SM è…

Sclerosi multipla è…
un caos. Dentro e fuori.
Tremori dentro, scosse e intorpidimenti.
Sclerosi multipla è
un caos infinito
più dentro che fuori
perché le persone ti vedono e stai sempre bene. Ti dicono ma sì le occhiaie le abbiamo tutti, i capelli li perdiamo tutti, le parole giuste scappano. Si. Vero. A me non scappano. Io dico una parola per l’altra. Io lo capisco che non sono più io. Sono rallentata. Sono affaticata. Faccio fatica. Non si vede, è un lavoro sembrare normale, faccio fatica anche ad alzare una penna. La tiro su come se pesasse trenta chili. Non se ne accorge mai nessuno della mia fatica. Sto sempre bene per tutti. Credo che sia meglio così. Arrivo a casa sfinita peggio di quando vado a correre. Sarà sempre così d’ora in poi o migliorerà? o peggiorerà?
Sclerosi multipla è… non sapere. Fare i conti col fatto che convivi con un corpo del quale non hai tu il controllo. Devi accettarlo e sperare che questo corpo impazzito non faccia troppi danni senza pilota. Non è semplice accettare che non hai più la ragione su una cosa che ti appartiene. Il corpo è mio. Dovrei e vorrei essere io il padrone. Ma lei colpirà quando deciderà lei e dove dirà lei. Come essere un dipendente della tua stessa azienda.
Sclerosi multipla è l’infame che attacca il tuo stesso corpo. E poi se la ride allegramente. Beffarda. Silente. Invadente.

Eccomi, quando entro in risonanza…. 😂

Ape grande, grande Ape

Ape è diventata grande. Non donna, non mi sento una donna, chissà a che età si inizi a sentirsi donna. Quando mi danno della signora rimango basita…. come si fa a dare della signora a me? Ma vi sembra? Rimango ancora più basita quando mi danno del lei… Ma come si può darmi del lei? Con una faccia così da frescona? Però, in tutto questo, Ape è cresciuta. Sono in continuo cambiamento. Sono un vulcano che, ogni tanto, perde la lava e gli zampilli. Sono diventata una persona migliore. Sono migliorata come compagna, come figlia, come sorella non tanto perché sono sempre stata qui per mio fratello, ci sono sempre stata e sempre ci sarò. Sono migliorata come amica, sono una buona amica per molti e anche per me. Mi guardo furtivamente allo specchio e mi piaccio. Ogni tanto mi piace tirare delle somme, mi piace incensarmi perché Ape è, pur sempre, una ragazza vanitosa. Ecco qui Ape e i suoi quarant’anni. Ho avuto una festa meravigliosa, con tante persone che erano lì per me perché mi volevano bene. Ape è fondamentalmente una persona buona. Aspettavo una persona alla festa che non si è presentata e non mi ha neppure avvisata. Il giorno dopo ho mandato un messaggio. Mi è stata buttata lì una balla. Non va bene. Ape non si merita balle. Ape vorrebbe la verità, avrebbe accettato tutto. Anche solo essere avvisata. Un’altra persona non è venuta….ma mi ha detto Mi son dimenticato! E ho riso e tanto. Dite la verità ad Ape, in fondo se la merita. Sono stati quarant’anni meravigliosi. Ho fatto tante cose e visto posti e conosciuto persone. Ho avuto un nonno che, se sono ancora qui a pensarlo ogni giorno, vuol dire che è stato fantastico. Un passo dopo l’altro. Un giorno dopo l’altro. Ape è cresciuta e ha ancora un sacco di vita da vivere perché ad Ape piace godere delle cose. Ci sono persone speciali alle quali devo tutto questo. Prima di tutto ci sono io, poi la mia famiglia, il mio compagno e tutte le persone che mi pensano in un bel modo e che quando stanno con me si sentono felici e positive. Il motore che ha scatenato questa mia seconda bellissima vita è la mia malattia, dico mia perché, in fondo, le sono anche debitrice: mi ha dato uno scossone, un qualcosa che immagino come un gran calcio nel sedere per farmi rimettere in gioco e non dare nulla per scontato. Non do più nulla per scontato. Se amo lo dico, se odio lo dico, se mi deludono lo dico, se mi rendono felice lo dico. E dico tanti grazie soprattutto a chi ha voglia di ridere e divertirsi con me.

Ringrazio Laura per il servizio fotografico.

Amore freak

Il coraggio di amare, la follia di essere Freak

Dopo il sorprendente “Storie di un cinico radioattivo” Alessandra Marcotti torna con il suo nuovo libro, Amore Freak, dove intraprende la tortuosa strada che la porta a descrivere storie d’amore. Per questo Alessandra si affida ai piccoli Freak, che ci guidano nelle loro storie.

Questo libro porta naturalmente a chiedersi: chi sono i freak? Che cos’è l’amore?

I freak siamo noi, noi visti da fuori e non come vogliamo descriverci. L’autrice ci spoglia di ogni corazza, cadono le barriere che celano la nostra paura di amare e volere bene. Così restano solo i nostri sentimenti, i nostri pensieri, la nostra voglia di stare da soli ma circondati da persone che ci amano.

Che cos’è l’amore? Forse è quella cosa che non ci fa vedere due dita in più sulla mano della nostra amata, quella sensazione che ti fa scappare dal circo anche se vorresti solo rimanere,
quello che alla fine ti fa dire “sei la cosa più bella che mi sia capitata”.

