43….

Eh sì….

È il mio compleanno e ho imparato a festeggiarlo anche qui.

Grazie a tutti per i vostri auguri, perché vi siete ricordati e me lo avete fatto sapere.

Grazie di cuore. Mi avete fatta sentire speciale.

La giornata è iniziata con un video e poi con un girasole…

C’era la torta e anche lo Champagne.

Mi hanno riempita di regali speciali e preziosi che ho già addosso e che non toglierò.

Grazie… Ed è solo l’inizio perché, come la regina Elisabetta, festeggerò per almeno due settimane.

Grazie di cuore amicidiblog che fate parte, in tanti, della mia vita reale. E anche a chi ancora reale non è.

Grazie ai miei colleghi e amici che hanno voluto esserci per me.

Grazie a chi vorrà esserci.

Giù?

Qui il problema è solo uno: quando ci si sente giù, bisogna trovare un modo, e il più velocemente possibile, per tornare su.

Cosa mi fa sentire su?
Le caramelle lanciate dalla mia collega, inaspettatamente, ogni mattina. E i lecca lecca ai mirtilli o alle ciliegie che mi porge all’improvviso.

Le pause per ballare dopo aver studiato i passi alla mattina. E farci dei video a volte improbabili o interrotti sul più bello dai passanti per caso.

Ridere da sola guardando quei video, mentre sono sul tram con le persone che mi guardano attonite. E più mi guardano e più mi viene da ridere.

Il pacco  arrivato dopo  un mese di attesa snervante… e aprirlo e non vedere l’ora di condividere il contenuto con gli amici.
Perché compro triplo o quadruplo.

I pensieri delle persone che mi pensano. I regali inaspettati.  Un messaggio che vibra sul telefono che ti ricorda di essere un po’ speciale.

Chi si accorge quando sono giù e no, non ci sta perché  io ho tirato su a mia volta e senza nemmeno averlo saputo.

Chi ti dice grazie per avermi fatto ridere. E ora fa ridere te.

E no. Giù non ci voglio proprio stare.

Fra quattro giorni

Tornare a vivere.
Tornare fuori col sole e sentire un leggero vento fresco che chissà da dove proviene. Dicono che pioverà… ma da lontano si vedono le montagne. Qualcosa, allora, non quadra. Aspetto il mio tram. Svetta da lontano e sembra proprio che esca da quelle montagne lontane.

Sono in bianco e nero. Vedo in bianco e nero. Se mi becca un interista mi riempirà di mazzate. Sicuro.



Abbasso la maschera per respirare a pieni polmoni. Mi aspetta una piccola gita in città, prima di incominciare il mio dovere settimanale.

Quanto è bella la città fresca e vuota del mattino.



Sono pronta per farmi riempire di nuovo di qualcosa di bello. Spero arrivi in fretta. Non ho tempo da buttare. E fra quattro giorni saranno 43.

Le scarpe giuste

Raccontarsi attraverso i propri occhi.

Sono fuori fuoco. Sono un soggetto in movimento continuo.

Le fotografie ci rendono immortali soprattutto quando viene colto un momento autentico di vita. Ma si può davvero rendere qualcuno sempre vivo? O vivo per sempre?

Come va? Come stai? Hai parole sufficienti per esprimerti?
Ne ho parecchie. Ma non vanno proprio. No. Oggi non vanno. Posso anche provare ad andare verso l’interno ma nulla e non ho un piano.

Senti…. ma vuoi venire a fare un giro? Sì, un giro… sotto la pioggia…
L’acqua magari lava davvero via tutto.
E vuoi provare a correre per i marciapiedi senza curarti degli altri?
Potrebbe essere divertente…


Lo so, potresti aver bisogno di più aiuto di quello che posso darti… ma vedi alternative valide?


Io vado… e metto le scarpe giuste, quelle dove acqua non passa proprio.

Giornata Mondiale SM.

Oggi è la sua giornata.
Sì, anche lei, come ogni cosa o persona che si rispetti, ha la sua celebrazione.

Arrivò la sua ufficialità, per me, una calda mattina di agosto di non so quanti anni fa.

Sapete, ci sono cose che si sentono prima ed io già lo avevo capito.
Come sei negativa… No. Non lo sono per nulla.

Era già con me da parecchio ma le credevo solamente io.
Era come se qualcuno fosse venuto a farmi visita. Ed era lì da un po’.
Una sensazione che qualcosa si fosse intrufolato nel mio corpo e si stesse facendo spazio. Io dimagrivo e lei si allargava e si mangiava tutto.


Come facevate a non credermi?
Si vedeva. Anche esteriormente.

Il caldo dell’acqua della doccia non lo sentivo. Eppure mi lavavo  spingendo il rubinetto tutto a sinistra. Ed uscivo con le bolle per quanto fossi ustionata. Ma non avevo male. Non sentivo nulla. La sensazione era quella di avere addosso la pelle di qualcun altro.

Come facevate a non credere?

Ricordo che andavo a lavoro camminando su una strada di gomma.  Fluttuavo su chewingum masticate.
La mia testa era completamente ricolma di aria compressa. E i capelli pesavano chili. Per questo li tagliai corti. Ma cambiò poco.

Poi è arrivato, in un lampo, tutto il resto.
E , finalmente, sono stata creduta.

L’ansia non era più l’indiziata.

Ho perso tanto di me nel fisico. Ho perso la meraviglia del vedere i lineamenti e ho perso la bellezza del distinguere i colori. 

Ho perso il controllo totale sul mio corpo come stare in perenne sotto effetto alcol.

Una delle ultime… ho perso i miei adorabili capelli lisci a piombo. Ora sono un funghetto pronto ad arricciarsi alla prima goccia d’acqua.

La Sclerosi Multipla è imparare ad accettare , ogni giorno, ogni singolo cambiamento del proprio corpo. È non appartenersi più. È diventare un dipendente della propria azienda.

Accettarsi, nonostante tutto.
Ogni giorno si perde qualcosa di sé.

