Il tuo nucleo

Farsi un giro. Con la mente si può andare ovunque si voglia. E si può avere tutto. Ale… dove vuole andare Ale? Ale vuole andare dove c’è casa. Il calore di casa. Quella sensazione che si sente dentro e si porta dappertutto, della protezione e del dire Che bello, sono qui. Ale vuole stare dove riconosce l’odore delle persone. E del cibo. Un qualcosa di pochi, di nucleo intimo e ristretto. E … se guardi bene Ale? Mmm… se guarda bene dentro… Ale ha dei ricordi così felici che rigenerano ogni sua cellula. Che fanno sì che la ripresa sia sempre veloce. Ricordi fatti di persone e con persone. E di odori. Di modi di fare e di dire che si scambiano col proprio nucleo. E che conosce solo esso. Lo stesso che ci si porta dietro sempre, persino in ogni gesto che si compia. E quella cosa.. che si è così e si fa così perché da qualcuno lo si ha assorbito. Solo guardando, senza insegnamenti. Gesti che solo lui , il tuo nucleo, può riconoscere. Ed essere in grado di individuare qualcuno da lontano, solo dal modo nel quale tenga la penna. O da come si scrive o come si disegna o come si faccia una firma o da quanto una penna calchi un foglio. Fare parte di qualcosa da subito. Fare parte di qualcuno da quando si nasce o anche di altri, poi. E c’è qualcuno di estraneo che può riconoscere qualcosa e avvicinarsi per dei modi di fare. Una visione anche diversa ma con certe cose che si fanno allo stesso modo. Allora si capisce quanto possa essere infinita la speranza : potrà esserci qualcuno che tramanderà anche ciò che sei tu. Io lo trovo bello. Un gesto di amore che si fa agli altri e che altri fanno a te, decidendo che ok… se vuoi donare qualcosa allora è bello e verrà apprezzato. E Ale? Dove si trova Ale adesso? Ale è a casa ed è felice.

Avanti

Il momento nel quale non lo puoi condividere il tuo dolore. No. Gradualmente arrivano notizie anche alla tua porta. Sì. Arrivano anche alla tua. Eppure la porta l’avevi chiusa bene, a doppia mandata. Nulla. Quelle notizie son riuscite a pervenire anche qui. Che cosa provi Ale? Non lo so. Provi? Non lo so. Non riesco a sentire. Mi sembra impossibile che… come e che cosa dovrei mai poter sentire? Incredulità che aleggia come la nebbia sopra al lago… ma non quella d’inverno… no. Quella di autunno. Allora sei qui seduto e guardi davanti. Accendi la televisione così fai finta di guardare. Così nessuno lo vede il tuo sguardo sperduto. Guardare avanti, per metabolizzare eventi. Perdersi in silenzio davanti ad uno schermo per pensare. Pensare di nascosto, da soli e silenziosamente. In modo composto. Come mi è stato insegnato, come ho imparato dagli eventi passati. Guardi dietro, fuori dalla finestra scostando la tenda di lino. Le luci delle case delle altre famiglie… quante … e sono tante… mai viste così tante luci qui di fronte… quante famiglie… il senso di nucleo, il senso della vita forse sta proprio dietro quelle finestre. Ma io ora non so bene. E guardo avanti.

Anime gemelle

Corsa in farmacia… vitamina d… caspita ho dimenticato di farmi fare la ricetta… me la daranno? Sì, me la daranno, me l’hanno già data, si può prendere senza ricetta, me lo ricordo. Caspita e la ricetta per l’altra? Caspita… dove l’ho messa? Quella no, senza no che non me la danno. E i farmaci della sclerosi basteranno? Fin quando arrivo? Boh… dove le ho nascoste… Un mese, ancora un mese assicurato. Apro l’agenda. Ma tutte queste ricette da dove son saltate fuori? Ho davvero tutto questo arretrato da prenotare? Segnato.. che cosa avevo segnato di fare oggi? Caspita… ma dove ho la testa? Risonanza. Avevo segnato di prenotare la risonanza. Bene. Pericolo sfiorato. Mica mi metterò a prenotare una risonanza in questo periodo…. Eh no. La segno per il prossimo mese quando tutto questo si darà una calmata… che bello… tiro un sospiro di sollievo e posso continuare a dire Sai che c’è? Ci penserò poi. E le mail? Da quanto non le leggo? Aism… uno, due, tre, quattro… Caspita…. che cosa vorranno mai dirmi di tanto urgente? Attenzione, attenzione, voi immunodepressi fate attenzione. Ah… vero… dovevo fare gli esami del sangue tassativi per il controllo del farmaco… mica mi metterò a farli proprio adesso… tassativi… che brutta parola poi… Sai che c’è? Posticipo anche quelli: voglio stare in pace. Si è fermato tutto. Mi fermo un po’ anche io che ho bisogno di uno stop. Ci sono cose più importanti alle quali pensare. Bene. Respiro. Tiro un sospiro di sollievo. Mese di stop anche per me. E magari si ferma un po’ anche la mia compagna di avventure. Mmm… no. Lei no. Lei odia starsene a guardare… Lei odia non fare nulla. Lei deve agire sempre e comunque… Mmm… ora capisco… ci siamo trovate. Stessa visione della vita. Se anche lei ridesse beffarda… Sì, saremmo anime gemelle.

