Il signor Franco, dall’alto del suo banco, mi dice Fermati a mangiare il mio panino. Mi fermo. Panino con la sua porchetta. Un capolavoro. E poi era anche la michetta, col soldino in cima, il mio preferito. Cinque minuti di pura goduria per l’anima. Nessuna foto del suddetto panino a causa dell’unto che avevo fin sopra le dita e avrei sporcato tutto. Franco ha detto che tutte le api e le vespe che giravano lì attorno erano la prova della bontà del suo prodotto. Quanto aveva ragione. Mi ha fatto un panino che era un capolavoro, sotto sua stessa ammissione. A Milano te lo scordi un panino così… Come dargli torto?
Che paesaggi pazzeschi. Ma con quel panino in pancia anche meglio.

29 pensieri su “Il panino di Franco

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