Cena con film

Per chi è di Milano e vuole fare un’esperienza molto simpatica…

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L’ho regalato per Natale e ieri siamo andati.

Una cena in piscina guardando un film.

Sul film che ho scelto oltrepasso… ma visti gli orari di lavoro si poteva solo ieri…

La cena era ottima. La location pazzesca ed era tutto in stile anni 30.

Ero così emozionata prima di entrare… non sapevo che cosa aspettarmi. In quella piscina ci andavo da piccola con mio fratello. Mi sono ricordata di quella volta che ci fecero uscire di corsa dall’acqua a causa di una telefonata anonima di una bomba… Ero terrorizzata. Ero piccola e mi fiondai fuori alla ricerca di mio fratello e della mia mamma ed ero completamente fradicia, con il costume bagnato sotto i vestiti. Forse è stato, da quel momento in poi, che ho iniziato ad odiare le piscine. E già non mi piaceva andare… eppure mi facevano andare…

Con le piscine non ho fatto pace ma ieri è stato bellissimo.

Pensiero …

Sai… mi piace pensare che sia tu.
Se così fosse, sarebbe come non aver buttato via un periodo bello, fatto di cose belle e frasi da ricordare. Cose dette, a volte solamente per ferire. Ma che senso ha avuto tutto quello? Parole e conoscenze che finiscono in un cestino.. perché? Il senso del ferire… che senso può mai essere? Provare cose e doversene vergognare poiché, al di là, c’è qualcuno che non apprezza e che ha mentito e che si è mostrato come non era. Tempo perso, tempo buttato. Fermarsi non è sempre cosa buona. Ma se fossi tu… sarebbe tempo ritrovato, sarebbe come sentirsi un po’ speciali. Amicizie che si interrompono, storie che finiscono e persone che spariscono. Perché non si ha mai il coraggio di dire le cose come stanno? Siamo cresciuti, siamo uomini fatti e finiti. E poi c’è quel sommerso… chi lo procura non può capire come si possa sentire chi lo subisce. Il dolore passa ma qualcosa che stride rimane. Voltare pagina. Eliminare persone… Ma ne varrà sul serio la pena? Ci sono molte cose che non comprendo. Continuare sulla propria strada, dandosi qualche regola per non ferire gli altri e per proteggerli. E proteggersi, prima di tutto.

Un giorno

Un giorno ti trovi a camminare da solo, con le tue stesse gambe. Te la devi vedere con tante cose e devi affrontare le persone. Quel giorno arriva e tu sei lì e vai, inizi a camminare. Continui. Vieni inondato da fatti belli e meno belli. Vai, continui. Te la devi cavare, devi trovare una soluzione immediata ai problemi che ti si presentano. Sei tu. Sei la persona che è cresciuta e che si ritrova sulla strada. Ci si ritrova a far fronte ai fatti, anche più grossi di quanto si possa credere. Vai, continui. Ritrovarsi così, in men che non di dica, ad affrontare la vita. Chiedi a qualcuno la strada migliore, chiedi un consiglio a chi, ti sembra, ne sappia piu di te.

Io chiedo a lui…

Un torrente in piena

Abbiamo il senso della bellezza, innato. Veniamo sedotti continuamente da qualcuno o da qualcosa. Io, personalmente, vengo rapita dal sorriso delle persone e da chi usa le sue espressioni più belle e spontanee. Si può parlare col cuore; la parola non è così necessaria. Sfoderare tutto ciò che abbiamo di bello; far brillare di gioia i nostri occhi, così tanto da essere incuranti del loro colore. Mi fermo. Contemplo ciò che ritengo bello. Mi nutro. Raccolgo cose, intercetto persone e le conservo dentro di me. Ecco… dipendo da questo nutrimento. Vado a casa e ho voglia di ricordare ciò che ho visto e ciò che ho sentito con le mie orecchie. Continuo a scrivere. Esco da una vita per entrare in un’altra. Scrivo, come un torrente in piena.

Il regalo perfetto

Avete presente quando ricevi un regalo che è stato fatto col cuore proprio per te… per la tua persona e per ciò che sei… pensato e appropriato… un regalo talmente perfetto che ti fa anche commuovere e ti riempie il cuore?

