Valentine’s day tag

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Risposte di ale

#1 Cioccolatino al latte

Il Cioccolatino al latte rappresenta un libro, o un film, dalla storia tanto dolce e bella da essere riuscita a trasmetterti emozioni di assoluta purezza.

Io propongo un libro. Oggi è San Valentino e sarò smielata.

Leggetelo e capirete.

#2 Cioccolatino al caffè

Un libro, o un film,che ha totalmente catturato la tua attenzione, senza mai farti annoiare.

Un film. LaCapra.

Per chi ancora non lo avesse visto… Assolutamente da vedere… Ti può cambiare la vita.

#3 Cioccolatino alla menta

Un libro, o un film, la cui storia ti ha trasmesso speranza e spirito di rinascita.

Un libro, di Rossana Campo, la mia scrittrice italiana preferita. Racconta in modo vero il rapporto con suo padre. Fa ridere, piangere, ti fa apprezzare i rapporti familiari, tutti quanti un po’ naif.

#4 Cioccolatino extra fondente

Un libro, o un film,la cui storia losca ed oscura,ma al tempo stesso in un fascino accattivante,ti ha conquistato.

Un libro del mio scrittore italiano preferito, Andrea De Carlo. La storia ti tiene attaccata alle pagine dall’inizio alla fine.

#5 Cioccolatino liquore e ciliegia

Un libro, o un film, alla cui storia travolgente e passionale non hai proprio saputo resistere.

Altro libro, non poteva mancare, non può mai mancare, parla da solo.

Non taggo nessuno… San Valentino è oggi. Scusate ma ste robe non le riesco mai a fare bene.

Grazie CUORE.

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I grandi amori

Se muori io non lo verrò mai a sapere.

Uniti, uniti, uniti. Insieme, non sempre, ma quasi. Poi un colpo inaspettato. Due strade che, per la scelta di uno solo oppure per la scelta di entrambi, si dividono. Grandi amori deteriorati, grandi amori che svaniscono nel giro di poco, grandi amori che non sono più così grandi non appena arriva qualcosa di più bello da ammirare. Sarà successo a tutti, a qualsiasi età: un amore da copertina di rivista che perdi. E soffri. Piangi. Nemmeno le amiche ti bastano più, un grande amore che ti ha distrutto la vita. Si è convinti che non succederà mai più, mai più si incontrerà qualcuno che ci terrà in pugno il cuore. Non sentiremo più le farfalle nello stomaco. Nessuno ci toccherà più in quel modo, nessuno. Un nessuno che mentre parliamo starà già toccando qualcosa d’altro. Vuoi assolutamente girare pagina il prima possibile. Ascolti parole di canzoni… amori finiti male, amore distrutti. Ecco parlano di te. Da qui prendi consigli per la rinascita. Pensi…. ma se il soggetto in questione morisse… io non verrei mai a saperlo.

Un’altra vita

La prima cosa che faccio a Londra è prendermi un cappuccino to go. Quando è pronto ci metto dentro di tutto, cacao e cannella e, quando ci sono, anche le noccioline sminuzzate. Il mio posto preferito dove prenderlo era il ristorante del ciondolo. Ora ha chiuso. Zona Old Street. Quindici minuti a piedi da Oxford Street. Venti minuti di bus dal Museo delle cere. Nostalgia e bisogno di tornare di continuo perché è là che si vuole stare davvero. Vagare e conoscere tutto come fosse la propria città. Abituarsi al loro modo di guidare, dall’altra parte, leggere per terra le scritte su come attraversare. Look right, look left. Un piatto di spaghetti viola, diventati così per il sugo di una barbabietola. Barbabietole che odi da sempre ma lì, cavolo, ami anche quelle.

Condividere

Tornare a casa e qualcuno ti saluta, ti viene incontro ed è felice che sei tornata. Mangiare insieme, guardandosi, e brindare al primo bicchiere di vino. Condividere la vita. Bellissimo. Una magia nella quale non ci si sente intrappolati ma ci si sente liberi e fortunati. Parlare e ascoltarsi. Un consiglio, un percorso nella stessa direzione con lo stesso scopo, quello di stare bene insieme. Decidere ogni giorno che è bello aversi, che è bello esserci. Ogni mattina ti alzi e decidi che è bello stare e rimanere. Litigare ma non per questo pensare di prendere altre direzioni. Non tenersi dentro le cose. Chiarire e spiegarsi. Stare bene, conta questo. Stare bene e stare bene con qualcuno che sta bene a sua volta. Qualcuno che ti guarda da lontano, a volte con stupore. Dopo anni, tanti, ti fermi e pensi a quanto sia bello, aver trovato una persona che non toglie niente alla tua vita e a quello che sei ma aggiunge solamente. Non credevo potesse essere così bello partecipare alla vita di un altro. Ma lo è. Ormai sono anni che ci siamo scontrati per caso. E siamo qui a far bella la vita nonostante i problemi di salute che avrebbero potuto allontanare, ma che invece ci hanno reso uniti ancora di più.

