Ci sono storie bellissime

Io continuo a salire. Ho trovato un rifugio… è essenziale per la mia sopravvivenza. Al di là, si trova quel posto che ho scelto come casa. Apro la porta ansiosa: tutto è a posto, quasi in ordine, nonostante non sia cosa da me. Qualcuno potrebbe avere sistemato in mia assenza?
Quanti ricordi riaffiorano. A volte bastano un odore o un piccolo oggetto portato dietro per scatenare lampi improvvisi nella mente. Un rossetto rosso può fare il miracolo: la nonna se lo metteva per sé stessa e non per piacere a un uomo. Era il suo modo per creare una speranza anche nel momento più difficile. Ci sono storie bellissime che non conoscerò mai. Ci sono storie di altri che leggo, quasi ingurgitandole, per poterle mantenere vive. Io scrivo di me e di cose mie per ricordare, sperando che, anche qualcun altro, le mantenga vive con me.

La mia nonna e il budino

Qualche notte fa ho sognato la mia nonna. Mi sono svegliata molto felice. Era felice anche lei nel sogno, mi voleva insegnare come fare la fodera di una borsa. Era così bella e così attiva e agile… camminava in modo sprintoso e, a dire il vero, non l’ho mai vista così. Quanto era bella la mia nonna. E morbida. Aveva le braccia soffici e amavo toccargliele. Le dicevo sempre che sembravano della consistenza del budino che faceva il nonno. Quando il mio nonno faceva il suo budino special, lo versava sopra ai biscotti impregnati di rum e lo lasciava raffreddare su un piatto rettangolare di ceramica bianco coi fiori. Appena si raffreddava, andavo ad appoggiare sopra la mia mano. Poi dicevo “Sembra il braccio della nonna”. La nonna rideva e il nonno si arrabbiava che toccavo il suo capolavoro con le mani.

Immedesimarsi

Come si può superare un momento delicato? Si può iniziare ad uscire: respirare aria fresca è sicuramente meglio di stare chiusi in casa. A volte è buio e non si vede poi molto. Cercare un appiglio potrebbe fare la differenza. Potrebbe, casualmente, materializzarsi qualcuno, in grado di capire e mettersi nei panni dell’altro. È una grande virtù quella di riuscire ad immedesimarsi in un altro soggetto. Avete presente quel senso di fusione assoluta? Ecco, quello. Lì, in quel punto, potrebbe cominciare qualcosa di importante, come un’amicizia nuova e da difendere. Cibarsi di ricordi altrui e trovarli tanto simili a quelli che abbiamo noi nella nostra testa. La mente corre, in modo dolce, a quel passato che manteniamo fiero. E che cerchiamo di custodire in qualsiasi modo.

Famiglia numero due

Sono stata due o tre giorni senza telefono e connessioni varie causa caduta in una pozzanghera. Sono stata molto bene. Una volta avvertiti i più intimi poi mi sono tranquillizzata. Ero giù. Una giornata con l’umore a terra. Non per il telefono. Sono nata e cresciuta nell’epoca delle cabine telefoniche e dei gettoni: è stato un po’ come tornare nel passato. Ho capito molto. Non è cosi essenziale essere sempre raggiungibili. Non è fondamentale vivere connessi 24 ore su 24. Ero solo un po’ in pensiero per chi mi vuole bene e mi cerca per sapere se sto bene. Ma, per il resto, è una vita bellissima. Ho letto molto sui mezzi. Come una volta. Ho guardato alzando gli occhi. Sì, vedevo solo teste chine su degli schermi piccolissimi. Vedevo me nello stesso gesto. Da oggi cercherò di stare con lo sguardo alzato e con un libro in mano. E l’umore si è alzato. Una persona come me è sempre basita quando non si sente al top. So che capita. Ma quando capita a me è dura perché non ne sono abituata. Certo che se non rido o sorrido io non lo fa mai nessuno…. porca miseria! Sono andata a lavoro. Solo chi mi conosce bene e ha voglia di fermarsi mi ha chiesto che cosa non andasse. La mia famiglia numero due mi ha avvicinata e tenuta stretta. La famiglia numero due è formata da persone meravigliose e speciali.

