quella andatura così fiera e sicura. Tutto. Pensavo a quanto fosse tutto. Anzi no: non lo pensavo nemmeno, perché le cose stavano così da sempre. Nemmeno mi ponevo domande. Avevo tutto lì. Ora sì che ci ripenso. La mia vita affidata a lui. Così. Poi tocca a te, arriva il tuo turno. Affidare qualcosa di prezioso oppure prendere in custodia qualcosa di prezioso. Prendere in consegna con le braccia aperte senza alcuna paura.
Lo vedo davanti, ancora, quel pino. Eccome. Io sotto, tanto piccola e minuta che lo abbracciavo senza arrivare al punto che le mie mani si potessero congiungere. Trasmettere l’energia tua a chi vuoi abbracciare. E prendere la sua ma non in prestito. Prendere e conservare, con cura. Eh sì, perché bisogna avere cura delle cose altrui, dei sentimenti altrui, delle emozioni altrui. E delle proprie. Sì, quello sempre. Prendersi cura di sé. Con amore e dolcezza e con un sorriso. E perdonarsi e provare gioia nell’essere come si è. Avere qualcosa di prezioso tra le mani. Custodirlo sempre e per sempre come un ricordo che si costruisce. Io ho tutto dentro. Scrivo per non perdere. Se questa malattia mi vorrà portare via le mie cose e i miei ricordi ecco… io rileggerò, con cura. E ci saranno un sorriso, una risata, una lacrima. E avrò ancora voglia di abbracciare quel pino.

A ca’

E mentre per Milano impazza la canzone L’è mei sta a ca’ … ecco il risultato:

Lista della mia quarantena:
gamba mozzata
spaccata quasi la totalità bicchieri
rotti due piatti con conseguenti ferite alle dita
scottatura con forno
rottura vetro del telefono
golf lana rovinato causa svista in lavatrice
scottatura con ferro da stiro
rottura pezzo macchina del caffè
caduta di sale
birra finita
lavatrice che emette bip strani

Sì, l’è propri mei sta a ca’.

Ma…. la mia casa splende e non è nemmeno Pasqua. Potrei mangiare sui pavimenti anche senza tovaglia stirata a puntino, cucino tanto e vi dirò… anche molto bene, ascolto musica e canto. Canto a squarciagola per le notizie brutte ma anche per quelle belle e pure senza motivo. La vicina di casa è stranita… preferiva la quiete di una casa di lavoratori.

Ma… sì, l’è minga mei sta a ca’ ma d’altra parte… va bene anche così.

Ecco… L’eroe del giorno per me. Si è messa disposizione in questo momento tragico. Ecco. Laura che fa per non stare a ca’ a fa na got.

Realizzare

Incessante quel rumore che gira dentro le orecchie, sempre, di continuo. Ogni dieci minuti, ogni due, ogni ora, sempre per tutto il giorno e la notte, pure. È proprio tutto vero. Si inizia a realizzare ciò che sembrava così distante e lontano. Realizzare la vita… E tornerai? Realizzare che… ma come abbiamo vissuto? C’è stato qualcosa per la quale ne è valsa la pena davvero? Realizzare se qualcosa di anche piccolo è stato un tuffo dentro che ci abbia scombussolato davvero, magari in mezzo alla quotidianità e alla noia. C’è stato? Perché è questo che è importante ora. Realizzare che no, non ci si può separare da ciò che è bello ma del quale non siamo riusciti a godere. E tornerai? Eh sì… tornerai? Realizzare che è vero, che i posti e gli spazi mancano e allora? Dove ti staranno portando? Lontano. Tanto lontano. Sola e per giunta lontana. Ehi.. hai vissuto qualcosa di così tanto intenso che ti potrà apparire davanti per magia? L’unica cosa che conta è questa… non aver perso troppo tempo a far finta di nulla, a far finta andasse tutto bene, a non essere Stati felici, almeno per un po’, almeno per un momento anche piccolo. Realizzare… sai che cosa ho realizzato? Ho realizzato che Cavolo ma quante litigate sprecate su dove si appoggino le chiavi o dove si lascino i bicchieri svuotati… Quante? Anche solo una è stata di troppo. Sì perché, fondamentalmente, che cosa importa dove si abbia voglia di appoggiare un bicchiere? Un rantolo che senti da lontano ma è così vivido che ti entra dentro e sotto la pelle. Disturba e mi tappo le orecchie.

Realizzo. Ho vissuto intensamente. Quasi sempre. Qualche piccolo stop ma poi ho rimesso il turbo. Sensazioni forti mi hanno spaccata dentro, piacevolmente. Ho vissuto le persone e la famiglia e li vivo tutt’ora. Ho provato emozioni fortissime. Belle e meno belle, a volte tragiche. Ma vivo al massimo della mia potenza. Voglio godere della mia vita al massimo. Voglio ridere ancora tanto ma ho avuto risate epiche quasi da soffocamento. Voglio continuare a provare e sentire. Usare i sensi, farmi le trecce coi capelli bagnati per poi scioglierle libere. Io voglio vivere tante cose ancora. Tipo la sensazione che qualcosa non ti basti mai… Ecco. Quella.

