Esperimenti di Ape

Quando ti impegni, segui attentamente la ricetta, metti in forno. Inizi a sentire odore di bruciato, apri la porta per vedere se viene da fuori. Torni dentro e pensi che qualcuno abbia bruciato il manico di una pentola. Dopo un po’ ti rendi conto che l’odore aumenta. Viene dalla tua cucina.

Nascondere le prove. Immediatamente. Provare a togliere lo strato e rendersi conto che sotto è anche peggio.

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Mozzatori di dita

Ricordo lo zio Anteo. La prima volta che lo conobbi, tanto da riconoscerlo, fu ai miei cinque anni. Un uomo elegante con gli occhi blu. Era sempre in giacca e cravatta, anche in casa. Mi accorsi che aveva una mano che mi affascinava moltissimo: aveva le falangi mozzate. ‘Zio Anteo hai una mano bellissima, come si fa ad averla?’. ‘Alessandra , è stato un tedesco’. ‘Wow!’. ‘Mica tanto, un giorno ti racconterò’. Morì l’anno dopo e non mi raccontò nulla. Corsi dalla mia insegnante di chitarra, di Monaco di Baviera, e le chiesi se anche lei mozzasse le dita. ‘Se tu non studi io mozzo tita ‘. Wow, pensai. Un giorno la mia mamma mi portò dal dentista. ‘Sono Inge, vieni Alessandra’. L’infermiera del dentista mi portò sulla sedia. ‘Come mai parli strano? ‘chiesi. ‘Sono tedesca, non parlo strano, parlo con accento’. ‘Anche tu sei una di quelle che mozza le dita dei giovani?’.
La mia mamma mi voleva uccidere e, mentre si sotterreva, Inge mi diede una sberla in testa. ‘Occhio a quello che dici bimba’. Qui son tutti strani, pensai.

Andare, partire

Si parte per una grande mangiata con amici. Erano anni che non andavo a fare una mangiata in Valtellina. Ho mangiato così tanto e così bene che ho fotografato tutto come testimonianza per i miei dottori. Saranno fieri di me, quando salirò sulla bilancia sarà un’ovazione. Corsa verso Milano per andare a vedere uno spettacolo. Tornare dalla Valtellina, alla domenica, è sempre un’impresa. Sono arrivata al pelo. Una coda unica, siamo stati fermi in una galleria di più di tre chilometri. Ape ha retto alla grande: ha fatto finta di essere in risonanza… Spettacolo visto; avrei preferito optare per la partita… ma non si può avere tutto. Domani è un giorno nuovo e ci sarà il sole. Ape rinasce col sole.

È arrivata l’ora di comprare un biglietto aereo e ripartire… Andare, andare, andare. Conta solo questo: partire.

Aspetto

Quando ti senti in un momento fragile e chiedi ‘come sto?’ e la risposta è ‘non stai male’… non c’è niente di peggio. Io non voglio non star male, voglio star bene punto. Puoi andare a ballare e scaricare tutto ciò che hai dentro ma tu continui a ‘non star male’. Non si sta al mondo per non star male ma si sta qui per stare bene. Punto. Bene. O male. Ma non male è peggio. Bianco o nero. Niente grigio. Niente mezze misure. Niente accontentarsi. Mai. Ti impegni ogni giorno per stare bene. Fisicamente e mentalmente. Ogni giorno l’obiettivo è il bene. Non il medio. Il massimo. Puoi metterti tutto il trucco che vuoi o il vestito che ti sta meglio… se lo fai è per essere una favola. Non per essere medio. Almeno per te devi essere una favola. Se già tu ti senti così e vicino a te dicono non male, allora è un dramma. Torneranno i tempi nei quali ti guarderai e basterà che te lo dica tu che sei una favola. Lo puoi essere o meno ma te lo devi sentire. Aspetto. Poi arriva il farmaco rivoluzionario, quello che ora passa la mutua. Ti domandi… va bene… grande scoperta… ma la causa? Come mai non l’hanno ancora scoperta? Come mai non hanno ancora inventato il farmaco che te la fa passare e basta ‘sta bestia? Solo farmaci, solo effetti collaterali per vivere meglio… Ma quando si riuscirà a stare bene di nuovo? Con tutti i soldi che prende la ricerca, con tutte le mele che stanno vendendo in questi giorni? Aspetto. Sarò ancora qui per vedere quel giorno? Aspetto.