Amo chi mi apprezza per quello che sono. Amo chi va al di là dell’aspetto fisico. So che può sembrare una banalità…. ma è vero. Se nasci carino vieni avvicinato con facilità. Non sai mai se qualcuno ti apprezza anche per altro. Non sai mai quanto sia vera la voglia di restare al di là di ciò che puoi regalare col tuo involucro.

Obiettivo

Esiste un uomo che ho stimato molto, nonostante non condividessi, spesso, le sue idee. Il tempo è passato e tanto e sono cresciuta in altezza e di età e, oggi come oggi, le idee alle quali mi opponevo, sembrano così affini alle mie di oggi. Esisteva un uomo grande con delle idee sue che spargeva e difendeva. Io di uomini così non ne ho più conosciuti. Questa cosa un po’ mi spiazza e mi fa sentire senza riferimento alcuno. Quella sensazione di smarrimento in un mondo dove siamo piccoli punti fra tanti. Si, proprio quella sensazione lì. Un po’ come sentirsi soli nonostante si abbiano molte persone accanto. Eppure di persone in gamba ce ne sono eccome… ne ho conosciute molte in ospedale che si sono prese cura di me. E che lo fanno sempre. Ognuno ha il proprio obiettivo nella vita. Il mio è sempre stato quello di assomigliare un po’ a quell’uomo là.

Fine del nocciolone

Piove. Devo andare al corso di inglese. Sono in ritardo. Mi fermo al Mac a prendere un cappuccio al volo da portare via. “Deve prendere anche la brioche, oggi promozione a un euro con brioche inclusa”. “No grazie”. “Si invece, deve”. “Ok. Prendo una brioche al cioccolato”. “C’è il nocciolone”. “Va bene. Prendo quella”. Prendo il pacchetto e lo butto in borsa. Arrivo al corso puntuale. Il maestro mi guarda. Mi scruta. “Sento un profumo dolce…” “Ma… a dire il vero lo sento anche io”. Mi ‘accusa’ di essermi messa un profumo troppo nauseabondo. “Oggi no, non ho fatto in tempo”. “Si, sei tu”. “Va bene”. Tiro fuori il libro ed ecco che esce il nocciolone. È lui il colpevole di tutto. Lo metto sul tavolo. Il maestro mi sequestra la brioche. Questa la tengo io. “Va bene”. Cosi finisce la storia della mia brioche.

Dove andare?

Come quando cade la neve

Il pavimento si ricopre

Qual è la strada?

Quale il marciapiede?

Ha piovuto tutto il giorno

Le foglie non scricchiolano sotto le scarpe

Non so dove andare

Accenno un sorriso a chi resta sorpreso, come me

Eppure è la mia città, quanto può essere anche bella la mia città

È come risvegliarsi

È come vederla per la prima volta

Per tutti, uno per uno

La sensazione forte di come le cose vadano a posto, in un modo o nell’altro. Come un puzzle, preparo le tessere e poi trovo l’incastro giusto. Le persone mi restano accanto e mi chiedono come vada. Anche loro hanno l’incastro perfetto. Ne ho tante di persone da ringraziare, proprio tante. Le mie colleghe mi chiedono come sia andata e mi scrivono; sono con me in questo percorso dissestato. Mi spronano e si preoccupano. Luigi, il mio amico speciale, mi abbraccia forte. Messaggi e mail che ricevo. Io non lo so che cosa abbia fatto di così tanto bello nella mia vita per avere attorno tanto affetto, persino da persone che nemmeno conosco di persona. Ma è come se conoscessi da sempre. Ecco. Questo post è per ringraziarvi tutti quanti, uno per uno.