Sapete? Accetto tutto davvero e cerco di farlo sempre con uno spirito alto. Cerco di sdrammatizzare e di buttare sul ridere.
Non è cosa facile e non è da tutti. Ci sono momenti che sono stanca anche io,  stanca di accettare senza poter oppormi. Stanca di subire in silenzio. Ma così è.

E oggi festeggio e gozzoviglio e le faccio festa, la stessa che fa lei a me ogni giorno.

Apro una bottiglia di Amarone, alla mia. E alla faccia sua.

Ale. Io. E Lei.

Bentornata Gardensia 2021

Una famiglia

Me lo diceva sempre… la cosa peggiore quando torni a casa e non c’è nessuno che ti dice Ehi, ciao come stai?
La casa vuota, il silenzio, il non aver nessuno che, se stai male, è lì a tenerti la mano. O che ti accoglie anche solo brontolando un poco.
Nessuno pronto ad aiutarti e preoccuparsi di te.

Poi certo, la mente e la vita stava a lei riempirle di cose da fare. Qualcosa da pensare che le desse un brivido nuovo.
Riempirsi la vita di impegni e di persone… ma, poi, sempre a casa doveva tornare.
E la casa era vuota. E silenziosa.

Mi sono rimaste impresse le sue parole così vere e crude e dure.

Ci sono frasi che rimangono dentro accompagnate da sensazioni strane che si insinuano in te, umile spettatore involontario.

Quanto è bello avere una famiglia dalla quale tornare.

E c’è chi torna in una scatola vuota e assordante di silenzio.

Come sarò domani?

Sì…

come chi si toglie tutto dalle tasche per darlo a te.
Così.
Chi ti aiuta perché è fatto così e non può fare altrimenti.
Chi non si aspetta nulla.
Chi divide e chi ti dà qualcosa.

Chi ti porge una caramella dopo aver mangiato in tutta fretta.
Chi ti sorride da lontano e ti racconta qualcosa con entusiasmo.
Chi non si chiude e vuole farti entrare nel suo mondo e vuole farti sentire partecipe.
Chi ti raggiunge quando sei triste.
Chi si ricorda di te e, ogni tanto e dopo tanto, vuole fartelo sapere.


Chi ti regala energia e gioia.
Chi prende la vita con leggerezza e te ne regala un pezzo.
Avere pezzi altrui tra le proprie cose e trovarli per caso.

Sì… domani sarò allegrissima.

Dai, raccontami di te

C’è un posto sicuro per la mente mentre aspetto che il corpo si riprenda.
Un posto pieno di bellezza e di gioia e di esplosioni di divertimento.
Mi sento una luce che rimane accesa anche di notte per non avere paura.
E non ho paura, non mi faccio vincere.

Ho avuto una giornata da riempire di piccole gioie. E l’ho fatto.

Ci ha provato a scoppiare questo piccolo cuore… raso come un bicchiere di birra appena spillata.

Un registro di classe che afferma ci sia qualche assente.

Un nome detto per esteso e nessuna mano  che si alza all’appello.

Qualcuno che torna da lontano e sembra ci sia sempre stato. Un abbraccio familiare mi accoglie dentro di sé anche in periodo pandemico.
Posso? Ovvio. Un gesto del quale ho sempre più bisogno ed è arrivato a sorpresa ,ma senza sorprendermi.

Dai, raccontami di te.

Stare nel suo abbraccio

Ho accettato che sarà sempre con me.
Più che accettato… l’ho presa con me,  visto che ci teneva così tanto.
Oggi mi ha stretta forte tra le sue spire.
Oggi mi ha tenuta e mi tiene nel suo abbraccio.
Si è accomodata da sola, senza chiedere, dal momento che sono casa per lei.
E casa è il posto che ci tiene attaccati alla vita.
Casa è dove trovi qualcuno che, sorridendo, ti dice Bentornato.

Bentornata. Accomodati. Fa’ come fosse roba tua.

Ho altra scelta? Lei è parte di me. Lei è quella che torna senza orari, come un figlio già grande. E come un figlio, cerco di tenerla a bada e di non scacciarla.

Mi abbandono al suo abbraccio che punge come fosse pieno di spilli.
Mi lascio invadere senza mettere muri.

Chiedo a chi mi ama di non ostacolarla perché fa parte della mia vita. Lo so, non è facile starmi accanto e ci vuole impegno. Lo so bene quanto è difficile vedere soffrire chi ami. Per me è più facile perché mi appartiene e non la posso scacciare. Me la tengo stretta.
Per le persone che mi stanno vicino è più semplice farsela stare antipatica. Oppure essere arrabbiati. Ma io non lo sono altrimenti passerei il tempo che ho davanti a non godermi la vita.

Non si può far nulla se non aspettare. E io aspetto. E chi vuole e ha tempo può aspettare insieme a me. Oppure andare per poi tornare. Altre alternative non ci sono. Si può solo aspettare.

Chiedo a chi amo di non arrabbiarsi per me perché io sono serena e sto bene. E la vita me la voglio godere per bene.

Alcuni potrebbero avvertire sensazioni di oppressione, compressione, freddo, caldo, dolore puntorio o dolore a “coltellata” o bruciore, mentre altri descrivono una sensazione di costrizione al torace, talvolta definita l’abbraccio della sclerosi multipla.

Abbraccio

Ale e la Robi

Far West

La rapina del secolo.
Gran bottino, come l’assalto alla diligenza nel far West.
La frescona (io) viene derubata da nemmeno sa chi.


Dopo una splendida giornata di sole, ecco la pioggia.

Mi fermo al supermercato a comprare i biscotti… esco con tre buste ricolme e un mazzo di fiori per la tavola.
Pioggia tremenda ma ricordo di avere un micro ombrello giapponese nella borsa, di quelli che non tengono nemmeno al riparo un neonato.


