Domani

Cammina a testa bassa…cerca di riconoscere quelle scarpe…mentre passano veloci…lei conosce bene quelle scarpe e persino la direzione che prendono…ma sembra tutto inutile. Non le trova, non le riconosce. Non lo trova. Non lo vede. Quanto lo ha sognato il momento di potersi scontrare con lui. Nulla. Eppure ha aperto bene i suoi occhi verdi. Nulla. Prosegue triste per la sua strada. Anche per oggi, nulla di fatto. Nessun caffè insieme, alcuna parola dalle labbra. Nulla. Torna a casa, sconsolata, chiude la porta dietro di sé. Gira la chiave nella toppa. Domani…domani sarà un giorno nuovo e pieno di speranza ancora.

Ingordigia

Ingordigia. Il peccato capitale che mi appartiene. Sono ingorda di tutto ciò che mi piace e mi fa stare bene, sia esso un cibo o un libro. Presente quando leggere ti dà così tanto che entri ed esci da vite e personaggi che non sai più nemmeno ciò che è reale e che cosa sia accaduto realmente da quello che non lo sia? Così. Avevo un po’ abbandonato la lettura a causa delle neuriti che assalgono il mio occhio sinistro. Ho ripreso poiché ho messo a punto lo stratagemma del secolo… tengo il libro con la destra e lo leggo con l’occhio destro, non con entrambi. L’occhio destro è un portento e la mia ancora di salvezza. Se leggessi con entrambi non vedrei nulla: l’occhio sinistrato prenderebbe il sopravvento e la farebbe da padrone.

Io respiro

Corri perché vuoi assolutamente sentirti libero. Ti senti l’aria che sbatte con ferocia sulla faccia. Che bella quella sensazione. Apri la bocca e assapori… e al diavolo lo smog, l’inquinamento e tutti i gas di scarico. Apri la bocca e ingurgiti tutto. La libertà è quando riesci a non farti fregare la tua vitalità. Da nessuno. È quando corri dietro al tempo e te ne freghi se va veloce. La libertà è quando decidi di non arrenderti anche se avresti tutte le carte in regola per farlo. È quando trovi esattamente tutto ciò che stavi cercando, magari rubandolo anche solo con lo sguardo. È decidere che puoi essere anche aggressivo e poi triste quando ti feriscono. La libertà la puoi anche ritrovare quando ti riconcilii con qualcuno, magari mentre soffre.

L’ultimo sguardo assassino

Sul treno… un regionale bellissimo e pulito, prese per le ricariche sotto ogni poltrona. Mi siedo, con un’amica. Accanto a noi l’anziano che legge La stampa mi dice Scusi? Può smetterla di urlare? Urlare? Ma perché sto urlando? Si urla. Passiamo due minuti in silenzio. Nel frattempo gli rivolgo sguardi truci. Riprendiamo a parlare, il tono è basso così tanto che mi devo impegnare persino a sentire me stessa. Penso. Che cosa posso fargli? Appena arriva la mia fermata scenderò e lo chiamerò dal finestrino e inizierò a fargli le linguacce. Sorrido tra me e me aspettando quel momento. La mia compagna di viaggio ha capito e mi dice Ma lascia stare, non fare nulla e quello è grosso e ti riduce a pezzi. Lei non lo sa, io sono cresciuta a pane, wrestling e pugilato e quello era il mondo che esploravo. Menavo fratello, amici del fratello, cugino, amici del cugino e compagni di scuola. Era il mio gioco preferito, crescendo come fossi un essere maschile anche io, in un mondo, il mio, prettamente fatto di maschi. Scendiamo ma scende anche lui. Lo tengo d’occhio. La mia compagna di viaggio mi prende per un braccio e mi porta via. Mi giro, lui è lì…l’ultimo sguardo assassino e ce ne andiamo via.

La direzione

Mai come oggi mi sono sentita più felice della vita. Comunicare in modo profondo anche con me stessa. Occorre allentare la tensione per poter allontanare la paura, qualsiasi tipo di paura, persino quella che ho verso la morte. Mi son concessa un po’ di tempo. Il nonno diceva Vivi felice… eccome se lo sono…ho cose dentro di me che me lo vorrebbero impedire ma io mi scanso abilmente. Ho un dolore dentro che si è trasformato… è diventato dolce , così tanto da farmi compagnia. Ho capito: non è più una guerra.
Mi accompagno a chi ha un passo lesto come il mio… i compagni di viaggio si aiutano tra di loro. Mi giro alla mia sinistra e percepisco delle lacrime. Gliele lascio scendere e faccio finta di non accorgermi di nulla: lascio libertà nel vivere quel momento. Mantengo la direzione e il controllo e seguo la strada. A che cosa vado incontro? Ad una visione libera della vita e molto divertente.