Caro Romano

Lo pubblico. Lo conoscevo? No. Non conoscevo il signor Romano. Conosco qualcuno che è stato portato via nello stesso modo: solo. È questa la vera tragedia in questo momento: le persone vengono portate via da sole, hanno paura da sole, affrontano cose da sole, soffrono da sole e muoiono da sole. Esatto sole. Senza nessuna faccia amica accanto che possa rendere tutto un po’ più dolce. La negazione di morire stringendo una mano… la trovo una cosa triste. Eppure è così perché deve essere così in questo momento. È triste dover dire Ciao. Sapere che qualcuno che ami si trovi lontano da te e magari ti pensa e magari ha paura. Terribile. Allora io stasera mi aprirò una birra e saluterò in questo modo il signor Romano che nemmeno conoscevo.
Trovarsi soli e sentirsi soli è una delle cose più tristi che possano esistere. Se qualcuno mi legge da un po’ e dovesse ricordarsi qualcosa… ecco parlai di quel periodo così buio della mia vita… Sentirsi soli e abbandonati fa schifo.

Dalle mie prigioni

Cronaca dalle mie prigioni… Sto spostando mobili e pulendo libri… Ed è così che saltò fuori la reliquia delle reliquie… Abitante in precedenza a casa del nonno che se lo lesse così tante volte da saperlo a memoria… E così sua nipote. La mamma e la zia ci studiarono sopra…. È qui con me perché ho assolutamente voluto la sua copia. Eccola. Ecco il mio libro preferito…

Che la notte passi presto

Sì, che questa notte passi presto. Presto. E che arrivi il mattino… lento, dolce per poi prendere forza e diventare potente e pieno di dossi, uno scossone via l’altro, un tumulto, un vortice. Che questa notte vada via veloce allo stesso tempo di una canzone punk. Ramones, rigorosamente. I believe in Miracles possibilmente.

Alla perfezione

Ci si può scontrare, per caso. O forse chi lo sa se si tratti di un caso. Sì, accade. Ci si scontra e ci si riconosce. La voglia irrefrenabile di dirsi cose, le più disparate e magari anche senza senso. La voglia di condividere un pezzo, o più, di sé. Fermarsi e avere voglia. Un appuntamento che si rivela prezioso e tu aspetti quel momento nel quale non possono che accadere cose meravigliose. Quanti chili possiamo contenere di vita altrui dentro di noi? Io credo moltissimi. Quanti chili di pezzi di vita degli altri e di loro cose intime? Moltissime. Portare qualcuno nella propria vita e nel proprio quotidiano. Avere voglia di sapere. Essere curiosi. C’è sempre tantissimo che vuoi fare vedere. Farsi conoscere e farsi riconoscere. Esserci. Esserci anche solo per dirsi un Ciao. Esserci in un’immagine che poi si porta con sé, per la giornata, per quella dopo… si porta dentro, sempre. La vita può essere anche più divertente. E ricca. Rimanere incastrati e stretti in qualcosa che sembra appartenere anche a te. C’è sempre così tanto che si ha voglia di dire. C’è sempre tanto intorno. È la sensazione che, se si rimane immobili e non si fa nulla, ecco… la sensazione di aver perso qualcosa come se non potessi diventare migliore. Allora mi fermo, osservo le persone. Le guardo da fuori. Ci sono immagini che sarebbero da fotografare ma poi penso… no. Va bene così… le porto dentro e me le ricorderò alla perfezione.

Si fa

Rinchiusi in un recinto.
che magari non ci esci mai
ma se te lo impongono
allora vuoi uscirci per forza.
come con quel muro..
decidersi in fretta se stare di qui o di là.
Non importa dove si vada a finire
importa con chi.
Ma chi non riesce a raggiungerti?
Chi non arriva in tempo?
Eppure si fa.
Si fa per i fragili. Si fa per chi ha bisogno. Si fa per dare una speranza.
Allora ci sto. Eccome.
Allora aspetto.
Allora resto.
Allora reggo.

Dotazione

E quel momento, nel quale si allontanò dalla realtà. Vide le cose come fuori dal suo corpo. Come se quell’evento così tragico non potesse davvero essere esistito. Come se tutto si fosse per un attimo bloccato. Ci sono persone assolutamente negate per le emergenze e ci sono quelle che si buttano senza pensare e sanno che cosa debbano fare. Certe cose non si imparano. Si affrontano e poi si può capire come si è fatti. Si riprese, dopo quell’attimo; nonostante fosse come tagliata in due e dilaniata dal dolore. Capì bene quanto si trovasse al momento sbagliato nel luogo sbagliato.

Ale… Ale… ci sei? Ale sapeva che cosa dovesse fare… chi glielo aveva insegnato… Nonno nonno… ne sai qualcosa tu? Ale era già lì in un lampo anche se proprio non lo sapeva che cosa potesse fare. Agire, quello sì. Cercare gli strumenti nel minor tempo possibile e agire.

La domanda, sempre quella. Ma… il cuore che abbiamo in dotazione può essere così tanto grande per tenere dentro tutto questo, tutto ciò che è possibile anche verso ciò che è così lontano da noi, che non fa parte della nostra sfera più intima e vicina? Sì. Sì, sì, lo è. Allora guarda verso il mondo. Ecco. Continua a scambiare cose. O pensieri. O emozioni.