Persi e ritrovati

Sentirsi bene quando c’è chi ti cerca perché vuole te, proprio te. Pensi a quanto puoi essere speciale e indispensabile. Amore, amicizia, famiglia. Accorgersi del valore che hai. Sapere che esiste chi non ti farà mai soffrire, non volontariamente almeno. Ci si allontana da qualcuno ma lo si può ritrovare e farlo rimanere vicino. Dopo un po’. Anche dopo molto. Anche dopo essersi allontanati parecchio. Non ne vale la pena rimanere distanti se non lo si vuole. Perché farlo? Non si vive meglio, si vive nello stesso modo ma solo con qualcuno in meno. Non tutto si aggiusta o lo si può aggiustare. Qual è la cosa giusta da fare? Credo che le cose accadano spontaneamente, si ricuce , magari per caso. Un riavvicinamento casuale, magari non cercato. Ma accaduto. Teniamolo e custodiamolo. Le amicizie si possono riscoprire e ritrovare. Si può ripartire dal punto lasciato e non per forza da zero. Io una possibilità me la do volentieri, se mi fa stare meglio. Sono disponibile, chi se ne importa delle male parole o delle incomprensioni o dei dolori inferti o subiti. Il tempo passa e mitiga. Sciocchezze che non significano più nulla, le cose si dicono ma non per forza le sentiamo. Se hai ancora qualcosa da dare… io la prendo volentieri. I pezzi persi si recuperano. Siamo umani e proviamo di tutto, odio, amore, simpatia e antipatia. Quando si sta male si aspetta il miracolo, dopo una perdita ci si aspetta il ritorno. Dare un’altra occasione può far star bene entrambe le parti coinvolte. Chi ha vinto, chi ha perso, chi è stato ferito, chi ha ferito… chi se ne ricorda più… Diventa tutto molto piccolo alle spalle, ma un ricordo può essere meraviglioso, così tanto da farci scordare tutto il resto.
Non è questione di perdono, è questione di soprassedere e accantonare.
Io il toro imbufalito mica lo perdono e non soprassiedo , ma quello(a) è un(a) vero(a) infame ed è stato(a) cattivo(a) con Ape e nessuno mette Ape in un angolo!

La torta

Mi arriva, in un tovagliolo, una fetta di torta. L’infermiera arriva alle mie spalle e mi lascia il suo dono sul tavolino. Alessandra devi mangiare, sei magrina, nemmeno riusciamo a beccarti le vene. Oggi è il compleanno del dottore, ne ho presa una fetta per te. Grazie. Non posso fare altro che sorridere e dire grazie. Non ho null’altro da poter dare. Tu non devi dare nulla, stai già dando abbastanza. Dopo poco, il dottore… Alessandra tieni una fetta di torta… me l’ha già portata l’infermiera. Mangiane un’altra allora… sei dimagrita e ti si stanno rimpicciolendo anche le bestiacce che hai sulle braccia. Rido. Aspetti che sta arrivando la prossima… La nuova bestiaccia sarà ancora più bella. Come va? Mi fa male la testa, come se si stesse allargando dentro e come se la scatola cranica non riuscisse più a contenere le cose. Mai sentita spiegazione più precisa. Mi fa male la schiena, tanto male e sento le gambe che si staccano dal resto. E poi basta? Perdo i capelli. Poi? Nausea. Vertigini. Scosse. Spasmi. Poi? E poi basta. Mi sembra già una buona lista. È tutto normale. Un po’ è la malattia e un po’ sono le cure. Tieni duro. Sono anni che tengo duro… Ho paura mi vengano le rughe sulla fronte a furia di sopportare. Per questo hai una bellissima frangetta. Peccato tutti quei mostri addosso. Va bè… buon compleanno dottore.

Il tempo che resta

Sorridere. Anche se sei terrorizzato. Anche se stai male. Anche se stai molto male nel fisico. Sorridere anche se sei triste. Soprattutto. Magari credi non sia nulla di speciale, invece stai facendo qualcosa di straordinario. Almeno per te. Che cosa importa se per gli altri non sia così, nemmeno possono accorgersene. Stare su. Festeggiare per qualsiasi cosa, anche la più stupida. Sorridere. Essere così gioiosi da far voltare le persone anche in mezzo alla strada. Amar fare qualcosa, amarla da matti. C’è qualcosa che ami fare in questo modo? Si c’è. Alzare il volume della musica e mettersi a ballare, in modo casuale. Cantare come si riesce. Ridere con gli amici o anche soli o anche senza amici ma con qualcun altro che ti capiti a tiro. Farlo. Essere ancora in grado di fare battute e avere la risposta azzeccata per tutto. Rendere speciale il tempo che resta e usarlo in modo bello.

