Lei. 1000 volte grazie a Lei.

Da tanto tempo non parlo di Lei. Lei, la mia capricciosa e insistente compagna. La mia amica migliore, quella che mai mi abbandonerà.
Mi guardo allo specchio. Eccola. Dicono sia invisibile ma io la vedo eccome.
Lei è sulla mia pelle. Lei è in quelle macchie che punteggiano la mia epidermide. Lei è in quei rotoli lasciati da litri di cortisone nelle vene. Ma sapete… mi guardo e mi vedo bella.
Lei è lì. La vedo nel mio sguardo fiero.
Lei è nei miei occhi e nella fatica nel percepire i colori.
Ho trovato qualcuno in grado di descrivermeli. E mi sembra di averli davanti.
Lei è nella fatica che sento. Lei è nei diecimila passi che faccio ogni giorno per non dargliela vinta e sapete? Mi piace ancora tanto vincere.
Io la vedo eccome.
Lei è nelle parole che sfuggono e nella difficoltà a scandirle, a volte.
Lei è in me come fosse un bambino che sta crescendo nella mia pancia.
Cresce. Diventa grande e ha bisogno di attenzioni.
Lei è nella mia gioia, in quella frenesia di vivere ogni aspetto della vita con una carica esplosiva.
Lei è la spinta, il calcio nelle terga che ricevo ogni mattina per scendere dal letto felice.
È la sfida che affronto ogni giorno, posso vincere o meno, ma è una motivazione in più per fare bene e del mio meglio.
Lei è nel mio sorriso. Nella mia gioia. Nella mia positività. Nella mia forza preziosa.
Lei. Che poi sarei io con qualcosa in più.

Espressione facciale

Giornata che peso un quintale. E faccio fatica a fare qualsiasi cosa; sono come un viaggiatore che ogni tanto si deve fermare perché scopre un panorama mozzafiato. Quindi mi fermo. Faccio finta di respirare aria pulita, ma è solamente una scusa per stopparmi un po’. È quasi come quando me ne stavo sul balcone, sopra alla stazione dei treni, a guardare chi andava e chi veniva. E valigie, tante. Portate o strisciate. Striscio un pochino. Anche io. Dolori che annientano. Ma, appena si placano, si prova quel senso di vittoria che conoscono in pochi. Chiedere la possibilità di estraniarsi da tutto. Sì… ma a chi? Vedo me…. chiedo a me. L’importante è provarci e contare su sé stessi. E far finta di camminare immersi nel profumo di rosmarino. E ripercorro con la mente qualcosa che mi ha preso il cuore e mi farà tornare la voglia di essere di nuovo Ale che saltella da una parte all’altra. Di tanto in tanto questa malattia ti taglia in due e allora hai voglia di farti qualche risata mostrando qualsiasi tipo di espressione facciale.

Quel giorno lì

Oggi è proprio quel giorno lì. Quel giorno dove vieni assalita da una stanchezza indicibile, quello che ti porta le gambe ad essere come di ritorno da una scalata in montagna, anche se abiti in pianura. Alzi le braccia e…. caspita quanto fanno male i muscoli, come se portassi delle taniche piene di benzina e vorresti quasi darti fuoco. Ecco… è arrivato. Ti siedi e ti senti così spossato, stanco e dolorante che nemmeno la sedia ti può aiutare. Fai finta di nulla. Ti alzi e incominci a cucinare… qualcosa di buono, assolutamente. Perché? Perché ne vale sempre la pena.