Passo dal locker amazon con tre buste, la borsa i fiori e l’ombrello.
Lo scomparto si apre… non mollo nulla, appoggio l’ombrello, aperto, accanto a me.
I brutti ceffi aspettano la frescona per rubarle il pacco…
Resisto con sangue freddo ma scappano via con l’ombrello mini.
Mentre sono felice di avere il mio pacco tra le mani… me ne vado con tutte quelle cose…
Ma io oggi ho messo le All Star visto che c’era il sole…
Scivolo.
Impreco.
Mi rialzo e me ne vado.

Assalto alla diligenza riuscito ma magro bottino!

🤘🤘🤘🤘🤘🤘🤘

Imperfezioni cancellate

Il vento fresco soffia come se fosse primavera eterna.


Cammini per quelle strade che condividono la cultura del nostro passato.


Cammini senza essere alla ricerca della perfezione eppure ti sembra di starci in mezzo.
Sembra tutto tanto affascinante e di una bellezza quasi insuperabile.

Entri ed esci da vie piccole e strette e batti i piedi su ciottoli rossicci che poi te lo chiedi quanti passi avranno sorretto nella loro esistenza.

La vita è piena e colma di imperfezioni ma questi luoghi riescono a cancellarle tutte, ma proprio tutte.

Cammini e pensi e puoi sentire l’eco di parole rimaste nella mente e che girano e girano.

Dieci, cento e ancora mille volte ancora

Sì, si può mettere un punto e ricominciare.
Si può cercare, impegnandosi, a non perdere le cose belle e accantonare quelle meno. Non è dimenticare, è voglia di ricominciare e andare oltre.
Ne vale la pena?
Sì.
Perché la vita è breve anche se hai la fortuna o sfortuna di arrivare a festeggiare il secolo.
I non detti o i detti male… che senso possono avere?
Vale la pena dire va bene, sorridere e andare oltre?
Sì. Ne vale la pena. E se ne vale la pena allora si può fare.


Che senso ha tediarsi o rattristarsi per cose che possono essere oltrepassate?
L’importante è non ferire appositamente e, anche se il risultato di un dolore non cambia, perché non lasciarselo dietro?
L’importante è spiegarsi. L’importante è avere voglia di guardare al bello.
La vita di nessuno è perfetta e di persone non toccate dal dolore forse non ce ne sono. Ma quante occasioni e belle esperienze si possono ancora fare?

Anche non epocali… sai, a volte è sufficiente prendersi per mano per fare un pezzo insieme… Sentire la mano di qualcuno che ti stringe e ti accompagna è una sensazione forte.


Ti prenderò per mano ancora dieci, cento e mille volte ancora ( quasi cit.).

Per te, mio grande amore

Grazie per ri-accogliermi sempre, con le tue braccia aperte.
Mi conforti, già da lontano.
Grazie che ti prendi cura di me e mi riporti al senso di casa e di famiglia.
Parto e tornare da te è cosa bella.
Sei la mia certezza: mai mi volterai le spalle. Ti farai amare ancora e sempre e mi regalerai altra bellezza.
Sono ancora qui. Tra le tue vie grigie e confortanti e la tua voglia di darmi sempre qualcosa in più.
Sai…
Milano mia…
non ti lascio.
No. Non ti lascio.
Sì, va bene… magari un poco… ma poi ritorno a farmi leccare le ferite e a mettermi tra le tue braccia. Mi sento custodita e protetta anche nei luoghi peggiori. Ma sei tu. Solo tu nel mio cuore.
Non vedevo l’ora di tornare da te.
Sì… e vedere la stazione avvicinarsi lentamente e vedere la mia vecchia casa, quella nella quale siamo cresciuti…
Quanto sei bella mentre ti avvicini per prendermi.

No, non ti lascio città mia.

La beffa

Quante volte puoi sentirti ancora solo nella vita?


Ieri era un compleanno speciale. E che ho festeggiato.
Ma quanto può essere giusto festeggiare la persona che era quella più attaccata alla sua vita?
Quanto è giusto girarsi e salutare qualcuno per sempre, sempre che poi sei riuscito davvero a farlo?

Domani è la feste delle mamme.
Quanti hanno la fortuna di festeggiare la propria?
Quanto tenevi ad essere festeggiata tu?

Quanto può accanirsi ancora la vita?
E quanto ti può ancora dare?

La beffa è che non ricordo più quella risata. La beffa è che a volte ci si può sentire soli anche in mezzo a un gruppo.
La beffa è che ricordo un corpo smunto in un letto e poco di altro.
La beffa è che ti senti tanto triste anche nei momenti sereni.
La beffa sono i miei occhi che non vedono e che, invece, dovrebbero farlo.
La beffa è chi te lo fa notare e non lo sa nemmeno quanto ti sei impegnato a far finta non fosse così.
La beffa è quando hai un mondo da dire ma non hai il tempo di farlo.
La vita è beffarda ma io lo sono molto di più.

Non vedo? Invento. E rido del caos che combino. E mi faccio i complimenti per averci, quanto meno, provato.

Non perdersi

Mi piace scrivere.
Mi piace comunicare con me stessa e con voi.
Mi piace ricordare e mettere nero su bianco.
Dico la mia rispetto a cose che ho vissuto, prima, sulla mia pelle.
Che cosa conta?
Conta non perdersi.
Conta tenersi sotto controllo.
Conta andare avanti come trattori nonostante tutto.

Entrare nel labirinto e trovare la via per uscire e notare che tutto  è al proprio posto.

Muoversi in gran fretta in mezzo a moltitudini di colori e  di case e  di vie. Muoversi. Camminando o correndo.

Chiedere aiuto se si ha bisogno.
Chiedere a qualcuno di fermarsi anche solo per un attimo.
Chiedere è fondamentale… non possiamo pretendere che gli altri  possano entrare nel nostro cervello.  Eccolo il labirinto… ce lo abbiamo dentro e tanto vicino.


Rifugiarsi in un luogo vuoto per tenere a bada i nostri sussulti.

