Li mortacci

Entro nello studio del mio medico,  ho l’appuntamento ma ai pazienti non interessa,  loro sono arrivati prima e loro vogliono,  anzi hanno il diritto di entrare prima di me. Sono entrata e ho salutato, son stata guardata come il nemico e naturalmente non sono stata degnata di risposta, ecco, già per questo, vi meritereste di essere abbattuti con il lanciafiamme. Squadrata dall’alto in basso,  son giovane ergo sto bene ergo checifaiquinonhaidirittoenonhainemmenodirittodiavereunappuntamento. Perché gli anziani sono così? Perché ce l’hanno con te per essere giovane e per essere in salute,  sempre secondo loro, naturalmente.  Il medico mi sorride e mi fa entrare. Ecco partono gli insulti. Il medico osserva con fare allibito. Io non rispondo fino all’insulto più pesante, quello che comprende i miei mortacci. Innanzitutto mortacci vostri e poi parliamo italiano o no???  Li mortacci di cosa?  E poi siete in pensione che diavolo avrete mai da fare nella vita, potete anche aspettare muti, non avete preso l’appuntamento e poi con la scusa che siete decrepiti ne avete sempre una… ma ora che potete, non vi potete godere la vita?  Li mortacci a voi. 

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Coda di paglia

Appena mi erano arrivate a casa le copie cartacee del mio libro, ho iniziato a fare foto,  io col libro, io e la mia amica Robi con il mio libro in mezzo,  il libro da solo,  due copie sul tavolo e chi più ne aveva ne metteva. Decido di mettere come foto profilo WhatsApp io, il cinico e la mia amica Robi,  i miei due gioielli. Mi arriva un messaggio della mia vicina… Ale ma hai scritto un libro?  Si… inizio a tremare… Che bello, lo compro….No no aspetta te lo volevo regalare io… appena ho la copia per te ti chiamo e te la regalo… tolgo la foto,  sperando che tutto possa cadere nel dimenticatoio. Fatto sta che il tempo passa. Quando apro la porta e sento che sta per uscire anche lei,  bè ecco,  lei si richiude dentro e aspetta che io me ne vada. Credo lo abbia comprato,  forse si è riconosciuta in qualcosa e offesa. Probabile. C’era da riconoscersi e c’era anche da offendersi. Ora temo di vederla faccia a faccia e mi comporto come lei,  se sento che sta per uscire, mi richiudo dentro a quattro mandate e aspetto se ne vada. 

Paura

Ci sono tantissime cose delle quali ho paura. Troppe. Ho paura degli spazi chiusi,  ho paura degli ascensori,  ho paura del tempo che passa, della mia faccia che non è più quella di dieci anni fa. Ho paura della morte, forse più di quella degli altri  che della mia. Ho paura un giorno di alzarmi e trovarmi sola.  Ho paura di svegliarmi e scoprire di avere perso altri pezzi di me. Una lesione ha colpito la parte sinistra del mio testone e ho difficoltà nel linguaggio. Faccio fatica con la pronuncia, alcune parole mi escono a caso, alcune le perdo nella memoria per troppo tempo. Ricordo che il mio nonno, con una forma di Alzheimer, noi non lo capivamo più. Comunicava con parole sconnesse e se ne rendeva conto. Si dava dei colpi fortissimi alla testa perché non ci stava,  non accettava andasse così, si arrabbiava con la sua testa. Ora lo capisco,  prima rimanevo basita davanti a quei colpi che si dava. Dà fastidio anche a me quando  succede e me li darei anche io dei grandi colpi in testa. Per ora accetto la situazione solo perché ancora non è così grave. Non ci penso a quando sarà peggio,  sono così, prendo tutto come viene.  Ma non nascondo di averne paura. Una paura che tengo lontana,  la scaccio per ora. Ho paura che la voglia che avevo di avere un bimbo un giorno diventerà una mancanza troppo forte che mi manderà in crisi. Ora va bene così, ora sono felice anche così. Ma un giorno? 

Ora mi vedo bella. Bellissima. Ora mi piaccio tanto. Nel mio periodo buio mi vedevo uno schifo. Non voglio più sia così, non voglio più passare quei momenti. Praticamente passo un sacco di tempo a vivere in modo spensierato per tenere lontane le paure il più distante possibile da me. 

