Stop. Click.

Me ne devo solamente stare seduta qui. E, appena potrò stare in piedi, me ne andrò.


Dove?

In giro. A fare dispetti ai passanti. A buttare cose a caso nei carrelli nei supermercati. E fare impazzire le persone alla cassa.


Qual è il piano?

Fermiamo il tempo. Raggiungo chi devo e poi lo facciamo ripartire. Così non si perdono minuti preziosi, proprio quelli che non torneranno.
Muoviamoci. Sei pronto? Iniziamo.


Stop.


Voglio sfruttare al massimo questo momento di pausa. I sogni diventano possibili. La mente non interferisce con il cuore. Qui mi diverto perché è come mi pongo e reagisco alle cose che conta più delle cose stesse. Aspetto ancora un momento per godermi tutto questo.


Click.

Via. Si riparte. Il tempo è ripartito.
È davvero poco chiaro ciò che è successo? No, ma è molto strano.

Per la prima volta

Scorreva. Come quando aprì il rubinetto perché hai adoperato del gesso. Fare scorrere tanta acqua o poi deve arrivare l’idraulico.
L’idraulico… ha sembianze di uno zio, con degli occhi enormi e verdi. Ha una risata sguaiata. Ha un gilet chiaro.
E ride spesso come chi ha capito tutto dalla vita, come chi ha capito di rubare agli altri qualsiasi cosa.
E il gesso ha sembianze di un dentista molto antico. Pacato. Con una sala luminosa dove i raggi battono sul pianale bianco. E mi arrivano dritti negli occhi… poi diceva non muoverti... eh già… hai visto che cosa mi arriva in faccia?

Il gesso ha anche sapore di un momento molto dolce. Presa per mano da un tipo malinconico, con gli occhi scuri enormi e tristi. Sapevo che era lì a proteggermi. E non avevo paura. Sentivo tanto freddo che non voleva andare via mentre le voci erano ovattate e lontane.

Oggi tempo ibrido. Ma vedo qualcosa che sbuca dietro una nuvoletta scura. Probabile voglia uscire quella palla gialla. Mentre cammino, cerco qualcosa. Una foto da ricordare forse. Qualcuno da incontrare per la prima volta. Cerco me.

Fra poco sta per diventare domani

Ci sono immagini che, come vere fotografie, balzano nella mente durante  la giornata.


Oggi ho rivisto la mia nonna seduta su un autobus, con la borsa sulle ginocchia e le mani sopra di essa a gancio, come se stesse tenendo chiusa una busta.
Non capita più spesso di vedere le donne tenere la propria borsa in quel modo.


Questa è stata la mia polaroid della giornata.

Un’immagine esatta impressa nella mente.

Un particolare  preciso  rende le persone  speciali.


Ricordare modi di fare o di dire funziona alla perfezione per rivivere le persone. Saper ricordare, perché abbiamo assorbito parecchio, è come superare un esame finale. E passarlo alla grande.


La cosa bella è quando le polaroid le ricevi inaspettatamente. E dai loro retta e tutta l’attenzione che meritano. E che meriti. Un regalo prezioso da prendere e gustare. Un sorriso sul volto è il risultato e, persino, un senso di benessere.


E fra poco sta per diventare domani.

Sorriso classico

Delicata, come una mamma che taglia la torta.

Dolce, come una nonna che ti porge il cucchiaio della nutella da leccare.

Piena, come quando impari qualcosa di nuovo.

Eccitata, come quando aspetti il giorno del compleanno.

Leggere lettere scritte da altri, appartenenti a un passato lontano. Eppure… si provano le stesse cose anche oggi come allora. Risento me in quelle parole. Cercare il modo per esprimersi e far sapere agli altri quanto c’è, dentro.
A che cosa porterà?
Forse a nulla, ma ci siamo tirati fuori da un guscio.

“… e poche ore mi basteranno per restaurare il mio sorriso classico… “

Intensità

Ti perdi completamente fin quando arriva il momento perfetto per rimettere le cose a posto.


Grandi progetti e tanti sogni.


Un istinto che non inganna così facilmente.


Avvicinarsi a qualcuno per arrivare ad avere tutto ciò che manca, tutto il resto.


Giri e giri.


Alcune cose non si cancellano.
Poi realizzi che la tua vita può cambiare in un istante. E allora… lasci andare. E ti senti più leggero.


Dolore nelle lacrime che si trasforma in qualcosa di lontano.

Ora sembra che tutto sia a posto.


Scrivi e scrivi.


Ricordi che non vuoi lasciare indietro.
Butti giù qualcosa in poche righe.

Qualcuno da ritrovare tra vedute realistiche e particolari attenti. E nell’intensità del suo sguardo.

Basta un clic

Basta un clic

Per fare una foto

Un clic per spegnere una luce

Un clic e si spegne una vita

Un clic e si può ripartire

E mentre cade la neve

E mentre porta silenzio e pace

Penso

Clic… Una foto

Sì mi faccio una foto

E ricordo un momento felice

Quando giocavo e il cappello mi cadeva sugli occhi

Lo tiravo su

Clic… Ricadeva in un secondo.

Ti penso sai?

Mentre soffri e io non posso fare nulla

Vorrei con un clic riportare tutto a tre giorni fa

Ma non posso farlo.