La piccola

Essere la figlia più piccola, la sorella minore e l’ultima nipote. Ecco, si rimane sempre così. La più piccola, quella alla quale si dedicano più protezioni e che si prende gli abbracci e i baci di tutti poiché, mentre gli altri crescono, tu no. Sei sempre piccola, non solamente la più piccola. Gli altri, quelli che sono sempre i più grandi di te, pensano che tu sia stata la più fortunata… Sì, hai avuto tutto, godendo dei privilegi per i quali loro hanno lottato tanto. È vero. Tutto vero. Non è una colpa nascere prima o nascere dopo. Una fortuna? Per quanto mi riguardi, sì, è così. Diciamo che gli affetti li ho anche ricambiati tutti. I baci li ho sempre ridati e negli abbracci mi ci sono sempre infilata dentro, senza alcun tipo di vergogna, nemmeno in quell’età balorda che si chiama adolescenza. E ora? È ancora così. Sono sempre la piccola. E che ama i regali, le sorprese, i biglietti… E quando la vanno a trovare e le portano qualcosa… è felice. Poi arriva quel momento nel quale i grandi si rendono conto che, forse, sei cresciuta anche tu. Ti occupi di te senza chiedere nulla, vai dai medici, vai in ospedale, vai a fare le terapie, parli con tutti e fai domande. La piccola è cresciuta. Dicono che la piccola sia la più tosta di tutti. La più piccola… una bimba che fra poco compirà quarantadue anni.

Il regalo odierno per la piccola Ale.

Una carezza sulla testa. Solamentesm

Alessandra è una ragazza di Milano. Porta i capelli a caschetto, senza frangia. Ha la sclerosi multipla e parla tanto, a volte anche troppo. Alessandra parla tanto e scrive molto e ha la sclerosi multipla… l’avevo già detto?

Eh sì. Un qualcosa in più da aggiungere alla lista. È questo: un qualcosa in più. Se sei carina lo sei anche con la SM. Se sei poco carina lo sei anche con la SM. Se hai la SM e sei antipatica o sgarbata ecco… resti un’antipatica o una sgarbata con la SM.
Volete sapere la verità? A qualcuno Alessandra è iniziata a stare simpatica dopo essersi ammalata di SM… ma non si fa…. i conti non tornerebbero. Se la consideravano antipatica… dovrebbe esserlo anche con la SM: è la matematica. Ma a volte alle persone basta quel qualcosa in più per giudicare e cambiare, in un attimo, l’opinione . L’ultima cosa che un malato vorrebbe è suscitare pena. Ma purtroppo capita; le persone non lo fanno apposta… a volte vorrebbero essere di aiuto o far sapere di esserci… purtroppo a volte può venire loro male. Questa cosa Alessandra la percepisce quando, ad esempio, le danno delle carezze sulla testa… Perché? Non ha più sei anni. La carezza sulla testa non si dovrebbe ricevere, almeno dalla maggiore età in poi. Apprezza quando la aiutano. I suoi colleghi lo fanno spesso e lei ne è grata. Se hanno qualcosa da dirle lo dicono e se c’è da litigare non si fanno problemi. E la aiutano, senza farglielo pesare. E nessuno di loro le ha mai accarezzato la testa.

UNA CAREZZA SULLA TESTA.

Meraviglia

Io lo penserei… chissà che cosa fa tutto il giorno a casa, una volta che finisce di igienizzare da capo a piedi, persona, cose, vestiti, oggetti… Faccio. Penso. Leggo. Scrivo. Provo emozioni. Questo faccio. Soprattutto riesco a provare qualcosa dentro benché sia in casa. Provo. Sento. Mi sento.
L’emozione di un messaggio.
L’emozione delle parole degli amici, da Miami a Sarajevo. Che succede a Milano? Come stai Ale?
Si può dire altro quando sai che qualcuno abbia speso un pensiero per te? Sapere di aver fatto qualcosa. C’è chi lo ha chiamato addirittura qualcosa di speciale. Mettere insieme persone assurde che tra loro non si guarderebbero nemmeno ma metterle insieme anche solo per una risata. E il risultato è che poi si ricordano di te. Chi avvicini tu oppure chi si avvicina al posto tuo… Perché in questi casi non è una gara. Essere nei pensieri ma non in modo costante. Pensare o ricordare grazie a un anello di collegamento che salti in testa. Esserci. Saltare fuori come un coniglio da un cilindro. Essere pensati. Essersi fermati a voler capire e conoscere. Io amo questo aspetto delle persone. Amo chi si ferma e abbia voglia di scoprire cose senza darsi limiti di numero. E poi mi mancano i miei colleghi… chi lo avrebbe mai detto? Eh sì… la mia famiglia costante… tutti i giorni insieme a litigare e poi trovarsi in un abbraccio o starsi accanto nei momenti peggiori che, purtroppo, colpiscono tutti, ma proprio tutti. E mancare loro come loro mancano a te. Un conto è andarsene in ferie e un conto è stare separati forzatamente e non avere sotto controllo la salute di tutti. Sentirsi e mancarsi. La trovo una cosa meravigliosa.

Grazie, davvero.

