Il mio racconto

Ho ricevuto una mail ed è stata una grandissima sorpresa per me…

il suo COMPONIMENTO è risultato finalista del III Concorso Letterario

“100 parole, una storia – Rinascita” ed è stato PUBBLICATO nella III

Raccolta Antologica

omonima di microracconti che sarà
presentata SABATO 26 ottobre a Monterotondo dalle ore 11,00 durante
la IV kermesse letteraria “La Rentrée della MonteGrappa” presso lo
Sala Conferenze della Biblioteca Comunale “P. Angelani” nel Centro

Storico di Monterotondo.

Ecco… non vi dico la mia felicità. È bello. Una grandissima soddisfazione per me. Ora devo capire se riesco ad andare fino a Monterotondo. Mi piacerebbe tanto. Però sono molto felice.

Giada correva

Correva. Piano, forte, fortissimo, meno, sempre meno, piano. Si fermò. Le mani cadute sulle ginocchia, le cosce ripiegate, il sedere quasi toccava il terreno. DOVE SEI? DOVE SEI? L’urlo. Strozzato, disperato. Un urlo che, quasi, le spaccò le corde vocali. Giada era triste, anzi no. Giada era disperata. Piangeva. Il sudore e le lacrime erano diventate una cosa sola. Tanto verde attorno a lei. Piante, erba, foglie per terra. Era rimasta sola. Aveva perso la sua amata nonna, in un lampo. Nemmeno il tempo di un saluto, l’ultimo. Quando metabolizzò il fatto che se ne fosse andata, iniziò a correre. Chissà perché. Sentì quella necessità poiché la rabbia era troppa; l’ingiustizia di quella perdita subita era diventata il motore scatenante. Corse. Fortissimo. Il cuore sembrava le stesse per uscire dal petto, il sapore del metallo divenne padrone della sua bocca. La rabbia e l’ira non la volevano abbandonare finché uscì, finalmente, quel pianto disperato, il pianto dei bambini.

La breve storia della ragazza di cristallo. Di Valentina Speranza

LA BREVE STORIA DELLA
RAGAZZA DI CRISTALLO
di Valentina Speranza

La ragazza di cristallo era divenuta famosa per la sua bellezza e la sua fragilità, di cristallo appunto, come le sue ossa e il suo corpo, indeboliti da una malattia rara e poco conosciuta ma, in opposizione a questo, il suo spirito era brillante e prezioso.
Quando tirava forte il vento, ella perdeva i suoi petali come l’ultimo fiore rimasto, prima dell’arrivo dell’autunno.
Quando poi tossiva troppo forte, le si sbriciolavano le costole, come fossero un castello di sabbia in riva al mare, colpito da un’ondata salata e violenta.
…Ma nonostante tutto, era sempre bella, la più bella.
Non ci vedeva più tanto bene la ragazza di cristallo; si dice addirittura che vedesse solo alcuni colori e con un solo occhio, chissà quale, ma nonostante questo, i suoi occhi erano i più belli di tutti, i più blu e luminosi che si fossero mai visti, come due perle in fondo al mare, profondi e scintillanti.
Forse fu proprio il fatto di non vederci più tanto bene che le permise di vedere sempre tutto nel modo più positivo, come se avesse un punto di vista tutto suo, tutto speciale che contagiava tutti quelli che le stavano intorno…
…non chiedetemi come fosse possibile ma credetemi… se vi dico che è vero che ridevano tutti quando c’era lei!
Era bella la ragazza di cristallo.
Era fragile, ma inspiegabilmente forte…
Si dice che questa forza le arrivasse direttamente dal cuore, grande e gonfio d’amore, che tramite un filo collegato alla bocca pesava su di essa e faceva sì che da questa uscisse sempre un enorme e bianco sorriso.
Sorrideva sempre la ragazza di cristallo, sempre, soprattutto quando stava male.
E rideva sempre la ragazza di cristallo, rideva sempre; la sua risata era un modello unico al mondo, non la producevano in nessun altro posto del pianeta, ed il suono che fuoriusciva da quella bocca di pesca, ricordava un po’ la ricreazione in giardino dei bambini a scuola ed il suono del vento fra le foglie di un bosco fresco e umido.
Era bella la ragazza di cristallo, bella e speciale, con delle mani da baciare, mani magiche si dice, sempre a lavoro, sempre impiegate a realizzare qualcosa per gli altri di unico e speciale, così un po’ come a voler dire : ” Toh, qui c’è un pezzo di me, portalo sempre con te! ”
Bella, Madonna se era bella la ragazza di cristallo, non so dirvi se fosse più bella quando stava bene o quando stava male, con quella sua bellezza struggente, come un dipinto che si sta sgretolando sulla tela, come un tramonto che sta sparendo dietro l’orizzonte sul mare.
Si dice poi, che fosse proprio questa sua fragilità a renderla così bella ed intrigante, perché questo innescava nelle persone che la incontravano la consapevolezza che ella potesse apparire e scomparire da un momento all’altro, come una farfalla in volo e questo la rendeva ancora più preziosa, ancor più un istante, più fugace, come l’unica stella cometa nel cielo in una notte qualunque.
Che fosse bella già l’ho detto, ma lo ripeto ancora, che fosse fragile già era chiaro ma è importante ricordarlo, com’è importante ricordare quanto sia stupido continuarsi a lamentare, per tutto, sempre, ogni giorno, e qua invece chi potrebbe farlo decide di tacere… e sorridere, di non piangere ma ridere, di fregarsene e vivere!
FINE

