TREMO

TREMO – è il secondo estratto della rubrica di @alemarcotti per SolaMenteSM, parole scritte una volta a settimana per tutti i nostri lettori

Sorgente: TREMO

Una mela al giorno leva la sclerosi di torno.

Anche quest’anno AISM scende in piazza con le sue Mele per raccogliere fondi per la ricerca e dimostrare che anche un piccolo gesto, come l’acquisto di una mela, può fare la differenza. Infatti, oltre alla possibilità di donare liberamente e in qualsiasi momento al numero 45512; è possibile dare il proprio contributo il 4, 5 …

Sorgente: Una mela al giorno leva la sclerosi di torno.

Recensione: e se girassi dalle mie parti?

Instathinking

Quando l’altro giorno ho saputo dell’uscita del nuovo libro della cara Alessandra, l’ho preso perché ero curioso di leggere cosa la sua mente vulcanica avesse partorito stavolta.

Dopo “Storie di un cinico radioattivo” e “Mi presento, sono la mosca“, stavolta Ale spiazza un po’ tutti con un racconto thriller di 648 paginel’enciclopedia Treccani un bello spessore.

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Come il padrone col suo cane

Ieri ho passato una bella giornata. Mentre stavamo per tornare a casa, mi ha colto una stanchezza indicibile. Non vedevo l’ora di andarmi a sedere. Dopo un paio d’ore stavo già benissimo, non bene, benissimo. Oggi la stessa cosa. Stavo benissimo stamattina, ho fatto molte cose. Ora che devo andare al lavoro…di nuovo quella stanchezza. Dieci minuti per mettere una maglietta… le braccia erano come se avessi fatto sollevamento pesi. Che fare? A lavoro vado. Sia mai che mi riprenda magicamente come ieri. ‘Sta malattia è così: ingestibile come me. Siamo diventate caratterialmente uguali, come il padrone col suo cane.

La maestra

Oggi, pulendo la stanza, ho trovato il mio quaderno delle elementari di musica classica. Quanti ricordi… Ricordo bene ogni disegno che feci per ogni opera studiata. Ascoltavamo le arie delle opere, le imparavamo e poi le cantavamo , nell’aula di musica. La mia maestra, sotto ogni voto assegnato, lasciava un commento. È bello rileggere le cose che hanno più di trent’anni. La mia maestra la ricordo perfettamente. Cinque anni insieme. È l’unica persona che ricordo benissimo nel mio percorso scolastico. Come se avessi fatto solo le elementari. Eppure non era una maestra né dolce né materna. Era un generale. Ci faceva filare come soldatini. Non sopportava i mancini perché facevano le orecchie sulle pagine dei quaderni. Non sopportava quelli poco svegli. Non sopportava tantissime cose. E tantissimi bambini. Ma la ricordo benissimo e con nostalgia.

Scegliere di stare bene

Occorre essere migliori amici per stare bene insieme? No. Si può essere capaci di stare accanto a qualcuno nonostante non si faccia parte di una sfera troppo intima? Sì. Stare bene in un gruppo di persone diversissime. Persone che trovi e non che scegli. Trovarsi a ridere così tanto da rischiare lo svenimento. Si può. Io sono fortunata. Ogni giorno vado a lavoro e ogni giorno mi fanno stare bene. Io lo vedo che hanno dei riguardi speciali per me. Apprezzo. Mi trattano come prima ma hanno delle accortezze che mi riempiono.
Ringrazio. Forse non abbastanza. Ripago? Spero di sì. Cerco di tenere l’umore alto, cerco di sorridere sempre anche se, a volte, ho il corpo completamente distrutto. Non lo do a vedere. Sorrido, tanto non cambierebbe nulla mostrarsi col volto scuro. Si può scegliere e io ho scelto di stare bene.

E se girassi dalle mie parti? eBook: Alessandra Marcotti: Amazon.it: Kindle Store

https://www.amazon.it/girassi-dalle-mie-parti-ebook/dp/B07XTQ8WYS

Alessandra è lieta di presentarvi ufficialmente il suo ultimo capolavoro.

Molto presto sarà disponibile anche la versione cartacea del prodotto.

Sperando possiate essere fieri di lei…

Alessandra vi ringrazia e vi saluta.

Alessandra: ” Grazie davvero a tutti per leggere sempre le mie parole e per commentarle sempre con affetto e con garbo. Grazie per avere condiviso i miei lavori. Non vi deluderò.”.

Facebook

Vorrei aggiungere due parole al mio articolo precedente. Scriverò un pezzo, con la rivista online solamentesm, una volta la settimana. Il mio scopo è quello di presentare la vita con la malattia in modo meno tragico di quanto si possa pensare.

Vi lascio il link facebook…vorrei chiedervi … vi andrebbe di condividerlo sulle vostre pagine facebook? Sarebbe importante. Grazie in anticipo per fare parte, con me, di questo progetto.

Grazie davvero.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. Era la foto che aveva il mio nonno sul comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che tengo molto alla tua opinione.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. É la foto che aveva il mio nonno sul suo comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che vorrei avessi una buona opinione di me.