Una narrazione semplice e diretta, una sintassi quasi nominale che alleggerisce la scrittura e rende piacevole la lettura. Si è tentati di leggerlo tutto d’un fiato, ma ogni storia merita la propria attenzione.
L’autrice ci racconta queste storie attraverso le piccole manie dei personaggi, dolci fobie narrate con sarcasmo e distacco ironico; uno sguardo che sembra freddo ma che pian piano ci coinvolge in ogni storia a livello empatico e umano. Perché ognuno di noi si sente superiore ai Freak, per poi scoprire che sono come noi. Anzi sono meglio di noi.
Perché hanno il coraggio di amare.

L. Rucco, giornalista

Amore Freak

Il mio libro nasce così. Ascolto le storie di tutti, a volte attivamente e, spesso, passivamente. Le storie d’amore mi piacciono. Chiedo. Ascolto. Metto da parte, elaboro e scrivo. Invento. Faccio lo stesso con le mie. Ho avuto amori struggenti piuttosto improbabili, se mi metto a pensare a quanto abbia sofferto per persone assurde… bè ora come ora mi viene da ridere e mi faccio tenerezza da sola. Ricordo un personaggio che mi corteggió così tanto da farmi capitolare e, appena capitolata, mi fece chiamare dalla sua fidanzata ufficiale. Io nemmeno ne sapevo l’esistenza e nemmeno potevo immaginare che un essere umano potesse arrivare a tanto pur di alzarsi l’ego. La fidanzata mi insultó e offese gratuitamente. Le risposi che decisi che poteva tenerselo perché non era bello quanto me. Uno veniva a prendermi con la macchina coperta da bandiere con la faccia di Bob Marley…. mio fratello usciva sul balcone e mi urlava ” È arrivato BobbbbMarlon scendi” ridendo come un matto. Certo che me li son sempre scelti col lanternino… ma va bè… esperienze di vita.
Spero che il cartaceo del libro esca al più presto, per ora solo ebook. E spero vi piaccia e vi faccia anche sorridere… Grazie e sempre per il sostegno.

https://sell.streetlib.com/book/amore-freak-

Il capo tribù

Ho passato tre anni in un piccolo gruppo di problematici come me, capeggiati da un capo tribù che era il mio primo psicologo. Il primo incontro fu amore a prima vista. Era lui quello giusto. Uscì dalla porta e chiese chi fossi. Mezza età, capelli lunghi selvaggi e vestiti di pelle nera. Mi dissi È lui. Non poteva essere altrimenti. Uno così non poteva che essere giusto per me. Iniziarono gli incontri settimanali e poi mi mise in questo gruppo. Una volta alla settimana ci mettevamo in cerchio a parlare. Lui mi sorrideva e capiva quando c’era qualcosa che non andava. A volte aspettava mi facessi avanti io, a volte doveva spronarmi. Aveva riguardo per me. Le aveva provate tutte per farmi tirare fuori le cose. Usava dolcezza dapprima ma poi si arrabbiava e mi spronava a male parole. Facevo fatica ad aprirmi. Ero in un vortice di caos interiore tremendo. Mi mancava il mio nonno e non capivo più nulla della vita e del mio essere. Avevo messo in off la mia vita e la mia persona. Tre anni in mezzo ad altre persone incasinate ma in modo differente dal mio. Feci un bel passo nella mia interiorità fin quando le storie degli altri iniziarono a soffocarmi. La scoperta della malattia arrivò in quei tre anni. Il capo tribù mi stette vicino e c’era. Lasciai il gruppo con un po’ di magone ma ormai avevo in mano degli strumenti per farcela da sola. Ricaddi. Ricaddi in un vortice strano ma questa volta per colpa di un farmaco. Lasciai la cura, altrimenti mi sarei suicidata, e trovai una donna speciale che mi sta accanto ancora. Ha tirato fuori la mia persona e mi fa riflettere. Le ricadute fanno paura ma purtroppo bisogna metterle in conto. Ma oggi so chi sono e che cosa voglio essere nella vita. E ho preso ancora la metropolitana… Come diceva il capo tribù… Un giorno potrebbe succedere ancora.

5 cose che non sai di me Tag

Ringrazio https://attieffimeri.wordpress.com/author/saravasi/
per avermi nominata. Mi piace leggere il suo blog. Mi fa ridere e pensare.
Ecco le mie cinque cose.
1)faccio cose a caso senza rendermene conto. Da piccola soffiavo in faccia alle persone per strada. Non so il motivo ma so che una volta un ragazzo si è fermato e mi voleva menare. Sono scappata e ho lasciato mio fratello da solo a vedersela col bullo.
2)sono molto dispettosa. Se mi fanno un torto me la lego al dito e, al momento giusto, quando nessuno se lo aspetta, colpisco fisicamente il nemico senza farmi vedere, uno spintone o un calcio ben assestato.
3)ho le mani bucate e non capisco nulla di economia. Vado a fare delle spese inutili al supermercato e poi mi manca sempre la cosa essenziale. Non imparerò mai.
4)non capisco praticamente nulla di tecnologia, per questo non partecipo a queste cose, perché non sono capace. Ma questo mi sembrava più semplice rispetto agli altri.
5)odio stirare ma se non lo faccio mi sento in colpa. Stiro anche mutande e calze… una pazza!
Vorrei nominare Sabrino
https://resurrezionesite.wordpress.com/2018/02/01/scivolaron-sul-ponte-e-il-culo-sono/
perché sono curiosa di conoscerlo meglio.