Capita…

Seguo tutti i consigli. Scrivo. Tantissimo e fino alla nausea. Ciò che ho dentro e tutti i miei ricordi non li voglio dimenticare. Mi distraggo. Più coi film che coi libri , ormai, poiché il mio occhio è rimasto fessacchiotto e non poco. Non medito a causa di un flusso incessante di pensieri, faccio yoga, però. Vado a correre e cammino tantissimo. Il supporto ce l’ho: sono anni che vado dalla mia psicologa e, devo dire, mi ha rimesso in sesto la vita. Che dire… la malattia ce l’ho sempre ma rido quasi più che nella mia vita da sana. Ho rapporti più spontanei e sinceri. Sorrido sempre e ho voglia di far parte della mia vita. Questa malattia è stata forse una benedizione. Si dice sempre ‘Mica può capitare a me’ e poi, quando succede a te pensi ‘ Capita’. E ricomincia tutto di nuovo, una nuova vita, nuove opportunità e nuovo modo di vedere le cose. Capita sì… Via di nuovo!

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Idrolitina

L’acqua gasata, da piccoli col nonno, la facevamo con l’idrolitina. Il nonno riempiva la bottiglia, con la chiusura in metallo, con l’acqua del rubinetto, e, a turno, mettevamo dentro la bustina e giravamo più volte la bottiglia, premendo sul tappo poiché iniziava a schizzare tutto fuori. Dal nonno le cose erano sempre le più buone del mondo, anche se, quell’acqua, aveva un retrogusto salato. A casa nostra non avrebbe avuto di sicuro lo stesso sapore. E poi era bello litigare per chi dovesse mettere dentro la bustina e agitare. A casa della zia si usava la frizzina. A casa nostra, ogni venerdì, arrivava un signore a portarci l’acqua nel vetro. Sembra passato un secolo e, forse, è passato davvero…
Decidendo di non sprecare troppa plastica, io e Davide abbiamo iniziato a bere l’acqua del rubinetto e abbiamo comprato lo stesso tipo di bottiglia. Voglio proprio andare a vedere se esista ancora l’idrolitina e riprovare a sentire di nuovo quel sapore salato di casa.

Non è male per niente

Vivo guardando l’orizzonte infinito. Penso e rifletto su tante cose che mi riguardano. Mi trovo nel silenzio della profondità, dove il dolore e la paura si placano. Ci sono luoghi così: dotati di una forte bellezza capace di calmare. Tutelo questo momento dentro di me. Mi viene voglia di non mettere le cose in pericolo e di non fallire. Mi sento in pace, mi sento a mio agio nella mia stessa pelle. Mi sento bene. Mi giro e ti vedo. Hai scelto di essere qui, con me. Ti sento cantare, anzi, ti sento emettere una melodia. La vita mi sta insegnando tanto ma tu di più. Vedo in te dei doni preziosi e delle capacità che io non possiedo. Per questo ti guardo, vedo come fai. Il mio posto è qui, accanto a te. Mi giro, per mettermi dalla parte del tuo punto di vista e, inaspettatamente, scopro che non è male per niente.

E tutto va a posto

A me
che non piace sbucciare la frutta e la verdura…
mi sono caricata come un mulo
per fare la macedonia;
iniziano così le mie vacanze:
la frutta mi fa sentire nella piena estate
inizio a sbucciare
e a tagliare
in micro pezzetti
A me
che tante cose non piace fare
in vacanza le faccio:
mi dà un senso di riequilibrio
della mia vita
come se andasse tutto nel posto giusto.

Bilanci pre ferie

Ultimo giorno di lavoro. Ricordo il primo dopo le vacanze estive, un anno fa. Ero giù. La mia amica non c’era più causa maternità. Ancora aspetto che rientri. È stato un anno pieno di cose. E, proprio in questo punto dell’anno, faccio sempre i miei bilanci. Come è stato? Bello. Ho conosciuto tante persone nuove. Ho riscoperto persone non nuove. Ho approfondito rapporti e amicizie. Sono stata più bene che male con la cura nuova che compie un anno anche lei. A lavoro mi sono stati accanto, passo per passo. Ci siamo divertiti e siamo stati bene. Abbiamo litigato ma abbiamo anche riso tantissimo. Spero di aver lasciato bei momenti agli altri, quelli da ricordare. Io ne ho dentro parecchi. Risate, litigate e qualche pianto. Tutto condiviso. Sempre insieme, poiché si passa più tempo a lavoro che a casa e quindi si condivide tutto, dagli armadietti ai bagni, dalle sedie agli strumenti. Qualcosa di unico da ricordare col sorriso. C’è bisogno di vivere le cose con qualcuno, c’è bisogno di raccontare e raccontarsi. C’è bisogno di mischiarsi. Io ringrazio chi ha voluto condividere con me queste ore insieme, chi mi ha aiutata e sostenuta, chi è stato parte di scherzi e risate e chi ha assecondato la mia parte giocosa. I problemi ci sono eccome ma ce ne possiamo dimenticare…. almeno per qualche ora al giorno. Grazie a chi mi ha fatta tornare a casa ridendo sotto i baffi, sulla metro.