I miei libri… il caos

Sto mantenendo il mio proposito di leggere molto di più…. sono passati 15 giorni dall’inizio dell’anno e sono già al quarto libro… ottima media direi… brava Ale! Leggere mi estranea e mi porta in mondi lontani… risolve i miei dubbi su come si scrivano certe parole… la tecnologia mi ha portato a questo…dubbi che non ho mai avuto…

Sono molto soddisfatta e sto tornando ad essere dipendente dai libri. Il problema ora sarà “come fare con la libreria che fra poco mi cadrà in testa?”. Non lo so… li accumulerò a terra per ora, poi si vedrà.

La fortuna infantile

Una decina d’anni fa ho partecipato ad un video di un’amica. Ero stata proprio brava; dovevo camminare sopra a dei ruderi tutta vestita di bianco. Mi guardai e mi dissi ” Si, va che brava Ale”. A video finito e montato, io mi ero convinta di essere la nuova Mangano, con le sue doti recitative scoperte per caso. La mia amica-regista mi disse… ” ti adoro Ale, sei proprio buffa, hai una camminata infantile che adoro e proprio questo volevo” . Bene. Bene….mica tanto. Io mi sentivo una diva e lei diceva che camminavo in modo divertente. Peggio… buffo. Effettivamente me lo dicono tutti che cammino in modo strano. Io non me ne rendo conto, a me sembra normale ciò che altri vedono buffo. Mah… Persino la mia mente è incline a vedere la vita in modo fanciullesco ma, questo aspetto, è la mia più grande fortuna. Fermarsi a vivere la vita alla giornata odierna senza farsi domande sul futuro… una fortuna con questa malattia del ‘ chissà domani come mi sveglio e se cammino ancora’. Meno male ho la testa ferma all’adolescenza altrimenti avrei passato i giorni a piangermi addosso.

Meravigliosa la mia giornata

La vita quotidiana è il mio soggetto preferito. Mi piace scrivere di questo e mi piace leggere fatti relativi a questo tema. I miei attori di riferimento sono le persone normali. Vedo tanta gente attorno a me. Non la conosco, vedo visi nuovi e mai visti prima. Eppure… eppure il mio tragitto è quasi sempre lo stesso e, probabilmente, anche il loro. Ciò mi porta ad amare la vita al massimo. Viaggio attraverso ricordi e vissuti, non solo quelli che mi appartengono. Faccio miei persino quelli degli altri. E poi li regalo. Mi sento come se frugassi nelle menti altrui. Mi sveglio e, ogni mattina, penso a quanto possa essere meravigliosa la mia giornata.

I tremazzi

I tremazzi (lo so, non è italiano ma amo chiamarli così) sono sempre dietro l’angolo e mi saltano addosso quando meno me lo aspetto. Oggi stavo benissimo…. poi hanno deciso di tendermi un agguato. Non me li aspettavo proprio. E pensare che, solitamente, amo le sorprese e le cose inaspettate. Userò troppo la macchina da cucire? E chissà se usassi quell’aggeggio per bucare il manto stradale…. sarei rovinata. Passeranno, lo so. La sensazione è fastidiosa. Tremare come se mi stesse per capitare una cosa brutta fra collo e capelli… la sensazione che si ha dentro e non se ne capisce il motivo… quell’ansia immotivata… ecco, tremo così. Come una foglia caduta sul terreno che scricchiola sotto i piedi. Ma scricchiola solo se la calpesti… ed io, in tutta onestà, non ho nessuna intenzione di restare sotto i piedi di qualcuno.

Non ci resta che ridere

“Non ci resta che ridere”. È il titolo di uno spettacolo dei Legnanesi.

In attesa dell’arrivo della 94, i miei occhi si sono soffermati su quella frase, sopra un cartellone pubblicitario. La trovo bellissima. A volte basta un piccolo particolare, nelle faccende altrui, per trarre ispirazione o per vedere migliorata la propria giornata. Come le risate di Simona, che riesco a distinguere bene anche con un muro di mezzo. La malinconia e la tristezza le voglio tenere lontane il più possibile. Sì, occorre poco per cambiare la percezione della realtà. Ci sono frasi, che intercetto nel mio raggio di azione, che mi ispirano e mi portano la mente e i pensieri verso qualcosa che mi dona speranza. Avete presente quei momenti della vita nei quali ti senti sia spettatore sia partecipante attivo? Quelli.