Ecco… Vi presento il folletto.

Stay tuned 

Sono una persona positiva grazie al DNA. Per questo mi ritengo fortunata. Ieri ho maledetto tutto e tutti perché è stata una giornata da dimenticare. Ma come….io ho sempre visto il bicchiere strabordare… non riuscivo a vederci dentro nemmeno una goccia. Il motivo è solo quello che siamo a pochi giorni dal Natale… lo spirito natalizio mi ha portato a vedere solo il peggio. Ho maledetto Paolo Fox, lui proprio lui,  mi aveva illusa dicendo che saturno fosse uscito dai gemelli… Ma poi… chi ha mai creduto agli oroscopi? Eppure Paolo Fox l’ho sempre letto. Sono una contraddizione unica. Oggi penso. Ma perché ho visto solo il brutto?  Il bello superava il brutto, anche quando, sul finale della serata,  mi si è scheggiato un dente. Oggi mi fermo per dirvi che i vostri messaggi mi hanno tenuta compagnia e mi hanno resa bella. Ho salutato chi volevo salutare. Avrei voluto stringerlo di più, ma va bene così. La Robi è stata con me. Ho tirato su un’associazione a delinquere… ma questa è un’altra storia. Vorrei mandare un bacio a chi mi ha portata con sé. Grazie. A chi mi ha fatto ridere e anche a chi mi ha dato una grana sul lavoro. Oggi sono carica… il cortisone,  che non ho potuto rimandare oltre,  mi sta facendo elettrizzare. Va bene è  Natale. Sto sognando il momento del cappone da mesi… chissà se me lo riesco a mangiare…. Ma almeno sono nel mio posto,  nella mia città, la mia famiglia è qui. Ho costruito con cura il regalo per mio fratello e non vedo l’ora di vederlo ridere fino le lacrime quando lo aprirà….ogni anno è il regalo più gettonato da vedere… e vederlo ridere con complicità, come quando eravamo piccoli, non ha prezzo. In tutto questo, domani è il 24….Adelfone stay tuned 😂

Uh…. Dopo ribloggo il post che mi ha dedicato Adriano…. La cioccolata non l’ha pagata… Sta ancora infastidendo il cameriere… 😂

Albero

Albero fatto…. ieri….qui a Milano si usa farlo il sette,  giorno di Sant’Ambrogio. Sono andata sul soppalco,  mi sono intrufolata in mezzo a decine di scatole e valigie e sono riuscita a trovare ciò che mi serviva. Ogni anno mi dico ” il prossimo anno quando smonto devo mettere tutto in una zona più accessibile”…. invece nulla. Quando rimetto via, lancio sopra a caso dicendomi “tanto manca un anno…. poi ci penserò”. Come tutta la mia vita,  mi dico sempre così. Mia mamma mi chiamava Rossella O’hara da piccola,  rimandavo tutte le mie decisioni a data da definire. E sono ancora così. Comunque…. scatola con albero trovata,  palline e luci trovate. Ho avuto in eredità dai nonni le loro palle di Natale,  quelle antiche di latta e vetro soffiato,  quelle che rischi di romperle solo a guardarle.  È piccolo e tenero ma diventa un signor albero. Pieno di roba da diventare precario di equilibrio,  pieno di stelle di Natale dell’Aism, le avevo prese una volta in ospedale al ritiro dei farmaci. Visto che ne vado fiera, metto anche una foto. E che possa essere, finalmente, un Natale sereno, in mezzo a chi mi ama. 

