E le parole

Scoprire ogni giorno che c’è un limite da superare. Sì, ogni giorno.

Ogni mattina, qualsiasi cosa accada, mi faccio carina. Mi vesto bene perché voglio prendermi cura di me. Lo devo a me stessa.


Poi, mi bevo un caffè.

Ho iniziato a capire che non è mai troppo tardi, anzi: non è mai tardi.

Il vuoto di fronte a me non lo guardo.
Mi concentro su ciò che mi attrae.
E mi attacco alla vita ancora di più.


Scrivo. Leggo. Amo le parole quasi a consumarle. Do loro importanza. A volte mi sfuggono un po’. Qualcuna di esse cerco di farla vivere al mio meglio.

Mi hanno insegnato di mettere in comune ciò che si ha. Avere la fortuna di avere dei fratelli te lo fa apprendere subito, quasi appena nasci.


Io ho la mia vita. Ho entusiasmo e voglia di andare avanti sempre come sopra un carro armato. Questo ho da offrire. E le parole.

Lotteria Italia

Spesso mi sento riempita a fondo di puro entusiasmo. Sento quasi il cuore gonfiarsi dentro e pronto a scoppiare da un momento all’altro.


Ricevere un regalo
L’ho visto stamattina e l’ho preso per te , Mentre bevi un caffè davanti a una tua amica.

Ricevere un pacco inaspettato ed essere così felici che quasi vorresti abbracciare il postino per avertelo portato.

Altro che Lotteria Italia con  quel tipo che vedeva tutto nonostante non avesse gli occhi e strillava per venderti i biglietti vincenti sotto la galleria.

Ricevere qualcosa fa sentire custoditi con cura in un posto speciale.

Ricevere una parola, un gesto, un regalo.

Ricevere una notizia meravigliosa
Non è necessario fare la risonanza a breve.
E vorresti saltare al di là della scrivania e baciare la tua neurologa. Sei anche disposta a sopportare altre venti martellate sulle ginocchia e sui gomiti.

Quante cose possono farci riempire dentro e renderci così gioiosi da paralizzarci tutti i  32 denti sul volto.
Visibili anche con la ffp2.

Ho avuto una settimana piena di cose e la promessa di una polaroid in B/N percepita in modo perfetto anche dai miei occhi sinistrati.


Altro che Lotteria Italia e quel tipo che ha minacciato i sogni della mia generazione.

Beh… Grazie di cuore.

Non dimenticheremo

…. ma

dopo tutto questo

saremo capaci di mantenere lo sguardo sull’umanità,

saremo capaci ancora di piangere , dentro di noi,

per tutte quelle sirene che, per mesi, ci hanno sfondato le orecchie?


Saremo capaci di entrare dentro quel dolore che abbiamo sentito dappertutto?


Saremo capaci di apprezzare le cose importanti riuscendo ancora a vederle e a tenerle bene a mente?


Non esiste l’età giusta per morire. No.


Perché i legami sono legami.
Un legame spezzato è un rapporto che non avremo più e sarà un  dolore enorme che porteremo dentro.


Saremo capaci di fare tesoro di tutte queste lacrime?


I nostri cuori sono stati toccati. Non sfiorati, toccati pesantemente.


Dimenticheremo? Mentre abbracci e risate porteranno la normalità…

No. Non dimenticheremo.

Anche tu

E ora che anche la tua vita è nel caos più totale quanto la mia… sai quanto ci divertiremo?

Sarà divertente?

Dici?

Ammalate insieme. Due malattie simili ma con nomi diversi. Stesso corso di inglese. Io dispiaciuta per lei… poi è toccato a lei dispiacersi per me.

Io mi dicevo… cavolo se succedesse a me impazzirei…

E poi? No. Non sono impazzita. Cioè… un po’ sì ma non per la sclerosi.

Lei ballava. Ha dovuto smettere.
E io? Che cosa ho dovuto smettere?
Nulla di così eclatante, credo. O forse ho sostituito qualcosa con qualcosa d’altro.

E sì… aveva ragione: non ho smesso di volermi divertire. Se davvero il tempo è prezioso… perché economizzare sulla parte bella che possediamo? Altro che impazzire: sarebbe stata una perdita di tempo.


Le ho tenuto la mano e abbiamo fatto un passo grande, pur non essendo amiche migliori. Ma, ho capito, che si può avere una cosa importante da condividere anche con qualcuno non appartenente alla sfera più intima. E ricordarlo per sempre.


Ci siamo dette cose pur non sapendo molto l’una dell’altra…


Ho paura mi ha detto… ma come è possibile? Non è che mi avevi presa in giro????


Vorrei che tu fossi felice. Sì, anche tu.

Captare

Come leggere un libro davanti al mare.
La fine non si vede, nemmeno con impegno e nemmeno strizzando gli occhi miopi.


Conoscersi attraverso quello che si legge.
Può essere il libro preferito oppure qualsiasi altra cosa. Ma a volte si impara di noi, qualcosa in più.


