Rido

Rido. Ogni referto che ritiro è un punto di crescita. Rido. Rido di una donna assurda, quasi quanto me. Rido di quella donna che è felice di sapere ciò che ha. Rido. Nonostante i problemi e le preoccupazioni. Tanto ci sono ugualmente, non se ne vanno via con un muso lungo o triste. Rido, così perdo le calorie in eccesso che mi regala la mia pastiglia giornaliera. Festeggio con una birra in mano anche quello che non sarebbe da festeggiare. Rido. Mi alzo e dico Buongiorno Ale. E mi guardo allo specchio; saluto quel volto assonnato.

Rido un po’ di più. Ricordo le mattine d’estate con mio fratello. A casa da scuola, unico pensiero era quello di girare canale per ridere di ciò che dicevano. La corsa al telefono dei nonni, di nascosto, per telefonare a loro e accaparrarsi uno scioglipancia da regalare alla nonna.

Un’amicizia importante

Un’amicizia importante… chi l’avrebbe mai detto. Se siamo qui è per buoni motivi, gli stessi che ci tengono uniti. Spariscono le paure e anche i brutti sogni. Follia pura, quella che ti fa ridere per cose assurde. I dolori vengono calmati. Qual è l’ultimo ricordo? Una risata. Stare qui è quello che ci voleva. Avere una presenza fissa nella propria vita, una presenza che permane. Muoversi con libertà, avere voglia di trovare uno spazio comune. È più di quanto credessi e potessi volere. Non andare via, fare in modo che funzioni. Trovare tracce impresse e decidere di seguirle. La propria storia è connessa a quella di un altro. Capire ciò che ha passato e risolvere una faccenda, insieme. Ho un talento nell’attirare persone folli e assurde e persino i guai. Trovare chi apprezza che non è, poi, così scontato.

Proseguendo

Un po’ mi dispiace… ma che cosa vuoi fare, ognuno si protegge come può e come meglio crede. Ehi, scusa, torni indietro e resti oppure prosegui?
Ho accolto, con felicità. Ho messo affetto in ciò che ho fatto, lo faccio sempre. Ho cercato e cerco di portare un po’ di gioia. Rido senza nemmeno che me ne accorga più. Sono qui, ci sono, lo avevo detto e ciò che dico faccio. Veglio sul mio futuro. La mia compagna di vita è incontrollabile e ingestibile quanto me. È difficile da capire quanto da spiegare. L’unica cosa che conta è creare dei legami e cercare di sentirsi liberi di fare ciò che più piace. Tutto ciò che ha a che fare con me, mi importa eccome. Come voglio essere? Piena di gioia e felicità. Convivo anche con cose meno piacevoli, ma chi lo dice che bisogna per forza prestar loro attenzione per un’intera giornata? Ape, oggi hai riso? Sì, davvero tanto. Bisogna essere predisposti bene per farlo, mentre gli occhi degli altri ti squadrano allibiti.

Io, la mosca e Ciuffetto

Si tratta di questo: stare bene. Una cena può bastare. Mangiare, di fronte a una persona con la quale stai bene e che stimi. Il cibo ti fa sembrare che tutto abbia un senso buono. Il cibo unisce e l’essere umano interagisce. Ringrazi chi ha partecipato a questo evento e chi ha condiviso un momento speciale con te. Stare bene. Mi interessa sapere tutto. La vita a volte sorprende. Godiamo di questo momento senza problemi e senza domande. Ridere. Passare momenti felici.

C’è chi

C’è chi compare in un attimo, se necessario. C’è chi, in un lampo, appare, nel momento giusto. Dove si trova le persona giusta al momento giusto? Non lo so come, ma ce ne è sempre una, anche poco più avanti. Bisogna solamente saperla riconoscere. Potrebbe celarsi ovunque. Un incontro che potrebbe risultare quasi magico. Mi domando quali altre meraviglie vedranno i miei occhi domani. Potrebbe aspettarmi chissà quale altra sorpresa. Ogni giorno mi alzo e sono entusiasta… aspetto sempre di scoppiare in una risata, una di quelle che mi faccia capire che, allora, gli addominali esistono per davvero. Anche su di me.

Ti sento ridere

Ti sento ridere, mentre preparo il caffè. Canto. Canzoni note con parole mie, inventate al momento. Ti sento ridere. Vorrei aspettarti dandoti una notizia bellissima; non ne ho. Ma quando ti sento ridere è meraviglioso. Mi viene in mente solo questo aggettivo. Buongiorno. Buongiorno Ale. E ti vedo e sei contento. I tuoi occhi sono ancora mezzi chiusi ma tu sei contento. Buongiorno. Per tutto il giorno, ti dico. Continuo a cantare, tu continui a ridere. Mi cade sempre tutto. Io dico Ops e tu sorridi. Ti vedo da lontano mentre mi guardi, chissà che cosa starai pensando. Ridi. Sarà una giornata bellissima. Questa è la perfezione. Un momento da fermo immagine, perché lo sappiamo bene che la nostra vita non sta andando molto come la volevamo, ma va bene anche così.