Curiosità

Domande su domande. Me lo insegnò bene. “Fai domande e colma la tua curiosità e sii sempre pronta a volere sapere. Domanda sempre, piccola bimba. Sempre. Non stancarti e, se non ti ascoltano, urla. Urla più forte che puoi così sentiranno che ci sei. E ti vedranno, eccome se ti vedranno. Saranno costretti a vederti. O tu continuerai ad urlare.”
Sì. Eppure lui mi ascoltava. Eccome se mi ascoltava. E rispondeva a qualsiasi domanda facessi. “Impara solamente molto bene l’italiano e porgimi domande corrette. Usa le parole più appropriate”… appropriate… io nemmeno sapevo dire questa parola… la erre è sempre stato un problema di famiglia.
“Senti, vecchio amico, … ma i morti? Li hai mai visti e dimmi… come sono i morti? Come si fa a riconoscerne uno? Ed è vero che bisogna averne paura? E il sangue… lo hai mai visto del sangue sgorgare tanto? Dimmi dimmi raccontami.” La bimba tornava a casa. E non dormiva… aveva immagini che le facevano solo avere tanta paura…E se qualcuno domani sparasse a me? Caspita! E se domani dovessi vedere un morto? Che cosa potrò fare? E come farò a imparare la storia se qualcuno non continuerà a raccontarmela così bene? Perché, caspita, come me la racconti bene. Mi fai sempre capire tutto. E il Re… caspita che bello quando parlavi di Re e Regine. E ora? Chi racconta ora la storia alla bimba?

Le quaranta carte. C. De André

Tutto il giorno la musica va. Questa è la canzone che racchiude tutto. Ci sono anche i ragni e le giostre coi cavalli. E c’è il mare. E sia benvenuta sempre la voglia di vivere.

Il silenzioso argento della luna / che questa notte piano si consuma / io voglio amare di più / e come una sorgente / andare verso il mare / andare fino al mare / nei miei sogni si aprono infinite onde / è con i tuoi sogni che io sono nato / e questa terra ferita che un po’ mi confonde, confonde / Le quaranta carte ed i tarocchi falsi / girano le giostre con i cavali rossi / il cielo, i suoi pianeti e le comete spente / cristalli ed amuleti per tirar la sorte / la luna per i ragni con le gambe corte / sei come la mia terra tu sei la mia barca / tu sei come il mio mare tu sei corda e vela / sei sangue del mio sangue e ancora mi consola / Dietro ogni sguardo c’è una luna e un treno / ed un bambino con l’arcobaleno / che vuole amore di più / e come una sorgente / andava verso il mare / andare fino al mare / E benvenuta sia voglia di vivere / che ci fai piangere, che poi ci fai ridere / e benvenuta sia tra queste pagine / da scrivere, ancora da scrivere / nei miei sogni si aprono infinite onde / è con i tuoi sogni che io sono nato / e questa terra ferita che / un po’ mi confonde, confonde / Le quaranta carte ed i tarocchi falsi / girano le giostre con i cavali rossi / il cielo, i suoi pianeti e le comete spente / cristalli ed amuleti per tirar la sorte / la luna per i ragni con le gambe corte / sei come la mia terra tu sei la mia barca / tu sei come il mio mare tu sei corda e vela / sei sangue del mio sangue e ancora mi consola / Nei miei sogni si aprono infinite onde / e questa terra ferita che / un po’ mi confonde, confonde…

Il punto.

Un punto preciso dove si incontrano strade. Un punto. Esattamente quello dove senti il tuo cuore bradicardico che accelera. Lì, in quel punto. Ti porti nello zaino la tua musica preferita; eh sì, perché la musica non può mancare mai. Piuttosto un paio di calze in meno. Che cosa metti dentro? Vicino alle calze? Ci metto un libro. E ci metto il giornale. Leggere non può mai mancare. Come quell’uomo che osservavo da piccola. Leggeva il giornale ogni giorno col pollice sotto al mento e intonava un canto muto con le labbra. Proseguire a passo spedito per raggiungere quel punto preciso. Mi fermo e osservo. Sono rispuntati i fiori, sì, deve essere così, perché io ne sento il profumo. Sì. Sono i fiori nuovi e sono gialli. Aspetterò qui. Sì, questo è proprio il punto giusto: qui sta per rinascere qualcosa e allora è qui. Non ci sono spiegazioni a volte. A volte lo senti dentro che è così. Un qualcosa che aspetti da sempre e ora sì, non può che essere qui, dove rinasce la vita.

Ala

Quante piastrine sono necessarie per far sì che una ferita si richiuda?
Quanto amore possono contenere le braccia di una mamma per tenerci al riparo?
E quanto possono essere belle le mamme?
A volte tanto.
Quanta colla ci vuole per un’ala spezzata?
Quante lacrime rimangono come sassi induriti dentro le nostre anime nude?
E quanto tempo ci vuole per farle rivestire?
Quanto può essere dolce una lacrima aspettata da tanto?
Quanto, quanto, quanto ci può volere e attraverso quanta gioia e quanto dolore si può tornare a provare?
Le mamme sicuramente lo sanno.
A volte, semplicemente, non fanno in tempo a dircelo.
E sì. Poi ti ritrovi nudo completamente e hai freddo. Tanto freddo.
Pensi. Avresti voluto essere qualcuno che mai potrai , semplicemente perché qualcun altro lo ha deciso per te.
E quante possono essere ancora le lacrime dentro da far sciogliere?

È primavera. Finalmente.

Gusci

E mentre le sirene in sottofondo non cessano mai… alzo il volume della musica per sentirle meno. Ma le sento lo stesso. E poi sento quella che si ferma qui sotto. Chi si saranno venuti a prendere oggi? Sì. Che ci si abitui a tutto è vero… ma alle sirene no… non ci si abitua ancora. E si fa di tutto per non sentirle. Ma il rumore è come un liquido che ti sparano in vena e che senti mentre si espande dentro di te. Senti quel rumore fin sotto la pelle. Le finestre rimangono aperte. Fa caldo col sole che entra prepotente e asciuga il bucato in un lampo. Fa caldo. Poi ci hanno detto Tenete le finestre aperte. Voci si mischiano e si confondono, musica si espande… ma quel rumore ci mette sull’attenti. Giro nei gruppi… ehi, ci siamo tutti? No. Manca sempre lui e oggi è il quarto giorno che non appaiono le sue spunte blu. Blu come la mia vena pronta sempre. Spaccata come una noce… Faccio passi per casa, provo a vedere se riesco a camminare da sola. Penso. Cose passate che hanno fatto male forse nello stesso modo. Molto male come quella noce spaccata. Sì. Ridotti come gusci di noci che alzano il volume della musica per non sentire.