La pazza son sempre io

Come cambia la vita…
Ho passato anni a non prendere più la metro. Ho buttato via tempo incredibile ad andare da un punto all’altro della città con qualsiasi mezzo di superficie purché non sotterraneo. Un giorno mi sono alzata e son finita in galleria, ad aspettare un convoglio giallo. Ora, appena riconosco il rumore, inizio a correre come una matta per prendere la mia linea di metro. Corro, corro, corro nonostante quello dopo passi a due minuti di distanza dal primo. Oggi sento il rumore, ormai a me familiare, e inizio ad andare sempre più forte…. ancora poco e cadevo giù dalla banchina: era quello dall’altro lato. Eppure non è che sia un mezzo che mi faccia impazzire, ma mi è venuta la foga di prenderlo al volo perché, quando metti dentro il piede prima che chiudano le porte, è una sensazione bellissima, la sensazione di avercela fatta per un pelo. In tutti i sensi. Il mio psicologo coi capelli lunghi e i pantaloni di pelle me lo diceva
..un giorno riuscirai. Dentro di me pensavo che il pazzo fosse lui. Ecco… no, la pazza continuo a rimanere io.

Nutrirsi

…fermarsi per caso e ritrovarsi a parlare, sedute su un gradino abbastanza sporco. Avere voglia di passare un po’ di tempo insieme e farsi due chiacchiere… che poi, in modo naturale, diventano sempre più intime e profonde. E allora ringrazi te stessa per esserti soffermata sul quel paio di occhi luccicanti, quel giorno. Il fiuto e il sesto sesto è difficile che ti ingannino. Torni a casa un po’ più piena e non è la birra che hai bevuto, lo sai bene. È un qualcosa difficile da spiegare ma che ti lascia qualcosa impresso dentro. È la tua capacità e la voglia di ascoltare e sapere. Si è come si è e non siamo perfetti. Siamo essere speciali, capaci di provare cose che ci nutrono in continuazione. Riconoscersi da lontano è prezioso.

Nuovi equilibri

Vivo in una regione abbastanza instabile. Su, giù, su, giù….
Inizio un viaggio, il mare si innalza.
Aspetta… ora mi riassetto, mi sistemo, mi faccio carina, mi metto il rossetto. Esagero: due passate veloci di mascara che sembra una. Mi guardo allo specchio… non è che ci posso passare troppo tempo davanti: ho fretta.
Forza, avanti, non c’è tempo per riposarsi.
Ora te lo dico chiaro: dovrai rimanere qui vicino e, quando sarà il momento giusto, risalire in superficie. Sta per arrivare il segnale…è promettente.
Senti… dici che si può respirare sott’acqua?
Allora aspetterò un aiuto. Al momento giusto saltiamo: ci salveremo la vita. Hai paura? Stringiti pure a me.
Arriverà quel tempo nel quale saremo obbligati ad assestarci su altri e nuovi equilibri.
Pronti? Buttiamoci!
Finalmente liberi.

Per te

Scrivo, mentre una persona, che fa parte della mia vita, soffre. Scrivo perché davvero non so che altro fare. Non lo so se leggerà queste parole… ma io le scrivo per lei. Sono qui. Nei miei drammi è sempre arrivato qualcuno come se fosse uscito da un cilindro. Miracolosamente. Sono arrivate persone impensabili e inaspettate ad aiutarmi. Puoi anche dire grazie, ma ti senti come se non avessi ridato indietro abbastanza. Allora ti poni in quella condizione di diventare sensibile in certi momenti e pronto a dare una mano. Sono qui a fare quello che altri hanno fatto con me. Non c’è bisogno di parlare ma, a volte, vedere una presenza, anche muta, fa bene. Sono qui. Cercami se vuoi e hai bisogno. Quando sarà tempo, col tuo tempo. Ti penso.

Lazzaro

Dopo un’estate senza problemi, è arrivato lo stop. Ho passato due giorni a letto, febbre a 39 e dolori inumani. Dopo un’altra notte atroce… stamattina il miracolo… Lazzaro si è alzato. Acciaccato ma in piedi. Non potrà che andare sempre meglio.

Un gran bel dono

Possedere così tanti airbag da essere ormai pronti a parare colpi. Parare e assorbire. E finire col non farci nemmeno più troppo caso. Far finta che tutto vada bene, così tanto da finire col crederlo davvero. Ecco.. accennare un sorriso, farsi beffa di quegli airbag. Se scoppiassero? Ci sentiremmo protetti, come fra due braccia familiari. La vita regala, non sempre ciò che più ci piace. Quando vedevo tutti quei pacchi a Natale sotto l’albero… nemmeno mi ponevo domande: ero felice e sarebbero stati tutti regali meravigliosi. E così oggi. Forse non sono doni meravigliosi… ma si sa: da adulti la visione cambia e si regalano più che altro cose necessarie. Vorrei un gran bel dono. O almeno stare qui con gli occhi speranzosi. È già tanto bello così.

E se girassi dalle mie parti?

