Quel giorno lì

Oggi è proprio quel giorno lì. Quel giorno dove vieni assalita da una stanchezza indicibile, quello che ti porta le gambe ad essere come di ritorno da una scalata in montagna, anche se abiti in pianura. Alzi le braccia e…. caspita quanto fanno male i muscoli, come se portassi delle taniche piene di benzina e vorresti quasi darti fuoco. Ecco… è arrivato. Ti siedi e ti senti così spossato, stanco e dolorante che nemmeno la sedia ti può aiutare. Fai finta di nulla. Ti alzi e incominci a cucinare… qualcosa di buono, assolutamente. Perché? Perché ne vale sempre la pena.

Domani

Cammina a testa bassa…cerca di riconoscere quelle scarpe…mentre passano veloci…lei conosce bene quelle scarpe e persino la direzione che prendono…ma sembra tutto inutile. Non le trova, non le riconosce. Non lo trova. Non lo vede. Quanto lo ha sognato il momento di potersi scontrare con lui. Nulla. Eppure ha aperto bene i suoi occhi verdi. Nulla. Prosegue triste per la sua strada. Anche per oggi, nulla di fatto. Nessun caffè insieme, alcuna parola dalle labbra. Nulla. Torna a casa, sconsolata, chiude la porta dietro di sé. Gira la chiave nella toppa. Domani…domani sarà un giorno nuovo e pieno di speranza ancora.

Il medico e il malato Solamentesm

Il rapporto tra il malato e il suo medico è una vera e propria relazione di coppia. Il paziente deve affidarsi e fidarsi ciecamente del suo dottore. Dal canto suo, il medico deve ascoltare e credere assolutamente al soggetto sofferente.
Non esiste cosa peggiore del non venire creduti e questo, credo, valga per qualsiasi tipo di relazione si instauri. Nel mio caso, all’inizio di questa “avventura“, fui visitata da una neurologa che mi prese per un soggetto ansioso e mi rispedì al mittente con una ricetta di un ansiolitico. Io ero furibonda poiché sapevo bene di avere qualcosa di fisico. Quando nessuno ti crede o ti prende sul serio è cosa davvero umiliante e offensiva. Il secondo neurologo, che incontrai in pronto soccorso, mi chiese a bruciapelo “Ti droghi?“. Il mio sguardo furente e la mia faccia di sdegno risposero per me. Io so solo che non vedevo da un occhio, abbassavo la testa e venivo colpita da forti scariche elettriche, tremavo internamente come fossi nel bel mezzo di una scossa sismica, avevo formicolii alle mani e alle braccia. Non era più che sufficiente per non venire additata come ansiosa o come drogata? Volevo solamente essere creduta e scoprire, così, molto prima l’esistenza di questa malattia.

MEDICO E MALATO

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Ingordigia

Ingordigia. Il peccato capitale che mi appartiene. Sono ingorda di tutto ciò che mi piace e mi fa stare bene, sia esso un cibo o un libro. Presente quando leggere ti dà così tanto che entri ed esci da vite e personaggi che non sai più nemmeno ciò che è reale e che cosa sia accaduto realmente da quello che non lo sia? Così. Avevo un po’ abbandonato la lettura a causa delle neuriti che assalgono il mio occhio sinistro. Ho ripreso poiché ho messo a punto lo stratagemma del secolo… tengo il libro con la destra e lo leggo con l’occhio destro, non con entrambi. L’occhio destro è un portento e la mia ancora di salvezza. Se leggessi con entrambi non vedrei nulla: l’occhio sinistrato prenderebbe il sopravvento e la farebbe da padrone.

Io respiro

Corri perché vuoi assolutamente sentirti libero. Ti senti l’aria che sbatte con ferocia sulla faccia. Che bella quella sensazione. Apri la bocca e assapori… e al diavolo lo smog, l’inquinamento e tutti i gas di scarico. Apri la bocca e ingurgiti tutto. La libertà è quando riesci a non farti fregare la tua vitalità. Da nessuno. È quando corri dietro al tempo e te ne freghi se va veloce. La libertà è quando decidi di non arrenderti anche se avresti tutte le carte in regola per farlo. È quando trovi esattamente tutto ciò che stavi cercando, magari rubandolo anche solo con lo sguardo. È decidere che puoi essere anche aggressivo e poi triste quando ti feriscono. La libertà la puoi anche ritrovare quando ti riconcilii con qualcuno, magari mentre soffre.

