A quattrocento

Sì! Io la promessa la mantengo.
Se esco da questa quarantena e ci esco con le mie due gambe, recuperando anche quella sinistrata momentaneamente, ecco… io sì! Vivrò non più a duecento all’ora ma ci uscirò a quattrocento… e ci uscirò con una voglia di fare cose ancora più forte. E le farò… e vivrò! Ancora più di prima, ancora più di quando mi hanno detto Sì, Alessandra è SM! Ecco… ci esco così da qua. Qualcuno non ci sarà ma io esco a Quattrocento all’ora… e lo andrò a trovare e festeggerò ogni secondo della mia vita. Con o senza alcolici ma festeggerò ogni giorno la mia vita. E la voglio ancora più piena e me la voglio godere. E mi fermerò ma soltanto per salutare gli altri e per riscoprire quanto sia bello respirare e correre e andare a comprare il pane senza stare a distanza. E smetterò di pulire casa, almeno per un po’. E non farò più caso alla polvere sui mobili bianchi. Anzi sì! La guarderò e la soffierò via come quando soffiavamo sui fiori in primavera. E la carta? Ah sì! La carta potrà aspettare… Sarebbe una perdita di tempo andare in cortile e selezionare il contenitore giusto. E sì… Apprezzerò la libertà ma non per fare chissà che cosa… Anche solo nel scegliere il supermercato più lontano e nel fermarmi a prendere la brioche dove più mi aggrada. E se già i miei amici hanno paura della mia verve adesso… Vedrete… State pronti! E voglio riprendere a fare scherzi e ridere tanto e di gusto e urlare testi di canzoni improbabili e ballare e ballare ancora.

Folklore

Rimanere un po’ male. Aspettarsi cose che non accadono. Eppure te le aspettavi. Aspetti. Non pervenuto. Amen. Ma, dentro, rimani male. Fare finta che nulla ti sfiori. Così non è. Porsi in quella condizione nella quale vorresti riuscire a mettere una maschera. Ma i tuoi occhi parlano per te, fin troppo bene. Quindi ti arrendi. La delusione ce l’hai bene stampata sul volto. Eh sì, se rimango male si vede, altro che maschera. Non sopporto quando il mio entusiasmo viene smorzato. Mi approccio alla vita e agli altri sorridendo. Voglio conoscere. Ti rendi conto che qualcuno si spaventa, qualcuno ti guarda con gli occhi sbarrati. Forse metto troppo folklore nelle cose, sarà la mia smania di vivere bene e di fare il più possibile. Sono ingorda. So solo che voglio vivere e vivermi tutto come se non avessi abbastanza tempo. Non lo so spiegare bene. Ma quando rimangono basiti, io mi ritrovo più basita ancora per non venire capita oppure un po’ conosciuta. È facile fermarsi a chiedere e fare un paio di domande. Quando vedi le persone scappare… magari capisci di aver esagerato col tuo entusiasmo.

Me

Ho imparato a buttare fuori. Quello che ho dentro lo dico. I sentimenti li esterno in modo molto semplice affinché vengano compresi bene. Le cose che provo le voglio dire e le getto fuori. Si impara a farlo. C’è qualcosa che scatta come una molla all’improvviso. Io voglio far sapere. La vita può cambiare da un momento all’altro. L’ho capito e anche molto bene. A volte bisogna sistemare qualche equilibrio e rimettere la bilancia a posto. Ho capito che voglio fare tante cose come se avessi una doppia anima. Ho un contenitore da riempire fino all’orlo. L’ho imparato perché si può imparare. Questa malattia mi ha regalato una nuova visione della mia vita e ha cambiato le mie priorità. Lo voglio dire a tutti e lo voglio far sapere: vorrei che le persone lo percepissero attraverso di me senza che debba loro capitare qualcosa. Vorrei vedere questa infame come una cosa positiva per me. Perché lo è. E quella fortunata sono io per averla ricevuta nella mia vita. Era un momento nel quale mi sentivo assopita. Mi sentivo come se avessi perso tutto con la perdita del mio nonno. In effetti, avevo perso tutto, era finita una parte della mia vita, erano finite la mia infanzia e la mia adolescenza. Poi è arrivata Lei che ha scosso tutte le mie emozioni e mi ha insegnato nuovamente a vivere in pieno, ad andare avanti come un panzer senza fermarmi mai. Coltivo me e le altre persone. Riscopro emozioni e faccio pace con la parte buia del mio carattere.

E poi il mio amico mi dice Questa è una delle foto più emozionanti della mia vita.

Allora capisci che le nuove priorità hanno fatto bene il loro lavoro.

Sono viva

Mi alzo, contenta. Vado a preparare una lauta colazione. Faccio il cappuccio, spremo le arance chechissàdadovearrivanomacisonoancoralearance, metto i biscotti sul piatto. Una tavola imbandita con le nuove tovagliette con le api. La giornata di pioggia non mi mette tristezza. Prendo i miei pastiglioni in sequenza. È domenica, così dice il dispenser porta pillole. Addento un abbraccio bicolore…. mi si spacca l’ennesimo dente. I postumi del cortisone chissà per quanto tempo ancora me li porterò dietro. Inizio a maledire il mondo. Il nonno diceva “I guai servono a ricordarti che sei vivo”. Me lo ricordavo ugualmente, se proprio devo essere sincera. Ma va bene… mi calmo. Che bello… sono viva. Buona domenica, cara Ape.

Rido

Rido. Ogni referto che ritiro è un punto di crescita. Rido. Rido di una donna assurda, quasi quanto me. Rido di quella donna che è felice di sapere ciò che ha. Rido. Nonostante i problemi e le preoccupazioni. Tanto ci sono ugualmente, non se ne vanno via con un muso lungo o triste. Rido, così perdo le calorie in eccesso che mi regala la mia pastiglia giornaliera. Festeggio con una birra in mano anche quello che non sarebbe da festeggiare. Rido. Mi alzo e dico Buongiorno Ale. E mi guardo allo specchio; saluto quel volto assonnato.

Rido un po’ di più. Ricordo le mattine d’estate con mio fratello. A casa da scuola, unico pensiero era quello di girare canale per ridere di ciò che dicevano. La corsa al telefono dei nonni, di nascosto, per telefonare a loro e accaparrarsi uno scioglipancia da regalare alla nonna.

Legame

Si è venuto a creare un legame speciale. Vengo trattata come un membro della famiglia, quella vera, di sangue. Che cosa rende i legami così speciali? L’impegno. Il voler esserci e tagliarsi un piccolo pezzo anche per gli altri. Mentre lo tagli per gli altri, ti rendi conto conto che stai facendo una cosa buona anche per te stesso. Si evita di mettere limiti e punti fermi, si fa in modo che i contorni vengano confusi e fusi. Raggiungere qualcuno sulla cima di una collina, come quando intraprendi la strada per andare a una riunione di famiglia. La nascita di un legame segna qualcosa di grande nella propria vita. Ottenere qualcosa di maggiore con qualcuno di affine accanto. Cercare di sopravvivere agli eventi, quelli belli e quelli meno. Qualcuno ti dice qualcosa nell’orecchio. Ne fai tesoro, una parola che si ripresenta quando le dinamiche si fanno ardue.