Tempo

Non voglio fare pubblicità occulta,  specialmente senza venire pagata. Ma lo farò ugualmente. La tempo,  quella dei fazzoletti, ha avuto un’idea a dir poco geniale. Avete presente tutti quelli che vi hanno ferito e che pregate di non incontrare mai…  Ecco,  ora potrete pregare di vederli e offrir loro un fazzoletto…  Io ne ho quattro pacchetti con me per qualsiasi evenienza… 😀

Rossano

Ho sempre avuto un ascendente sugli anziani. Mi adorano,  non so il perché ma è proprio così. Sul tram mi parlano,  al supermercato mi avvicinano. La scusa è quella di leggere per loro le date di scadenza  o prendere qualcosa in alto perché non ci arrivano,  poi iniziano a parlare. Il mio vecchio psicologo diceva che è una cosa che si sente,  si avvicinano perché sentono che possono farlo e poi mi rubano la linfa. Questa affermazione mi aveva lasciata senza parole. Non lo so se si tratti di linfa da rubare,  ma io li attiro come una calamita. Famiglia e amici mi hanno sempre presa in giro per questa mia specialità. Fatto sta che oggi esco con il mio amico Rossano, anno 1925. Rossano è un ex campione e maestro di tip tap e un ex attore. Ha lavorato a Hollywood, conosce benissimo l’inglese, il francese e lo spagnolo. Con l’età avanzata si è trasferito a Roma. E poi a Milano. Mi racconta degli anni d’oro del teatro romano, di Cinecittà, dei suoi amori, del suo ballo. 

Un giorno mi ha detto che ha sempre dato la precedenza al suo lavoro e ora un po’ se ne pente perché si ritrova solo,  senza figli,  senza nessuno ma è stata una scelta e sapeva bene a che cosa sarebbe andato incontro. Questa affermazione mi ha colpito. C’è  una verità assoluta nelle sue parole, un’amarezza vera. Rossano è  sincero nelle sue emozioni per questo mi ha colpito e poi è pieno di aneddoti da tramandare. Inizialmente doveva insegnarmi qualche passo di tip tap ma poi si è fatto male a un ginocchio e siamo diventati amici. Ogni tanto ci vediamo. È una persona aperta e moderna nonostante l’età e ha una voglia di vivere contagiosa. Recita ancora e poi va alle mostre e a teatro,  ha sempre voglia di fare cose. 

Io e mio fratello

Io e mio fratello da piccoli facevamo delle lotte assurde, iniziavamo a fare la guerra per gioco e finivamo con l’arrabbiarci e darcele sul serio,  botte da orbi,  wrestling allo stato puro, io ero Hulk Hogan, perché ero bionda come lui,  mio fratello Mister T. 

Poi arrivava la mamma a dividerci e acchiappava sempre me. Ero la più piccola e la più furba,  quindi era sempre colpa mia,  poi ero un rotolo di ciccia e quindi più lenta,  mio fratello lo smilzo scappava velocissimo,  un secondo era lì e quello dopo già attaccato a un lampadario. Quindi le natiche arrossate erano sempre le mie ed ero sempre io messa sotto guardia del mastino. Non lo so quando abbiamo smesso di picchiarci, forse quando lui è uscito di casa. Ci siamo sempre amati molto. Ci amiamo molto. Quando da piccolo hai un compagno onnipresente in casa,  ti ami e ti odi, ci giochi un secondo e il secondo dopo ti ritrovi aggrovigliato a lui in una lotta epica. Mia madre sbraitava, non si capacitava di come, proprio a lei, fossero capitati due animali come figli, lei,  così pacata e ordinata in tutto,  anche nelle emozioni. “I bambini son tutti uguali ” le dicevano le vecchie del palazzo,  “non è mica vero,  mica tutti sono così esagitati e selvaggi” urlava lei, già in preda a un attacco d’ira. Ecco,  avere un compagno di vita da così piccoli è speciale. Si hanno ricordi unici,  che hai solo con lui,  cresci con le stesse vedute e gli stessi principi e poi, da più grande,  ti ritrovi che non è più tanto così ma i ricordi,  ecco , quelli rimangono come erano,  perché li hai solo con lui. Impari a dividere tutto anche se non lo accetti e vorresti tutto per te. Sai però che ci sarà sempre qualcuno vicino a te che sarà sempre lì per te e pronto a difenderti anche quando hai torto marcio,  non hai bisogno di farti domande,  perché sai che è lì nonostante tutto e nonostante tutti.  Mi ricordo quando, durante un gioco in casa,  io finii dentro una vetrata. Corsa in ospedale,  sangue ovunque,  un pezzo di braccio mezzo staccato,  vetri ancora addosso,  punti di sutura e i miei occhi sbarrati increduli dentro i suoi, enormi che piangevano disperati. Ero disperata nel vederlo così. 