Nella vita reale costruiamo relazioni continuamente, con parenti,
colleghi, amici o con la persona che scegliamo per un pezzo della
nostra vita o per sempre. Ognuno di noi si porta dietro il proprio
bagaglio fatto di azioni ed emozioni vissute. Siamo il risultato di
ciò che viviamo. Questo è un po’ il sunto del libro. La trama si
sviluppa attraverso le vicende dei due personaggi principali e,
proprio la visione dei suddetti, serve per costruire l’intera vicenda.
Il narrato aiuta a soffermarci e capire che, essendo tutti simili
ma ben distinti gli uni dagli altri, lo stesso fatto, visto da occhi
diversi, può venire vissuto e percepito in modo differente.

Ecco… Spero vi faccia piacere. Questa è la sinossi del mio prossimo libro. È pronto, spero che settembre possa vedere la sua uscita ufficiale.

Olena, la mangiatrice ladra di saccottini

E così fu che tornammo alla base.
La cosa che più mi mancherà sarà la lauta colazione. Quando vedi tutto quel ben di Dio esposto… fantastico. C’era di tutto, dal salato al dolce. Io faccio colazione solo con cappuccio e saccottino e trovarmi dei saccottini anche a Torrevieja beh… è stata una grande sorpresa. Mentre gli stranieri si riempivano i piatti di uova, bacon, fagioli e verdure, io mi lanciavo sul saccottino. Una mattina sono stata battuta sul tempo da una russa, che secondo me si poteva chiamare solo Olena. Olena pesava almeno quattro volte me. Si riempiva due piatti di cibo talmente rasi che, ad un essere umano normale, sarebbero bastati per pranzo, cena e colazione successiva. Ecco… Olena ha pensato bene di rubarmi l’ultimo saccottino al cioccolato. Le dico ma non può prendere quello alla crema? Dopo avermi lanciato un’occhiataccia, se ne va, con un saccottino al cioccolato e uno alla crema.

Laguna rosa

Ed è così che un trenino ci portò alla tanto agognata laguna rosa..

Io amo prendere i trenini, da quando ero piccola. E così ci portò dritti verso le montagne di sale…

Sembrava di stare sulle Alpi svizzere, c’erano montagne bianche ovunque… E poi giù in fondo il lago…

Dicono che a volte diventi anche fucsia…

Io son stata felice, mai visto prima un lago rosa.

Io con lei.

Dopo aver letto un post che non mi è piaciuto molto, vorrei dire due parole. Tanti di voi già lo sanno e saranno anche stanchi delle mie storie legate alla malattia. Ho la sclerosi multipla. Ho un malattia auto immune. A dire il vero, di malattie auto immuni ne ho ben due. Morbo di Reynaud e sclerosi multipla. Certo, la prima delle due è fastidiosa solo in inverno. Dalla sclerosi multipla non guarirò fino a quando non scopriranno la causa, allora ci vorrà molto poco a trovare un farmaco adatto. I farmaci non piacciono a nessuno, soprattutto quelli che regalano effetti collaterali devastanti. I miei sono fra questi. Persino il cortisone non è piacevole da assumere. Ho, a volte, lesioni nuove, così si chiamano. La lesione del nervo non è recuperabile ma si può ovviare e riprendersi. Questa malattia non cesserà mai. Magari un giorno si addormenterà per un po’. Ma non guarirò. Potrò solo peggiorare e ne sono ben cosciente. Non per questo non trovo il mio corpo una macchina meravigliosa. Sono meravigliosa. Malata ma splendida. Non vedo da un occhio, ho dolori atroci che non mi fanno dormire, ho spasmi, intorpidimenti e scosse. Ma sono meravigliosa, mi ritengo perfetta. Ho un occhio che vede bene. Ho un passo spedito. Sono felice per quello che ancora possiedo. Quando non sarà più così ci penserò. I miracoli esistono? Qualcuno dice di guarire? A me poco importa. A queste cose non credo. Credo in quello che vedo. Credo in me, alle mie capacità, al tenere a bada un po’ la malattia con l’alimentazione. A tutto questo credo. Per chi vuole credere ai miracoli… io sinceramente preferirei vincere al super enalotto. Peccato che non giochi. Non mi lamento di ciò che ho e non prego e non piango disperata. Vivo semplicemente e cerco di farlo in modo felice.

Il pavesino

Sto facendo incetta di vitamina D, altro che il Dibase che, per giunta, ha una consistenza odiosa e oliosa che faccio fatica a sopportare. Mi copro di crema solare, protezione totale. Faccio così tanti strati che arrivo in spiaggia completamente bianca, mi si vede subito. Vestiti bianchi e cappellone. Uno potrebbe pensare Ma che cosa ci va a fare al mare quella? Eh… esatto. Me lo chiedo anche io… io che amo le città… ma qui si sta davvero bene. Mare, sabbia, scogli, pace, rumore delle onde, buon cibo e in sottofondo solo le cicale. Un paradiso. Un’oasi. A pochi passi da qui c’è un lago che va dal rosa al fucsia… per questo siamo venuti : pare che questo lago abbia anche delle proprietà benefiche per le malattie autoimmuni… mah… sarà… domani andremo a vedere… tornerò in città come un fringuello color biscottino…. beh un pavesino, più che altro.