L’ultimo sguardo assassino

Sul treno… un regionale bellissimo e pulito, prese per le ricariche sotto ogni poltrona. Mi siedo, con un’amica. Accanto a noi l’anziano che legge La stampa mi dice Scusi? Può smetterla di urlare? Urlare? Ma perché sto urlando? Si urla. Passiamo due minuti in silenzio. Nel frattempo gli rivolgo sguardi truci. Riprendiamo a parlare, il tono è basso così tanto che mi devo impegnare persino a sentire me stessa. Penso. Che cosa posso fargli? Appena arriva la mia fermata scenderò e lo chiamerò dal finestrino e inizierò a fargli le linguacce. Sorrido tra me e me aspettando quel momento. La mia compagna di viaggio ha capito e mi dice Ma lascia stare, non fare nulla e quello è grosso e ti riduce a pezzi. Lei non lo sa, io sono cresciuta a pane, wrestling e pugilato e quello era il mondo che esploravo. Menavo fratello, amici del fratello, cugino, amici del cugino e compagni di scuola. Era il mio gioco preferito, crescendo come fossi un essere maschile anche io, in un mondo, il mio, prettamente fatto di maschi. Scendiamo ma scende anche lui. Lo tengo d’occhio. La mia compagna di viaggio mi prende per un braccio e mi porta via. Mi giro, lui è lì…l’ultimo sguardo assassino e ce ne andiamo via.

La direzione

Mai come oggi mi sono sentita più felice della vita. Comunicare in modo profondo anche con me stessa. Occorre allentare la tensione per poter allontanare la paura, qualsiasi tipo di paura, persino quella che ho verso la morte. Mi son concessa un po’ di tempo. Il nonno diceva Vivi felice… eccome se lo sono…ho cose dentro di me che me lo vorrebbero impedire ma io mi scanso abilmente. Ho un dolore dentro che si è trasformato… è diventato dolce , così tanto da farmi compagnia. Ho capito: non è più una guerra.
Mi accompagno a chi ha un passo lesto come il mio… i compagni di viaggio si aiutano tra di loro. Mi giro alla mia sinistra e percepisco delle lacrime. Gliele lascio scendere e faccio finta di non accorgermi di nulla: lascio libertà nel vivere quel momento. Mantengo la direzione e il controllo e seguo la strada. A che cosa vado incontro? Ad una visione libera della vita e molto divertente.

I miei libri… il caos

Sto mantenendo il mio proposito di leggere molto di più…. sono passati 15 giorni dall’inizio dell’anno e sono già al quarto libro… ottima media direi… brava Ale! Leggere mi estranea e mi porta in mondi lontani… risolve i miei dubbi su come si scrivano certe parole… la tecnologia mi ha portato a questo…dubbi che non ho mai avuto…

Sono molto soddisfatta e sto tornando ad essere dipendente dai libri. Il problema ora sarà “come fare con la libreria che fra poco mi cadrà in testa?”. Non lo so… li accumulerò a terra per ora, poi si vedrà.

La fortuna infantile

Una decina d’anni fa ho partecipato ad un video di un’amica. Ero stata proprio brava; dovevo camminare sopra a dei ruderi tutta vestita di bianco. Mi guardai e mi dissi ” Si, va che brava Ale”. A video finito e montato, io mi ero convinta di essere la nuova Mangano, con le sue doti recitative scoperte per caso. La mia amica-regista mi disse… ” ti adoro Ale, sei proprio buffa, hai una camminata infantile che adoro e proprio questo volevo” . Bene. Bene….mica tanto. Io mi sentivo una diva e lei diceva che camminavo in modo divertente. Peggio… buffo. Effettivamente me lo dicono tutti che cammino in modo strano. Io non me ne rendo conto, a me sembra normale ciò che altri vedono buffo. Mah… Persino la mia mente è incline a vedere la vita in modo fanciullesco ma, questo aspetto, è la mia più grande fortuna. Fermarsi a vivere la vita alla giornata odierna senza farsi domande sul futuro… una fortuna con questa malattia del ‘ chissà domani come mi sveglio e se cammino ancora’. Meno male ho la testa ferma all’adolescenza altrimenti avrei passato i giorni a piangermi addosso.