A quattrocento

Sì! Io la promessa la mantengo.
Se esco da questa quarantena e ci esco con le mie due gambe, recuperando anche quella sinistrata momentaneamente, ecco… io sì! Vivrò non più a duecento all’ora ma ci uscirò a quattrocento… e ci uscirò con una voglia di fare cose ancora più forte. E le farò… e vivrò! Ancora più di prima, ancora più di quando mi hanno detto Sì, Alessandra è SM! Ecco… ci esco così da qua. Qualcuno non ci sarà ma io esco a Quattrocento all’ora… e lo andrò a trovare e festeggerò ogni secondo della mia vita. Con o senza alcolici ma festeggerò ogni giorno la mia vita. E la voglio ancora più piena e me la voglio godere. E mi fermerò ma soltanto per salutare gli altri e per riscoprire quanto sia bello respirare e correre e andare a comprare il pane senza stare a distanza. E smetterò di pulire casa, almeno per un po’. E non farò più caso alla polvere sui mobili bianchi. Anzi sì! La guarderò e la soffierò via come quando soffiavamo sui fiori in primavera. E la carta? Ah sì! La carta potrà aspettare… Sarebbe una perdita di tempo andare in cortile e selezionare il contenitore giusto. E sì… Apprezzerò la libertà ma non per fare chissà che cosa… Anche solo nel scegliere il supermercato più lontano e nel fermarmi a prendere la brioche dove più mi aggrada. E se già i miei amici hanno paura della mia verve adesso… Vedrete… State pronti! E voglio riprendere a fare scherzi e ridere tanto e di gusto e urlare testi di canzoni improbabili e ballare e ballare ancora.

Ai papà

Ai papà. Tutti.
Prima di tutto al Mio, sì, al mio papà. Mio. Ok, Dani… nostro.
Ai papà che non ci sono più ma non per questo non sono più papà.
Ai papà che portano un altro papà a cento all’ora e più per poter salvare un altro papà.
Ai papà che ora sono finalmente insieme ai loro figli e che ci possono giocare. E pure litigare.
Ai papà che non potranno mai diventarlo ma lo avrebbero voluto tanto.
Ai papà che si occupano di un bimbo magari non proprio… ma ne hanno cura come se fosse la cosa più importante.
Ai papà che restano a casa.
Ai papà che non restano in casa perché ora la priorità è un’altra.
Ai papà che si occupano dei nostri papà. E non solo.
Ai papà che non dormono da giorni e sono stremati. Ma quando torneranno a casa un giorno e finalmente… Sarà la cosa più bella.
Ai papà che vediamo sempre alti e grossi e poi ci appaiono piccoli e fragili.
Ai papà, tutti.
A chi non ce l’ha più il papà e a chi non lo ha avuto mai.

Nonno nonno

Nonno nonno! Tanti auguri oggi a te e domani a me! Te lo ricordi quando festeggiavamo insieme e facevi fare la torta sempre col tuo nome per prima? Nonno nonno! Te lo ricordi quando, alle prime bronchiti, ci portavate al mare e tu alla sera tagliavi il pane avanzato da lanciare ai gabbiani? Nonno nonno ti ricordi quando giocavamo alla famiglia Duke sulla tua 112 e andava sempre a finire male? Ti ricordi quando ti ritrovasti con la gomma bucata? Ti ricordi quanto ci urlasti dietro? Nonno nonno! Te le ricordi le nostre scorribande sulle bici e quella volta che sono volata dalla discesa? Nonno nonno! Ti ricordi quando ci facevi tirare su le foglie in giardino e io e mio fratello finivamo col lanciarci i rastrelli addosso? Nonno nonno! Ti ricordi quando cantavamo in macchina perché dicevi che non avevi bisogno della autoradio? Nonno nonno ti ricordi delle passeggiate in paese fino ad arrivare al panettiere che ti diceva Buongiorno signor Pino! E tutti quelli che salutavi facendo un gesto col cappello? E i giri in bici e io sempre davanti perché mi dovevi tenere sotto stretto controllo? E ti ricordi quando facevi gli gnocchi e io venivo a rubarteli sul vassoio… quanto ti arrabbiavi… per poi finire sempre per sorridermi…. E ti ricordi quando io e Daniele ci picchiavamo perché volevamo la canna per bagnare e poi ci riempivamo d’acqua e tu non volevi la sprecassimo? Oh nonno… caspita… quanto mi manchi. Non c’è giorno che sia passato ed io non abbia pensato a te. Quanta aria mi è mancata. Quanto dolore ho sentito dentro. Quanto è triste non saperti più accanto. Quest’anno la torta non ci sarà… ma festeggiamo lo stesso? Sempre col tuo nome per prima… ovvio.

Che emozione

Oggi … oggi… che fare oggi? Ma… quasi quasi resto in casa… ho delle cose da fare… sì. Resto in casa… magari vado solo giù a buttare la carta… mercoledì… eh sì… al mercoledì svuotano il contenitore… vado subito giù a controllare… sì… voglio tenere sotto controllo la situazione. Aspetto il momento di buttare la carta da almeno una settimana… Sarà il momento più eccitante della mia giornata. No, anzi. Oggi esagero proprio. Quasi quasi busso al vetro della portinaia e la saluto. Sì… mi spingo verso il vetro… 24 passi… sono esattamente 24 passi tra me e la portineria. Sì, deciso: oggi esagero. Carta da buttare e portinaia. Ecco.. Mah… non vorrei esagerare… altrimenti domani che cosa mi rimane da fare di insolito? Solo la carta per oggi. Ah… può esistere emozione più bella dello buttare la carta? No. Che sensazione pazzesca… Ape in gabbia scopre cose ed emozioni nuove. E dà importanza a riscoprire le vecchie. Oggi mi sento di aver fatto un’azione bellissima. Me ne ricorderò. E ora? Sparo i Creedence a tutto volume.. E se qualcuno iniziasse a urlare anche contro la mia finestra… so io dove mandarlo… Ma dai su! Che altro avrete mai da fare voi altri… non credo possiate avere una vita più piena della mia… io almeno oggi ho buttato la carta!
È un sacrificio? No, ha ragione Colui. Non è un sacrificio così impossibile da affrontare. Si può fare e si deve.