Il ritorno

Eccomi… sono tornata dal tubo maledetto e ce l’ho fatta. Dopo una mezz’oretta volevo scappare ma ho resistito. Stasera festeggio. Mi metto subito all’opera per preparare una torta da portare a lavoro. C’è solo da festeggiare ed è molto meglio farlo prima degli esiti che avrò lunedì. E poi festeggerò anche lunedì qualsiasi sia il risultato. È l’unico modo che conosca per tenermi sempre su…. Festeggiare per qualsiasi cosa e per niente e soprattutto quando le cose vanno talmente male che, festeggiare, rimane l’unica opzione fattibile.

Grazie a tutti voi, tutti tutti.

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Altro appuntamento col tubo

Il venti novembre è alle porte. Domani devo entrare nel tubo per un paio d’ore. Lo so, è un esame che ho già fatto più e più volte. Ma non sono felice. Odio quell’esame. Odio starmene da sola in un posto claustrofobico per così tanto tempo. Questa malattia mi ha rotto con tutti i suoi esami che mettono la mia serenità allo sbando e a repentaglio. E dopo questo supplizio arriva il momento dell’attesa… giorni ad aspettare il verdetto. Che cosa accadrà? Avrò nuove lesioni? Arriverà il momento di cambiare nuovamente farmaco? Oggi voglio stare tranquilla e cercare di stare bene senza pensare a domani. Ma sto prendendo le pastiglie per l’allergia al liquido di contrasto con scadenza di sei ore… me ne devo ricordare per forza. No, non sono felice per niente.

Mattina

È sabato mattina. Ho il corso di inglese. Mi fermo a prendere un cappuccio take away e mi appresto a salire sul tram. Oggi sto con me e con i miei pensieri. Oggi non leggo. Oggi penso. Un modo per fermarsi e prendersi cura di sé. Lo psicologo coi pantaloni di pelle e i capelli lunghi mi diceva di fare così. Prendere un tempo, anche minimo, per sè. Lo faccio. Sì, oggi lo faccio. Oggi non corro. Oggi cammino piano e mi godo la mia grigia e nuvolosa città. Nemmeno uso l’ombrello. Oggi mi godo l’acqua sottile sul naso e il freddo che gela la sua punta. Quando il meteo inizia ad intristire il mio animo fanciullesco faccio così. E mi acquieto e mi rimetto in pace con la parte intima di me.

Almeno

Credo fossero due amiche. Credo andassero verso la stazione e credo andassero verso un piccolo viaggio assieme. Mi sembra di averlo percepito dalla grandezza dei loro trolley, tenuti stretti dalle loro mani. Erano allegre, come poche persone alla mattina presto. Sono convinta fosse proprio così. Una delle due si girò verso l’altra regalandole un sorriso bellissimo. Quante volte vorremmo che qualcuno ci mostrasse un sorriso così dolce, intimo e familiare? Io alzo la mano. Per ogni persona che ti fa male ce ne sono almeno due che ti fanno del bene. Almeno. Per una ferita ci sono almeno due abbracci. Almeno.

Come un pomodoro maturo

Quando ero piccola e fuori pioveva, la mia mamma mi metteva una mantella di plastica rossa col cappello e gli stivali di gomma abbinati. Mi vestiva spesso di rosso come la cappuccetto della favola. Mio fratello era in coordinato verde. Insieme e vicini sembravamo un pomodoro maturo. La cosa bella era che potevo entrare nelle pozzanghere e starci dentro un po’: non passava nulla. Crescendo ho provato stivaletti di ogni tipo e marca ma, purtroppo, i miei piedi si son sempre inzuppati alle prime gocce. Poi ho ricevuto in regalo degli stivaletti australiani per l’ultimo natale. Sapete? Sono quelli giusti per saltare dentro alle pozzanghere come quando ero piccola. Una grandissima soddisfazione uscirne e avere la sensazione di asciutto.

