Una signora intelligente

…e poi dicono che l’abito non faccia il monaco! Sto andando dalla psicologa ma, prima, tappa fissa a fare colazione. Niente saccottino nella vetrinetta. Disperata chiedo. Oh ma sei tu Alessandra! Ma che faccia intelligente oggi… pensare che sono bastati i nuovi occhiali per passare in anonimato. Ecco il tuo saccottino, te lo avevo messo da parte! Sembri un’insegnante di storia. Ma pensa… hai proprio una faccia da pensatrice. Cos’è… di solito sembro una frescona?? Penso. Felice, vado verso la destinazione. Salgo sul tram. Una ragazzina con la cartella Invicta dice Signora, si sieda. Crederà sia incinta, eppure sono un giunco. All’entrata mi ferma un ragazzo Signora, ho tre figli, mi compra un paio di calze? Ancora sta signora… rispondo male, signora lo dirà a sua sorella! Pensare che ho messo gli occhiali nella speranza di vedere meglio( anche se il mio problema non sono le lenti ma il nervo ottico) e mica per sembrare grande e intelligente!

Ecco a voi, la signora intelligente

Tiè

…e poi Paolo Fox ha avuto il coraggio di mettere i gemelli in ultima posizione… Male… Ho verificato e non credo! Guardate qui… ieri sera mi ha chiamata l’ottico… vieni Alessandra, gli occhiali sono pronti… e così ho ben pensato di mettermeli… la montatura scelta alla cieca e a caso non è per niente male… il problema ora è che non sono mica abituata a vedere così bene… a parte l’occhio sinistro malandato, nell’altro vedo come la donna bionica… il cappuccio e il saccottino erano eccezionali…
Paolo Fox… tiè!

Domenica da pentita

Ape fa tantissime cose, zompetta da una parte all’altra della città, fa tantissimi chilometri a piedi, stabilendo anche record personali notevoli, è sempre in piedi e non si tira mai indietro davanti al lavoro. Cammina così veloce che sembra corra, investe spesso persone, anche perché marcia come un soldato e le braccia vanno così avanti e così indietro che fa fatica a gestirle. Colpisce tutti. E corre. Corre tantissimo. Nonostante tutto questo, Ape odia lo sforzo fisico e qualsiasi cosa abbia a che fare con uno sport. La mia mamma mi fece fare tantissimi tipi di sport, era disperata che li odiassi tutti. Posso camminare o correre per ore ma anche solo tirare su un braccio ecco… lo odio. Eppure mi sono iscritta a yoga, è qualche anno che lo pratico. Arrivo con intenzioni davvero buone ma appena entro in sala divento una pigrona. Odio tirare su questo e quello, odio fare fatica. Mi sono iscritta con entusiasmo. Lunedì scorso l’insegnante propone una lezione di recupero per la domenica dopo, oggi, appunto. Accetto entusiasta. Ma era lunedì. Oggi mi sono maledetta in tutte le lingue del mondo soprattutto quando l’insegnante ha ben pensato di sedersi sulla mia schiena per farmi fare più fatica. Variante del piccione staccando la mano e tirando su non ricordo cosa… tre volte… ho iniziato a ridere come una matta. Ma questa è una tortura! Si si ora vengo lì che ti controllo per bene. Senso dello humor zero, in questo caso io. Una risata mi è costata una posizione da tenere per cinque minuti sulle caviglie e non c’era niente da ridere. Il problema è che domani è lunedì… altra lezione…