Ti devo dieci anni di vita

Le persone mi fermano.
In due giorni ho aiutato tre persone.
Cerco di essere aperta, carina, educata. Mi hanno insegnato ad essere così.
Tutto attorno, dentro e fuori… è tutto caos.
Ma io mi sono fermata.
Mi ha chiesto, con gli occhi appannati da mascherina, … Mi dice dove devo andare… devo fare il vaccino…
Sono stata sorridente ed educata.
Ho cercato di aiutarlo. Ma nemmeno sapeva lui dove dovesse andare…


Ho ascoltato anche se il primo psicologo mi diceva… vai avanti non fermarti o ti butteranno tutto addosso… sai Alessandra… non sei schermata…


Ma io sono stata educata. L’ho aiutato.
Sono buona? Non lo so… nella media. Forse qualcosa in più… ma lo faccio perché mi piace pensare che qualcuno lo abbia fatto a sua volta coi miei nonni.


E sono cose che mai saprò… Sono cose che non si raccontano nei minimi dettagli…
Tipo… qualcuno avrà fatto sedere la mia nonna sul tram?
Un bel sorriso sarà stato regalato al mio nonno?
Un sorriso vero, aperto… di quelli che magari non racconti perché ti riempiono talmente tanto in quel momento che tieni per te… Nel momento che lo racconti magari perde di magia…

Una settimana fa, sempre sul tram, un personaggione sale…. pieno di buste e borse. Lascia tutto in giro per andare a timbrare il biglietto… chiede ad alta voce su che linea sia salito… gli rispondo io.
Gli cadono monete ovunque… nemmeno se ne accorge… Mi sbraccio… Ti sono caduti dei soldi…
Mi ringrazia e dice
Grazie bella sei davvero buona ti devo dieci anni di vita….

Eppure

Eppure è uscito il sole.
Eppure, inaspettatamente, è venuto quel momento per stendere fuori. E ritirare il bucato in giornata.
Eppure i miei bellissimi fiori sono appassiti.
Eppure ero scattante…
Eppure… sono tanto stanca.
Eppure vorrei farmi una risata… sembra quasi mi stanchi anche quella…
Eppure…


Domani mi vesto a colori.

Diceva la mia nonna

Sono disordinata.
Dicono.
A volte lo vedo.
A volte no.
A volte mi domando… Ma dove c’è caos se tutto è a posto?
Davvero non riesco a vedere il disordine.


Sistemo e riordino ma poi dicono che creo solo caos ugualmente.


Ricordo chi raccoglieva le mie cose in giro e me le buttava in un sacchetto. E io tornavo a casa con la busta della spesa.


La mamma impazziva. Mi lasciava le cose a mucchio in mezzo al corridoio. Io le saltavo per andare in camera. Poi iniziò a lanciarle in giro. Fin quando capì che tutto era inutile.

Si nasce caotici. E lo sono in tutte le cose, pensieri compresi. Sono caos anche quando scrivo nei miei quaderni. Anche con la lista della spesa.


La maestra non si avvicinava nemmeno al mio banco. Ogni tanto mi prendeva a calci qualcosa. Un giorno non trovai la cartella: me l’aveva buttata dall’altra parte della classe già alle otto. Me ne accorsi a fine scuola. Ci rinunciò anche lei. Decise che nemmeno si avvicinava più, non entrava nel mio spazio. E ho imparato come potevo tenere maestra e professori lontani: seminando caos e sparpagliando cose in giro. E funzionava. E funziona ancora.


Qualcuno impazzisce. La mia amica a lavoro dopo un po’ si alza e sistema anche la mia postazione. E mette cartelli negli spazi comuni per far mantenere l’ordine. Nulla. Non funziona.

Le persone non cambiano, peggiorano e basta... diceva la mia nonna….

Rincorro

Quando l’aggiornamento dello stato di salute  è periodico.
Vecchio e nuovo che coesistono e convivono.

Coloro il mondo, a mio modo.
Sfumature che fanno capire l’intensità delle tinte. E a distinguerle.

Vorrei capire tante cose che mi sfuggono. Le vorrei carpire nei minimi dettagli.

L’emozione di quella canzone di Lou Reed ascoltata in una macchina.
Canticchiare ancora, come allora.

Occuparsi di un cuore pigro che si fa vivo e si fa riconoscere. In modo incessante.
Occuparsi di sé in modo libero.

Chiedo solamente non mi faccia credere ciò che, forse, non si avvererà.

Non ne ho bisogno.

Merito felicità. È l’unica cosa che rincorro.

Vaccino

Alessandra allora ci vacciniamo???
Evvaiiiiiii
Sì sì!!!!!


Da un giorno all’altro…. Alessandra è stata vaccinata nel nuovo hub!
Bellissimo.
Organizzato nei minimi dettagli, tanto da farti sentire a disagio per quanta gentilezza  e perfezione ci fosse…

La mia felicità è alle stelle.
Proteggere me, chi amo e tutti…
Fare qualcosa che possa restare e per il mio nipotino che cresce a dismisura…
Sì… soprattutto per lui anche se è sempre stato il più rigoroso di tutti.


Bambini… le creature migliori sulla faccia della Terra… peccato abbiano noi adulti come esempi, a volte.
Comunque….

Tutti quelli che ami ti chiedono come sia andata… aspettano una risposta e si preoccupano per Alessandra. Tutti. O quasi. Ma sai… Chissenefrega! Basta stare bene!

E oggi… il primo pranzo sedute fuori… dopo tanto…

Oggi si respira la vita. Ale è vaccinata e felice e appena vedrà il piccolo se lo sbaciucchia tutto per la sua infinita gioia😂

Ah! Evviva gli Alpini!

Play

Grigio il cielo, oggi.
Come fosse un tetto basso, più basso del solito, sulla mia testa.
Quasi mi sento schiacciare.
Un grigio che mi avvolge e mi protegge.
Come stare sotto le coperte al caldo.
Qui, a dire il vero, fa un poco freddo.
Ma mi sento guardata a vista.
Seguita e osservata.

Mi fermo al primo bar che trovo.
Un caffè doppio, da portare via.

Mi accolgono due occhi verdi enormi e un ciao così aperto che, quasi quasi, mi viene voglia di rifare la stessa strada per tornare qui. Domani.