Io&te

Ha gli occhi blu enormi e fumettosi. Un caschetto scuro con la frangetta. Ha le gambe lunghe. Ha un cuore grande dove tiene dentro me e tutti i miei casini interiori. Ogni giorno mi sta accanto in modo puro e naturale. Mi abbraccia quando mi vede e mi fa sentire parte di lei. Sono stata fortunata a incontrarla e portarmela nella vita. E lei a portarmi nella sua. So che mi legge ogni giorno,  così si tiene aggiornata sulla mia vita. Scrivo esattamente come se parlassi con lei. Sono senza filtri, qui. Anche il mio rapporto con lei è senza filtri. Sa tutto di me e quello che non sa lo intuisce. Ricordo un viaggio a Padova per vedere un concerto. Aspettavamo il treno del ritorno in un parchetto vicino la stazione. Avevamo trovato un luogo sicuro. Arrivò la polizia. Faceva controlli antidroga nel parchetto più pericoloso della città. Altro che luogo sicuro. La luce della polizia ci mostrò che stavamo in mezzo a un cumulo di siringhe. Eravamo già matte all’epoca e con gli anni questa cosa non si è mitigata. Siamo fuori di testa anche oggi che stiamo per compiere quarant’anni. 

L’altra vicina

L’altra mia vicina di casa sarebbe la cristiana praticante,  va in chiesa ogni domenica. Odia tutti, però, dietro la maschera di bontà.  Mi chiede se siamo noi a mettere in vendita l’appartamento. “No”, rispondo al volo e già tento di scappare. ” Se vendete mai agli stranieri,  sono sporchi e rovinano il condominio”.  Peccato che la spazzatura fuori dalla porta sia lei a lasciarla. Peccato che la raccolta differenziata non esista per lei,  peccato che le bottiglie di vetro le metta nel bidone chiuse in un sacchetto di plastica,  peccato che le multe dell’Amsa siano dovute anche al suo smistamento approssimativo. Corro giù, vorrei volatilizzarmi, lei non molla la presa sugli stranieri. Ma come?  Per lei dovremmo essere tutti figli di Dio… Perché quelli del secondo piano, gli indiani,  li tratta come fossero assassini? Perché la cinese con tre bambini viene guardata come fosse spazzatura? 

Ho fatto bene a scrivere il libro….quasi quasi taglio i rapporti anche con lei e glielo faccio tovare in casella. Inizio a pensare che quello di sotto, che mangia aglio e cipolla come fossero noccioline, sia il migliore del palazzo. 

Altro che nonno

Sentite un po’ qui. Avevo parlato di Rossano,  il mio amico di 92 anni con un passato da ballerino di tip tap. Mi doveva insegnare a ballare. Nulla,  una polmonite prima e una caduta poi,  non ci hanno permesso di fare le lezioni.Siamo sempre rimasti in contatto e, ogni tanto, ci vedevamo,  io,  lui e  la mia,  immancabile,  amica Robi. Un trio perfetto. Lui parlava del suo passato e noi lo ascoltavamo. Credevamo di avere di nuovo un nonno. Dall’ultima uscita insieme non l’ho più sentito. Pensavo di averlo fatto rimanere male per qualcosa oppure che non stesse bene di nuovo. Lo chiamo e provo a chiedere. È un po’ freddo al telefono.. mi domanda se mi siano ricresciuti i capelli… rido e rispondo che ci vorrà tempo. Mi dice che allora “ci rivedremo quando i capelli saranno ricresciuti”. Metto giù basita ma poi inveisco contro di lui per quella frase idiota. Abbiamo un giro di conoscenze in comune tra le quali una ragazza russa molto bella,  alta e coi capelli lunghi. Chiedo a lei se, per caso, sappia qualcosa di Rossano…. Ma certo è proprio carino… mi insegna tip tap due volte a settimana e pure gratis.  Rimango sbalordita. Arrabbiata. Delusa. Cerco subito la Robi per dirle dell’affronto ricevuto… Hai capito il vecchio?  Altro che nonno che abbiamo trovato,  mi sa che qui abbiamo perso,  e fortunatamente,  il Weinstein italiano,  visto che, ora, va pure di moda. 