Happyfania…

… e fu così che la Befana sbagliò l’indirizzo della mia dimora. Domani, gambe in spalla, andrò a prendermi ciò che è mio… qui la calza non è arrivata… è arrivato, però, un vestito bellissimo che starà alla perfezione col nuovo taglio e il nuovo look. Eppure qualche dolcetto me lo sarei meritato..

Domani vado dalla famiglia e mi prendo la mia calza…

Evviva la Befana: la festa, per me, più bella. Da piccola arrivava quatta quatta… si dimenticava sempre la sua scopa nel cucinotto… ma, d’altronde, lasciava messaggi simpaticissimi nei quali ribadiva la sua non più giovane età. Che bello continuare ad essere vista come la figlia più piccola e venire coccolata continuamente anche ai quaranta e uno suonati da un pezzo.

Happyfania!!!!

La scelta

Come si misura la felicità?
Mmm…ma perché, bisogna per forza misurarla? A che pro?
Io non ho bisogno di sapere quanta ne abbia in serbo. So che, per me, ogni scusa è buona per fare festa, con qualcuno accanto che mi tenga compagnia. Mi guardo attorno: ci sono volti che esprimono in pieno la propria vitalità. Bello, no? Rimanere accanto a quei volti mi fa sentire come se stessi perdendo il contatto con la realtà … che cosa può esserci di più bello? Trovo ci sia un senso in questo: io, personalmente, ora mi sento completata. Ascolto le storie di quei volti vitali, me ne appassiono poiché mi donano colori e odori a me sconosciuti. Ecco, posso decidere se seppellire il tutto dentro di me come fosse il mio tesoro personale, oppure posso scegliere di condividere.

Senza schiaccianoci

Ecco il primo articolo del nuovo anno.
I bilanci li faccio a settembre da sempre; tornare dalle vacanze è come ricominciare una vita nuova.
Ho capito qualche cosa… voglio leggere molti più libri. Ho sempre divorato libri, in modo ingordo. Poi, semplicemente, leggevo. Ora voglio ricominciare a leggere, come un tempo. Leggevo sotto il banco di scuola e leggevo mentre camminavo e persino mentre cucinavo. L’occhio sinistrato non mi è stato d’aiuto e ho subito un arresto nel campo della lettura. Oggi avevo il mio libro in borsa. Avrò sempre in borsa il libro del momento, altro che usare il tempo per rispondere alle mail e ai messaggi. E poi voglio imparare a spaccare le noci con le mani, senza usare lo schiaccianoci.

Cena con film

Per chi è di Milano e vuole fare un’esperienza molto simpatica…

Home

L’ho regalato per Natale e ieri siamo andati.

Una cena in piscina guardando un film.

Sul film che ho scelto oltrepasso… ma visti gli orari di lavoro si poteva solo ieri…

La cena era ottima. La location pazzesca ed era tutto in stile anni 30.

Ero così emozionata prima di entrare… non sapevo che cosa aspettarmi. In quella piscina ci andavo da piccola con mio fratello. Mi sono ricordata di quella volta che ci fecero uscire di corsa dall’acqua a causa di una telefonata anonima di una bomba… Ero terrorizzata. Ero piccola e mi fiondai fuori alla ricerca di mio fratello e della mia mamma ed ero completamente fradicia, con il costume bagnato sotto i vestiti. Forse è stato, da quel momento in poi, che ho iniziato ad odiare le piscine. E già non mi piaceva andare… eppure mi facevano andare…

Con le piscine non ho fatto pace ma ieri è stato bellissimo.

Un giorno

Un giorno ti trovi a camminare da solo, con le tue stesse gambe. Te la devi vedere con tante cose e devi affrontare le persone. Quel giorno arriva e tu sei lì e vai, inizi a camminare. Continui. Vieni inondato da fatti belli e meno belli. Vai, continui. Te la devi cavare, devi trovare una soluzione immediata ai problemi che ti si presentano. Sei tu. Sei la persona che è cresciuta e che si ritrova sulla strada. Ci si ritrova a far fronte ai fatti, anche più grossi di quanto si possa credere. Vai, continui. Ritrovarsi così, in men che non di dica, ad affrontare la vita. Chiedi a qualcuno la strada migliore, chiedi un consiglio a chi, ti sembra, ne sappia piu di te.