Io

Se non ci si butta nelle cose non si può mai sapere come sarebbe potuta andare. Mi guardo da fuori mentre mi butto. E vivo ciò che faccio, in pieno. A volte mi sento come in un momento magico. A volte meno, a volte molto meno. Ci sono cose che fanno molta paura. Ci si può provare ugualmente e imparare a gestire ciò che sembra più grande di noi. Faccio un bel respiro e, mentre lo faccio, penso a ciò che ho passato. Sorrido. Anche delle cose che sembrano difficili. Un momento perfetto per emergere. Da cosa? Da sé stessi, ad esempio. Mi osservo. Guardo le mie mani. Non tengo le persone a distanza, imparo a conoscerle perché ne vale quasi sempre la pena. E conosco me, sempre un po’ di più. Penso che sono piena di cose per le quali voglio vivere benissimo.

L’anello di cioccolato

Trovarsi nel mezzo e vedere girare la vita. Qui non si parla di cose pesanti, non ce ne è bisogno. Qui si ride e si sta allegri. Ciò che sta fuori lo teniamo lontano, senza, per questo, dimenticarcene. Sta là. Noi siamo nel mezzo, dove si trova il modo di lasciarsi andare e di aiutarsi a vicenda. Basta poco: una parola o un pensiero. E a me oggi è arrivato questo…. un anello di cioccolato…. per fare la foto l’ho schiacciato…. non si vede bene ma vi assicuro fosse sublime.

Per tutto questo, ringrazio lei, quella a sinistra… L’altra sono io🌸

Il bianco della mia faccia riflette il fucsia dei suoi capelli facendomi sembrare una persona sana.

Domande

Esiste il momento nel quale decidi di non andare da nessuna parte senza una spiegazione. Vorresti sempre una spiegazione, per tutto. Tu sei una che spiega le sue ragioni e le dici ben chiare. Tutti ne hanno diritto. Sai già, e molto bene, che non c’è spiegazione per ogni cosa che capita. Una creatura piccola innocente che si ammala o che muore così, da un momento all’altro… ecco… a questo che diavolo di spiegazione può mai esserci? Ti ammali… perché accade? Però hai tutto il tempo per fartene una ragione e per capire, o per darti una spiegazione tu. Quando finisce un libro o un film ti poni delle domande. Quando finisce qualcosa ti chiedi il motivo. Quando è qualcun altro a doverlo fare… non sempre accade. Subisci, soffri. Sei all’ultima pagina, la giri e chiudi il libro, infine. Perché poi il libro si chiude sempre. Non sempre è una vittoria quando c’è qualcosa che perdi e sai bene che, a volte, si perde. Qualcosa o qualcuno. Arriva il momento dei saluti finali. Una spiegazione non arriva comunque ma tu hai già riposto quel libro con una tale sofferenza che, l’altra persona, non può nemmeno immaginare quanto abbia ferito la tua anima pura. Le difese che hai dovrebbero diventare imponenti, ma non è così, non nel tuo caso, tu continui con la tua leggerezza e continui a fidarti e a seguire le tue sensazioni. Protezione non ne ho bisogno, so prendermi cura di me. Avevo moltissime speranze ma i miei occhi sono tornati a brillare ugualmente.

Ape dice

Il panorama è bellissimo, sono stata ripagata dalla sofferenza fisica subita quest’anno. La vita ci dà sempre qualcosa di bello. Ho avuto momenti nei quali ho avuto paura, non credo di esser stata fuori luogo. Ho capito di essere capace di fare tante cose, cose che, un tempo, credevo impensabili per me. Tutelo i momenti più belli vissuti. Ammiro chi ha una bellezza schietta e forte. Vengo contaminata di continuo: guardo cose coi miei occhi, ascolto e capto discorsi, noto la gente e la studio. Chiedo. Se mi chiedono, rispondo. Se non mi chiedono, dico. Volete che vi spieghi il motivo? Credo che questo faccia parte del nostro vivere, le cose succedono in fretta, non le voglio perdere.

Un’amicizia importante

Un’amicizia importante… chi l’avrebbe mai detto. Se siamo qui è per buoni motivi, gli stessi che ci tengono uniti. Spariscono le paure e anche i brutti sogni. Follia pura, quella che ti fa ridere per cose assurde. I dolori vengono calmati. Qual è l’ultimo ricordo? Una risata. Stare qui è quello che ci voleva. Avere una presenza fissa nella propria vita, una presenza che permane. Muoversi con libertà, avere voglia di trovare uno spazio comune. È più di quanto credessi e potessi volere. Non andare via, fare in modo che funzioni. Trovare tracce impresse e decidere di seguirle. La propria storia è connessa a quella di un altro. Capire ciò che ha passato e risolvere una faccenda, insieme. Ho un talento nell’attirare persone folli e assurde e persino i guai. Trovare chi apprezza che non è, poi, così scontato.

Conoscere

Stringere amicizie e proteggere i segreti. Essere a proprio agio nella vita degli altri. Bastano poche regole. È sufficiente intrattenere qualcuno in modo improvvisato per farsi una sana risata. Con qualcuno ci si sente come estranei anche se lo riconosciamo da lontano e un tempo si aveva condiviso qualcosa. Diventa come un cambio di identità; diventa come il primo giorno di un nuovo inizio. Questo ci fa pensare e riflettere, anche sulla vita, perché siamo fatti di pensieri e sentimenti. Rimettere a posto le cose, nel minor tempo tempo possibile. Rimettersi a nudo, rimettersi in gioco. Ansiosi di ricominciare, da soli o accompagnati. Avvicinarsi a chi ha modi schietti nel pensare e a chi possiede una naturale allegria e vitalità. Trovare piacere in molte cose e nella ricchezza che ti dona una conversazione. E allora andiamo oltre, sfruttiamo le occasioni e cerchiamo di non dare peso ad altro.

Anche lassù qualcuno ride…

Solo cose bellissime

La vita è proprio un dono bellissimo. Quando si inciampa in un fatto brutto, la sopravvivenza ti fa rendere conto che sei rinato. Quel momento si fa ricco di sorprese, così tante che, a volte, perdi il contatto con il mondo reale. E poi non rimane che il tempo per gioire. Il dolore non lo si può misurare, così come la gioia. Come si fa ad esprimerla nel modo migliore? Bastano gli occhi per farlo capire. Ci sono i limiti, quelli che ti fanno capire che, più di tanto, non puoi fare e non sei dotato abbastanza per andare oltre. Li accetto. So bene fin dove il mio corpo e la mia mente si possano spingere. Mi basta sapere che, a volte, sto proprio bene da rispondere Benissimo a ogni sfuggente e incolore Come stai? Mi guardo e riconosco di avere un bell’aspetto, senza occhiaie nella giornata odierna. Qui sono felice, più di quanto potessi immaginare. Il resto del mondo nemmeno lo ricordo quando sto così, mentre cammino baldanzosa in mezzo a volti tristi che non apprezzano la vita. E sapete? Non vedo che questo nel mio futuro prossimo: solo cose bellissime.

Il gusto del divertimento

Il tempo passato non va mai gettato via. Ci sono interazioni perfette. Che durano poco. Tu, però, continui a chiederti se, chi ha avuto a che fare con te, stia davvero bene. Si sopravvive a un legame perfetto? Non lo so se si riesca davvero a farlo, ma ci si prova. Quando si sbaglia, si prega che la prossima volta si possa sbagliare meglio. Nessuno mai potrà prendere il posto di un altro, ognuno ha il proprio collocamento. Quando ci si sente come in una trappola… si tende a volersene liberare, con forza. Fatto questo, si riprende in mano il gusto e il senso del divertimento.