La Robi

Oggi sono felice. Ho lavorato a stretto contatto con la mia amica Robi. Ne avevo già parlato,  la mia sorellina. Non capitava lavorassimo a stretto contatto da troppo tempo. Io sono triste di questo e lei è triste.  Appena possiamo, però, ci cerchiamo e ricostituiamo la coppia. Ma oggi è stato bello. Non so come faccia ancora a sopportarmi,  oggi, per uno scherzo idiota dei miei,  ci stava restando secca. Non racconto l’accaduto perché ho fin paura mi arrivi la polizia a casa. Meno male che non mi ha nemmeno troppo insultata. Abbiamo fatto un pranzone fuori,  in pausa,  con un buon primo e due ciotole di lambrusco. Poi,  felici,  siamo tornate dentro. I nostri aneddoti sono assurdi,  così come i nostri dialoghi.  Abbiamo tanti ricordi incredibili insieme e ridiamo ogni volta e gli altri ci guardano attoniti. Siamo uno scrigno dove vengono custoditi aneddoti al di là dell’irreale.Lei ha sofferto tantissimo per la mia diagnosi. Me lo ricordo bene quel giorno al telefono. E lo so che soffre con me.  Ma le lacrime sono compensate da risate pazzesche che fanno rimanere le altre persone basite. Siamo per tutti un’entità unica, siamo aleelarobi per tutti ma, quando si tratta di individuare chi è  chi,  ecco , lì, arriva il problema. Mi chiamano Robi e lei la chiamano Ale,  ho crisi di identità forti che, un giorno,  mi hanno portata a chiamarla Ale. Robi se mi leggi…. scusa ancora per oggi,  sai che hai un’amica idiota. 

Rigoberta 

In ogni famiglia ci sono dei modi di dire che capiscono solo i componenti. Oppure soprannomi dati o parole che provengono dal proprio dialetto. Quando da piccola mia mamma mi diceva “Ale fai la rigoberta ” significava che era il mio turno di sparecchiare la tavola. 

Un giorno,  incuriosita, le chiesi che parola fosse,  se fosse una parola milanese. Lei mi spiegò, ridendo,  che era un modo per dire “rigovernare”, ma non veniva dal dialetto,  era una parola sua. Aveva da poco letto sul giornale un articolo su Rigoberta Menchu e da lì rubò la parola. Mi raccontò chi fosse. Era una pacifista del Guatemala che combatteva per i diritti civili. All’epoca non aveva ancora preso il Nobel per la pace. Ma io mi appassionai alla sua storia e alla sua persona, il racconto di mia mamma era pieno di fervore. Ne parlo oggi perché mi sono appena comprata la sua autobiografia. Poi mi piace vedere le sue foto. 

Rossano

Ho sempre avuto un ascendente sugli anziani. Mi adorano,  non so il perché ma è proprio così. Sul tram mi parlano,  al supermercato mi avvicinano. La scusa è quella di leggere per loro le date di scadenza  o prendere qualcosa in alto perché non ci arrivano,  poi iniziano a parlare. Il mio vecchio psicologo diceva che è una cosa che si sente,  si avvicinano perché sentono che possono farlo e poi mi rubano la linfa. Questa affermazione mi aveva lasciata senza parole. Non lo so se si tratti di linfa da rubare,  ma io li attiro come una calamita. Famiglia e amici mi hanno sempre presa in giro per questa mia specialità. Fatto sta che oggi esco con il mio amico Rossano, anno 1925. Rossano è un ex campione e maestro di tip tap e un ex attore. Ha lavorato a Hollywood, conosce benissimo l’inglese, il francese e lo spagnolo. Con l’età avanzata si è trasferito a Roma. E poi a Milano. Mi racconta degli anni d’oro del teatro romano, di Cinecittà, dei suoi amori, del suo ballo. 