E se girassi dalle mie parti? Lo stralcio

…”Mi sentii riempire, prima di felicità e, subito dopo, di una tristezza incredibile. Iniziai a piangere disperato come un bambino, come era successo a lei quella sera nella quale tutto ebbe inizio. Ci sono sensazioni che non si riescono a spiegare e la perdita degli affetti è una di quelle. Il vuoto non si colma con nulla, nemmeno lo stare accanto alle altre persone può aiutare: è un dolore tremendo che si espande dentro.”…

Gli angeli di Ape

Ho avuto degli angeli accanto nel percorso della mia vita. La prima volta fu durante gli anni del liceo, ad un concerto. Rimasi intrappolata nella folla. Rimasi schiacciata. Fin quando arrivò un uomo che mi aprì un varco e mi urlò Via Via scappa. E riuscii a scappare. Tornai indietro per ringraziarlo ma non trovai nessuna traccia di lui. Molti anni dopo arrivò il mio primo neurologo. Capì subito che cosa avessi. Se non fosse stato per lui, probabilmente la mia malattia avrebbe avuto un andamento peggiore e, forse, a quest’ora ero ancora a chiedermi il motivo dei miei malesseri. Poi arrivò il periodo della depressione. Ne ho avute tante di persone accanto. Mi hanno sostenuta e coccolata. Ne sono uscita. E loro sono ancora lì, per me. Ogni giorno qualcuno mi sta accanto e mi regala sorrisi e risate. Ogni giorno è una rinascita. Ho trovato un amico speciale. Lui è lì sempre ed io non credevo fosse possibile trovare una persona rara anche alla mia età. Poi ci sono le persone che mi curano e lo fanno con il cuore, seguendo, forse, una specie di missione. Io sono davvero fortunata. Ho una famiglia meravigliosa che mi sostiene e una persona che, giornalmente, mi salva letteralmente la vita.

Prendo un treno

Tutto ciò che vedo è in continuo movimento. Anche ciò che c’è da sempre, e c’è ancora, lo è; si plasma e non resta immobile. Quando ti muovi hai un nuovo modo di vedere la realtà e una nuova prospettiva. Quello che amo è poter catturare gli stati d’animo, i miei e quelli altrui. Mi piace catturare emozioni e pensieri e l’effetto che può avere un momento. Mi immergo totalmente in questo. Questo è ciò che faccio e mi piace. E, intanto , mi muovo anche io tra i panorami della mia anima e tra immagini che mi portano alla commozione. Mi perdo in un luogo straordinario e ne rimango stupita. E allora prendo un treno che mi possa portare ovunque. E continuo a viaggiare.

Scrivo. E se girassi dalle mie parti?

Mi piace scrivere. Butto giù idee e pensieri di continuo. Tengo al fatto che almeno gli amici e i conoscenti leggano i miei libri. Oggi ho ricevuto un complimento bellissimo sul mio libro. Mi sono emozionata e sono stata felice. Mi sembra di avere uno scopo quando scrivo. Mi sembra sia l’unica cosa che mi riesca bene e, forse, perché lo faccio con passione. Spero e credo che si percepisca nei miei scritti. Grazie a tutti voi che mi leggete. Davvero.

Su tram

Il tram, di una mattina piovosa, diventa una camera umida e calda. Gli ombrelli tenuti fortemente e il pavimento bagnato. Stanno quasi tutti con la testa china sul telefono. Un bambino biondo e minuto se ne sta a gambe incrociate a sfogliare il suo album di figurine dei calciatori. Una ragazza si beve un cappuccino nel bicchiere di cartone. E poi ci sono io. Penso che anche oggi ho sbagliato scarpe. Non solo perché arriverò a lavoro già coi piedi fradici, ma anche perché scivolerò abbondantemente sopra qualsiasi cosa. Due signore prendono accordi per un pranzo, domenica. Io me ne sto assorta, pensando e ripensando se mi sia ricordata di prendere la terapia. Alle volte facciamo cose in maniera così automatica che nemmeno ce ne rendiamo conto. L’avrò presa? Scendo, stando attenta a non scivolare.

