Last night a Dj saved my life

Mi sveglio con un male atroce all’occhio… Benvenuto caldo! Mi preparo per yoga anche se mi sento pronta per andare dritta verso uno schiacciasassi, altro che fare posizioni rilassanti. L’unica cosa possibile da fare è aspettare che passi; come è venuto se ne andrà. È come se mi avessero dato una coltellata dritta nella pupilla. Eppure mi sono guardata e mi vedo così carina… Meno male. Non far vedere e non far sapere. Procederò per gradi. Che lavoro duro alzarsi alla mattina, meno male che mi son svegliata felice cantando Last night a Dj saved my life. Ricordi di infanzia… La cantavamo tutti. Farmi distruggere o farmi buttare giù non è nelle opzioni previste. Mi serve un alleato? Ma anche no, lo tengo per quando ne avrò più bisogno. L’alleato sarebbe il Dj…

La vita è dappertutto

Perché non vai per le strade a farti sorprendere? Vai là in mezzo, dove si svolge la vita. Trova punti di contatto tra le diverse culture. Guarda, osserva. Non ti viene voglia di partire per raggiungere l’altra parte del mondo? Stare qui, da dove si proviene, per vedere fin dove può spingersi questa vita. E poi c’è quel luogo, un posto dove sai bene torneresti spesso e ci torni davvero, per vivere parte della tua esistenza. Osserva ancora, permetti agli altri di far vedere la vita che conducono. Assorbi. Perché non scatti una bella foto? Un momento che rimarrà. Lo vedi, sullo sfondo, quel qualcuno che spunta come fuori dal nulla? Sì, proprio così : la vita si trova dappertutto.

Caos

Salto da una parte all’altra. Non rimango immobile. Vedo ogni cosa davanti a me che si muove. Ho una visione animata dalla quale vengo attirata. E attratta. Vedo e guardo in modo curioso. Rido. Guardo ancora per scorgere qualcosa che altri magari non vedono. Tutto si muove… e scrivo. Ricordo qualcosa all’improvviso. Ne scrivo. Mi piace il caos e mi muovo facendo rumore, a volte anche troppo. Non mi senti? Allora faccio ancora più rumore. Non mi vuoi sentire? Peccato. Guido io la mia vita, la dirigo attraverso il disordine più totale. Il colore non lo vedo quasi più, a dire il vero, ma lo posso immaginare ancora, questo non mi è stato sottratto.

Non sentirsi soli

Sono ormai tanti mesi che non lavoro con la mia amica Robi. Ha avuto un bimbo ed è ancora a casa in maternità. All’inizio è stata davvero dura. Guardavo il suo armadietto e mi sentivo triste e sola. Una perdita enorme, ok, momentanea, ma per due persone che vivono in simbiosi…. ecco… è stato un duro colpo. Lo so bene: è via per un meraviglioso motivo e, se voi vedeste quella piccola palla di lardo, capireste che è proprio così. Io e lei siamo sempre state insieme. Lavorare insieme e aver sempre un sacco di cose da dirsi. Sapevamo entrambe come lavorava l’altra e non avevamo bisogno di organizzare nulla, è sempre stato tutto suddiviso in modo naturale. Le altre colleghe avrebbero avuto tutto il diritto di darmi un bel calcio nel sedere e di isolarmi. Così non è stato. Mi sono state accanto. Tutte. Non mi hanno mai fatta sentire sola nemmeno per un secondo. Ho approfondito legami e stabilito rapporti importanti. Ho riso tantissimo e, con qualcuna di loro, ho anche condiviso qualche lacrima. Ho imparato a lavorare anche con altre persone, mi hanno dato un’opportunità e io l’ho data a loro. Ogni tanto una scossa al tran tran va anche data, non che non sia abituata ad averne nella vita, ma nel lavoro mi era successo meno. Sono felice. Ho cose, persone e rapporti nuovi nella mia vita e va bene così. Mi sento proprio bene.

La fata degli insetti

Mi capita, a volte, di lavorare a stretto contatto coi bambini. Anzi, questa volta, sono più adolescenti che bimbi. Si vede che sono rimasti piccoli da come guardano un cioccolatino. Il sorriso che esplode sul viso e un bacio perugina che sparisce in un lampo in quelle fauci fameliche. Mi hanno dato un soprannome: sono la fata degli insetti. Questo grazie ai miei tatuaggi. La mia collega è la fata della moda per via dei suoi capelli. Sono geniali. Creano il caos e ridono tanto. Questa è una cosa buona. Lavorare insieme a loro, in questo periodo antipatico per me, è salutare per la mia persona. Mi tengono allegra e mi mostrano la loro vita piena di speranze verso il futuro. Mi piace stare in mezzo al caos, mi fa compagnia e non poco. Le altre colleghe urlano disperate per farli stare in silenzio. Io mi sento viva.

Fata degli insetti con Fata della moda

Solo cose bellissime

La vita è proprio un dono bellissimo. Quando si inciampa in un fatto brutto, la sopravvivenza ti fa rendere conto che sei rinato. Quel momento si fa ricco di sorprese, così tante che, a volte, perdi il contatto con il mondo reale. E poi non rimane che il tempo per gioire. Il dolore non lo si può misurare, così come la gioia. Come si fa ad esprimerla nel modo migliore? Bastano gli occhi per farlo capire. Ci sono i limiti, quelli che ti fanno capire che, più di tanto, non puoi fare e non sei dotato abbastanza per andare oltre. Li accetto. So bene fin dove il mio corpo e la mia mente si possano spingere. Mi basta sapere che, a volte, sto proprio bene da rispondere Benissimo a ogni sfuggente e incolore Come stai? Mi guardo e riconosco di avere un bell’aspetto, senza occhiaie nella giornata odierna. Qui sono felice, più di quanto potessi immaginare. Il resto del mondo nemmeno lo ricordo quando sto così, mentre cammino baldanzosa in mezzo a volti tristi che non apprezzano la vita. E sapete? Non vedo che questo nel mio futuro prossimo: solo cose bellissime.

Chi l’avrebbe mai detto

E chi l’avrebbe mai detto che un incontro nel 2001 potesse rivelarsi così tanto speciale. Lo ricordo bene quel momento, fermo come una fotografia. Lei con maglietta e scarpe gialle e delle gambe lunghissime. Una strada insieme. Chi l’avrebbe mai detto che potessi stringere tra le mie braccia, un giorno, qualcosa di tanto bello e piccolo. Finalmente è arrivato. Avrò un compagno di giochi, andrò con lui sulle giostre. Questo è il regalo più bello che potesse farmi. Siamo già in sintonia… eravamo due e ora siamo in tre. Così… in un lampo. Chi l’avrebbe mai detto quando pensavamo solo ai concerti e ai cantanti. Chi l’avrebbe mai detto quando passavamo i pomeriggi a comprare vestiti, dentro e fuori dai negozi. Noi due… Così diverse, eppure fuse in un’unica essenza. Così tanto diverse fisicamente da essere diventate simili, così tanto da sembrare sorelle. Abbiamo condiviso fatti assurdi e belli e abbiamo riso tanto, tantissimo. Poi abbiamo condiviso momenti brutti, anche molto brutti. Risate miste a pianti e lacrime. E imparato a conoscere una malattia nuova. Siamo sempre rimaste, l’una per l’altra. E ora c’è lui. Una scimmietta piccolissima che mangia, strilla e dorme. E sì, sarò sempre nella sua vita.

Lui

È lui. Semplicemente. Lui che mi accoglie e mi raccoglie. Lui. Che mi fa ridere e mi dice Andrà tutto bene. Lui. Quando torno mi dice Ciao, com’è andata? Lui che accetta e che mi guarda da lontano. Lui che soffre per me e con me e non mi fa mai sentire inadeguata. Lui mi rende felice e Va bene così, nonostante quello che ci è stato sbattuto in faccia.