Io chiedo a lui…

Un torrente in piena

Abbiamo il senso della bellezza, innato. Veniamo sedotti continuamente da qualcuno o da qualcosa. Io, personalmente, vengo rapita dal sorriso delle persone e da chi usa le sue espressioni più belle e spontanee. Si può parlare col cuore; la parola non è così necessaria. Sfoderare tutto ciò che abbiamo di bello; far brillare di gioia i nostri occhi, così tanto da essere incuranti del loro colore. Mi fermo. Contemplo ciò che ritengo bello. Mi nutro. Raccolgo cose, intercetto persone e le conservo dentro di me. Ecco… dipendo da questo nutrimento. Vado a casa e ho voglia di ricordare ciò che ho visto e ciò che ho sentito con le mie orecchie. Continuo a scrivere. Esco da una vita per entrare in un’altra. Scrivo, come un torrente in piena.

Il regalo perfetto

Avete presente quando ricevi un regalo che è stato fatto col cuore proprio per te… per la tua persona e per ciò che sei… pensato e appropriato… un regalo talmente perfetto che ti fa anche commuovere e ti riempie il cuore?

Io amo i regali, tutti e sempre. Ma questo… è pazzesco… quasi quanto la mia Cita. La mia scimmietta me la portò, a sei anni, Babbo Natale in persona. Dorme ancora insieme a me.

Ecco. Vi presento il soggetto del regalo perfetto.

E ora vi presento il regalo perfetto di codesto soggetto. Ah… la frase che ha accompagnato il tutto è stata ” per sconfiggere le tue paure”…

Siete pronti….

Lo trovo talmente bello e geniale che, sono sicura, quando andrò nel tubo non potrò che essere felice.

Come si fa a non commuoversi? Ape è sensibile anche se non sembra.

Ringrazio il soggetto in questione, di nome Laura, perché è davvero un regalo che mi scalda il cuore.

Ah… P. S. …ma almeno fosse così bello davvero il neurologo…

Tornare al passato

Si ritorna nei propri luoghi rimanendo un po’ ancorati al passato e ai momenti vissuti. Tornare è bello. Tornare con la mente ai luoghi visti, con lo sguardo aperto e pronto a cogliere le cose belle. Lo sguardo di un bimbo davanti ai regali che trova sotto l’albero. Quello sguardo felice e incredulo davanti a quella magia che qualcuno crea per lui. Lo sguardo scintillante, la bocca aperta che non è in grado di proferire parola alcuna. Vedere la felicità altrui e farne parte, esserci. Quanto può essere bella la vita, quanti ricordi si creano e saremo pronti a portarceli dietro per sempre. Ecco… lì si rimane aggrappati, con forza, al nostro vissuto.

Totò e Peppino

Totò e Peppino arrivano in quel di Budapest coperti come fossero in Lapponia. Totò e Peppino sono partiti da Malpensa col diluvio, pensando di trovare freddo e gelo, sempre in quel di Budapest. Neve? Non pervenuta. Qui c’è il sole e diversi gradi in più rispetto a Milano. Qui si potrebbe stare benissimo solo col golf, altro che calze e leggings termici. Totò e Peppino sono felici.

Budapest…arrivooooooo

E domani volo a Budapest! Sono molto felice… non vedo l’ora di vedere un posto nuovo, sentire una lingua diversa, toccare soldi differenti… vedere i mercatini, lo spirito natalizio e il Danubio… blu, in teoria. Se riuscissi a fare anche delle foto con questo telefono resuscitato dalle acque … non sarebbe male e ve le manderò…

Col cappello sulle 23

Santa Lucia ci ha portato la neve. È il 14 dicembre. La neve non è pervenuta e noi festeggeremo. Oggi è il compleanno del mio nonno. Sto andando al corso di inglese aspettando con trepidazione il momento del pranzo e dei tanti brindisi. Ho tirato fuori la sciarpa di lana color sabbia del nonno: è il mio vestito buono per questa occasione speciale. La mancanza degli affetti spesso mi blocca la respirazione e mi atterrisce. A volte si trasforma in qualcosa di dolce. A volte sorrido e a volte divento malinconica. Mi sento, comunque, una persona piena nel cuore; di amore ne ho ricevuto tantissimo e me lo sono preso e portato via, in modo ingordo. Lui è in quello che oggi sono. Lui è nei miei modi di dire e nel mio comportamento. Io sono quello che ho assorbito e che mi ha lasciato. Lui è la mancanza più grossa che sento. Non me ne vogliano gli altri; sono stati altrettanto importanti ma con lui c’era un qualcosa di speciale che percepivano tutti da fuori.
La sciarpa di lana, fatta dalla nonna, pizzica parecchio sulla pelle. Me la lego stretta …. manca solamente il cappello, rigorosamente sulle 23.

