Tornare su

Il mio libro è dedicato all’ Angelone.
Nel mio periodo peggiore mi ha aiutato tanto e io non me lo posso scordare. Cerco di non scordarmi mai di tutti quelli che mi hanno aiutato e mi sono stati accanto nel mio periodo buio. Angelone era come me. Sempre sorridente ed entusiasta della vita. Poi non lo è stato più. Non c’è malattia peggiore di quella che ti fa stare costantemente in un tunnel buio e ti fa sentire come se non avessi scampo. Ho amato chi mi è stato accanto in modo silenzioso. Sono qui. Tornata alla vita e non solo grazie a me.

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La maestra

Oggi, pulendo la stanza, ho trovato il mio quaderno delle elementari di musica classica. Quanti ricordi… Ricordo bene ogni disegno che feci per ogni opera studiata. Ascoltavamo le arie delle opere, le imparavamo e poi le cantavamo , nell’aula di musica. La mia maestra, sotto ogni voto assegnato, lasciava un commento. È bello rileggere le cose che hanno più di trent’anni. La mia maestra la ricordo perfettamente. Cinque anni insieme. È l’unica persona che ricordo benissimo nel mio percorso scolastico. Come se avessi fatto solo le elementari. Eppure non era una maestra né dolce né materna. Era un generale. Ci faceva filare come soldatini. Non sopportava i mancini perché facevano le orecchie sulle pagine dei quaderni. Non sopportava quelli poco svegli. Non sopportava tantissime cose. E tantissimi bambini. Ma la ricordo benissimo e con nostalgia.

Scegliere di stare bene

Occorre essere migliori amici per stare bene insieme? No. Si può essere capaci di stare accanto a qualcuno nonostante non si faccia parte di una sfera troppo intima? Sì. Stare bene in un gruppo di persone diversissime. Persone che trovi e non che scegli. Trovarsi a ridere così tanto da rischiare lo svenimento. Si può. Io sono fortunata. Ogni giorno vado a lavoro e ogni giorno mi fanno stare bene. Io lo vedo che hanno dei riguardi speciali per me. Apprezzo. Mi trattano come prima ma hanno delle accortezze che mi riempiono.
Ringrazio. Forse non abbastanza. Ripago? Spero di sì. Cerco di tenere l’umore alto, cerco di sorridere sempre anche se, a volte, ho il corpo completamente distrutto. Non lo do a vedere. Sorrido, tanto non cambierebbe nulla mostrarsi col volto scuro. Si può scegliere e io ho scelto di stare bene.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. Era la foto che aveva il mio nonno sul comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che tengo molto alla tua opinione.

Ciao nonno

Mi guardo attorno. Mi guardo io: le mie scarpe sono proprio belle. Mi specchio. Mica male… leggera abbronzatura che dona sanità. Forza? Presente. Energia? Pervenuta. Mi soffermo a cercare l’anello sul comodino: non ricordo mai dove lo lascio. La foto… sono io… Ale in cornice sul cavallino. La massa di capelli folti, la frangia lasciata crescere fino gli occhi. É la foto che aveva il mio nonno sul suo comodino. Quando è morto me la son portata via. Lui dormiva nella parte sinistra del letto. Io stavo sul comodino sinistro. Io dormo a destra, anche la foto si è spostata. Io passavo nel corridoio e mi capitava di vederlo guardare la mia foto. Sorrideva. Amava quella foto e amava me. E io amavo lui. Tanto. Era bello. Aveva una figura bella da vedere e gli occhi…caspita aveva un colore di occhi che mai più ho ritrovato in giro. Io ogni giorno gli dico Ciao. Ogni giorno penso al mio nonno e mi manca. Mi manca lui e mi manca stare con lui. Se solo avessi avuto questa età quando stava bene… gli avrei chiesto tante cose e avrei ascoltato meglio i discorsi sulla guerra. Oggi lo avrei ascoltato meglio. Poi me lo chiedo Ma che cosa pensi della me oggi? Sei fiero? Perché penso ancora, dopo tanti anni, che vorrei avessi una buona opinione di me.

