Un bagliore negli occhi

La delicatezza di chi procede con cautela. Esistono tanti posti dove potersi nascondere, come quando eravamo piccoli e giocavamo a nascondino. Contare fino a trenta e andare a cercare, persino all’ombra, visto che fa caldo. C’è chi guarda le cose e le persone con un’osservazione profonda, senza giudicare a priori, come se fosse ancora quel bambino che gioca e conta. Si arriva mai al vero perché di ciò che facciamo? O al perché certe cose accadano? Mi piacciono le persone attente. Mi piacciono le persone che sanno quanto sia importante la gioia, anche quando si sentono tristi. Magari sono anche disposti a donarne un po’. È importante avere ricordi gioiosi e felici da portare dietro come proprio bagaglio. Mi piacciono le persone che hanno un bagliore negli occhi e si lasciano guardare.

Dieci

Da dove provengo? Da una famiglia meravigliosa, più che da un luogo preciso. Parlo tanto; mi sembra che, facendolo, i miei ricordi vengano stimolati. Ho paura di perdere cose meravigliose che ho vissuto. Me le scrivo e me le appunto perché non voglio che vengano perdute nella mia testa irrequieta. Così, ogni tanto, tento un piccolo aggiornamento per capire se ricordo dei fatti, per me, essenziali. Hanno fatto cose straordinarie per me. Vorrei essere in grado di ripagare gli sforzi fatti, vorrei essere il risultato di cose buone. Vorrei avere tanti ricordi felici da portarmi dietro, come un bagaglio, per tutta la mia vita. Li ho? Sì, li ho. Sono piena. La maggior parte di essi appartengono alla mia vita di bambina e di piccola adulta. Ricordo pranzi meravigliosi a casa dei nonni quando eravamo perfetti sulle dita di due mani. Dieci. Attorno a un tavolo. Il nonno cucinava davvero bene e io mangiavo volentieri tanto che, mi sembrava, non mi bastasse mai. Dieci. Caotici e incasinati. Diversi e complicati. Dieci.

Casa mia

Era il luogo dove più mi sentivo a casa mia. La casa dei nonni era sull’angolo, davanti a dei campi. Da piccola credevo che, quella casa, ci sarebbe stata per sempre. A dire il vero, credevo ci sarebbero stati per sempre anche loro. Ero un po’ impreparata su ciò che sarebbe accaduto in seguito. Forse si è sempre impreparati davanti a certi eventi. Estati passate nel loro giardino. Estati a mangiare sul tavolo rotondo. Estati a giocare, con mio fratello, dentro alla centododici color carta da zucchero del nonno. A pranzo lo sentivamo arrivare e lo sentivamo mettere la macchina nel box. Saliva le scale, si toglieva il cappello, si rimboccava le maniche della camicia e iniziava a girare nella pentola col cucchiaio di legno. Noi eravamo già in sala ad aspettarlo affamati, nonostante la focaccia rotonda di metà mattina che ci comprava la nonna dal prestinaio del paese. Ricordo la sensazione di quando bevevo nel mestolo, facevo scorrere l’acqua e , appena diventava fresca, bevevo. Mi sembra di poter ricordare anche l’odore di quell’acqua pulita mentre le mie labbra serravano quel pezzo di metallo. Ricordo le colazioni del mattino. Tre cucchiai di cacao amaro e uno di zucchero da girare mentre aspettavamo si scaldasse il latte. Il nonno diceva Girate e schiacciate altrimenti rimangono i grumi. Io facevo finta, mi piaceva sentire i grumi di cioccolato puro che si scioglievano in bocca. È come se quella casa fosse ancora dentro di me. Alcune abitudini che avevamo non le ho perse. Se sento il profumo della magnolia ritorno in quel giardino. Se vedo le formiche ritorno nei vialetti che lo attraversavano. Ci sono giorni, più di altri, che sento la nostalgia di casa mia.

Se solo

Se solo certe cose le ricordassi bene… Se solo avessi ascoltato con più attenzione… Se solo avessi saputo che, un giorno, avrei perso persone a me care… Se solo avessi la possibilità di tornare indietro…
Chiederei, farei domande mirate, passerei più tempo ad ascoltare, spenderei parte dei miei minuti, attentamente, con le persone che più amo e che più ho amato. Se solo a volte ci fosse concesso fare passi all’indietro per stare con qualcuno un po’ di più. Sarebbe meraviglioso. Mi concentrerei e starei attenta, non penserei ad avere chissà quanto tempo, fermerei delle immagini un po’ meglio e farei mie le loro voci, proprio quelle si perdono e rimangono un ricordo distorto della realtà. Le voci, proprio quelle, mi mancano di più. E gli odori della pelle.