Un giorno mi ha detto che ha sempre dato la precedenza al suo lavoro e ora un po’ se ne pente perché si ritrova solo,  senza figli,  senza nessuno ma è stata una scelta e sapeva bene a che cosa sarebbe andato incontro. Questa affermazione mi ha colpito. C’è  una verità assoluta nelle sue parole, un’amarezza vera. Rossano è  sincero nelle sue emozioni per questo mi ha colpito e poi è pieno di aneddoti da tramandare. Inizialmente doveva insegnarmi qualche passo di tip tap ma poi si è fatto male a un ginocchio e siamo diventati amici. Ogni tanto ci vediamo. È una persona aperta e moderna nonostante l’età e ha una voglia di vivere contagiosa. Recita ancora e poi va alle mostre e a teatro,  ha sempre voglia di fare cose. 

ricordo

Il ricordo di quando vaghi con un cappuccino nel cartone in mano e cerchi di scaldarti le mani se fa freddo e cammini assaporando tutto.  Pensi a quanto, qui,  ci vuoi vivere sul serio,  a quante possibilità puoi avere, quanto potresti essere felice. Le tasche piene di monete di sterline pronte ad essere spese e che ti servono per vivere questo momento che vorresti non finisse mai. Cammini in mezzo a un mondo continuo di persone e colori e nuvole nere incombenti. Respiri aria e vento e sai che sei nel posto giusto,  ti senti a casa qui,  come nella casa dei nonni,  dove conoscevi tutto e sapevi dove stavano le cose e sapevi dove riporle. 

Progetto Pugilato Bollate 

Intervista-incontro con Mirko Chiari

Incontro Mirko in un pub a Milano. Lo accompagna il suo bimbo,  stessi occhi vispi,  stessa apertura alla vita e alle persone.

Mi sono preparata: ho visto video e letto articoli. Il pugile poeta,  soprannominato così per il suo amore verso la lettura e la poesia, inizia pugilato nel 2004, 104 incontri. Quello che mi colpisce è  la delicatezza del suo animo. Percepisco un essere vero, puro, una persona che non ha paura ad esternare forza e fragilità. Parliamo subito del suo progetto,  un progetto che, concretamente, porta avanti da un paio di anni ma sul quale ha speso molto più tempo. 

Progetto Pugilato Bollate nasce nell’ottobre del 2016 e porta Mirko nel carcere milanese in qualità di insegnante e volontario. Prima di tutto mi spiega che cosa sia la boxe. È una disciplina che dona la capacità di risolvere i problemi nel minor tempo possibile,  di conoscersi e di comprendersi. Proporre un progetto sul pugilato ha lo scopo di creare un’alternativa, di affrontare tematiche quali la violenza,  il rispetto,  il limite e le regole  e la possibilità di mettersi alla prova. Mirko grazie alla boxe si sente una persona migliore,  si sente appagato ed apprezzato. Ha acuito i suoi sensi principali,  la vista e l’udito. Ha fatto della paura un alleato che lo porta a stare sempre vigile e attento. Vuole insegnare e passare questo agli allievi. Grazie ad un allievo che lavora nell’ambito del sociale come mediatore di conflitti, finalmente il progetto ha preso forma. Oggi Mirko segue una ventina di allievi in carcere. Gli domando perché voglia insegnare pugilato proprio ai carcerati,  perché abbia voglia di dargli in mano uno strumento. Lui sorride,  molto semplicemente mi risponde che, se una persona si trova in carcere, vuol dire che il suo strumento per far del male già lo conosce di suo. E poi mi confida che la sua grande umanità sta proprio nel non giudicare nessuno. Le persone sono persone a prescindere.                    Il carcere toglie molto, occorre saperlo per fare scelte diverse nella vita. Il suo sogno sarebbe di poter trovare un finanziatore che creda nel progetto affinché possa lasciare il lavoro e dedicarsi a questo percorso formativo a tempo pieno. 

“Perché proprio in carcere?”  “In carcere mi sento a mio agio,  è  il mio posto.”

Lo saluto e gli regalo il mio libro. 

 

coppi&bartali

I ciclisti. Ora in Italia abbiamo la moda della bicicletta. Peccato che non sia il paese giusto, non siamo in Olanda dove le persone hanno senso civile e civico. Dove i diritti vengono rispettati, dove le persone vengono rispettate. Qui non abbiamo questa cultura. Non abbiamo piste ciclabili decenti e ,se anche avessimo un codice di viabilità su due ruote, non lo rispetteremmo. Non abbiamo questo tipo di cultura. È lo stesso principio del non pagare ciò che bisogna pagare. Gli sfrecciatori vanno in contromano o sui marciapiedi e non rispettano i semafori. Se gli urli dietro, magari perché uscendo dal tuo portone hai rischiato un’amputazione delle gambe, loro hanno anche il coraggio di tornare indietro e insultarti. “Come si fa ad andare in strada in questa città!Si rischia la vita”… loro rischiano la vita e i poveri pedoni no…. andate in giro coi mezzi o a piedi oppure fate in modo che la pista ciclabile della vostra città possa diventare modello olandese… i pedoni non hanno colpa.