Corso di inglese

Sveglia all’alba per andare al corso di conversazione inglese, come ogni sabato. Mi piace andare a scuola. Mi piace fare corsi, un po’ è come tornare indietro nel tempo. Ritornare ad avere matita e foglio in mano…. scoprire persone mai viste…
La mia insegnante è una ragazza molto bella… sembra una modella e ha un sorriso bellissimo e aperto. Altro che il vecchio stalker…. ne avevo parlato… mi perseguitò per mesi, intimorendomi, e mi costrinse a lasciare il corso. Solo io potevo credere che organizzasse davvero delle colazioni in inglese. Quando quella domenica mi ritrovai al locale, io sola con lui e lui che disse…non è venuto nessuno… e io pure gli avevo creduto e mi dissi…wow posso parlare tantissimo. Poi ho capito le sue vere intenzioni … povera Ape credulona. Mi accade spesso. Credere alle persone che poi si rivelano non così speciali come avessi creduto… mi è capitato proprio ieri sera di rendermi conto di quanto io possa essere idiota, alle volte. Si impara? Ecco, questo è il punto: non imparo mai.

Guida tascabile per impediti. Adriano Dassu

TITOLO: Guida tascabile per impediti

AUTORE: Adriano Dassu

Recensione di Alessandra Marcotti.

Volete conquistare una donzella in pochi semplici passaggi? Ecco… Quello che, allora, vi occorre è una guida tascabile ben dettagliata per potere raggiungere il vostro obiettivo. Questa guida è leggera, comoda e sta ovunque, così da poterla tirare fuori all’evenienza. La copertina è morbida, per non arrecare alcun tipo di fastidio.
“L’amore è bello e bisogna conquistarselo a volte anche con fatica”… Quindi siete pronti ad arricchirvi di una seconda famiglia?
Credo sia interessante sapere che cosa l’altro sesso pensi di noi e scoprire che anche loro, i maschietti, prima del grande avvenimento quale la prima uscita pare essere, abbiano dubbi, domande e necessitino di consigli. Per questo trovo questa guida interessante per la lettura anche da parte di noi esseri di genere femminile. Tra una risata e un sorriso questo libro scorre via veloce. Da leggere sicuramente.

Filosofia di Ape

Aprire una bottiglia. Che cosa si festeggia? Nulla in particolare. Si festeggia e basta. E si brinda. A chi? A noi. Sempre e ogni giorno. Perché siamo ancora qui e perché siamo felici di festeggiare il nulla, ma insieme. Ecco. Questa è la mia filosofia di vita. Festeggiare sempre e se il divertimento non c’è allora bisogna andare a prenderselo. O crearlo. Questo occorre fare. La smania di apprendere e di creare e di leggere e di scrivere e di guardare qualche cosa. Non perdere tempo, essere ingordi di cose. Capitano fatti brutti, di continuo. Ma non per questo siamo costretti a fermarci ad aspettarne altri. Se si vuole aspettare per forza, allora lo si può fare festeggiando e brindando a sé stessi. O al nulla.

Una giornata meravigliosa

Avete presente quelle giornate dove ogni pezzo del puzzle si incastra perfettamente l’uno all’altro? Quando riesci a fare tutto ciò che ti eri prefissato di fare? Ecco. Oggi è una di queste giornate. Già da quando sono uscita di casa e il tram è arrivato non appena sono giunta in banchina… ed era persino vuoto. La coincidenza del tram successivo è stata perfetta. Sono andata in posta e ho quasi fatto tutto ciò che dovevo e avevo solo cinque numeri davanti a me. E la signora era così gentile… Ecco. Una di quelle giornate. Una giornata meravigliosa.

