Pippa Bacca

Qualche giorno fa ho sognato che il mio dentista mi violentava. Non lo so come mai,  nonostante ultimamente ci vediamo spesso.  Mi sono alzata in un bagno di sudore ed ero agitatissima. 

 Stanotte ho sognato la Pippa Bacca.  La sogno qualche volta. E la ricordo spesso.  Era un po’  folle,  genuina,  geniale, un inno alla vita e alla gioia. Era davvero il sole. 

E ogni tanto mi fermo e la penso. 

Mi sembra una storia impossibile eppure non la vedo più, non c’è più fuori da teatro,  non la vedo più alle feste. 

Ecco,  il mio pensiero è  per lei. 

Alessandra dove vai? 

Atterraggio in Grecia.  La felicità ai massimi livelli.  Un anno altalenante,  molte cose da dimenticare. La voglia di scappare dalla propria vita è  sempre dietro l’angolo. Uno stacco dalla quotidianità, ci voleva. La città iniziava a diventare triste, piena di esseri strani e soggetti improbabili.  Proprio stamattina mi ha fermato un uomo chiedendomi dove fosse il lavandino e ci ho pure pensato un po’ prima di andarmene. Finalmente si arriva in questo paradiso dove apri la porta e trovi sabbia e mare.  Il padrone di tutta la baracca si chiama Dimitris e sarà a nostra completa disposizione. Mi dà  la mano.  Gli do la mano ” Alessandra”.

Cerchiamo un posto per mangiare qualcosa ” Alessandra dove vai? ” .Penso che col nome per intero vengo chiamata solo quando combino qualche casino. E mi piace il mio nome e mi piace per intero.  “Vado a cercare del cibo”.

“Cibo qui Alessandra”.”ok. Cibo qui”. Mangio, torno in camera a mettere il costume ed esco al volo.

“Alessandra dove vai? ” Penso che il signor Dimitris stia un po’ esagerando. “Mare qui,  sdraio qui e doccia qui”. “Ok mare qui”.

Corro in camera di soppiatto, vado a fare la doccia e di soppiatto esco per andare fuori da questo lager perché non ho ancora visto nulla e non so che cosa possa esserci fuori e sento pure della musica dal vivo e fremo. Penso.  Non scappavo nemmeno a vent’anni ma è mai possibile debba scappare in vacanza?  E siamo solo al primo giorno…. 

Per ARIA

Ieri sera mentre cercavo gli stracci da buttare in valigia, ho trovato una pagina che mi aveva donato la mia amica Robi. 

Ho trovato uno stralcio e ho pensato a te,  Aria. 

Te la regalo. 

La recensione di Adriano

https://quattrochiacchieresul.blog/2017/08/06/recensione-libraiola-storie-di-un-cinico-radioattivo/

Recensione libraiola: Storie di un cinico radioattivo.

In giro sul Web ci sono miglia di recensori di libri che danno un parere nonché un tocco personale (e professionale) a ciò che vanno a recensire.

Bene, non sarà il mio caso.

Primo, perchè l’autrice mi ha promesso il suo autografo, e secondo perché il suo blog è questo, e se non lo visitate siete delle brutte persone.

Vi dico fin da ora il giudizio su questa mini opera: la ragazza è tremenda, ma essendo tale anche il sottoscritto mi ci sono trovato a nozze con tutto ciò.

Impossibile non ridere e sghignazzare durante la lettura delle 44 pagine (in fila per due e col resto di sei) perché, in fondo, dice le cose che diciamo – o facciamo – noi ogni giorno o quasi.

Già le 27 sbavature di vita valgono da sole il prezzo del biglietto, se poi ci aggiungiamo cose come:

Parlare della posta è come sparare sulla croce rossa. Troppo semplice. Anche una suora diventerebbe una cinica radioattiva. Inizi ad entrare e ti sembra di aver varcato la soglia di una cloaca.

ditemi se non è vero?

Alessandra analizza con pungente e spietata lucidità e ironia la realtà quotidiana mettendo per iscritto ciò che la stragrande maggioranza di noi si tiene dentro.

Se fosse stata riccia l’avrei presa per ilBeppe Grillo dei primi tempi.

 

Test dell’Ebook.

Il libro è presente sia in formato cartaceo che elettronico – PDF ed EPUB – adatto ad essere letto nei dispositivi adatti.

Avendo acquistato la versione EPUB sia per comodità che per disponibilità immediata, lo scarico per primo sull’iPhone 4S tramite iBooks e procedo alla lettura.

Va bene, tranne l’aver trovato qualche problema di lettura nel primo capitolo, in quanto alcune frasi vengono troncate e non mostrate se il telefono è tenuto in verticale. La colpa non è di Alessandra, ma dell’editor usato nella creazione del libro che ha fatto qualche pasticcio in fase di creazione del file. Stessa cosa sull’iPhone 5S mentre sull’iPad è andato tutto liscio senza problemi in virtù della dimensione maggiore del display rispetto ai telefoni.

