Ero il numero sedici alla scuola elementare. Stavo nel mezzo dell’elenco.


Dovevamo sempre ricordarci il nostro numero e scriverlo sempre accanto al nome. La maestra, diceva, faceva prima quando correggeva i temi e li doveva restituire.


Dovevamo scrivere il numero sui biglietti del tram quando andavamo in gita. Lei li ritirava e li timbrava per noi, così da avere sotto controllo chi avesse consegnato i biglietti e chi no.


Poi arrivò la campana per il ritiro della carta. Era una novità, fuori da scuola. Così facevamo un sacchetto e, a turno, lo andavamo a buttare.
La maestra aveva impostato la cosa così: si andava  in ordine di numero. Ogni settimana, per un mese, ogni numero andava a buttare il sacchetto. Un mese… quattro volte toccava ad una persona sola… ma che senso aveva? Avrei dovuto aspettare sedici mesi…. più di un anno scolastico…


Ci tenevo. Ma la campana arrivò in terza elementare e il mio turno non arrivò mai.


Ci tenevo. Mi maledivo perché il mio cognome mi aveva imposto una metà classifica. Non era giusto.

Una mattina alzai la mano e parlai di quella ingiustizia. Avevo anche una proposta… Non si poteva turnare una volta la settimana? Così saremmo andati tutti a buttare la carta.


Sai, Alessandra. Le cose non vanno sempre come vorremmo noi. Imparalo adesso e tienilo a mente bene.


Una cosa la imparai. A volte gli adulti commettono delle vere e proprie ingiustizie per non riconoscere e ammettere i loro errori di calcolo.

40 pensieri su “Errori di calcolo

  1. Vi è andata bene che il numero non ve lo hanno tatuato sul braccio… un po’ barbara ‘sta cosa dei numeri. Mi immagino come verrebbe presa oggi, nel nostro sistema scolastico di super tutela. In ogni caso la foto è esilarante e compendia tutto!

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  2. Che furbetta! 🤣😍
    Hai ragione… La maestra aveva ragione a suo modo, ma ciò non toglie che non avesse senso quella logica!
    Povera apetta che aspettava 😦
    Mi ricordo di quando da piccola mi frustravo giocando a Uno perché tutti sballavano le regole senza motivo, e se tiravo fuori le istruzioni ero quella noiosa🤦

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  3. ale che roba…..

    perchè ti immagino in quell’attesa eterna e in quell’accusa di ingiustizia ad una maestra che si è dimenticata il significato di esser bimbo…. dove ogni cosa ha un andata e un ritorno, punto. Dove tutti vincono e nessuno deve perdere perchè il bimbo vuole vincere è nella sua natura….

    quando ero allenatrice di pallavolo ci hanno insegnato una cosa primaria, quando insegnavamo ai piccoli ad avvicinarsi al pallone si facevano giochi tanti giochi… ma mai per far vincere qualcuno, ma vincono tutti, sempre…. tutti corrono, tutti cadono, tutti ridono e tutti piangono. Chi non comprende questa cosa …ha dimenticato di quando era bimbo ed è qualcosa che fa male, molto…

    scusa mi sono dilungata…

    un abbraccio grande grande…

    m.

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