Il tempo che resta

Sorridere. Anche se sei terrorizzato. Anche se stai male. Anche se stai molto male nel fisico. Sorridere anche se sei triste. Soprattutto. Magari credi non sia nulla di speciale, invece stai facendo qualcosa di straordinario. Almeno per te. Che cosa importa se per gli altri non sia così, nemmeno possono accorgersene. Stare su. Festeggiare per qualsiasi cosa, anche la più stupida. Sorridere. Essere così gioiosi da far voltare le persone anche in mezzo alla strada. Amar fare qualcosa, amarla da matti. C’è qualcosa che ami fare in questo modo? Si c’è. Alzare il volume della musica e mettersi a ballare, in modo casuale. Cantare come si riesce. Ridere con gli amici o anche soli o anche senza amici ma con qualcun altro che ti capiti a tiro. Farlo. Essere ancora in grado di fare battute e avere la risposta azzeccata per tutto. Rendere speciale il tempo che resta e usarlo in modo bello.

Sembro sempre la più sana di tutti…. 😂

La cosa più bella

Alessandra Marcotti

La cosa più bella è quando mi guarda e mi dice che si diverte con me. Quando ridiamo, ancora. Siamo cresciuti d’età, forse solo in quello. Non sembra che hai quarant’anni. Per forza, rispondo, è come se dentro ne avessi quindici e la cosa viene bilanciata. Prendi ancora la vita così, come un fanciullo che si approccia alla vita, nonostante tutto quello che c’è nel mezzo, dice. Come quando mi cadono i bicchieri dalle mani. Hai visto??? Ale sei sempre stata così, ti ricordi quando ho dovuto portarti in ospedale all’alba perché ti eri tagliata? Sì, me lo ricordo. Lui dall’altra stanza Cos’è successo stavolta? Cosa hai rotto? Eh, mi sa che stavolta è grave, mi sa che ho bisogno di punti, mentre, come Pollicino, lasciavo sangue dietro ogni passo. Senti facciamo una cosa, dico io, non c’è tempo, andiamo a prendere un cerotto grande in farmacia. Mi ha guardato come se fossi pazza: ero tutta piena di sangue. Sette punti, in un mignolo. Pezzo di dito riattaccato. Credevi che sarebbe bastato un cerotto grande per riattaccarlo, Ale? Ma che cosa hai in testa? E mentre aspettavamo mi chiamassero Senti intanto andiamo a fare colazione che ho fame! Non ci fu risposta, solo uno sguardo attonito. Meno male che nel giro di due minuti mi han chiamata dentro. Più di due ore per sistemare il dito, due dottori ci sono voluti per recuperare il pezzo staccato e rimetterlo al suo posto. Ecco, ora andiamo a fare colazione, sia mai che resti un giorno senza saccottino.

Lo specialista

Oggi lo specialista mi ha chiesto se avessi seguito la terapia. Ero pronta a partire con la bugia… ma mi si leggeva in faccia che avrei mentito. “No. Cioè si l’ho fatta ma non esattamente come mi aveva detto, ho usato… “(ometto causa pubblicità occulta). ” Ma scusi… Già che c’era , perché non ha usato anche la benzina? ” Mi ha fatto ridere così tanto che ha iniziato a ridere anche lui. Ci ha sentiti l’infermiera che è corsa dentro. “Ha ragione”. “Lei ora mi promette che seguirà la terapia ma come dico io, poi fra venti giorni ci vediamo”. “Va bene, prometto”. “Ma lei mi dice sempre sì, sì , va bene e poi fa di testa sua e mi fa perdere tempo?” “Eh, ha ragione”. Ha iniziato a ridere così tanto che ho iniziato a ridere anche io. “Ci vediamo fra venti giorni, se ha intenzione di fare a suo modo non si faccia vedere”. “Va bene”. “Ah senta… grazie, non ridevo così da tanto”. “Eh, nemmeno io”.

Liberi

Un uomo piange. Lo vedo da lontano. Vedo un uomo fragile, un uomo che esterna anche se non vuole. Libertà di essere, libertà di fare, libertà di non seguire protocolli. Un momento di quelli più veri. Un momento condiviso senza neppure volerlo. Siamo tutti così diversi, un mosaico di persone, tessere attaccate l’una all’altra. Un mondo di minute tessere che provano emozioni e svolgono azioni nel medesimo momento. Io leggo, mentre la tessera a me vicina continua a pensare. Azioni diverse in medesimi istanti. Vivere. Provare. Esternare con voglia o controvoglia o esternare e basta. Si pensa troppo in questa vita, dovremmo pensare solo a divertirci il più possibile e vivere senza perdere momenti e attimi. Non è facile, a volte non si può. Io non voglio perdere cose o perdermi io chissà dove.