I restanti capitoli invece si leggono benissimo senza alcun problema.

Insomma, se volete leggerlo in formato EPUB, utilizzate un Ebook Reader, uno smartphone dai 5 pollici in su oppure un tablet, sia Apple che uno dei tanti Android in circolazione. Se non avete nessuno di questi, allora vi basterà ruotare il telefono in orizzontale e godrete della lettura intera.

 

Prezzi.

6,99€ per la versione cartacea, 3,99€ per l’Ebook. Disponibile su Amazon e nei maggiori store online.

 

Insomma, fossi in voi un pensiero ce lo farei.

Io, voi e il meno uno

Leggo tantissimi post e articoli su questo blog. Mi piace leggere pensieri di persone che non conosco personalmente. Alcuni mi fanno sorridere, altri morire dal ridere, tanti mi fanno pensare e mi danno visioni molto lontane dalle mie ma mi danno spunti di riflessione e modi di vedere la vita da un altro lato. 

Qualche tempo fa ho letto un post dove si diceva di scusarsi il meno possibile,  non più del necessario, e di incominciare a ringraziare. Ho incominciato a farlo perché mi sembrava una cosa buona. Sono soddisfatta dei miei miglioramenti come persona. Ho avuto un grande aiuto da una donna meravigliosa che sarebbe la mia psicologa. Mi ha aiutata un sacco fino adesso e mi ha di nuovo regalato la vita mettendola nelle mie mani.  Ho avuto molti stop e sono vacillata tante volte. Ricordo la morte della nonna e poi quella del nonno come un profondo stacco dalla vita. Ne è  seguita un’altra di perdita infame e lì  sono crollata miseramente. Un crollo totale di tutte le mie facoltà.

Ho iniziato a farmi seguire, non c’erano molte altre alternative. Ho dovuto adattarmi alla nuova vita senza le mie guide. Si cresce, ti giri e manca qualcuno. Non è  facile accettarlo. Non lo accettavo. Nonostante avessi e abbia un approccio positivo e allegro alla vita ecco…  quelle cose non le accettavo.  Sono stati anni duri di crescita interiore, una crescita che doveva avvenire oppure non sarei andata da altre parti, mi sarei arenata nella vita vecchia,  quella che non poteva esserci più. Mi sono ammalata.  L’ho scoperto grazie alla mia paura peggiore che era quella di perdere la vista… un occhio decise di andare per la sua strada e, grazie a quello, ho scoperto che sotto c’era di peggio.  Le persone accanto a me,  quelle che mi amano da sempre per come sono nonostante anche i lati peggiori,  sono quelle che hanno sofferto di più per la mia sclerosi. E avevano paura crollassi di nuovo.  Ma io stavo bene per davvero anche con quella sentenza data da           un’ esenzione chiamata 046. Stavo bene e sto bene. Sono sempre io, anzi,  sono ancora meglio della vecchia. Sono ancora più allegra e sono felice di fare cose. Gli stop e i momenti no ci sono eccome. Ma questa sm mi ha regalato tanto.  Partivo da una nuova vita. E ho trovato un’altra vita ancora. Voglio vivere me, chi amo,  le persone e le cose.  Voglio vivermi il più possibile. A lavoro ho una seconda famiglia,  quella del meno uno. Un mix di persone delle più disparate che, in un altro ambiente, non si guarderebbero nemmeno in faccia. Ma lì  al meno uno sembra che tutti si incastrino  benissimo gli uni con gli altri.  Le mie risate e i miei sorrisi vengono ripagati tutti con altre risate e altri sorrisi.  Un mix incasinato perfetto. Un puzzle  dove non mancano pezzi,  certo,  qualcuno  purtroppo se ne va, ma il puzzle sembra sempre perfetto. 

Quindi ringrazio me.  Il lavoro fatto e quello che ancora mi aspetta.  Ringrazio i calci nel culo che riesco a dare a questa patologia, quando faccio cose,  quando vado avanti nonostante tutto e nonostante i buchi sulla pelle,  quando esco per andare a correre nonostante i dolori.

Ringrazio ancora me che mi faccio ridere e mi trovo simpatica e sono un’ottima compagnia. Ringrazio la mia famiglia vera e quella del meno uno.  Ringrazio questo blog e tutte le persone che scrivono e che sto avendo il grande piacere di conoscere.

Ringrazio chi ha letto e comprato il mio libro e chi l’ha recensito perché voleva farlo e chi invece lo ha fatto perché costretto dalla sottoscritta. 

Grazie a tutti davvero ed è  vero che a ringraziare si sta meglio! 

