Cercando di sorridere

È arrivata da un altro mondo per aiutare.
Sì, un altro mondo.

Culture intrecciate e ben amalgamate.


Ascoltava ma, più che altro, parlava e rideva tanto, portandosi la mano sulla bocca, come fanno i bambini. Aveva un lato fanciullesco che andava a genio al nonno. Eppure erano così diversi.


Vorrei che la memoria fosse tanto viva e non nostalgica… perché lei era tanto viva. Una montagna di lardo, come diceva il nonno; lui sempre abituato a dire ciò che pensava e rimasto così, nudo e senza inibizioni.
Si mise all’ascolto di quell’uomo bello e diventato fragile, col tempo.


Che gran sederone, che montagna di lardo. E lei rideva, con quella risata felice e vera, con quei denti mancanti, come i bimbi che aspettano il Topolino.

La lontananza è un dolore grande. Perdere chi amiamo è quasi folle. Ma lei ha reso più dolce quella dipartita.


La ricordo così… mentre spazzava sulla porta perché era l’usanza, quando moriva qualcuno. E spazzava, mentre due sorelle si guardavano negli occhi cercando di sorridere.

Per te.

Per te
quando la vita aveva il sapore dell’inverno, come dentro alla tua sciarpa che pungeva.
Tu eri la casa, col cappello sulle ventitré e il cappotto blu e giallo che ti stava tanto bene.


Per te
quando mi sentivo sempre seguita, come avessi un ombra sempre attenta e che andava al mio stesso passo.
Tu eri quella casa coi pavimenti scivolosi.


Per te
quando mi aprivi le noci con le mani nodose e puntellate di macchie marroni e quelle unghie rimaste martoriate dalla bocca. O quando aprivi le castagne bollenti e le tue dita sembravano di amianto.


Per te
quando casa era stare in dieci, vicini vicini sulla tovaglia bianca ricamata, con quelle gocce di vino rosso che tentavano di rovinarla per sempre. Senza riuscirci mai.


Per te
quando ridevo per quelle parole straniere italianizzate. E per ogni soprannome che davi, in quel modo tanto azzeccato.
Quando la vita era tanto bella perché io ero tanto felice di mangiare il tuo brasato e le patate col sugo di pomodoro. E sai… bastava.


Per te
quando un profumo risveglia qualsiasi cosa bella del mio passato che sembra tanto remoto.
Quando correvo a specchiarmi nella tua camera, davanti, dietro e di fianco, con quella mia foto sul comodino.


Per te
quando mi guardo ora e mi sembra di riconoscerti in ogni mio modo di fare.
Quando ciò che faccio porta a qualcosa di buono. Quando aiuto qualcuno e lo faccio anche bene.


Per te
quando darei chissà che cosa per tornare ad allora anche solo per dieci minuti.
Quando ormai i ricordi mi fanno sorridere e non mi provocano più dolore.


Per te
quando capisco che non smetti di mancarmi mai.

Che cosa ti sei portato via?

Che cosa ti sei portato via?

Un pezzo di me.

Il tuo modo unico di cucinare il risotto giallo con la salsiccia.

Quel tuo modo di pronunciare, rigorosamente in italiano, le parole straniere.

Il tuo sapere enorme, da persona così tanto innamorata della storia. E della vita.

Quelle grandi mani , puntellate di macchie marroni, capaci e pronte a tirare su tutti.

Pieno di cura….

Buon compleanno a te.

Nonno.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. Era la foto che aveva il mio nonno sul comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che tengo molto alla tua opinione.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. É la foto che aveva il mio nonno sul suo comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che vorrei avessi una buona opinione di me.