Lo potevo sentire. Me lo vedevo davanti. Ma quanti sinistrati… E avrebbe avuto ragione, senza alcun dubbio. C’era di tutto  a quel funerale.


La mia zia con una parrucca improbabile, sotto chemio.


Suo nipote che lo chiamava zio Pino con la sindrome di down e che, quando lo vedeva, gli saltava addosso riempiendolo di pugni nella pancia.


L’altro nipote in sedia a rotelle per un incidente in moto.


Suo genero, sempre in sedia a rotelle, e anche lui per incidente motociclistico.


Io guardavo da fuori e sentivo le sue parole…
Avrebbe mostrato il suo ghigno, portandosi la mano sulla fronte.
Sinistrati. Sì, avrebbe detto così… ma in modo affettuoso.


Solo qualche anno fa ho risentito quella parola da un amico. E ho riso. Ricordando il mio nonno e quel suo modo vero, crudo ma senza alcun tipo di cattiveria. Perché lui era così. Era una persona sincera che buttava fuori verità in modo assurdo e diretto. E lo amavo per questo. E quel suo modo mi fa sorridere ancora.

Soffrivo ma sorridevo dentro. Soffro ma sorrido ancora.

24 pensieri su “Sinistrati

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