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Quando ho aperto questo blog non credevo potessi conoscere così tante persone speciali. Eppure è stato così. Oggi vorrei ringraziare  Cuore. Poco alla volta ringrazierò tutti. Lei mi ha aperto una porta attraverso la quale sono passata in modo naturale. Ha voluto condividere la sua vita e le sue vicissitudini con me. Ogni giorno mi domanda come sto, capisce subito quando ho qualcosa che non va. Lei c’è. Sempre. Questa cosa mi commuove perché non mi sento sola e so che c’è qualcuno che si preoccupa per me e lo fa in modo puro e spontaneo. Mi sento davvero fortunata ad avere conosciuto lei e tantissimi altri di voi dei quali,  poco alla volta,  parlerò. 

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Albero

Albero fatto…. ieri….qui a Milano si usa farlo il sette,  giorno di Sant’Ambrogio. Sono andata sul soppalco,  mi sono intrufolata in mezzo a decine di scatole e valigie e sono riuscita a trovare ciò che mi serviva. Ogni anno mi dico ” il prossimo anno quando smonto devo mettere tutto in una zona più accessibile”…. invece nulla. Quando rimetto via, lancio sopra a caso dicendomi “tanto manca un anno…. poi ci penserò”. Come tutta la mia vita,  mi dico sempre così. Mia mamma mi chiamava Rossella O’hara da piccola,  rimandavo tutte le mie decisioni a data da definire. E sono ancora così. Comunque…. scatola con albero trovata,  palline e luci trovate. Ho avuto in eredità dai nonni le loro palle di Natale,  quelle antiche di latta e vetro soffiato,  quelle che rischi di romperle solo a guardarle.  È piccolo e tenero ma diventa un signor albero. Pieno di roba da diventare precario di equilibrio,  pieno di stelle di Natale dell’Aism, le avevo prese una volta in ospedale al ritiro dei farmaci. Visto che ne vado fiera, metto anche una foto. E che possa essere, finalmente, un Natale sereno, in mezzo a chi mi ama. 

Presunta sm

Quando mi prelevarono il liquor,  ricordo la mia cartella sul tavolino. Presunta sm. Lessi e feci vedere che cosa ci fosse scritto a Davide. Davide mi  guardò e mi disse che fosse normale,  l’esame me lo facevano apposta per quello, l’indagine era proprio per scartare o confermare quell’ipotesi. Il metterlo bianco su nero mi fece già presagire quale potesse essere l’esito finale. Arrivai,  infatti,  preparata quando mi chiamarono per parlare, dopo qualche settimana. Avevo già un volo prenotato per Bordeaux. Mancavano pochissimi giorni alla partenza. Ricordo bene quel giorno. Ma sentivo la malattia già mia. La neurologa mi parlava e io pensavo che quella vacanza me la volevo proprio godere. Pensai che niente e nessuno avrebbe fermato i miei progetti o la mia voglia di viaggiare. Fu una vacanza meravigliosa. In aereo conobbi un signore col quale parlai per tutto il volo,  nemmeno mi accorsi delle turbolenze pazzesche in viaggio. Era un inizio di qualcosa e doveva essere una nuova vita speciale. 

La sorpresa

Dovevo fare colazione con Katia,  la sorella di Lidia,  la mia amica che si è trasferita a Valencia. Ero in anticipo,  stavo guardando una vetrina. All’improvviso mi si avvicina una ragazza,  la guardo e la conosco,  non è Katia anche se le assomiglia molto. Ci metto un po’ a capire che è Lidia,  proprio lei in carne ed ossa. Ci abbracciamo forte,  non la vedevo dalla scorsa Pasqua,  e chi se l’aspettava????? 

Davide lo sapeva ma ha mantenuto il segreto. Sono davvero felice…. stamattina le avevo mandato un messaggio per chiederle come stesse ma nulla. Credevo fosse ancora a letto a dormire… sono davvero felice e poi amo le sorprese. E questa è stata una meravigliosa sorpresa. 

La retta via

È un periodo della vita che mi sento come se mi avessero strappato un pezzo di carne e un pezzo di anima. La mia amica Robi,  l’anima della coppia,  mi ha detto delle cose che mi hanno fatto pensare e riflettere e, a volte,  ho bisogno di qualcuno che mi rimetta a posto. Mi ha ribadito che, se anche qualcuno mi ferisse, mai devo mettere in dubbio me o il mio valore e che non devo farmi risucchiare dalle cose negative e dalle negatività degli altri. Vero. A volte me ne scordo ma per fortuna c’è lei con quegli occhioni a fumetto a rimettermi sulla retta via. 