La vita in B/N

La vita in bianco e nero è come vivere nella scatola dei ricordi della mia nonna, tra le foto della sua giovinezza, quelle foto piccole e col bordo frastagliato. La vita in bianco e nero è vedere il cielo sempre bianco e l’asfalto sempre scuro. I contorni delle cose sono ben delineati. È come vivere dentro al Carosello, anche se, all’epoca di quello, non ero ancora nata. La vita in bianco e nero ha tutt’altro sapore. È una riscoperta del mondo intero. La vita in bianco e nero è come stare dentro i telefilm di T.J. Hooker visti dalla televisione in cucina del nonno. È come stare dentro la sua 112 spartana, senza alcun optional. Meno si ha e più si ha modo di usare la fantasia, diceva il mio nonno Pino. Nella 112 non c’era l’autoradio; c’era, però, il mio nonno che cantava le canzoni in milanese oppure le arie delle opere, ma a suo modo. Godere di ciò che si ha, tutto il resto è superfluo, persino i colori, se non li abbiamo a disposizione.

Leggere

Le giornate al tavolo a leggere il giornale. Le ricordo bene. Un’azione che mi porto dietro da quando ero piccola e che faccio ancora. Ho solo meno tempo di leggermelo tutto, dalla fine al principio. Sì, non so perché, ho sempre letto giornali, riviste e volantini dall’ultima pagina alla prima. Il nonno lo diceva Leggi come vuoi e ciò che vuoi ma leggi. Leggo. Di tutto. Una mania. Se non ho libri con me, leggo qualcos’altro, che trovo in giro. Si trovano tantissime cose da leggere, abbandonate sui sedili dei mezzi pubblici. Un po’ come quando cammini e trovi un guanto o una scarpa… che poi…il guanto singolo lo posso anche capire…ma una scarpa? Mah.

Quindi leggo. Divoro carta su carta. Per ora che ho ripreso abbastanza a vedere va anche bene… ma quando il mio occhio viene colpito … ecco …lì inizia la tragedia. Fare fatica eppure sforzarsi ma poi lasciare stare perché è davvero complicato.

La mia giocosità

Un piccolo dolore che rimane dentro perché qualcuno o qualcosa hanno deciso per te. Tu sei quella che pensa e agisce, spesso, in modo impulsivo. Sbaglia di continuo ma sempre indirizzata dalle proprie idee. Dice cose e sbraita ma sono cose sue, e poi magari chiede scusa, ma sono cose che vengono dal proprio interno. Quando qualcuno decide per te e tu non puoi far altro che accettare…non è bello. Io ho accettato tutto. La mia malattia e quelle arrivate alle persone a me care. Tutto. Ho accettato e sono andata avanti, e anche bene direi, con la solita grinta e la solita forza. Ma quando non posso essere io a scegliere ecco…questo mi intristisce parecchio. Ma accetto anche questo fatto anche se ingiusto e non credo di meritarlo. Ma sapete? Nemmeno questa cosa mi porterà via la mia giocosità e nemmeno la mia gioia. Sono io e solo io che posso scegliere se essere felice. E lo sono. Nonostante tutto, lo sono eccome.

Il sorriso

Ci sono persone che noti. Non importa se siano maschi o femmine , belle o brutte, vestite in modo che ti piaccia o meno. Ci sono persone che hanno un sorriso bellissimo e che lo usano. E allora ti viene da pensare che sia la cosa più bella che indossino, non appena si svegliano al mattino. Io noto proprio il sorriso delle persone e quanto siano disposte a farselo ammirare. Mi piacciono le persone che lo dispensano, anche da lontano. Non ce ne sono molte in giro, purtroppo, e credo sia un vero peccato. Questo è il mio e ve lo regalo perché, oggi, ho avuto una giornata bellissima.

