Passerà 🤘

Passerà.
Ah certo…. ma chi te l’ha chiesto?
Passerà… uguale a una carezza sulla testa.
Passerà… ma chi ha bisogno di sentirselo dire?
Perché?
Mica ho bisogno di certe parole… non sono una rimbambita… non mi interessa una parola del genere.
E poi… ma non mi conosci ancora?
Credi che un passerà possa essere di aiuto?
Mica ho chiesto nulla…
Passerà
Inizierò a usare questa parola anche io.
Ma dico…. lo so bene che ho una malattia del genere… e so bene a che cosa andrò incontro…
Certe parole non le cerco.
A questo punto meglio una carezza sulla testa. Meglio fare pena piuttosto che una parola del genere e nemmeno richiesta.
Passerà
Ah sì certo. Tutto passa. Non è una novità.
Non ho bisogno di paroline del genere, sono ben cosciente di ciò che ho e di ciò che mi accadrà…
Ma se non è un problema per me…
Passerà de che?
Chi se ne importa? Chi ha preteso nulla del genere?

Lilla, linea 5

Io non amo la metro, cosa nota.
Ma la linea 5 ,quella senza conducente, è bellissima.


Mi metto davanti, sempre che i posti non siano già stati rubati dai bambini, e mi guardo tutto.


Dà un senso di non claustrofobia, nonostante trattasi sempre di tunnel lunghissimo e sotterraneo.
Questa linea è tanto bella.


Ricordo molto bene la strada per il mare, verso la Liguria. Era un susseguirsi di tunnel lunghissimi. Ogni volta che si entrava in uno, avevo sempre paura che l’uscita fosse stata chiusa con grossi massi.


Avevo già una fantasia notevole.

La stessa che mi accompagna ora nelle cose che faccio.
E il problema è sempre quello: il cervello lavora troppo e non mi dà pace. E non sempre è un bene.


Mi riempio di cose da fare con giornate super fitte. E dormo poco per la smania di alzarmi ed iniziare…
E sì… sogno ad occhi aperti o mi immergo nei libri dai quali poi mi risveglio e mi chiedo oddio dove sono?
E già è una cosa che il mio cervello ha di suo….
Ma guardate….

E invece sì!

Invece sì!


C’è sempre un lato positivo altrimenti ci saremmo già dovuti sparare da tempo. Tutti quanti.


Un sorriso nelle tragedie? Sì. È cosa bella. È un gancio al quale appendersi.


Un Brindisi ai tuoi cari che non sono più con te? Sì. È un modo per celebrarli senza dover per forza intristirsi.


Una risata durante un litigio? Sì, una via di fuga dalla pesantezza.


La gioia di aver solo un occhio fuori uso e non due? Ecco. Sì.


Non avere tremori dopo la lesione peggiore? Sì.


Arrivare in un luogo lontano dopo un’ora di turbolenza? Sì… essere lontani da tutto e tutti e vedere cose nuove. O anche già viste ma in un luogo lontano son sempre una sorpresa e belle.


Sì. C’è sempre il lato bello, basta avere tutto quanto aperto per poterlo accogliere.
Siamo ancora vivi e questo dovrebbe poter bastare.


Lo so che non si può essere felici sempre e in toto… ma vedere il lato bello ti fa scordare il resto, almeno per un po’. E già anche questo è un fatto positivo: potersi scordare di tutto, anche per pochi istanti, e dire… sì sì sono felice. A me sembra la via di fuga migliore.

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 3/2021

HANNO MESSO LA FIRMA… (immagine personale endorsum) L’INVASIONE È INIZIATA! EBBENE SÌ… L’EVENTO È IN CORSO!L’OSSERVATORIO NON MENTE! NON SOLO: GLI ULTRACORPI CI INFETTANO! CHE FACCIAMO?IL LABORATORIO DA CAMPO STA PER ESSERE ALLESTITO, MA GLI SCIENZIATI PROPONGONO DI BAGNARE I PELUCHES E DI MANGIARE GLI ULTRACORPI EDIBILI.ALLA CURA SI PENSERÀ POI. NEL FRATTEMPO IL PENSATOIO […]

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 3/2021

Attenzione attenzione…

Io vi avverto…

Hanno iniziato a lasciare in giro anche i loro mezzi di trasporto…

La faccenda si fa grave…

Milano trema.

Prendo tutto

E poi arriva come una botta improvvisa, come una ventata di vento forte.
Arriva e spazza via tutto e lascia un posto grande per la ricostruzione.


Ricostruire, rinascere, riprendere in mano la propria vita.

Voglia di fare ed entusiasmo che ritornano come per magia.
Vedere persone che sorridono, anche solo con gli occhi, già dalle primissime ore del mattino.

Ma quanto è bello sentire una risata o vedere un sorriso su un volto?

Quando ti tornano la voglia di fare e condividere… ecco che ti arrivano talmente tante altre cose e  le prendi tutte, a mani aperte. Nemmeno ti chiedi il motivo… sembra tutto giusto.

Prendere. Fare incetta di ciò che non hai avuto prima.

Quanto è bello avere accanto delle persone positive?

E sì… arrivano altre cose ancora…


Prendo tutto.
Merito tutto. Qualcosa magari non la merito ma me la prendo ugualmente.

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

LE ULTIME DAL PENSATOIO! Tavoletta di terracotta con inciso l’obbiettivo della missione dell’UltraUovo (ultracorpo) – (foto personale endorsum) TROVATA LA TAVOLETTA DI TERRACOTTA CON INCISO IL NOME DEL POSSIBILE OBBIETTIVO, VISTI IN SEGUITO GLI ULTRABACCELLI E LA COMPARSA DI FORME PRIMORDIALI DI ANDROIDI, IL PENSATOIO HA RIVISTO LE PROPRIE IPOTESI A SEGUITO DI NUOVE SEGNALAZIONI… […]

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

Nonostante stiano alla guardia….