L’essere alieno

I bambini hanno dei poteri magici. Uno su tutti: ne basta solo uno di loro per svuotare una piscina. Questo paradiso terrestre in terra spagnola possiede una piscina bellissima sotto camera nostra. Non ci sono molte sdraio. Se te ne vuoi accaparrare una basta aspettare che arrivi il primo essere vivente sotto al metro di altezza. Le signore in costume a fiori alzano gli occhiali da sole e son già sul piede di guerra. Non possono credere ai loro occhi: esistono esseri alieni e fastidiosi. Ne basta uno per catalogarlo in un gruppo intero. La prima donna a fiori se ne va, sdegnata. La seconda e la terza la seguono a ruota. Ecco… noi abbiamo le nostre sdraio e persino l’ombrellone. Grazie, essere alieno.

Terremoto

Mi sono svegliata credendo ci fosse il terremoto. La palla strobo in sala diceva NO, nessun terremoto in atto.

Ero io, proprio io. Non fuori, dentro. Mi sento su una zona terremotata da questa mattina, ancora non ho cessato di vibrare. Ecco, questo è uno degli aspetti più fastidiosi di questo fardello che mi accompagna nella vita. Domani ho un aereo da prendere, se non cesso di vibrare sarà come stare due ore dentro una turbolenza continua. Se mi attaccassi degli elettrodi sarei perfetta per la pubblicità di uno scioglipancia immediato.

Un’immagine bellissima

Condividere. Qualsiasi cosa, anche un pasto. Sedersi a un tavolo e guardarsi. Condividere una risata, un pensiero, un timore o un pianto. Ridere. Meglio che piangere. Sdrammatizzare per non cadere in un tunnel nero da dove sia impossibile uscire. Parlare con un tono alto per farsi sentire bene. Essere in apprensione per qualcuno o per qualcosa che si deve ancora iniziare. Ne vale la pena? Vale la pena allarmarsi prima del tempo? Essere in attesa… di qualcosa di bello, ancora più bello di ciò che che già è stato. Scartare i pensieri meno attrattivi per lasciare spazio a un’immagine bellissima.

Il genio della valigia: io.

Siamo tornati da Praga. Bellissima. Ora ci prepariamo per il mare, Torrevieja, in Spagna. Giusto il tempo di fare cambio di valigie e si parte! Devo dire che col mio sistema di valigia ho davvero poco da lavare. Sono partita con una valigia di otto chili precisi e sono tornata con una valigia di sette, colma rasa di souvenirs e chi più ne ha più ne metta. Ho buttato quasi tutto. Ho messo dei vestiti buoni solo due giorni, per il resto ho buttato tutto. L’armadio di casa scoppia sempre ma almeno la valigia era quasi vuota e i panni da lavare molto pochi. Mi sento un genio.

Praga 6, la torta

Birre bevute, piatti loro tipici mangiati, stinco gigante e tutti i vari salsiccioni mangiati…

Oggi ultimo giorno a Praga. Vengo rapita da una fetta di torta gigante alle carote vegana… Sembrava così bella… Presa…

Era anche buona… Pensare che di solito mi faccio attrarre da altre cose… Preferisco il salato… Il miglior modo per salutare questa città…

Praga 5, le contraddizioni

Qui succedono cose strane… La birra costa meno dell’acqua ok, potevo aspettarmelo. Il cibo costa meno di una calamita… 😳😲🤔.

Non tutti i locali hanno il bancomat per pagare… Nessun problema: hanno lo sportello bancomat all’entrata…. 🤔

La birra scura costa meno della chiara. Un portachiavi costa il triplo di una birra.

Vendono tutti le stesse cose praticamente, ma nei negozi originali le cose costano molto meno. Qui i cinesi fanno pagare le cose il triplo… Mica come da noi… 🤔

La città è davvero bella e magica. Andare da un artigiano a comprare oggetti particolari costa pochissimo rispetto ai soliti gadget di massa.

Le contraddizioni sono numerose. Se entri in un negozio sembra quasi tu dia fastidio… Non sono molto ospitali. I giovani parlano inglese e ceco fra loro quasi fossero bilingue.

Praga, 2

È così bella che sono in piedi dalle sei… L’eccitazione di uscire e iniziare a vedere… Doccia, colazione e poi via… Ancora senza nessuno in giro… Sono davvero molto felice. Sto bene. Ho lasciato tutto a casa dicendo… Ci penso a settembre. E così è … Non mi preoccupo ora per qualcosa di cui dovrò già preoccuparmi dopo… Non vale la pena fare la stessa cosa due volte…

Praga

Eccomi a Praga. Sembrerebbe davvero magica come la descrivono. Parto con un occhio malconcio… La prima turbolenza me lo fa capire bene. Ma l’importante è essere qui… Respirare… Sentire una lingua nuova… Soldi nuovi…tutto nuovo. La birra costa così poco che continueresti solo a bere…

