Non ricordo il primo incontro con la parola morte. So che, come un ventaglio che si chiude, cadevano le pedine lontane e poi quelle più vicine e poi quelle troppe vicine.


Il primo forse fu lo zio Anteo. Lui no, proprio non lo ricordo fisicamente. So che aveva le dita mozzate e io ne ero incantata. Gliele guardavo di continuo e le volevo come lui. Andavo in giro nascondendo nel palmo le ultime falangi. Quando andavamo a trovarlo chiedevo lui di mostrarmi le mani. Che belle, pensavo  e dicevo mentre la mamma voleva nascondersi sotto al tavolo dalla vergogna.


La moglie era la mia parente, sorella del nonno. Parlava così tanto che finiva col perdere la voce. Le piaceva godersi la vita. Aveva una cicatrice sotto la gola ben visibile. Anche quella aveva un forte potere attrattivo su di me. Per questo mi piaceva andare a casa loro.


Morti loro, morta la casa. Altra famiglia, altre persone, altre vite. Se solo fossero rimasti i loro fantasmi là dentro… si salvi chi può…
Facevano delle litigate tremende. Lei urlava e lui le rispondeva in modo pacato, così tanto da farle perdere la pazienza ancora di più. E più la perdeva e più gridava. Ma lui era imperturbabile.

Che soggetti strani che possiede la mia famiglia.  Non ci siamo mai fatti mancare nulla. Sì, l’ho sempre pensato. Altro che mulino bianco. Eravamo tutti strambi forti. Era più una famiglia tipo Adam’s.

Io che ero sempre a cercare fatti oscuri e che riportavano a morti traumatiche o omicidi. Io che seguivo il nonno nei cimiteri e ascoltavo le sue storie che mi rubavano i sonni.

Una famiglia con morti violente per pazzia ma tenute ben nascoste per chissà quali motivi. Soggetti problematici. Ai funerali c’era da restare estasiati dal vedere quella sfilata di personaggi assurdi.


Probabile sia per questo che non ho problemi a relazionarmi con tutti e a considerarli allo stesso livello.

E poi c’erano tutti quelli acquisiti che ci gravitavano attorno. Ricordo il fidanzato della zia Rosa, tal Pietro, per il quale il mio nonno provava una sorta di antipatia mista a fastidio fisico. Effettivamente non era molto simpatico. Era vedovo, romano con due figli già grandi. Forse era persino nonno. Si dava un sacco di arie, teneva il sigaro costantente fra le labbra, era enorme e ancor più gonfio della sua boria. Ma la zia era felice. E mi adorava.

Mancava giusto la malata di sclerosi tra tumorati, pazzi, incidentati, anoressici, e chi più ne ha più ne metta… ma è la mia famiglia e a me sembra tanto normale.  E giusta per me.

26 pensieri su “Strani

  1. quanto è insipida e falsa la famiglia del mulino. quella degli Addams almeno è originale e vera, viva nelle estrosità che ogni individuo con tenerezza ripone nella sua singolarità. Meglio essere cresciuti tra persone che non vestono oro luccicoso che si sgretola al vento della realtà, ma essere eredi di imperfezioni perfette per noi e nessuno ce le può togliere perchè sono in noi e in qualche modo trasmettiamo. Ciao Ale ❤

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  2. Tutti noi abbiamo parenti alla lontana o vicini un po’ strambi 😄 Di sicuro tutto ciò ti ha regalato un insegnamento di vita 😀

    P. S. Anche io non amo le discussioni urlate, cerco sempre di rispondere in modo pacato e sembra che dia fastidio a chi invece urla 😆😅

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