via Le Anteprime, ovvero i tre libri

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Non sentirsi soli

Sono ormai tanti mesi che non lavoro con la mia amica Robi. Ha avuto un bimbo ed è ancora a casa in maternità. All’inizio è stata davvero dura. Guardavo il suo armadietto e mi sentivo triste e sola. Una perdita enorme, ok, momentanea, ma per due persone che vivono in simbiosi…. ecco… è stato un duro colpo. Lo so bene: è via per un meraviglioso motivo e, se voi vedeste quella piccola palla di lardo, capireste che è proprio così. Io e lei siamo sempre state insieme. Lavorare insieme e aver sempre un sacco di cose da dirsi. Sapevamo entrambe come lavorava l’altra e non avevamo bisogno di organizzare nulla, è sempre stato tutto suddiviso in modo naturale. Le altre colleghe avrebbero avuto tutto il diritto di darmi un bel calcio nel sedere e di isolarmi. Così non è stato. Mi sono state accanto. Tutte. Non mi hanno mai fatta sentire sola nemmeno per un secondo. Ho approfondito legami e stabilito rapporti importanti. Ho riso tantissimo e, con qualcuna di loro, ho anche condiviso qualche lacrima. Ho imparato a lavorare anche con altre persone, mi hanno dato un’opportunità e io l’ho data a loro. Ogni tanto una scossa al tran tran va anche data, non che non sia abituata ad averne nella vita, ma nel lavoro mi era successo meno. Sono felice. Ho cose, persone e rapporti nuovi nella mia vita e va bene così. Mi sento proprio bene.

Prove

Ho visto tante cose, alcune straordinarie. Alzo gli occhi. Guardo. È impossibile non spaventarsi o non avere paura, si impara a gestirla, però. Spesso ho superato il mio limite uscendone esausta. Ma ci sono riuscita. Tutto è rimasto esattamente come era, nulla è cambiato, a parte me. Sono stata determinata e mi sono sentita orgogliosa. Mi sono messa alla prova ed è stata una sensazione incredibile. Un po’ come fare un incontro insolito, quando meno te l’aspetti. Serve, per ridurre i problemi al minimo. Si diventa fragili e bisognosi e dipendenti emotivamente. Occorre fare le mosse azzeccate, anche in modo graduale. E occorre non perdere mai l’entusiasmo.

La fata degli insetti

Mi capita, a volte, di lavorare a stretto contatto coi bambini. Anzi, questa volta, sono più adolescenti che bimbi. Si vede che sono rimasti piccoli da come guardano un cioccolatino. Il sorriso che esplode sul viso e un bacio perugina che sparisce in un lampo in quelle fauci fameliche. Mi hanno dato un soprannome: sono la fata degli insetti. Questo grazie ai miei tatuaggi. La mia collega è la fata della moda per via dei suoi capelli. Sono geniali. Creano il caos e ridono tanto. Questa è una cosa buona. Lavorare insieme a loro, in questo periodo antipatico per me, è salutare per la mia persona. Mi tengono allegra e mi mostrano la loro vita piena di speranze verso il futuro. Mi piace stare in mezzo al caos, mi fa compagnia e non poco. Le altre colleghe urlano disperate per farli stare in silenzio. Io mi sento viva.

Fata degli insetti con Fata della moda

Io

Se non ci si butta nelle cose non si può mai sapere come sarebbe potuta andare. Mi guardo da fuori mentre mi butto. E vivo ciò che faccio, in pieno. A volte mi sento come in un momento magico. A volte meno, a volte molto meno. Ci sono cose che fanno molta paura. Ci si può provare ugualmente e imparare a gestire ciò che sembra più grande di noi. Faccio un bel respiro e, mentre lo faccio, penso a ciò che ho passato. Sorrido. Anche delle cose che sembrano difficili. Un momento perfetto per emergere. Da cosa? Da sé stessi, ad esempio. Mi osservo. Guardo le mie mani. Non tengo le persone a distanza, imparo a conoscerle perché ne vale quasi sempre la pena. E conosco me, sempre un po’ di più. Penso che sono piena di cose per le quali voglio vivere benissimo.

Momenti

Siamo tutti bisognosi di qualcosa. In questo periodo vorrei un po’ di serenità. Vedere chi ami stare male è sofferenza allo stato puro. Se poi non puoi fare nulla è peggio. Vorrei accollarmi quel momento. Vorrei stare male io, sono abituata a difendermi dal mio stesso corpo. Dover stare in quella dimensione del non poter fare nulla… È difficile. Sento che me ne vorrei scappare lontano, il senso della fuga è quel momento nel quale credi di poter stare meglio. Ma poi si rivela non essere così poiché le cose stanno là , ubicate dove non dovrebbero. La vita è fatta anche di questi periodi. Va bene, si accettano. Sono grande, dovrei far fronte ai pericoli. So far fronte ai miei. So, conosco. Sono miei. È più facile tenermi a bada soprattutto perché sento che dentro di me ho una fonte inesauribile di energia e voglia di vivere e riuscire a farlo anche piuttosto bene.

Senso di orientamento

Non occorre essere amici intimi per stare bene. Si può essere amici per un tempo brevissimo e passare momenti che vorresti non finissero mai. Eppure durano poco come fossero rapidi passaggi. Vivere momenti belli che non dimenticherai e ricorderai con piacere. Anche se, sai già, non rivedrai le stesse persone in un tempo breve. E comunque non si attiveranno le stesse dinamiche che si sono venute a creare. È bello vedere le persone sorridere. Momenti nei quali individui il tuo posto, un posto nel quale sei spensierato. Un posto dove vuoi entrare rapidamente poiché avverti quanto fuori possa essere pericoloso. Orientarsi affidandosi al proprio sesto senso: è un’abilità indispensabile.

Andare avanti

Stare vicino. Si può fare solo questo. Potessi inventarmi qualcosa lo farei. Togliere la sofferenza e il credere che non esista una via d’uscita. Vorrei cancellare quella sensazione della paura e del non farcela. Quale sarebbe lo scopo del dolore e del male fisico io non lo capisco. Qual è il motivo della sofferenza e del sentirci soli? Perché quella sofferenza dentro ti fa sentire solo e in uno stato di tristezza incolmabile… Arriva il momento nel quale quel vuoto si colma con qualcosa di bello? Soffrire è ingiusto. Vedere soffrire è infame. Guardare da fuori e non poter intervenire è sofferenza allo stato puro. Si può tentare di portare allegria. Si può tentare con un sorriso. Tentare. Andare avanti senza pezzi, andare avanti alleviando le pene. Andare avanti.

Errori

Si fanno errori. A volte li rendiamo pubblici come sorta di scuse. A volte no e li teniamo nascosti per bene fino a farli diventare vere scorrettezze. La punizione giusta dovrebbe essere la coscienza che si sporca. Dovrebbe. Si possono assumere le fattezze di qualcun altro: potrebbe funzionare. Fingersi qualcuno o qualcosa di diverso per sedurre e far cadere nel proprio inganno. Si danno giudizi poco lusinghieri soprattutto verso chi possiede una bellezza quasi inquietante, spensieratezza e gioia di vivere. Si sbaglia. Si può anche riparare. Ci si può ritrovare e riunire e fidarsi di nuovo, come nel passato. Impari a conoscere persone dall’immenso talento, capaci di andare oltre e capaci di chiedere o accettare scuse.