Risposta WhatsApp… Come diceva Adriano… 

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Bastian 
WhatsApp Support Team

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comunidad 2

La comunidad 1 si trova nel mio libro.  Ma questa è  la comunidad 2. Sarebbe il condominio del palazzo dove sono nata e cresciuta. Noi vivevamo a metà, al quinto piano. Di fronte a noi abitava la signora Olga. Era una signora anziana molto curiosa. Non appena uscivamo, e ogni volta che io e mio fratello uscivamo lo sentivano anche nelle cantine, lo spioncino della Olga si rabbuiava dal suo occhio vigile. Era sempre dietro la porta. Io le rubavo lo zerbino e mi ci mettevo a cavalcioni e scendevo per le scale,  tipo i Niagara Falls,  gioco che amavo al Luna Park de l’Idroscalo. Si saliva con la scala mobile fino in cima, ti davano dei tappeti e con quelli scivolavi giù lungo lunghe onde. Mia mamma mi rincorreva per le scale, mi prendeva per un orecchio e mi obbligava a rimettere lo zerbino al posto suo. A volte le coprivo lo spioncino con una big buble ma poi arrivava sempre quella tirata d’orecchio che mi faceva così male che ancora me la ricordo. 

Sotto di noi la Giuly. Una fumatrice accanita di MS, le unghie perfettamente in rosso che puzzavano sempre di fumo. Ogni tanto ce  la ritrovavamo  in casa,  stava tutto il giorno da sola e si sentiva depressa. Veniva da noi,  si mangiava due o tre merendine con un bicchiere di vino e poi se ne andava attorno alle cinque per prepararsi per la notte. Appena apriva la porta di entrata una zaffata  di fumo ci avvertiva che stava arrivando. 

Al terzo piano la Mariuccia. Fumava e beveva anche lei e, quando mi vedeva, mi riempiva di caramelle, le mattonelle di zucchero che andava a prendere in un armadio chiuso a chiave. 

La guardavo sempre con occhi strani,  portava una parrucca improbabile perché aveva pochi capelli e la fissavo per capire come facesse a starle su. Era brutta come il peccato ma, in balera,  si era trovata un fidanzato di tantissimi anni più giovane. 

All’ottavo la zia Vittoria. Una donna imponente,  molto buona, indossava sempre giganti occhialoni da sole. Ogni tanto mi stringeva al petto e aveva un seno enorme che quasi mi soffocava. Queste improbabili donne si ritrovavano sempre a parlare e sparlare ogni volta in una casa diversa,  anzi,  quasi sempre nella nostra. 

Donne che nemmeno si stavano troppo simpatiche tra loro,  ognuna completamente diversa dall’altra per aspetto e vitalità.  Ognuna con un fatto tragico alle spalle. Ma tutte erano comunque andate avanti. Mi chiedevo, da piccola, come si potesse continuare a vivere dopo fatti tragici, eppure si poteva,  loro ne erano tutte un esempio. E me le ricordo ancora nonostante siano passati più di trent’anni.

 giochi d’infanzia

Raccolgo la ‘sfida’ di

https://lecosedav.wordpress.com/
L’ho già detto più  volte,e chi mi conosce lo sa bene, sono un maschiaccio, sono cresciuta come tale e, con un fratello più grande, i giochi più belli,  per me,  erano sempre i suoi. Glieli rubavo e lì  iniziavano le lotte e le botte da orbi…  da piccoli guardavamo la wrestling con la cronaca di Dan Peterson e, proprio grazie a lui,  siamo diventati due grandi lottatori. Io aggiungevo anche i morsi,  essendo più piccola e più bassa. Non mi soffermo sui punti di sutura,  le ossa rotte e le corse al pronto soccorso. 

Ecco… I miei furti erano tra gli Exogini….il mio preferito, e  quello più ambito, era Medusa. 

Lo volevo a tutti i costi e, anche alle elementari,  mi pestavo per averlo. 

Ero riuscita ad averne tantissimi… mi sembra addirittura sette. 

La mancanza più grande è  stata nel non avere mai ricevuto la pallamatta.

Tutte le amichette la avevano. Io la volevo. Mai pervenuta. Dicevano aveva gli occhi troppo fessi per essere un regalo intelligente. Ma perché mai?  L’ho sempre desiderata ardentemente. Nulla.  

L’unico regalo adatto a una bimba è  stato un cicciobello indiano. Parlava. In teoria.  Mio fratello,  con la mania dello smontaggio, aveva tolto e rimesso non so bene cosa. La mia indianina non ha mai emesso suoni. Poteva anche finire diretta nella spazzatura. 

Ci sarebbero altri giochi che ricordo con gioia ma non vorrei scrivere un romanzo e tediarvi☺

Dimitris addio

La vacanza è finita. Torniamo a Milano neri,  più in carne e felici,  molto felici. 