Meravigliosa la mia giornata

La vita quotidiana è il mio soggetto preferito. Mi piace scrivere di questo e mi piace leggere fatti relativi a questo tema. I miei attori di riferimento sono le persone normali. Vedo tanta gente attorno a me. Non la conosco, vedo visi nuovi e mai visti prima. Eppure… eppure il mio tragitto è quasi sempre lo stesso e, probabilmente, anche il loro. Ciò mi porta ad amare la vita al massimo. Viaggio attraverso ricordi e vissuti, non solo quelli che mi appartengono. Faccio miei persino quelli degli altri. E poi li regalo. Mi sento come se frugassi nelle menti altrui. Mi sveglio e, ogni mattina, penso a quanto possa essere meravigliosa la mia giornata.

I tremazzi

I tremazzi (lo so, non è italiano ma amo chiamarli così) sono sempre dietro l’angolo e mi saltano addosso quando meno me lo aspetto. Oggi stavo benissimo…. poi hanno deciso di tendermi un agguato. Non me li aspettavo proprio. E pensare che, solitamente, amo le sorprese e le cose inaspettate. Userò troppo la macchina da cucire? E chissà se usassi quell’aggeggio per bucare il manto stradale…. sarei rovinata. Passeranno, lo so. La sensazione è fastidiosa. Tremare come se mi stesse per capitare una cosa brutta fra collo e capelli… la sensazione che si ha dentro e non se ne capisce il motivo… quell’ansia immotivata… ecco, tremo così. Come una foglia caduta sul terreno che scricchiola sotto i piedi. Ma scricchiola solo se la calpesti… ed io, in tutta onestà, non ho nessuna intenzione di restare sotto i piedi di qualcuno.

Non ci resta che ridere

“Non ci resta che ridere”. È il titolo di uno spettacolo dei Legnanesi.

In attesa dell’arrivo della 94, i miei occhi si sono soffermati su quella frase, sopra un cartellone pubblicitario. La trovo bellissima. A volte basta un piccolo particolare, nelle faccende altrui, per trarre ispirazione o per vedere migliorata la propria giornata. Come le risate di Simona, che riesco a distinguere bene anche con un muro di mezzo. La malinconia e la tristezza le voglio tenere lontane il più possibile. Sì, occorre poco per cambiare la percezione della realtà. Ci sono frasi, che intercetto nel mio raggio di azione, che mi ispirano e mi portano la mente e i pensieri verso qualcosa che mi dona speranza. Avete presente quei momenti della vita nei quali ti senti sia spettatore sia partecipante attivo? Quelli.

Happyfania…

… e fu così che la Befana sbagliò l’indirizzo della mia dimora. Domani, gambe in spalla, andrò a prendermi ciò che è mio… qui la calza non è arrivata… è arrivato, però, un vestito bellissimo che starà alla perfezione col nuovo taglio e il nuovo look. Eppure qualche dolcetto me lo sarei meritato..

Domani vado dalla famiglia e mi prendo la mia calza…

Evviva la Befana: la festa, per me, più bella. Da piccola arrivava quatta quatta… si dimenticava sempre la sua scopa nel cucinotto… ma, d’altronde, lasciava messaggi simpaticissimi nei quali ribadiva la sua non più giovane età. Che bello continuare ad essere vista come la figlia più piccola e venire coccolata continuamente anche ai quaranta e uno suonati da un pezzo.

Happyfania!!!!