Luoghi passati

La nostra storia personale è costruita con persone e fatti avvenuti e condivisi. Le storie sono affascinanti e le dobbiamo proteggere come fossero tesori nascosti. Subiamo un’epidemia di ricordi sulla via dell’estinzione. Dobbiamo innamorarci nuovamente dei nostri vecchi luoghi, come se li guardassimo dall’alto. Si possono ricostruire nuovi edifici dove vediamo vecchie macerie. Gli alberi si muovono, ondeggiano. Vediamo bellezze naturali e abbiamo voglia di proteggere i nostri ambienti. Qualcuno ci ha lasciato un’eredità. Guardiamo bene tutto ciò che abbiamo intorno. Sorprendiamoci ancora e rimaniamone affascinati con gli occhi che avevamo da bambini, quando eravamo incontaminati. Proteggiamo i posti dove ci sentivamo al sicuro, facciamo un viaggio, un tuffo nel passato, quel passato che, ancora, veglia su di noi.

Ricordare

Ricordo cose che non hanno avuto tanta importanza. Non ricordo cose che vorrei ricordare e tanto. Mi impegno ma è difficile. Quasi impossibile. Mi è venuta un’idea: vado a cena e respiro un po’ d’aria. Sorrido. L’importante è stare bene. Godere dei momenti nei quali si sta insieme e, magari, dirsi fesserie, anche se, poi, saranno le uniche cose che ricorderemo. Però ci saranno i suoni delle risate e, nei momenti futuri che arriveranno, andranno bene. Andrà bene ricordarsi una risata, metterà allegria. Ogni cosa in più che porteremo dentro, sarà una cosa in più e sarà bello. Ciò che si è scritto rimarrà. Per questo scrivo: per ricordare. Che cosa serve ora? Un bicchiere per brindare, ad esempio. Un suono di vetri che si toccano. Ci possiamo anche quasi perdonare per i ricordi perduti chissà dove. L’importante è che ci siamo permessi di stare lì, insieme.

La parte sinistra

Festeggio di continuo, le cose belle e quelle meno. Brindo alle dipartite, alle mancanze, alle rotture, alle tristezze, agli esami che non vanno mai bene. Brindo. Festeggio. Ballo per scaricare e perdere qualsiasi forma di energia ancora rimasta nel mio corpo. Rinasco. Pretendo che altri festeggino con me. Una bevuta per gli esami, una bevuta per le mancanze. Sogni o desideri ne abbiamo ancora? Sì, ne esprimo subito uno. Chiudo gli occhi, come da bambina davanti alle candeline. A dire il vero, lo faccio ancora. E quest’anno di feste di compleanno ne ho avute ben sei… Chiudo gli occhi ed esprimo… Ho ancora la fortuna di avere desideri da esprimere. Credo sia bellissimo. E sogni, Ale, ne hai ancora? Sì, ne ho. La vita non finisce, ne avrò sempre tanti. Oggi festeggio il compleanno di una bimba rimasta bimba. Festeggio. Brindo. I ricordi li metto tutti da una parte, immagino finiscano nella mia parte destra. Oggi si vivrà con la parte sinistra, quella rimasta vuota e da riempire di cose nuove che saranno belle.

La zia Rosa

Oggi al supermercato ho sentito il profumo della mia zia Rosa. Era la sorella di mia nonna. La zia Rosa era un donnone dalle ossa grosse. Aveva lavorato tantissimo e sofferto tantissimo nella sua vita. La ricordo con affetto. Mi piaceva molto, non era molto bella ma era sempre in ordine e piena di cose luccicanti e preziose. Veniva a trovarci in pelliccia e piena di gioielli e con quel profumo che andava per tutta la casa. Quando arrivava lei, io e mio fratello eravamo eccitati, così tanto da creare danni anche grossi. Una volta mio fratello mi lanciò una palla da basket che andò dritta sul mio naso. Sangue a non finire con la mamma che ci rincorreva. Lei si sedeva in sala con la zia e noi facevamo di tutto. Un’altra volta ancora mio fratello mi fece la barba, proprio come faceva il mio papà alla mattina. Mia madre ci voleva ammazzare tutt’e due. Eravamo ingestibili. La zia Rosa poi ci prendeva e ci divideva. La mia mamma lanciava sguardi di fuoco come per dire Dopo ve la faccio pagare. La cosa più sadica che le veniva era Lo dico a vostro padre, ma noi non ne avevamo paura, avevamo più paura di lei, quando si arrabbiava. Eravamo due pesti, io lo sono ancora mentre mio fratello è diventato maturo e posato. È diventato un uomo, io sono ancora quella piccola scavezzacollo. Da piccoli mangiavamo in cucina io e lui. Ricordo che mi buttava chili di sale nell’insalata e io non la volevo più, già non la mangiavo volentieri. La mamma mi teneva lì fin quando non la finivo. Vi fate i dispetti? Ora stai qua e la finisci perche col cibo non si scherza. Tutto questo perché un profumo mi ha riportato là, nemmeno ce lo chiedevamo se eravamo felici perché era così.