La pazza son sempre io

Come cambia la vita…
Ho passato anni a non prendere più la metro. Ho buttato via tempo incredibile ad andare da un punto all’altro della città con qualsiasi mezzo di superficie purché non sotterraneo. Un giorno mi sono alzata e son finita in galleria, ad aspettare un convoglio giallo. Ora, appena riconosco il rumore, inizio a correre come una matta per prendere la mia linea di metro. Corro, corro, corro nonostante quello dopo passi a due minuti di distanza dal primo. Oggi sento il rumore, ormai a me familiare, e inizio ad andare sempre più forte…. ancora poco e cadevo giù dalla banchina: era quello dall’altro lato. Eppure non è che sia un mezzo che mi faccia impazzire, ma mi è venuta la foga di prenderlo al volo perché, quando metti dentro il piede prima che chiudano le porte, è una sensazione bellissima, la sensazione di avercela fatta per un pelo. In tutti i sensi. Il mio psicologo coi capelli lunghi e i pantaloni di pelle me lo diceva
..un giorno riuscirai. Dentro di me pensavo che il pazzo fosse lui. Ecco… no, la pazza continuo a rimanere io.

Nutrirsi

…fermarsi per caso e ritrovarsi a parlare, sedute su un gradino abbastanza sporco. Avere voglia di passare un po’ di tempo insieme e farsi due chiacchiere… che poi, in modo naturale, diventano sempre più intime e profonde. E allora ringrazi te stessa per esserti soffermata sul quel paio di occhi luccicanti, quel giorno. Il fiuto e il sesto sesto è difficile che ti ingannino. Torni a casa un po’ più piena e non è la birra che hai bevuto, lo sai bene. È un qualcosa difficile da spiegare ma che ti lascia qualcosa impresso dentro. È la tua capacità e la voglia di ascoltare e sapere. Si è come si è e non siamo perfetti. Siamo essere speciali, capaci di provare cose che ci nutrono in continuazione. Riconoscersi da lontano è prezioso.

Nuovi equilibri

Vivo in una regione abbastanza instabile. Su, giù, su, giù….
Inizio un viaggio, il mare si innalza.
Aspetta… ora mi riassetto, mi sistemo, mi faccio carina, mi metto il rossetto. Esagero: due passate veloci di mascara che sembra una. Mi guardo allo specchio… non è che ci posso passare troppo tempo davanti: ho fretta.
Forza, avanti, non c’è tempo per riposarsi.
Ora te lo dico chiaro: dovrai rimanere qui vicino e, quando sarà il momento giusto, risalire in superficie. Sta per arrivare il segnale…è promettente.
Senti… dici che si può respirare sott’acqua?
Allora aspetterò un aiuto. Al momento giusto saltiamo: ci salveremo la vita. Hai paura? Stringiti pure a me.
Arriverà quel tempo nel quale saremo obbligati ad assestarci su altri e nuovi equilibri.
Pronti? Buttiamoci!
Finalmente liberi.

Per te

Scrivo, mentre una persona, che fa parte della mia vita, soffre. Scrivo perché davvero non so che altro fare. Non lo so se leggerà queste parole… ma io le scrivo per lei. Sono qui. Nei miei drammi è sempre arrivato qualcuno come se fosse uscito da un cilindro. Miracolosamente. Sono arrivate persone impensabili e inaspettate ad aiutarmi. Puoi anche dire grazie, ma ti senti come se non avessi ridato indietro abbastanza. Allora ti poni in quella condizione di diventare sensibile in certi momenti e pronto a dare una mano. Sono qui a fare quello che altri hanno fatto con me. Non c’è bisogno di parlare ma, a volte, vedere una presenza, anche muta, fa bene. Sono qui. Cercami se vuoi e hai bisogno. Quando sarà tempo, col tuo tempo. Ti penso.

Lazzaro

Dopo un’estate senza problemi, è arrivato lo stop. Ho passato due giorni a letto, febbre a 39 e dolori inumani. Dopo un’altra notte atroce… stamattina il miracolo… Lazzaro si è alzato. Acciaccato ma in piedi. Non potrà che andare sempre meglio.

Un gran bel dono

Possedere così tanti airbag da essere ormai pronti a parare colpi. Parare e assorbire. E finire col non farci nemmeno più troppo caso. Far finta che tutto vada bene, così tanto da finire col crederlo davvero. Ecco.. accennare un sorriso, farsi beffa di quegli airbag. Se scoppiassero? Ci sentiremmo protetti, come fra due braccia familiari. La vita regala, non sempre ciò che più ci piace. Quando vedevo tutti quei pacchi a Natale sotto l’albero… nemmeno mi ponevo domande: ero felice e sarebbero stati tutti regali meravigliosi. E così oggi. Forse non sono doni meravigliosi… ma si sa: da adulti la visione cambia e si regalano più che altro cose necessarie. Vorrei un gran bel dono. O almeno stare qui con gli occhi speranzosi. È già tanto bello così.