Quanto è bello

Ma quanto è bello il cielo sopra Milano? Ma quanto è bello uscire in cortile, fare due passi e sentire i polmoni pieni di aria fresca e pulita, come quella della montagna o quella del mare in autunno… sul molo accanto ai gabbiani. Accanto al mio nonno.
È strano respirare bene a Milano. È strano non sentire i rumori…
Certo… Si sentono solo urla delle persone che non si sopportano più…
Quelli della casa bianca hanno ricominciato… Lei è diventata ancora una donna di facili costumi e lui sempre un demente e un idiota. Così dice lei e io… sì, io ci credo, guardandolo in faccia. I bambini in cortile iniziano a impazzire anche loro… tra uno scemo passa la palla e un pugno sul braccio. D’altra parte… qui è dal 22 febbraio che si fanno convivenze forzate.
Ma quanto può essere azzurro anche qui il cielo? Azzurro… quello che ti fa ricordare di avere le montagne in lontananza… Se osi, e nessuno ti sta guardando, puoi arrivare fino all’angolo e vederle… sembrano così vicine da poterle toccare… invece se ne stanno comode a quasi due orette da qui. Eppure oggi sembra di essere lassù… sì si… lassù… come quel giorno coi compagni di liceo… Stare a mangiare in baita, tutti insieme. La prima nota di Kong at the gates parte… quanto tempo non la sentivo. Tutto, posso fare tutto. Posso persino ballare su una gamba sola. Posso farlo, eh sì , perché questa è musica che non ti può lasciare indifferente. Sembra quasi che persino i miei nervi siano scattati in piedi e che vogliano ballare con me. Ma quanto è bello il cielo, oggi, sopra Milano. E no. Non penso ad altro. Non penso a quando potrò tornare a lavoro, a quando potremo uscire e abbracciarci di nuovo. Se lo pensassi, mi rovinerei questo momento sublime della mia vita. E io no, non ho mai respirato così tanto bene nella mia città, nemmeno quando cadeva la neve.

E sì. Penso a quelli che sono rimasti fuori dalle loro case… A quelli che non hanno altra scelta, a quelli che lo fanno col cuore. Sì, ci penso. Penso che ci sarà anche il momento che potremo dir loro grazie. O forse no. Ma io ci penso.

E sì. Penso alla mia famiglia così lontana, penso ai miei amici, penso a quelli che conosco. Penso ai messaggi che ricevo, a chi si preoccupa e occupa di me e delle mie vicende.

Eh sì. Aspetto notizie. Respiro e ascolto note pazzesche. Ballo su una gamba per celebrare e stappo birre. Festeggiare, essere felici. Lo dobbiamo a qualcuno, a chi sta fuori dalle proprie case. Glielo dobbiamo. Dovere qualcosa a chi sta soffrendo o ha sofferto. La felicità la dobbiamo a loro ed è preziosa.

Il tuo nucleo

Farsi un giro. Con la mente si può andare ovunque si voglia. E si può avere tutto. Ale… dove vuole andare Ale? Ale vuole andare dove c’è casa. Il calore di casa. Quella sensazione che si sente dentro e si porta dappertutto, della protezione e del dire Che bello, sono qui. Ale vuole stare dove riconosce l’odore delle persone. E del cibo. Un qualcosa di pochi, di nucleo intimo e ristretto. E … se guardi bene Ale? Mmm… se guarda bene dentro… Ale ha dei ricordi così felici che rigenerano ogni sua cellula. Che fanno sì che la ripresa sia sempre veloce. Ricordi fatti di persone e con persone. E di odori. Di modi di fare e di dire che si scambiano col proprio nucleo. E che conosce solo esso. Lo stesso che ci si porta dietro sempre, persino in ogni gesto che si compia. E quella cosa.. che si è così e si fa così perché da qualcuno lo si ha assorbito. Solo guardando, senza insegnamenti. Gesti che solo lui , il tuo nucleo, può riconoscere. Ed essere in grado di individuare qualcuno da lontano, solo dal modo nel quale tenga la penna. O da come si scrive o come si disegna o come si faccia una firma o da quanto una penna calchi un foglio. Fare parte di qualcosa da subito. Fare parte di qualcuno da quando si nasce o anche di altri, poi. E c’è qualcuno di estraneo che può riconoscere qualcosa e avvicinarsi per dei modi di fare. Una visione anche diversa ma con certe cose che si fanno allo stesso modo. Allora si capisce quanto possa essere infinita la speranza : potrà esserci qualcuno che tramanderà anche ciò che sei tu. Io lo trovo bello. Un gesto di amore che si fa agli altri e che altri fanno a te, decidendo che ok… se vuoi donare qualcosa allora è bello e verrà apprezzato. E Ale? Dove si trova Ale adesso? Ale è a casa ed è felice.

Avanti

Il momento nel quale non lo puoi condividere il tuo dolore. No. Gradualmente arrivano notizie anche alla tua porta. Sì. Arrivano anche alla tua. Eppure la porta l’avevi chiusa bene, a doppia mandata. Nulla. Quelle notizie son riuscite a pervenire anche qui. Che cosa provi Ale? Non lo so. Provi? Non lo so. Non riesco a sentire. Mi sembra impossibile che… come e che cosa dovrei mai poter sentire? Incredulità che aleggia come la nebbia sopra al lago… ma non quella d’inverno… no. Quella di autunno. Allora sei qui seduto e guardi davanti. Accendi la televisione così fai finta di guardare. Così nessuno lo vede il tuo sguardo sperduto. Guardare avanti, per metabolizzare eventi. Perdersi in silenzio davanti ad uno schermo per pensare. Pensare di nascosto, da soli e silenziosamente. In modo composto. Come mi è stato insegnato, come ho imparato dagli eventi passati. Guardi dietro, fuori dalla finestra scostando la tenda di lino. Le luci delle case delle altre famiglie… quante … e sono tante… mai viste così tante luci qui di fronte… quante famiglie… il senso di nucleo, il senso della vita forse sta proprio dietro quelle finestre. Ma io ora non so bene. E guardo avanti.

