Ancora per te… Poi basta però! 

Eccoci qui di nuovo. Ci siamo date il cambio,  ora in ospedale ci sei tu. Non è che per caso ci hai preso gusto? Ti piace farti dedicare un post? Cara bagnina di Baywatch,  oggi ti penserò. Vorrei potere avere il dono di eliminare la paura dalla tua vita. Ma… guarda un po’… non posso. La paura te la devi tenere,  non servo proprio a niente. Ma aspetto un messaggio,  una parola,  qualcosa che mi dica che ti sia svegliata e io aspetto. Vorrei dirti che andrà bene e che ora sarà tutto a posto.  Se vuoi te lo dico…  ma come si fa a sapere,  magari non lo sa nemmeno Dio. Se può bastarti,  io ti penso. Posso solo fare questo ma posso anche continuare a prenderti in giro…  e lo farò eccome,  puoi scommetterci. Nemmeno la Nutella servirà a tenermi buona. Cerca di uscire con una sesta,  almeno avrai esaudito il sogno di quando ero piccola.  

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Ricominciare

Sono a casa finalmente dopo tre giorni di ospedale. Una bella batosta. Anche l’ultima cura non ha funzionato. Un senso di sconfitta enorme mi pervade. Sono triste,  sono giù.  Ricominciare. Un’altra volta,  tutto da capo. Cortisone nelle vene che mi sbilancia e mi sento cadere nel vuoto. La testa vuole scappare. Ma voglio continuare a lottare. Voglio vedere le persone che mi amano sorridenti. Invece oggi li ho visti tutti in fila a soffrire per me. E non ne sono felice. Dipende tutto da me. Devo essere forte,  stringere i denti e guardare in modo positivo al futuro.Ma non è semplice. Aspettavo questa giornata di riscatto.  Un piatto enorme di lasagne mi avrebbe riconciliato con la vita,  mi avrebbe coccolato.  Invece volevo solo  scappare. Ce  la devo mettere tutta perché ho voglia di continuare ad andare avanti e nel migliore modo possibile. 

Scassinare

Ho una piccola cassetta di sicurezza. Dentro ci ho messo le mie cose più preziose. È piena di lettere che mi scriveva il nonno,  la nostra corrispondenza segreta. Ogni tanto me le andavo a rileggere,  non mi hanno mai portato tristezza,  mi hanno sempre fatta ridere,  erano le nostre cose, le nostre parole,  i nostri modi di dire.  Ho sempre tenuto la chiave al sicuro. La nascondo da quando avevo dodici anni. Ecco,  ho 39 anni e sono riuscita a perdere la chiave, una chiave sopravvissuta ai traslochi e ai diversi indirizzi. Non mi do pace. Vorrei chiedere ad uno scassinatore seriale se mi può aiutare. Avrei pensato di usare il trapano ma  ho paura si possa rovinare qualcosa dentro. Mi sono venuti in mente Banfi, Boldi e De Sica quando dovevano fare il colpo gobbo a Milano. Dovrei, forse, avvicinare uno con la faccia truce che mi aiuti. Qui in zona Maciachini è pieno di personaggi del genere ma poi non vorrei non trovarmi più nulla in casa! Proverò guardando qualche tutorial su YouTube, ho imparato così a cucire a macchina! 

La cura (non quella di Battiato) 

Incontro la neurologa. La risonanza ha parlato chiaro: troppe nuove lesioni. Non ce lo possiamo permettere. Parla come il Papa,  facciamo,  possiamo,  andiamo. Ma qui vedo star male una persona sola e, guarda un po’,  sono io. Essere singolare. Prima persona. Io. Qui non esiste un noi. Ma va bè..  non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo cambiare farmaco,  un farmaco nuovo, più potente, per due anni ho buttato giù acqua fresca. In questo caso io. Ho un’infiammazione attiva all’occhio sinistro, io,  dobbiamo fare tre giorni di flebo di cortisone, noi. 

Eppure sarò io a gonfiarmi e ad avere la faccia rossa come un tedesco bruciato al sole. Però noi dobbiamo fare il cortisone e già iniziare col nuovo farmaco. Niente più iniezioni, proprio ora che mi era venuta una manina di fata. Da domani mi daranno delle pastigliette… ette…le ho guardate… verdi, di plastica, enormi,  sembrano pastigliette per Star Trek. Ma lei dice pastigliette. Crederà io sia demente e che abbia bisogno di minimizzare tutto. Due pastigliette,  due volte al giorno con lo stomaco pienissimo,  devo fare una gran colazione e una gran cena. Questo perché gli effetti collaterali saranno molti. Ma questi li avrò solo io. 