Il tram è mezzo vuoto, nonostante i miei calcoli ipotizzavano il contrario.

Ho i jeans strappati sulle ginocchia come le ragazzine. Sento che si direziona proprio lì quel soffio fresco autunnale. Ma è primavera.

Scendo due fermate prima per godermi questa giornata e fare due passi. Un bimbetto mi urta col suo monopattino. E la madre con la cartella del figlio.
Due cafoni, penso.

Che silenzio in città. Strano. Tanto strano. Eppure è tutto tanto calmo, come fossi in un video in una scena al rallentatore.

Schiaccio Play. Riparto.

Laboratorio!

Finalmente il laboratorio è attivo. Gli studi sul Micro-Ultracorpo domestico stanno dando risultati importanti. Ma procediamo con la cronistoria, poiché le osservazioni sono iniziate fin dalla sua comparsa… Ma che bel Babbino Natale! Cosa ci fai qui fuori stagione? (immagine personale endorsum) Ma… brutto Cavallo di Troia! (immagine personale endorsum) Il Mini-Ultracorpo è già attivo! […]

Laboratorio!

Porca miseria….

Guardate che cosa è comparso in città…. Tra la notte e il giorno… Questo è un messaggio bello e buono…

Bisogna fare molta attenzione…

Si stanno già impossessando delle nostre case… E ci stanno pure bene e in tranquillità…

Siamo forse in pericolo?

Ho imparato

Rimango a guardare ma stavolta non ho intenzione di cadere.
Tante piccole cose vedo, una sopra l’altra, come una montagna che cresce a dismisura.

Non cado. Anche in bilico. Nulla di me si sposta. Nemmeno un bel rischio mi farebbe cedere.

Potrebbe andare bene. O anche male.
Ma ora mi sento così tanto in forma che credo non ci saranno ancora troppi problemi. La mia forza vitale non è dannosa. Non per me. E non è stata intaccata.

Scrivo, prendo appunti: faccio cose che possano essere la mia memoria per il giorno dopo. Mi concentro sui profumi: saranno quelli che mi riporteranno indietro alle cose fatte.

Ho comprato dei fiori gialli da regalare.
Ho imparato a donare le cose più belle. E sì, questo mazzo lo è parecchio.

Ho imparato ad apparecchiare bene la tavola, a trattarmi bene e avere sempre un vaso pieno di fronte a me.

Ho imparato a stirare bene i ricami della mia tovaglia.

Ho imparato che se non ci si diverte… allora… che cosa resta?

Intensità

Ti perdi completamente fin quando arriva il momento perfetto per rimettere le cose a posto.


Grandi progetti e tanti sogni.


Un istinto che non inganna così facilmente.


Avvicinarsi a qualcuno per arrivare ad avere tutto ciò che manca, tutto il resto.


Giri e giri.


Alcune cose non si cancellano.
Poi realizzi che la tua vita può cambiare in un istante. E allora… lasci andare. E ti senti più leggero.


Dolore nelle lacrime che si trasforma in qualcosa di lontano.

Ora sembra che tutto sia a posto.


Scrivi e scrivi.


Ricordi che non vuoi lasciare indietro.
Butti giù qualcosa in poche righe.

Qualcuno da ritrovare tra vedute realistiche e particolari attenti. E nell’intensità del suo sguardo.

Ultra-Attacco a domicilio!

E MENTRE LA CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO CONTINUA, IL LABORATORIO PRENDE FORMA, L’OSSERVATORIO OSSERVA, IL PENSATOIO PENSA E IL BOLLETTINO PUBBLICA, QUI QUALCOSA SI È MOSSO. UN ULTRA-ATTACCO A DOMICILIO! ECCO IL REPORTAGE FOTOGRAFICO. Ma che bel Babbino Natale! Cosa ci fai qui fuori stagione? (immagine personale endorsum) Ma… brutto Cavallo di Troia! (immagine personale endorsum) […]

Ultra-Attacco a domicilio!

Abbiamo un problema. Io inizio ad avere paura…

Siete sicuri che ce la faremo?

Ho dei brutti presentimenti… I messaggi lasciati sono chiari…

Poi noto già la distruzione…

E pensare che abbiamo già preparato le barricate…

Milano ora ha paura. E non è un film col Monnezza…

Al mare coi nonni

Nella casa al mare i nonni dormivano in un letto – mobile che si apriva, in cucina. Lo chiamavamo cassone. Al lunedì mattina il nonno, dopo esser stato a trovarci per il weekend, tornava a Milano.
Noi ci svegliavamo e andavamo in giro a cercarlo. Non c’era.
La nonna diceva… l’ho chiuso dentro perché mi ha fatto arrabbiare… bussate forte sul cassone.
Noi bussavamo forte. Era un divertimento. Ma lui non usciva. E noi tutte le volte, ogni lunedì, ci credevamo.  E picchiavamo.
Bastava uscire per la focaccia per farci riprendere dalla tristezza di non vederlo. Sì, era triste non trovarlo al mattino anche perché ci portava sempre in giro a fare tante cose. Mattina presto sul molo a lanciare il pane ai gabbiani. Pomeriggio sulle montagne a scovare more nei rovi. E un bicchierino di estathe al limone. Poi sulla passeggiata a guardare i fiori e insultare i tedeschi che cercavano di coglierli… Nel vostro paese non lo fate... urlava loro dietro. Io pensavo che fosse in gamba a lamentarsi coi tedeschi. Pensavo fosse giusto che nessuno rubasse quei fiori bellissimi.  La nonna, però, ci comprava sempre di tutto. E ci rinfocillava. Focacce al mattino, bomboloni a metà mattina e pane e nutella nel pomeriggio. Dopo il riposino. Ma io credo che lei iniziassi molto prima che ci svegliassimo perché il barattolo era sempre meno della metà.