Il posto è  meraviglioso,  quest’isola è davvero magica. E poi si mangia divinamente. Una delle ultime sere una coppia di Verona ha tentato di accollarci tutta la sua negatività: il posto è sporco,  si mangia male, il telefono prende poco…  Credo che sia inutile commentare l’ultima frase. Noi siamo stati bene. Anzi molto più che bene. Le persone sono gentili,  aperte e disponibili. Dimitris è  stato fantastico,  ci ha accolti. Un punto per lui in più perché, in alcune occasioni,  mi ha ricordato il mio nonno. Torno da questo viaggio con la voglia di tornare,  con un libro sulla mitologia greca, con una conoscenza base di sirtaki, con qualche vestito in meno… 
ah…. cuoreruotante ….ancora niente cellulite😂

richiesta,denuncia

Ciao a tutti. Mi è  successa una cosa strana è volevo chiedere a qualcuno di più esperto. Un numero russo, mai visto e sentito prima d’ora, ha guardato il mio stato su WhatsApp. Questo non dovrebbe capitare… Io ho scritto anche a WhatsApp per far loro sapere la cosa e  andrò anche a denunciare il fatto non appena torno. Non tanto per me, più che altro se dovesse capitare a qualche minore, mi viene in mente la storia di Blue Whale.

Il numero ve lo lascio. 

+7 977 392-61-89

Qualcuno di voi ne sa più di me a riguardo? 

Grazie in anticipo. 

Spiaggia 

Spiaggia. Trovo il coraggio e levo la maglietta. Non è  facile accettarsi. Non mi accetto più molto. La mia pancia è nera per le iniezioni. Anni di punture a giorni alterni. Tutti i giorni. Pelle ispessita che rigetta e rifiuta l’ago. Ho, di mio, la pelle bianchissima. Piastrine basse. Questo comporta dei lividi ad ogni buco. Lividi che, in un lampo,  diventano scuri ed enormi : ho la pancia completamente nera. 

Mi spoglio,  qui stiamo toccando i 40 gradi,  anche il costume è  troppo.  Mi abituo. In spiagge italiane mi son sempre sentita un po’ a disagio. Le italiane son belle in vacanza,  in costume e abbronzate sembrano sempre perfette. Se hanno delle insicurezze bè non lo danno molto a vedere. In spiagge estere mi son sempre sentita una regina,  un po’ perché agli altri popoli non frega molto di come sei e poi perché, effettivamente,  non sono male,  mi vado bene,  molto bene. Prendo coraggio. Levo la maglia,  mi sento bella. Forse anche perché mi sento bene, sarà questo. 

Di fianco a noi sento nella mia lingua la parola schifo. Ce  l’hanno con me. Non si aspettano che possa essere italiana,  i miei colori da austro ungarica devono averli ingannati e molto bene. 

Ma io sento. Ho sentito. Anche Davide ha sentito. Lo sa bene quanto possa avermi fatto male,  faccio finta di nulla ma mi ha fatto male,  ha colpito nel profondo quella parola,  ha colpito nelle mie insicurezze,  nei miei punti deboli. 

Lo so, queste cose non dovrebbero minimamente scalfirmi, ma non è  così. Sorrido a Davide ma dentro muoio. Mi infilo la maglietta e mi sento sconfitta,  più che altro da me stessa. Davide mi dice che, nonostante faccia schifo, sono sempre la più bella del mondo.

Loro sentono. Sento un ‘oh cazzo’.

Avrei potuto girarmi e dire qualcosa anche io, di solito intervengo,  difficile che faccia passare le cose. Sarei stata più combattiva se non si fosse trattato di me. Avrei potuto dire che almeno io non ho un filo di cellulite ma ne sarei uscita ancora più sconfitta. Ti insegnano che le persone hanno prima di tutto un’anima,  che i difetti fisici non vanno né derisi né  scrutati. Penso che,  a volte,  ho deriso anche io ma solo chi mi stava tremendamente antipatico di carattere. Passa,  tutto passa,  domani qualcosa di nuovo,  bello o brutto,  ti farà comunque pensare ad altro. 

Dimitris caccia questi buzzurri!

Un regalo bellissimo

https://moonsfamilytree.wordpress.com/2017/08/01/il-libro/

Oggi ho ricevuto un regalo speciale. Mi è stato lasciato tra i commenti. Lo pubblico perché è  davvero uno scritto prezioso. 

Grazie per avermi resa felice oggi. 

ciao Ale,

ti ho appena conosciuta, anzi ho letto di te, cosa pensi, come scrivi. Forse sbagliamo, perché questa è solo una parte di noi, ma ci sono delle volte in cui intuiamo che l’altro/a è una persona interessante, o curiosa, o speciale. E poi sei la mia prima follower, perciò ho deciso di dedicarti una cosa scritta diverso tempo fa: 

Quello che so

Quello che so

è che dietro al tuo sorriso,

dietro l’ammiccare dei tuoi occhi,

dietro al tuo desiderio di vivere e di vivere fino in fondo,

nella tua mano tesa a sfiorare chiunque ti passi accanto,

c’è un segreto. 

Quello che so

è che sei quella bambina che il destino ha visitato in sogno, una notte di tanto tempo fa. 