La mutazione genetica è arrivata anche qui da noi…

Non lo so se ce la faremo….

Cornice

Stai un po’ qui con me.
Un po’ di più.
Concediti il lusso di provare quel senso di nostalgia… non fa male.
Tanto sono qui: non fa più così paura.

Sembrava che aspettassi qualcosa. O qualcuno.

Io guardo in alto… vedi il cielo… come fosse incorniciato dai tetti di quei quattro palazzi.
Che senso di ordine.
Che senso di calma visiva.

Una cornice nella quale guardare panorami sublimi. Riuscirai a trovare qualche faccia in tutte quelle nuvole?

Sì, guarda in alto, anche tu. Qui è bellissimo, mi sento colpita nel profondo.
Un riflesso mi passa accanto. Va, corre, scappa come se cercasse di salvarsi.

Non riesco a vedere nulla in quel quadro…
Impegnati.
Come quando eri un bambino e le facce le delimitavi con le dita sottili.

Rifallo adesso. Con i tuoi occhi di oggi.

Potresti riuscire a vedere ancora qualcosa.

Giro tondo

Che cosa non quadra?
Non lo so, non lo riesco a vedere.


È come se stessi camminando serena su una circonferenza. Poi una piccola interruzione arriva. Che fare?
Torno indietro e arrivo dall’altra parte oppure salto e continuo?


E se cadessi? No, no. Non è una paura che mi appartiene.
E se la rincorsa fosse troppo lunga da prendere? Ce la farei?
Nemmeno questa è una mia paura.
E se al di là non ci fosse nulla? O nessuno ad aspettarmi? Ecco. Questa sì che potrebbe essere una mia paura.

Salterei.

Però… potrei saltare per me stessa.
Per mettermi alla prova, per capire che sì, sono ancora capace di saltare.
Anche se nessuno sarà al di là ad aspettarmi…


Alla fine me la sono sempre cavata in un modo o nell’altro e sarà così anche questa volta…
Se non ci fosse nessuno ad aspettarmi… andrei in giro a trovare compagnie.
E farei amicizia e conoscerei persone…
o mi metterei a guardare il paesaggio…. girando in tondo lo godrei a trecento sessanta gradi…. Giro completo anche col salto.

Nelle tasche di Ale

Ho messo in tasca tante cose.
Sto imparando…
Quanto mi piace conoscere cose nuove e vedere come lavorano gli altri.

Guardo.
La piacevolezza di un gesto ti accompagna per le ore successive. Ti dà pace, calma e ti infonde un senso quasi di benessere.
Vedere mani che si muovono e lavorano e fanno e costruiscono cose con una semplicità disarmante.
Rilassarsi guardando gesti che reputi bellissimi.
Ci riprovi, tenti di emulare.
Ti impegni.

Respiro un clima di libertà.
Sono viva…
dopo tutto quello che ho passato tra dolore fisico e giornate perdute…
Sono viva.
Questo potrebbe anche essere sufficiente ma non lo è.
Sono viva e ho voglia di raccontare la mia giornata nei minimi particolari.
Condividere ore, insegnamenti, caffè, pranzi e camminate. E avere voglia di far sapere.

Sì, sì… sono viva.
Sono Ale e sono ancora  quella Ale.
Ale deve interagire per sentirsi viva.

Nelle mie tasche? Ci siete voi.

Torno

Ho immagini di partenze negli occhi. E di addii. E ho colori e calore. E il senso del bello delle cose.


Un ciao intriso di malinconia mi accompagna nelle mie giornate. Ma ho anche tanta gioia che mi fa brindare.
Ho bellezza nel mio sguardo e nulla mi può impedire di vederla. Nessuno me la può negare. E nemmeno può mettersi in mezzo.

Dire ciao a qualcuno.
Ciao ci vediamo dopo.
Ciao ci vediamo domani.


L’attesa.

Guardo e riguardo. Tolgo le foglie eccedenti, arrivo dritta alla sostanza che rimane sempre. E permane.
Elimino gli elementi inutili, gli orpelli e mantengo la parte essenziale.


Riscrivo e ricostruisco ciò che mi è piaciuto. Rivivo momenti belli e li miglioro ma so bene da dove ero partita…


Torno.

Invasione Ultracorpi

NON CI TROVERANNO IMPREPARATI!ABBIAMO:L’OSSERVATORIO,IL BOLLETTINO DELL’OSSERVATORIO,IL PENSATOIOE TUTTE LE CORAGGIOSE E I CORAGGIOSI CHE COMBATTONO QUESTA GUERRA DI SOPRAVVIVENZA!In ordine di reclutamento: ALEMARCOTTI, ADRIANO, SILVIA, GIANNID, TONY PASTEL! EROE ed EROI! VINCEREMO! AGGIORNAMENTO! NON C’È DA DORMIRE SUGLI ALLORI, CI OSSERVANO… MA LI ABBIAMO VISTI! L’OSSERVATORIO È ATTIVO! UltraGatto con binocolo – (foto personale endorsum) […]

Invasione Ultracorpi

Oggi Osservatorio chiuso per Covid. Stop.

Nessun problema. Stop.

Trovato planetario. Stop.

Andrà comunque bene. Stop.

La città si è armata. Stop.

Tutti contro gli invasori. Stop.

Da Milano è tutto. Stop.

State all’erta. Stop.

Delicato

Delicato
come le mie ossa
come l’anello del nonno
come una vecchia foto

Delicato
da tenere al sicuro
da tenere stretto
da tenere dentro

Delicato
da avere paura di rovinare
da avere paura di ferire
da avere paura di distruggere

Delicato
come il pelo della marmotta
come le ali di un’ape
come i dentini di un bambino.

I miei colleghi

I miei colleghi. Le persone con le quali sono praticamente cresciuta.
Le persone che ho forse visto di più in tutti questi anni.
Loro.
Una famiglia.
Sì perché proprio come in una famiglia ormai ci conosciamo quasi nel profondo. Conosciamo pregi e difetti di ognuno. Fragilità, sensibilità e punti deboli. Ma anche quelli forti.