Il viaggio

Assumo il comando di me. Sì, lo assumo io stavolta. Faccio avanti e indietro attraverso la vita che scorre, come un pendolare. Arrivo puntuale, qualche volta in ritardo. Che vantaggio ne avrò? Una sorta di rinascita, cercando di stare al passo con quello che ho voglia di fare. Conta solo ciò che voglio io dalla mia vita. Non cancello nulla e nessuno. Mi impegno a rendere le cose ancora più belle rispetto al passato. Ritorno alla base, pronta a rimettermi in viaggio verso destinazioni uniche. Quello che incontro mi riempie gli occhi e il cuore, guardo da un punto di vista differente. Poi mi congedo e saluto. E riprendo a viaggiare.

Tengo un mazzo di fiori tra le mani

Ci sono persone che rovinano e uccidono ciò che amano. Chi lo sa perché e che cosa gli passi per la testa. Ci sono persone che decidono di essere felici e di tenere, tra le mani, un mazzo di fiori, per vedere la bellezza in un modo proprio e nonostante quello che accade intorno che, spesso, mette a dura prova. Tengo un mazzo di fiori tra le mani e lo mostro volentieri. Ho fatto un piccolo interventino al nervo e ho dormito tutta la notte come un angioletto. Dopo notti tragiche di dolore atroce… sono una donna rinata. Le anime sgraziate attorno a me non le vedo più. Vedo tutto bello. Questa cosa traspare e fa sì che si formino dei legami speciali con gli altri. Non si ringraziano mai abbastanza le altre persone, quelle che concorrono a far più leggera la vita. Le mie colleghe, ad esempio, fanno sempre il tifo per me e mi regalano momenti di risate epiche. Ogni tanto mi giro indietro. Sono stata molto più gioiosa che triste anche quando qualcuno mi ha rubato e stracciato il cuore. Ti rendi conto che c’è chi ti ama sempre e continua a farlo e pensi a quello che ha fatto per te. Se avessimo saputo prima ciò che avremmo vissuto insieme… Non cambio nulla… nemmeno le grandi figure che ho fatto delle quali mi vergogno ancora.

Oggi mi sento così….. Chi vuole capire, capisce!!!!! 😂💖

Proseguo

Vuoi conoscermi veramente? Passa del tempo con me. Mi sento un essere libero, di fare e di pensare. Prendo le cose così, come vengono, anche se, spesso, non ne capisco il senso. Accetto. Accetto anche tutto ciò che mi circonda. E proseguo. A passo veloce. Mi impegno. Vado verso ciò che mi aspetta a volte con paura ma senza sentirmi debole o fragile. Mi sento un leone, con la sola differenza che non possiedo una criniera ma una quantità smisurata di capelli. Mi guardo, buttando un occhio alle vetrine: un volto stravolto dal dolore ma ancora vispo, con gli occhi rimasti vivaci e attenti. Guardarsi andando veloce è un po’ come rinascere ogni volta. Poi torno sempre a casa. E mi sento fortunata, benedetta dalla sorte e pronta a fare baldoria continua. Il modo di vivere non è cambiato. Non ho sensi in allerta, mi sento al sicuro e mi faccio avvicinare perché so che ci sono io a badare a me. Proseguo ancora e mi confondo nella massa.

Chi l’avrebbe mai detto

E chi l’avrebbe mai detto che un incontro nel 2001 potesse rivelarsi così tanto speciale. Lo ricordo bene quel momento, fermo come una fotografia. Lei con maglietta e scarpe gialle e delle gambe lunghissime. Una strada insieme. Chi l’avrebbe mai detto che potessi stringere tra le mie braccia, un giorno, qualcosa di tanto bello e piccolo. Finalmente è arrivato. Avrò un compagno di giochi, andrò con lui sulle giostre. Questo è il regalo più bello che potesse farmi. Siamo già in sintonia… eravamo due e ora siamo in tre. Così… in un lampo. Chi l’avrebbe mai detto quando pensavamo solo ai concerti e ai cantanti. Chi l’avrebbe mai detto quando passavamo i pomeriggi a comprare vestiti, dentro e fuori dai negozi. Noi due… Così diverse, eppure fuse in un’unica essenza. Così tanto diverse fisicamente da essere diventate simili, così tanto da sembrare sorelle. Abbiamo condiviso fatti assurdi e belli e abbiamo riso tanto, tantissimo. Poi abbiamo condiviso momenti brutti, anche molto brutti. Risate miste a pianti e lacrime. E imparato a conoscere una malattia nuova. Siamo sempre rimaste, l’una per l’altra. E ora c’è lui. Una scimmietta piccolissima che mangia, strilla e dorme. E sì, sarò sempre nella sua vita.

Mio fratello

Vi presento mio fratello. Eccolo. Lui è tra le persone più importanti della mia vita, da sempre. Il mio compagno di viaggio dalla nascita. Io ero già un’ape dispettosa. Pungevo e scappavo. Lui si centellinava l’ovetto kinder e io glielo rubavo, dopo aver mangiato il mio. Però gli lasciavo la sorpresa, anche se, la sua, era sempre più bella della mia. Io gli salto ancora addosso e gli urlo nelle orecchie, come quando eravamo piccoli. Lui fa finta di non sopportarmi e mi dice Basta urlare. A Natale voglio sempre un regalo personale da parte sua, perché lui ha sempre il mio, pensato e studiato nei minimi dettagli. E quest’anno si è superato e mi ha fregato alla grande. Gli dico sempre Io ti darei anche un rene, anche due. Ma non so che affare possa fare con i miei organi del menga (espressione dialettale milanese che usava sempre il nostro nonno). Ah… sto ancora aspettando la recensione su Amazon…. 🤦
Crescere con qualcuno è il regalo più bello che un genitore ti possa fare… perché sai che ci sarà sempre una persona dalla tua parte, sempre, senza che si chieda se hai ragione o torto, se sei nel giusto o no.

C’è chi

C’è chi compare in un attimo, se necessario. C’è chi, in un lampo, appare, nel momento giusto. Dove si trova le persona giusta al momento giusto? Non lo so come, ma ce ne è sempre una, anche poco più avanti. Bisogna solamente saperla riconoscere. Potrebbe celarsi ovunque. Un incontro che potrebbe risultare quasi magico. Mi domando quali altre meraviglie vedranno i miei occhi domani. Potrebbe aspettarmi chissà quale altra sorpresa. Ogni giorno mi alzo e sono entusiasta… aspetto sempre di scoppiare in una risata, una di quelle che mi faccia capire che, allora, gli addominali esistono per davvero. Anche su di me.

Ingurgitare

Un mondo bello si può trovare ovunque. Può bastare molto poco. Si può cercare di rendere speciale ogni momento. Oppure renderlo più decente di quanto appaia. Hai avuto una giornata piena e difficile? Un sorriso basterà a cambiare le cose. Il nostro paradiso lo possiamo trovare ovunque, in qualcosa o in qualcuno. Fare un passo di danza, imparare qualcosa di nuovo, impegnarsi. Alzo il volume, i muri tremano e io canto e ballo. Do libero sfogo a tutto ciò che opprime il mio petto. Butto fuori. Come il respiro. Butto fuori aria malsana e mi riempio di aria buona. Espedienti per stare bene e ingurgitare vita e cose da fare.