La contadina

Ero una piccola contadina molti anni fa. Il nonno aveva un giardino e un orto. Al pomeriggio io e mio fratello scendevamo giù con lui. Sceglieva per noi nipoti gli strumenti adatti per lavorare, li teneva appesi a una parete. A me piacevano la vanga e il rastrello. Ci faceva vedere come si facesse a raccogliere le foglie secche sul prato. Bisognava andare fin sotto la siepe per fare un buon lavoro. Poi dovevamo strappare le erbacce . Io correvo nel box a prendere gli stivaloni neri a punta numero 43, me li mettevo e correvo così da mio fratello e per lui prendevo il cappellone di paglia. Gli mettevamo tutto in subbuglio ma poi eravamo costretti a sistemare. Mi piaceva cogliere i pomodori perché adoravo l’odore dei piccioli tra le mani. C’era una fila di perini che aveva messo giù solo per me, me li andavo a cogliere e me li mangiavo a morsi con sopra il sale. Il problema era quando prendevamo la canna e iniziavamo a bagnare ovunque e io bagnavo il sedere di mio fratello e così finivamo per litigare. Alle nostre urla accorreva la nonna sbraitando, dicendo L’acqua non si spreca, ora lasciate e salite sopra a cambiarvi. Correvamo in casa veloci continuando a darci calci e pugni. Arrivava il tempo della merenda. Il nonno ci comprava la Nutella, anche se, qualche volta, aveva provato a fregarci con la crema esselunga. Due fette di pane a testa. Litigavamo anche su chi si potesse avventare prima sul barattolo. Anzi, ero io che volevo sempre essere prima perché ero troppo golosa. Poi via di corsa a fare altri danni, facevamo le gare di pattinaggio con le pattine di lana sui pavimenti pieni di cera. Io cadevo, sempre e immancabilmente sull’osso sacro. Fine dei giochi. La nonna ci prendeva, divideva e ordinava di stare quieti.

Liberi

Pensi che non hai più voglia di stare come sei stato. Poi ti accorgi che sei diventato indifferente al limite dell’apatia. Non riesci nemmeno più a odiare. Forse è peggio non provare alcuna cosa. Non provi. Non senti. Piatto come un encefalogramma di morto. Perdonare. Perdonarsi. Voltare pagina, cancellare. E non provare un minimo di dispiacere. Cancellare, togliere il superfluo, fare repulisti, non avere bisogno. Non avere voglia di incappare nelle medesime situazioni. Non sopportare più chi ha colpito prima di essere colpito. Ma che gioco era? Al limite della pazzia. Perché? Nessuno lo meriterebbe. Poi capisci… perché subire? Perché dare credito a chi non è stato educato? Non ha senso danneggiare la propria persona. Salutare gentilmente e andarsene verso chi vive libero senza trame cattive o progetti di distruggere.

La breve storia della ragazza di cristallo. Di Valentina Speranza

LA BREVE STORIA DELLA
RAGAZZA DI CRISTALLO
di Valentina Speranza

La ragazza di cristallo era divenuta famosa per la sua bellezza e la sua fragilità, di cristallo appunto, come le sue ossa e il suo corpo, indeboliti da una malattia rara e poco conosciuta ma, in opposizione a questo, il suo spirito era brillante e prezioso.
Quando tirava forte il vento, ella perdeva i suoi petali come l’ultimo fiore rimasto, prima dell’arrivo dell’autunno.
Quando poi tossiva troppo forte, le si sbriciolavano le costole, come fossero un castello di sabbia in riva al mare, colpito da un’ondata salata e violenta.
…Ma nonostante tutto, era sempre bella, la più bella.
Non ci vedeva più tanto bene la ragazza di cristallo; si dice addirittura che vedesse solo alcuni colori e con un solo occhio, chissà quale, ma nonostante questo, i suoi occhi erano i più belli di tutti, i più blu e luminosi che si fossero mai visti, come due perle in fondo al mare, profondi e scintillanti.
Forse fu proprio il fatto di non vederci più tanto bene che le permise di vedere sempre tutto nel modo più positivo, come se avesse un punto di vista tutto suo, tutto speciale che contagiava tutti quelli che le stavano intorno…
…non chiedetemi come fosse possibile ma credetemi… se vi dico che è vero che ridevano tutti quando c’era lei!
Era bella la ragazza di cristallo.
Era fragile, ma inspiegabilmente forte…
Si dice che questa forza le arrivasse direttamente dal cuore, grande e gonfio d’amore, che tramite un filo collegato alla bocca pesava su di essa e faceva sì che da questa uscisse sempre un enorme e bianco sorriso.
Sorrideva sempre la ragazza di cristallo, sempre, soprattutto quando stava male.
E rideva sempre la ragazza di cristallo, rideva sempre; la sua risata era un modello unico al mondo, non la producevano in nessun altro posto del pianeta, ed il suono che fuoriusciva da quella bocca di pesca, ricordava un po’ la ricreazione in giardino dei bambini a scuola ed il suono del vento fra le foglie di un bosco fresco e umido.
Era bella la ragazza di cristallo, bella e speciale, con delle mani da baciare, mani magiche si dice, sempre a lavoro, sempre impiegate a realizzare qualcosa per gli altri di unico e speciale, così un po’ come a voler dire : ” Toh, qui c’è un pezzo di me, portalo sempre con te! ”
Bella, Madonna se era bella la ragazza di cristallo, non so dirvi se fosse più bella quando stava bene o quando stava male, con quella sua bellezza struggente, come un dipinto che si sta sgretolando sulla tela, come un tramonto che sta sparendo dietro l’orizzonte sul mare.
Si dice poi, che fosse proprio questa sua fragilità a renderla così bella ed intrigante, perché questo innescava nelle persone che la incontravano la consapevolezza che ella potesse apparire e scomparire da un momento all’altro, come una farfalla in volo e questo la rendeva ancora più preziosa, ancor più un istante, più fugace, come l’unica stella cometa nel cielo in una notte qualunque.
Che fosse bella già l’ho detto, ma lo ripeto ancora, che fosse fragile già era chiaro ma è importante ricordarlo, com’è importante ricordare quanto sia stupido continuarsi a lamentare, per tutto, sempre, ogni giorno, e qua invece chi potrebbe farlo decide di tacere… e sorridere, di non piangere ma ridere, di fregarsene e vivere!
FINE