Oggi li guardavo….
Quanto mi erano mancati. Li avrei voluti abbracciare.
Sì, perché sono  famiglia.
Sono quelli che mi sono mancati in questi mesi di internamento.
Trovarsi uno di fronte all’altro a fare qualcosa insieme.

Ognuno di loro è stato parte integrante di qualcosa della mia vita. Qualcuno un po’ di più.
Ma ogni momento nel quale ho avuto bisogno… almeno uno di loro c’era.
Passeremo parecchio tempo insieme. E sarà bello.
E saprò che stanno bene avendoli sempre lì.


Loro sono quelli che mi fanno ridere e che condividono le mie risate. Vederli allegri e spensierati ed entusiasti.. mai ci eravamo ritrovati in questo punto…
Chi ti offre una brioche, chi un caffè… aver voglia di stare insieme e basta.
Abbiamo condiviso gioie, drammi e fatto litigate furibonde. Ma abbiamo anche forse più riso e cercato di sdrammatizzare. E siamo ancora insieme.

Se manco

Cercare di mettere tutte le tessere del puzzle secondo un ordine.
Cercare di fare del proprio meglio.
Cercare di farcela nonostante gli intoppi che regala una malattia.
Cercare di passare oltre la fatica delle braccia.

Prendere tutto ciò che si può.
Lasciare andare il male fisico e non curarsene troppo.
Far finta di essere la Ale di una volta, quella che correva al posto di camminare.
Guardare qualcosa facendo finta di avere la vista a raggi ICS.
Far finta di stare bene sempre.
Mettercela tutta. Sempre.


Ma non solo.

Voglio cercare di esserci per le persone che amo.
Voglio sappiano che ci sono e che sentano il mio pensiero verso di loro.

Se non dovessi riuscire in questo intento… fatemelo sapere, per piacere.
Parlate e chiedete. Magari mi può scappare qualcosa in questo periodo e magari potrei non vedere più le cose chiaramente.

Sapete… Voglio sapere se captate una mancanza mia… Voglio esserci.

Non abbiate paura di dirmi se sbaglio o manco in qualcosa.

Caro nonno

Caro Nonno,
è da tanto che non ti scrivo.
E oggi è il giorno giusto.
Volevi fossi una persona felice?
Ecco… sappi che lo sono. Ad oggi sono una persona felice.
Ho iniziato una cosa nuova. Mi sento come mi fossi rimessa in gioco.
Sento che mi è tornato l’entusiasmo.
Mi sento piena di cose… sai quella sensazione tipica adolescenziale, quando ti butti nelle cose pieno di energia e pensi di avere una vita intera e meravigliosa davanti? La sensazione che ti è concesso di fare qualsiasi cosa tu abbia voglia e programmato di fare? Quella che perdi sempre un poco ad ogni compleanno che festeggi e ad ogni dramma che attraversi… quella.
È tornata.
E come faccio a non dire Sono felice.
Sì, lo sono davvero.
E sai la cosa più bella?
Avere qualcuno col quale poter condividere tutto questo.
E aver voglia di far partecipi tutti di questa ulteriore rinascita.

Pensavo davvero che il massimo fosse guardare negli occhi un bimbo e tramandargli cose. Si può condividere e tramandare anche ad altri. E questo aspetto mi infonde fiducia e voglia di fare e crescere. Ma sai… lo faccio per me. Per avere una vita ancora più bella ed entusiasmante e per riempirmi di sogni ad occhi aperti. E sognare. E magari vedere che i sogni si possono anche avverare. Ma sai… questo un po’ già lo sapevo.

Stai tranquillo… Hai fatto un buon lavoro e saresti tanto fiero e orgoglioso di me. Mi spiace solo tu non sia qui per vedere tutto questo. Ma forse è meglio così: avresti sofferto troppo a sapermi non tanto in salute.

Ma saresti felice per me.

Nonno

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Mentre il Pensatoio è all’opera per conoscere gli Ultracorpi e adottare misure di difesa, le segnalazioni si moltiplicano dimostrandoci la pericolosità degli Invasori! AGGIORNAMENTO DELLE SEGNALAZIONI Segnalazione Alemarcotti COSA C’È IN UN ULTRAUOVO (ULTRACORPO)? Questa volta sarà dura. Ma… Mentre la natura invade le nostre vite… Gli ultra corpi cercno di reagire… Intercettano il Generale […]

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Osservatorio…. Loro osservano…

Gli ultracorpi lasciano messaggi…

… Qualcuno anche piuttosto spinto…

Qui Milano.

E da Milano è tutto.

Endy… Portati lui dietro per il controllo stanotte….

Scusa

… e poi ho fatto male. A qualcuno. Proprio a te. Volente o nolente, nonostante cerchi di stare attenta.
Eppure è successo. Succede.
Una parola, una frase detta male ma detta.


Chiedo scusa.


Me ne accorgo quando c’è da chiedere scusa.
L’ho capito subito e poi l’ho visto dai tuoi occhi.
Quanto mi sono sentita piccola.

Ho sbagliato. Il tuo sguardo, quello sguardo, mai lo avevo visto. Mai, davvero.
Sì, scusa.

Ma come ho potuto? Io che cerco sempre di stare attenta perché so bene quanto possa far male una parola.

Quegli occhi… coi quali, di solito, ci scambiamo immagini bellissime. Ci siamo scambiati un mondo intero, racchiuso in una sola visione. Condivisa.

Ci sto male ancora perché non è da me. O forse sì, ma non con te.

Sai. Ora ti dico torna.
Cammina fino a qui e trasforma questo dolore in una festa. E balla con me.

Scatola di latta

Che cosa te ne fai di quella scatola di latta?
Eh… me la porta via. Insieme alla Cita e alla foto del nonno.
Ma che cosa c’è dentro?
Dentro????
Pullula di vita.

