Oltre la tenda

Lascio tutto ciò che sto facendo e vado a vedere. Scosto la tenda. Si apre davanti una meraviglia di panorama. Potrebbe esserci qualcosa di più bello? Sognavo di vedere persone e luoghi e cose sconosciute… ora sono qui. Vedo cose bellissime, quasi perfette. È un po’ come dare un senso ai sogni, quelli che avevo da bambina e mi son portata fino ad oggi. Il mio cuore non è cambiato, è lo stesso di prima. Accolgo. Spero che accadano cose come quando chiudo gli occhi davanti alla candelina. Spero sempre, anche con gli occhi aperti. È, per me, il senso della vita e allora continuo a farlo. Spero. Mi è sempre rimasto un desiderio, il più speciale. Immagino non si esaudisca forse perché ancora non sono pronta. Come mi sento? Emozionata. E mi sento fortunata per essere qui a vedere, oltre la tenda.

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Ricordo

Il vento che senti fresco sul viso. Un momento di vita, vissuta, un posto che ricordi bene. Un saluto. La speranza di rimanere in quel cuore a lungo. Ma è vero che le persone ogni tanto si ricordano di quelli che hanno incrociato nella vita? È vero che un volto può ricomparire, così, senza andarlo a cercare? A me, ogni tanto, riaffiorano volti di persone che ho conosciuto. Volti che mi sorridono e coi quali ho fatto una camminata insieme. A volte ricordare è una felice sensazione. Sapere sia lo stesso per gli altri è confortante. Essere stati qualcosa di bello per qualcuno. Essere stati come un dono, in una piccola parte della vita. Un ricordo è una sorta di ringraziamento. Ricomparire nelle vite altrui quando meno se lo aspettano. Si è stati davvero una cosa da ricordare con gioia? Si è stati di aiuto con una risata strappata?

La battaglia

La battaglia. Tutti ne abbiamo una da combattere, ogni giorno, contro qualcosa o qualcuno. Io ho la mia. Questa battaglia si è rivelata una vera e propria rivoluzione della mia intera vita. Vedere le cose da una prospettiva differente. Arrivare in quel punto esatto nel quale ti senti solo, molto solo. Sentire un vuoto incolmabile, lo stesso che provi quando perdi un affetto. Sai bene la direzione nella quale vuoi andare ma non sai che cosa possa succedere nel mentre. Qualcosa che ti frena. Un ostacolo che è lì e che devi superare per andare oltre. Occorre fare in modo che funzioni, non hai alternative, al di là ci devi andare, necessariamente. Attraverso momenti nei quali mi sento stanca e distrutta. Ho deciso di non prendermi sul serio. Voglio soltanto divertirmi e tanto. Ci sono cose che finiscono. A volte sembra tutto finito ma poi ti arriva una scossa da dietro e sai bene che la vita va avanti comunque e allora decidi che ci vuoi essere anche tu in quello scorrere e ti dai da fare. Si impara col tempo quali siano le priorità. Lottare, magari senza alcun risultato. Eppure ne vale la sempre la pena. Alla fine le cose si sistemano. La mia priorità è esprimermi. Mi riesce farlo con le parole e allora scrivo. Esprimo le sensazioni che ho dentro anche quelle più complicate e difficili. Scrivo ciò che vivo. Che cosa è questa malattia? Un’opportunità in più per essere me, la vera me e gira tutto attorno a questo.

“Mi presento, sono la Mosca”, di Alessandra Marcotti. Una recensione e presentazione.

Zibaldone

I piccoli tessono la tela, trama e maglia, la rete, la tramaglia, in cui cadono i pesci ad uno ad uno, personaggi raccolti nella pesca dal protagonista, Renzo Tramaglino, nei “Promessi sposi”.

Aderenza alla verità storica, all’utile, e interessante, i canoni poetici cui devono rispondere le opere del figlio del conte lecchese Pietro, ma più probabilmente di Giovanni Verri (l’amore è l’amore, e le corna son corna).

In “Mi presento, sono la Mosca”, romanzo velocissimo costituito da brevi episodi, storie, fiabe contemporanee, la protagonista è proprio la “Mosca”, un piccolo protagonista non umano che però maschera la dolcezza e umanità della nostra scrittrice. Alter ego di Alessandra Marcotti, autrice dello straordinario lavoro, essa assiste ai fatti descritti negli episodi talvolta fulminanti, realisticamente interpretati eppur aurati di fiaba, e misteriosamente caratterizzati da una presenza viva di certe novelle zen nipponiche. Non mancano tragedie e aspetti da giallo e noir, in alcuni…

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L’anello di cioccolato

Trovarsi nel mezzo e vedere girare la vita. Qui non si parla di cose pesanti, non ce ne è bisogno. Qui si ride e si sta allegri. Ciò che sta fuori lo teniamo lontano, senza, per questo, dimenticarcene. Sta là. Noi siamo nel mezzo, dove si trova il modo di lasciarsi andare e di aiutarsi a vicenda. Basta poco: una parola o un pensiero. E a me oggi è arrivato questo…. un anello di cioccolato…. per fare la foto l’ho schiacciato…. non si vede bene ma vi assicuro fosse sublime.

Per tutto questo, ringrazio lei, quella a sinistra… L’altra sono io🌸

Il bianco della mia faccia riflette il fucsia dei suoi capelli facendomi sembrare una persona sana.

La primavera è dentro

Il tempo passa veloce. Me ne accorgo dalle scatole di farmaci che, giorno dopo giorno, si esauriscono velocemente. Altri tre mesi sono passati. Un post it mi ricorda di chiamare l’ospedale per fare incetta, di nuovo, della mia pastiglia viola salvailsalvabile. Tremo ancora, meno, ma tremo. Tremo dentro. Come quando stai aspettando qualcuno o qualcosa di bello. Tremo come l’euforia dopo un bacio. La prendo come se fosse una sensazione bella, quella che ti mette nell’attesa e scombussola il tuo dentro. Se poi è associata alla primavera, la stagione del risveglio emotivo, allora è ancora più bello. Ben vengano i tremori interni.