Ape cieca ma felice

Giornata pazzesca iniziata alle sei e zero uno, nottata infame con sudate notturne e rottura degli occhiali. Me ne vado a letto, una giornata di lavoro senza soste, nemmeno per andare al bagno. Ora questo letto me lo merito proprio. Metto tutto vicino, tachipirine per il trigemino, moment, quattro magliette pulite e un asciugamano. Gli occhiali? Mmm… no quelli mancano all’appello ma è solo un dettaglio. Sento le ossa che si srotolano piano, ho un ginocchio nero causa botta contro una sedia. Ho tutto che trema. È stata però una bella giornata, tutto sommato. La trilogia è finita e sto già spacciando il libro in giro, ho il pensiero del nuovo progetto che mi fa stare in fibrillazione. Ho contattato un editore di Milano. Gli ho spiegato del mio progetto, al quale sto lavorando da un po’, e sembra entusiasta anche lui. Ho un libretto semiserio, al limite del demenziale, che parla della vita quotidiana di un malato come me. È un libro al quale tengo parecchio e al quale mi sento di dovere molto. Vorrei fosse una cosa buona e che possa essere d’aiuto. A volte, credo, sia meglio farsi una bella risata e prendersi in giro. Stai male? Va bene, si può stare male… ma chi ci impedisce di riderci su ogni tanto? Ridere o non ridere non fa cambiare le situazioni quindi tanto meglio farlo. La risata aggrega e aiuta. La risata è meravigliosa, soprattutto quella per una stupidata e che, a volte, può portare alle lacrime. Amo ridere. Le mie rughe attorno alla bocca lo sanno bene… sorrido sempre così non si vedono. Sono felice? Sì, lo sono.

Crac

Occorre prendersi cura di un ausilio del quale necessitiamo. Sarebbe cosa ovvia. Stanotte mi sono alzata in un bagno di sudore. Vado a lavarmi e cambiarmi e torno a letto. Calpesto gli occhiali che, per la fretta, avevo abbandonato a terra. Crac. Sento quel rumore a me così noto. L’ultima volta mi ero ripromessa che li avrei salvaguardati con tutte le mie forze, anche a costo della mia stessa vita. Crac. Quel rumore non promette nulla di buono. Accendo la luce. Guardo. Mi avvicino a un palmo di distanza dall’accaduto…. Capisco subito quanto la situazione sia disperata, lo capisco in un lampo. Non sono sopravvissuti al mio peso, seppur minimo. Li guardo col magone. Ora che cosa farò? È vero che capisci l’importanza di un qualcosa quando la perdi. Ho capito. Torno a letto col magone e la disperazione dentro. Mi alzo all’alba sperduta nel mondo. Immagino. Vedo sfuocato, vedo la nebbia milanese in casa mia. Vedo palloni enormi di luci. Vado dall’ottico. Scelgo a caso una montatura qualsiasi. Mi metta l’urgenza la prego, li avrei bisogno prima di subito. Si la metto, ma oggi è sabato, il giorno di festa non si può includere. Saranno pronti mercoledì. Entro disperata ed esco ancora più disperata, tenendo saldo il mio danno in mano. Benvenuto dicembre. Ti accolgo con gioia.

Come un pipistrello

Quando questa amica malattia ti colpisce all’improvviso, si rimane un po’ spiazzati. Ieri ha deciso di beccarmi il trigemino. Sono stata tutto il giorno con un dolore atroce tra la punta della testa, passando per occhio e orecchio, finendo al collo. Mica un dolore normale… come acqua gelata su una carie… tutto il giorno. Ho lavorato credendo di poter perdere la faccia. Avevo paura mi potesse cadere per terra come se avessi indossato una maschera. Il risultato? Una faccia da rimbambita. In gergo giovanile, una fattona. Nemmeno mi vedevo più gli occhi. Sono tornata a casa in condizioni pietose, volevo prendere qualcuno a scarpate violente, poi ho guardato Davide e mi son detta Ma guarda che bel faccino, come potrei prendermela con lui? Mi sono lanciata sul divano con due cuscini che mi comprimevano la faccia ma, poi, ho notato che, se mi mettevo a testa in giù, stavo bene. Così ho fatto. Ho passato la serata a testa in giù. Mi sono svegliata stamattina e stavo bene! Chi poteva immaginarlo? Fare come i pipistrelli è salutare e me ne ricorderò.