Io amo i regali, tutti e sempre. Ma questo… è pazzesco… quasi quanto la mia Cita. La mia scimmietta me la portò, a sei anni, Babbo Natale in persona. Dorme ancora insieme a me.

Ecco. Vi presento il soggetto del regalo perfetto.

E ora vi presento il regalo perfetto di codesto soggetto. Ah… la frase che ha accompagnato il tutto è stata ” per sconfiggere le tue paure”…

Siete pronti….

Lo trovo talmente bello e geniale che, sono sicura, quando andrò nel tubo non potrò che essere felice.

Come si fa a non commuoversi? Ape è sensibile anche se non sembra.

Ringrazio il soggetto in questione, di nome Laura, perché è davvero un regalo che mi scalda il cuore.

Ah… P. S. …ma almeno fosse così bello davvero il neurologo…

Tornare al passato

Si ritorna nei propri luoghi rimanendo un po’ ancorati al passato e ai momenti vissuti. Tornare è bello. Tornare con la mente ai luoghi visti, con lo sguardo aperto e pronto a cogliere le cose belle. Lo sguardo di un bimbo davanti ai regali che trova sotto l’albero. Quello sguardo felice e incredulo davanti a quella magia che qualcuno crea per lui. Lo sguardo scintillante, la bocca aperta che non è in grado di proferire parola alcuna. Vedere la felicità altrui e farne parte, esserci. Quanto può essere bella la vita, quanti ricordi si creano e saremo pronti a portarceli dietro per sempre. Ecco… lì si rimane aggrappati, con forza, al nostro vissuto.

Totò e Peppino

Totò e Peppino arrivano in quel di Budapest coperti come fossero in Lapponia. Totò e Peppino sono partiti da Malpensa col diluvio, pensando di trovare freddo e gelo, sempre in quel di Budapest. Neve? Non pervenuta. Qui c’è il sole e diversi gradi in più rispetto a Milano. Qui si potrebbe stare benissimo solo col golf, altro che calze e leggings termici. Totò e Peppino sono felici.

Budapest…arrivooooooo

E domani volo a Budapest! Sono molto felice… non vedo l’ora di vedere un posto nuovo, sentire una lingua diversa, toccare soldi differenti… vedere i mercatini, lo spirito natalizio e il Danubio… blu, in teoria. Se riuscissi a fare anche delle foto con questo telefono resuscitato dalle acque … non sarebbe male e ve le manderò…

Col cappello sulle 23

Santa Lucia ci ha portato la neve. È il 14 dicembre. La neve non è pervenuta e noi festeggeremo. Oggi è il compleanno del mio nonno. Sto andando al corso di inglese aspettando con trepidazione il momento del pranzo e dei tanti brindisi. Ho tirato fuori la sciarpa di lana color sabbia del nonno: è il mio vestito buono per questa occasione speciale. La mancanza degli affetti spesso mi blocca la respirazione e mi atterrisce. A volte si trasforma in qualcosa di dolce. A volte sorrido e a volte divento malinconica. Mi sento, comunque, una persona piena nel cuore; di amore ne ho ricevuto tantissimo e me lo sono preso e portato via, in modo ingordo. Lui è in quello che oggi sono. Lui è nei miei modi di dire e nel mio comportamento. Io sono quello che ho assorbito e che mi ha lasciato. Lui è la mancanza più grossa che sento. Non me ne vogliano gli altri; sono stati altrettanto importanti ma con lui c’era un qualcosa di speciale che percepivano tutti da fuori.
La sciarpa di lana, fatta dalla nonna, pizzica parecchio sulla pelle. Me la lego stretta …. manca solamente il cappello, rigorosamente sulle 23.

Il carrello di Sara

Correre da una parte all’altra della città senza nemmeno avere il tempo di guardarmi allo specchio e dirmi Ciao Ale!

Essere sempre sulle gambe e correre nonostante quel forte dolore alla gamba che mi fa compagnia da almeno due settimane.