Il carrello di Sara

Correre da una parte all’altra della città senza nemmeno avere il tempo di guardarmi allo specchio e dirmi Ciao Ale!

Essere sempre sulle gambe e correre nonostante quel forte dolore alla gamba che mi fa compagnia da almeno due settimane.

Sto correndo dalla neurologa. Tempi da rispettare. Rispettarli ma aver sempre paura di essere in ritardo per tutto. Andare in banca e accorgermi che non c’è più. Forse sarà il caso inizi ad aprire la posta ogni tanto. Cambiare direzione in continuazione. E continuare a correre.

Oggi, nel forte vortice, ho trovato un ombrello, un guanto, un giornale nuovo, una sciarpa e un ciuccio. Li ho guardati e oltrepassati. Sara si sarebbe fermata col suo carrello e li avrebbe apprezzati.

Sorrido.

Sento Simona che ride

…e sento Simona che ride, nell’altra stanza. La sento e sorrido… quanto è bello sentire qualcuno che ride…. La sua risata la riconosco anche da lontano. È come non sentirsi soli anche se, in quel determinato momento, lo sei. Mi sto lavando le mani e la sento e me la vedo davanti… con quegli occhi enormi e luccicanti e quel suo fare scanzonato e allegro e piena di gioia di vivere, nonostante tutto. Trovarsi in quel momento esatto nel quale ti rendi conto di quanto chi rida di gusto abbia capito tutto della vita. Buttare fuori e riempirsi perché… che cosa avremo mai da perdere? Cercare di rubare solo il bello… il brutto c’è eccome e lo abbiamo tutti nelle nostre vite… Amo sentire ridere di gusto le persone. Mi rimettono in pace con tutto quello che mi scombussola dentro e mi vuole portare via. Non si tratta di non pensare ai problemi… si tratta di regalarsi la vita e sceglierla ogni giorno. Penso a Simona che ride… e sorrido…

Lettera a Babbo Natale

Lettera a Babbo Natale di un bimbo che non conosco. Nemmeno la sua mamma conosco. Lei, la mamma, era, però, accanto a me sulla metropolitana.
La sua mamma racconta della letterina alla sua amica. Ridono. Ridono come fanno le mamme, non per prendere in giro, ma ridono perché hanno il cuore pieno di tenerezza davanti a sogni improbabili e impensabili dei loro figli. Che cosa vuole il bimbetto che non conosco? Ebbene… ha chiesto a Babbo Natale di fare un giro di notte al Carrefour sotto casa… quello che rimane aperto 24 ore su 24. E un Frac… per poter essere elegante. Ho riso anche io. Ma non per prenderlo in giro… perché quel racconto mi ha riempito di tenerezza, gioia e voglia di vivere.

Ci sono storie bellissime

Io continuo a salire. Ho trovato un rifugio… è essenziale per la mia sopravvivenza. Al di là, si trova quel posto che ho scelto come casa. Apro la porta ansiosa: tutto è a posto, quasi in ordine, nonostante non sia cosa da me. Qualcuno potrebbe avere sistemato in mia assenza?
Quanti ricordi riaffiorano. A volte bastano un odore o un piccolo oggetto portato dietro per scatenare lampi improvvisi nella mente. Un rossetto rosso può fare il miracolo: la nonna se lo metteva per sé stessa e non per piacere a un uomo. Era il suo modo per creare una speranza anche nel momento più difficile. Ci sono storie bellissime che non conoscerò mai. Ci sono storie di altri che leggo, quasi ingurgitandole, per poterle mantenere vive. Io scrivo di me e di cose mie per ricordare, sperando che, anche qualcun altro, le mantenga vive con me.

La mia nonna e il budino

Qualche notte fa ho sognato la mia nonna. Mi sono svegliata molto felice. Era felice anche lei nel sogno, mi voleva insegnare come fare la fodera di una borsa. Era così bella e così attiva e agile… camminava in modo sprintoso e, a dire il vero, non l’ho mai vista così. Quanto era bella la mia nonna. E morbida. Aveva le braccia soffici e amavo toccargliele. Le dicevo sempre che sembravano della consistenza del budino che faceva il nonno. Quando il mio nonno faceva il suo budino special, lo versava sopra ai biscotti impregnati di rum e lo lasciava raffreddare su un piatto rettangolare di ceramica bianco coi fiori. Appena si raffreddava, andavo ad appoggiare sopra la mia mano. Poi dicevo “Sembra il braccio della nonna”. La nonna rideva e il nonno si arrabbiava che toccavo il suo capolavoro con le mani.