La scelta

Come si misura la felicità?
Mmm…ma perché, bisogna per forza misurarla? A che pro?
Io non ho bisogno di sapere quanta ne abbia in serbo. So che, per me, ogni scusa è buona per fare festa, con qualcuno accanto che mi tenga compagnia. Mi guardo attorno: ci sono volti che esprimono in pieno la propria vitalità. Bello, no? Rimanere accanto a quei volti mi fa sentire come se stessi perdendo il contatto con la realtà … che cosa può esserci di più bello? Trovo ci sia un senso in questo: io, personalmente, ora mi sento completata. Ascolto le storie di quei volti vitali, me ne appassiono poiché mi donano colori e odori a me sconosciuti. Ecco, posso decidere se seppellire il tutto dentro di me come fosse il mio tesoro personale, oppure posso scegliere di condividere.

Senza schiaccianoci

Ecco il primo articolo del nuovo anno.
I bilanci li faccio a settembre da sempre; tornare dalle vacanze è come ricominciare una vita nuova.
Ho capito qualche cosa… voglio leggere molti più libri. Ho sempre divorato libri, in modo ingordo. Poi, semplicemente, leggevo. Ora voglio ricominciare a leggere, come un tempo. Leggevo sotto il banco di scuola e leggevo mentre camminavo e persino mentre cucinavo. L’occhio sinistrato non mi è stato d’aiuto e ho subito un arresto nel campo della lettura. Oggi avevo il mio libro in borsa. Avrò sempre in borsa il libro del momento, altro che usare il tempo per rispondere alle mail e ai messaggi. E poi voglio imparare a spaccare le noci con le mani, senza usare lo schiaccianoci.

Cena con film

Per chi è di Milano e vuole fare un’esperienza molto simpatica…

Home

L’ho regalato per Natale e ieri siamo andati.

Una cena in piscina guardando un film.

Sul film che ho scelto oltrepasso… ma visti gli orari di lavoro si poteva solo ieri…

La cena era ottima. La location pazzesca ed era tutto in stile anni 30.

Ero così emozionata prima di entrare… non sapevo che cosa aspettarmi. In quella piscina ci andavo da piccola con mio fratello. Mi sono ricordata di quella volta che ci fecero uscire di corsa dall’acqua a causa di una telefonata anonima di una bomba… Ero terrorizzata. Ero piccola e mi fiondai fuori alla ricerca di mio fratello e della mia mamma ed ero completamente fradicia, con il costume bagnato sotto i vestiti. Forse è stato, da quel momento in poi, che ho iniziato ad odiare le piscine. E già non mi piaceva andare… eppure mi facevano andare…

Con le piscine non ho fatto pace ma ieri è stato bellissimo.

Pensiero …

Sai… mi piace pensare che sia tu.
Se così fosse, sarebbe come non aver buttato via un periodo bello, fatto di cose belle e frasi da ricordare. Cose dette, a volte solamente per ferire. Ma che senso ha avuto tutto quello? Parole e conoscenze che finiscono in un cestino.. perché? Il senso del ferire… che senso può mai essere? Provare cose e doversene vergognare poiché, al di là, c’è qualcuno che non apprezza e che ha mentito e che si è mostrato come non era. Tempo perso, tempo buttato. Fermarsi non è sempre cosa buona. Ma se fossi tu… sarebbe tempo ritrovato, sarebbe come sentirsi un po’ speciali. Amicizie che si interrompono, storie che finiscono e persone che spariscono. Perché non si ha mai il coraggio di dire le cose come stanno? Siamo cresciuti, siamo uomini fatti e finiti. E poi c’è quel sommerso… chi lo procura non può capire come si possa sentire chi lo subisce. Il dolore passa ma qualcosa che stride rimane. Voltare pagina. Eliminare persone… Ma ne varrà sul serio la pena? Ci sono molte cose che non comprendo. Continuare sulla propria strada, dandosi qualche regola per non ferire gli altri e per proteggerli. E proteggersi, prima di tutto.

Un giorno

Un giorno ti trovi a camminare da solo, con le tue stesse gambe. Te la devi vedere con tante cose e devi affrontare le persone. Quel giorno arriva e tu sei lì e vai, inizi a camminare. Continui. Vieni inondato da fatti belli e meno belli. Vai, continui. Te la devi cavare, devi trovare una soluzione immediata ai problemi che ti si presentano. Sei tu. Sei la persona che è cresciuta e che si ritrova sulla strada. Ci si ritrova a far fronte ai fatti, anche più grossi di quanto si possa credere. Vai, continui. Ritrovarsi così, in men che non di dica, ad affrontare la vita. Chiedi a qualcuno la strada migliore, chiedi un consiglio a chi, ti sembra, ne sappia piu di te.