Seconda opportunità

Usiamo gli occhi e il nostro sguardo fisso per vedere che cosa ci siamo persi. Questa non è la fine, è solo un nuovo inizio, un nuovo capitolo della vita. Può non essere male come nuovo inizio. Capiamo come poter continuare per cercare di salvarci. Capiamo ciò che ci siamo persi, capiamo come si può rimediare. Perdiamo pezzi della nostra vita, perdiamo tempo prezioso. Sopravviviamo. Cerchiamo di capire come poter vivere in pieno. Le seconde possibilità vanno sfruttate al meglio.

Il tempo che resta

Sorridere. Anche se sei terrorizzato. Anche se stai male. Anche se stai molto male nel fisico. Sorridere anche se sei triste. Soprattutto. Magari credi non sia nulla di speciale, invece stai facendo qualcosa di straordinario. Almeno per te. Che cosa importa se per gli altri non sia così, nemmeno possono accorgersene. Stare su. Festeggiare per qualsiasi cosa, anche la più stupida. Sorridere. Essere così gioiosi da far voltare le persone anche in mezzo alla strada. Amar fare qualcosa, amarla da matti. C’è qualcosa che ami fare in questo modo? Si c’è. Alzare il volume della musica e mettersi a ballare, in modo casuale. Cantare come si riesce. Ridere con gli amici o anche soli o anche senza amici ma con qualcun altro che ti capiti a tiro. Farlo. Essere ancora in grado di fare battute e avere la risposta azzeccata per tutto. Rendere speciale il tempo che resta e usarlo in modo bello.

Sembro sempre la più sana di tutti…. 😂

Ape fra le Api

Io non lo so davvero che cosa mi leghi a questo posto. Non lo so. Ricordo momenti nei quali sono stata molto bene qui. Eppure in famiglia me lo chiedono ogni volta che parto Ma come fa a piacerti tanto? Ma non ti va di andare da qualche altra parte? Sì, ovvio. Vado anche dalle altri parti ma qui devo venire sempre. Sarà che qui ape è ape. Nessun altro se non lei. Qui puoi essere chi vuoi e fare ciò che vuoi. Qui non importa a nessuno chi tu sia. Qui non importa a nessuno se tu sia felice o triste o che bagaglio ti porti dietro. Qui non importa a nessuno dei tuoi problemi, dei tuoi drammi, dei tuoi sogni. Qui si può essere ciò che si vuole. Sei tu a decidere per te. Qui si può ricominciare una vita. Oppure continuare la vecchia. Qui respiri e ti nutri di tutto ciò che gli occhi sono capaci di ingurgitare per te. Vai sempre negli stessi posti ma ti accorgi che sono cambiati e nel giro di pochi mesi. Entri nel tuo pub preferito e noti che sei l’unica donna…. poi capisci perché…mentre uno più femminile di te ti dice Stasera si esibisce Drug Margot… Allora opti per un altro musical a teatro perché lavori tutto l’anno per qualcosa….

Si arriva sempre alla destinazione giusta. A volte bisogna solamente un po’ accontentarsi!

Nulla da perdere

Uno se lo chiede…. che cosa avrò mai da perdere? Nulla. Solo da guadagnare. Ci provo. Faccio cose. Sono malata. Va bene. Malattia che peggiora nel tempo. Va bene. Ecco. Qui sta il punto. Ti viene una smania pazzesca di vivere da farti credere di essere invincibile, sopra tutto. Ti viene quella cosa che si prova solo da adolescenti, quando vai in motorino dietro a qualcuno e senza casco e senza farlo sapere ai tuoi, perché se lo sapessero i tuoi sarebbe la fine. Ti viene quella cosa. Non hai paura. E non hai più paura di vivere, quella che avevi prima da soggetto sano e in forma. La paura che avevi di non piacere al ragazzo che ti piaceva, la paura di fare figuracce e venire giudicato. Perse. Paure perse. Non mi pongo domande, non perdo tempo. Mi piaci, te lo dico. Non mi piaci, lo capisci o te lo dico che è anche meglio. Nessuna paura e nessun inganno. Vivere semplicemente ma in modo smanioso. Qualcosa perdi. Qualcosa guadagni. È difficile starti dietro.

Tormento

Regalami un sorriso ancora e me lo farò bastare. Pensami, ogni tanto almeno. Sì, qui tutto bene. Sarebbe bello vederti ogni tanto. Solo ogni tanto, non pretendo sempre. Avvicinati. Dove ero finita? Mi ero rifugiata in un posto segreto, forse per non soffrire. E perché non te l’ho mai raccontato? Non lo so. Me ne volevo andare. Sono felice? Sì, lo sono. Non sono così forte, sono solamente vicina all’amore. A tanto così… Forse più di quanto lo sia tu. Rispondo alle chiamate e rispondo ai messaggi. Sì, lo faccio ma non la seconda volta. Forse la seconda sì, ma non la terza. Siamo davanti alla porta, da qui in poi non si torna indietro. Lasciami fare ma, se penso solamente a te, non riesco a concentrarmi, provo una sorta di tormento.

Arcobaleno

…e poi vedi l’arcobaleno…pioggia, pioggia col sole e poi compare lui… e pensi a quanto sia bello il mondo, a quante cose possa offrire questa vita. Non ne vedevo uno da tantissimo tempo. Cammino sempre guardando per terra, non vedo benissimo e, a volte, mi fa male di tutto mentre cammino. Quindi tengo sempre il naso verso il basso e certe cose me le perdo. Ma oggi no. “Guarda c’è l’arcobaleno!”. Guardo in alto ed è bellissimo. Un regalo. Certe cose possono guarire tutto in men che non si dica; può sempre migliorare, anche la giornata più brutta. Serve notare qualcosa di insolito. È stato incantevole. Ora è tutto a posto. Perdere, per un attimo, il contatto con la realtà, fa presagire che possa andare tutto bene e che ce la potremo anche cavare.

La voce

Seguo sempre la voce che sento dentro di me. Mi dice ciò che è giusto e ciò che non lo è. Me la sto cavando. Seguo la stessa voce quando si tratta delle altre persone, quelle con le quali entro in contatto. Respiro e ascolto buona musica. A volte mi dico Non dovevi fidarti… Ma ho seguito quella voce e mi sono fidata. Nessun pentimento. Non resto bloccata per questo. Sono un’entusiasta e cerco di non negarmi gioie. Sbaglio colpi o combino guai. Ma nessun pentimento. Cerco sempre qualcosa, avere uno scopo mi fa sentire importante e mi fa sentire che possa essere un piacere incontrarmi. Avere uno scopo mi fa sentire che sto vivendo. Insisto. Esisto. Cresco e, certe volte, non mi sembro più io. Ma sono ancora io. Che cosa sento? Quello che sentivo, ora sembro io. Non voglio perdere altro tempo se penso ai miei progetti futuri. Voglio mantenere l’ordine che ho trovato dentro. Arriva ciò che arriva. Alcune cose non le possiamo né comprare né mantenere. Tengo duro perché mi sembra di andare forte. Devo farcela. Ho buone ragioni per pensare sia così. Non passo l’intero giorno ad aspettare…. ma poi che cosa mi aspetterà?
Rispondo io della mia vita. Io decido per me e andrà tutto bene. Vado a fare un giro perché il panorama che vedo mi sembra bellissimo. Ricomincio. Solo perché sono di buon umore. E poi perché la vita è questa ed è una… non la spreco. Esprimo un desiderio, magari si avvera.