ALESSANDRA Chiedere scusa, questo sconosciuto.

CREANDOUTOPIE

Chiedere scusa… a chi? A quanti?

Probabilmente a tante persone. Ma ce ne è una in particolare alla quale non la ho ancora chiesta. Sarei io. Dovrei chiedermi scusa per molte cose che mi sono fatta e dolori che mi sono inflitta. Mi sono fidata di persone che già avevano messo le mani avanti dicendo che mi avrebbero fatto del male. Ma non ho ascoltato. Mi sono buttata e le cicatrici le ho dentro e fanno ancora tanto male. Così male che influenzano anche l’andamento di questa malattia balorda. Ma poi, col tempo, riesco ad accantonare. Dovrei fermarmi un momento per chiedere scusa per avere fatto in modo di ferire la mia anima. L’ho fatto più volte, sono recidiva e, ormai, imperdonabile. Così talmente tanto imperdonabile che non dovrei nemmeno accettare le mie stesse scuse. Invece lo faccio. Le accetto e vado avanti. Mi faccio promesse. Non sempre le mantengo…

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non lo so

Ho parlato spesso di una persona che mi ha fatto molto male. Una persona presente che poi è sparita come fosse un ladro. Senza dire, senza chiarire. Un amico che credevo speciale. L’ho rivisto stasera per caso. Ci siamo guardati.Mi è uscito solo un Perché? Non lo so,  dall’altra parte. Null’altro. Ma quel non lo so mi ha rimesso un po’ in pace col mondo. 

È rimasto un nome cancellato ma mi sento un po’ più in pace. 

Io&te

Ha gli occhi blu enormi e fumettosi. Un caschetto scuro con la frangetta. Ha le gambe lunghe. Ha un cuore grande dove tiene dentro me e tutti i miei casini interiori. Ogni giorno mi sta accanto in modo puro e naturale. Mi abbraccia quando mi vede e mi fa sentire parte di lei. Sono stata fortunata a incontrarla e portarmela nella vita. E lei a portarmi nella sua. So che mi legge ogni giorno,  così si tiene aggiornata sulla mia vita. Scrivo esattamente come se parlassi con lei. Sono senza filtri, qui. Anche il mio rapporto con lei è senza filtri. Sa tutto di me e quello che non sa lo intuisce. Ricordo un viaggio a Padova per vedere un concerto. Aspettavamo il treno del ritorno in un parchetto vicino la stazione. Avevamo trovato un luogo sicuro. Arrivò la polizia. Faceva controlli antidroga nel parchetto più pericoloso della città. Altro che luogo sicuro. La luce della polizia ci mostrò che stavamo in mezzo a un cumulo di siringhe. Eravamo già matte all’epoca e con gli anni questa cosa non si è mitigata. Siamo fuori di testa anche oggi che stiamo per compiere quarant’anni. 

Via di fuga

Nella tragedia c’è sempre una via di fuga. Questa foto mi fa sorridere,  lui è malato della mia malattia e le flebo sotto al sole sono sempre le migliori. Peccato che io e il sole siamo due nemici acerrimi,  altrimenti sarei stata vicina a lui a farmi passare il tempo! 

L’altra vicina

L’altra mia vicina di casa sarebbe la cristiana praticante,  va in chiesa ogni domenica. Odia tutti, però, dietro la maschera di bontà.  Mi chiede se siamo noi a mettere in vendita l’appartamento. “No”, rispondo al volo e già tento di scappare. ” Se vendete mai agli stranieri,  sono sporchi e rovinano il condominio”.  Peccato che la spazzatura fuori dalla porta sia lei a lasciarla. Peccato che la raccolta differenziata non esista per lei,  peccato che le bottiglie di vetro le metta nel bidone chiuse in un sacchetto di plastica,  peccato che le multe dell’Amsa siano dovute anche al suo smistamento approssimativo. Corro giù, vorrei volatilizzarmi, lei non molla la presa sugli stranieri. Ma come?  Per lei dovremmo essere tutti figli di Dio… Perché quelli del secondo piano, gli indiani,  li tratta come fossero assassini? Perché la cinese con tre bambini viene guardata come fosse spazzatura? 

Ho fatto bene a scrivere il libro….quasi quasi taglio i rapporti anche con lei e glielo faccio tovare in casella. Inizio a pensare che quello di sotto, che mangia aglio e cipolla come fossero noccioline, sia il migliore del palazzo.