Adriano il cinese… 

Vuoi diventare cinese? Ecco per te! 

Buon ascolto e buona giornata!!!! 

Annunci

Giornata ferpetta

Ecco! Perfetto!Oggi è una di quelle giornate che la realtà ti viene sbattuta in faccia nel migliore dei modi… o peggiore. Eppure mi sono alzata bene,  felice,  uscendo i tre cinesini mi hanno salutata con un sorriso sdentato e mani al vento. Esco dal portone e c’è anche un po’ di sole. Giornata perfetta direi. Vedo il tram da lontano in arrivo. Corro. Ecco… Cado sulle ginocchia. Mente e corpo oggi sono su due distanze diverse.  I muscoli non hanno seguito quello che vedevano i miei occhi da lontano. Non mi hanno seguita. Il fioraio mi aiuta ad alzarmi…Ride haisemprelatestaperaria dice. Abbozzo una smorfia. Tiseifattamale nonononononmisonofattanullasoloijeanssporcati potrei anche farmi una risata ma qui c’è poco da ridere. Son caduta come un sacco di patate da cinquanta chili. Non perché abbia la testa per aria. Perché non ce l’ho fatta a stare in piedi. Un sentimento di sconfitta e un rendersi conto che son malata sul serio oggi. Uno ci prova ad andare avanti normalmente con la sua vita ma poi arriva sempre lei,  l’ombra,  a ricordarti che non sei più quella di prima nemmeno se ti vesti uguale e sorridi uguale a prima. 

Altro che nonno

Sentite un po’ qui. Avevo parlato di Rossano,  il mio amico di 92 anni con un passato da ballerino di tip tap. Mi doveva insegnare a ballare. Nulla,  una polmonite prima e una caduta poi,  non ci hanno permesso di fare le lezioni.Siamo sempre rimasti in contatto e, ogni tanto, ci vedevamo,  io,  lui e  la mia,  immancabile,  amica Robi. Un trio perfetto. Lui parlava del suo passato e noi lo ascoltavamo. Credevamo di avere di nuovo un nonno. Dall’ultima uscita insieme non l’ho più sentito. Pensavo di averlo fatto rimanere male per qualcosa oppure che non stesse bene di nuovo. Lo chiamo e provo a chiedere. È un po’ freddo al telefono.. mi domanda se mi siano ricresciuti i capelli… rido e rispondo che ci vorrà tempo. Mi dice che allora “ci rivedremo quando i capelli saranno ricresciuti”. Metto giù basita ma poi inveisco contro di lui per quella frase idiota. Abbiamo un giro di conoscenze in comune tra le quali una ragazza russa molto bella,  alta e coi capelli lunghi. Chiedo a lei se, per caso, sappia qualcosa di Rossano…. Ma certo è proprio carino… mi insegna tip tap due volte a settimana e pure gratis.  Rimango sbalordita. Arrabbiata. Delusa. Cerco subito la Robi per dirle dell’affronto ricevuto… Hai capito il vecchio?  Altro che nonno che abbiamo trovato,  mi sa che qui abbiamo perso,  e fortunatamente,  il Weinstein italiano,  visto che, ora, va pure di moda. 

La diva

“Ecco è arrivata la diva”. La signora del letto due mi accoglie così. “Diva? “.”Sembri sempre in anonimato con gli occhiali da sole e il cappuccio”. “Ah,  ok allora è arrivata la diva”. Oggi il letto due cerca grane. “Sei felice anche oggi di stare qui dentro? “”Si guardi,  mi alzo alle sei apposta per venire qui e sono felice. Sono proprio felice di venire qui”. Passiamo le ore successive mute mentre io la guardo in cagnesco e la maledico dentro. Già uno viene a farsi una flebo poi ci mancava anche quella arrabbiata col mondo e soprattutto con me,  la diva. Leggo il giornale. Faccio la settimana enigmistica. Guardo il telefono.  Scrivo. Ma qui il tempo fa fatica a passare,  se poi ti mettono con una mummia il tempo si ferma proprio. Finito. Mi liberano. Lei ancora lì con le rughe nello stesso posto di questa mattina.  Saluto ed esco veloce rimettendomi in modalità diva. 

Eravamo due amiche al bar…

cuoreruotante

Due blog diversi, due Donne che hanno tanto da dire, un incontro per superare la virtualità. 

La nascita di un’amicizia speciale, quella che auguriamo a tutti.

IO&CUORE

Mi sono alzata agitata. Oggi la incontro,  oggi usciamo dal mondo virtuale. Sono agitata. Mi continuo a ripetere “e se non le dovessi piacere? “. Potrebbe essere,  potrei non piacerle. L’ironia che ci accomuna potrebbe non essere la stessa cosa dal vivo. Sono agitata, vorrei piacerle. Me lo ripeto da quando ho saputo che ci saremmo finalmente incontrate e conosciute.