La parte sinistra

Festeggio di continuo, le cose belle e quelle meno. Brindo alle dipartite, alle mancanze, alle rotture, alle tristezze, agli esami che non vanno mai bene. Brindo. Festeggio. Ballo per scaricare e perdere qualsiasi forma di energia ancora rimasta nel mio corpo. Rinasco. Pretendo che altri festeggino con me. Una bevuta per gli esami, una bevuta per le mancanze. Sogni o desideri ne abbiamo ancora? Sì, ne esprimo subito uno. Chiudo gli occhi, come da bambina davanti alle candeline. A dire il vero, lo faccio ancora. E quest’anno di feste di compleanno ne ho avute ben sei… Chiudo gli occhi ed esprimo… Ho ancora la fortuna di avere desideri da esprimere. Credo sia bellissimo. E sogni, Ale, ne hai ancora? Sì, ne ho. La vita non finisce, ne avrò sempre tanti. Oggi festeggio il compleanno di una bimba rimasta bimba. Festeggio. Brindo. I ricordi li metto tutti da una parte, immagino finiscano nella mia parte destra. Oggi si vivrà con la parte sinistra, quella rimasta vuota e da riempire di cose nuove che saranno belle.

Dani

Nei primi anni di liceo avevo conosciuto a scuola, per caso sulle scale, un ragazzo più grande di qualche anno. Un sorriso. Voglia di conoscersi. In pochissimo tempo diventammo molto uniti e grandi amici. Stavamo sempre insieme, a scuola o in giro, al parco, di pomeriggio e di sera, sempre. Non lo so nemmeno come successe, in un lampo, diventammo una cosa sola. Eravamo amici, solo questo. Era stato male, si era ammalato, un’infezione al rivestimento del cuore. Una cosa seria. Aveva fatto non so quanto cortisone, era diventato gigante, era stato operato. Andò tutto bene, ritornò a scuola. Ogni mese lo accompagnavo in ospedale a fare delle flebo. Passavamo mattinate intere in ospedale… anziché a scuola. Stavamo vicini, parlavamo un sacco e gli leggevo di tutto. Gli tenevo la mano. Eravamo sempre insieme, gli amici e i professori credevano chissà che cosa ci fosse tra noi. Anche le nostre famiglie. Noi stavamo semplicemente bene. Volevamo solo stare sempre insieme. Tutto qui. Lui era bello ed era pieno di donzelle. Io anche. Una sua fidanzatina decise che il nostro rapporto non era cosa. Fece di tutto per tenerci lontani. Non ci riuscì: noi ci cercavamo sempre. Era davvero un rapporto puro. Speciale. Arrivò la donna della sua vita, così diceva, che ci divise per sempre. O lei o me. Scelse lei. Quando vado in ospedale a fare le mie flebo, penso a quando accompagnavo lui. Sorrido. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe toccato anche a me … L’unica differenza è che noi eravamo piccoli, io avevo sedici anni, lui qualcuno più di me ed eravamo spaventati e increduli. Ricordo i momenti in ospedale con lui con una tenerezza infinita, speravo per lui che potesse vivere a lungo e che potesse avere una vita meravigliosa. La stessa cosa che, ora, spero per me.

C maiuscola

Non credo in Dio, sono nata in una famiglia atea. E così sono cresciuta. Le persone, però, le rispetto, sempre, anche quando non ci sarebbe nulla a spingermi a farlo. Provo amore e mi piace aiutare gli altri, se posso, nei limiti di ciò che sono. La mia vicina è molto credente, molto. Riunisce gruppi di preghiera a casa sua una volta a settimana. Al sabato, ogni sabato, va dal parrucchiere per essere perfetta ogni domenica in chiesa. Una cristiana con la C più maiuscola delle maiuscole. Odia tutti, odia i diversi, odia quelli che non hanno canoni di normalità, quelli che hanno la pelle di altri colori, i bambini e gli animali. Ma ogni domenica va in chiesa e continua a pregare per ore. Lo so che non tutti i cristiani sono così. Quelli che conosco io sì, però. Ho rispetto per le persone credenti, ma mi auguro che, al momento del trapasso, il Dio che pregano si metta sulla porta e li prenda a calci perché avrebbero dovuto essere caritatevoli e, invece, non lo sono stati. Preferisco chi commette errori e poi chiede scusa. Preferisco chi odia tutti ma almeno non si nasconde. Preferisco chi si comporta come vuole ma almeno non mette in mezzo la religione; dovrebbero lasciare le preghiere a chi le rispetta e le merita.

Nostalgia

La nostalgia, quella che ti assale quando te ne vai o quando qualcuno se ne va. Questo aveva provato. Era lì, con lui, in stazione. Se ne sarebbe andato, per sempre. Tornava nella sua città, a casa sua, dalla sua famiglia. Non si erano promessi niente, lui non le aveva promesso nulla. Ma l’aspettava, un giorno, nel suo paese. Lei sapeva bene che non ci sarebbe mai andata, quel distacco era sufficiente, non era pronta a provarne un altro. Si erano conosciuti per caso. Lui era qui per lavoro, una cosa breve. Lei prese coraggio… Vuoi vedere la cosa più bella di questa città? Ti ci accompagno io. Ecco. Si erano trovati in un pomeriggio freddissimo, uno di quelli dove il buio arriva presto. Erano stati una intera giornata insieme a vedere cose e a raccontarsi spezzoni delle loro vite. E avevano riso. Tanto. Si ricorda ancora la risata di lui davanti a una parola compresa male. Il buio arrivava e lui disse Che facciamo, mangi qualcosa con me? Si. Vieni da me? Si. Vengo da te. Lo ricorda mentre cucinava. Tagliava zucchine e non la guardava nemmeno. Lei gli si avvicinò. Gli toccò una spalla e lo baciò. Scusa se ti ho baciato ma non abbiamo molto tempo, domani te ne vai e bisogna accelerare. Lui rise. Non mi era mai capitato, io sono molto timido. Fa niente ma bisogna accelerare. Acceleriamo. La serata più bella, la notte più bella. Si raccontarono tante cose. Lui ad un certo punto la baciò dolcemente e le disse Non te ne andare, stanotte stai con me. Ti va? Stettero abbracciati. Dormirono attaccati. Alla mattina lei realizzò che non l’avrebbe più visto. Lo accompagnò in stazione, per farsi ancora un po’ più male. Sei stata una cosa bellissima, una di quelle che non dimenticherò mai e poi mai, perché ci sono cose che non si dimenticano e tu e questa notte siete fra queste.

Oltrepassare

Si può superare ciò e chi generano dolore e sofferenza in noi? Sì, si può fare, perché si può fare tutto. Possiamo non farci distruggere, con gli strumenti che possediamo e che siamo riusciti a procurarci. Si può apprezzare chi ci ha appoggiati e ringraziare. Che cosa ci può portare il passato? Forse può esserci d’aiuto per capire. Possiamo oltrepassare gli sbagli commessi e ci possiamo perdonare. E, se siamo in grado di perdonare noi stessi, allora possiamo anche perdonare gli altri. Si può anche non farglielo sapere. E oltrepassare, non rimanere. Quello mai. Ci rigeneriamo ogni volta, non rimaniamo ancorati al male fatto o subito. Tutto passa. Quel che passa bene lo ricordiamo con affetto ma capitano anche cose che restano e rimangono con noi. Possono essere cose belle e meno belle. Occorre continuare con la nostra crescita e la nostra vita.

Amor del freak

Un tipo strambo che sorride come se avesse appena fatto un cambio di dentiera. Denti scintillanti. Occhi così felici che brillano, quasi pronti a lacrimare. Un uomo felice che parla d’amore come fosse un liceale alla prima cotta. La felicità dovuta alle questioni d’amore può essere tremendamente contagiosa. Puoi essere triste o in un momento buio, ma quella faccia così gioiosa può rimetterti un po’ in pace e silenziare i tuoi mostri interiori. E anche esteriori. Un uomo pieno di felicità è una delle cose più belle da assaporare. Stare in mezzo a qualcuno che ama è bello. Stare in mezzo a qualcuno che sta dando qualcosa a se stesso e alla vita è bello. Mettersi in gioco, aver voglia di aprirsi a qualsiasi età. Essere lì in mezzo a respirare… quando le facce cambiano e si illuminano, quando capisci che qualcosa sta cambiando la vita di qualcuno… è speciale, perché te ne accorgi. È speciale perché riesci a rubar lui una cosa che può far bene anche a te.