Quello che so

è che voleva scambiarti con un’altra, identica, con le stesse trecce e lo stesso colore degli occhi,

ma all’ultimo ha cambiato idea, decidendo di lasciarti un segno, un’impronta, una specie di macchia sulla pelle, appena visibile.

Quello che so

è che da allora la tua vita non è più stata la stessa;

che sei caduta qualche volta in più,

che non sempre è andata come avresti voluto.

Quello che so

è che hai imparato a rialzarti,

che sei tornata a sorridere ancora,

e che forse altre stelle, invisibili ai più,

sono comparse nel cielo a guidare il tuo cammino. 

Quello che so

è che le cose accadono senza un perché

e che a volte abbracciamo qualcuno,

e ridiamo e siamo felici un po’,

e poi vengono altri giorni,

altri tramonti ci appaiono all’orizzonte,

altre lacrime traboccano dagli occhi,

e poi si asciugano.

Quello che so

è che un giorno di freddo pungente

tornerà a cadere la neve;

e che ci verrà da piangere

per quanto è bello il mondo,

vestito di bianco.

10 ottobre 2003

grazie di esserci. grazie di come sei. A presto.

Dimitris, un uomo solo al comando

Dimitris è un uomo gentile, certo,  un po’ troppo presente, ma gentile.  È a mia completa disposizione,  lo ha detto.  Chiedo allora. Excuse me…  Alessandra parlo italiano dire italiano. Va bene.  Senta sa mica dove vanno le persone a correre qui?  Tu metti tue cose corsa esci e vai corri. Scoppio in una risata quest’uomo è davvero geniale. 

Dimitris scusi mica avrebbe dell’alcool che devo disinfettare una ferita? Dove ferita?  Sotto al piede. Se ne va. Torna con una scatola da scarpe. Cerca qualcosa.  No.  Qualcuno portato via. Tu ora prendi piede e metti mare.  Mare buono.  Geniale.  Me lo avrebbe detto pure il mio nonno.  Rido in modo fragoroso. Alessandra ride,Dimitris ride. Tu andare per via di apoteke. Perfetto. Tra l’altro apprezzo voglia parlarmi in italiano ma io così la sto disimparando la mia lingua. Poi vado a scuola di inglese da anni e voglio mettere in pratica. Niente. 

Porto apoteke porto strada vedere.  Perfetto grazie. 

Vorrei un cerotto e qualcosa per disinfettare…  Solo cerotti da occhio può andare? Se non c’è altro ,certo che può andare. And then put your foot inside the sea. 

Perfetto grazie.  Qui la pensate tutti allo stesso modo. 

Dimitris, senta, sa ballare quella danza greca, quella del film il mio grosso grasso matrimonio greco?  Certo insegnare. Stasera ballare con me tutta sera.  No tutta no, stasera vado a un concerto,  c’è una tribute band dei Beatles. Prima ballare io e te, poi tu andare. 

Concerto fantastico,  cantato, ballato, parlato inglese, disimparato italiano e tornata ciucca tradita peggio delle mie seratone dei tempi d’oro. E stasera concerto di Elvis… c’è già uno vestito di tutto punto che si aggira per il luogo e io sono in fibrillazione. 

Dimitris,  Alessandra essere felice. 

bimba

Vide

la bimba cadere

Giaceva innanzi

Sogno realtà dentro fuori

Ferita che cuce

ancora

Il filo si strappa 

lo diceva Non sparite

Lui se ne andò volgendo le spalle 

nonostante la promessa 

Regaló quel dolore a pochi

solo a lui

Lui prese e se ne andò 

Scappò come un ladro 

dopo avere preso

Il rispetto te lo ha lanciato addosso

non vedi? 

Vattene anche tu

Scusati con la bimba

E scusati col dolore svenduto

per troppo poco

 

Stelle e strisce

Solamente una volta vidi le famose stelle cadenti. Ero a L’Aquila da un po’ di tempo e avevo trovato delle persone speciali con le quali condividere quel posto.  Gente del posto che mi accolse nelle loro vite. Gli aquilani mi colpirono. Mi aprirono le braccia in modo garbato e non invasivo. Persone simpatiche e generose. Andai su questa montagnetta con dei ragazzi del posto,  mi portai anche gli occhiali per non perdermi nulla.  Passò del tempo ma poi riuscì a vedere le stelle sul serio e non una ma ben tre. Ero felice di essere riuscita a vederle anche io,  così felice che mi alzai di corsa e finii giù per una discesa erbosa. Il risultato furono ginocchia e mani sbucciate e un paio di occhiali da buttare. Ricordo bene le loro facce tra lo sbigottito e il divertito, ai loro occhi sembravo proprio una ciulona (non trovo altro termine più adatto,  a volte il milanese ha parole perfette per rendere l’idea). Il giorno dopo, ancora un po’ zoppa e un po’ rossa dalla vergogna,  mi vennero a prendere per portarmi dall’ottico nella città di sopra. Saranno passati quasi vent’anni ma ho ancora quel vecchio paio di occhiali nel comodino come ricordo di quella città magica.