Passerà 🤘

Passerà.
Ah certo…. ma chi te l’ha chiesto?
Passerà… uguale a una carezza sulla testa.
Passerà… ma chi ha bisogno di sentirselo dire?
Perché?
Mica ho bisogno di certe parole… non sono una rimbambita… non mi interessa una parola del genere.
E poi… ma non mi conosci ancora?
Credi che un passerà possa essere di aiuto?
Mica ho chiesto nulla…
Passerà
Inizierò a usare questa parola anche io.
Ma dico…. lo so bene che ho una malattia del genere… e so bene a che cosa andrò incontro…
Certe parole non le cerco.
A questo punto meglio una carezza sulla testa. Meglio fare pena piuttosto che una parola del genere e nemmeno richiesta.
Passerà
Ah sì certo. Tutto passa. Non è una novità.
Non ho bisogno di paroline del genere, sono ben cosciente di ciò che ho e di ciò che mi accadrà…
Ma se non è un problema per me…
Passerà de che?
Chi se ne importa? Chi ha preteso nulla del genere?

Lilla, linea 5

Io non amo la metro, cosa nota.
Ma la linea 5 ,quella senza conducente, è bellissima.


Mi metto davanti, sempre che i posti non siano già stati rubati dai bambini, e mi guardo tutto.


Dà un senso di non claustrofobia, nonostante trattasi sempre di tunnel lunghissimo e sotterraneo.
Questa linea è tanto bella.


Ricordo molto bene la strada per il mare, verso la Liguria. Era un susseguirsi di tunnel lunghissimi. Ogni volta che si entrava in uno, avevo sempre paura che l’uscita fosse stata chiusa con grossi massi.


Avevo già una fantasia notevole.

La stessa che mi accompagna ora nelle cose che faccio.
E il problema è sempre quello: il cervello lavora troppo e non mi dà pace. E non sempre è un bene.


Mi riempio di cose da fare con giornate super fitte. E dormo poco per la smania di alzarmi ed iniziare…
E sì… sogno ad occhi aperti o mi immergo nei libri dai quali poi mi risveglio e mi chiedo oddio dove sono?
E già è una cosa che il mio cervello ha di suo….
Ma guardate….

E invece sì!

Invece sì!


C’è sempre un lato positivo altrimenti ci saremmo già dovuti sparare da tempo. Tutti quanti.


Un sorriso nelle tragedie? Sì. È cosa bella. È un gancio al quale appendersi.


Un Brindisi ai tuoi cari che non sono più con te? Sì. È un modo per celebrarli senza dover per forza intristirsi.


Una risata durante un litigio? Sì, una via di fuga dalla pesantezza.


La gioia di aver solo un occhio fuori uso e non due? Ecco. Sì.


Non avere tremori dopo la lesione peggiore? Sì.


Arrivare in un luogo lontano dopo un’ora di turbolenza? Sì… essere lontani da tutto e tutti e vedere cose nuove. O anche già viste ma in un luogo lontano son sempre una sorpresa e belle.


Sì. C’è sempre il lato bello, basta avere tutto quanto aperto per poterlo accogliere.
Siamo ancora vivi e questo dovrebbe poter bastare.


Lo so che non si può essere felici sempre e in toto… ma vedere il lato bello ti fa scordare il resto, almeno per un po’. E già anche questo è un fatto positivo: potersi scordare di tutto, anche per pochi istanti, e dire… sì sì sono felice. A me sembra la via di fuga migliore.

Prendo tutto

E poi arriva come una botta improvvisa, come una ventata di vento forte.
Arriva e spazza via tutto e lascia un posto grande per la ricostruzione.


Ricostruire, rinascere, riprendere in mano la propria vita.

Voglia di fare ed entusiasmo che ritornano come per magia.
Vedere persone che sorridono, anche solo con gli occhi, già dalle primissime ore del mattino.

Ma quanto è bello sentire una risata o vedere un sorriso su un volto?

Quando ti tornano la voglia di fare e condividere… ecco che ti arrivano talmente tante altre cose e  le prendi tutte, a mani aperte. Nemmeno ti chiedi il motivo… sembra tutto giusto.

Prendere. Fare incetta di ciò che non hai avuto prima.

Quanto è bello avere accanto delle persone positive?

E sì… arrivano altre cose ancora…


Prendo tutto.
Merito tutto. Qualcosa magari non la merito ma me la prendo ugualmente.

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

LE ULTIME DAL PENSATOIO! Tavoletta di terracotta con inciso l’obbiettivo della missione dell’UltraUovo (ultracorpo) – (foto personale endorsum) TROVATA LA TAVOLETTA DI TERRACOTTA CON INCISO IL NOME DEL POSSIBILE OBBIETTIVO, VISTI IN SEGUITO GLI ULTRABACCELLI E LA COMPARSA DI FORME PRIMORDIALI DI ANDROIDI, IL PENSATOIO HA RIVISTO LE PROPRIE IPOTESI A SEGUITO DI NUOVE SEGNALAZIONI… […]

Tavoletta di terracotta o mattoncino?

Nonostante stiano alla guardia….

La mutazione genetica è arrivata anche qui da noi…

Non lo so se ce la faremo….

Cornice

Stai un po’ qui con me.
Un po’ di più.
Concediti il lusso di provare quel senso di nostalgia… non fa male.
Tanto sono qui: non fa più così paura.

Sembrava che aspettassi qualcosa. O qualcuno.

Io guardo in alto… vedi il cielo… come fosse incorniciato dai tetti di quei quattro palazzi.
Che senso di ordine.
Che senso di calma visiva.

Una cornice nella quale guardare panorami sublimi. Riuscirai a trovare qualche faccia in tutte quelle nuvole?

Sì, guarda in alto, anche tu. Qui è bellissimo, mi sento colpita nel profondo.
Un riflesso mi passa accanto. Va, corre, scappa come se cercasse di salvarsi.

Non riesco a vedere nulla in quel quadro…
Impegnati.
Come quando eri un bambino e le facce le delimitavi con le dita sottili.

Rifallo adesso. Con i tuoi occhi di oggi.

Potresti riuscire a vedere ancora qualcosa.