Io chiedo a lui…

Un torrente in piena

Abbiamo il senso della bellezza, innato. Veniamo sedotti continuamente da qualcuno o da qualcosa. Io, personalmente, vengo rapita dal sorriso delle persone e da chi usa le sue espressioni più belle e spontanee. Si può parlare col cuore; la parola non è così necessaria. Sfoderare tutto ciò che abbiamo di bello; far brillare di gioia i nostri occhi, così tanto da essere incuranti del loro colore. Mi fermo. Contemplo ciò che ritengo bello. Mi nutro. Raccolgo cose, intercetto persone e le conservo dentro di me. Ecco… dipendo da questo nutrimento. Vado a casa e ho voglia di ricordare ciò che ho visto e ciò che ho sentito con le mie orecchie. Continuo a scrivere. Esco da una vita per entrare in un’altra. Scrivo, come un torrente in piena.

Il regalo perfetto

Avete presente quando ricevi un regalo che è stato fatto col cuore proprio per te… per la tua persona e per ciò che sei… pensato e appropriato… un regalo talmente perfetto che ti fa anche commuovere e ti riempie il cuore?

Io amo i regali, tutti e sempre. Ma questo… è pazzesco… quasi quanto la mia Cita. La mia scimmietta me la portò, a sei anni, Babbo Natale in persona. Dorme ancora insieme a me.

Ecco. Vi presento il soggetto del regalo perfetto.

E ora vi presento il regalo perfetto di codesto soggetto. Ah… la frase che ha accompagnato il tutto è stata ” per sconfiggere le tue paure”…

Siete pronti….

Lo trovo talmente bello e geniale che, sono sicura, quando andrò nel tubo non potrò che essere felice.

Come si fa a non commuoversi? Ape è sensibile anche se non sembra.

Ringrazio il soggetto in questione, di nome Laura, perché è davvero un regalo che mi scalda il cuore.

Ah… P. S. …ma almeno fosse così bello davvero il neurologo…

Tornare al passato

Si ritorna nei propri luoghi rimanendo un po’ ancorati al passato e ai momenti vissuti. Tornare è bello. Tornare con la mente ai luoghi visti, con lo sguardo aperto e pronto a cogliere le cose belle. Lo sguardo di un bimbo davanti ai regali che trova sotto l’albero. Quello sguardo felice e incredulo davanti a quella magia che qualcuno crea per lui. Lo sguardo scintillante, la bocca aperta che non è in grado di proferire parola alcuna. Vedere la felicità altrui e farne parte, esserci. Quanto può essere bella la vita, quanti ricordi si creano e saremo pronti a portarceli dietro per sempre. Ecco… lì si rimane aggrappati, con forza, al nostro vissuto.

Totò e Peppino

Totò e Peppino arrivano in quel di Budapest coperti come fossero in Lapponia. Totò e Peppino sono partiti da Malpensa col diluvio, pensando di trovare freddo e gelo, sempre in quel di Budapest. Neve? Non pervenuta. Qui c’è il sole e diversi gradi in più rispetto a Milano. Qui si potrebbe stare benissimo solo col golf, altro che calze e leggings termici. Totò e Peppino sono felici.

Budapest…arrivooooooo

E domani volo a Budapest! Sono molto felice… non vedo l’ora di vedere un posto nuovo, sentire una lingua diversa, toccare soldi differenti… vedere i mercatini, lo spirito natalizio e il Danubio… blu, in teoria. Se riuscissi a fare anche delle foto con questo telefono resuscitato dalle acque … non sarebbe male e ve le manderò…