Sto correndo dalla neurologa. Tempi da rispettare. Rispettarli ma aver sempre paura di essere in ritardo per tutto. Andare in banca e accorgermi che non c’è più. Forse sarà il caso inizi ad aprire la posta ogni tanto. Cambiare direzione in continuazione. E continuare a correre.

Oggi, nel forte vortice, ho trovato un ombrello, un guanto, un giornale nuovo, una sciarpa e un ciuccio. Li ho guardati e oltrepassati. Sara si sarebbe fermata col suo carrello e li avrebbe apprezzati.

Sorrido.

Sento Simona che ride

…e sento Simona che ride, nell’altra stanza. La sento e sorrido… quanto è bello sentire qualcuno che ride…. La sua risata la riconosco anche da lontano. È come non sentirsi soli anche se, in quel determinato momento, lo sei. Mi sto lavando le mani e la sento e me la vedo davanti… con quegli occhi enormi e luccicanti e quel suo fare scanzonato e allegro e piena di gioia di vivere, nonostante tutto. Trovarsi in quel momento esatto nel quale ti rendi conto di quanto chi rida di gusto abbia capito tutto della vita. Buttare fuori e riempirsi perché… che cosa avremo mai da perdere? Cercare di rubare solo il bello… il brutto c’è eccome e lo abbiamo tutti nelle nostre vite… Amo sentire ridere di gusto le persone. Mi rimettono in pace con tutto quello che mi scombussola dentro e mi vuole portare via. Non si tratta di non pensare ai problemi… si tratta di regalarsi la vita e sceglierla ogni giorno. Penso a Simona che ride… e sorrido…

Lettera a Babbo Natale

Lettera a Babbo Natale di un bimbo che non conosco. Nemmeno la sua mamma conosco. Lei, la mamma, era, però, accanto a me sulla metropolitana.
La sua mamma racconta della letterina alla sua amica. Ridono. Ridono come fanno le mamme, non per prendere in giro, ma ridono perché hanno il cuore pieno di tenerezza davanti a sogni improbabili e impensabili dei loro figli. Che cosa vuole il bimbetto che non conosco? Ebbene… ha chiesto a Babbo Natale di fare un giro di notte al Carrefour sotto casa… quello che rimane aperto 24 ore su 24. E un Frac… per poter essere elegante. Ho riso anche io. Ma non per prenderlo in giro… perché quel racconto mi ha riempito di tenerezza, gioia e voglia di vivere.

Ci sono storie bellissime

Io continuo a salire. Ho trovato un rifugio… è essenziale per la mia sopravvivenza. Al di là, si trova quel posto che ho scelto come casa. Apro la porta ansiosa: tutto è a posto, quasi in ordine, nonostante non sia cosa da me. Qualcuno potrebbe avere sistemato in mia assenza?
Quanti ricordi riaffiorano. A volte bastano un odore o un piccolo oggetto portato dietro per scatenare lampi improvvisi nella mente. Un rossetto rosso può fare il miracolo: la nonna se lo metteva per sé stessa e non per piacere a un uomo. Era il suo modo per creare una speranza anche nel momento più difficile. Ci sono storie bellissime che non conoscerò mai. Ci sono storie di altri che leggo, quasi ingurgitandole, per poterle mantenere vive. Io scrivo di me e di cose mie per ricordare, sperando che, anche qualcun altro, le mantenga vive con me.

La mia nonna e il budino

Qualche notte fa ho sognato la mia nonna. Mi sono svegliata molto felice. Era felice anche lei nel sogno, mi voleva insegnare come fare la fodera di una borsa. Era così bella e così attiva e agile… camminava in modo sprintoso e, a dire il vero, non l’ho mai vista così. Quanto era bella la mia nonna. E morbida. Aveva le braccia soffici e amavo toccargliele. Le dicevo sempre che sembravano della consistenza del budino che faceva il nonno. Quando il mio nonno faceva il suo budino special, lo versava sopra ai biscotti impregnati di rum e lo lasciava raffreddare su un piatto rettangolare di ceramica bianco coi fiori. Appena si raffreddava, andavo ad appoggiare sopra la mia mano. Poi dicevo “Sembra il braccio della nonna”. La nonna rideva e il nonno si arrabbiava che toccavo il suo capolavoro con le mani.