Anime gemelle

Corsa in farmacia… vitamina d… caspita ho dimenticato di farmi fare la ricetta… me la daranno? Sì, me la daranno, me l’hanno già data, si può prendere senza ricetta, me lo ricordo. Caspita e la ricetta per l’altra? Caspita… dove l’ho messa? Quella no, senza no che non me la danno. E i farmaci della sclerosi basteranno? Fin quando arrivo? Boh… dove le ho nascoste… Un mese, ancora un mese assicurato. Apro l’agenda. Ma tutte queste ricette da dove son saltate fuori? Ho davvero tutto questo arretrato da prenotare? Segnato.. che cosa avevo segnato di fare oggi? Caspita… ma dove ho la testa? Risonanza. Avevo segnato di prenotare la risonanza. Bene. Pericolo sfiorato. Mica mi metterò a prenotare una risonanza in questo periodo…. Eh no. La segno per il prossimo mese quando tutto questo si darà una calmata… che bello… tiro un sospiro di sollievo e posso continuare a dire Sai che c’è? Ci penserò poi. E le mail? Da quanto non le leggo? Aism… uno, due, tre, quattro… Caspita…. che cosa vorranno mai dirmi di tanto urgente? Attenzione, attenzione, voi immunodepressi fate attenzione. Ah… vero… dovevo fare gli esami del sangue tassativi per il controllo del farmaco… mica mi metterò a farli proprio adesso… tassativi… che brutta parola poi… Sai che c’è? Posticipo anche quelli: voglio stare in pace. Si è fermato tutto. Mi fermo un po’ anche io che ho bisogno di uno stop. Ci sono cose più importanti alle quali pensare. Bene. Respiro. Tiro un sospiro di sollievo. Mese di stop anche per me. E magari si ferma un po’ anche la mia compagna di avventure. Mmm… no. Lei no. Lei odia starsene a guardare… Lei odia non fare nulla. Lei deve agire sempre e comunque… Mmm… ora capisco… ci siamo trovate. Stessa visione della vita. Se anche lei ridesse beffarda… Sì, saremmo anime gemelle.

Caro Romano

Lo pubblico. Lo conoscevo? No. Non conoscevo il signor Romano. Conosco qualcuno che è stato portato via nello stesso modo: solo. È questa la vera tragedia in questo momento: le persone vengono portate via da sole, hanno paura da sole, affrontano cose da sole, soffrono da sole e muoiono da sole. Esatto sole. Senza nessuna faccia amica accanto che possa rendere tutto un po’ più dolce. La negazione di morire stringendo una mano… la trovo una cosa triste. Eppure è così perché deve essere così in questo momento. È triste dover dire Ciao. Sapere che qualcuno che ami si trovi lontano da te e magari ti pensa e magari ha paura. Terribile. Allora io stasera mi aprirò una birra e saluterò in questo modo il signor Romano che nemmeno conoscevo.
Trovarsi soli e sentirsi soli è una delle cose più tristi che possano esistere. Se qualcuno mi legge da un po’ e dovesse ricordarsi qualcosa… ecco parlai di quel periodo così buio della mia vita… Sentirsi soli e abbandonati fa schifo.

Dalle mie prigioni

Cronaca dalle mie prigioni… Sto spostando mobili e pulendo libri… Ed è così che saltò fuori la reliquia delle reliquie… Abitante in precedenza a casa del nonno che se lo lesse così tante volte da saperlo a memoria… E così sua nipote. La mamma e la zia ci studiarono sopra…. È qui con me perché ho assolutamente voluto la sua copia. Eccola. Ecco il mio libro preferito…

Che la notte passi presto

Sì, che questa notte passi presto. Presto. E che arrivi il mattino… lento, dolce per poi prendere forza e diventare potente e pieno di dossi, uno scossone via l’altro, un tumulto, un vortice. Che questa notte vada via veloce allo stesso tempo di una canzone punk. Ramones, rigorosamente. I believe in Miracles possibilmente.

Alla perfezione

Ci si può scontrare, per caso. O forse chi lo sa se si tratti di un caso. Sì, accade. Ci si scontra e ci si riconosce. La voglia irrefrenabile di dirsi cose, le più disparate e magari anche senza senso. La voglia di condividere un pezzo, o più, di sé. Fermarsi e avere voglia. Un appuntamento che si rivela prezioso e tu aspetti quel momento nel quale non possono che accadere cose meravigliose. Quanti chili possiamo contenere di vita altrui dentro di noi? Io credo moltissimi. Quanti chili di pezzi di vita degli altri e di loro cose intime? Moltissime. Portare qualcuno nella propria vita e nel proprio quotidiano. Avere voglia di sapere. Essere curiosi. C’è sempre tantissimo che vuoi fare vedere. Farsi conoscere e farsi riconoscere. Esserci. Esserci anche solo per dirsi un Ciao. Esserci in un’immagine che poi si porta con sé, per la giornata, per quella dopo… si porta dentro, sempre. La vita può essere anche più divertente. E ricca. Rimanere incastrati e stretti in qualcosa che sembra appartenere anche a te. C’è sempre così tanto che si ha voglia di dire. C’è sempre tanto intorno. È la sensazione che, se si rimane immobili e non si fa nulla, ecco… la sensazione di aver perso qualcosa come se non potessi diventare migliore. Allora mi fermo, osservo le persone. Le guardo da fuori. Ci sono immagini che sarebbero da fotografare ma poi penso… no. Va bene così… le porto dentro e me le ricorderò alla perfezione.

