Il mio uomo preferito amava i colori.
Aveva una figlia che si vestiva principalmente di nero.
Aveva la mia stessa faccia, no anzi sono io che ho la sua.
Amava il giallo, il verde, l’arancione e l’azzurro.
Amava gli orologi, ogni giorno ne aveva uno diverso al polso piccolo, come il mio.

Si sedeva sullo sgabello ogni mattina per radersi di fino.
Da piccola ricordo che, di sera, mi salutava con un bacio ma la barba era già ricresciuta. Mi pungeva. Mi lasciava le guance rosse. Quanto era bello.

Mai nessuno mi amerà in quel modo incontrastato. Nessuno.

Amava i boeri, le caramelle Rossana, i Buondì Motta al cioccolato. Era goloso. Lo vedo davanti mentre si guarda l’Inter, sorseggiando un bicchierino di Grappa.

Da piccoli, in cucina, mangiavo di fronte a lui. In sala ero alla sua sinistra.

Scriveva solcando i fogli.

Riconoscerei ancora la sua scrittura.
Di tutti quelli della famiglia, nonni compresi.

Oggi mi manca un poco più del solito. Oggi che avrei voluto raccontargli la mia giornata. Sarebbe stato orgoglioso di me.

Ehi, papà. Il libro che non sei riuscito a leggere è uscito. Ci ho messo troppo ma io che ne sapevo che quel ci vediamo sabato era un ci vediamo mai più?

Casso se mi manchi. Mi hai lasciata qui.

18 pensieri su “L’uomo che amava i colori

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