Immedesimarsi

Come si può superare un momento delicato? Si può iniziare ad uscire: respirare aria fresca è sicuramente meglio di stare chiusi in casa. A volte è buio e non si vede poi molto. Cercare un appiglio potrebbe fare la differenza. Potrebbe, casualmente, materializzarsi qualcuno, in grado di capire e mettersi nei panni dell’altro. È una grande virtù quella di riuscire ad immedesimarsi in un altro soggetto. Avete presente quel senso di fusione assoluta? Ecco, quello. Lì, in quel punto, potrebbe cominciare qualcosa di importante, come un’amicizia nuova e da difendere. Cibarsi di ricordi altrui e trovarli tanto simili a quelli che abbiamo noi nella nostra testa. La mente corre, in modo dolce, a quel passato che manteniamo fiero. E che cerchiamo di custodire in qualsiasi modo.

Famiglia numero due

Sono stata due o tre giorni senza telefono e connessioni varie causa caduta in una pozzanghera. Sono stata molto bene. Una volta avvertiti i più intimi poi mi sono tranquillizzata. Ero giù. Una giornata con l’umore a terra. Non per il telefono. Sono nata e cresciuta nell’epoca delle cabine telefoniche e dei gettoni: è stato un po’ come tornare nel passato. Ho capito molto. Non è cosi essenziale essere sempre raggiungibili. Non è fondamentale vivere connessi 24 ore su 24. Ero solo un po’ in pensiero per chi mi vuole bene e mi cerca per sapere se sto bene. Ma, per il resto, è una vita bellissima. Ho letto molto sui mezzi. Come una volta. Ho guardato alzando gli occhi. Sì, vedevo solo teste chine su degli schermi piccolissimi. Vedevo me nello stesso gesto. Da oggi cercherò di stare con lo sguardo alzato e con un libro in mano. E l’umore si è alzato. Una persona come me è sempre basita quando non si sente al top. So che capita. Ma quando capita a me è dura perché non ne sono abituata. Certo che se non rido o sorrido io non lo fa mai nessuno…. porca miseria! Sono andata a lavoro. Solo chi mi conosce bene e ha voglia di fermarsi mi ha chiesto che cosa non andasse. La mia famiglia numero due mi ha avvicinata e tenuta stretta. La famiglia numero due è formata da persone meravigliose e speciali.

Amo chi mi apprezza per quello che sono. Amo chi va al di là dell’aspetto fisico. So che può sembrare una banalità…. ma è vero. Se nasci carino vieni avvicinato con facilità. Non sai mai se qualcuno ti apprezza anche per altro. Non sai mai quanto sia vera la voglia di restare al di là di ciò che puoi regalare col tuo involucro.

Obiettivo

Esiste un uomo che ho stimato molto, nonostante non condividessi, spesso, le sue idee. Il tempo è passato e tanto e sono cresciuta in altezza e di età e, oggi come oggi, le idee alle quali mi opponevo, sembrano così affini alle mie di oggi. Esisteva un uomo grande con delle idee sue che spargeva e difendeva. Io di uomini così non ne ho più conosciuti. Questa cosa un po’ mi spiazza e mi fa sentire senza riferimento alcuno. Quella sensazione di smarrimento in un mondo dove siamo piccoli punti fra tanti. Si, proprio quella sensazione lì. Un po’ come sentirsi soli nonostante si abbiano molte persone accanto. Eppure di persone in gamba ce ne sono eccome… ne ho conosciute molte in ospedale che si sono prese cura di me. E che lo fanno sempre. Ognuno ha il proprio obiettivo nella vita. Il mio è sempre stato quello di assomigliare un po’ a quell’uomo là.