Cosa rara

Ho come la sensazione di non fermarmi mai. Nemmeno con la testa: penso di continuo. A volte dimentico un po’ la realtà, restando ancorata ai pensieri. Arrivare a scriverne credo sia un passo molto importante. Avvicinarsi ai quaderni e agli odori della carta… una magia. Scrivo quando capita, forse a seconda di ciò che mi accade. A volte viene meglio e a volte peggio. A volte parte tutto da una frase. Un flusso continuo di parole che cerco di assecondare. A volte scrivere mi stimola ricordi passati che, non so da dove, saltano fuori all’improvviso. Ho scritto molte lettere, anche nel passato. Non credo ne siano rimaste molte in giro, probabile siano state buttate dai destinatari. Le parole sincere possono fare paura. Mettersi a nudo, svelare emozioni o sentimenti a me viene abbastanza naturale con la penna. Occorre trovare qualcuno che apprezzi la spontaneità e il cuore aperto. Cosa molto rara.

Legati

Qualcuno che si ricorda di te. Così, dal nulla e all’improvviso. È un’emozione . La sensazione di essere una bella cosa. C’è stato chi ti ha fatto passare per una cosa poco piacevole. Anche se non era vero. A volte ci si vuole ferire, gratuitamente. Il tempo è una lancetta che gira e ritorna sugli stessi numeri più volte. Quel giro di lancetta mitiga ciò che si ha dentro. I segni del conflitto spariscono molto in fretta: c’è subito altro a cui pensare. Sentirsi come se ci si conoscesse da sempre. Sentirsi legati in un legame sincero. Occhi che guardano dall’esterno e che capiscono se qualcosa non va. Quando si è legati sembra sempre che vada tutto per il meglio.

La gita

Il mio zainetto per le gite, alle elementari, era rosso e giallo. Il cordino si sfilacciava sempre, la mia mamma, allora, me lo bruciava con l’accendino. Alla mattina presto scendeva a comprare il pane all’olio fresco e mi faceva tre panini col prosciutto cotto. Erano lì, sul tavolo della cucina, pronti ad essere messi dentro allo zainetto, con tre succhi di frutta Santal. Quello zaino sprigionava un profumo di prosciutto meraviglioso. Lo aprivo in continuazione e lo chiudevo per assaporare quello che mi sarebbe aspettato da lì a poco. Avevo già fame, me li sarei sbranati subito. La maestra mi teneva sott’occhio…non voleva che mangiassi sul pullman “Poi magari stai male”…Mai stata male da nessuna parte. E avevo fame. E avevo quei tre panini meravigliosi chiusi là dentro. Era una gioia, per me, il momento del pranzo. Aprivo il mio zainetto rosso e mi fiondavo sul primo panino. Il profumo andava pari passo con quello che addentavo: nessuna delusione. Era il momento più bello di tutta la gita.

Fantastico

Ecco che arriva… aria fresca. Apri la bocca… sembra quasi di essere in montagna; basta solo chiudere gli occhi. La città si sta spopolando… rimangono praticamente solo quelli che urlano. ‘Sarà il caldo’ diciamo noi che ci definiamo normali. Aspetto domani… mi rivolteranno gli occhi e io odio che mi tocchino gli occhi. Poi si parte… mettere le cose in valigia, raggiungere un aeroporto, partire. Andare. Via. Lontano o vicino ma con lo spirito gioioso e la voglia di scoprire nuovi posti. Vedere come vivono le persone, quelle che, con noi, non c’entrano nulla. Chissà che fanno, come mangiano, come si innamorano, come apparecchiano, come arredano le case. Chissà. Stare vicini a chi nemmeno conosci, facce che non rivedrai mai più. Vite parallele che non si incontreranno mai, vite che si sfiorano per un momento. Guardare cose che già altri hanno visto, camminare, lasciare la propria impronta oppure permettere a una di esse di incidere nella tua vita. Fantastico.

Capita…

Seguo tutti i consigli. Scrivo. Tantissimo e fino alla nausea. Ciò che ho dentro e tutti i miei ricordi non li voglio dimenticare. Mi distraggo. Più coi film che coi libri , ormai, poiché il mio occhio è rimasto fessacchiotto e non poco. Non medito a causa di un flusso incessante di pensieri, faccio yoga, però. Vado a correre e cammino tantissimo. Il supporto ce l’ho: sono anni che vado dalla mia psicologa e, devo dire, mi ha rimesso in sesto la vita. Che dire… la malattia ce l’ho sempre ma rido quasi più che nella mia vita da sana. Ho rapporti più spontanei e sinceri. Sorrido sempre e ho voglia di far parte della mia vita. Questa malattia è stata forse una benedizione. Si dice sempre ‘Mica può capitare a me’ e poi, quando succede a te pensi ‘ Capita’. E ricomincia tutto di nuovo, una nuova vita, nuove opportunità e nuovo modo di vedere le cose. Capita sì… Via di nuovo!

