Scegliersi

Gli ultimi due libri che ho letto hanno un filo conduttore, nonostante li abbia scelti a caso e non abbiano nulla in comune. Parlano entrambi di un viaggio di ritorno verso la casa e il paese di origine, molti anni dopo averli abbandonati. La casa, il luogo che sentiamo tale, il proprio posto. Ne parlo spesso anche io nei miei post. Il luogo che ho sentito più mi appartenesse non c’è più, non è più disponibile. Vive oramai solamente nei miei ricordi di bambina. D’altro canto, nemmeno molte persone al suo interno esistono più… tanto vale allora non averlo più a disposizione; sarebbe solamente ancora più triste. La casa, quel luogo dove fare ritorno e sentirsi protetti da tutto e sentire le persone accanto e vicine. Sentire l’amore in ogni sua forma. Sentirsi forti e sentirsi di avere un valore. La casa, le proprie cose, il disordine e poi l’ordine, gli abiti stesi come se si abitasse in una lavanderia, il profumo del cibo che sai riconoscere come tuo. Le abitudini, la quotidianità. E quella persona che hai scelto e ti ha scelto e che scegli e ti sceglie ogni mattina.

Essere nel posto giusto

…È come quando viene lasciato aperto il cancello d’entrata. Entro e visito tutto, in solitudine. Lo vedo per terra il mio profilo: sono omaggiata dal sole. Continuo. Ho ricordi, riscopro cose che non ricordavo di avere fatto. Mi vengono in mente scene vissute, ma trasformate dal tempo, in immagini diverse. Così, mi ritrovo ad incrociare i dati del mio passato. Mi fermo: questa, un tempo, era la mia zona sicura, il mio posto. Questi ricordi che sovvengono sono puri oppure sono stati intossicati nel tempo? Vedo un uomo lontano. Mi ha insegnato cose, tenendo le braccia incrociate dietro la schiena. Un uomo che parlava direttamente a me, come fossi una persona e non una bambina.Mi vengono restituite cose che ho fatto. Rivedere la mia casa… mi riprendo tutto ciò che ho lasciato qui. I ricordi e il come sono oggi sono le uniche cose che mi rimangono di quel passato. Null’altro. Tornare qui è un gran regalo che mi sono fatta. C’è gente che non conosco ma io sono nel posto giusto.

Idrolitina

L’acqua gasata, da piccoli col nonno, la facevamo con l’idrolitina. Il nonno riempiva la bottiglia, con la chiusura in metallo, con l’acqua del rubinetto, e, a turno, mettevamo dentro la bustina e giravamo più volte la bottiglia, premendo sul tappo poiché iniziava a schizzare tutto fuori. Dal nonno le cose erano sempre le più buone del mondo, anche se, quell’acqua, aveva un retrogusto salato. A casa nostra non avrebbe avuto di sicuro lo stesso sapore. E poi era bello litigare per chi dovesse mettere dentro la bustina e agitare. A casa della zia si usava la frizzina. A casa nostra, ogni venerdì, arrivava un signore a portarci l’acqua nel vetro. Sembra passato un secolo e, forse, è passato davvero…
Decidendo di non sprecare troppa plastica, io e Davide abbiamo iniziato a bere l’acqua del rubinetto e abbiamo comprato lo stesso tipo di bottiglia. Voglio proprio andare a vedere se esista ancora l’idrolitina e riprovare a sentire di nuovo quel sapore salato di casa.