Si fa

Rinchiusi in un recinto.
che magari non ci esci mai
ma se te lo impongono
allora vuoi uscirci per forza.
come con quel muro..
decidersi in fretta se stare di qui o di là.
Non importa dove si vada a finire
importa con chi.
Ma chi non riesce a raggiungerti?
Chi non arriva in tempo?
Eppure si fa.
Si fa per i fragili. Si fa per chi ha bisogno. Si fa per dare una speranza.
Allora ci sto. Eccome.
Allora aspetto.
Allora resto.
Allora reggo.

Dotazione

E quel momento, nel quale si allontanò dalla realtà. Vide le cose come fuori dal suo corpo. Come se quell’evento così tragico non potesse davvero essere esistito. Come se tutto si fosse per un attimo bloccato. Ci sono persone assolutamente negate per le emergenze e ci sono quelle che si buttano senza pensare e sanno che cosa debbano fare. Certe cose non si imparano. Si affrontano e poi si può capire come si è fatti. Si riprese, dopo quell’attimo; nonostante fosse come tagliata in due e dilaniata dal dolore. Capì bene quanto si trovasse al momento sbagliato nel luogo sbagliato.

Ale… Ale… ci sei? Ale sapeva che cosa dovesse fare… chi glielo aveva insegnato… Nonno nonno… ne sai qualcosa tu? Ale era già lì in un lampo anche se proprio non lo sapeva che cosa potesse fare. Agire, quello sì. Cercare gli strumenti nel minor tempo possibile e agire.

La domanda, sempre quella. Ma… il cuore che abbiamo in dotazione può essere così tanto grande per tenere dentro tutto questo, tutto ciò che è possibile anche verso ciò che è così lontano da noi, che non fa parte della nostra sfera più intima e vicina? Sì. Sì, sì, lo è. Allora guarda verso il mondo. Ecco. Continua a scambiare cose. O pensieri. O emozioni.

La piccola

Essere la figlia più piccola, la sorella minore e l’ultima nipote. Ecco, si rimane sempre così. La più piccola, quella alla quale si dedicano più protezioni e che si prende gli abbracci e i baci di tutti poiché, mentre gli altri crescono, tu no. Sei sempre piccola, non solamente la più piccola. Gli altri, quelli che sono sempre i più grandi di te, pensano che tu sia stata la più fortunata… Sì, hai avuto tutto, godendo dei privilegi per i quali loro hanno lottato tanto. È vero. Tutto vero. Non è una colpa nascere prima o nascere dopo. Una fortuna? Per quanto mi riguardi, sì, è così. Diciamo che gli affetti li ho anche ricambiati tutti. I baci li ho sempre ridati e negli abbracci mi ci sono sempre infilata dentro, senza alcun tipo di vergogna, nemmeno in quell’età balorda che si chiama adolescenza. E ora? È ancora così. Sono sempre la piccola. E che ama i regali, le sorprese, i biglietti… E quando la vanno a trovare e le portano qualcosa… è felice. Poi arriva quel momento nel quale i grandi si rendono conto che, forse, sei cresciuta anche tu. Ti occupi di te senza chiedere nulla, vai dai medici, vai in ospedale, vai a fare le terapie, parli con tutti e fai domande. La piccola è cresciuta. Dicono che la piccola sia la più tosta di tutti. La più piccola… una bimba che fra poco compirà quarantadue anni.

Il regalo odierno per la piccola Ale.

Una carezza sulla testa. Solamentesm

Alessandra è una ragazza di Milano. Porta i capelli a caschetto, senza frangia. Ha la sclerosi multipla e parla tanto, a volte anche troppo. Alessandra parla tanto e scrive molto e ha la sclerosi multipla… l’avevo già detto?

Eh sì. Un qualcosa in più da aggiungere alla lista. È questo: un qualcosa in più. Se sei carina lo sei anche con la SM. Se sei poco carina lo sei anche con la SM. Se hai la SM e sei antipatica o sgarbata ecco… resti un’antipatica o una sgarbata con la SM.
Volete sapere la verità? A qualcuno Alessandra è iniziata a stare simpatica dopo essersi ammalata di SM… ma non si fa…. i conti non tornerebbero. Se la consideravano antipatica… dovrebbe esserlo anche con la SM: è la matematica. Ma a volte alle persone basta quel qualcosa in più per giudicare e cambiare, in un attimo, l’opinione . L’ultima cosa che un malato vorrebbe è suscitare pena. Ma purtroppo capita; le persone non lo fanno apposta… a volte vorrebbero essere di aiuto o far sapere di esserci… purtroppo a volte può venire loro male. Questa cosa Alessandra la percepisce quando, ad esempio, le danno delle carezze sulla testa… Perché? Non ha più sei anni. La carezza sulla testa non si dovrebbe ricevere, almeno dalla maggiore età in poi. Apprezza quando la aiutano. I suoi colleghi lo fanno spesso e lei ne è grata. Se hanno qualcosa da dirle lo dicono e se c’è da litigare non si fanno problemi. E la aiutano, senza farglielo pesare. E nessuno di loro le ha mai accarezzato la testa.

UNA CAREZZA SULLA TESTA.