Come l’ultimo giorno di scuola

L’ultimo giorno di lavoro, come l’ultimo giorno di scuola. Non vedevo l’ora quest’anno che arrivasse questo momento. Sono felice. I saluti. Abbraccio chi mi è stato vicino e ringrazio. Abbraccio forte chi non vedrò più. Mi sento triste. Abbraccio ancora e forte. Mi escono lacrime perché il cuore sobbalza. Abbraccio forte chi è stato dalla mia parte durante i miei giorni di dolori e mi ha sorriso. Ho sentito per caso un discorso e un nome. Mi spiace per chi non è stato bene e ha perso un’occasione. L’ho sentito per caso e mi sono sentita triste. Immagino la sua amarezza e delusione. E non ne sono felice. Spero sia in grado di cambiare vita e cambiare tutto. Spero che non si abbatta. Ma non glielo posso fare sapere e anche questo mi intristisce. Ho conosciuto persone meravigliose, forse perché mi sono donata di più. Ieri sera io e due fratelli ci siamo guardati e ci siamo detti Ma come mai ci stavamo così antipatici? Non lo so, sarà stata questione di pelle… Riscoprirsi e ri-conoscersi e darsi una nuova opportunità. Avrei perso tanto. Una collega ti dice Sei stata una delle persone più importanti per me qui dentro. Un’altra ti dice È stato bellissimo lavorare così tanto insieme quest’anno, mi hai fatto stare bene. Parole che nutrono il cuore. Forse, tra tante cose brutte, ho fatto anche delle cose belle, molto belle. E allora mi dico Brava Ale. Il nonno andrebbe fiero di te. L’ultimo giorno di qualcosa lascia sempre un sottofondo di tristezza e malinconia.

Distanza

…e poi ti soffermi su un paio di occhi che ti incuriosiscono. Chissà che cosa e chissà perché. Gli occhi. Quelli profondi e vivaci, quelli che ti guardano dritto. Quelli che non provano vergogna. Lo sguardo insistente. Sei curioso. Fai domande. Cerchi un contatto. La vicinanza. Toccarsi. Scambiarsi informazioni, parlare. Essere affascinati dalle vite degli altri. Sei colpito e non lo puoi evitare. Chiedi, fai domande, entri nella distanza di sicurezza. Ma la prima volta che hai visto quella persona, come ti sentivi? Te lo ricordi? Ne è passato di tempo, come si può ricordare? Però si può ri-provare… puoi provare le stesse cose oppure provare ad averne altre ancora. Trovare un contatto nuovo. Sei curioso. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno. Se poi ci sfodera un sorriso… è semplicemente bello… e poi puoi venire coinvolto in un lasso di tempo minimo. Da dove vieni? Chi sei? Parla, io ascolto. Vedi e osservi da lontano e poi da più vicino. E, qui, vedi quel dettaglio che ti colpisce. Vale la pena restare? Sì, ne vale la pena. Non vuoi che se ne vada e , forse, non se ne vuole andare. Accorci la distanza. Vicini. Corpi che si sfiorano. Piano.

Bilancio pre ferie

Bilancio pre ferie.
L’anno è stato tosto. Tanto. La salute non è andata come avrei voluto, ma certe cose non le posso cambiare. La testa si è acquietata e anche il cuore ha smesso di battere all’impazzata. Bilancio di conoscenze belle: tantissime. Brutte: poche, ma ci sono state. Ho riscoperto il piacere di passare pranzi con le amiche, bere e mangiare sedute a un tavolo ridendo e stando bene. Ho riscoperto il piacere di avere amici, di creare relazioni belle, alcune profonde. Ho riscoperto l’amore spasmodico per la scrittura. Amavo scrivere e amo scrivere. Ho riscoperto persone che si stanno rivelando fondamentali. Il piacere di qualcuno che ti chieda come stai, il piacere di qualcuno che si accorga che non stai bene quel giorno, proprio quello che potrebbe sembrare il peggiore tra gli ultimi vissuti. Un ambiente di lavoro nel quale crearsi una nicchia speciale dove si venga cullati dalle risate. Ho riscoperto la lettura, ora che l’occhio mi dà meno noia. Ho scoperto tante cose. Ho scoperto di essere forte. Ho scoperto che mi piace ascoltare chi mi sprona. Ho scoperto che mi piace condividere i miei viaggi e quelli altrui. Essere felice per gli altri, per chi viaggia e per chi aspetta una nuova nascita. Ho scoperto che dietro alle persone belle si possono nascondere mostri e dietro ai mostri….mmm, no dietro di loro nemmeno un sorriso bello. Ho capito che quello che dai a volte viene rubato. A volte ti penti di avere regalato parole o parti segrete della tua vita, quella vita che tenevi in grembo proteggendola da tutti. Poi la regali alla persona sbagliata e ti senti fregata e ti senti colpevole. Ho scoperto il valore della parola grazie, senza ricordare chi me l’abbia insegnata. Ho scoperto che puoi avere molto più tempo di quello che ti propongono, che puoi andare avanti ancora tanto e abbastanza bene. Ho cura dei segreti degli altri perché potrebbero essere i miei. Qualcosa di bello l’ho perso purtroppo sulla strada… ma non importa, recupererò le cose delle quali andavo fiera. Tutto può accadere. Ora prendo la metropolitana… e chi lo avrebbe mai detto? Nemmeno io ci credevo più.

Viaggio nel tempo

Viaggiare nel tempo. Il nonno mi diceva di stringere forte le mani degli altri e guardare sempre dritto negli occhi. Lo faccio. Stringo e fisso dritto negli occhi. Ciò che vedo può essere bello e, se guardo ancora meglio, vedo che è tutto bello. La vita può cambiare in un lampo, in quel lampo può davvero cambiare tutto. Non importa chi siamo, proviamo tutti quanti dei grandi momenti di paura. Guardiamo negli occhi e ci facciamo domande. Questa persona ci spezzerà il cuore? Questa persona può essere cosa buona per noi? E noi possiamo essere cosa buona? A volte la risposta è sì. A volte può essere una risposta negativa. In quel momento si può avere paura. Ma si supera tutto, crescendo. Si gioca secondo le regole ma a volte si capisce che non si tratta sempre di un gioco. Le relazioni tra persone, di qualsiasi genere esse siano, non sono un gioco. Guardare negli occhi, senza mettersi in posizione di difesa. Tenere una mano, accogliere, conoscere. Presentarsi. Capire a pelle da che parte ci si possa mettere. Se c’è qualcosa per la quale valga la pena, bisogna provarci sempre. Arrivare in tempo oppure in ritardo. Le piccole cose ci fanno sentire sicuri, come un semplice sorriso. Occorre riuscire a coglierle. Magari si incontra qualcuno che indichi la strada giusta o semplicemente dà un consiglio. Può essere ci sia qualcuno al quale non feriremo i sentimenti. Chissà che cosa cerchiamo dagli altri. A volte non ci serve nulla ma si può dire anche solo grazie. A volte non si capisce che cosa possiamo cercare negli altri. Non si sa. Qualcosa dentro ci dice di farlo e basta, non servono spiegazioni. Quando si ha l’occasione per stare insieme, si sta e basta. Senza domande e sapendo di non avere una disponibilità infinita. Le persone a che cosa ci servono? Magari fanno solo un piccolo pezzo di strada con noi. Ci sono volti e occhi che non si dimenticano. Parole e frasi che ricordiamo, magari quelle superflue. Si torna a casa propria e si fa un piccolo censimento della giornata trascorsa. Chi
abbiamo conosciuto e perché. Quanti di loro significheranno qualcosa, chi ci è stato mandato e per quale ragione? Come siamo stati trovati? Come mai abbiamo avuto l’occasione di stare insieme? Ci fideremo? Chi farà qualcosa per noi? E noi faremo qualcosa per loro? Mentre il sole bacia i nostri capelli, continuiamo a viaggiare nel tempo.