Una mattina

Una mattina arriva piano… non l’avevi messa in conto. Non volevi questo nella vita che desideravi per te. La accogli. Ti rendi conto che sei diventata grande. Cerchi di non lamentarti più di tanto, accetti tutto, qualche volta sbraiti. Ti guardi allo specchio e capisci che va bene dai… va ancora bene. Sì, sei diventata grande. Ti stimi anche un po’ per come stai prendendo le cose. Certo, qualcuno ha frenato i tuoi sogni, chissà chi è stato. Non è esattamente la vita alla quale tendevi. Ti plasmi e ti metti in modalità che va bene tutto. O vivi o ti piangi addosso. O vivi o scappi. Sei grande. In ospedale sei tu da sola, coi tuoi pensieri e con i tuoi tubi dentro. Sei sola. Quindi cresci e cerchi di trovare la soluzione più adatta a te. Vorresti stare ancora nel letto accanto a quello di tuo fratello, in men che non si dica, invece, ti ritrovi in un letto di ospedale piena di aggeggi strani, quelli che vedevi solo nei telefilm americani. Non è esattamente quello che speravo per me. Volevo cose che non ho potuto avere e ho cose che non avrei voluto avere. Non c’è nemmeno troppo tempo per prendersela con qualcuno, questo è un bene, altrimenti vorresti spaccare la faccia a tutti. Bene, male, giusto o sbagliato. Tante cose non sono giuste per niente. A volte va bene, a volte no. A volte meno. Trarne qualcosa di positivo e speciale, però, si può. Si può ridere di qualcosa con qualcuno. Si può sorridere. Si può prendere in giro. No. Non è esattamente la vita che avrei chiesto, ma chi può dirlo che non possa essere anche meglio? Nessuno lo può dire, nemmeno io.

Arrogante

Imparare. Si impara di continuo. Anche da un bimbo di sette anni che usa termini con naturalezza; la parola arrogante sentita da lui mi ha fatto capire di quanto fosse perfetta in quel momento e di quanto non usi mai un termine del genere (non dico che l’ha usata mio nipote altrimenti potrei sembrare di parte). Una parola perfetta al momento perfetto. Giochi con lui e ti rendi conto di quanto si perda, tra fantasia e voglia di costruire, durante il percorso di crescita. Ho voglia di imparare. Sempre. Poi mi rendo conto di quante cose abbia perso durante la crescita. Sarà anche normale, ma arriva un momento nel quale te ne rendi conto ed è un bambino che te lo dimostra. Uno pensa sempre che si può solo insegnare a un bimbo. Anzi, io lo credevo. Invece non è così. Uno scambio reciproco, assorbire la purezza di come viene captato il mondo con occhi di bambino, con occhi di una personcina che è nuova alla vita. E tu, anzi io, pensavo di saperne più di lui, anche in materia di costruzione con dei mattoncini. Pazzesco.

Il limite

La mia maestra delle elementari la ricordo molto bene. La ricordo molto più di qualsiasi professore abbia avuto in seguito. E ricordo bene anche il maestro che lavorava nella sezione vicina. Lavoravano a stretto contatto. Eravamo, in pratica, come due sezioni accorpate in una. Erano severi e rigidi, ma, quello che ho imparato in quei cinque anni, lo porto ancora con me. Il maestro non voleva si mangiasse la cicca in classe. Se ti beccava masticare, arrivava davanti a te, te la faceva sputare e te la attaccava nei capelli. Tornavo a casa col chewingum attaccato. La mamma sbraitava per toglierlo e poi mi puniva per non avere portato rispetto. Non ci si poteva toccare i capelli a lezione, se ti beccava lui con una ciocca in mano, te la tagliava. Non sto scherzando. Era così. Ho imparato a non toccarmi i capelli e a non mangiare cicche davanti alle persone. E non mi piace che lo facciano gli altri davanti a me. Erano davvero severi entrambi. La mia maestra mi vedeva disegnare e arrivava a bacchettarmi le dita. Se mi mangiavo le unghie, arrivava quel bastone sulle mie punte . Tornavo a casa con le dita rosse e doloranti. Sempre. Scrivevo tenendo la penna a mio modo, non andava bene. Ma la tengo ancora così, riesco a scrivere solo così. Nonostante la paura che mi incutevano, li stimavo. Avrei bisogno di loro in questo momento. Capita di passare una serata con persone che stanno tutto il tempo attaccate al cellulare, poiché non va bene perdere ciò che pubblicano altri personaggi su Facebook o Instagram. Vorrei che ci fosse il maestro a mozzare le mani delle persone costantemente al cellulare quando si è in compagnia. Non lo tollero. Non è bello da vedere e nemmeno da subire. Le persone non conoscono il limite e ci vorrebbe qualcuno che lo insegnasse ancora.

Tempo piccolissimo

Capitano cose. Tragedie immani, cose ingiuste. Sei spettatore di cose orribili. Pensi sempre che capitino agli altri e che a te non possano secarti alcune cose. Si rimane allibiti, senza parole e arrabbiati davanti al crollo di un ponte. Persone che non torneranno dalle loro famiglie e alla loro vita. Si crede sempre di essere solamente spettatori, alcune volte ci si trova davanti a fatti che nemmeno appaiono veri. Io, ad esempio, mi sono ammalata. La prima volta che digitai i miei sintomi in internet, lessi sclerosi multipla; ecco…. se dapprima mi spaventai poi mi dissi… Ma va Ale, figurati se capita a te. Capitano cose e le affronti, anche quelle che non sembrano veritiere. Sembra sempre tutto così lontano e poi sbatti col muso in cose inaspettate. Non lo so se quello sbattere ti faccia capire la realtà. Come si fa a credere a certe cose? Penso a quanto sia prezioso avere una famiglia dalla quale tornare, sentirsi accolti e sentire che andrà tutto bene, nonostante tutto. Sentirsi tanto vicini alla morte e non voler morire perché si ha più voglia di vivere. Vivere al massimo perché E se poi capitasse davvero? Non voglio perdermi. Non voglio perdere attimi d’amore con chi amo. Ho imparato a dimostrare ciò che ho dentro. Non è giusto sia crollato un ponte che abbia spezzato amore, vita e voglia di vivere in un tempo piccolissimo. Dai primi drammi della mia infanzia ho avuto questa cosa dentro che mi ha fatto capire quanto poco possa bastare a volte… un attimo, una disattenzione, un caso, una colpa. Ma tutto in una frazione di tempo piccolissima alla quale non si può porre rimedio. Dimostro amore e affetto perché ho paura di non riuscire a farlo o darlo in tempo.

La bolla

Sposti i capelli con delicatezza. I tuoi o quelli di qualcun altro. Entri nella bolla, nel cerchio. Avvicinarsi. Nel tempo più breve, saltando tutti i passaggi intermedi. Contatti scambiati, cercati, voluti. Oppure capitati. Le mani ascoltano per noi, sono le orecchie di un corpo disattento. Ora devi vedere quanto tutto questo possa costare. A volte pende sul piatto, più di là. Usi l’olfatto, fai in modo che altri lo usino. Sono i tuoi occhi, di quel corpo ormai stanco. Metti sulla barra tutto ciò che hai a disposizione per raggiungere e per comunicare. Metti tutto lì sopra e te ne vai senza nulla addosso. Nudo e inerme.

Empatia

Piccola Sara, labbra rosse e screpolate. Occhialoni scesi fin sulla punta del naso. Piccola, rimasta piccola. Piccola per sempre. Quando succede qualcosa di indelebile nella vita di bambini, ecco i bimbi sviluppano lì un attaccamento alle persone: non vorrebbero perderle mai. Ma le persone si perdono, in qualsiasi modo. Puoi chiedere… non te ne andare anche tu, non sparire. Ma si va e si viene. Si inizia a diventare attenti e sensibili alle emozioni altrui. Si percepisce al volo, sulla pelle, se una persona sta male o bene. Si sa. Si percepisce. Si sviluppa un’attenzione scrupolosa alle altrui sensibilità. Stai all’erta, stai super attento. Empatia. Fortissima. Vorresti che tutti stessero bene e sereni. Vorresti solo regalare bene. Vorresti essere indispensabile per ognuno. Soffermarsi sulle vite altrui, chiedere, sapere, conoscere. Empatia. Non riesci a ignorare le emozioni che sentono gli altri. Un qualcosa che vibra, onde che assorbi. Se hai bisogno chiedi, sono qui. Empatia. Sapere quali siano le uniche cose che davvero contano nella vita. Lo capisci lì, in quel determinato momento. Non ferire. Ci provi ma non sempre ci riesci. Pervaso da sentimenti ed emozioni che ancora non sai di provare. Stai bene lontano dal luogo di abbandono perché, certe cose, le vuoi lasciare lì. A volte è molto difficile capire. A volte è tutto un caos. Cresci e diventi una somma di cose, tante, tantissimi tra sentimenti e fatti accaduti. Le domande sono tante e affliggono. Volete fare una cosa bella? Pensate. Se volete ferire apposta non fatelo, non si sa che cosa si portino dietro le altre persone come bagaglio. Avete ferito volontariamente? Chiedete scusa, cercate una soluzione.

