Restare lì, ancora

Le relazioni. Sono di vario tipo. Amici, amori, colleghi, parenti o persone trovate in giro per caso. Si instaurano senza che nessuno si ponga domande. Perché dovremmo farcele? È naturale che si creino. Spesso basta un sorriso affinché vengano a instaurarsi. Un giorno ti svegli e succede che ti ritrovi a parlare del niente, magari con qualcuno al quale hai tenuto. A me non piace parlare del nulla. Domande di routine non le accetto, mai accettate. Se non mi va di sapere come stai nemmeno te lo chiedo. Pensate che questo mi possa ferire? Sì, devo essere onesta. Mi sento come se mi trovassi nel mezzo di aria rarefatta. Se non respiro bene, me ne vado, in silenzio. Non mi abituo, non mi rassegno. C’è chi si distingue: chi, tutti i giorni, percorre strade per trovare qualcosa che è stato perduto da altri, qualcosa che può rivelarsi un tesoro. C’è chi raccoglie materiale per creare qualcosa e finisce per avere una visione più chiara delle cose. C’è chi capisce l’importanza di quelle strade che percorre. C’è chi ti riempie di gioia e ti nutre e, allora, vuoi restare lì, ancora.

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Resto

Ti posso parlare? Lo so: è una delicata missione. Vorrei mi lasciassi parlare e vorrei mi ascoltassi. Invece scappi. Fai finta di non vedermi. Compari quando meno me lo aspetto. Procedo come mi è stato insegnato, seguo direttive. Ti ho visto da lontano: sembravi in stato di agitazione, sembravi triste, come avessi un grosso problema da risolvere. Non ti meriti attenzione e cura da parte mia. Io, però, sono fatta così. Io resto. Se qualcuno avesse bisogno di me, io potrei anche cambiare i miei piani. Io resto. Io affronto le sfide. Io non ho paura e non mi tiro indietro. Io resto e , se necessario, so comparire in un attimo. Qualcuno ha la capacità di dire mi dispiace pur non avendo sbagliato. Qualcuno non lo dice mai e non chiede nemmeno scusa. Io resto e mi piacerebbe parlare perché, a volte, credo sia una buona idea fare la prima mossa.