Quanto

Quanto può ferire una frase?
Quanto possiamo rimanere feriti e senza avere il fiato per rispondere?
Quanto si può sentire piangere il cuore?
Quanto si può incassare sorridendo ma morendo dentro?
Quanto si può sentire l’anima vicina a quella di un’altra che soffre?
Quanto si può stare male perché si sente ciò che qualcuno sta provando?
Quando ci si può trovare affini nelle gioie e nei dolori?
Quanto siamo disposti a perdere? O a vincere? O semplicemente a guadagnare?
Quanto si può essere feriti nell’essere messi da parte?
Quanto ancora possiamo imparare?
Quanto siamo disposti a rivelarci?
Quanto ancora si può stare bene e quanto male?
Tanto. Tantissimo.

Oppure no

Ciao. Ora si dovrebbe rispondere Ciao. Essere inclini al perdono. Oppure no. Chiedersi che cosa sarebbe potuto succedere se avessi dato un’altra possibilità. Oppure no. Si impara, e anche molto bene, a non girarsi mai, a non guardare più indietro. Si può essere capaci nel trovare un’ottima scusa per tutte le azioni altrui. O per le proprie. Anche per le più fastidiose. Oppure no. Vedere il meglio delle persone. Oppure no. Succedono cose delle quali non sappiamo spiegarci il motivo. Non lo cerchiamo nemmeno più. Finisce qui. La vita è tanto strana. La mia vita è tutta qui. Osservare quanto una persona riesca a mettere cura nel fare le cose. Fare attenzione ai bisogni dell’altro. Credere nelle cose buone che ci capitano davanti agli occhi. Ogni giorno. Avere a cuore la felicità degli altri senza mai mettere in difficoltà. In ogni luogo ci sono pezzi di noi, del nostro passaggio, frammenti di ricordi e di memoria. Li perdiamo ma possiamo tornare indietro e cercarli. Oppure no. La ricerca può continuare. E magari si può continuare a intuire tutto di una persona al primo sguardo. E abbiamo solo questa vita. Sarà una scelta. Sarà solo quello che ci andrà di fare. Oppure no.

Anime pure

Qualcuno entra nella tua vita ed è delicato. Riconoscere chi merita e ti soffermi. Riconoscere qualcuno onesto come te e puro nell’anima. A volte si prendono cantonate, grosse ma, spesso, va bene. Fidarsi di qualcuno. Un bel regalo che ti viene fatto. Fidarsi è lasciarsi andare. Fidarsi è una cosa grande, un dono che fai. Riconoscere anime semplici, senza troppi giri di parole, anime che ti guardano dritte negli occhi anche per dirti cose poco piacevoli. Poi ci sono le anime che abbassano lo sguardo e mentre parli se ne vanno e girano le spalle. Persone poco rispettose che, quando noti questi atteggiamenti da lontano, sai che devi girare al largo. Ci sono quelli che nel bisogno ti prendono per un braccio e sono disposte ad aiutarti a titolo completamente gratuito. Con un gesto, una parola, un messaggio, una telefonata. Riconoscere e riconoscersi. Ti giri e vedi qualcuno che ti è venuto incontro per aiutarti. Qualcuno di così vicino che ha capito che avevi bisogno. Era lì per te. Non ti domandi perché, non ti domandi nulla, ma quando lo vedi ti si apre il cuore perché è lì vicino a difenderti e sostenerti. Non hai nemmeno il tempo di dire grazie perché è già sparito. Anime pure come la tua che è bello avere vicino. Gli altri li lasciamo lontani, nei loro mondi disonesti e incompleti.

Ce l’ho. Manca.

Malattia neurodegenerativa. Ce l’ho .
Lesioni nuove. Ce l’ho.
Paura della metro. Manca, da non molto.
Paura di entrare in risonanza. Ce l’ho, ancora un po’.
Paura degli esiti. Manca.
Arrabbiatura post esiti. Ce l’ho.
Voglia di divertirmi. Ce l’ho. Non manca mai.
Voglia di vivere. Ce l’ho. Nemmeno questa manca mai.
Voglia di combattere. Ce l’ho.
Tristezza. Manca.
Tentazione di arrendersi. Manca.
Conoscere persone. Ce l’ho. Da sempre.
Esprimermi. Ce l’ho, in abbondanza.
Piangere. Manca.
Abbattersi. Manca.
Felicità. Ce l’ho.
Grazie a tutti quelli che permettono che questo sia possibile.
Grazie a tutti quelli che, a un sorriso, rispondono con un sorriso.
Grazie a chi ride di me e a chi ride con me.
Fatemi ridere il più possibile. Fate in modo che ce l’abbia sempre.

Signora Alessandra

Esprimere ciò che si prova. Non avere freni, dire, parlare, sbagliare il più delle volte. Ma non portarsi dietro pesi o rimpianti. Esprimere senza controllo, essere impulsivi. Far sapere, far conoscere se stessi e quello che ci si porta dentro. Non so se sia giusto o sbagliato, produttivo o controproducente, non so se sia un bene o un male. Ognuno è come è. Io son così. Non riesco a frenarmi. Non mi rendo conto quando esagero, non subito. Sia nelle cose belle sia nelle cose meno belle. Stasera due bambine con le lacrime agli occhi mi hanno detto Ci scusi signora Alessandra, non volevamo ferirla. Ecco… la signora Alessandra si è sentita morire. Si impara, anche dai bambini e, forse, più che dagli altri. Non sono mamma. Purtroppo. Ma dentro di me mi sento una mamma anche io. Sento di avere dentro una sensibilità che sarebbe stata una cosa buona verso un figlio. Quando mi han porto le scuse per una cosa da poco, mi son sentita mortificata più che grata e gratificata. Ho fatto loro un buffetto sul mento e ho detto Il problema della signora Alessandra è che a volte le piace sentirsi una prima donna. E ho ringraziato per essere venute da me. Ma mi son sentita morire, alla fine se siamo adulti vorrà pur dire qualcosa, dovremmo essere più comprensivi e maturi. Ma poi… signora???????????!!!!

Il mio segreto

Quando ti dicono che hai un problema un po’ grosso qualcosa cambia in te. In meglio o in peggio. Io credo di essere cambiata in meglio. Mi sono armata di forza e voglia di vivermi ancora di più i momenti. Non sono un supereroe, sono solo un essere umano qualsiasi che ha voglia di viversi ogni singolo momento. Ho voglia di non perdere tempo, ne ho perso troppo. Voglio vivere il qui e ora. E cercare di farlo al meglio. Non sogno chissà che cosa di diverso, la mia vita mi piace. Mi piace il mio lavoro e mi piace stare con la persona con la quale sto. Amo dividere il mio tempo con Davide. Stiamo bene e ridiamo tanto. Torno a casa e ho voglia di abbracciarlo, ancora, dopo tanti anni. I problemi li abbiamo tutti, le cose brutte e tragiche accadono ma accadono anche tantissime cose belle. E ne voglio fare incetta. Sto abbastanza bene fisicamente. Voglio godermi il più possibile questo momento. Stare con le persone che amo e ridere e divertirmi. Sono migliorata in questo: non voglio perdere tempo in cose e in preoccupazioni inutili. E voglio tornare a casa piena ogni sera, piena di cose anche diverse, siano esse cibi o emozioni. Condividere con qualcuno è bellissimo. Ieri, uscendo dalla neurologa, ci siamo sorrisi io e lui. E presi per mano, mentre io sbraitavo, lui continuava a sorridermi. Buttarsi nelle situazioni a capofitto e sbattere contro le persone e le cose da fare. Questo è l’unico segreto che conosca e che, su di me, funziona.

