Niente di meglio scaccia via la malinconia come un abbraccio.
Uno di quelli veri dove stringi forte e vieni stretto forte.
Dove ti metti in modalità di venire accolto senza orpelli.
Sentire un pianto sommesso tra il collo e l’orecchio.
Senti e stringi.
Ti dai e vieni stretto.

E poi ci si guarda negli occhi.
Non badi alle lacrime ma nemmeno fai finta che non ci siano.
Prendi tutto il pacchetto.
E stringi ancora. Stringi forte come se fossi un adulto che si prende cura del proprio bimbo. O del bimbo di un altro ma bisognoso di cure immediate.

Sentirsi fragile. Sentirsi scoperto come un cavo elettrico senza la plastica attorno.

Si lavora sodo per crescere.
Si lavora sodo per esserci per chi ha bisogno.
Ci si affida e si prende in custodia come quando compri un biglietto di sola andata. Sì perché al resto, a tutto il resto, ci si occuperà poi. Al momento giusto. All’occorrenza.

Non esiste, per me, gestione oculata nei sentimenti. Arrivo dove desideravo. Da lì in poi mi lascio andare.

Stringo forte. Mi lascio trattenere per secondi che scadranno in braccia aperte. Spalancate per me.

Ributto sott’acqua teste inutili che non hanno avuto senso alcuno. Le spingo forte e me ne vado. E no. Non ho perso tutto perché ho sempre voglia di ricominciare.

Ricomincio. Da me. Da un abbraccio voluto e uno desiderato.

7 pensieri su “Uno a uno

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