Fine del nocciolone

Piove. Devo andare al corso di inglese. Sono in ritardo. Mi fermo al Mac a prendere un cappuccio al volo da portare via. “Deve prendere anche la brioche, oggi promozione a un euro con brioche inclusa”. “No grazie”. “Si invece, deve”. “Ok. Prendo una brioche al cioccolato”. “C’è il nocciolone”. “Va bene. Prendo quella”. Prendo il pacchetto e lo butto in borsa. Arrivo al corso puntuale. Il maestro mi guarda. Mi scruta. “Sento un profumo dolce…” “Ma… a dire il vero lo sento anche io”. Mi ‘accusa’ di essermi messa un profumo troppo nauseabondo. “Oggi no, non ho fatto in tempo”. “Si, sei tu”. “Va bene”. Tiro fuori il libro ed ecco che esce il nocciolone. È lui il colpevole di tutto. Lo metto sul tavolo. Il maestro mi sequestra la brioche. Questa la tengo io. “Va bene”. Cosi finisce la storia della mia brioche.

Dove andare?

Come quando cade la neve

Il pavimento si ricopre

Qual è la strada?

Quale il marciapiede?

Ha piovuto tutto il giorno

Le foglie non scricchiolano sotto le scarpe

Non so dove andare

Accenno un sorriso a chi resta sorpreso, come me

Eppure è la mia città, quanto può essere anche bella la mia città

È come risvegliarsi

È come vederla per la prima volta

Per tutti, uno per uno

La sensazione forte di come le cose vadano a posto, in un modo o nell’altro. Come un puzzle, preparo le tessere e poi trovo l’incastro giusto. Le persone mi restano accanto e mi chiedono come vada. Anche loro hanno l’incastro perfetto. Ne ho tante di persone da ringraziare, proprio tante. Le mie colleghe mi chiedono come sia andata e mi scrivono; sono con me in questo percorso dissestato. Mi spronano e si preoccupano. Luigi, il mio amico speciale, mi abbraccia forte. Messaggi e mail che ricevo. Io non lo so che cosa abbia fatto di così tanto bello nella mia vita per avere attorno tanto affetto, persino da persone che nemmeno conosco di persona. Ma è come se conoscessi da sempre. Ecco. Questo post è per ringraziarvi tutti quanti, uno per uno.

Il ritorno

Eccomi… sono tornata dal tubo maledetto e ce l’ho fatta. Dopo una mezz’oretta volevo scappare ma ho resistito. Stasera festeggio. Mi metto subito all’opera per preparare una torta da portare a lavoro. C’è solo da festeggiare ed è molto meglio farlo prima degli esiti che avrò lunedì. E poi festeggerò anche lunedì qualsiasi sia il risultato. È l’unico modo che conosca per tenermi sempre su…. Festeggiare per qualsiasi cosa e per niente e soprattutto quando le cose vanno talmente male che, festeggiare, rimane l’unica opzione fattibile.

Grazie a tutti voi, tutti tutti.

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Altro appuntamento col tubo

Il venti novembre è alle porte. Domani devo entrare nel tubo per un paio d’ore. Lo so, è un esame che ho già fatto più e più volte. Ma non sono felice. Odio quell’esame. Odio starmene da sola in un posto claustrofobico per così tanto tempo. Questa malattia mi ha rotto con tutti i suoi esami che mettono la mia serenità allo sbando e a repentaglio. E dopo questo supplizio arriva il momento dell’attesa… giorni ad aspettare il verdetto. Che cosa accadrà? Avrò nuove lesioni? Arriverà il momento di cambiare nuovamente farmaco? Oggi voglio stare tranquilla e cercare di stare bene senza pensare a domani. Ma sto prendendo le pastiglie per l’allergia al liquido di contrasto con scadenza di sei ore… me ne devo ricordare per forza. No, non sono felice per niente.

Mattina

È sabato mattina. Ho il corso di inglese. Mi fermo a prendere un cappuccio take away e mi appresto a salire sul tram. Oggi sto con me e con i miei pensieri. Oggi non leggo. Oggi penso. Un modo per fermarsi e prendersi cura di sé. Lo psicologo coi pantaloni di pelle e i capelli lunghi mi diceva di fare così. Prendere un tempo, anche minimo, per sè. Lo faccio. Sì, oggi lo faccio. Oggi non corro. Oggi cammino piano e mi godo la mia grigia e nuvolosa città. Nemmeno uso l’ombrello. Oggi mi godo l’acqua sottile sul naso e il freddo che gela la sua punta. Quando il meteo inizia ad intristire il mio animo fanciullesco faccio così. E mi acquieto e mi rimetto in pace con la parte intima di me.