Giro tondo

Che cosa non quadra?
Non lo so, non lo riesco a vedere.


È come se stessi camminando serena su una circonferenza. Poi una piccola interruzione arriva. Che fare?
Torno indietro e arrivo dall’altra parte oppure salto e continuo?


E se cadessi? No, no. Non è una paura che mi appartiene.
E se la rincorsa fosse troppo lunga da prendere? Ce la farei?
Nemmeno questa è una mia paura.
E se al di là non ci fosse nulla? O nessuno ad aspettarmi? Ecco. Questa sì che potrebbe essere una mia paura.

Salterei.

Però… potrei saltare per me stessa.
Per mettermi alla prova, per capire che sì, sono ancora capace di saltare.
Anche se nessuno sarà al di là ad aspettarmi…


Alla fine me la sono sempre cavata in un modo o nell’altro e sarà così anche questa volta…
Se non ci fosse nessuno ad aspettarmi… andrei in giro a trovare compagnie.
E farei amicizia e conoscerei persone…
o mi metterei a guardare il paesaggio…. girando in tondo lo godrei a trecento sessanta gradi…. Giro completo anche col salto.

Nelle tasche di Ale

Ho messo in tasca tante cose.
Sto imparando…
Quanto mi piace conoscere cose nuove e vedere come lavorano gli altri.

Guardo.
La piacevolezza di un gesto ti accompagna per le ore successive. Ti dà pace, calma e ti infonde un senso quasi di benessere.
Vedere mani che si muovono e lavorano e fanno e costruiscono cose con una semplicità disarmante.
Rilassarsi guardando gesti che reputi bellissimi.
Ci riprovi, tenti di emulare.
Ti impegni.

Respiro un clima di libertà.
Sono viva…
dopo tutto quello che ho passato tra dolore fisico e giornate perdute…
Sono viva.
Questo potrebbe anche essere sufficiente ma non lo è.
Sono viva e ho voglia di raccontare la mia giornata nei minimi particolari.
Condividere ore, insegnamenti, caffè, pranzi e camminate. E avere voglia di far sapere.

Sì, sì… sono viva.
Sono Ale e sono ancora  quella Ale.
Ale deve interagire per sentirsi viva.

Nelle mie tasche? Ci siete voi.

Torno

Ho immagini di partenze negli occhi. E di addii. E ho colori e calore. E il senso del bello delle cose.


Un ciao intriso di malinconia mi accompagna nelle mie giornate. Ma ho anche tanta gioia che mi fa brindare.
Ho bellezza nel mio sguardo e nulla mi può impedire di vederla. Nessuno me la può negare. E nemmeno può mettersi in mezzo.

Dire ciao a qualcuno.
Ciao ci vediamo dopo.
Ciao ci vediamo domani.


L’attesa.

Guardo e riguardo. Tolgo le foglie eccedenti, arrivo dritta alla sostanza che rimane sempre. E permane.
Elimino gli elementi inutili, gli orpelli e mantengo la parte essenziale.


Riscrivo e ricostruisco ciò che mi è piaciuto. Rivivo momenti belli e li miglioro ma so bene da dove ero partita…


Torno.

Invasione Ultracorpi

NON CI TROVERANNO IMPREPARATI!ABBIAMO:L’OSSERVATORIO,IL BOLLETTINO DELL’OSSERVATORIO,IL PENSATOIOE TUTTE LE CORAGGIOSE E I CORAGGIOSI CHE COMBATTONO QUESTA GUERRA DI SOPRAVVIVENZA!In ordine di reclutamento: ALEMARCOTTI, ADRIANO, SILVIA, GIANNID, TONY PASTEL! EROE ed EROI! VINCEREMO! AGGIORNAMENTO! NON C’È DA DORMIRE SUGLI ALLORI, CI OSSERVANO… MA LI ABBIAMO VISTI! L’OSSERVATORIO È ATTIVO! UltraGatto con binocolo – (foto personale endorsum) […]

Invasione Ultracorpi

Oggi Osservatorio chiuso per Covid. Stop.

Nessun problema. Stop.

Trovato planetario. Stop.

Andrà comunque bene. Stop.

La città si è armata. Stop.

Tutti contro gli invasori. Stop.

Da Milano è tutto. Stop.

State all’erta. Stop.

I miei colleghi

I miei colleghi. Le persone con le quali sono praticamente cresciuta.
Le persone che ho forse visto di più in tutti questi anni.
Loro.
Una famiglia.
Sì perché proprio come in una famiglia ormai ci conosciamo quasi nel profondo. Conosciamo pregi e difetti di ognuno. Fragilità, sensibilità e punti deboli. Ma anche quelli forti.


Oggi li guardavo….
Quanto mi erano mancati. Li avrei voluti abbracciare.
Sì, perché sono  famiglia.
Sono quelli che mi sono mancati in questi mesi di internamento.
Trovarsi uno di fronte all’altro a fare qualcosa insieme.

Ognuno di loro è stato parte integrante di qualcosa della mia vita. Qualcuno un po’ di più.
Ma ogni momento nel quale ho avuto bisogno… almeno uno di loro c’era.
Passeremo parecchio tempo insieme. E sarà bello.
E saprò che stanno bene avendoli sempre lì.


Loro sono quelli che mi fanno ridere e che condividono le mie risate. Vederli allegri e spensierati ed entusiasti.. mai ci eravamo ritrovati in questo punto…
Chi ti offre una brioche, chi un caffè… aver voglia di stare insieme e basta.
Abbiamo condiviso gioie, drammi e fatto litigate furibonde. Ma abbiamo anche forse più riso e cercato di sdrammatizzare. E siamo ancora insieme.

Se manco

Cercare di mettere tutte le tessere del puzzle secondo un ordine.
Cercare di fare del proprio meglio.
Cercare di farcela nonostante gli intoppi che regala una malattia.
Cercare di passare oltre la fatica delle braccia.