Immedesimarsi

Come si può superare un momento delicato? Si può iniziare ad uscire: respirare aria fresca è sicuramente meglio di stare chiusi in casa. A volte è buio e non si vede poi molto. Cercare un appiglio potrebbe fare la differenza. Potrebbe, casualmente, materializzarsi qualcuno, in grado di capire e mettersi nei panni dell’altro. È una grande virtù quella di riuscire ad immedesimarsi in un altro soggetto. Avete presente quel senso di fusione assoluta? Ecco, quello. Lì, in quel punto, potrebbe cominciare qualcosa di importante, come un’amicizia nuova e da difendere. Cibarsi di ricordi altrui e trovarli tanto simili a quelli che abbiamo noi nella nostra testa. La mente corre, in modo dolce, a quel passato che manteniamo fiero. E che cerchiamo di custodire in qualsiasi modo.

Famiglia numero due

Sono stata due o tre giorni senza telefono e connessioni varie causa caduta in una pozzanghera. Sono stata molto bene. Una volta avvertiti i più intimi poi mi sono tranquillizzata. Ero giù. Una giornata con l’umore a terra. Non per il telefono. Sono nata e cresciuta nell’epoca delle cabine telefoniche e dei gettoni: è stato un po’ come tornare nel passato. Ho capito molto. Non è cosi essenziale essere sempre raggiungibili. Non è fondamentale vivere connessi 24 ore su 24. Ero solo un po’ in pensiero per chi mi vuole bene e mi cerca per sapere se sto bene. Ma, per il resto, è una vita bellissima. Ho letto molto sui mezzi. Come una volta. Ho guardato alzando gli occhi. Sì, vedevo solo teste chine su degli schermi piccolissimi. Vedevo me nello stesso gesto. Da oggi cercherò di stare con lo sguardo alzato e con un libro in mano. E l’umore si è alzato. Una persona come me è sempre basita quando non si sente al top. So che capita. Ma quando capita a me è dura perché non ne sono abituata. Certo che se non rido o sorrido io non lo fa mai nessuno…. porca miseria! Sono andata a lavoro. Solo chi mi conosce bene e ha voglia di fermarsi mi ha chiesto che cosa non andasse. La mia famiglia numero due mi ha avvicinata e tenuta stretta. La famiglia numero due è formata da persone meravigliose e speciali.

Amo chi mi apprezza per quello che sono. Amo chi va al di là dell’aspetto fisico. So che può sembrare una banalità…. ma è vero. Se nasci carino vieni avvicinato con facilità. Non sai mai se qualcuno ti apprezza anche per altro. Non sai mai quanto sia vera la voglia di restare al di là di ciò che puoi regalare col tuo involucro.

Obiettivo

Esiste un uomo che ho stimato molto, nonostante non condividessi, spesso, le sue idee. Il tempo è passato e tanto e sono cresciuta in altezza e di età e, oggi come oggi, le idee alle quali mi opponevo, sembrano così affini alle mie di oggi. Esisteva un uomo grande con delle idee sue che spargeva e difendeva. Io di uomini così non ne ho più conosciuti. Questa cosa un po’ mi spiazza e mi fa sentire senza riferimento alcuno. Quella sensazione di smarrimento in un mondo dove siamo piccoli punti fra tanti. Si, proprio quella sensazione lì. Un po’ come sentirsi soli nonostante si abbiano molte persone accanto. Eppure di persone in gamba ce ne sono eccome… ne ho conosciute molte in ospedale che si sono prese cura di me. E che lo fanno sempre. Ognuno ha il proprio obiettivo nella vita. Il mio è sempre stato quello di assomigliare un po’ a quell’uomo là.

Fine del nocciolone

Piove. Devo andare al corso di inglese. Sono in ritardo. Mi fermo al Mac a prendere un cappuccio al volo da portare via. “Deve prendere anche la brioche, oggi promozione a un euro con brioche inclusa”. “No grazie”. “Si invece, deve”. “Ok. Prendo una brioche al cioccolato”. “C’è il nocciolone”. “Va bene. Prendo quella”. Prendo il pacchetto e lo butto in borsa. Arrivo al corso puntuale. Il maestro mi guarda. Mi scruta. “Sento un profumo dolce…” “Ma… a dire il vero lo sento anche io”. Mi ‘accusa’ di essermi messa un profumo troppo nauseabondo. “Oggi no, non ho fatto in tempo”. “Si, sei tu”. “Va bene”. Tiro fuori il libro ed ecco che esce il nocciolone. È lui il colpevole di tutto. Lo metto sul tavolo. Il maestro mi sequestra la brioche. Questa la tengo io. “Va bene”. Cosi finisce la storia della mia brioche.