Starsene seduti lì.
Le cose e le persone vanno e vengono. Sì. Qualcuno se ne va: o si allontana appositamente oppure muore.


Capire, fino in fondo, che le cose e le persone vanno godute appieno finché ci sono. Forse questo è il segreto.Guardare con un occhio aggiuntivo e tralasciare ciò che non ci rende gioiosi, se lo si può fare.
Tralasciare qualcosa… perché no?
Ma non ciò che ci potrebbe fare stare bene.


Cucinare e sperimentare, nonostante mai nulla venga fuori come le foto lucide sui libri e le dispense.
Ma godere di quel piatto, venuto tanto buono per il nostro palato. Aspettare di tornare a casa per pesare gli ingredienti. La voglia di fare e di creare e vedere qualcosa di finito. Essere talmente tanto sensibili da captare anche le più piccole vibrazioni.

Grazie dottor Oz

Lo avete mai visto quest’uomo?

Lo guardavo sempre. Più che altro scrutavo quella faccia da tipico americano rifatto…

La sua trasmissione sembrava far parte di una telenovela degli anni ottanta, quelle sudamericane dove c’era il belloccio di turno…

Ebbene… Quest’uomo mi ha salvato la vita!

Ale in macchina con suo fratello.


Vuoi una caramella? Sì, sì grazie.
Ha un gusto atroce… sembra di avere ingerito un anti zanzare…
Sì, è al gusto di citronella.


Ale sta per rispondere… un istante e si sta per soffocare: la caramella si incastra nella parte sbagliata.


Cosa hai? Cosa succede?


Un attimo, un istante…. Ale si fa la mossa, quella da farsi da soli che ha imparato dal dottor Oz.
Funziona. È stata brava.


Porca miseria…. anche oggi ha visto la morte in faccia. Il suo angioletto sarà esausto… troppo lavoro ultimamente…


Passato tutto ma è come se avesse ingerito una candela intera per tenere lontane le zanzare… tipico sapore dell’estate…


Grazie dottor Oz.

Mostrami qualcosa, ma fammelo percepire coi tuoi occhi

Il tempo passa.

Oggi mi sembra tanto veloce. Ieri sembrava quasi non volesse mai passare.

La voglia e la smania di crescere, di fare cose nuove. Eppure mi sentivo in costante evoluzione, nonostante  quei diciotto non volessero arrivare mai.

Dicevano Ma che fretta hai? Poi passa talmente tanto in fretta che vorrai fermarlo, il tempo. Una risata quasi sprezzante, la mia, come risposta.
Inutile stare qui a dar loro ragione.

Il tempo… Mi viene quasi da paragonarlo a quei silenzi che fanno tanto rumore. Come se la vita fosse un controsenso unico, eppure non potrebbe essere più coerente di così.


Non avere troppa fretta, Ale.


Prova, sali sopra alle esperienze e goditi ogni istante, bello o meno bello che sia.


Eppure ho fretta. Sempre avuta. Dal modo di camminare al modo di approcciarmi o, più semplicemente, nell’apparecchiare una tavola.

Fretta per arrivare a capire se sia possibile davvero guardare ciò che mi circonda con un occhio diverso.
Fretta di leggere un libro partendo dalla fine per sapere come va a finire e, solo poi, concentrarsi sugli sviluppi.
Leggere il giornale rigorosamente dall’ultima pagina. Ma perché? L’ho imparato da qualcuno?
No. È proprio come sono fatta io.


Come nascere e avere già il proprio gusto in fatto di cibi. Come farsi piacere una cosa piuttosto che un’altra.
Ecco.


Mostrami qualcosa, ma fammelo percepire coi tuoi occhi.

Grazie. A voi.

Io vi ringrazio, tutti.

Per essere stati carini e per avermi tenuto compagnia.

Un anno strano. Ho perso tanto e ho avuto altrettanto.

Ho conosciuto persone speciali, una in particolare mi ha presa per mano e accompagnata in momenti duri.

Siete stati preziosi e io vi dico grazie.

Mi avete fatta sorridere, ridere e commuovere. Ho aperto la parte più nascosta di me, non tenendomi nulla.

Ho conosciuto meglio qualcuno e ne sono stata felice.

Un saluto ad ognuno e un abbraccio forte.

Grazie davvero.

Merito di essere genitore di qualcuno

Nessuno ha il diritto di scegliere per me.
Nessuno. E persino nulla.

Lo penso da quando ero bambina e la mia famiglia ne sa qualcosa.
Testona. Crapone. Testa dura. E chi più ne ha più ne metta.
La mia mamma mi vestiva con dei pezzi bellissimi, da bambina. Io, già all’asilo, mi strappavo via tutto.
È rimasto un vestitino mai indossato, nonostante abbia quasi la mia età; è pieno di buchi, dovuti ai miei strappi vigorosi.
Ora lo guardo e lo trovo tanto bello.