Prendere tutto ciò che si può.
Lasciare andare il male fisico e non curarsene troppo.
Far finta di essere la Ale di una volta, quella che correva al posto di camminare.
Guardare qualcosa facendo finta di avere la vista a raggi ICS.
Far finta di stare bene sempre.
Mettercela tutta. Sempre.


Ma non solo.

Voglio cercare di esserci per le persone che amo.
Voglio sappiano che ci sono e che sentano il mio pensiero verso di loro.

Se non dovessi riuscire in questo intento… fatemelo sapere, per piacere.
Parlate e chiedete. Magari mi può scappare qualcosa in questo periodo e magari potrei non vedere più le cose chiaramente.

Sapete… Voglio sapere se captate una mancanza mia… Voglio esserci.

Non abbiate paura di dirmi se sbaglio o manco in qualcosa.

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Mentre il Pensatoio è all’opera per conoscere gli Ultracorpi e adottare misure di difesa, le segnalazioni si moltiplicano dimostrandoci la pericolosità degli Invasori! AGGIORNAMENTO DELLE SEGNALAZIONI Segnalazione Alemarcotti COSA C’È IN UN ULTRAUOVO (ULTRACORPO)? Questa volta sarà dura. Ma… Mentre la natura invade le nostre vite… Gli ultra corpi cercno di reagire… Intercettano il Generale […]

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 1/2021

Osservatorio…. Loro osservano…

Gli ultracorpi lasciano messaggi…

… Qualcuno anche piuttosto spinto…

Qui Milano.

E da Milano è tutto.

Endy… Portati lui dietro per il controllo stanotte….

Scusa

… e poi ho fatto male. A qualcuno. Proprio a te. Volente o nolente, nonostante cerchi di stare attenta.
Eppure è successo. Succede.
Una parola, una frase detta male ma detta.


Chiedo scusa.


Me ne accorgo quando c’è da chiedere scusa.
L’ho capito subito e poi l’ho visto dai tuoi occhi.
Quanto mi sono sentita piccola.

Ho sbagliato. Il tuo sguardo, quello sguardo, mai lo avevo visto. Mai, davvero.
Sì, scusa.

Ma come ho potuto? Io che cerco sempre di stare attenta perché so bene quanto possa far male una parola.

Quegli occhi… coi quali, di solito, ci scambiamo immagini bellissime. Ci siamo scambiati un mondo intero, racchiuso in una sola visione. Condivisa.

Ci sto male ancora perché non è da me. O forse sì, ma non con te.

Sai. Ora ti dico torna.
Cammina fino a qui e trasforma questo dolore in una festa. E balla con me.

Scatola di latta

Che cosa te ne fai di quella scatola di latta?
Eh… me la porta via. Insieme alla Cita e alla foto del nonno.
Ma che cosa c’è dentro?
Dentro????
Pullula di vita.

Ho messo un sacco di foto. E le più belle mi sono state regalate da una persona a me molto cara.
Le altre le ho comprate ai mercatini.
Sono le foto degli altri.
Foto che le persone trovano nelle cantine o nei solai e che vendono. Si disfano di altrui vita per farci soldi.
E io le prendo e le custodisco.
Le vite degli altri.
Foto di espressioni severe, tristi e impassibili.
Foto di famiglie di chissà quanto tempo fa.
Io penso a quelle vite… a quello che hanno potuto passare, a come son decedute. Avevano figli? Quelle donne che a vent’anni sembravano più vissute di me che ne ho il doppio loro.
Portarsi dietro dei bagagli in più… Le loro ricchezze.
Le foto e i ricordi sono importanti e, queste, lo saranno state per qualcuno.
Non voglio rendere vano il loro custodire.

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Ho iniziato a segnalare un fenomeno negato dai media, che tacciono colpevoli. Tacciono per non creare panico. Tacciono poiché la situazione è dovuta all’abbandono del territorio, abbandono ordinato dai nostri governanti. Non so quale sia il disegno dietro a questa Invasione di Ultracorpi, forse l’Invasione stessa. Un gruppo di Coraggiosi ha con me iniziato a […]

Cosa c’è in un UltraUovo (ultracorpo)?

Questa volta sarà tanto dura…

Ma…

Mentre la natura invade le nostre vite…

Gli ultra corpi cercano di reagire… Intercettano il Generale Lee e legano lo zio Jessy…

Ecco il passaggio di devastazione totale degli ultracorpi….

Calcolatrice

Quanto tempo per cercare la parola giusta…
Sì, quella giusta.
Non un sinonimo, non una descrizione.
Una parola. Quella giusta.


Quella che cerchi nella parte sinistra e proprio non la trovi.
Sono solo un po’ amareggiata. Sarebbe anche rimasta ma proprio non ne ha voluto sapere.
Ah,
ma la troverò.
Sì, sì, la trovo prima o poi.

La stanchezza, i dolori, le cose negative… come delle onde… portano via tutto.


Tu che cosa vedi da fuori?
Una persona che perde parte di ciò a cui tiene. Ecco che cosa vedo.
E come la vedi quella persona?
Una volta assestata… torna felice. Che altro può fare? Continuare a godersi la vita. Ecco che cosa può fare.

Calcolatrice. La parola era calcolatrice.

E non calcolatore e nemmeno macchina per fare i conti.

Uovo

Delicato ricordo. Custodito e protetto.
Una voce perduta, un odore dimenticato.
Delicato come uno sbattere di ciglia.
Arriva leggero. Silenzioso.

Amato ricordo. Lontano, troppo lontano.
Cose perdute. Sensazioni vive.
Amato come il tuo cioccolato preferito.
Come guardare quel film e commuoversi ancora.

Resta con me, non te ne andare da questo cervello che, a volte, fa sparire le cose.
Resta con me. Delicato e amato.
Perdere tutto ma, soprattutto, le cose che non sono state concesse.

Amato come un gioiello di famiglia che ti è stato passato. 
Rimanere saldi a protezione e pronti ad afferrare.

Si schiude quell’uovo. Ho cercato la sorpresa e mi son presa anche la tua.


Ho sgagnato la punta…

…ci sono ancora i segni dei miei denti.