Vortice

Ci sono fatti che sembrano insormontabili. Poi ci entri dentro e inizi a vedere le cose da una nuova angolazione. Vorresti proteggere sempre chi ti è più vicino. Sempre. Qualcuno ti dice Arrivo il prima possibile. E arriva in men che non si dica, nel momento esatto nel quale hai più bisogno. Si trova sempre un modo. Quando entri in un vortice, poi, perdi un po’ il conto. Ma senti quel qualcuno dirti Forza, andiamo. Magari ti prende per mano, perché bisogna tendersi la mano a vicenda. Essere inguaribili ottimisti è un gran punto di inizio. Immaginarsi che possa andare tutto solamente bene. Incrociare le dita e crederci. Essere giù è normale, non può andare sempre bene al primo colpo. Ma, al secondo, forse sì. Fidarsi. Starsi accanto senza mollare la presa. Pensare che andrà bene. In caso, occorre avere un piano di riserva. Stringiamoci forte e creiamo un legame. Quando tutto si fa complicato e parecchio, allora trovare grandi progetti, nei quali credere, è necessario. Non è facile. Ma non ci si può fermare. A volte si brancola nel buio sperando di fare la cosa giusta. E perché mai non dovrebbe esserlo? Crederci adesso perché è meglio ora piuttosto che domani. Quello che si vuole e quello che si può fare non vanno di pari passo. Non in questo caso. Ma proviamoci. E così si inizia a vedere con gli occhi, certe cose che prima non si era capaci di notare, ora hanno una loro valenza. Non dimentico di quando ero bambina. Sono stata una bimba felice e ho ancora quella bimba dentro di me. Ora faccio caso alle cose e alle persone. Ora tutto esiste attorno a me. Sono io che do modo all’esistenza di esserci. E voglio una ricompensa a tutto questo. La mia ricompensa è che non sono sola. Questa gioia non mi è stata negata. A volte il destino sistema le cose in modo meraviglioso.

Milano

Milano è la mia città, quella dove sono nata e cresciuta. Milano mi piace. Lo so, c’è lo smog. Ma ci sono anche tanti angoli meravigliosi. Dicono Milano e dicono nebbia. Non è più tanto così. Mancano i nebbioni di una volta, per farti strada dovevi scendere dall’auto, camminare davanti al cofano e farti seguire. La città è grigia ma, a volte, il vento spazza via le nuvole e si vedono le montagne in fondo. Manca il mare. Manca acqua. I navigli non bastano. Ci sono il Duomo e il Castello ma, a parere mio, quelli non sono Milano. Milano è il pavet in centro. I tram arancioni che tagliano lenti la città. Milano è prendere una metro e trovarsi in pochissimo tempo da una parte all’altra della città. La città si sveglia molto presto, devi solo seguire il flusso della gente che va a destra e che torna a sinistra. Va di fretta. Sono tutti di fretta, per partito preso. Se senti la metro inizi a correre, nonostante quella dopo passi dopo due minuti. E poi è una città piena di fantasmi e leggende… tipo la Carlina vestita di nero, la signora che, appena sposata, si è lanciata dal Duomo e non è più stata trovata. Dicono che si trovi nelle foto degli sposi che vanno sul sagrato a farsi fotografare…. se appare una dama vestita di nero e non è parente di nessuno… ecco… lei si chiama Carlina e porterà bene al matrimonio.

Bilancio pre ferie

Bilancio pre ferie.
L’anno è stato tosto. Tanto. La salute non è andata come avrei voluto, ma certe cose non le posso cambiare. La testa si è acquietata e anche il cuore ha smesso di battere all’impazzata. Bilancio di conoscenze belle: tantissime. Brutte: poche, ma ci sono state. Ho riscoperto il piacere di passare pranzi con le amiche, bere e mangiare sedute a un tavolo ridendo e stando bene. Ho riscoperto il piacere di avere amici, di creare relazioni belle, alcune profonde. Ho riscoperto l’amore spasmodico per la scrittura. Amavo scrivere e amo scrivere. Ho riscoperto persone che si stanno rivelando fondamentali. Il piacere di qualcuno che ti chieda come stai, il piacere di qualcuno che si accorga che non stai bene quel giorno, proprio quello che potrebbe sembrare il peggiore tra gli ultimi vissuti. Un ambiente di lavoro nel quale crearsi una nicchia speciale dove si venga cullati dalle risate. Ho riscoperto la lettura, ora che l’occhio mi dà meno noia. Ho scoperto tante cose. Ho scoperto di essere forte. Ho scoperto che mi piace ascoltare chi mi sprona. Ho scoperto che mi piace condividere i miei viaggi e quelli altrui. Essere felice per gli altri, per chi viaggia e per chi aspetta una nuova nascita. Ho scoperto che dietro alle persone belle si possono nascondere mostri e dietro ai mostri….mmm, no dietro di loro nemmeno un sorriso bello. Ho capito che quello che dai a volte viene rubato. A volte ti penti di avere regalato parole o parti segrete della tua vita, quella vita che tenevi in grembo proteggendola da tutti. Poi la regali alla persona sbagliata e ti senti fregata e ti senti colpevole. Ho scoperto il valore della parola grazie, senza ricordare chi me l’abbia insegnata. Ho scoperto che puoi avere molto più tempo di quello che ti propongono, che puoi andare avanti ancora tanto e abbastanza bene. Ho cura dei segreti degli altri perché potrebbero essere i miei. Qualcosa di bello l’ho perso purtroppo sulla strada… ma non importa, recupererò le cose delle quali andavo fiera. Tutto può accadere. Ora prendo la metropolitana… e chi lo avrebbe mai detto? Nemmeno io ci credevo più.

Nuova vita

Diamo un vigore nuovo alla nostra vita. Benvenuta vita nuova. Un nuovo biglietto di andata, per andare lontano. Nella nuova vita mettiamo al bando i sotterfugi. Siamo pronti a partire? Io, personalmente, mi sento pronta. Bisogna esserlo. Qualcosa, dentro di me, mi ha costretta a cambiare meta. Non si torna indietro. Finalmente mi sento in armonia. Ricominciare è importante sempre, qualsiasi sia stato il pretesto per farci prendere la decisione di cambiare. Meritiamo tutti una soluzione a misura per noi. Facciamo crescere qualcosa che sta dentro. Andiamo. Sì, ma dove? Vicino o lontano? Seguiamo il futuro migliore per noi. I motivi per andare avanti si trovano negli sguardi e negli abbracci. Non tutti sono pronti adesso, ma un giorno lo saranno. Io sono pronta ora. Ci sarà una lunga strada da fare oppure ci fermeremo subito. Ridiamoci una vita gloriosa. Ripartiamo rinati. Salviamoci, ma da soli. Vengo rimessa in sesto in questa nuova vita, nonostante i problemi siano ancora diffusi. Tengo duro senza cercare scappatoie. La nuova vita, una nuova visione e una nuova visuale dalla quale guardare che cosa accada. Prendere la decisione più giusta per se. Una malattia che avanza ma la voglia di lottare ancora più forte e incessante. Botta e risposta. Se mi colpisci, ti rispondo per le rime e corro ai ripari. Azione che scatena una reazione.