La mia Cita

Erano mattine magiche in casa Marcotti ed io e mio fratello bambini.
Ricordo la sensazione di quando, aprendo gli occhi, venivo spinta dal correre verso la sala per scoprire se Lui fosse arrivato.

Era arrivato. Anche quell’anno, di 394 mesi fa, Babbo Natale era riuscito a passare dal balcone.

Fui rapita da un pacco color Vetril. Era alto come dai miei piedi a rombi alle mie ginocchia e, quando sei alto poco meno di un metro, un pacco del genere assume dimensioni enormi. “Qui c’è scritto per Alessand…” le mie mani già stavano  sbrindellando tutto quell’azzurro e, in pochi istanti, venivo fulminata da ciò che, tuttora,  è il mio grande amore.

Degli occhioni neri facevano capolino… Una scimmia, la mia nuova compagna di giochi.
Morbida e con degli occhi tristissimi che mi portano, ancora oggi ,ad amarla con trasporto.

Indossava un vestitino rosa a micro quadretti bianchi  col colletto  inamidato.
Mi avvinghiavo a lei nel letto da  sentirmi protetta persino dai ladri.

È sempre rimasto quello il suo posto: sopra al letto rifatto del mattino e  dentro le lenzuola di notte. Lei è il filo conduttore di questi anni di vita.

Nessuno la può toccare. Guai a chi le si avvicina.
Mio fratello, quando litigavamo, me la rapiva per poi lasciarmi un messaggio col riscatto sul cuscino.

Ho sborsato fino a 500 lire di carta per riabbracciarla.
Col tempo il vestitino si è cotto e squarciato. Ora ne indossa uno bianco disegnato di stelline colorate. L’occhio triste sinistro si è svirgolato ( come avrebbe detto il mio nonno), le zampette con all’interno un filo di ferro tentano ogni notte di ferire il mio volto.
È stata  suturata in più punti nel corso degli anni. Una suturazione è ben visibile sul collo. Uno spesso filo marrone di cotone tenta di tenerle un orecchio attaccato alla testa.
Cita non è più morbida. Il pelo è schiacciato. È una scimmia avvizzita. Ma proprio per questo la amo ogni giorno di più.
Muore un nonno e ti chiedono solo dell’età; ma la gente non ci arriva che ad una persona coi capelli grigi  ed in difficoltà ti senti ancora più legato?
Un opuscolo con protagonisti QUI QUO&QUA spiegava a noi bimbi che cosa si dovesse fare in caso di un terremoto. La maestra lo lesse in classe. “Bisogna lasciare tutto e correre fuori casa così come ci si trova”. Avevo pianificato che sarei corsa,sì, giù ma con un paio di mutande e con la mia Cita. Ancora oggi pianificherei nello stesso modo, forse con l’aggiunta della carta di identità.

Ma lei sarebbe lì con me, la mia Cita, il mio primo amore.

sparire

Quelli che spariscono ed escono dalle vite degli altri. Un secondo prima essere uniti e un secondo dopo come se nulla fosse stato.

Scappare e far finta che non si esiste più e che quella persona non esista più. Scappare e non chiedere. Per loro meglio non sapere e non esistere piuttosto che fermarsi un momento e chiedere come stai. Scappare. E portare a termine un rapporto come portare a termine un lavoro. Dimenticare. Per qualcuno è semplicissimo. Chiudere e non volerne più sapere nulla azzerando tutto, ripulendo il cuore e la mente.

vite

Vite, fatti, persone, comportamenti. Ogni giorno è un avvicendarsi di tutto questo e tutto scorre, tutto va. Le giornate passano e magari proprio oggi è il giorno della decisione della vostra vita, oggi può iniziare un percorso nuovo o magari si continua con quello vecchio ma con una sferzata di energia in più. Solo noi, e nessun altro, sappiamo che cosa c’è dentro nel profondo e solo noi sappiamo che cosa vogliamo davvero. Qualsiasi direzione decideremo di prendere sarà di sicuro la cosa giusta per noi. Andare avanti sempre. E continuare a scorrere nella nostra vita.