A Pavia

Arriva il giorno del giudizio. Lunedì l’ospedale di Pavia mi aspetta per il grande esame, quello terribile che ho fatto qui senza esito esatto. Quello che mi aveva portato via giorni di sonno. E quando ricevetti la busta a casa, ci misi un’ora per aprirla.

Lo rifaccio ma con un altro stato d’animo.
Sono tranquilla. Sarà quel che sarà. Sto bene, qualsiasi cosa avrà poca importanza. Qualsiasi nome avrà la mia malattia avrà un altro senso. Sto bene. Mi daranno cure più mirate. Ma la cosa importante è di stare in piedi, camminare, parlare, pensare, ricordare.
Il resto farà il suo corso. Io posso fare zero, quindi… che senso ha preoccuparsene?

Pavia non è lontana. Ne approfitterò per fare una bella gita domani, per qualcosa che promette divertimento assicurato. Per guardare negli occhi quel bel visino buffo e passarci del tempo insieme. Finalmente.

Pavia sarà un’altra città da amare oppure da odiare. Vedremo.

Inizierà un nuovo corso. E va bene così.

Capito Papà? Sono tranquilla.