La recita natalizia

Insieme su un palco. Teneri. Spesso buffi. I bambini di una recita di Natale sono così. Si tengono per mano. Qualcuno scappa dietro, qualcuno fa finta di cantare. Quelli che si dimenticano le parti, quelli con dietro le maestre a suggerire. Quelli che dicono una battuta e scappano via subito. La platea, giovani mamme e giovani papà e poi i nonni, gli zii e i fratellini al seguito. Una bimba che cade mentre corre tra le poltrone. Cellulari che non perdono momenti. Una ressa di parenti che vuole entrare come si fosse a un concerto dei Kiss, mancano solo le transenne sfondate, ma poco ci manca. Esserci. Questo importa. Esserci per partecipare alla crescita e a una evoluzione. Ricordare momenti passati poiché, quelle recite, le abbiamo fatte tutti. E l’emozione allora vale doppio. Ti rendi conto conto della velocità con la quale cresca un bambino. Sei lì quando nasce. Sei lì quando fa i discorsi e impara a scrivere. Poi ti ritrovi a una recita e fai quello che facevano i tuoi, ti prendi cura di un esserino e vorresti solo vederlo felice.

Esseri magici

I bambini hanno un potere immenso. Riuniscono le famiglie e fanno uscire dal torpore. Non lo sanno nemmeno, non sono consapevoli del favore che fanno al mondo intero. Hanno davvero un potere magico. I bambini ti fanno apprezzare la vita, possono smuovere sentimenti nascosti da decenni. Sono creature magiche. Inconsapevolmente.
Vai a un battesimo, ti metti un vestitino e dei tacchi, un filo di trucco e ti senti bellissima. Come da tanto non ti vedevi. Potrebbe sembrare una cosa superficiale, ma vedersi bellissimi è una sensazione meravigliosa. Ecco, ape ne aveva bisogno. Aveva bisogno di sentirsi scossa ed emozionata a tenere un fagottino in braccio, aveva bisogno di sentirsi ancora meravigliosamente bene con se stessa. Ape stasera si sente felice. Tutto merito di un esserino che ancora non parla. Un esserino che ha più potere di una persona fatta e finita.