Mi è piaciuta dal primo commento dolce che mi ha riservato. Poi è diventata ironia allo stato puro. Ho letto il suo blog. Tutto e poco alla volta poiché mi ha incuriosita. Uno dei primi post che ho letto mi ha fatta quasi piangere. Ma ho amato subito quel suo raccontare le tragedie buttando dentro sprazzi di ilarità. Lo apprezzo,  forse perché…

View original post 844 altre parole

Un mese

Il tempo vola e, oramai,  è passato un mese dall’inizio delle cure nuove.  Fra due mesi mi aspettano esami del sangue e risonanza. I miei globuli bianchi si saranno già abbassati,  quello che devo fare io è stare attenta a non ammalarmi e a non prendere infezioni. Ci proverò. Esco col cappuccio in testa e la gola coperta. Il rito del pastiglione, a forma di supposta per elefanti, ormai è diventato parte delle mie abitudini quotidiane,  come lavarmi la faccia.  Un pastiglione a colazione e uno a cena. La scatola mi indica a che giorno siamo di cura e se è mattino o sera. Me le porto dietro in borsa,  sperando non arrivi uno scippatore a scombinarmi il piano di azione. Sulla scatola è indicato il prezzo. Mi sento male a pensare quanto costo ogni mese al sistema nazionale. Meno male che c’è, altrimenti duemila euro ogni mese non riuscirei a tirarli fuori a meno che non facessi la velina di striscia la notizia. Quella bionda. Due volte al giorno, non si sa quando di preciso,  la mia faccia e il mio petto diventano fucsia a macchie come la Ferrari Custom di Lapo Elkann. Su di lui farebbe subito moda,  su di me meno, sembro solo una ubriacona del Tirolo. E poi ci sono i crampi allo stomaco e la nausea. Mi sa tanto che mi stanno  dando roba potente. Credo che stia espiando tutte le colpe della mia vita passata,  probabile fossi un’assassina o un tagliatore di teste,  altrimenti non si spiega tutta questa sofferenza fisica. Ma sento che, stavolta, sia la cura giusta. Lo spero tanto perché,  se così fosse, la risonanza la dovrò fare una sola volta l’anno.

Un dialogo assurdo

Una collega mi chiede di parlare. È una persona che non mi piace. Non ci possiamo piacere tutti quanti,  lei l’ho messa nel gruppo “stare alla larga”. Nemmeno io le piaccio,  quindi va benissimo. Io son felice e lei dovrebbe essere felice. ” Ok parlami ma in fretta”. “Ho sentito che quando son passata hai detto quella cosa su di me”. Ci metto un po’ a realizzare che non siamo più alle medie. Quella cosa… penso… chissà che cosa avrò detto mai… Allora dopo il primo momento di sbigottimento rispondo ” se ti ho detto quella cosa dietro le spalle si vede che te la volevo dire dietro le spalle se no te la dicevo in faccia”. Penso anche a che sarà mai quella cosa che ho detto… proprio non mi viene ma potrebbe essere che qualcosa abbia detto. “Tu che vai dicendo che dici le cose in faccia invece ti ho sentito dire quella cosa. Preferirei che le cose mi si dicessero in faccia. ” Ma io dico…. ma che diavolo avrò mai detto? Ma perché non me lo dice? La soddisfazione di chiedere non gliela voglio dare. “Ma senti io dico in faccia quello che voglio dire in faccia e dietro le spalle quello che voglio dire dietro ma qui uno non ha nemmeno più il diritto di sparlare? Se avessi voluto dirti qualcosa te lo avrei detto ma se ti ho detto quella cosa dietro vorrà dire che volevo fare così,  ora posso andare?”…..Sarà  assurdo, eppure questo dialogo è avvenuto davvero. E non ho ancora capito che cosa abbia scatenato il dramma. 

Occhi in giù 

“Quando mi parte l’embolo mi parte l’embolo “. Mi giro a destra. Penso… non può partirgli l’embolo… ha una faccia così buona… 

Tolgo le cuffie,  così sento meglio. Urla al telefono,  nel senso che ha la voce alta. Ormai sul tram devi sentire i fatti di tutti e, allora, ascolto. Gli è arrivata una bolletta altissima. Altro che embolo,  qui, fra poco, scatta anche l’infarto. Con quella faccia da bonaccione tratta l’operatrice malissimo. Qualcosa non mi torna.  Se, di solito, io credo che sorriso uguale bontà e occhi in giù uguale tenerezza… qualcosa qui non quadra coi miei canoni di interpretazione degli altri. Quest’uomo  ha gli occhi in giù…. Ascolto la sua parlata isterica. Avrà anche i suoi problemi ma è odioso. Io gli alzerei la bolletta ancora di più. Infine butta giù senza nemmeno un saluto.  Occhi in giù, da oggi in poi, saranno uguale a maleducazione per colpa di questo tizio! 

La Robi

Oggi sono felice. Ho lavorato a stretto contatto con la mia amica Robi. Ne avevo già parlato,  la mia sorellina. Non capitava lavorassimo a stretto contatto da troppo tempo. Io sono triste di questo e lei è triste.  Appena possiamo, però, ci cerchiamo e ricostituiamo la coppia. Ma oggi è stato bello. Non so come faccia ancora a sopportarmi,  oggi, per uno scherzo idiota dei miei,  ci stava restando secca. Non racconto l’accaduto perché ho fin paura mi arrivi la polizia a casa. Meno male che non mi ha nemmeno troppo insultata. Abbiamo fatto un pranzone fuori,  in pausa,  con un buon primo e due ciotole di lambrusco. Poi,  felici,  siamo tornate dentro. I nostri aneddoti sono assurdi,  così come i nostri dialoghi.  Abbiamo tanti ricordi incredibili insieme e ridiamo ogni volta e gli altri ci guardano attoniti. Siamo uno scrigno dove vengono custoditi aneddoti al di là dell’irreale.Lei ha sofferto tantissimo per la mia diagnosi. Me lo ricordo bene quel giorno al telefono. E lo so che soffre con me.  Ma le lacrime sono compensate da risate pazzesche che fanno rimanere le altre persone basite. Siamo per tutti un’entità unica, siamo aleelarobi per tutti ma, quando si tratta di individuare chi è  chi,  ecco , lì, arriva il problema. Mi chiamano Robi e lei la chiamano Ale,  ho crisi di identità forti che, un giorno,  mi hanno portata a chiamarla Ale. Robi se mi leggi…. scusa ancora per oggi,  sai che hai un’amica idiota.