Idrolitina

L’acqua gasata, da piccoli col nonno, la facevamo con l’idrolitina. Il nonno riempiva la bottiglia, con la chiusura in metallo, con l’acqua del rubinetto, e, a turno, mettevamo dentro la bustina e giravamo più volte la bottiglia, premendo sul tappo poiché iniziava a schizzare tutto fuori. Dal nonno le cose erano sempre le più buone del mondo, anche se, quell’acqua, aveva un retrogusto salato. A casa nostra non avrebbe avuto di sicuro lo stesso sapore. E poi era bello litigare per chi dovesse mettere dentro la bustina e agitare. A casa della zia si usava la frizzina. A casa nostra, ogni venerdì, arrivava un signore a portarci l’acqua nel vetro. Sembra passato un secolo e, forse, è passato davvero…
Decidendo di non sprecare troppa plastica, io e Davide abbiamo iniziato a bere l’acqua del rubinetto e abbiamo comprato lo stesso tipo di bottiglia. Voglio proprio andare a vedere se esista ancora l’idrolitina e riprovare a sentire di nuovo quel sapore salato di casa.

Non è male per niente

Vivo guardando l’orizzonte infinito. Penso e rifletto su tante cose che mi riguardano. Mi trovo nel silenzio della profondità, dove il dolore e la paura si placano. Ci sono luoghi così: dotati di una forte bellezza capace di calmare. Tutelo questo momento dentro di me. Mi viene voglia di non mettere le cose in pericolo e di non fallire. Mi sento in pace, mi sento a mio agio nella mia stessa pelle. Mi sento bene. Mi giro e ti vedo. Hai scelto di essere qui, con me. Ti sento cantare, anzi, ti sento emettere una melodia. La vita mi sta insegnando tanto ma tu di più. Vedo in te dei doni preziosi e delle capacità che io non possiedo. Per questo ti guardo, vedo come fai. Il mio posto è qui, accanto a te. Mi giro, per mettermi dalla parte del tuo punto di vista e, inaspettatamente, scopro che non è male per niente.

E tutto va a posto

A me
che non piace sbucciare la frutta e la verdura…
mi sono caricata come un mulo
per fare la macedonia;
iniziano così le mie vacanze:
la frutta mi fa sentire nella piena estate
inizio a sbucciare
e a tagliare
in micro pezzetti
A me
che tante cose non piace fare
in vacanza le faccio:
mi dà un senso di riequilibrio
della mia vita
come se andasse tutto nel posto giusto.

Bilanci pre ferie

Ultimo giorno di lavoro. Ricordo il primo dopo le vacanze estive, un anno fa. Ero giù. La mia amica non c’era più causa maternità. Ancora aspetto che rientri. È stato un anno pieno di cose. E, proprio in questo punto dell’anno, faccio sempre i miei bilanci. Come è stato? Bello. Ho conosciuto tante persone nuove. Ho riscoperto persone non nuove. Ho approfondito rapporti e amicizie. Sono stata più bene che male con la cura nuova che compie un anno anche lei. A lavoro mi sono stati accanto, passo per passo. Ci siamo divertiti e siamo stati bene. Abbiamo litigato ma abbiamo anche riso tantissimo. Spero di aver lasciato bei momenti agli altri, quelli da ricordare. Io ne ho dentro parecchi. Risate, litigate e qualche pianto. Tutto condiviso. Sempre insieme, poiché si passa più tempo a lavoro che a casa e quindi si condivide tutto, dagli armadietti ai bagni, dalle sedie agli strumenti. Qualcosa di unico da ricordare col sorriso. C’è bisogno di vivere le cose con qualcuno, c’è bisogno di raccontare e raccontarsi. C’è bisogno di mischiarsi. Io ringrazio chi ha voluto condividere con me queste ore insieme, chi mi ha aiutata e sostenuta, chi è stato parte di scherzi e risate e chi ha assecondato la mia parte giocosa. I problemi ci sono eccome ma ce ne possiamo dimenticare…. almeno per qualche ora al giorno. Grazie a chi mi ha fatta tornare a casa ridendo sotto i baffi, sulla metro.

Chi ha il coraggio di spezzare la catena?

Un sorriso può avere un impatto indelebile nella vita di tutti i giorni. Può avere una potenza incredibile. Su di me i sorrisi suscitano un senso di benessere e un’attrattiva pazzesca, come il potere delle calamite. Ci vuole davvero poco a conquistare la mia simpatia. Ho notato che provo un senso quasi di repulsione verso chi, i suoi denti, non li mostra mai. Ricordo più un sorriso o una risata rispetto a un bel paio di occhi. Quando sento che non è aria, sorrido. Ci vorrebbe un coraggio da leoni a voler spezzare questa catena. Chi si permette un simile affronto, la paga cara. L’ho già detto di essere dispettosa? Mmm… sì. Chi spezza la catena del sorriso può solo aspettarsi in cambio una forte antipatia e sgradevolezza, virtù che ho pronte all’uso per questo tipo di evenienza.