Ho messo un sacco di foto. E le più belle mi sono state regalate da una persona a me molto cara.
Le altre le ho comprate ai mercatini.
Sono le foto degli altri.
Foto che le persone trovano nelle cantine o nei solai e che vendono. Si disfano di altrui vita per farci soldi.
E io le prendo e le custodisco.
Le vite degli altri.
Foto di espressioni severe, tristi e impassibili.
Foto di famiglie di chissà quanto tempo fa.
Io penso a quelle vite… a quello che hanno potuto passare, a come son decedute. Avevano figli? Quelle donne che a vent’anni sembravano più vissute di me che ne ho il doppio loro.
Portarsi dietro dei bagagli in più… Le loro ricchezze.
Le foto e i ricordi sono importanti e, queste, lo saranno state per qualcuno.
Non voglio rendere vano il loro custodire.

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Ho iniziato a segnalare un fenomeno negato dai media, che tacciono colpevoli. Tacciono per non creare panico. Tacciono poiché la situazione è dovuta all’abbandono del territorio, abbandono ordinato dai nostri governanti. Non so quale sia il disegno dietro a questa Invasione di Ultracorpi, forse l’Invasione stessa. Un gruppo di Coraggiosi ha con me iniziato a […]

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Questa volta sarà tanto dura…

Ma…

Mentre la natura invade le nostre vite…

Gli ultra corpi cercano di reagire… Intercettano il Generale Lee e legano lo zio Jessy…

Ecco il passaggio di devastazione totale degli ultracorpi….

Calcolatrice

Quanto tempo per cercare la parola giusta…
Sì, quella giusta.
Non un sinonimo, non una descrizione.
Una parola. Quella giusta.


Quella che cerchi nella parte sinistra e proprio non la trovi.
Sono solo un po’ amareggiata. Sarebbe anche rimasta ma proprio non ne ha voluto sapere.
Ah,
ma la troverò.
Sì, sì, la trovo prima o poi.

La stanchezza, i dolori, le cose negative… come delle onde… portano via tutto.


Tu che cosa vedi da fuori?
Una persona che perde parte di ciò a cui tiene. Ecco che cosa vedo.
E come la vedi quella persona?
Una volta assestata… torna felice. Che altro può fare? Continuare a godersi la vita. Ecco che cosa può fare.

Calcolatrice. La parola era calcolatrice.

E non calcolatore e nemmeno macchina per fare i conti.

Uovo

Delicato ricordo. Custodito e protetto.
Una voce perduta, un odore dimenticato.
Delicato come uno sbattere di ciglia.
Arriva leggero. Silenzioso.

Amato ricordo. Lontano, troppo lontano.
Cose perdute. Sensazioni vive.
Amato come il tuo cioccolato preferito.
Come guardare quel film e commuoversi ancora.

Resta con me, non te ne andare da questo cervello che, a volte, fa sparire le cose.
Resta con me. Delicato e amato.
Perdere tutto ma, soprattutto, le cose che non sono state concesse.

Amato come un gioiello di famiglia che ti è stato passato. 
Rimanere saldi a protezione e pronti ad afferrare.

Si schiude quell’uovo. Ho cercato la sorpresa e mi son presa anche la tua.


Ho sgagnato la punta…

…ci sono ancora i segni dei miei denti.

Voglia di andare al mare

Iniziare qualcosa di nuovo….

È il periodo giusto dell’anno…

Sapere bene di avere una grossa opportunità e volersela prendere….

Ecco. Gli inizi sono tanto belli. Ti portano cose e persone nuove e a riscoprire le vecchie.

Che bello iniziare a fare qualcosa di nuovo e imparare tanto.

Mi sento rinascere. Mi sento rinata. Mi sento pronta a mangiare tutto ciò che trovo. Mi sento come quando hai tanta sete e trovi sul parapetto un bicchiere da osteria, bello spesso, pieno di acqua gasata super frizzante e con dentro una fetta di limone.

Mi sento come quando sono a Londra e bevo una birra in un pub scalchignato. Seduta al tavolo sotto le freccette.

E poi oggi è una giornata bellissima. E poi c’è vento e sembra di respirare qualcosa di puro.

Voglia di andare al mare.

Credo proprio di essere felice. Ecco.

Angelone

Ciao Angelone.


Volevo solamente mandarti un saluto.


Pensi che mi ricordi di te solo in questo giorno?
Eh no…


Perché sai, ogni tanto mi balza in testa così, inaspettatamente, la tua risata…


Ci hai combinato un bello scherzone…


Non voglio usare parole tristi perché sai, non te le meriti e non darebbero credito a ciò  che eri per me e per la Robi.


Mi ricordo bene quando ci hai dato un passaggio in macchina “Avete paura? “
No, no“… E poi quella risata beffarda ” e fate male“…


Ecco. Ti ricordo così. Con la tua risata stampata sulla faccia. E credo sia il modo migliore per pensarti.

Dico a te…

Ehi… A te… Dico a te… Che hai osato sfidare un’ape regina… (Segue foto)

Ma sai che nel capoluogo si può entrare fino a un massimo di cinque…. Altro che rane e locuste… Qui non si scherza… Questa è la vera invasione di corpi ultraterreni

Eh già…. L’invasione l’abbiamo inventata noi cara https://endorsum.wordpress.com

Ho colto la sfida… Rilancio con aperitivo con orsi.

Per una persona che tanto onesta pare

Oggi uso questo blog non per parlare di ciò che sento ma per dire una cosa a una persona che so mi spia.

Prima di tutto. Le orecchie… quelle sì che le ho ancora e, devo dire, mi funzionano piuttosto bene. 

Poi… sai… rispondo solamente se le cose mi vengono dette in faccia. Alle altre do un valore: zero.

Essere malati non è figo. Fa schifo. Ma… o mi piango addosso e decido di fare una vita infame, oppure cerco di darmi una mossa e di prendermi il meno sul serio possibile. E di cercare di prendere tutto ciò che posso. E che merito.