Per tutti, uno per uno

La sensazione forte di come le cose vadano a posto, in un modo o nell’altro. Come un puzzle, preparo le tessere e poi trovo l’incastro giusto. Le persone mi restano accanto e mi chiedono come vada. Anche loro hanno l’incastro perfetto. Ne ho tante di persone da ringraziare, proprio tante. Le mie colleghe mi chiedono come sia andata e mi scrivono; sono con me in questo percorso dissestato. Mi spronano e si preoccupano. Luigi, il mio amico speciale, mi abbraccia forte. Messaggi e mail che ricevo. Io non lo so che cosa abbia fatto di così tanto bello nella mia vita per avere attorno tanto affetto, persino da persone che nemmeno conosco di persona. Ma è come se conoscessi da sempre. Ecco. Questo post è per ringraziarvi tutti quanti, uno per uno.

Il ritorno

Eccomi… sono tornata dal tubo maledetto e ce l’ho fatta. Dopo una mezz’oretta volevo scappare ma ho resistito. Stasera festeggio. Mi metto subito all’opera per preparare una torta da portare a lavoro. C’è solo da festeggiare ed è molto meglio farlo prima degli esiti che avrò lunedì. E poi festeggerò anche lunedì qualsiasi sia il risultato. È l’unico modo che conosca per tenermi sempre su…. Festeggiare per qualsiasi cosa e per niente e soprattutto quando le cose vanno talmente male che, festeggiare, rimane l’unica opzione fattibile.

Grazie a tutti voi, tutti tutti.

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Mattina

È sabato mattina. Ho il corso di inglese. Mi fermo a prendere un cappuccio take away e mi appresto a salire sul tram. Oggi sto con me e con i miei pensieri. Oggi non leggo. Oggi penso. Un modo per fermarsi e prendersi cura di sé. Lo psicologo coi pantaloni di pelle e i capelli lunghi mi diceva di fare così. Prendere un tempo, anche minimo, per sè. Lo faccio. Sì, oggi lo faccio. Oggi non corro. Oggi cammino piano e mi godo la mia grigia e nuvolosa città. Nemmeno uso l’ombrello. Oggi mi godo l’acqua sottile sul naso e il freddo che gela la sua punta. Quando il meteo inizia ad intristire il mio animo fanciullesco faccio così. E mi acquieto e mi rimetto in pace con la parte intima di me.

Almeno

Credo fossero due amiche. Credo andassero verso la stazione e credo andassero verso un piccolo viaggio assieme. Mi sembra di averlo percepito dalla grandezza dei loro trolley, tenuti stretti dalle loro mani. Erano allegre, come poche persone alla mattina presto. Sono convinta fosse proprio così. Una delle due si girò verso l’altra regalandole un sorriso bellissimo. Quante volte vorremmo che qualcuno ci mostrasse un sorriso così dolce, intimo e familiare? Io alzo la mano. Per ogni persona che ti fa male ce ne sono almeno due che ti fanno del bene. Almeno. Per una ferita ci sono almeno due abbracci. Almeno.

Come un pomodoro maturo

Quando ero piccola e fuori pioveva, la mia mamma mi metteva una mantella di plastica rossa col cappello e gli stivali di gomma abbinati. Mi vestiva spesso di rosso come la cappuccetto della favola. Mio fratello era in coordinato verde. Insieme e vicini sembravamo un pomodoro maturo. La cosa bella era che potevo entrare nelle pozzanghere e starci dentro un po’: non passava nulla. Crescendo ho provato stivaletti di ogni tipo e marca ma, purtroppo, i miei piedi si son sempre inzuppati alle prime gocce. Poi ho ricevuto in regalo degli stivaletti australiani per l’ultimo natale. Sapete? Sono quelli giusti per saltare dentro alle pozzanghere come quando ero piccola. Una grandissima soddisfazione uscirne e avere la sensazione di asciutto.