Esperienze uniche

Si sta bene in un gruppo e si ha voglia di manifestarlo. Stare bene, il perché non si sa, ma si creano legami speciali così, tutti contribuiscono a rendere speciale un’esperienza. Stare bene come non lo si stava da tanto. Quando succede bisogna dirlo perché non capiterà di stare in quel modo ancora una volta. Si starà ancora bene, con qualcun altro e in altre situazioni. Ma un’esperienza che finisce rimarrà unica così. Da ricordare. Tutti hanno messo del loro, tutti hanno contribuito a creare una bella armonia.
Il mio primo psicologo lo diceva del nostro gruppo di scoppiati NON VI CAPITERA’ PIU’ PERCHE’ QUELLO CHE STATE VIVENDO QUI E’ UNICO. Verissimo. Succede la stessa cosa nella vita reale. Come le esperienze scolastiche, dall’asilo al liceo passando per le elementari e le medie. Cose che non si rivivono. Le cose belle sono uniche e non si ripetono. Ne puoi trovare altre, magari anche più belle, ma ogni situazione vissuta rimane unica.

La mia mamma, mamma Ape

Festa delle mamme. Anche per mamma di Ape, la mia mamma. Ho preso tanto da lei, prendendo la vita ridendo del bello ma anche del brutto. La prima volta che mi destabilizzó me la ricordo bene. Avevo chiamato a casa, da una cabina telefonica , per dirle che tardavo. Mi disse… Ale ho fatto la visita, alla fine ho un tumore. Ah…. che cosa avrei potuto rispondere d’altro? Quando vai a scuola mica credi possa succedere davvero una cosa così, tanto più grande di te. Fui io a tagliarle i capelli dopo averla accompagnata a prendere la parruccona. Un momento tragico dove senti che il cuore piange mentre porgi un sorriso. Poi mi è uscito Caspita sembri Paperoga coi tre peli sotto al cappello. Abbiamo riso come due matte. Poi c’è stata una seconda e una terza volta. Abbiamo sempre trovato qualcosa da ridere nella tragicità degli eventi. La terza volta ha perso un pezzo di corpo in più. Io non so come l’avrei presa se fosse capitato a me… ma lei mi disse… Ma chi se ne importa del petto io voglio vivere. Prendere in giro la vita più di quanto lei faccia con noi. Rispondere a tono. Ridere. Essere sarcastici. Piangere e ridere e uscirne puliti con una battuta. Restare attaccati alla vita. Restare qui perché qui dobbiamo rimanere, allora tanto vale farlo bene e divertirsi più che si può.

Questa è la vita

Qualcosa, ormai, avrete capito di Ape. Ape è un soggetto strambo, è buono, sensibile e vanitoso. Ape cerca di essere felice e, devo ammettere, si vede. Sorride e ride. A volte Ape soffre, come se si trovasse nei gironi dell’inferno. Ape subisce il dolore fisico con classe. Bè, insomma, non sempre. A volte sbraita e si innervosisce. Palesa tutto, qualsiasi tipo di emozione che provi. Se è felice si vede, se è arrabbiata di vede anche di più, ma, dopo aver urlato ai quattro venti improperi e parolacce, Ape si quieta e torna felice. Ape è un soggetto strano forte. Ama alla follia e, dopo un minuto, può anche odiare con la stessa intensità. È leale, sembrerebbe, con se stessa sempre e ,crede , anche con gli altri. Ape ha dentro dei dolori che graffiano il suo cuore. Persone speciali perdute, nonostante che ‘questa è la vita’. Tutti perdono e tutti vincono, almeno una volta. Ape ha un’ala spezzata ma, vi dirò, le sta anche bene addosso. Ape vola portando con sé un grande dispiacere. Un dispiacere immenso, una mancanza che è stata costretta ad accettare perché ‘anche questa è la vita’.

Come uno spettatore

Un anello di congiunzione che accompagna generazioni diverse e le amalgama. Il cambiamento. La fine di un evento e l’avvicendarsi di un altro. Finisce una vita e ne inizia un’altra nel medesimo istante. Un filo che accompagna il susseguirsi degli eventi. Il riciclo della vita forse è proprio questo: voltare pagina per iniziarne una nuova, simile ma diversa. Non meglio e nemmeno peggio. Diversa. Vedere i cambiamenti come se si fosse uno spettatore che si siede in panchina. Accettare che gli eventi cambino e trovare un modo per adattarsi.
Trovarsi bene e avere qualcosa da dire a chi è più grande di te ma anche a chi è più piccolo, piccolo in un momento della vita dove contano solo gli amici e il gruppo nel quale si è inseriti. Trovarsi a proprio agio in situazioni e ambienti differenti. Stare bene con chi è compito e con chi urla cori da stadio in mezzo a una strada. Vivere anche in momenti dove sembra che non stai costruendo nulla. Ma solo apparentemente, ti convinci, a onor del vero, che stai costruendo anche lì.

Lei

La mia mamma, quando ero piccola, mi preparava i vestiti per andare a scuola, io mi vestivo e poi lei mi aggiustava. Si piegava sulle ginocchia alla mia altezza e mi sistemava bene il colletto della camicia sotto al golf e poi mi diceva ‘Tieni le braccia dure’ e mi girava per bene la cucitura delle maniche del golf, tirandomi, a volte, anche la pelle, tipo dandomi dei pizzicotti. Mi prendeva la faccia tra le mani e mi dava un sacco di baci. Una volta ricordo, non so a proposito di cosa, che mi disse ‘Alessandra, c’è sempre una soluzione per tutto, tranne alla morte.’ Mi ricordo bene quelle parole. Verissimo. Già allora mi sembravano parole giuste. Vivo la vita così, anche oggi. Penso che ci sia sempre una soluzione o un qualcosa di buono. Una grande fortuna. La sclerosi multipla è arrivata in punta di piedi, silenziosa. Fa parte della mia vita, della mia quotidianità e di me. Accetto. Come ho accettato di avere l’occhietto strabico e la mia camminata da bersagliere. Son tutte cose che mi caratterizzano. Le persone mi riconoscono dalla camminata. E, ora, io riconosco lei, la malattia, come fosse una mia particolarità. Non mi fa piacere averla, ma, del resto, non vado fiera nemmeno del mio modo di camminare, vorrei sfilare come Cindy Crowford e, invece, marcio come Terminator. Ormai c’è anche lei nella mia vita. C’è di notte e c’è di giorno, c’è sempre. Non riesco a non farci i conti, c’è sempre qualche cosa che mi ricorda della sua presenza. C’è nelle pastiglie verdi giganti che tengo sul tavolo e in borsa, c’è nella mia vista, c’è nei miei dolori e nel mio senso di stanchezza come se quel Terminator avesse marciato per notti intere fino in capo al mondo. Ma c’è anche quando scrivo e mi metto a nudo, c’è quando vedo i miei libri, c’è nelle persone che ho conosciuto, c’è nelle esperienze che ho fatto, c’è nella voglia di superare tutte le mie paure e c’è, e soprattutto, nella mia smania di vivere mettendoci tutta me stessa.