La voglia di scoprire chi c’è dietro alle parole che leggi che, a volte, sembra quasi le abbia scritte tu. No. Sono state espresse meglio di quanto potessi fare tu. Capita di imbattersi in qualcosa che ti piace. E ti lasci trasportare. Ecco: voglio restituire qualcosa, condividendo. Io sono davvero fortunata… Mi sento come riempita; ogni giorno arriva un sorso in più e, io che spreco tutto, questi sorsi no, proprio no. Questi li tengo tutti da parte e li difendo. E me li tengo. Sì, li custodisco gelosamente. Sarà che in questa pausa forzata uno resta con sé stesso molto di più. E si resta in allerta ma un’allerta precisa e puntuale. Io. .. che sono un po’ un caos e non penso troppo sulle cose e che faccio tutto d’istinto. E sono ancora piena di entusiasmo verso le persone. E di fiducia. I drammi e le ferite eterne sono lì , un po’ come il bicchiere di quella birra che finisce sempre troppo in fretta. Mentre il bicchiere è accanto a me sul bancone, penso alle persone che vorrei ringraziare per non avermi lasciata sola e avermi fatta sentire importante soprattutto in questi giorni che sono stati terribili. Grazie davvero.

Il giornale dei grandi

Ape parlava tanto. La maestra lo scriveva sempre sul quadernino: la bimba andrebbe anche bene ma parla troppo, la richiamo sempre, ma che cosa avrà mai sempre da dire?
La mamma firmava. Alessandra trattieniti un po’, la tua maestra scrive sempre la stessa cosa. Ape andava dalla maestra a far vedere la firma della sua mamma. Ah, guardi che la mia mamma ha detto che lei scrive sempre le stesse cose.
Ape faceva tante domande, era molto curiosa. Ma mamma, ma d’estate come fanno le prostitute a lavorare se vanno tutti al mare? Le prostitute? Ma tu che cosa ne sai delle prostitute? E poi se ne andranno anche loro al mare così ritrovano le stesse persone della città. Ma scusa mamma, ma se vanno al mare a lavorare, non fanno mai le ferie? Alessandra, non lo so proprio, non è che io sappia sempre tutto. Ma mamma ma tu dici sempre che quello che dici è legge e allora come fai a non sapere tutto? Senti Alessandra, ho bisogno di tempo per darti le risposte giuste, mi cogli sempre di sorpresa. Ma tu che cosa ne sai delle prostitute? Dove ne hai sentito parlare? L’ho letto sul giornale. Alessandra quante volte te lo devo dire che non è ancora il momento di leggere il giornale? Quando sarai più grande lo leggerai. Vi compriamo Topolino apposta. A me Minnie e Topolino stanno antipatici. Se salto le loro storie e mi metto a leggere Paperino… lo finisco in fretta.

E fu così che Ape venne beccata nello sgabuzzino mentre leggeva il giornale, in lacrime. Ma che cosa stai facendo? La pagina aperta era quella dei necrologi. Alessandra quante volte te lo dobbiamo dire? Devi imparare ad ascoltare.

Ape se lo legge ancora da capo a piedi e la prima pagina che legge è sempre quella dei necrologi.

Le istruzioni non si leggono, si inventano

C’è chi lo possiede quel patrimonio enorme, dentro. Forse lo abbiamo tutti, forse qualcuno ha solamente un po’ più di coraggio nell ‘esporsi . Forse tutti abbiamo voglia di tirarlo fuori ma esistono altri fattori tra i quali la riservatezza verso la propria sfera più intima. C’è chi si lancia senza paura e non per forza da un monte alto tanti chilometri. Che cosa può generare quel tuffo verso l’ignoto? C’è chi la chiama voglia di vivere. Ognuno ha la propria visione e forse quella mania di rimandare non ci fa godere appieno del momento. Il tuffo. Un tuffo nel mare, un tuffo verso qualcosa. La voglia irrefrenabile di andare a rubare… tanto, si è poi sempre in tempo per pentirsi. C’è chi si ferma per raccogliere qualcosa e si china. Sei mai stata delusa terribilmente? Sì. Ma che importa? C’è sempre qualcosa che può essere più bello ancora e che potrebbe avere ancora più forza e rimanere. Poi capita quella cosa che ti stona e ti ferma per un secondo. Vale la pena farsi stoppare? Vale la pena smettere di vivere ora se poi tanto accadrà ma più in là… e quando arriverà ce ne occuperemo. Una volta è più che sufficiente… che senso ha bissare? C’è una cosa dentro che ci ha provato a fermarmi… nulla. So che arriverà il momento che mi farà male, lo so bene. Arriverà. Ci penserò poi. Come diceva quella persona a me così cara: Le istruzioni non si leggono, si inventano.

Acqua salata

Ed è la foto che ricordo di più quando noi, donne della famiglia, ci sedevamo al tavolo, davanti alle scatole di latta colme rase di foto. Un mazzetto a testa da far girare in senso orario. Cercare un dettaglio, quello dell’appartenenza alla famiglia. Quel vestito che ho indossato anche io e che custodisco gelosamente. La tristezza che provo nel comprendere che resterà nel mio armadio e non potrò passare a nessuno. E c’è quella donna che non ho conosciuto ma dicono avesse la testa aperta completamente verso il mondo e verso la vita. Quella donna con gli occhi verdi fermata presto nella sua corsa concitata. I momenti nei quali ti ritrovi da sola, stacchi la spina con tutto il resto… Appare un’immagine e riesci ad esaltare bene i dettagli che più potrebbero piacerti. Sei felice? Vivi in modo felice? Le sento ancora nelle orecchie quelle parole del mio nonno.
Riconosco il mio sguardo in altre donne. Loro lo regalavano solamente a chi amavano. E ricordo uno sguardo malinconico… cerco quell’immagine. E altre parole mi attraversano… L’entusiasmo non si perde mai. Ci si scambiano gli occhi e persino le emotività e le emozioni. Altre parole mi ricordano di essere gentile, complice, coinvolgente e di trattare ogni persona secondo il mio modo, solamente il mio. E la foto di una bimba mentre prende a calci l’acqua salata.