Meraviglia

Io lo penserei… chissà che cosa fa tutto il giorno a casa, una volta che finisce di igienizzare da capo a piedi, persona, cose, vestiti, oggetti… Faccio. Penso. Leggo. Scrivo. Provo emozioni. Questo faccio. Soprattutto riesco a provare qualcosa dentro benché sia in casa. Provo. Sento. Mi sento.
L’emozione di un messaggio.
L’emozione delle parole degli amici, da Miami a Sarajevo. Che succede a Milano? Come stai Ale?
Si può dire altro quando sai che qualcuno abbia speso un pensiero per te? Sapere di aver fatto qualcosa. C’è chi lo ha chiamato addirittura qualcosa di speciale. Mettere insieme persone assurde che tra loro non si guarderebbero nemmeno ma metterle insieme anche solo per una risata. E il risultato è che poi si ricordano di te. Chi avvicini tu oppure chi si avvicina al posto tuo… Perché in questi casi non è una gara. Essere nei pensieri ma non in modo costante. Pensare o ricordare grazie a un anello di collegamento che salti in testa. Esserci. Saltare fuori come un coniglio da un cilindro. Essere pensati. Essersi fermati a voler capire e conoscere. Io amo questo aspetto delle persone. Amo chi si ferma e abbia voglia di scoprire cose senza darsi limiti di numero. E poi mi mancano i miei colleghi… chi lo avrebbe mai detto? Eh sì… la mia famiglia costante… tutti i giorni insieme a litigare e poi trovarsi in un abbraccio o starsi accanto nei momenti peggiori che, purtroppo, colpiscono tutti, ma proprio tutti. E mancare loro come loro mancano a te. Un conto è andarsene in ferie e un conto è stare separati forzatamente e non avere sotto controllo la salute di tutti. Sentirsi e mancarsi. La trovo una cosa meravigliosa.

Grazie, davvero.

La voglia di scoprire chi c’è dietro alle parole che leggi che, a volte, sembra quasi le abbia scritte tu. No. Sono state espresse meglio di quanto potessi fare tu. Capita di imbattersi in qualcosa che ti piace. E ti lasci trasportare. Ecco: voglio restituire qualcosa, condividendo. Io sono davvero fortunata… Mi sento come riempita; ogni giorno arriva un sorso in più e, io che spreco tutto, questi sorsi no, proprio no. Questi li tengo tutti da parte e li difendo. E me li tengo. Sì, li custodisco gelosamente. Sarà che in questa pausa forzata uno resta con sé stesso molto di più. E si resta in allerta ma un’allerta precisa e puntuale. Io. .. che sono un po’ un caos e non penso troppo sulle cose e che faccio tutto d’istinto. E sono ancora piena di entusiasmo verso le persone. E di fiducia. I drammi e le ferite eterne sono lì , un po’ come il bicchiere di quella birra che finisce sempre troppo in fretta. Mentre il bicchiere è accanto a me sul bancone, penso alle persone che vorrei ringraziare per non avermi lasciata sola e avermi fatta sentire importante soprattutto in questi giorni che sono stati terribili. Grazie davvero.

Il giornale dei grandi

Ape parlava tanto. La maestra lo scriveva sempre sul quadernino: la bimba andrebbe anche bene ma parla troppo, la richiamo sempre, ma che cosa avrà mai sempre da dire?
La mamma firmava. Alessandra trattieniti un po’, la tua maestra scrive sempre la stessa cosa. Ape andava dalla maestra a far vedere la firma della sua mamma. Ah, guardi che la mia mamma ha detto che lei scrive sempre le stesse cose.
Ape faceva tante domande, era molto curiosa. Ma mamma, ma d’estate come fanno le prostitute a lavorare se vanno tutti al mare? Le prostitute? Ma tu che cosa ne sai delle prostitute? E poi se ne andranno anche loro al mare così ritrovano le stesse persone della città. Ma scusa mamma, ma se vanno al mare a lavorare, non fanno mai le ferie? Alessandra, non lo so proprio, non è che io sappia sempre tutto. Ma mamma ma tu dici sempre che quello che dici è legge e allora come fai a non sapere tutto? Senti Alessandra, ho bisogno di tempo per darti le risposte giuste, mi cogli sempre di sorpresa. Ma tu che cosa ne sai delle prostitute? Dove ne hai sentito parlare? L’ho letto sul giornale. Alessandra quante volte te lo devo dire che non è ancora il momento di leggere il giornale? Quando sarai più grande lo leggerai. Vi compriamo Topolino apposta. A me Minnie e Topolino stanno antipatici. Se salto le loro storie e mi metto a leggere Paperino… lo finisco in fretta.

E fu così che Ape venne beccata nello sgabuzzino mentre leggeva il giornale, in lacrime. Ma che cosa stai facendo? La pagina aperta era quella dei necrologi. Alessandra quante volte te lo dobbiamo dire? Devi imparare ad ascoltare.

Ape se lo legge ancora da capo a piedi e la prima pagina che legge è sempre quella dei necrologi.

Le istruzioni non si leggono, si inventano

C’è chi lo possiede quel patrimonio enorme, dentro. Forse lo abbiamo tutti, forse qualcuno ha solamente un po’ più di coraggio nell ‘esporsi . Forse tutti abbiamo voglia di tirarlo fuori ma esistono altri fattori tra i quali la riservatezza verso la propria sfera più intima. C’è chi si lancia senza paura e non per forza da un monte alto tanti chilometri. Che cosa può generare quel tuffo verso l’ignoto? C’è chi la chiama voglia di vivere. Ognuno ha la propria visione e forse quella mania di rimandare non ci fa godere appieno del momento. Il tuffo. Un tuffo nel mare, un tuffo verso qualcosa. La voglia irrefrenabile di andare a rubare… tanto, si è poi sempre in tempo per pentirsi. C’è chi si ferma per raccogliere qualcosa e si china. Sei mai stata delusa terribilmente? Sì. Ma che importa? C’è sempre qualcosa che può essere più bello ancora e che potrebbe avere ancora più forza e rimanere. Poi capita quella cosa che ti stona e ti ferma per un secondo. Vale la pena farsi stoppare? Vale la pena smettere di vivere ora se poi tanto accadrà ma più in là… e quando arriverà ce ne occuperemo. Una volta è più che sufficiente… che senso ha bissare? C’è una cosa dentro che ci ha provato a fermarmi… nulla. So che arriverà il momento che mi farà male, lo so bene. Arriverà. Ci penserò poi. Come diceva quella persona a me così cara: Le istruzioni non si leggono, si inventano.