Chi ha il coraggio di spezzare la catena?

Un sorriso può avere un impatto indelebile nella vita di tutti i giorni. Può avere una potenza incredibile. Su di me i sorrisi suscitano un senso di benessere e un’attrattiva pazzesca, come il potere delle calamite. Ci vuole davvero poco a conquistare la mia simpatia. Ho notato che provo un senso quasi di repulsione verso chi, i suoi denti, non li mostra mai. Ricordo più un sorriso o una risata rispetto a un bel paio di occhi. Quando sento che non è aria, sorrido. Ci vorrebbe un coraggio da leoni a voler spezzare questa catena. Chi si permette un simile affronto, la paga cara. L’ho già detto di essere dispettosa? Mmm… sì. Chi spezza la catena del sorriso può solo aspettarsi in cambio una forte antipatia e sgradevolezza, virtù che ho pronte all’uso per questo tipo di evenienza.

Ape fa i dispetti

Resto in contatto con la me piccola. Resto fedele a lei, nonostante sia cresciuta e nonostante l’età anagrafica cresca incessantemente. La faccia furba di quella bimba dispettosa la conosco molto bene, non ho nemmeno bisogno di ricordamela attraverso uno specchio. La grande Ape ride ancora per le solite stupidate, sorride come allora, ha solo di nuovo i denti davanti, quelli che aveva perduto alle elementari e che il topo aveva pagato con cinquecento lire di carta. Ricordo con affetto la prima volta che andò in bicicletta senza le rotelle e cadde strisciando tutto il braccio contro il muro della casa dei nonni. Ricordo quella bimba al funerale dello zio Anteo, quando mise la mano sotto al sedere della vecchia davanti, in chiesa. Ricordo bene lo strattone che prese e rimase tutto il tempo restante a guardarsi le scarpe nuove per non ridere, in quel giorno di pianti e lacrime per gli altri.

Palpitare

Oggi fa fresco: non ho proprio nulla di che lamentarmi. Il mio corpo si sta rimettendo in moto. Che altro volere di più? Cerco di non sprecare tempo, mi metto a fare cose. L’energia cresce… certo, dipende sempre con chi sei. Mi circondo di persone che trovo positive. Voglio molto dalla vita e ho ancora tanti sogni ai quali resto attaccata; d’altra parte… non vedo che cosa io abbia da perdere. Oggi la realtà ha i toni del grigio. Il vento lo sento bene sulla pelle. Mi sento fusa col paesaggio, come se ne facessi parte. Il pensiero è dell’acqua che si avvicina sempre di più : la partenza è imminente. Bello il pensiero dei prossimi viaggi. Questa visione mi fa palpitare.

Felici

Quando andavamo al cinema all’aperto

mangiavo le bomboniere che portava un tizio strambo

col capello e un vassoio attaccato con la cinghia dietro al collo

il primo pezzo del film non lo si vedeva mai: il cielo era ancora troppo chiaro

rimanevamo lì, ai nostri posti
a guardarci il primo tempo dopo i titoli di coda

andavamo a mangiare il gelato

tornavamo a casa

la casa al mare era bella

e stavamo bene:
eravamo felici

Ne vale la pena

Ci si raduna, per stare insieme, per stare bene. Un messaggio o un passaparola possono bastare. Ogni giorno potrebbe essere quello giusto per andare a scoprire dei posti nuovi, magari belli. Occorre cercare tempo aggiuntivo, per godersi quei luoghi meravigliosi. Le persone stanno insieme, strette le une alle altre come se dovessero proteggersi dal freddo, anche se non c’è freddo, nessuna traccia. Qualcuno si volatilizza e, ancora, non riesco a capirne il motivo. Come si fa a trovare un posto dove andare? Eppure lo si trova. Ci si sveglia inattivi, poi, però, ci si riprende e si iniziano a fare cose, al nostro meglio. Anche questa giornata passerà. Come l’abbiamo vissuta? È accaduto qualcosa che ricorderemo e per la quale ne è valsa la pena? Sì, anche oggi ne è valsa la pena.