Quando sto male… sì, sto male come un cane. E, dal momento che nessuno sceglie appositamente di ammalarsi nella vita… ho il diritto di stare male.
Ma di certo… non vado a mettere manifesti per farmi compatire. Non ne ho bisogno.
Stare male fa schifo.

Ammalarsi non è una colpa. Non essere perfetti nemmeno.
Non poter decidere di sé stessi è una ingiustizia. Vera e propria.

Ultima cosa… cara persona tanto affabile…
Chiedere una mano non è segno di fragilità e nemmeno una vergogna. Anche perché… se non sei capace di vedere tutto questo… non andare ad aiutare nemmeno i poveri se hai un animo del genere… Credo non sarebbero felici nemmeno loro.
Ah… ultimissima cosa… le persone malate, sì, malate come me, a volte vanno anche aiutate.

Potrei mettere nome cognome indirizzo e numero di telefono… ma aspetto prima che mi si guardi in faccia… sono malata mica demente!

Quel di più

Quando sono triste faccio tante cose, per sentirmi meglio.

Penso alle persone che amo e che ho amato.  E ci sono quelle che mancano tanto e sempre.

Ballo. E non ho voglia di parlare anche se, a volte, lo faccio in modo così veloce da farmi mancare il respiro.

E mi piace come mi sento quando ballo. E anche quando ascolto la mia musica.
Sì, mi piace ciò che provo.

Che cosa ho dentro?  Chi c’è nei miei pensieri?

So solo che non voglio andare. Voglio restare.

Allora ballo. E non ho diritto alla tristezza. No. Nessuno. Arrivano solo cose belle. Cerco di proteggermi come posso ma, più di tanto, non mi è possibile. A volte mi sento nuda. Indifesa. Ma fragile no, quello mai. Si trova sempre il piano B e nel meno tempo possibile. La sopravvivenza è tutto.


Allora ballo. Sento le  buone persone dentro la mia pelle.


Allora ballo, incontro qualcuno e penso sia il destino.


Ballo. E mi difendo. E c’è di più. Proprio quello, quel di più.

Un libro

Un libro dove c’è tutto.
E non so nemmeno come ho fatto a trovarlo.


Un libro da proteggere quando ha forti preoccupazioni.


Un libro che crea dal nulla per vivere al meglio che può.


Un libro con la propria identità.
Come un album di famiglia dove vengono conservate tutte le foto della vita, da maneggiare con tanta cura.


E così faccio…
Lo conservo nel posto più bello e lo tratto con amore. Perché se lo merita.
Lo metto nel posto più raccolto e intimo affinché sia solamente mio.
La concretezza dei gesti è la cosa che più conta.
Quante immagini nitide… un mondo intero è racchiuso in una unica fotografia. E c’è tutto ciò che voglio.

IL GIORNO: Niguarda, intervento salvavita al cuore per un neonato ‘piuma’ di 1,1 kg

IL GIORNO: Niguarda, intervento salvavita al cuore per un neonato ‘piuma’ di 1,1 kg. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/intervento-salvavita-cuore-neonato-1.6194531

Un chilo e cento…

Un sacco di patate, due confezioni di pasta, una bottiglia e mezza di acqua…

Un esserino in un palmo di mano, un uccellino, una vita meravigliosa da proteggere.

Salvato.

C’è notizia più bella???

E chi se ne frega se vaccinano o no, se siamo in rossa o in gialla se poi leggi queste notizie…

Stasera festeggio.

Spiegare

Spiegare la meraviglia dei colori non è cosa semplice.
Spiegare le parole neppure.
Afferrare un significato perché hai scelto la parola giusta…


Ma i profumi?
Si possono raccontare?
Vorrei poterlo fare e vorrei riuscirci.

Quanto è bello percepire un aroma ed essere ben presenti a quel balzo immediato che fa la mente per raggiungere un ricordo, anche lontano?

Sai quel profumo buono e dolce delle tue magliette?
Come si può descrivere?
Sì, è difficile e allora ho comprato lo stesso ammorbidente.
È fresco, delicato ed è come quando apri una noce di cocco e vieni pervaso nelle nari…
Sa di buono, sa di casa.

E il mio profumo?
So di buon bucato. Fresco e pulito. Immagina uno sfondo bianco con dei piccoli fiorellini gialli.  Ecco. E immagina il cielo terso, di una giornata invernale in una spiaggia della Liguria. L’aria fredda che si mischia col sale. Come leccare una conchiglia con la punta della lingua. Come si faceva con le pile rettangolari… ma non si prende la scossa.

Quando un’ape si tramuta in topo

Successe che un giorno un’ape divenne un topo.


Da laboratorio.


Analizzato, girato e rigirato, perforato con aghi che di corto avevano solo il nome.
Siringhe, farfalle, tubi, flebo, lividi, cerotti così stretti da levare la pelle.
Gite in day hospital, in pronto soccorso, negli ambulatori. E dentro a un tubo claustrofobico.
Il topo vide più ospedali che posti vacanzieri. Prese a parlare come un medico scorbutico più che come un damerino.


Successe che gli maciullarono le terga per rubargli il midollo e poi fecero ancora peggio col suo liquido spinale.

Tanti in bianco si presero cura di lui. Si rattristarono per le vene rotte e per gli ematomi esagerati.

Gli fecero riprendere il cuore però. E persino i battiti , in modo spedito.
Lo fecero rivedere un po’.
Gli tolsero le paresi.
Provarono a fargli salire le piastrine prima e regolarizzare i globuli poi. Gli salvarono i denti ma qualche osso proprio no. Ma i denti si vedono e le costole son nascoste …

Gli portarono da bere e da mangiare.
Lo strinsero per non farlo muovere.
Gli misero elettrodi ovunque e gli dissero Andrà bene, non è la fine del mondo.
Lo raccolsero e lo presero per mano anche quando sfuriava contro tutto e tutti.
Gli fecero una torta e gli regalarono un Santino.
Stavano per rubargli la vita ma poi gliela ridarono nel giro di poco.