Ape fa i dispetti

Resto in contatto con la me piccola. Resto fedele a lei, nonostante sia cresciuta e nonostante l’età anagrafica cresca incessantemente. La faccia furba di quella bimba dispettosa la conosco molto bene, non ho nemmeno bisogno di ricordamela attraverso uno specchio. La grande Ape ride ancora per le solite stupidate, sorride come allora, ha solo di nuovo i denti davanti, quelli che aveva perduto alle elementari e che il topo aveva pagato con cinquecento lire di carta. Ricordo con affetto la prima volta che andò in bicicletta senza le rotelle e cadde strisciando tutto il braccio contro il muro della casa dei nonni. Ricordo quella bimba al funerale dello zio Anteo, quando mise la mano sotto al sedere della vecchia davanti, in chiesa. Ricordo bene lo strattone che prese e rimase tutto il tempo restante a guardarsi le scarpe nuove per non ridere, in quel giorno di pianti e lacrime per gli altri.

Palpitare

Oggi fa fresco: non ho proprio nulla di che lamentarmi. Il mio corpo si sta rimettendo in moto. Che altro volere di più? Cerco di non sprecare tempo, mi metto a fare cose. L’energia cresce… certo, dipende sempre con chi sei. Mi circondo di persone che trovo positive. Voglio molto dalla vita e ho ancora tanti sogni ai quali resto attaccata; d’altra parte… non vedo che cosa io abbia da perdere. Oggi la realtà ha i toni del grigio. Il vento lo sento bene sulla pelle. Mi sento fusa col paesaggio, come se ne facessi parte. Il pensiero è dell’acqua che si avvicina sempre di più : la partenza è imminente. Bello il pensiero dei prossimi viaggi. Questa visione mi fa palpitare.

Felici

Quando andavamo al cinema all’aperto

mangiavo le bomboniere che portava un tizio strambo

col capello e un vassoio attaccato con la cinghia dietro al collo

il primo pezzo del film non lo si vedeva mai: il cielo era ancora troppo chiaro

rimanevamo lì, ai nostri posti
a guardarci il primo tempo dopo i titoli di coda

andavamo a mangiare il gelato

tornavamo a casa

la casa al mare era bella

e stavamo bene:
eravamo felici

Ne vale la pena

Ci si raduna, per stare insieme, per stare bene. Un messaggio o un passaparola possono bastare. Ogni giorno potrebbe essere quello giusto per andare a scoprire dei posti nuovi, magari belli. Occorre cercare tempo aggiuntivo, per godersi quei luoghi meravigliosi. Le persone stanno insieme, strette le une alle altre come se dovessero proteggersi dal freddo, anche se non c’è freddo, nessuna traccia. Qualcuno si volatilizza e, ancora, non riesco a capirne il motivo. Come si fa a trovare un posto dove andare? Eppure lo si trova. Ci si sveglia inattivi, poi, però, ci si riprende e si iniziano a fare cose, al nostro meglio. Anche questa giornata passerà. Come l’abbiamo vissuta? È accaduto qualcosa che ricorderemo e per la quale ne è valsa la pena? Sì, anche oggi ne è valsa la pena.

Le more

Oggi ho comprato delle more bellissime. Da piccoli il mio nonno, al mare, ci portava sulle colline a coglierle. Io, mio fratello e lui. Ognuno col suo sacchetto. Ci preparavamo a una lunga camminata in salita, primo stop alla bocciofila per comprare l’estathe al limone, nel bicchierino. La scelta accurata di dove infilare la cannuccia, se nel disegno del limone o in quello del sole, quando ancora l’involucro
del coperchio era fatto di stagnola. Io dopo mezzo secondo già lo avevo finito. Andavamo a passo spedito attaccati alla parete per non farci investire dalle macchine. Un giorno il nonno scivolò attaccato alla parete. Io e mio fratello incominciammo a ridere fortissimo e lui si arrabbiò molto per non esser stato soccorso subito dai suoi nipoti disgraziati. Ricordo molto bene il sapore di quelle more. Ricordo i graffi che mi facevo sulle gambe a causa di quei rovi incolti. Tornavo a casa col sacchetto sempre più vuoto: me le mangiavo durante la discesa, di nascosto dal nonno, che già pregustava la sua scorpacciata col gelato alla crema.

Rifletto

Scorrono le vite. E poi ti capita di sederti a fianco in tram accanto a qualcuno che soffre. Tu sei felice e lui no. Poi può capitare il contrario, in un lampo. Rifletti. Sono così importanti i litigi e i musi lunghi? Sono così importanti le mezze parole? È così importante sentirsi sfruttati nella propria sensibilità? Che cosa può importare ciò che si pensava se poi non abbiamo più la possibilità di parlarci, se poi le vite finiscono. Con molta calma i momenti brutti passano e noi ci rimettiamo in sesto. Abbiamo ferito… ne valeva davvero la pena? Quando si pensa che una persona non ci riguardi più e che tu non riguardi più a lei… Ma ne vale la pena? Ci si può anche perdere di vista, si possono incontrare altre persone… ma è importante come ci si saluta. Se ci si saluta in malo modo o non lo si fa affatto… riusciremo a superarlo se poi dovesse capitare qualcosa di irreparabile? La morte di una persona ti pone in una situazione di domande continue e incessanti. Come un clic si può spegnere una vita. Rifletti. Rifletto. Se la bellezza è in uno sguardo che può fare la differenza, perché non farla?