Il saluto

Sentire caldo e poi freddo. E poi dire cose che non vengono capite e recepite. E, comunque, anche se sbagli, nessuno te lo dice perché è più comodo e semplice stare in silenzio e togliere la parola e il saluto. Togliere il saluto? Ma, senza essersi almeno chiariti, che senso ha? Eppure capita. Eppure non si è combinato qualcosa di grave. Le incomprensioni si gonfiano come fiumi in piena che poi diventano impossibili da risanare. Ho apprezzato chi si è avvicinato e mi ha detto che si era sentito offeso. Basita, ho pensato e metabolizzato… poteva essere… ho chiesto scusa e mi sono sentita mortificata, nonostante credessi di essere nel giusto. Come ci si fa a migliorare se non arriva qualcuno e si espone e ti dice che hai sbagliato? Togliere il saluto, per me, equivale a fare un errore ancora più grosso.

Il mio racconto

Ho ricevuto una mail ed è stata una grandissima sorpresa per me…

il suo COMPONIMENTO è risultato finalista del III Concorso Letterario

“100 parole, una storia – Rinascita” ed è stato PUBBLICATO nella III

Raccolta Antologica

omonima di microracconti che sarà
presentata SABATO 26 ottobre a Monterotondo dalle ore 11,00 durante
la IV kermesse letteraria “La Rentrée della MonteGrappa” presso lo
Sala Conferenze della Biblioteca Comunale “P. Angelani” nel Centro

Storico di Monterotondo.

Ecco… non vi dico la mia felicità. È bello. Una grandissima soddisfazione per me. Ora devo capire se riesco ad andare fino a Monterotondo. Mi piacerebbe tanto. Però sono molto felice.

Salita

Ricordarsi delle proprie ricadute. Tenerle bene a mente. Capire che, se sei risalito una volta, allora lo puoi fare ancora e ancora. Non si riparte mai dal punto zero. Si riprende dal punto due o dal punto tre. Sarà un po’ più veloce la ripresa se conosci a fondo quello che ti sta accadendo. Capita di individuare la persona giusta che possa essere perfetta per riportarti su, prendendoti per mano. E per mano ti guida e ti indica il percorso migliore. Insieme. È più semplice riconoscere qualcuno e fare un pezzo di strada insieme. Si può imparare da chi è venuto prima di noi. E ci si può fidare. “Che cosa posso fare per te?” Rispondere alla domanda e affidarsi ti porta piano al punto numero quattro.

Il prelievo

Mi alzo all’alba…il prelievo mi aspetta. Entro e non c’è nessuno in coda: il saccottino si avvicina sempre di più…
“Che braccia piccole che ha…
Ha paura?”
“Mmm.. no no, grazie”.
“Si volti… no no grazie non mi dà fastidio, anzi mi piace vedere il sangue che esce e ogni volta vengo colpita dal fatto che il sangue non è rosso come nel nostro immaginario, è più scuro”.
“Pronti?”
Mi sa che, qui, quello che ha paura è lui.
“Non esce nulla. È tesa? Cambiamo vena”.
Mi sembra sia tutto uno scherzo.
“Questa va. Le fa male?”.
“Tantissimo…”
“Ops… le si è spaccata la vena… dobbiamo cambiare”.
Lo guardo sbigottita. Finalmente, al quarto buco, ce la facciamo. “Stia qui mi raccomando almeno venti minuti, non vorrei che svenisse”.
Esco e scappo via, altro che svenire. Ho quattro buchi, cioè quattro cerotti e un braccio che mi fa un male pazzesco. L’unica cosa che mi ha riportato la pace è stato il mio saccottino al cioccolato.

Di che cosa parla la tua vita?

Ehi… di che cosa parla la tua vita? No, perché, sai…. ci si incontra, magari anche per caso, e si ha voglia di approfondire. Basta chiedere, a volte. Che cosa vedi? Vedo delle crepe che sembrano cicatrici.

Mi risponde.