Il topo voleva solo stare bene.
Il topo sta bene.
Il topo è felice.
Ma sempre topo è. Invece di occuparsi di un pungiglione si prenderà cura della sua coda.

Invasione

Così tanto da rimanere spiazzati e a bocca aperta.
Sì, così tanto di tutto.

Provare. Sentirsi riempire.
Tenere la porta spalancata più che semplicemente aperta.
Sentire la corrente ma non chiudere la finestra.
Lasciarsi invadere. E invadere.

Un panorama meraviglioso.
Al di là anche di più. Quello che vedi oltre, lontano, nonostante gli occhi miopi e pigri.

Fare quasi indigestione.

Il posto giusto è proprio questo, dove la vista sulla città è spettacolare.  E da dove ti aspetti di vedere tutto piccolo e invece non è così… vedi tutto gigantesco.


Sì, inizio da qui. E posso salire oltre… e le cose sembreranno ancora più grandi ancora.


Non oppongo resistenza.


Sono contenta di vederti qui.

Ora è il tuo dono

Ho avvistato qualcosa, laggiù, in fondo.


L’erba è cresciuta… sarà stata la pioggia copiosa.


Resisti.


Sai, ci sarà una nuova stagione e sarà bella e tanto.
Non si resta soli a lungo, soprattutto se, come te, si ha qualcosa da dare.
Torna ad essere te.
Mi manca vedere quel dentino scheggiato…
Sai… hai troppo di bello ancora da dare e da dire, lo so.
A volte è come se costasse fatica qualsiasi cosa.
A volte…

Crescendo insieme ci si protegge a vicenda.
E sai… amo i finali lieti.
Mi hai consolata quando mi sentivo sola e ti è anche riuscito bene.
E ricordalo: nemmeno tu sei solo.
Io sono qui. Se vuoi posso condividere anche il mio cibo, con te. No, meglio di no.
Sai, è un dono saper dire Sì, va bene ogni giorno. E sai… Ora è tuo.

E sai… Tornerò a vedere a colori.

Perché…

Perché?
Mmmm… perché no?

Perché sei la mia famiglia e perché ti ci devi abituare. Io faccio così. Prendere o lasciare.

Li ho visti. Ho pensato a te. E quando prendo per me e vedo qualcosa per te… la prendo.

Prendo per due. Se so che possa piacerti.

Ecco perché. E perché sono così.
Senza perché.

Per me sono i fiori più brutti di sempre…. ma non per te.
Ecco perché.

Perché anche tu, come me, ami i fiori sul tavolo e mangiare col vaso accanto.

Perché è primavera.
Perché quando siamo tristi andiamo in cerca di colori.
Perché quando sono triste cerco te.
E tu cerchi me.
E non fai domande.

Perché ormai la signora del primo piano mi ha lasciato il suo nome e mi apre la porta.
Perché le ho chiesto un favore gentilmente.

Ora chiedimi ancora perché….

Ah…. E perché so che tu fai lo stesso. Perché so che compri per due. Perché ci tieni abbia carta sulla quale scrivere, fiori da conservare, vino buono da bere.

Perché ormai siamo famiglia.

Corpo

Inizio a capire quando mi diceva che non ascoltavo mai.
Niente.
Non toccare e toccavo… perché hai toccato? Non l’ho fatto. Ma come? Ti ho visto… Ah.
Sì, inizio a capire.

Non venire ascoltati.

Non risponde a ciò che chiedo. Non ascolta, non ne vuole sapere, va per conto suo come fosse libero e indipendente. Beh, alla fine, non è ciò che vogliamo tutti?
Fare ciò che vogliamo senza venire disturbati o giudicati. Volare, correre e scappare anche senza meta.

Avere il bisogno del controllo insito in sé e non poterlo mettere in pratica.

A volte me lo chiedo.

Dove sei? Perché scappi da me… io che ti ho accettato e amato senza riserve, curato e preso a braccia aperte.
Dove sei scappato questa volta… tornerai? Ne vale la pena se ti aspetto?

Amarsi.
Guardarsi allo specchio e scambiarsi un occhiolino.
Scambiarsi un’occhiata di intesa.
Amarsi ancora.
Combattere ogni giorno per stare insieme.


Se solo mi ascoltassi un po’ ogni tanto…

Ma quanto sei uguale a me…
Tra tutto ciò che potevi prendere… hai scelto la cosa peggiore.

Annoto. Rileggo. Studio. Imparo. Ri imparo. Leggo ancora. Connessioni diverse per imprimere le stesse cose.
Spaventarsi anche un poco.
Ma tornare insieme in fretta… il tempo fugge via.
Ritorna presto.
Ti aspetto.

La mia città. Lei.

Stava crescendo e anche piuttosto bene.
Si è ritrovata pelle ossa, smangiata e offesa.


L’ultima birra, come rubata, alle diciotto meno cinque e portata via orgogliosamente come un premio.

Volti nascosti tra palazzi ricoperti e impacchettati. Come fosse tutto in ricostruzione come nelle foto del secondo dopo guerra.
La velocità degli spostamenti no… quella non è cambiata affatto.
Nemmeno gli incontri, fortuiti o meno.

Il silenzio è strano. Nemmeno tra le ferie di agosto è lo stesso, quando le saracinesche si abbassano e compaiono i cartelli del Ci vediamo a settembre.


Il silenzio è lo stesso del dopo la bomba di Palestro, quando le sirene avevano già scandito il dramma.

È come se dormisse. È come se le avessero voltato le spalle.
È come nuda, fragile, pronta a cadere da un momento all’altro.
E non sta riposando. Sta solamente aspettando e subendo senza reagire.

La mia città

Zapping

Stiro. Zapping… per farmela passare.


Sento un nome.