Un maschiaccio. Picchiavo e mi difendevo. E difendevo chi amavo.
Sono ancora così. Anche se non picchio. Ma sapete…. mi piacerebbe tanto essere ancora in età per farlo!

Nessuno decide per me. So sempre la cosa giusta da fare. Anche se poi non si rivela in quel modo. Ma se penso sia giusto… vado.

Se qualcosa si mette in mezzo… Che fare? Sbraito ma accetto.
Come è successo per la mia malattia.


No, a dire il vero è l’unica cosa per la quale non ho mai creduto fosse una cosa ingiusta: nemmeno pensavo ad una possibilità del genere per la mia vita.
Ma l’ho presa e messa in tasca.


Ma c’è una cosa per la quale mi sono sempre girate le balle… una cosa che non ho scelto e non ho voluto.
Accetto anche questa. L’ho ben digerita sapete… ma la trovo comunque un’ingiustizia bella e buona.


Questo pensiero è scaturito dopo aver letto un articolo bellissimo, un’intervista ad una attrice che nemmeno conosco.
Questa è la frase che ho amato.

Sì. Lo avrei meritato anche io. E quel qualcuno avrebbe meritato me.

Sempre gozzovigliare

Ogni gozzovigliata alla quale non partecipi, la lasci indietro. La perdi. La lasci qui, non usufruita.


Ogni occasione è buona per festeggiare. Insieme a qualcuno o no. Anche da soli si può festeggiare. Che cosa? Sé stessi. Ogni piccolo passo va celebrato. O si perde per sempre.


Ale è entrata fieramente nel tubone.
No. Cioè sì, ci è entrata ma non fieramente. E non eroicamente. Ma l’ha fatta. Meno di due ore, immobile. Senza fiatare. Forse è addirittura rimasta in apnea, per paura si potesse protrarre il supplizio.


Ale ha iniziato a contare. Arrivata al centomila si è fermata… e ora? Che numero c’è ora? Ha pensato alle lire. Che cosa veniva dopo la banconota da centomila lire?
Là dentro non le è sovvenuto. Ha ripreso a contare da zero, fino allo sfinimento. E ne è uscita, sfinita. Come dopo un allenamento di basket. Come dopo una corsa da dieci chilometri. Come cinque fermate di metro. Anche meno. Ma ce l’ha fatta.

Basta poco affinché diventi un soggetto docile. Basta una risonanza.

Prima e dopo, a questa Ape potete chiedere di tutto. È scoperta, è senza protezioni. Diventa tanto buona.


Stasera Ape si celebra, prima dell’arrivo degli esiti.
Ha cucinato le polpette più buone del mondo poiché c’era quella bottiglia meravigliosa e speciale che la aspettava da tanto.
Oggi era giorno. Oggi la gozzovigliata è un diritto.
Buon tutto Ape.


E grazie a tutti voi.

La fretta

Ma perché trattenersi?
Perché stare col freno tirato?


Sarà che sono una esagerata in tutto e super spendacciona…  sarà che mi piacciono il frastuono e gli eccessi…
Non parlo… urlo.
Non vedo… invento.
Non percepisco i colori… li immagino.
Non penso… sono un vortice.


Ho sempre fretta.


Non cammino… corro.
Non mi fermo mai e non penso… esagero e faccio errori madornali.
Per qualcuno sono fastidiosa, è vero.
Ma amo gli esagerati, i clacson, il rumore, chi fa sentire che c’è. Il caos.


Ho sempre fretta, voglio fare tutto quello che posso ora che sto ancora ancora bene.
Voglio correre fin quando le gambe funzionano e guardare bene, per poi tenere da parte per un domani.


Sì! Ho fretta.

Odio aspettare; in cassa cambio la fila di continuo ed è per questo che ci metto sempre più degli altri, quelli che aspettano pazienti. Non aspetto mai il tram nemmeno per due minuti…. vado direttamente a piedi mentre nel tragitto me ne scorrono almeno quattro a fianco.

Ho troppa fretta.

Avanti tutta

Mi piacciono le persone che ce la mettono tutta. In qualsiasi cosa.

Mi piacciono quelli che hanno voglia di fare e di imparare. E quelli che si buttano in progetti totalmente nuovi. Anche dall’esito incerto. Ma che rendono qualsiasi cosa la migliore. E che riescono a rendere certo anche quel risultato.

Il risultato che si raggiunge è un onore e un privilegio per sé stessi e per gli altri. Per quelli che fanno da sfondo, gli spettatori.

Non conoscevo quel posto. Ma è tanto carino. Sì. Un luogo accogliente perché qualcuno ha fatto in modo fosse proprio così.

Io cerco di mettercela tutta. A volte con scarsi esiti ma ci provo. Sempre.

Faccio cose. E mi riempio. Quando sono colma… Sto bene. Due parole apparentemente semplici ma tanto belle da pronunciare.

Stare bene. Dicono tutto. E mi basta.