Sei felice? 

Anno passato. Tempo di bilanci? Ma anche no. Tantissimi alti,  tantissimi bassi. Riso tantissimo,  avuto molto. Pianto no. Non riesco più. Le ultime lacrime anni fa nella stanza di mia zia,  lei moriva e io iniziavo qualcosa di nuovo. Non riesco più a piangere. Eppure sono una persona sensibile. Chiedo spesso alle altre persone Sei felice? A me sembra una domanda normale,  sarebbe il mio modo di chiedere come stai?  eppure le persone non sanno che cosa rispondere. Uso spesso la parola felice. Ho una visione fanciullesca della vita. Ho una visione bianco o nero. O sei felice o sei triste. Non sono ammesse mezze misure. Sono così da quando ero piccola. Felice… una parola che mi piace. Eppure sono felice. Nonostante tutto sono felice. So che non tutto è rosa e fiori. Lo so bene. Ho passato giornate brutte. Mi sono sentita molto sola nelle mie giornate di ospedale. Eppure c’era sempre qualcosa di bello. Anche nelle giornate di flebo. Anche dentro al tubo della risonanza. Ho conosciuto persone uniche. Tante. Io mi butto nelle relazioni perché sento le persone. Solamente una persona è riuscita a farmi molto male e senza alcun motivo. Male gratuito. Ma io sono ancora qui. Ho dentro una sofferenza latente… ma pazienza. È solo una. Ho conosciuto una donna speciale che abita vicino a Pavia. Una donna che mi sta dando tanto e che sento accanto. E sono felice. Passo notti a urlare dal dolore. Ma il mattino mi alzo e cammino e come posso non essere felice? Ma sì,  sono felice. Spero in un anno con tante risate. Con tante persone. Vecchie e nuove. E spero che mi rispondano tutti come Ago… Ago… sei felice?  Si,  sono felice. 

Il regalo di mio fratello

Mi piace fare scherzi e, per lo più, a mio fratello; gliene ho sempre combinate di tutti i colori. Siamo molto uniti e complici ma agli antipodi caratterialmente. Lui è molto serio, in gamba e amante del suo lavoro, io sono una che ha sempre vissuto e vive alla giornata. Ci adoriamo. Lo sentirei di continuo, per raccontargli le cose più stupide. So che c’è e c’è sempre per me. Ogni tanto, un po’ più che ogni tanto,  gli invio messaggi del tipo DEVI CHIAMARE TUA SORELLA, PERCHE’  NON CHIAMI TUA SORELLA,  TUA SORELLA E’ TRISTE SE TU NON LA CHIAMI. Lui ride. Fino a quando non si stanca e mi dice BASTA! Con mille punti esclamativi. Ogni tanto gli invio foto di donne improbabili con la scritta TI AMO ALLA FOLLIA. Ride. Così nasce il mio regalo speciale di Natale per lui. Ogni anno gli confeziono un gadget ad hoc sempre con la solita scritta HAI CHIAMATO TUA SORELLA? Un anno gli ho fatto un calendario, ogni mese la stessa foto con la mia faccia e la solita scritta. Un altro anno una cornice d’argento con dentro la solita foto e la solita scritta. Un paio d’anni fa una palla di Natale con dentro la neve e la mia faccia con la solita dicitura. Ogni anno è il regalo più gettonato da vedere,  per capire fin dove riesca a spingermi. La volta più macabra è stata quando ho messo la mia foto dentro una cornice di cartone a lutto e la scritta HAI VISTO COSA SUCCEDE A NON CHIAMARE TUA SORELLA? Quest’anno ho fatto stampare una mia foto con parrucca su una maglietta e la scritta di chiamarmi. Ride fino le lacrime quando apre il mio regalo. Quest’anno ho voluto esagerare. È solito indossare calze Gallo. Una volta me ne sono prese un paio con i cactus per me perché  li adoro. Me le son fatte mettere in una confezione regalo,  mi piace scartare le cose una volta a casa. Ho tenuto scatola e cartellino proprio per questo Natale. Sono andata a comprare un paio di calze sanitarie marroncine al polpaccio e le ho confezionate nella scatola incriminata. La sua faccia nell’aprire il pacco con le sue calze preferite è stato un momento impagabile. Ecco,  io rido di gusto per queste cose!