Porca miseria…


Popeye…
amavo quel cartone. Mi piacevano Brutus, con quella bocca gigante, e Pisellino, col ciuccio. Sì, due estremi. Uno grosso e l’altro piccolo, uno con la bocca e l’altro senza.
Ventotto anni esatti che non vedevo questo cartone.
Ventotto.
Porca miseria.

Tenere lontano come si può fare, ognuno ha il proprio modo. Giusto o sbagliato. La sopravvivenza bisogna studiarla su di sé.
Faccio così. Levo per soffrire meno. Ma soffro meno?
No. Eh no.

Eppure lei… mi stava tanto antipatica. Con quelle gambe secche e lunghe e le braccia sempre incrociate, per rabbia o per amore.
Quella pettinatura nera e quel modo di ammiccare nell’una e nell’altra parte.

Sì, tenere lontano come si può. Sapere cosa può andare meglio per noi. Sentirsi accanto e tutelare la propria vita.

Ah, sai

E lo hai scelto tu di non avere nessuno alle spalle.
Come un maestro di scuola, hai deciso di guardare le facce e di sederti di fronte.
Ottimo posto.
Una spunta alla lista dei desideri.

Com’è questa nuova visuale?
E non te lo chiedi come fa tutto questo a rimanere in piedi?

Ho alzato il volume, la canzone è sempre la stessa.
Ho ballato, mi son fermata solo per rimettere in loop.

Ah, sai…
Grazie per averlo fatto in silenzio.

Diceva sempre la sua

Diceva sempre la sua. Anche quando non richiesta.
Occhi vispi e brillanti.
Piccola e minuta.
Parlava sempre e di continuo e arrivava a sera senza voce: doveva sempre dire la sua.
Aveva una faccia piena di imperfezioni da renderla unica: dei minuscoli dettagli la rendevano preziosa. Un antiquario la avrebbe fatta sua a qualsiasi prezzo. Lo pensavo davvero… sarà stato quell’odore di antitarme che aveva sempre addosso.  E impregnava la casa.

Le uscivano dalla bocca le cose più vere.

Pensava lei a sé stessa. Non aveva paura di nulla. Nemmeno dei ladri, che ricalciava indietro, basiti e indignati dalla sua forza fisica. Ed era tanto piccola come un amaro  mignon. E diceva sempre la sua.


Ripeteva che nella sua vita non aveva mai avuto un giorno normale.
Ed era moderna. Non si scandalizzava di nulla, nemmeno di quei tre nipoti e delle loro azioni dubbie. Li chiamava i tre disgraziati perché lo erano, eccome se lo erano. Ossa rotte, suture, incidenti, macchine e motorini sfasciati. Dicono di fumare sigarette, pensano sia scema… Nulla la scalfiva. Andava sempre dentro i drammi e ne usciva intera e integra. E prima dell’arrivo dei tre disgraziati, la vita se la era ben goduta anche lei… per questo capiva. E non giudicava. Ma quante parolacce diceva dietro ai tre, in quel milanese concitato. E quanti buffetti dava sulle loro teste. E si infilava nelle loro vite volendo sempre sapere di più…. ficcava il naso ovunque, diari e quaderni compresi. E diceva sempre la sua.


Ne diceva di cose, in modo spontaneo facendoti ben capire quanto fossero vere…
Ma che ricordi e ricordi… mai stare attaccati ai ricordi, piuttosto createne di nuovi. Non inseguite una cosa sola perché se la portano via poi che cosa fate? Le vite devono essere tante come per i Kennedy…per forza han tutte quelle disgrazie… perché la vita se la son goduta e se la godono con ogni mezzo. Solo chi gode e tanto ha tante disgrazie… ne vale sempre la pena… la vita è una. E per fortuna.


Sai…. mi ricorderò sempre di te.
Mi auguro avrai di meglio a cui pensare nella vita. E invece sì. Ricordo e rido come una pazza mentre penso. 

Mi rincorreva per tagliarmi la frangia che avevo sempre davanti agli occhi… ma non erano forbici normali… erano giganti, erano quelle per tagliare il tessuto e io strizzavo gli occhi e speravo mi andasse bene. E quando non andava bene? Ma sì! Non è nulla, è solo un graffietto. E con la frangia non si vede.
E mi rincorreva per darmi tutti i cioccolati che trovava nelle case degli altri… sapeva sempre che cosa fosse necessario o no negli altri appartamenti. Il superfluo se lo portava con sé.


Andava in chiesa per rimanere informata sugli scandali e andava a prendere la comunione  senza confessarsi e diceva che tanto peccati non ne ho nemmeno uno… Faccio solo ciò che voglio e che mi fa stare bene.
Effettivamente…

Non avevo altro a cui pensare oggi ?
No.
Buon compleanno.

E giaceva bella

In questo blog parlo di me perché è ciò che so fare.

Non mi avvicino a temi fondamentali, non perché non abbia una mia visione…

Ma… ho partecipato a un concorso.

Vi lascio la mia opinione a riguardo…

e giaceva bella, tanto bella.
sottile.
pallida.
fragile.
rotta.
spezzata ovunque.

pensava ad altre quattro persone, le sue.
che dirò? che faccio?
che diranno? che faranno?

dico… non dico…
parlo, non parlo.

spezzata. completamente da non poter più esser ricostruita.

quella faccia
quell’espressione soddisfatta. quel sorriso.

e giaceva bella
come un papavero colorato di rosso.
ed era ancora viva.

... e ‘l modo ancor LA offende…

E poi arriva

… e poi arriva, nel buio, come un sussulto, di quelli pronti a scarnificare il cuore. Ma in modo bello, che rimane.


… e poi finalmente le ore passano e si accende la luce.


… e poi arriva… e aspetti che lo faccia, dolcemente. Atteso ma inatteso come un amore lontano, adolescenziale.


… sì, perché arriva.


… e ogni giorno è come rinascere a nuova vita, con tante altre cose da fare, tante.