Lettere non spedite

Capita di avere scritto lettere e non averle spedite. Capita. Scrivere a qualcuno è un gesto intimo, dove mettiamo a nudo la parte bella di noi. Vogliamo colpire, vogliamo fare sapere. Le lettere, però, bisogna meritarsele. Bisogna meritarsi un cotanto impegno. Bisogna essere capaci di apprezzare. Ci sono persone che usano le tue parole nude per ridere e per ridere di te. O per avere una scusa per colpire nella parte svelata, quella che hai spogliato con molta attenzione. Se lasci aperto o apri il tuo cuore, farai la scelta giusta, così dicono. Non è sempre vero. Vorresti fare delle domande. Ma anche queste bisogna meritarsele, perché scrivere è un dono che fai. Bisogna evitare di venire delusi dalle mancanze o dalla poca umanità degli altri. Bisogna evitare di scoprire parti che poi verranno usate per colpire la tua parte più bella. Si fanno grandi errori di valutazione. Ci si convive. Bisogna cercare di rimanere puri e integri e non cambiare e non chiudere porte. Il passato non può ricadere sulle anime presenti, quelle che non hanno voglia di perdere le cose più belle di te. Mai mettere in dubbio la propria parte più bella per colpa di chi ti ha umiliato senza nemmeno esserne cosciente. Non dobbiamo cambiare noi, dobbiamo solo essere capaci di cambiare direzione nel minor tempo possibile.
E l’ordine è: continuare ad avanzare. Divieto assoluto di danneggiare oltre. Ordine tassativo: non tornare sulle cose che hanno fatto molto male. Bisogna essere lucidi per capire chi ti ha trattato come non meritavi. Il silenzio non si merita perché, sapere, è un diritto. Si può imparare però a sbarrare le porte alle anime impure, chiuderle a tante mandate e non aprirle mai più. Non senza afferrare almeno una frase che contenga la parola Scusa.

Ispirata a un racconto vero

Tutti hanno una storia. Tutti hanno detto È stato bello conoscerti. Volere di più. Appartenere a qualcuno o a qualcosa. Fare ancora un sacco di cose insieme e non avere di meglio da fare. Il bello della vita è condividere. Perché si perde l’allegria e si piange? A che cosa può servire un dolore? Mi fermo e aspetto, come tante altre volte. Non parlo, mi metto lontano e faccio finta di soffocare, con sapore di polvere in bocca. Faccio l’unica cosa possibile e trattengo di nuovo il respiro. I minuti passano lentissimi in un’attesa snervante. Ho anche io la mia storia e ho alle spalle tante cose. Ma la posta in gioco qual è? So esattamente ogni particolare della mia storia e la custodisco, fiera. Penso o sogno? E che cosa si può fare a questo punto? Bisogna essere onesti, nonostante tutto e continuare ad esserlo. Avere un dono e decidere di non ferire e decidere di distribuire speranze. Se te ne vai, ho paura. Non è necessario che finisca per forza così. Nella vita c’è una risposta ad ogni problema.

Oppure no

Ciao. Ora si dovrebbe rispondere Ciao. Essere inclini al perdono. Oppure no. Chiedersi che cosa sarebbe potuto succedere se avessi dato un’altra possibilità. Oppure no. Si impara, e anche molto bene, a non girarsi mai, a non guardare più indietro. Si può essere capaci nel trovare un’ottima scusa per tutte le azioni altrui. O per le proprie. Anche per le più fastidiose. Oppure no. Vedere il meglio delle persone. Oppure no. Succedono cose delle quali non sappiamo spiegarci il motivo. Non lo cerchiamo nemmeno più. Finisce qui. La vita è tanto strana. La mia vita è tutta qui. Osservare quanto una persona riesca a mettere cura nel fare le cose. Fare attenzione ai bisogni dell’altro. Credere nelle cose buone che ci capitano davanti agli occhi. Ogni giorno. Avere a cuore la felicità degli altri senza mai mettere in difficoltà. In ogni luogo ci sono pezzi di noi, del nostro passaggio, frammenti di ricordi e di memoria. Li perdiamo ma possiamo tornare indietro e cercarli. Oppure no. La ricerca può continuare. E magari si può continuare a intuire tutto di una persona al primo sguardo. E abbiamo solo questa vita. Sarà una scelta. Sarà solo quello che ci andrà di fare. Oppure no.

Anime pure

Qualcuno entra nella tua vita ed è delicato. Riconoscere chi merita e ti soffermi. Riconoscere qualcuno onesto come te e puro nell’anima. A volte si prendono cantonate, grosse ma, spesso, va bene. Fidarsi di qualcuno. Un bel regalo che ti viene fatto. Fidarsi è lasciarsi andare. Fidarsi è una cosa grande, un dono che fai. Riconoscere anime semplici, senza troppi giri di parole, anime che ti guardano dritte negli occhi anche per dirti cose poco piacevoli. Poi ci sono le anime che abbassano lo sguardo e mentre parli se ne vanno e girano le spalle. Persone poco rispettose che, quando noti questi atteggiamenti da lontano, sai che devi girare al largo. Ci sono quelli che nel bisogno ti prendono per un braccio e sono disposte ad aiutarti a titolo completamente gratuito. Con un gesto, una parola, un messaggio, una telefonata. Riconoscere e riconoscersi. Ti giri e vedi qualcuno che ti è venuto incontro per aiutarti. Qualcuno di così vicino che ha capito che avevi bisogno. Era lì per te. Non ti domandi perché, non ti domandi nulla, ma quando lo vedi ti si apre il cuore perché è lì vicino a difenderti e sostenerti. Non hai nemmeno il tempo di dire grazie perché è già sparito. Anime pure come la tua che è bello avere vicino. Gli altri li lasciamo lontani, nei loro mondi disonesti e incompleti.

Testa

La testa va, pensa, ripensa. Quando sono a yoga il maestro dice di svuotare la mente, cosa difficilissima per me, rimango attaccata a tutto, alle cose belle e a quelle meno belle. Rimango dentro ai miei pensieri e alle mie paure che cerco di vincere o di allontanare. Ho fatto passi in avanti e tanti passi indietro, ma in altre direzioni. I passi avanti mi rendono fiera, sono i miei successi. E dico Brava Ale. Ce l’hai fatta, anche stavolta, nonostante tutto. I miei successi sono tanti, da fuori potrebbero sembrare piccolissimi, ma per me sono enormi. Penso a quando prendo la metro e, ora, lo faccio molto spesso. I miei successi sono molti, aprirsi alla vita e alle persone ritengo siano cose spettacolari. Passi indietro ci sono. Le ricadute sono parte di questi. Le ricadute negli stessi errori, l’essere impulsiva e fare tutto in modo ingordo perché ho fretta di fare. Voglio far tutto il prima possibile perché non mi voglio perdere. Ma gli altri non hanno gli stessi tempi e non hanno le stesse necessità impellenti. Questa malattia è un’alleata nella mia voglia di esserci e fare. Un’alleata presente, onnipresente anche se, spesso, ingombrante. Le persone non possono capire da che cosa possa venire la mia smania di fare. Ed è giusto sia così, la vita va anche presa con calma. Non corriamo tutti sullo stesso modello di auto, abbiamo tutti un motore diverso e questo è il mio. E il mio va molto veloce. Come un’ape che sente l’odore del miele.

La zia Rosa

Oggi al supermercato ho sentito il profumo della mia zia Rosa. Era la sorella di mia nonna. La zia Rosa era un donnone dalle ossa grosse. Aveva lavorato tantissimo e sofferto tantissimo nella sua vita. La ricordo con affetto. Mi piaceva molto, non era molto bella ma era sempre in ordine e piena di cose luccicanti e preziose. Veniva a trovarci in pelliccia e piena di gioielli e con quel profumo che andava per tutta la casa. Quando arrivava lei, io e mio fratello eravamo eccitati, così tanto da creare danni anche grossi. Una volta mio fratello mi lanciò una palla da basket che andò dritta sul mio naso. Sangue a non finire con la mamma che ci rincorreva. Lei si sedeva in sala con la zia e noi facevamo di tutto. Un’altra volta ancora mio fratello mi fece la barba, proprio come faceva il mio papà alla mattina. Mia madre ci voleva ammazzare tutt’e due. Eravamo ingestibili. La zia Rosa poi ci prendeva e ci divideva. La mia mamma lanciava sguardi di fuoco come per dire Dopo ve la faccio pagare. La cosa più sadica che le veniva era Lo dico a vostro padre, ma noi non ne avevamo paura, avevamo più paura di lei, quando si arrabbiava. Eravamo due pesti, io lo sono ancora mentre mio fratello è diventato maturo e posato. È diventato un uomo, io sono ancora quella piccola scavezzacollo. Da piccoli mangiavamo in cucina io e lui. Ricordo che mi buttava chili di sale nell’insalata e io non la volevo più, già non la mangiavo volentieri. La mamma mi teneva lì fin quando non la finivo. Vi fate i dispetti? Ora stai qua e la finisci perche col cibo non si scherza. Tutto questo perché un profumo mi ha riportato là, nemmeno ce lo chiedevamo se eravamo felici perché era così.