Anche io guardo le mie cicatrici. Le conosco bene, una per una. Capisci, in seguito, quanto sia, a volte, necessario fare un passo indietro e non entrare nemmeno nelle discussioni. Mordersi la lingua per preservare sé stessi. Oggi come oggi mi sento pronto per costruire il mio mondo migliore… sento come se avessi alimentato un fiume in piena; mi scosto un pochino per non venirne travolto. Guardo, osservo.
Ci sono occhi che sanno guardare.
I miei occhi guardano. I miei occhi percepiscono le emozioni.

Come ti approcci alle altre persone?

Sorrido. Ringrazio chi mi apprezza. Ricevo qualcuno dentro di me. E sorrido ancora.

Essere nel posto giusto

…È come quando viene lasciato aperto il cancello d’entrata. Entro e visito tutto, in solitudine. Lo vedo per terra il mio profilo: sono omaggiata dal sole. Continuo. Ho ricordi, riscopro cose che non ricordavo di avere fatto. Mi vengono in mente scene vissute, ma trasformate dal tempo, in immagini diverse. Così, mi ritrovo ad incrociare i dati del mio passato. Mi fermo: questa, un tempo, era la mia zona sicura, il mio posto. Questi ricordi che sovvengono sono puri oppure sono stati intossicati nel tempo? Vedo un uomo lontano. Mi ha insegnato cose, tenendo le braccia incrociate dietro la schiena. Un uomo che parlava direttamente a me, come fossi una persona e non una bambina.Mi vengono restituite cose che ho fatto. Rivedere la mia casa… mi riprendo tutto ciò che ho lasciato qui. I ricordi e il come sono oggi sono le uniche cose che mi rimangono di quel passato. Null’altro. Tornare qui è un gran regalo che mi sono fatta. C’è gente che non conosco ma io sono nel posto giusto.

Parole

Oggi ho letto delle parole, non mie.
Ne sono rimasta colpita. Quando leggo qualcosa che mi scombussola dentro, ho sempre bisogno di metabolizzare. A volte ci vuole poco, a volte di più. Parole che mi hanno trafitta e hanno toccato la mia sensibilità. Sono parole che mi sono state regalate e io ringrazio col cuore per la fiducia… è speciale quando qualcosa ti tocca nel profondo, anche qualcosa che non esce da te ma da qualcun altro. Trovarsi su un livello molto simile anche provenendo da fatti accaduti diversi. È una cosa molto bella il ritrovarsi simili con passati e vissuti diversi.

Grazie a S.

Lo stridio

E poi c’è quel qualcosa che ogni tanto stride. Ogni tanto si fa sentire. Un dolore messo da parte e metabolizzato. Ma è lì; ogni tanto fa capolino con la testa per farsi notare. Lo noto, non si può far finta di nulla poiché sarebbe inutile. Un velo di tristezza infinita attraversa il corpo completamente. Ci si riprende, come da tutto e, fortunatamente, a volte, anche alla svelta. Io ho una cosa innata ed è quella di fronteggiare tutto, in prima linea, anche da sola se necessario. Non piango. Non mi nascondo. Affronto. Sono nata così. Quando arriva qualcosa di bello me lo prendo tutto. Vivo il momento come se non ci fosse un domani, perché, al domani, ci penserò. Oggi penso ad oggi… la cosa che stride se ne andrà, così come è venuta.

Tornare su

Il mio libro è dedicato all’ Angelone.
Nel mio periodo peggiore mi ha aiutato tanto e io non me lo posso scordare. Cerco di non scordarmi mai di tutti quelli che mi hanno aiutato e mi sono stati accanto nel mio periodo buio. Angelone era come me. Sempre sorridente ed entusiasta della vita. Poi non lo è stato più. Non c’è malattia peggiore di quella che ti fa stare costantemente in un tunnel buio e ti fa sentire come se non avessi scampo. Ho amato chi mi è stato accanto in modo silenzioso. Sono qui. Tornata alla vita e non solo grazie a me.