Col cappello sulle 23

Santa Lucia ci ha portato la neve. È il 14 dicembre. La neve non è pervenuta e noi festeggeremo. Oggi è il compleanno del mio nonno. Sto andando al corso di inglese aspettando con trepidazione il momento del pranzo e dei tanti brindisi. Ho tirato fuori la sciarpa di lana color sabbia del nonno: è il mio vestito buono per questa occasione speciale. La mancanza degli affetti spesso mi blocca la respirazione e mi atterrisce. A volte si trasforma in qualcosa di dolce. A volte sorrido e a volte divento malinconica. Mi sento, comunque, una persona piena nel cuore; di amore ne ho ricevuto tantissimo e me lo sono preso e portato via, in modo ingordo. Lui è in quello che oggi sono. Lui è nei miei modi di dire e nel mio comportamento. Io sono quello che ho assorbito e che mi ha lasciato. Lui è la mancanza più grossa che sento. Non me ne vogliano gli altri; sono stati altrettanto importanti ma con lui c’era un qualcosa di speciale che percepivano tutti da fuori.
La sciarpa di lana, fatta dalla nonna, pizzica parecchio sulla pelle. Me la lego stretta …. manca solamente il cappello, rigorosamente sulle 23.

Il carrello di Sara

Correre da una parte all’altra della città senza nemmeno avere il tempo di guardarmi allo specchio e dirmi Ciao Ale!

Essere sempre sulle gambe e correre nonostante quel forte dolore alla gamba che mi fa compagnia da almeno due settimane.

Sto correndo dalla neurologa. Tempi da rispettare. Rispettarli ma aver sempre paura di essere in ritardo per tutto. Andare in banca e accorgermi che non c’è più. Forse sarà il caso inizi ad aprire la posta ogni tanto. Cambiare direzione in continuazione. E continuare a correre.

Oggi, nel forte vortice, ho trovato un ombrello, un guanto, un giornale nuovo, una sciarpa e un ciuccio. Li ho guardati e oltrepassati. Sara si sarebbe fermata col suo carrello e li avrebbe apprezzati.

Sorrido.

Sento Simona che ride

…e sento Simona che ride, nell’altra stanza. La sento e sorrido… quanto è bello sentire qualcuno che ride…. La sua risata la riconosco anche da lontano. È come non sentirsi soli anche se, in quel determinato momento, lo sei. Mi sto lavando le mani e la sento e me la vedo davanti… con quegli occhi enormi e luccicanti e quel suo fare scanzonato e allegro e piena di gioia di vivere, nonostante tutto. Trovarsi in quel momento esatto nel quale ti rendi conto di quanto chi rida di gusto abbia capito tutto della vita. Buttare fuori e riempirsi perché… che cosa avremo mai da perdere? Cercare di rubare solo il bello… il brutto c’è eccome e lo abbiamo tutti nelle nostre vite… Amo sentire ridere di gusto le persone. Mi rimettono in pace con tutto quello che mi scombussola dentro e mi vuole portare via. Non si tratta di non pensare ai problemi… si tratta di regalarsi la vita e sceglierla ogni giorno. Penso a Simona che ride… e sorrido…

Lettera a Babbo Natale

Lettera a Babbo Natale di un bimbo che non conosco. Nemmeno la sua mamma conosco. Lei, la mamma, era, però, accanto a me sulla metropolitana.
La sua mamma racconta della letterina alla sua amica. Ridono. Ridono come fanno le mamme, non per prendere in giro, ma ridono perché hanno il cuore pieno di tenerezza davanti a sogni improbabili e impensabili dei loro figli. Che cosa vuole il bimbetto che non conosco? Ebbene… ha chiesto a Babbo Natale di fare un giro di notte al Carrefour sotto casa… quello che rimane aperto 24 ore su 24. E un Frac… per poter essere elegante. Ho riso anche io. Ma non per prenderlo in giro… perché quel racconto mi ha riempito di tenerezza, gioia e voglia di vivere.