Un’ape giocosa

Ho una grandissima fortuna: sono una persona entusiasta. Mi piace divertirmi e mi piacciono le persone che si divertono. Le sento e le vedo le persone intorno a me, qualcuna rimane a bocca aperta. Molto spesso credo di essere tornata la bimba felice e senza problemi che ero. Mi saluto e mi do il benvenuto. L’età e le differenze che intercorrono non contano. Conta solo influenzarsi positivamente a vicenda. Si può decidere di essere spensierati anche se esiste quel luogo dove soffriamo. Ci si può nutrire di gioia? Credo proprio di sì. La gioia non perde il suo fascino, occorre predisporsi bene. Mentre torno ad essere bambina, do sfoggio alla felicità e mi calo in quella vita giocosa.

Un bagliore negli occhi

La delicatezza di chi procede con cautela. Esistono tanti posti dove potersi nascondere, come quando eravamo piccoli e giocavamo a nascondino. Contare fino a trenta e andare a cercare, persino all’ombra, visto che fa caldo. C’è chi guarda le cose e le persone con un’osservazione profonda, senza giudicare a priori, come se fosse ancora quel bambino che gioca e conta. Si arriva mai al vero perché di ciò che facciamo? O al perché certe cose accadano? Mi piacciono le persone attente. Mi piacciono le persone che sanno quanto sia importante la gioia, anche quando si sentono tristi. Magari sono anche disposti a donarne un po’. È importante avere ricordi gioiosi e felici da portare dietro come proprio bagaglio. Mi piacciono le persone che hanno un bagliore negli occhi e si lasciano guardare.

Silenzio

Sono qui, nel silenzio di casa, al fresco artificiale. Ho spento anche la radio. Mi sento bene. Mi sento molto amata. Come un dono che mi è stato fatto in questa vita. Tutto questo mi lascia senza fiato e mi lascio ispirare da questo silenzio che, per una volta, mi rende lieta e non inquieta. Ripenso al viaggio che farò e a quello che sto facendo anche qui, da sola. Ho superato dislivelli enormi. Mi sento preparata anche se tutto è una sorpresa. A me piacciono le sorprese, molto. Mi piace tanto ricevere regali incartati. E questo lo è. Ha una carta di un colore meraviglioso e mai visto prima. Prendo aria. Respiro.

Color biscotto

Ho fatto degli esami. Grave carenza di vitamina d. Sapevo bene di non essere un gran contenitore di essa, ma addirittura una carenza grave non me l’aspettavo proprio. Sono tre anni che prendo il sole diventando color biscotto. Non è bastato. La neurologa mi prescrive delle medicine da prendere. Bene. Per ora non ho intenzione di prenderle, mi sento già fin troppo intossicata come avessi una nube sopra la mia testa. Ho letto il foglietto illustrativo…. Una grande e lunga illustrazione piena di effetti collaterali, tanto per cambiare. Credo sia sufficiente tutto ciò che già possiedo. Quest’anno prenderò altro sole poi vedremo. Non troppo poiché il mio farmaco può portare a tumori della pelle…infatti ogni sei mesi mi aspettano per il controllo. Poi odio il sole già di mio. Sarà che è fine stagione e ci avviciniamo alle vacanze… non ne posso più. Ho dei momenti che proprio prenderei tutti i miei farmaci e li butterei giù dal balcone se non fosse per quello di sotto che nemmeno ha più un balcone. Non ci sarebbe soddisfazione.

Prendere il volo

Ricordo un sogno che facevo spesso da piccola. Ero sulle scale della cantina, mi lanciavo e potevo volare. Sì, volavo. Una domenica mattina, andando giù in cantina a prendere la bicicletta, scesi le scale. Perché non provare? Magari sarei davvero riuscita a volare. Mi lanciai. Caddi sui gradini. Ginocchia sbucciate e mi andò anche bene. Caddi sulle ginocchia già ferite da un volo in bicicletta, giù da una discesa a casa del nonno. Frenai e mi ribaltai, quasi dentro al fosso. Ci ricaddi sopra una terza volta: correndo inciampai in un paletto. So solo che ho le ginocchia devastate da cicatrici. E nemmeno sono riuscita a prendere il volo.

La linea dell’arrivo

Faccio la mia strada, seguo il sentiero. Ti vedo da lontano, mi aspetti, come sempre, sulla linea dell’arrivo, sorridente. Come sempre. Non ho alcuna intenzione di distrarmi o di farmi distrarre: ti raggiungo presto. Ero impreparata su quello che mi aspettava. Non lo sono più. Vado avanti di buon passo, la strada è sfavillante. Capisco bene ciò che sta succedendo ma non me ne preoccupo. Perché dovrei? Ora vedo cose belle attorno, mi fermo ad osservare e sono proprio meravigliose. Continuo, pensando. Passo dalla meraviglia alla gioia. A volte mi devo spostare, non ho intenzione di farmi colpire né, tantomeno, di farmi abbattere. Ho bisogno di qualcuno o di qualcosa? So chi chiamare. Continuo. Vado avanti. Io non lo so che cosa significhi tutto questo, ma non vedo ragione per aggiungere altro peso inutile. Il mio obiettivo è là: la linea dell’arrivo.