Non credere ma verificare

Non credo negli oroscopi.  Li leggo.  Ogni giorno mi collego per vedere che cosa dice Paolo Fox della mia giornata. Anche lui dice sempre che non bisogna credere ma verificare. Quindi verifico,  mi collego e verifico. Verifico che, ultimamente, a quest’uomo il gemelli non deve stargli molto simpatico. Un anno quasi sempre agli ultimi posti della classifica.  Ma perché?  Ci metteva sempre nelle prime posizioni e andava alla grande. Una vita lavorativa che non aveva nulla da invidiare a “una donna in carriera”, salute portentosa senza nemmeno passare da Lourdes, amori folli e unici alla Johnny e Baby di Dirty Dancing. Non mi voglio lamentare della mia vita ma verifico. Lui ogni giorno prevede disastri e giornate no. Ogni giorno Venere se ne va chissà dove e non è  colpa sua.  Ma nemmeno mia, del resto. Oggi ho verificato. Da qualche giorno qualcosa è  uscito da qualche casa e dovrebbe esserci armonia nel cielo. Sono a casa con la bronchite e questa infezione se ne è  approfittata del mio occhio. Ho fatto l’iniezione e la mia pelle proprio non ne voleva sapere di quell’ago: ho un dolore sulla pancia che, a malapena, riesco a sopportare le mutande. Ma verifico.  Dove sono finite le prime posizioni? Dove si trova l’armonia tanto decantata? Verifico anche per gli altri, nemici, ex amori,  amiche non fidate.  Se a loro va tutto bene divento una belva e non credo più alla giustizia. In questo caso mi fido perché non posso più verificare. Se anche per loro il cielo dovesse essere dissonante, bè mi farebbe piacere. 

Le guerre puniche

Ho trovato nel box uno zaino  zeppo di quaderni pieni di mie parole, racconti e poesie. Scrivevo quello che capitava nella mia vita. Pile di quaderni con tutto quello che mi è  successo dai 15anni in poi. Mi sono messa a leggere.  Che tenerezza e che ridere. Sono cresciuta in molte cose ma, in tante altre, mi sono ritrovata ancora e non so quanto possa essere una cosa positiva essendo passati 25 anni dal primo quaderno. Quindici anni…  La prima cotta per un biondone allampanato brutto come il peccato. Ma biondo come Jurgen Klinsmann. Cresciuta come un maschiaccio in una famiglia di maschiacci e dove le donne erano, e sono ancora, più maschione degli uomini. Per questo ero tanto affascinata dal mondo del pallone.  Una famiglia di interisti. Un amore sconsiderato verso qualsiasi uomo sgambettante con una palla attaccata al piede. Quante infatuazioni e amori pazzeschi e struggenti,  così tante volte ho perso la testa che nemmeno mi ricordo più volti o nomi.  Eppure è  tutto dentro in questi quaderni. Il primo bacio… descritto minuziosamente nei minimi particolari…  tutte quelle palpitazioni provate nemmeno le ricordo più ed è  un vero peccato. Non ricordavo che cosa avessi potuto provare allora. Dicono che il primo bacio non si scordi mai..  Io proprio non lo ricordavo eppure avevo chiuso quella pagina con un “ti amo alla follia”. Devo dire che quel fare alla Mario Merola mi è rimasto ancora dentro.  Lo struggimento  nelle pene d’amore e tutti quegli amori che dovevano essere per sempre. Poi ecco il vero amore, quello che si è rubato ben tre quaderni. Un amore folle mai confessato. Lo seguivo nei corridoi della scuola,  lo guardavo intensamente coi miei occhioni  blu che, a detta del nonno, avrebbero potuto scatenare le guerre puniche.  Invece nulla.  Tre quaderni e nulla in cambio. Altro che occhioni  blu,  lo incontrai tempo dopo sulla 70 e rimase colpito dal colore dei miei occhi…  ma come è  possibile… tre quaderni a struggermi  dentro e mille rughe per aiutare la miopia e lui niente,  nemmeno si era accorto del mio colore..  ma nonno caspita…  e le guerre puniche?  

Jurgen, l’amore di sempre

Da piccola sognavo mi venisse a prendere e mi portasse con lui.  Amavo la sua chioma bionda,  non facevo che pensare a lui.  Lo baciavo di continuo su quel muro…  Credo quel poster di averlo ancora da qualche parte. Era bellissimo. 

Oggi compie 53 anni e non è  per niente male.  Se volesse passare a rapirmi…  Io ci sarei,  non mi tirerei indietro. 

Ne sono ancora pazza. 

La paura del contagio

Una decina di volte mi è stato chiesto se la sclerosi multipla potesse in qualche modo essere contagiosa.  Tutte le volte ho risposto “bè  certo soprattutto si può attaccare con uno sguardo”. Una ragazzina, della quale sono diventata amica di corsia di boli di cortisone, mi manda un messaggio che ora mando anche a voi.  Un ragazzino del quale si è  invaghita non appena lei gli ha detto di essere malata bè…. Scappato per paura del contagio.  Lei era tra la disperazione e lo schifato…  Un po’ ci abbiamo riso su ma a 17 anni fa male.