Ci sono storie bellissime

Io continuo a salire. Ho trovato un rifugio… è essenziale per la mia sopravvivenza. Al di là, si trova quel posto che ho scelto come casa. Apro la porta ansiosa: tutto è a posto, quasi in ordine, nonostante non sia cosa da me. Qualcuno potrebbe avere sistemato in mia assenza?
Quanti ricordi riaffiorano. A volte bastano un odore o un piccolo oggetto portato dietro per scatenare lampi improvvisi nella mente. Un rossetto rosso può fare il miracolo: la nonna se lo metteva per sé stessa e non per piacere a un uomo. Era il suo modo per creare una speranza anche nel momento più difficile. Ci sono storie bellissime che non conoscerò mai. Ci sono storie di altri che leggo, quasi ingurgitandole, per poterle mantenere vive. Io scrivo di me e di cose mie per ricordare, sperando che, anche qualcun altro, le mantenga vive con me.

La mia nonna e il budino

Qualche notte fa ho sognato la mia nonna. Mi sono svegliata molto felice. Era felice anche lei nel sogno, mi voleva insegnare come fare la fodera di una borsa. Era così bella e così attiva e agile… camminava in modo sprintoso e, a dire il vero, non l’ho mai vista così. Quanto era bella la mia nonna. E morbida. Aveva le braccia soffici e amavo toccargliele. Le dicevo sempre che sembravano della consistenza del budino che faceva il nonno. Quando il mio nonno faceva il suo budino special, lo versava sopra ai biscotti impregnati di rum e lo lasciava raffreddare su un piatto rettangolare di ceramica bianco coi fiori. Appena si raffreddava, andavo ad appoggiare sopra la mia mano. Poi dicevo “Sembra il braccio della nonna”. La nonna rideva e il nonno si arrabbiava che toccavo il suo capolavoro con le mani.

Immedesimarsi

Come si può superare un momento delicato? Si può iniziare ad uscire: respirare aria fresca è sicuramente meglio di stare chiusi in casa. A volte è buio e non si vede poi molto. Cercare un appiglio potrebbe fare la differenza. Potrebbe, casualmente, materializzarsi qualcuno, in grado di capire e mettersi nei panni dell’altro. È una grande virtù quella di riuscire ad immedesimarsi in un altro soggetto. Avete presente quel senso di fusione assoluta? Ecco, quello. Lì, in quel punto, potrebbe cominciare qualcosa di importante, come un’amicizia nuova e da difendere. Cibarsi di ricordi altrui e trovarli tanto simili a quelli che abbiamo noi nella nostra testa. La mente corre, in modo dolce, a quel passato che manteniamo fiero. E che cerchiamo di custodire in qualsiasi modo.

Famiglia numero due

Sono stata due o tre giorni senza telefono e connessioni varie causa caduta in una pozzanghera. Sono stata molto bene. Una volta avvertiti i più intimi poi mi sono tranquillizzata. Ero giù. Una giornata con l’umore a terra. Non per il telefono. Sono nata e cresciuta nell’epoca delle cabine telefoniche e dei gettoni: è stato un po’ come tornare nel passato. Ho capito molto. Non è cosi essenziale essere sempre raggiungibili. Non è fondamentale vivere connessi 24 ore su 24. Ero solo un po’ in pensiero per chi mi vuole bene e mi cerca per sapere se sto bene. Ma, per il resto, è una vita bellissima. Ho letto molto sui mezzi. Come una volta. Ho guardato alzando gli occhi. Sì, vedevo solo teste chine su degli schermi piccolissimi. Vedevo me nello stesso gesto. Da oggi cercherò di stare con lo sguardo alzato e con un libro in mano. E l’umore si è alzato. Una persona come me è sempre basita quando non si sente al top. So che capita. Ma quando capita a me è dura perché non ne sono abituata. Certo che se non rido o sorrido io non lo fa mai nessuno…. porca miseria! Sono andata a lavoro. Solo chi mi conosce bene e ha voglia di fermarsi mi ha chiesto che cosa non andasse. La mia famiglia numero due mi ha avvicinata e tenuta stretta. La famiglia numero due è formata da persone meravigliose e speciali.

Amo chi mi apprezza per quello che sono. Amo chi va al di là dell’aspetto fisico. So che può sembrare una banalità…. ma è vero. Se nasci carino vieni avvicinato con facilità. Non sai mai se qualcuno ti apprezza anche per altro. Non sai mai quanto sia vera la voglia di restare al di là di ciò che puoi regalare col tuo involucro.