Mangiar bene senza stress

Aspettando passino la quarantena, l’astensione forzata dal lavoro e questo virus, ho acquistato un bel rifornimento di libri su Amazon. Amazon è democratico e consegna anche a noi poveri appestati del Nord. Ho comprato un libro di cucina, poiché, oltre a disinfettare casa, mi sono data alla preparazione di ottimi piatti. La mia regola è quella di non iniziare due libri insieme. Però… appena ho avuto questo tra le mani… così morbido e con quel colore che mi ricorda un’ albicocca, il mio frutto preferito…
eccolo….

Mangiar bene senza stress: Due nutrizionisti ai fornelli https://www.amazon.it/dp/1650691807/ref=cm_sw_r_wa_apa_i_2NIwEbD45GKKJ

Per i libri di cucina ho deciso che farò un’eccezione: si possono iniziare sempre e comunque.
Mi sono subito lanciata sulle ricette.
Mi sono impegnata per fare questa vellutata… beh… giudicate voi…

Io ho usato i broccoli, per questo il colore non corrisponde…

Mentre aspettavo la cottura delle patate, ho letto anche tutto il resto. Gli autori sono due nutrizionisti. Parlano del cibo e delle sue proprietà ma in modo semplice e diretto anche per noi non addetti ai lavori.

Io ve lo consiglio… soprattutto per chi è in quarantena come me e vuole alzare le proprie difese immunitarie.
Buona lettura!

Guida di sopravvivenza al Cortisone. Solamentesm

Si può sopravvivere al cortisone? Sì, si può ma è dura. Prima di tutto: ringraziamolo, poiché ci aiuta nel ridurre le lesioni nuove e il riacutizzarsi delle vecchie. Che cosa accade? Il primo bolo regala un’energia pazzesca: si torna a casa e si inizia a pulire tutto quello che viene rimandato alle vacanze pasquali. Il secondo giorno si arriva in Day Hospital con le stesse gote di un tedesco bruciato sotto il sole. Il terzo iniziano le vampate e i bollori e la faccia inizia ad assumere l’espressione di un criceto che fa incetta di semi di girasole nelle sue ghiandole. Ci si può aiutare aprendo il Freezer e godendo di quella frescura: dona un sollievo immediato. Quando ti chiedono come mai hai la faccia paonazza, si può rispondere che è dovuta alla gita al mare: mai perdere il primo sole. Bere tanto aiuta a eliminare tutto quel liquido che sta cambiando le proprie sembianze. Guardarsi allo specchio il meno possibile sarebbe preferibile, soprattutto alla mattina quando gli occhi diventano quelli di Bud Spencer e si formano delle risacche appena sopra gli zigomi. Passa. Finiti i boli prescritti, dopo pochi giorni, si ritorna alla normalità. Addio criceto, addio semi di girasole, addio tedesco e addio risacche.

GUIDA DI SOPRAVVIVENZA AL CORTISONE.

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La città 3

Sono a casa da lavoro. Mi sto dando alla cucina e al controllo supermercato. Beh… Questo lo faccio sempre… A me piace girare per i supermercati, anche a vuoto. Qualche piccolo scherzetto e, se non individuo nulla, me ne vado. Lo scherzetto è sempre il solito… Buttare qualcosa a caso nei carrelli degli altri. Lo so… Non si fa e bla bla bla… Ma a me diverte sempre tanto. Credo che qualcuno in zona abbia letto il mio primo libro: ultimamente trovo anche io qualcosa di strano. Mi son portata a casa un succo al pompelmo da quattro euro bio… L’ho guardato e me lo sono tenuto nel cestello perché non sembrava male… E, infatti, non lo era. Un’altra volta ancora ho trovato cerotti e melanzane… A me proprio le melanzane non piacciono… Ma i cerotti li ho cambiati con un’altra marca e resistenti all’acqua. Sapete? Quando trovo qualcosa di non mio un po’ mi viene il nervoso… Ma mi sta bene! Comunque… Il supermercato era pieno di cose e di nuove offerte… Oggi è mercoledì e c’era il nuovo volantino. Ero una delle poche senza maschera… Tutto quello che ho comprato l’ho cucinato e già mangiato a mezzogiorno… Fra poco penserò alla cena e aspetterò domani per andare a farmi un altro giro tra i carrelli. Ah… Oggi era pieno di arance provenienti da ogni dove!!!

La città fantasma 2

Mmm… Sì, sempre poca gente e quei pochi in giro sono imbardati di sciarpe e mascherine e chi più ne ha più ne metta. Si cammina a distanza di sicurezza e al primo starnuto o colpo di tosse si viene subito identificati come gli untori della zona. Ho preso il tram ed eravamo in quattro…. Molto ben distanziati e con il disinfettante bene in vista.

La città è quella della domenica mattina di agosto ed è silenziosa come quando cade la neve.

Io mi sento un po’ un eroe ad andare in giro… Noi coraggiosi ci guardiamo un poco fieri… Mica è da tutti girare per la città con tutto questo panico che si è venuto a creare.