Ciaa  2

Ho finito i fogli,  mi serve un blocco per le comunicazioni di servizio in casa. Non so nelle vostre città,  so che a Milano le cartolerie si contano sulle dita di una mano sola. Ce ne sono pochissime. Mi piaceva entrare dal mio cartolaio e sentire quell’odore tipico di carta fresca. Ora sono cambiati i tempi. Se ti serve un blocco si va dai cinesi,  hanno di tutto in quei super spacci come i supermercati di zona di una volta. Io vado da Ciaa. Il nome non lo conosco ma quando entri e saluti lui ti risponde Ciaa. Quindi lui è Ciaa per me. Non conosco la sua età, è  un’età indecifrabile. Ha una moglie, un figlio grande e una bimba appena nata. Ciaa è  un papà tenero. Si culla la neonata dalla mattina alla sera e se la stringe tra le braccia come fosse un trofeo. 

Ciaa è dolce come le nostre mamme,  si prende cura della piccola proprio come siamo stati accuditi noi. Credevo che solo le mamme italiane si prendessero cura dei figli in quel modo accogliente e affettuoso,  con quei mille sorrisi e quelle carezze che in altre popolazioni non vedi. Dicono che gli italiani siano pieni di difetti, ma cresciamo con quel senso di dolcezza e di protezione. Ora so che gli uomini cinesi sono come le donne italiane. 

Diario di Mirko

In questo blog ho parlato di Mirko, una persona che mi ha colpita e affascinata. Leggo spesso il suo diario di bordo,  per tenermi aggiornata. Condivido con voi un po’ del suo diario,  credo sia interessante.  E se lo voleste fare anche voi  
https://www.facebook.com/mirko.chiari
“…In carcere non si spiega nulla,si impara. Si impara strada facendo.

E così ho imparato subito i corridoi sbagliati , i piani sbagliati, gli uffici sbagliati  ahahahahahahaha!

Poco male, alla fine sbagliare in un luogo di “errore” mi ha fatto sentire quasi a mio agio con l’ambiente circostante.

Arrivato al primo reparto ,dopo essermi presentato ad ogni controllo dicendo chi ero e che cosa fossi lì a fare, finalmente vedo la palestra. A riempirla una 40ina di detenuti, italiani (molti),romeni,peruviani, senegalesi,ghanesi,insomma mezzo mappamondo è lì che mi guarda…”

“Sono ossessionato dalla ricerca migliore per descrivere ciò che facciamo all’interno e le emozioni che si provano nel farlo. Ma è molto difficile e allora mi viene più facile usare parole di altri scrittori più capaci di me.

Victor Hugo scrisse:

“La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna.”

ecco

Ecco uno decide che questa è la pettinatura giusta, perché lei è  stupenda così… 

Bè ecco…. 

Poi ti guardi e scopri di essere il quinto Beatles con una camicia coi cactus 👍

pensiero serale pre-lavoro 

Dicono che le donne, appena vengono mollate da un fidanzato o tradite dal marito, cambino il loro aspetto e si taglino i capelli. Io non ho di questi problemi,  eppure ho deciso di tagliare i capelli. Il risultato? Mi sento una deficiente e lo sarò per i prossimi due o tre mesi.  La colpa è di Micaela Ramazzotti che ha sfilato a Cannes con un nuovo taglio e le stava benissimo. Io mi sono detta alecavolountagliocosinonpuochestartidadio….. 

Infatti…. Una deficiente. 

ricordo

Il ricordo di quando vaghi con un cappuccino nel cartone in mano e cerchi di scaldarti le mani se fa freddo e cammini assaporando tutto.  Pensi a quanto, qui,  ci vuoi vivere sul serio,  a quante possibilità puoi avere, quanto potresti essere felice. Le tasche piene di monete di sterline pronte ad essere spese e che ti servono per vivere questo momento che vorresti non finisse mai. Cammini in mezzo a un mondo continuo di persone e colori e nuvole nere incombenti. Respiri aria e vento e sai che sei nel posto giusto,  ti senti a casa qui,  come nella casa dei nonni,  dove conoscevi tutto e sapevi dove stavano le cose e sapevi dove riporle. 

Benvenute

Oggi Alessandra porge il benvenuto alle nuove lesioni del suo cervello. Uno pensa che fare una risonanza sia brutta cosa,  ma l’esito è  anche peggio. 

Alessandra prende e porta a casa tutto,  ingorda com’è.  Festeggia con un gelato. 

E magari con un po’ di shopping pre-lavoro.