Acqua salata

Ed è la foto che ricordo di più quando noi, donne della famiglia, ci sedevamo al tavolo, davanti alle scatole di latta colme rase di foto. Un mazzetto a testa da far girare in senso orario. Cercare un dettaglio, quello dell’appartenenza alla famiglia. Quel vestito che ho indossato anche io e che custodisco gelosamente. La tristezza che provo nel comprendere che resterà nel mio armadio e non potrò passare a nessuno. E c’è quella donna che non ho conosciuto ma dicono avesse la testa aperta completamente verso il mondo e verso la vita. Quella donna con gli occhi verdi fermata presto nella sua corsa concitata. I momenti nei quali ti ritrovi da sola, stacchi la spina con tutto il resto… Appare un’immagine e riesci ad esaltare bene i dettagli che più potrebbero piacerti. Sei felice? Vivi in modo felice? Le sento ancora nelle orecchie quelle parole del mio nonno.
Riconosco il mio sguardo in altre donne. Loro lo regalavano solamente a chi amavano. E ricordo uno sguardo malinconico… cerco quell’immagine. E altre parole mi attraversano… L’entusiasmo non si perde mai. Ci si scambiano gli occhi e persino le emotività e le emozioni. Altre parole mi ricordano di essere gentile, complice, coinvolgente e di trattare ogni persona secondo il mio modo, solamente il mio. E la foto di una bimba mentre prende a calci l’acqua salata.

Mangiar bene senza stress

Aspettando passino la quarantena, l’astensione forzata dal lavoro e questo virus, ho acquistato un bel rifornimento di libri su Amazon. Amazon è democratico e consegna anche a noi poveri appestati del Nord. Ho comprato un libro di cucina, poiché, oltre a disinfettare casa, mi sono data alla preparazione di ottimi piatti. La mia regola è quella di non iniziare due libri insieme. Però… appena ho avuto questo tra le mani… così morbido e con quel colore che mi ricorda un’ albicocca, il mio frutto preferito…
eccolo….

Mangiar bene senza stress: Due nutrizionisti ai fornelli https://www.amazon.it/dp/1650691807/ref=cm_sw_r_wa_apa_i_2NIwEbD45GKKJ

Per i libri di cucina ho deciso che farò un’eccezione: si possono iniziare sempre e comunque.
Mi sono subito lanciata sulle ricette.
Mi sono impegnata per fare questa vellutata… beh… giudicate voi…

Io ho usato i broccoli, per questo il colore non corrisponde…

Mentre aspettavo la cottura delle patate, ho letto anche tutto il resto. Gli autori sono due nutrizionisti. Parlano del cibo e delle sue proprietà ma in modo semplice e diretto anche per noi non addetti ai lavori.

Io ve lo consiglio… soprattutto per chi è in quarantena come me e vuole alzare le proprie difese immunitarie.
Buona lettura!

Guida di sopravvivenza al Cortisone. Solamentesm

Si può sopravvivere al cortisone? Sì, si può ma è dura. Prima di tutto: ringraziamolo, poiché ci aiuta nel ridurre le lesioni nuove e il riacutizzarsi delle vecchie. Che cosa accade? Il primo bolo regala un’energia pazzesca: si torna a casa e si inizia a pulire tutto quello che viene rimandato alle vacanze pasquali. Il secondo giorno si arriva in Day Hospital con le stesse gote di un tedesco bruciato sotto il sole. Il terzo iniziano le vampate e i bollori e la faccia inizia ad assumere l’espressione di un criceto che fa incetta di semi di girasole nelle sue ghiandole. Ci si può aiutare aprendo il Freezer e godendo di quella frescura: dona un sollievo immediato. Quando ti chiedono come mai hai la faccia paonazza, si può rispondere che è dovuta alla gita al mare: mai perdere il primo sole. Bere tanto aiuta a eliminare tutto quel liquido che sta cambiando le proprie sembianze. Guardarsi allo specchio il meno possibile sarebbe preferibile, soprattutto alla mattina quando gli occhi diventano quelli di Bud Spencer e si formano delle risacche appena sopra gli zigomi. Passa. Finiti i boli prescritti, dopo pochi giorni, si ritorna alla normalità. Addio criceto, addio semi di girasole, addio tedesco e addio risacche.

GUIDA DI SOPRAVVIVENZA AL CORTISONE.

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La città 3

Sono a casa da lavoro. Mi sto dando alla cucina e al controllo supermercato. Beh… Questo lo faccio sempre… A me piace girare per i supermercati, anche a vuoto. Qualche piccolo scherzetto e, se non individuo nulla, me ne vado. Lo scherzetto è sempre il solito… Buttare qualcosa a caso nei carrelli degli altri. Lo so… Non si fa e bla bla bla… Ma a me diverte sempre tanto. Credo che qualcuno in zona abbia letto il mio primo libro: ultimamente trovo anche io qualcosa di strano. Mi son portata a casa un succo al pompelmo da quattro euro bio… L’ho guardato e me lo sono tenuto nel cestello perché non sembrava male… E, infatti, non lo era. Un’altra volta ancora ho trovato cerotti e melanzane… A me proprio le melanzane non piacciono… Ma i cerotti li ho cambiati con un’altra marca e resistenti all’acqua. Sapete? Quando trovo qualcosa di non mio un po’ mi viene il nervoso… Ma mi sta bene! Comunque… Il supermercato era pieno di cose e di nuove offerte… Oggi è mercoledì e c’era il nuovo volantino. Ero una delle poche senza maschera… Tutto quello che ho comprato l’ho cucinato e già mangiato a mezzogiorno… Fra poco penserò alla cena e aspetterò domani per andare a farmi un altro giro tra i carrelli. Ah… Oggi era pieno di arance provenienti da ogni dove!!!