E, intanto, niente arance nemmeno oggi, non pervenute.

Cronaca dal paese fantasma

A casa. Almeno fino al primo di marzo.. Ma come si può restare chiusi fra quattro mura? No, non si può. Sono andata al supermercato per comprare le arance. Nulla. Davvero sembrava il giorno prima di Natale. Ho desistito, anche per l’enorme quantità di gente alle casse. Sono uscita, ho fatto due passi e me ne sono tornata a casa. Senza arance. Ho iniziato a pulire… Tutti quei lavori rimandati per mesi con la scusa del lavorare troppo. La mia casa e i miei vetri splendono come mai prima. La città è vuota davvero. Sembra spopolata, sembra un paese fantasma. E poi sono tutti nei supermercati a far che cosa non si sa… Il primo pensiero è sempre verso il cibo, pare. Si ha sempre paura di rimanere senza nulla da mangiare… Pazzesco. Fortunatamente siamo nati in un periodo di pace e senza aver vissuto la peste bubbonica… Eppure sembrerebbe proprio il contrario. In metropolitana almeno ti puoi sedere… Cosa che non capita nemmeno ad agosto. Che situazione surreale.

Da definire

Domenica. Milano sembra quella in agosto: vuota. Le poche persone che si incontrano parlano solo del virus. A lavoro ci hanno mandati a casa: chiuso a data da definire.

Arriva una mail del centro Yoga: chiuso a data da definire.

Limitare socialità a data da definire. Tutto da definire, insomma.

Speriamo di riprendere a vivere in fretta senza definire.

Che cosa bella

Che cosa bella quando chi ti guarda negli occhi ti sorride.

Che cosa bella quando chi ti parla ti guarda dritto come se ti stesse per scavare dentro.

Che cosa bella quando qualcuno ti dice che ha letto il tuo libro, inaspettatamente.

Come una vita normale Solamentesm

C’era volta una bimba paffuta, felice, sana e con gli occhi blu. La bimba divenne fanciulla prima e donna poi. Un giorno si ritrovò in uno studio medico, di fronte ad una signora vestita con un camice bianco.
Quel giorno la bimba, diventata ormai grande, se ne tornò a casa piena di scatole e di siringhe. “A giorni alterni dovrai assumere la tua terapia“.
Il giorno dopo arrivò, a casa della bimba cresciuta, un infermiere che le avrebbe insegnato a farsi le punture da sola. La piccola donna ascoltò con molta attenzione. La prima puntura fu la prima vittoria di quella sua nuova vita.
Tutto era pronto: disinfettante, tovaglietta, siringa, liquido, ghiaccio e pancia pronta ad essere pizzicata.
Ale… chi l’avrebbe mai detto che un giorno saresti stata capace di farti un’iniezione e, soprattutto, che ne avresti mai avuto bisogno…
Ale è cresciuta davvero. Sì, si cresce e ci si trova ad affrontare cose che sembrano più grandi di noi. Ma tutto si può affrontare.
Quella bimba paffuta guarda la fanciulla allo specchio, ogni tanto, e non può che stimarla ed ammirarla per l’impegno che sta mettendonello stare bene e nel poter vivere una vita normale.

COME UNA VITA NORMALE

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Regalo

Arriva un piccolo regalo, per me. La mia gioia è quasi impossibile da contenere. Un regalo per me… pensato per me. Un regalo è come oltrepassare quello strato superficiale che ci appartiene. Un regalo può alimentare sensazioni ed emozioni senza fine, come fosse una spirale, verso il bello. Un regalo è qualcosa che ci illumina e lo può fare ogni giorno. Poi ci penso su… arriva una sensazione che ho voglia di restituire e che possa continuare anche nel futuro. Puoi regalare un sorriso in cambio. Qualcuno mi ha insegnato a fare le cose con naturalezza e senza pensarci su troppo. Se ci provo, ci riesco.

Casanova

Ho da poco finito un libro sulla storia di Casanova. Molte frasi mi hanno colpita e le trovo davvero belle.

Trovo che la mia vita sia stata più felice che infelice e me ne rallegro. Sarei pazzo a crearmi inutili rimpianti, visto che sono felice dei miei ricordi.

Ho pensato a come veda io la mia vita e a come potrei riassumerla.

Sono decisamente molto più felice che infelice poiché ho dei ricordi bellissimi che mi riempiono di gioia.

La scatola

… quando sei come una scatola piena di entusiasmo e scoppia e non riesci a contenerlo. Vuoi condividere e mettere insieme persone anche quelle che conosci solo superficialmente. Ecco… quando ti guardano con quella faccia interrogativa come se avessero a che fare con qualcuno che è fuori luogo. Ecco… sentirsi così… fuori luogo… Ma perché? A me capita. Mi è capitato oggi. La mia espressione è stata come la loro… ma come si fa a smorzare la felicità altrui? Come si fa a non voler mettersi in gioco? Quando non c’è nulla da perdere poi… Ma siate felici… è gratis!

Non è la fine del mondo

Una frase dalla quale è, successivamente, iniziato tutto.