Almeno

Credo fossero due amiche. Credo andassero verso la stazione e credo andassero verso un piccolo viaggio assieme. Mi sembra di averlo percepito dalla grandezza dei loro trolley, tenuti stretti dalle loro mani. Erano allegre, come poche persone alla mattina presto. Sono convinta fosse proprio così. Una delle due si girò verso l’altra regalandole un sorriso bellissimo. Quante volte vorremmo che qualcuno ci mostrasse un sorriso così dolce, intimo e familiare? Io alzo la mano. Per ogni persona che ti fa male ce ne sono almeno due che ti fanno del bene. Almeno. Per una ferita ci sono almeno due abbracci. Almeno.

Come un pomodoro maturo

Quando ero piccola e fuori pioveva, la mia mamma mi metteva una mantella di plastica rossa col cappello e gli stivali di gomma abbinati. Mi vestiva spesso di rosso come la cappuccetto della favola. Mio fratello era in coordinato verde. Insieme e vicini sembravamo un pomodoro maturo. La cosa bella era che potevo entrare nelle pozzanghere e starci dentro un po’: non passava nulla. Crescendo ho provato stivaletti di ogni tipo e marca ma, purtroppo, i miei piedi si son sempre inzuppati alle prime gocce. Poi ho ricevuto in regalo degli stivaletti australiani per l’ultimo natale. Sapete? Sono quelli giusti per saltare dentro alle pozzanghere come quando ero piccola. Una grandissima soddisfazione uscirne e avere la sensazione di asciutto.

E se girassi dalle mie parti? Lo stralcio

…”Mi sentii riempire, prima di felicità e, subito dopo, di una tristezza incredibile. Iniziai a piangere disperato come un bambino, come era successo a lei quella sera nella quale tutto ebbe inizio. Ci sono sensazioni che non si riescono a spiegare e la perdita degli affetti è una di quelle. Il vuoto non si colma con nulla, nemmeno lo stare accanto alle altre persone può aiutare: è un dolore tremendo che si espande dentro.”…

Gli angeli di Ape

Ho avuto degli angeli accanto nel percorso della mia vita. La prima volta fu durante gli anni del liceo, ad un concerto. Rimasi intrappolata nella folla. Rimasi schiacciata. Fin quando arrivò un uomo che mi aprì un varco e mi urlò Via Via scappa. E riuscii a scappare. Tornai indietro per ringraziarlo ma non trovai nessuna traccia di lui. Molti anni dopo arrivò il mio primo neurologo. Capì subito che cosa avessi. Se non fosse stato per lui, probabilmente la mia malattia avrebbe avuto un andamento peggiore e, forse, a quest’ora ero ancora a chiedermi il motivo dei miei malesseri. Poi arrivò il periodo della depressione. Ne ho avute tante di persone accanto. Mi hanno sostenuta e coccolata. Ne sono uscita. E loro sono ancora lì, per me. Ogni giorno qualcuno mi sta accanto e mi regala sorrisi e risate. Ogni giorno è una rinascita. Ho trovato un amico speciale. Lui è lì sempre ed io non credevo fosse possibile trovare una persona rara anche alla mia età. Poi ci sono le persone che mi curano e lo fanno con il cuore, seguendo, forse, una specie di missione. Io sono davvero fortunata. Ho una famiglia meravigliosa che mi sostiene e una persona che, giornalmente, mi salva letteralmente la vita.

Prendo un treno

Tutto ciò che vedo è in continuo movimento. Anche ciò che c’è da sempre, e c’è ancora, lo è; si plasma e non resta immobile. Quando ti muovi hai un nuovo modo di vedere la realtà e una nuova prospettiva. Quello che amo è poter catturare gli stati d’animo, i miei e quelli altrui. Mi piace catturare emozioni e pensieri e l’effetto che può avere un momento. Mi immergo totalmente in questo. Questo è ciò che faccio e mi piace. E, intanto , mi muovo anche io tra i panorami della mia anima e tra immagini che mi portano alla commozione. Mi perdo in un luogo straordinario e ne rimango stupita. E allora prendo un treno che mi possa portare ovunque. E continuo a viaggiare.