… un giorno che finisce e vai a letto trepidante perché poi arriva di nuovo ciò che ti fa rinascere.

… sì, perché poi arriva. Torna da te. E ti riempi così tanto dentro come un boccone troppo grosso per le tue labbra tanto piccole da contenere tutto.


… e lo tieni dentro come fanno i criceti coi semi di girasole.


… e lo assapori dopo, mentre cerchi di ingurgitare tutto e più che puoi, tenendo la riserva dei semi, per dopo.

Gli adulti sono strani

Ma come fai a conoscere tutta questa gente?


Mica li conosco… li incontro sempre in giro e li saluto.
È gente della zona ed è sempre quella…


Sai… non bisogna dare troppa confidenza alle persone.


Mica do confidenza… saluto e basta. Li vedo ogni giorno…


Però stai attenta… magari c’è qualche male intenzionato in giro…


Ma io dico solo Ciao.
Tu mi dicevi sempre saluta e io saluto.
Ma se uno non risponde al saluto… non gli rispondo più stai serena.
Se vuoi non saluto più nessuno ma se l’ho fatto per tutto questo tempo ora si chiederanno perché non lo faccia più.

Allora… io non posso controllarti ogni giorno e ogni minuto. Ma sei capace di distinguere ciò che è male da ciò che è bene?

Ma… ‘sti adulti sono strani….
Ti fanno passare i primi anni di vita  continuando a ripeterti Saluta la signora, saluta di qui e di lì e poi passano il tempo restante a dirti di non farlo più?

Per te. Buon compleanno

Visto che mai riusciamo a festeggiare insieme… Buon compleanno.


Sì, la ricordo la data.
Un pensiero per te e spero ti faccia piacere.


A te che mi sei stato accanto.
A te con quel lavoro che mi ha impensierita all’inizio di questa pandemia.
A te che spero stia bene e sia felice.


Sai… me le han poi date le pastiglie.
E ho sempre quel cagnolino da darti, quello rubato a quel bambino antipatico… Sì, non si fa… ma sai… se lo meritava.


Per te, buon compleanno Fax. Questo è il mio pensiero nel tuo giorno speciale.


Sono ancora giganti i tuoi occhi sul mondo?

Per Alessandra.

Cara Alessandra, nonostante ci conosciamo già da qualche anno, oggi ci siamo rivisti al telefono per la prima volta, anche se dal vivo lo abbiamo già fatto. Hai assolutamente ragione: perché non ci abbiamo mai pensato prima? Mi sono sentito veramente uno scemo a non averci mai pensato, ma adesso che lo abbiamo “scoperto”, le […]

Per Alessandra.

Torna domani

E il vecchio disse, alzandosi gli occhiali dal naso con due grosse dita,
Non si deve avere paura degli spazi piccoli, se fossi nata al mio tempo non ti saresti potuta salvare dalle bombe. Andavamo giù in cantina tutti vicini e aspettavamo di uscire tra la puzza di muffa e di urina.

Ah. La bimba pensava, sgranando gli occhioni.

Il vecchio scriveva, tenendo l’astina degli occhiali nell’angolo della bocca.

Ma come facevi a lavarti?

Sbuffando, non ci lavavamo. Se riusciva, la mamma ci lavava le mutande alla sera e poi le rimettevamo.

Ma come si fa a vivere con un paio solo di mutande?

Senti piccola. Sono impegnato adesso. Ritorna domani per le tue domande tanto assurde.

Sì. Ma poi me lo dirai come si fa a vivere con un paio solo di mutande?

Sì piccola peste, ritorna domani ma se mi vedi scrivere… non mi interrompere.

Ma tu scrivi sempre. Me lo dici come si fa a vivere con un paio solo di mutande?

Torna domani.

Accadeva sempre tutto in cucina.

Accadeva sempre tutto in cucina: era il punto di sbarco.


La mamma stirava attorno alle vecchiacce del palazzo che chiamavamo zie.
Facevano tutte qualcosa: pulivano le verdure per la nostra cena, fumavano e bevevano. Mettevano bottoni o facevano orli al volo.


Passavamo tutti di lì.


Portavo il mio amico che si sedeva, fumava e si faceva contare i battiti nei suoi problemi di ansia.
La mamma gli dava un buffetto e diceva non fumare e starai meglio.
Quel tavolo marrone che ti faceva sentire sempre al caldo, anche adesso che ho freddo e senza che sia inverno.

La mamma stirava mentre dall’alto controllava i nostri compiti.
Su quel tavolo ho pianto così tante volte.
E mentre scrivevo mi spruzzava l’acqua del ferro da stiro. E rideva. E mi si bagnavano i fogli. E odiavo l’acqua in faccia.


La nonna si sedeva attaccata alla porta con il colapasta sulle gambe e sgranava i piselli.


Ci si raccontava di tutto in quella cucina.
Tutti conoscevano tutti. Le vecchie conoscevano amici, amichetti, parenti, drammi, gioie felicità. E bevevano grappe mentre commentavano i miei fidanzati.
Anche io conoscevo i drammi di tutte quelle povere donne. Ascoltavo, commentavo, ridevo. Chiedevo.


Una cucina che custodiva segreti che sapevamo tutti e livori nascosti.


Il pianto per un figlio perduto, sommesso, disperato, contenuto.
Continuo, incessante, crescente.

Dolori di perdite, amori sfasciati, fidanzati presi e mollati e cambiati.
Tutti avevano bisogno di tutti. E commentavano con diritto.


Risate e odore di fumo e di vino mischiati all’appretto.
Eravamo in due, tre, sei, otto ma eravamo insieme e stavamo bene.
Pomeriggi interi che si nutrivano riempiendo i buchi e che guarivano le anime.
Una cucina che mi ha fatta sentire felice, protetta, seguita e dove c’era sempre qualcuno pronto ad accoglierti. E dove c’era sempre spazio per tutti e dove la voce risuonava ovunque ed era piena di domande e parole.

E sento freddo. E non è inverno.