Corsa a tempo

Scegliere di essere liberi e autonomi. Scegliere di andare. Scegliere ogni cosa poiché si tratta della nostra vita. La scelta. Una parola bellissima. Io esco e me ne vado in giro anche senza meta. Scelgo io di andare. Ora. Non so dove, quando e come sarà la prossima mossa che mi riserverà questa malattia. Aspetto in fila dietro a tutti gli altri, i miei compagni di merende. Li vedo in ospedale, vedo chi sta bene e chi no, vedo chi stava bene e ora no. Vedo tutto da dietro. Mi metto in fila ma scelgo, mentre mi ritrovo incolonnata, di fare, cantare e parlare. Non ho ancora paura. Ma scelgo di fare caos nel mentre. Ti viene la smania di fare tutto ciò che puoi e vuoi e capisci che hai fretta perché sei in una corsa a tempo. Io corro e tanto, poi quando scatterà la campanella mi rimetterò in fila, come i bimbi delle elementari in gita, in fila per due tenendosi per mano, quello dietro controlla quello davanti. Non aspetto che la corsa finisca senza nemmeno rendermi conto che avrei potuto correre di più.

Esperienze uniche

Si sta bene in un gruppo e si ha voglia di manifestarlo. Stare bene, il perché non si sa, ma si creano legami speciali così, tutti contribuiscono a rendere speciale un’esperienza. Stare bene come non lo si stava da tanto. Quando succede bisogna dirlo perché non capiterà di stare in quel modo ancora una volta. Si starà ancora bene, con qualcun altro e in altre situazioni. Ma un’esperienza che finisce rimarrà unica così. Da ricordare. Tutti hanno messo del loro, tutti hanno contribuito a creare una bella armonia.
Il mio primo psicologo lo diceva del nostro gruppo di scoppiati NON VI CAPITERA’ PIU’ PERCHE’ QUELLO CHE STATE VIVENDO QUI E’ UNICO. Verissimo. Succede la stessa cosa nella vita reale. Come le esperienze scolastiche, dall’asilo al liceo passando per le elementari e le medie. Cose che non si rivivono. Le cose belle sono uniche e non si ripetono. Ne puoi trovare altre, magari anche più belle, ma ogni situazione vissuta rimane unica.

Questa è la vita

Qualcosa, ormai, avrete capito di Ape. Ape è un soggetto strambo, è buono, sensibile e vanitoso. Ape cerca di essere felice e, devo ammettere, si vede. Sorride e ride. A volte Ape soffre, come se si trovasse nei gironi dell’inferno. Ape subisce il dolore fisico con classe. Bè, insomma, non sempre. A volte sbraita e si innervosisce. Palesa tutto, qualsiasi tipo di emozione che provi. Se è felice si vede, se è arrabbiata di vede anche di più, ma, dopo aver urlato ai quattro venti improperi e parolacce, Ape si quieta e torna felice. Ape è un soggetto strano forte. Ama alla follia e, dopo un minuto, può anche odiare con la stessa intensità. È leale, sembrerebbe, con se stessa sempre e ,crede , anche con gli altri. Ape ha dentro dei dolori che graffiano il suo cuore. Persone speciali perdute, nonostante che ‘questa è la vita’. Tutti perdono e tutti vincono, almeno una volta. Ape ha un’ala spezzata ma, vi dirò, le sta anche bene addosso. Ape vola portando con sé un grande dispiacere. Un dispiacere immenso, una mancanza che è stata costretta ad accettare perché ‘anche questa è la vita’.

Mah…

Ho un cruccio ,da tempo immemore , che attanaglia i miei pensieri… come mai più son vecchi e sinistrati e più attraversano alla sperindio? No perché, proprio oggi, mentre aspettavo al semaforo rosso, ho visto una coppia di anziani entrambi col bastone.. hanno attraversato in diagonale buttandosi tra le macchine, una moto ha inchiodato finendo sulla banchina del tram… Nessuno ha potuto insultare nessuno… sono andati via creando il caos e non accorgendosene nemmeno. Oggi è andata bene a tutti, sono rimasti solo gli occhi strabuzzati.

Capita

Succede un giorno… Un pranzo al ristorante. Ape si fa carina… mette la sua gonnellina nuova, bianca con delle ciliegie. Ape va in bagno, ape torna al tavolo. Una sfilata dal bagno fino al tavolo. Bene. Si siede. Si accorge che la gonna le era rimasta dentro le mutande. Aveva tirato giù solo il pezzo davanti. Ha fatto la sua sfilata tra i tavoli col sedere a vista. Bene. Oggi Ape indossa una camicia bianca molto carina e che ha i bottoni dietro, sulla schiena. Mette la borsa a tracolla, va al supermercato dopo lavoro, prende l’ascensore e si specchia, poiché ape è vanitosa. Guarda bene, si accorge che la camicia si è completamente aperta dietro. Bene. Ape, così pudica, si barrica in casa.

Angela, Tenco

Non ci penso più a guardare. E così continuo a non vedere, certe cose non vale più la pena vederle. C’è chi sfrutta la tua anima, per quel piccolo periodo che serve al soggetto a stare bene. Ti spreme e poi ti getta. Quindi non ci penso più a guardare e vedere. Ignoro; è un’indifferenza che mi fa stare bene. Non mi toglie nulla, anzi, alleggerisce i miei pensieri e la mia anima. Una sensazione di leggerezza mi pervade. Ascolto una canzone di Tenco, la ascoltavo da piccola cantata dalla mia mamma.
‘Angela, Angela, angelo mio
ma tu stasera invece di piangere
guardi il mio viso in un modo strano
come se fosse ormai lontano.’
Succede che ti porti nel bagaglio una canzone…. solo col tempo divieni tutt’uno col significato vero. Prima ripeti le parole e poi inizi ad ascoltarle davvero…
‘Ti prego, Angela, no, non andartene
non puoi lasciarmi quaggiù da solo
non è possibile che tutto a un tratto
io possa perderti, perdere tutto. Volevo farti piangere
vedere le tue lacrime
sentire che il tuo cuore
è nelle mie mani.’.

Per chi avesse voglia di ascoltarla…

Davide

Mi capita, a volte, di guardarlo da lontano, mentre è impegnato in altro. Lo guardo e non mi vede. Io lo continuo ad osservare. Mi piace sempre, lo trovo bello e, sembra, abbia un fare sicuro. Mi piace sempre. Lo sceglierei ancora fra mille. Lo vedo mentre lavora… serio e maturo. Un atteggiamento che mi piace e che mi fa sentire orgogliosa di lui. Poi lo vedo in casa. Studia. Suona. Vorrei andare a distrarlo e dargli un bacio ma non lo faccio. Me lo guardo da lontano. Penso. Abbiamo una strada lunga dietro di noi e ne vedo una altrettanto lunga davanti. Mi diverto con lui e, sono convinta, si diverta anche lui con me. Dicono che l’amore si tramuti in mille altre cose, ancora più belle. Io so che il cuore mi sobbalza ancora quando lo vedo. So che nutro un amore profondo e so che ogni giorno è scegliersi, nonostante il bello e il brutto e nonostante i problemi. Ma ogni giorno ci svegliamo e ci scegliamo perché ci piace stare insieme e fare cose insieme e tante no, ma poi ce le raccontiamo, più io che lui perché a me piace parlare e sommergerlo di fatti. Domani è la data che abbiamo scelto come anniversario…. il conto degli anni lo abbiamo perso ma poco importa. Questo è il mio regalo per lui, così, per una volta, vede nero su bianco quello che provo.