Ecco… Vi presento il folletto.

Oggi

Oggi sono piena di energia come se fossi un essere sano e normale e non succedeva da molto, troppo tempo. Vado a ritirare gli esami, non sono preoccupata, non mi interessano i risultati, so che saranno un disastro per la mia neurologa ma oggi sto bene e non mi voglio fare rovinare questa giornata. Va bene, i risultati sono importanti ma io questa giornata non ho intenzione di vederla sgretolata. Importa come sto di fisico, posso camminare bene e su piedi stabili. Le cosce sono forti e hanno voglia di tornare a correre. Importa oggi. Non domani. Oggi. Oggi sto bene ed è bellissimo. Sono così felice… la prima costola si è quasi aggiustata, la seconda ci vorrà ancora tempo ma stanotte ho dormito come mi piace dormire, sul lato sinistro. Sono proprio felice.

Il folletto

Mi si presenta davanti un folletto, uno di quelli con gli occhi brillanti e vispi, dietro a occhialoni rotondi, e con un gran sorriso. Ale… potresti venire un secondo con me? Certo… intanto penso… non è che ho fatto qualcosa a questo folletto tonico e scattante? Potrebbe essere. Non sono stata molto simpatica negli ultimi mesi: le cure nuove, il fisico ammaccato, la depressione che stava per ripassare dalle mie parti e le due costole distrutte nel giro di poco. La simpatia l’avevo un po’ scordata; quando passi notti a lamentarti di dolore poi ti alzi e vedi due solchi neri al posto delle classiche occhiaie…. bè si fa fatica ad essere amabili il giorno successivo. Il folletto però mi ha sempre guardata in quel modo gioioso che un po’ mi svoltava la giornata. Tornando a noi… Con un sorriso dove potrebbero starci anche più di trentadue denti, mi dice felice Ho scritto una cosa per te, un racconto, mi hai ispirata e ora te lo regalo. Un piccolo quadernino rilegato compare tra le sue mani. Abbraccio forte e ringrazio. Dico che mi spiace non avere più lacrime da mostrare, ma mi sento profondamente commossa e onorata. Corro fuori, prendo il tram. Mi siedo, leggo. Piango. Piango sul serio. Il racconto si chiama La ragazza di cristallo. È bello e mi spiace non poterlo condividere perché dovrei prima chiedere il permesso. Ho tra le mani una cosa preziosa, una personcina sensibile mi ha donato un pezzo di lei rendendomi speciale. Grazie per avermi fatto felice, folletto.

Andare

Riflettere. Sei piccolo, cresci in mezzo a persone che sono la tua famiglia. Ti alzi in altezza, raggiungi l’età per salutare e dire arrivederci. Parti. Te ne vai. Lasci la casa nella quale sei cresciuto e che ti ha protetto per anni. Entri in altre stanze, altre case che fai tue. Ti innamori e decidi di scommettere e decidi di intraprendere un percorso. Nuova casa, nuova famiglia, nuove abitudini, crescere insieme a qualcun altro. Ritornare sporadicamente nella casa natia e non riconoscerla, sentire che certe abitudini non ti appartengono più. Cambiare. Passare più anni con la persona alla quale hai sorriso e preso la mano piuttosto che con quelli che sono stati le tue fondamenta. Ma sono fondamenta, rimangono dentro. Lo scheletro rimane intatto. Aggiungi solo cose e innalzi piani all’antica casa.