Casa mia

Era il luogo dove più mi sentivo a casa mia. La casa dei nonni era sull’angolo, davanti a dei campi. Da piccola credevo che, quella casa, ci sarebbe stata per sempre. A dire il vero, credevo ci sarebbero stati per sempre anche loro. Ero un po’ impreparata su ciò che sarebbe accaduto in seguito. Forse si è sempre impreparati davanti a certi eventi. Estati passate nel loro giardino. Estati a mangiare sul tavolo rotondo. Estati a giocare, con mio fratello, dentro alla centododici color carta da zucchero del nonno. A pranzo lo sentivamo arrivare e lo sentivamo mettere la macchina nel box. Saliva le scale, si toglieva il cappello, si rimboccava le maniche della camicia e iniziava a girare nella pentola col cucchiaio di legno. Noi eravamo già in sala ad aspettarlo affamati, nonostante la focaccia rotonda di metà mattina che ci comprava la nonna dal prestinaio del paese. Ricordo la sensazione di quando bevevo nel mestolo, facevo scorrere l’acqua e , appena diventava fresca, bevevo. Mi sembra di poter ricordare anche l’odore di quell’acqua pulita mentre le mie labbra serravano quel pezzo di metallo. Ricordo le colazioni del mattino. Tre cucchiai di cacao amaro e uno di zucchero da girare mentre aspettavamo si scaldasse il latte. Il nonno diceva Girate e schiacciate altrimenti rimangono i grumi. Io facevo finta, mi piaceva sentire i grumi di cioccolato puro che si scioglievano in bocca. È come se quella casa fosse ancora dentro di me. Alcune abitudini che avevamo non le ho perse. Se sento il profumo della magnolia ritorno in quel giardino. Se vedo le formiche ritorno nei vialetti che lo attraversavano. Ci sono giorni, più di altri, che sento la nostalgia di casa mia.