Sono divertente

Oggi sto molto meglio!!!! Sono molto felice. Vedo bene e basta vertigini. Questa malattia stramba può regalare anche momenti bellissimi, un giorno stai male da crepare e l’altro puoi stare anche benissimo. Una gran soddisfazione. Oggi sto bene. Debellerò presto anche la bronchite. Stamattina un bambino mi faceva la linguaccia sul tram e io non ci son stata a subire. Ho iniziato a fare gestacci e linguacce ed è finita che,quando è sceso, mi ha detto che ero una ragazza divertente. L’ho amato! Prima per avermi dato della ragazza e poi per avermi detto divertente che è una parola che adoro. La mia mattina è migliorata subito. Nonostante dopo abbia visto quella bestia che mi odia e mi vuole fare fuori ma arriveremo alla resa dei conti e vincerò io! Perché sono divertente ed è più giusto che vinca io.

Grande

Ti rendi conto di quanto ci sia voluto per diventare grande. Quando sei adolescente desideri fortemente diventarlo, per poter fare quello che vuoi della tua vita, per poter stare fuori casa senza rendere conto a nessuno. Uscire e tornare quando vuoi. Sentire l’aria in faccia, in due sul motorino, di nascosto, perché se ti beccano i tuoi sono guai. Eppure oggi sono qui e, nonostante la vita scanzonata che faccio, sono qui e mi sento grande. Sono cresciuta, sono una persona matura. Grande vuol dire sentirsi dire che sei malato. Incassare e iniziare un iter doloroso e fastidioso di cure. Mettersi davanti alle proprie paure e cercare di affrontarle, perché quando fai certi esami sei lì da solo e vorresti, invece, essere ancora nel lettone coi tuoi. Sono grande. Ho un compagno di viaggio speciale. Ci occupiamo l’uno dell’altra ogni giorno. Abbiamo creato una famiglia e, anche se non abbiamo figli, siamo sempre stati pronti per averli. Siamo diventati grandi. Mi sa tanto che il mio nonno sarebbe orgoglioso di me.

Uno schifo

La mia amica Robi mi guarda e mi dice Morire fa schifo ma la gente fa ancora più schifo. Come poterle dare torto? Una persona muore, in quel modo oltretutto. Ecco… inizia il pettegolezzo tra le comari. Lui è morto e, guarda un po’, era il migliore amico per tutti, anche per chi, quel volto, nemmeno se lo ricordava. Allora iniziano le domande morbose per sapere ogni minimo dettaglio. Dico io… cambia forse qualcosa? Il risultato è quello. Cambia sapere se fosse sposato, con figli o quanti anni avesse? No. Cambia la vita sapere come abbia fatto? No. E poi…. se tutti lo conoscevate bè… certe cose dovreste saperle. Una volta saputo tutto e nei minimi dettagli la vostra vita cambia? A questo punto me lo auguro.

Un messaggio bellissimo

Ho ricevuto un messaggio bello e significativo e vorrei condividerlo. Mi viene in mente la mia neurologa quando mi parla col plurale oppure mette vezzeggiativi su ogni parola che considera brutta per le mie orecchie. Ne avevo parlato qui https://alemarcotti.wordpress.com/2017/09/27/la-cura-non-quella-di-battiato/?preview=true

Ciao Ale, io mi intrometto senza rispettare l’argomento ma inserendone un altro poi se vuoi cancellami pure. Mi chiamo Francesco e da tre anni vivo su di una sedia a rotelle per una lesione midollare L3, riesco ad essere totalmente o quasi autonomo guidando e facendo quasi tutto come prima, mi alleno dunque non ho problemi nemmeno con le barriere architettoniche che riesco in modo semplice a superare. Quello che io disprezzo sono le barriere mentali, il fatto che non avendo più l’uso delle gambe allora anche la mia testa ne debba risentire allora ecco che vado dal dottore magari con mia moglie e lui parla di me con lei, oppure in strada qualcuno chiede a mia moglie se io ho bisogno di aiuto con me li presente e ultimo in fondo il considerare la mia opinione ormai come squalificata in quanto disabile…. ecco quello che odio, fortunatamente sono sposato e ho due bimbi che mi considerano e mi amano ma immagino chi non ha famiglia ed è disabile come può sentirsi nel cosidetto mondo dei normodisabili ( li chiamo così perchè difficilmente esistono uomini e donno non disabili ognuno ha una disabilità chi la tiene visibile e chi è non visibile)
Un abbraccio
Francesco Bardamu

Francesco, capisco benissimo e non ho altre parole da aggiungere se non un abbraccio.

Tunnel

Quando ho iniziato a stare male con la testa, da lontano due occhi non così tanto conosciuti, hanno capito e mi hanno avvicinata. Questa persona ha, da poco, iniziato il suo percorso verso gli inferi. Io ci sono passata e non da molto. Parlo di stare male nella testa. Io son stata depressa, certo, per colpa di un farmaco, ma sono finita in un vortice atroce. Volevo stare sola. Zero persone accanto. Volevo essere sola. Stare male sola. Reagire sola e solo quando e se avessi voluto io. Ho sempre creduto che bisognasse stare accanto alle persone in difficoltà, sempre, anche quando loro ti chiedono che hanno voglia di stare da sole. Non capivo. L’ho passato sulla mia pelle e ora lo capisco. Chi ha bisogno chiede. Chi non chiede è perché ancora non è il momento. Anche quando sto male nel corpo voglio stare da sola. Se proprio non ce la faccio chiedo aiuto. Ma non voglio farmi vedere stare male. È un pensiero in più che, quando sto male, non voglio proprio accollarmi. Non posso badare a me e a qualcun altro. Voglio stare male e sentirmi libera di stare male. Non posso esser forte per gli altri. Lo devo fare per me ma, a volte, voglio stare male e basta. Ma libera. Non so se riesco a farmi capire. Il tutto è iniziato perché c’è una persona che conosco che ha iniziato un viaggio verso quel tunnel nero. E non vuole nessuno accanto. Rifiuta tutti e rifiuta di essere aiutata. Soffro a sapere che ci sia qualcuno che possa stare male, proprio quando io sto iniziando la risalita verso lo stare bene. Come la vita. Chi muore e chi nasce, parallelamente. Il bene e il male. La felicità e la tristezza. È la vita. E la mia considerazione su questo fatto è proprio il mio ricordo di quel periodo. Quando si è in quel momento si vuole stare soli e si trattano male le altre persone. Chi ti sta vicino non capisce e vorrebbe anche prenderti a schiaffi pur di farti rinsavire velocemente. Non lo si capisce e non si capisce. Né dall’una né dall’altra parte.

Un’altra vita

La prima cosa che faccio a Londra è prendermi un cappuccino to go. Quando è pronto ci metto dentro di tutto, cacao e cannella e, quando ci sono, anche le noccioline sminuzzate. Il mio posto preferito dove prenderlo era il ristorante del ciondolo. Ora ha chiuso. Zona Old Street. Quindici minuti a piedi da Oxford Street. Venti minuti di bus dal Museo delle cere. Nostalgia e bisogno di tornare di continuo perché è là che si vuole stare davvero. Vagare e conoscere tutto come fosse la propria città. Abituarsi al loro modo di guidare, dall’altra parte, leggere per terra le scritte su come attraversare. Look right, look left. Un piatto di spaghetti viola, diventati così per il sugo di una barbabietola. Barbabietole che odi da sempre ma lì, cavolo, ami anche quelle.

Condividere

Tornare a casa e qualcuno ti saluta, ti viene incontro ed è felice che sei tornata. Mangiare insieme, guardandosi, e brindare al primo bicchiere di vino. Condividere la vita. Bellissimo. Una magia nella quale non ci si sente intrappolati ma ci si sente liberi e fortunati. Parlare e ascoltarsi. Un consiglio, un percorso nella stessa direzione con lo stesso scopo, quello di stare bene insieme. Decidere ogni giorno che è bello aversi, che è bello esserci. Ogni mattina ti alzi e decidi che è bello stare e rimanere. Litigare ma non per questo pensare di prendere altre direzioni. Non tenersi dentro le cose. Chiarire e spiegarsi. Stare bene, conta questo. Stare bene e stare bene con qualcuno che sta bene a sua volta. Qualcuno che ti guarda da lontano, a volte con stupore. Dopo anni, tanti, ti fermi e pensi a quanto sia bello, aver trovato una persona che non toglie niente alla tua vita e a quello che sei ma aggiunge solamente. Non credevo potesse essere così bello partecipare alla vita di un altro. Ma lo è. Ormai sono anni che ci siamo scontrati per caso. E siamo qui a far bella la vita nonostante i problemi di salute che avrebbero potuto allontanare, ma che invece ci hanno reso uniti ancora di più.