Olena, la mangiatrice ladra di saccottini

E così fu che tornammo alla base.
La cosa che più mi mancherà sarà la lauta colazione. Quando vedi tutto quel ben di Dio esposto… fantastico. C’era di tutto, dal salato al dolce. Io faccio colazione solo con cappuccio e saccottino e trovarmi dei saccottini anche a Torrevieja beh… è stata una grande sorpresa. Mentre gli stranieri si riempivano i piatti di uova, bacon, fagioli e verdure, io mi lanciavo sul saccottino. Una mattina sono stata battuta sul tempo da una russa, che secondo me si poteva chiamare solo Olena. Olena pesava almeno quattro volte me. Si riempiva due piatti di cibo talmente rasi che, ad un essere umano normale, sarebbero bastati per pranzo, cena e colazione successiva. Ecco… Olena ha pensato bene di rubarmi l’ultimo saccottino al cioccolato. Le dico ma non può prendere quello alla crema? Dopo avermi lanciato un’occhiataccia, se ne va, con un saccottino al cioccolato e uno alla crema.

Laguna rosa

Ed è così che un trenino ci portò alla tanto agognata laguna rosa..

Io amo prendere i trenini, da quando ero piccola. E così ci portò dritti verso le montagne di sale…

Sembrava di stare sulle Alpi svizzere, c’erano montagne bianche ovunque… E poi giù in fondo il lago…

Dicono che a volte diventi anche fucsia…

Io son stata felice, mai visto prima un lago rosa.

Il pavesino

Sto facendo incetta di vitamina D, altro che il Dibase che, per giunta, ha una consistenza odiosa e oliosa che faccio fatica a sopportare. Mi copro di crema solare, protezione totale. Faccio così tanti strati che arrivo in spiaggia completamente bianca, mi si vede subito. Vestiti bianchi e cappellone. Uno potrebbe pensare Ma che cosa ci va a fare al mare quella? Eh… esatto. Me lo chiedo anche io… io che amo le città… ma qui si sta davvero bene. Mare, sabbia, scogli, pace, rumore delle onde, buon cibo e in sottofondo solo le cicale. Un paradiso. Un’oasi. A pochi passi da qui c’è un lago che va dal rosa al fucsia… per questo siamo venuti : pare che questo lago abbia anche delle proprietà benefiche per le malattie autoimmuni… mah… sarà… domani andremo a vedere… tornerò in città come un fringuello color biscottino…. beh un pavesino, più che altro.

L’essere alieno

I bambini hanno dei poteri magici. Uno su tutti: ne basta solo uno di loro per svuotare una piscina. Questo paradiso terrestre in terra spagnola possiede una piscina bellissima sotto camera nostra. Non ci sono molte sdraio. Se te ne vuoi accaparrare una basta aspettare che arrivi il primo essere vivente sotto al metro di altezza. Le signore in costume a fiori alzano gli occhiali da sole e son già sul piede di guerra. Non possono credere ai loro occhi: esistono esseri alieni e fastidiosi. Ne basta uno per catalogarlo in un gruppo intero. La prima donna a fiori se ne va, sdegnata. La seconda e la terza la seguono a ruota. Ecco… noi abbiamo le nostre sdraio e persino l’ombrellone. Grazie, essere alieno.

Un’immagine bellissima

Condividere. Qualsiasi cosa, anche un pasto. Sedersi a un tavolo e guardarsi. Condividere una risata, un pensiero, un timore o un pianto. Ridere. Meglio che piangere. Sdrammatizzare per non cadere in un tunnel nero da dove sia impossibile uscire. Parlare con un tono alto per farsi sentire bene. Essere in apprensione per qualcuno o per qualcosa che si deve ancora iniziare. Ne vale la pena? Vale la pena allarmarsi prima del tempo? Essere in attesa… di qualcosa di bello, ancora più bello di ciò che che già è stato. Scartare i pensieri meno attrattivi per lasciare spazio a un’immagine bellissima.

Il genio della valigia: io.

Siamo tornati da Praga. Bellissima. Ora ci prepariamo per il mare, Torrevieja, in Spagna. Giusto il tempo di fare cambio di valigie e si parte! Devo dire che col mio sistema di valigia ho davvero poco da lavare. Sono partita con una valigia di otto chili precisi e sono tornata con una valigia di sette, colma rasa di souvenirs e chi più ne ha più ne metta. Ho buttato quasi tutto. Ho messo dei vestiti buoni solo due giorni, per il resto ho buttato tutto. L’armadio di casa scoppia sempre ma almeno la valigia era quasi vuota e i panni da lavare molto pochi. Mi sento un genio.