Una vita nuova, una rinascita, due nuovi occhi che hanno iniziato a guardare il mondo. Facile non è. Difficile è ricominciare senza certezza alcuna. Sclerosi multipla. Una sentenza? No.
Un modo nuovo di vivere, una caratteristica aggiunta alla mia persona. Ricordo il giorno del ritiro degli esiti del liquor. Una mattina d’estate, la città iniziava a svuotarsi ed io lì, in una sala del Day Hospital tra i medici, le infermiere e i miei familiari.
La presunta diagnosi è stata confermata“.
Mi sarei fatta intimorire? Mi sarei pianta addosso? Mi sarei buttata giù di morale? No. Ho pensato subito sarebbe stato l’inizio di una vita nuova, con opportunità nuove e mai vissute. Doveva essere così, per forza, altrimenti tutto ciò che mi stava capitando non avrebbe avuto un senso e, a me, piace sempre trovare un senso in tutto ciò che faccio. I familiari mi guardavano attoniti. Vedevo la disperazione nei loro occhi. Solo nei loro, però. Nei miei no: è più facile gestire sé stessi piuttosto che quello che passa in testa a chi conosci.
Io avevo solo voglia di vivere e, mai come in quel giorno, me ne resi conto. Ale, ora vivi e sii felice.

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NON È LA FINE DEL MONDO

Primavera

A volte mi sento così bene da credere, persino, che sia tutto un bluff. A volte credo che Altro che bluff! Ritirare i farmaci e guardare le scatole con distacco… poi penso… è grazie a loro se, a volte, penso sia tutto uno scherzo. Allora stringo forte la borsa per non subire un furto proprio oggi che ho quasi diecimila euro di cure dentro. Se fossero davvero loro a darmi una vita spensierata… ringrazio. Loro e chi li ha inventati, magari in qualche laboratorio di ricerca e pure sottopagato. Ma allora… lo verranno a sapere del bene che potrebbero aver fatto a persone come me? Altro che distacco… ora guardo quelle scatole bianche e rosa con fierezza. E ringrazio perché oggi, nonostante i dolori, mi godo questa giornata di pura primavera dove tutto sembra bello e dolce… anche la malattia.

Intervista a me

https://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2020/02/scrittori-intervista-ad-alessandra-marcotti.html

Scrittori, intervista ad Alessandra Marcotti

Caffè letterarioA CURA DI SILVIA PATTARINI.Intervista ad Alessandra Marcotti, autrice di E se girassi dalle mie parti? (Ali): «Aprire un libro è sentire l’odore della carta».

Diamo il benvenuto ad Alessandra Marcotti nel web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere E se girassi dalle mie parti?

In seguito a una discussione in famiglia, mi sono trovata a pensare che, forse, il mio punto di vista potesse essere rivisitato. Mi sono soffermata a pensare a quanto fosse incredibile che, lo stesso fatto, lo stessimo percependo in maniera tanto diversa. Ho pensato molto e, da lì, mi è venuta l’idea per scrivere il libro.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Storie di un cinico radioattivo, Amore Freak e Mi presento, sono la mosca.

E se girassi dalle mie parti? è un titolo curioso. Che significa?

Tutti noi abbiamo una nostra visione di un fatto che accade. Lo stesso fatto, però, può venire percepito in modo differente a seconda degli occhi che lo guardano. Se ci calassimo in altri panni , potremmo scoprire cose che a noi sfuggono. Da qui il titolo.

Alessandra Marcotti ci riveli qualche indiscrezione sulla trama?

La trama si sviluppa attraverso la narrazione incrociata dei due protagonisti. Narro la loro storia d’amore guardandola da entrambi i punti di vista.

Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

Vorrei che il lettore capisse che, uno stesso fatto, possa avere interpretazioni differenti a seconda di chi lo vive. Siamo il risultato di ciò che abbiamo vissuto in passato e questo ci porta a percepire i fatti della vita a seconda di come siamo cresciuti.

Alessandra Marcotti preferisce scrivere con carta e penna o meglio la tastiera?

Uso carta e penna per appuntarmi i pensieri al volo. Poi mi metto alla tastiera, per essere più veloce a cogliere tutto ciò che mi passa per la mente.

Ti è mai capitato di doverti confrontare col famigerato “blocco dello scrittore”?

Fortunatamente, per ora, ancora non mi è accaduto.

Ringraziamo tantissimo Alessandra Marcotti per essere stata ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per i suoi progetti futuri.

Fastidioso silenzio

Mi piace tanto il rumore. Non mi dà fastidio. Vivevo in una camera affacciata sulla stazione. Conoscevo bene gli orari… ogni mattina, da quando mi alzavo in poi, venivano ben scanditi arrivi e partenze. Mi svegliavo accompagnata da orari e suoni di rotaie. Anche la casa al mare aveva un balcone con vista treni. Lì, però, ne passavano meno. E non sentivo orari ma solo il rumore del metallo. La casa dove abito ora è in un cortile interno. È stata dura abituarsi al silenzio. Molto dura… non accade mai nulla. Ogni tanto qualche urla dal balcone di fronte… una volta un Lui sbraitava contro la sua Lei. Credo avesse scoperto un tradimento dell’amata… non poteva essere altrimenti stando agli improperi irripetibili. Credo si siano lasciati: non si sono più sentiti. E siamo ricaduti nel silenzio più assoluto e fastidioso.