Quando tornai a casa col mio braccio rappezzato, lo trovai lì  ad aspettarmi con un orsetto con un fiocco rosso al collo. Era per me. Ed è ancora con me,  sul mio letto. 

Storie di un cinico radioattivo

L'albero genealogico della luna

Il libro è arrivato. Non vi nascondo che ero curioso. Avrei ritrovato la stessa persona che scrive nel blog? – mi chiedevo. La stessa scrittrice irriverente, capace di rendere dei fermo immagine caustici, esilaranti, nei quali ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni dito puntato – ma alle spalle, quando uno crede di non essere visto – emerge con un nitore imbarazzante? La stessa ti mette con le spalle al muro – con i suoi pugni fragili, per un giorno, ma il giorno dopo con quelli del suo amico pugile – poeta – ?
Comincio il capitolo Lei e lui. Mi confonde con l’alternarsi di maiuscolo e minuscolo, tanto che mi chiedo quale cabala nasconda, provo infatti a leggere solo le maiuscole, poi solo le minuscole, ma non vengo a capo di nulla. É un flusso di coscienza, mi dico, dove alcune parole sono gridate, altre dette ad un tono di…

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Irina Dobnik

Qualche anno fa ho conosciuto una donna speciale. Irina è un’attrice bosniaca,  con un bellissimo viso e un sorriso che ,credo, sia il suo biglietto da visita. Ha una grazia innata e un portamento regale che me l’hanno sempre fatta percepire come una donna elegantissima e questo al di là degli abiti che potesse indossare. Qualcosa che c’è e non si impara. Domani sera sarà a Milano con un  suo spettacolo. Andrò a vederla e le proporrò un’intervista. 

Ho parlato con lei di Sarajevo e un po’ della guerra. Parla di Sarajevo con una tale magia che ti porta ad entrarci dentro, ti invoglia a conoscere e a mettere la città come prossima meta delle vacanze. 

Da piccola,  andavo alle medie,  la mia compagna di banco veniva proprio da Sarajevo. Venne a Milano con la sua famiglia per fuggire dalla guerra. Per me,  allora, la guerra in Iugoslavia era quello che vedevo attraverso le immagini dei telegiornali e dalle frasi che sentivo dal nonno “lì se non si decidono a fare qualcosa si ammazzano tutti”. Ma avevo notizie confuse,  non riuscivo a capire. Chiedevo ma capivo poco.  Il nonno iniziò a spiegarmi qualcosa partendo da molti anni addietro, ma per me era difficile capire.  La mia amica non ne parlava molto volentieri e io non chiedevo. Ma ascoltavo i racconti della sua città. Ecco,  ne vorrei sapere di più. Inizierò a leggere di più su quella guerra e anche a ricordare.  Intanto domani vado a vedere Irina e poi ve ne parlerò.

Sono viva! 

Ho pubblicato il post di Adelfone. Leggerlo mi ha dato un piacere immenso. Sembra un bestione che parla solo delle sue prestazioni sessuali invece è capace anche di essere così tenero… 

Il primo giorno di cura è stato atroce,  sembravo un’indemoniata. Dolori atroci a schiena, gambe e braccia e facevo fatica a camminare. Una tachipirina via l’altra per trovare sollievo. Stare male è brutto. Mi sono subito buttata in doccia per essere carina e in ordine ma ancora un po’ cadevo in mezzo al bagno. Sono stata davvero male e quando sto così mi sento anche sola,  sembra che nessuno ti possa aiutare. Ma il suo post e tutte le vostre parole sono state benefiche.  Oggi sto meglio. Solo tremori e stanchezza ma almeno cammino,  incerta,  ma cammino. Grazie a tutte le persone che si sono fermate a pensarmi e a mandarmi messaggi di vicinanza. Mi avete fatto bene e mi avete dato una scossa per riprendermi. Grazie a tutti.