Le more

Oggi ho comprato delle more bellissime. Da piccoli il mio nonno, al mare, ci portava sulle colline a coglierle. Io, mio fratello e lui. Ognuno col suo sacchetto. Ci preparavamo a una lunga camminata in salita, primo stop alla bocciofila per comprare l’estathe al limone, nel bicchierino. La scelta accurata di dove infilare la cannuccia, se nel disegno del limone o in quello del sole, quando ancora l’involucro
del coperchio era fatto di stagnola. Io dopo mezzo secondo già lo avevo finito. Andavamo a passo spedito attaccati alla parete per non farci investire dalle macchine. Un giorno il nonno scivolò attaccato alla parete. Io e mio fratello incominciammo a ridere fortissimo e lui si arrabbiò molto per non esser stato soccorso subito dai suoi nipoti disgraziati. Ricordo molto bene il sapore di quelle more. Ricordo i graffi che mi facevo sulle gambe a causa di quei rovi incolti. Tornavo a casa col sacchetto sempre più vuoto: me le mangiavo durante la discesa, di nascosto dal nonno, che già pregustava la sua scorpacciata col gelato alla crema.

Rifletto

Scorrono le vite. E poi ti capita di sederti a fianco in tram accanto a qualcuno che soffre. Tu sei felice e lui no. Poi può capitare il contrario, in un lampo. Rifletti. Sono così importanti i litigi e i musi lunghi? Sono così importanti le mezze parole? È così importante sentirsi sfruttati nella propria sensibilità? Che cosa può importare ciò che si pensava se poi non abbiamo più la possibilità di parlarci, se poi le vite finiscono. Con molta calma i momenti brutti passano e noi ci rimettiamo in sesto. Abbiamo ferito… ne valeva davvero la pena? Quando si pensa che una persona non ci riguardi più e che tu non riguardi più a lei… Ma ne vale la pena? Ci si può anche perdere di vista, si possono incontrare altre persone… ma è importante come ci si saluta. Se ci si saluta in malo modo o non lo si fa affatto… riusciremo a superarlo se poi dovesse capitare qualcosa di irreparabile? La morte di una persona ti pone in una situazione di domande continue e incessanti. Come un clic si può spegnere una vita. Rifletti. Rifletto. Se la bellezza è in uno sguardo che può fare la differenza, perché non farla?

Un’ape giocosa

Ho una grandissima fortuna: sono una persona entusiasta. Mi piace divertirmi e mi piacciono le persone che si divertono. Le sento e le vedo le persone intorno a me, qualcuna rimane a bocca aperta. Molto spesso credo di essere tornata la bimba felice e senza problemi che ero. Mi saluto e mi do il benvenuto. L’età e le differenze che intercorrono non contano. Conta solo influenzarsi positivamente a vicenda. Si può decidere di essere spensierati anche se esiste quel luogo dove soffriamo. Ci si può nutrire di gioia? Credo proprio di sì. La gioia non perde il suo fascino, occorre predisporsi bene. Mentre torno ad essere bambina, do sfoggio alla felicità e mi calo in quella vita giocosa.

Un bagliore negli occhi

La delicatezza di chi procede con cautela. Esistono tanti posti dove potersi nascondere, come quando eravamo piccoli e giocavamo a nascondino. Contare fino a trenta e andare a cercare, persino all’ombra, visto che fa caldo. C’è chi guarda le cose e le persone con un’osservazione profonda, senza giudicare a priori, come se fosse ancora quel bambino che gioca e conta. Si arriva mai al vero perché di ciò che facciamo? O al perché certe cose accadano? Mi piacciono le persone attente. Mi piacciono le persone che sanno quanto sia importante la gioia, anche quando si sentono tristi. Magari sono anche disposti a donarne un po’. È importante avere ricordi gioiosi e felici da portare dietro come proprio bagaglio. Mi piacciono le persone che hanno un bagliore negli occhi e si lasciano guardare.