Sembro sempre la più sana di tutti…. 😂

Auguri al mio nonno

Favole non le ho mai sentite, storie tante. Il nonno si inventava cose che mi terrorizzavano e più avevo paura e più gliele chiedevo, da piccola. Facevamo merenda in giardino con tre fette di pane e nutella. Mai una di più e mai una di meno. Tre, il numero perfetto. Iniziava la storiella nel mentre. Hai paura? Bè si… la vita vera fa anche più paura, tanto vale inventarsi qualcosa di peggio, almeno sai che puoi stare tranquilla. Mica tanto… passavo notti con gli occhi sbarrati o mi infilavo nel letto di mio fratello. Oppure ci raccontava le vere vicende delle sue eroine preferite… le grandi storie vanno raccontate e sapute, diceva. Ma il lato sadico era sempre dietro l’angolo. Eppure amavo quelle storie e il suo modo di raccontarcele. Sono cose che possono succedere, accadranno cose, divertenti oppure tristi. .. dovrete esser pronti a tutto. Certo che, nonno, non era facile essere tuoi nipoti. Bisognava proprio amarti tanto per apprezzare certe cose. Però, quando rimanevamo senza parole, allora diceva Ricordate che andrà tutto bene e che le cose buone arriveranno, meritate di essere felici. Diceva cose che nemmeno capivamo: eravamo troppo piccoli ma lui ci parlava come se fossimo grandi. Tipo… imparate ad essere indipendenti, crescete liberi. Leggete tanto e diventerete ottimi elementi. Ma son parole da usare con i bambini? Se l’avesse saputo la mamma…

Spot elettorale

Vuoi farti venire la peste bubbonica in modo veloce e indolore? Vuoi prenderti la tisi al volo? Bene! Vieni anche tu sulla 90 a Milano. Ne avevo già parlato, poi guarda un po’ mi sono ammalata di tutto. Ma va? Sulla novanta non c’è bisogno di appoggiarsi agli appositi sostegni, ci sono gli appoggioni umani. Con la scusa di essere stipati come bestie al macello, ti trovi arti addosso che non ti appartengono. Vuoi suicidarti? Non prendere la metro rossa, vieni in novanta anche tu! Le obliteratrici sono fatte per stendere le chiappe e mica per timbrare il biglietto. Qui i controllori non vengono, se vengono rischiano di venire pestati a sangue. Vuoi sapere se esistono odori nel mondo? Vieni in novanta! In questo spot pubblicitario vorrei poter registrare questi profumi ma, pare, che nemmeno con l’ultimo aggiornamento si possa ancora fare. Se esci dalla novanta e ti senti grattare ovunque… bè non ti preoccupare… è cosa normale. E se sei ancora vivo… è la tua giornata fortunata!

La cosa più bella

La cosa più bella è quando mi guarda e mi dice che si diverte con me. Quando ridiamo, ancora. Siamo cresciuti d’età, forse solo in quello. Non sembra che hai quarant’anni. Per forza, rispondo, è come se dentro ne avessi quindici e la cosa viene bilanciata. Prendi ancora la vita così, come un fanciullo che si approccia alla vita, nonostante tutto quello che c’è nel mezzo, dice. Come quando mi cadono i bicchieri dalle mani. Hai visto??? Ale sei sempre stata così, ti ricordi quando ho dovuto portarti in ospedale all’alba perché ti eri tagliata? Sì, me lo ricordo. Lui dall’altra stanza Cos’è successo stavolta? Cosa hai rotto? Eh, mi sa che stavolta è grave, mi sa che ho bisogno di punti, mentre, come Pollicino, lasciavo sangue dietro ogni passo. Senti facciamo una cosa, dico io, non c’è tempo, andiamo a prendere un cerotto grande in farmacia. Mi ha guardato come se fossi pazza: ero tutta piena di sangue. Sette punti, in un mignolo. Pezzo di dito riattaccato. Credevi che sarebbe bastato un cerotto grande per riattaccarlo, Ale? Ma che cosa hai in testa? E mentre aspettavamo mi chiamassero Senti intanto andiamo a fare colazione che ho fame! Non ci fu risposta, solo uno sguardo attonito. Meno male che nel giro di due minuti mi han chiamata dentro. Più di due ore per sistemare il dito, due dottori ci sono voluti per recuperare il pezzo staccato e rimetterlo al suo posto. Ecco, ora andiamo a fare colazione, sia mai che resti un giorno senza saccottino.