Oggi

Oggi sono piena di energia come se fossi un essere sano e normale e non succedeva da molto, troppo tempo. Vado a ritirare gli esami, non sono preoccupata, non mi interessano i risultati, so che saranno un disastro per la mia neurologa ma oggi sto bene e non mi voglio fare rovinare questa giornata. Va bene, i risultati sono importanti ma io questa giornata non ho intenzione di vederla sgretolata. Importa come sto di fisico, posso camminare bene e su piedi stabili. Le cosce sono forti e hanno voglia di tornare a correre. Importa oggi. Non domani. Oggi. Oggi sto bene ed è bellissimo. Sono così felice… la prima costola si è quasi aggiustata, la seconda ci vorrà ancora tempo ma stanotte ho dormito come mi piace dormire, sul lato sinistro. Sono proprio felice.

Andare

Riflettere. Sei piccolo, cresci in mezzo a persone che sono la tua famiglia. Ti alzi in altezza, raggiungi l’età per salutare e dire arrivederci. Parti. Te ne vai. Lasci la casa nella quale sei cresciuto e che ti ha protetto per anni. Entri in altre stanze, altre case che fai tue. Ti innamori e decidi di scommettere e decidi di intraprendere un percorso. Nuova casa, nuova famiglia, nuove abitudini, crescere insieme a qualcun altro. Ritornare sporadicamente nella casa natia e non riconoscerla, sentire che certe abitudini non ti appartengono più. Cambiare. Passare più anni con la persona alla quale hai sorriso e preso la mano piuttosto che con quelli che sono stati le tue fondamenta. Ma sono fondamenta, rimangono dentro. Lo scheletro rimane intatto. Aggiungi solo cose e innalzi piani all’antica casa.

Nodi

Momenti. Attimi. Una parola che non piace e una sorpresa che ricevi. Un messaggio inaspettato. Ecco. Finalmente arriva ma ormai è tardi. Si può archiviare come merce inutile, una zavorra. Siamo pronti per rimetterci davanti allo specchio e per vederci ancora carine, come un tempo. Mi scruto, la stessa espressione vispa di anni fa. Sembra che nulla cambi, ma l’aspetto è cambiato eccome, ma guardo e lo rivedo bello. Probabile sia cambiata io, probabile stiano mutando i miei pensieri o forse sono riuscita a sgarbugliarli, come quando, pazientemente, sistemi la collanina, la stessa che, per velocità, hai lanciato sul tavolo. Potevi appenderla o posarla attentamente, ma la velocità non va parallela al prendersi cura, molte, troppe volte. Mi sto togliendo i nodi, faccio giri, prima a destra e poi a sinistra, per sgrovigliarmi attentamente. Metto cura nel fare le cose. Mi giro, mi guardo. Mi saluto e aspetto. Aspetto di mettermi il giubbotto e di uscire in un lampo. Potrei correre o andare piano. Ma sento la brezza che rimbalza sul mio naso. Respiro. Respiro di nuovo.

Giudicare

Ho un sacco di difetti e un sacco di pregi. I difetti non li elenco ma un mio pregio lo voglio mettere nero su bianco. Sono una persona molto buona. Sono sensibile. Sono empatica. Cerco di non fare del male, cerco di dare e cerco di capire che cosa potrei fare per fare felice qualcuno. Credo che questa sia la cosa migliore di me. Molto tempo fa una persona si è sentita giudicata da me perché mi aspettavo da lei le stesse cose che avrei fatto io. Mi è stato fatto notare. Ma l’ho capito solo dopo troppo tempo. La Robi in questo mi ha molto aiutata. Non siamo tutti uguali, non dobbiamo aspettare che le persone agiscano come agiremmo noi o che facciano per noi quello che noi ci aspettiamo solo perché noi ci comporteremmo così. Spero di essermi fatta capire. Mi sono molto impegnata. Cerco di prendere ciò che mi danno senza giudicare. La stessa cosa ora la voglio per me. Non voglio che qualcuno stia lì col dito puntato a mettere sotto la lente di ingrandimento quello che faccio o come mi comporto. Io agisco pensando di fare del bene e cose positive. Qualcuno può anche recepirlo in modo diverso. Non agisco per ferire. Sono stanca di chiedere scusa. Voglio solo ringraziare. Se mi dicono che sbaglio chiedo perdono. Una volta, due, tre, quattro, cinque…. Ma poi mi stanco… è possibile che commetta solo errori? Non voglio più sentirmi inadeguata o stupida. Perché? Se agisco pensando di fare una cosa bella… poi posso anche sbagliare ma non voglio sentirmi come se facessi solo cose sbagliate. Siamo tutti diversi. Ognuno agisce in conseguenza a ciò che ha vissuto o come è cresciuto. Se ci va bene o male poi sarà come siamo fatti a dirci di prendere una direzione piuttosto che un’altra. La persona che mi fece aprire gli occhi ormai l’ho persa. È un bene perché molte cose le fece per farmi del male gratuito. Ma io la giudicai col dito puntato e il bene che gli feci venne annullato e cancellato così che smise di vederlo del tutto.

PPaParPartPartiPartiaPartiamPartiamo

Si parte! Venezia ci sta aspettando! Non ho dormito per l’emozione… come quando dovevo fare le recite alle elementari… A casa c’era un modo di dire che era avere l’emusiun scott …un detto milanese che diceva il mio nonno. Quando ero piccola piccola, da elementari, mi emozionavo per qualsiasi cosa e non dormivo per l’eccitazione, una recita, una gita o vedere qualcuno. Ecco… mi succede ancora e mi è successo stanotte. Davide mi ha presa in giro, nemmeno doveste andare una settimana a Las Vegas come le adolescenti americane! Invece sì, andiamo alla nostra Las Vegas! Vado a prepararmi… Buona giornata. Vi lascio col biglietto di auguri che ha accompagnato i biglietti!

Girare

Girare la propria città con gli occhi di qualcuno che viene da fuori e insieme a qualcuno che viene da un altro posto. Rendersi conto di quanto si possa essere simili nonostante cresciuti in diverse realtà e accanto a persone diverse. Trovarsi bene ed essere spensierati e parlare senza fermarsi,  senza silenzi e senza smettere di sorridersi. Fare esperienze insieme a qualcuno. Vedere il mondo e rimanere a bocca aperta davanti alle stesse cose. Essere curiosi uno della vita dell’altra, parlare di nonni con una tenerezza tale da sorridere delle cose belle. I nonni degli altri ti sembra di conoscerli un po’ perché poi tu pensi ai tuoi e provi le stesse cose. Provare cose e scambiarsi informazioni a ruota libera, senza seguire nessun protocollo e nessuna scaletta. Vai a braccio perché ti senti libero, non hai bisogno di avere davanti un copione dal quale prendere spunti.  La stessa voglia di creare e fare,  la stessa voglia di fare più cose possibili. Ed essere gioiosi, senza problemi,  in mezzo al traffico e allo sferragliare di un tram.