Gli angeli di Ape

Ho avuto degli angeli accanto nel percorso della mia vita. La prima volta fu durante gli anni del liceo, ad un concerto. Rimasi intrappolata nella folla. Rimasi schiacciata. Fin quando arrivò un uomo che mi aprì un varco e mi urlò Via Via scappa. E riuscii a scappare. Tornai indietro per ringraziarlo ma non trovai nessuna traccia di lui. Molti anni dopo arrivò il mio primo neurologo. Capì subito che cosa avessi. Se non fosse stato per lui, probabilmente la mia malattia avrebbe avuto un andamento peggiore e, forse, a quest’ora ero ancora a chiedermi il motivo dei miei malesseri. Poi arrivò il periodo della depressione. Ne ho avute tante di persone accanto. Mi hanno sostenuta e coccolata. Ne sono uscita. E loro sono ancora lì, per me. Ogni giorno qualcuno mi sta accanto e mi regala sorrisi e risate. Ogni giorno è una rinascita. Ho trovato un amico speciale. Lui è lì sempre ed io non credevo fosse possibile trovare una persona rara anche alla mia età. Poi ci sono le persone che mi curano e lo fanno con il cuore, seguendo, forse, una specie di missione. Io sono davvero fortunata. Ho una famiglia meravigliosa che mi sostiene e una persona che, giornalmente, mi salva letteralmente la vita.

Prendo un treno

Tutto ciò che vedo è in continuo movimento. Anche ciò che c’è da sempre, e c’è ancora, lo è; si plasma e non resta immobile. Quando ti muovi hai un nuovo modo di vedere la realtà e una nuova prospettiva. Quello che amo è poter catturare gli stati d’animo, i miei e quelli altrui. Mi piace catturare emozioni e pensieri e l’effetto che può avere un momento. Mi immergo totalmente in questo. Questo è ciò che faccio e mi piace. E, intanto , mi muovo anche io tra i panorami della mia anima e tra immagini che mi portano alla commozione. Mi perdo in un luogo straordinario e ne rimango stupita. E allora prendo un treno che mi possa portare ovunque. E continuo a viaggiare.

Su tram

Il tram, di una mattina piovosa, diventa una camera umida e calda. Gli ombrelli tenuti fortemente e il pavimento bagnato. Stanno quasi tutti con la testa china sul telefono. Un bambino biondo e minuto se ne sta a gambe incrociate a sfogliare il suo album di figurine dei calciatori. Una ragazza si beve un cappuccino nel bicchiere di cartone. E poi ci sono io. Penso che anche oggi ho sbagliato scarpe. Non solo perché arriverò a lavoro già coi piedi fradici, ma anche perché scivolerò abbondantemente sopra qualsiasi cosa. Due signore prendono accordi per un pranzo, domenica. Io me ne sto assorta, pensando e ripensando se mi sia ricordata di prendere la terapia. Alle volte facciamo cose in maniera così automatica che nemmeno ce ne rendiamo conto. L’avrò presa? Scendo, stando attenta a non scivolare.

Corso di inglese

Sveglia all’alba per andare al corso di conversazione inglese, come ogni sabato. Mi piace andare a scuola. Mi piace fare corsi, un po’ è come tornare indietro nel tempo. Ritornare ad avere matita e foglio in mano…. scoprire persone mai viste…
La mia insegnante è una ragazza molto bella… sembra una modella e ha un sorriso bellissimo e aperto. Altro che il vecchio stalker…. ne avevo parlato… mi perseguitò per mesi, intimorendomi, e mi costrinse a lasciare il corso. Solo io potevo credere che organizzasse davvero delle colazioni in inglese. Quando quella domenica mi ritrovai al locale, io sola con lui e lui che disse…non è venuto nessuno… e io pure gli avevo creduto e mi dissi…wow posso parlare tantissimo. Poi ho capito le sue vere intenzioni … povera Ape credulona. Mi accade spesso. Credere alle persone che poi si rivelano non così speciali come avessi creduto… mi è capitato proprio ieri sera di rendermi conto di quanto io possa essere idiota, alle volte. Si impara? Ecco, questo è il punto: non imparo mai.

Filosofia di Ape

Aprire una bottiglia. Che cosa si festeggia? Nulla in particolare. Si festeggia e basta. E si brinda. A chi? A noi. Sempre e ogni giorno. Perché siamo ancora qui e perché siamo felici di festeggiare il nulla, ma insieme. Ecco. Questa è la mia filosofia di vita. Festeggiare sempre e se il divertimento non c’è allora bisogna andare a prenderselo. O crearlo. Questo occorre fare. La smania di apprendere e di creare e di leggere e di scrivere e di guardare qualche cosa. Non perdere tempo, essere ingordi di cose. Capitano fatti brutti, di continuo. Ma non per questo siamo costretti a fermarci ad aspettarne altri. Se si vuole aspettare per forza, allora lo si può fare festeggiando e brindando a sé stessi. O al nulla.