Sfogo e pensiero del giorno

Una cosa proprio non la capisco e non l’ho mai capita. Vengono prese sul serio solo le persone che fanno sceneggiate, quelle che rendono i problemi ancora più grandi e che non sono capaci di risolverseli per conto loro. Se dovessi rinascere spero di diventare un’assassina e spero tanto nella vita precedente di essere stata Jack lo Squartatore. Solo così potrebbero avere senso certe situazioni surreali. Io sono proprio una demente. Oggi l’ho capito.

Giudicare

Ho un sacco di difetti e un sacco di pregi. I difetti non li elenco ma un mio pregio lo voglio mettere nero su bianco. Sono una persona molto buona. Sono sensibile. Sono empatica. Cerco di non fare del male, cerco di dare e cerco di capire che cosa potrei fare per fare felice qualcuno. Credo che questa sia la cosa migliore di me. Molto tempo fa una persona si è sentita giudicata da me perché mi aspettavo da lei le stesse cose che avrei fatto io. Mi è stato fatto notare. Ma l’ho capito solo dopo troppo tempo. La Robi in questo mi ha molto aiutata. Non siamo tutti uguali, non dobbiamo aspettare che le persone agiscano come agiremmo noi o che facciano per noi quello che noi ci aspettiamo solo perché noi ci comporteremmo così. Spero di essermi fatta capire. Mi sono molto impegnata. Cerco di prendere ciò che mi danno senza giudicare. La stessa cosa ora la voglio per me. Non voglio che qualcuno stia lì col dito puntato a mettere sotto la lente di ingrandimento quello che faccio o come mi comporto. Io agisco pensando di fare del bene e cose positive. Qualcuno può anche recepirlo in modo diverso. Non agisco per ferire. Sono stanca di chiedere scusa. Voglio solo ringraziare. Se mi dicono che sbaglio chiedo perdono. Una volta, due, tre, quattro, cinque…. Ma poi mi stanco… è possibile che commetta solo errori? Non voglio più sentirmi inadeguata o stupida. Perché? Se agisco pensando di fare una cosa bella… poi posso anche sbagliare ma non voglio sentirmi come se facessi solo cose sbagliate. Siamo tutti diversi. Ognuno agisce in conseguenza a ciò che ha vissuto o come è cresciuto. Se ci va bene o male poi sarà come siamo fatti a dirci di prendere una direzione piuttosto che un’altra. La persona che mi fece aprire gli occhi ormai l’ho persa. È un bene perché molte cose le fece per farmi del male gratuito. Ma io la giudicai col dito puntato e il bene che gli feci venne annullato e cancellato così che smise di vederlo del tutto.

LET’S GO TO VENICE

Sono molto felice. Il nostro viaggio è stato perfetto. Ci siamo viste in stazione, lei mi ha vista subito da lontano col mio zaino giallo. Partite puntuali, arrivate puntuali. Appena scese dal treno abbiamo avuto davanti il mare. Lei ama il mare. Anche io lo amo, ma quello d’inverno. Abbiamo avuto la fortuna di avere due giornate di sole, ma non come le giornate di sole milanese, quelle dove la foschia e lo smog non si riescono a staccare dal cielo. Albergo pulito e comodissimo. Abbiamo solo lasciato gli zaini e ci siamo messe subito a trottare per la città. Io e lei sempre insieme e complici. Mangiato bene e bevuto ancora meglio. Amiamo lo Spritz e ci piace mangiare bene. Abbiamo riempito le pance in modo fantastico. Su e giù per ponti. La luce calava, la sensazione di città lugubre di altri tempi, la nostra gioia. Io nemmeno sentivo di avere una costola rotta, la voglia di fare era davvero troppa. Lei con la polaroid a fermare momenti. Aspettare che le foto fossero pronte ma poi dimenticarsene per le troppe cose da vedere. È stato tutto perfetto. Io e la mia amica Robi. Ci piace stare insieme. Siamo state bene.

Fuoriiiiiii

Il naso fa capolino fuori casa..  aria!  Libertà!  Finalmente fuori dopo tanti giorni , finalmente libera di scorrazzare per la città e sopra i mezzi pubblici. Mi copro e starò attenta;  il pensiero di stare fuori e vedere gente e fare cose oppure no e il pensiero di poter fare ciò che voglio mi riempiono il cuore. Sono libera e , se volessi, potrei mettermi anche a correre e, se volessi, potrei fermare qualcuno con una scusa e iniziare a parlare.  Oppure no. Ma potrei. Mi sono riappropriata di me,  del mio corpo e della mia felicità di vivere. Posso stare fuori o tornare a casa ma è una scelta mia e solo mia. Va bene,  ho corso e son caduta sui gradini,  mi faccio sempre un male cane agli stinchi,  ma ho foga di uscire e son caduta, mi sono rialzata, son ricaduta ma mi sono alzata di nuovo. Son felice cavolo. Ho un sacco di cose da fare!!!! 

Quelli che

Quelli che

guardano il telefonino mentre parli

quelli che 

fanno domande mentre cercano campo

quelli che

sono interessati alla tua vita

ma prima si aggiornano sui messaggi ricevuti

quelli che

hanno sempre dietro il telefono

perché si possono sempre ricevere messaggi urgenti 

quelli che 

come stai? 

mentre rispondi ai loro capelli

quelli che

scusa solo un attimo ma questo messaggio è urgente

quelli che

a un certo punto ti domandi se davvero non vali proprio nulla se non riesci nemmeno a essere meglio di un telefono

quelli che

ridono e intanto ti aggiornano sul messaggio che hanno appena ricevuto

quelli che 

forse sono loro a credersi così poco pieni da non sapere cosa dire e si riparano dietro a un oggetto

quelli che 

te ne vai e dentro di te li mandi a quel paese e sei tu a scappare di corsa e poi mandi a quel paese te per avere perso tempo e avere messo in dubbio il tuo valore. 

Mi pensate? 

Oggi non è che potete concentrarvi e mandarmi influssi positivi? Vorrei che le mie cose andassero bene, anzi,  che vadano. Nessun problema se bene o male. Vorrei essere pensata. Un pensiero leggero e simpatico,  una canzone demenziale o qualsiasi altra cosa che porti allegria. Un messaggio,  una battuta, un bacio dato con cura. Ma che non porti pesantezza ma solo uno stato bello. Avrei una voglia matta di salutare una persona e avere il tempo di farlo a modo. E salutarla col sorriso e magari dirgli qualcosa all’orecchio che la faccia ridere o che le faccia avere voglia di portare con sé un pezzo di me. Vada come vada, ho troppa voglia di essere allegra e dire machissenefrega come quando non rientravo all’orario prestabilito perché c’era qualcosa di più bello da fare. Oggi voglio ridere. Non voglio pensare a nulla,  oggi sono una normale ragazza nel  pieno della sua vita. Oggi sono la bimba dispettosa che rubava l’ovetto kinder a suo fratello o la liceale svitata che pensava ai concerti e ai ragazzi biondi.  Sono il maschiaccio che si picchiava con tutti ma che poi arrivava a casa e si buttava tra le braccia grasse della nonna. Sono quella che stirava le camicie del nonno il prima possibile per poi scappare in motorino in due senza casco, di nascosto. Quella che pensava solo a far perdere la testa ai ragazzi delle band mentre le altre indossavano già la fedina. Ecco, oggi mentre sarò là dentro,  penserò e riderò di tutti quelli che ho preso in giro e a tutti gli scherzi che ho ancora da fare. 

Ah… se qualcuno di voi avesse modo di parlare con Jurgen Klinsmann o con Daniel Auteil… potrebbe dirgli che sono follemente innamorata di loro?