Scegliersi

Gli ultimi due libri che ho letto hanno un filo conduttore, nonostante li abbia scelti a caso e non abbiano nulla in comune. Parlano entrambi di un viaggio di ritorno verso la casa e il paese di origine, molti anni dopo averli abbandonati. La casa, il luogo che sentiamo tale, il proprio posto. Ne parlo spesso anche io nei miei post. Il luogo che ho sentito più mi appartenesse non c’è più, non è più disponibile. Vive oramai solamente nei miei ricordi di bambina. D’altro canto, nemmeno molte persone al suo interno esistono più… tanto vale allora non averlo più a disposizione; sarebbe solamente ancora più triste. La casa, quel luogo dove fare ritorno e sentirsi protetti da tutto e sentire le persone accanto e vicine. Sentire l’amore in ogni sua forma. Sentirsi forti e sentirsi di avere un valore. La casa, le proprie cose, il disordine e poi l’ordine, gli abiti stesi come se si abitasse in una lavanderia, il profumo del cibo che sai riconoscere come tuo. Le abitudini, la quotidianità. E quella persona che hai scelto e ti ha scelto e che scegli e ti sceglie ogni mattina.

La porta

…è proprio un luogo speciale. Talmente mio da non poter venire replicato in nessun altro luogo, in nessun altrove. È come fare un’esperienza in gruppo… mai più troverai quello che hai trovato lì con loro, la stessa alchimia e quel qualcosa che si crea e che lega gli individui. Quel luogo… la porta come separatore… al di qua ti trovi nella protezione assoluta e al di là c’è tutta la libertà che vuoi. Basta un gesto, basta aprire quella porta e iniziare a correre… sempre più forte .

E se girassi dalle mie parti? – Alessandra Marcotti

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Stamattina ho comprato l’ultimo libro di Ale Marcotti (https://alemarcotti.wordpress.com/) uscito lo scorso anno.

Avevo già letto “Mi presento, sono la mosca” e mi era piaciuto un sacco.

Per questo è stata la stessa cosa.

Un libro breve, scorrevole e particolare.

La stessa situazione vista da due persone: Peco e Annalora.

Si incontreranno dopo che la ragazza trova un annuncio del ragazzo che cerca un coinquilino.

Inizieranno la loro convivenza con regole da rispettare ma nonostante questo diventeranno prima amici e poi compagni.

Ma la loro relazione diventerà asfissiante e allora che succederà?

Consigliatissimo!

E se girassi dalle mie parti?

di Alessandra Marcotti

Editore: Ali

Anno: 2019

Trama

Nella vita reale costruiamo relazioni continuamente, con parenti, colleghi, amici o con la persona che scegliamo per un pezzo della nostra vita o per sempre. Ognuno di noi si porta dietro il proprio bagaglio fatto di azioni ed emozioni vissute. Siamo il risultato di ciò che viviamo. Questo è un po’ il sunto del libro. La trama si sviluppa attraverso le vicende dei due personaggi principali e, proprio la visione dei suddetti, serve per costruire l’intera vicenda. Il narrato aiuta a soffermarci e capire che, essendo tutti simili ma ben distinti gli uni dagli altri, lo stesso fatto, visto da occhi diversi, può venire vissuto e percepito in modo differente.

Letture di Ale… 2

E dopo aver letto questo Almanacco…anzi, dopo averlo ingurgitato, ecco quello nuovo….

E c’è questa frase che ho adorato da subito…

…ogni amica lo è un po’ di meno quando si sposa, come se la complicità che scaturisce dalla strana unione fra un uomo e una donna scaraventasse tutti gli altri fuori da certi labirinti di emozioni, sbarrando il passo chi non vi appartiene, vale a dire al mondo intero tranne loro due…

Ridiamoci su

Sì, sono un po’ pigra… non mi piace fare troppo sforzo fisico…

Allora rido per mantenermi in forma! E lo sono!

Sai che bello riuscire a vedere i denti delle persone ogni tanto…

Io rido… e mi piacerebbe avere sempre qualcuno accanto che lo faccia. I problemi non spariscono in ogni modo… quindi…non c’è nulla da perdere…

Sugo

E mentre vado avanti

mi lascio dietro il disegno lontano delle montagne.

Il mio naso cattura il profumo del sugo del nonno.

Mi fermo e resto un po’ lì con le narici spalancate.

Pranzi nel giardino,

la nonna che ci passa i piatti dalla finestra del sottano.

La tovaglia gialla

e l’affrettarsi a mettere i piatti prima che il vento porti via tutto.

Imparare bene a mettere le posate nella giusta posizione.

Il tiglio butta giù i suoi fiori seccati,

sulla tavola apparecchiata di tutto punto.

Il prestigio dell’anima

Ogni giorno scorre. Le scene sono molto semplici ma sono fatte di piccoli dettagli che potrei definire molto interessanti. Noto situazioni che ho voglia di vedere come vadano a finire… come in un film che mi appassiona e mi tiene sul divano, ancorata, fino alla sua fine. I giorni passano , continuano a scorrere e sì, invecchio davvero, come tutti. Mi dà molto fastidio scoprire di avere qualche capello bianco e qualche solco nuovo che si sta per palesare. Penso…. se davvero il tempo passa veloce… che cosa ho mai conseguito di interessante? Ho omaggiato i sentimenti e questa è cosa buona. Sarebbe bello avere uno scopo. So che cerco di entrare, di continuo, nel mio posto più profondo e, poi, nella vita degli altri e nel loro modo di vivere poiché ne rimango sempre affascinata. Se riesco a fare abbastanza per raggiungere qualche cuore … forse è questo il mio scopo: aumentare il prestigio della mia anima e riempirla di cose.