Preparava la colazione e io uscivo dalla porta per vedere il cielo. Con le calze la maglietta e i calzoncini; correvo fuori. Sentivo il fresco e l’odore dei fiori e del pino e della magnolia. Mi correva dietro, per farmi rientrare. Ti verrà un accidente. No, impossibile. Mi prendeva per un braccio e mi faceva sedere, al tavolo della cucina dove c’era mio fratello che mi aspettava da un pezzo per la colazione. Il tavolo di marmo lo ricordo bene ed era tanto freddo: così sì che mi sarebbe venuto un accidente. Schiaccia il cacao, diceva, non lasciare i grumi. Ma io li lasciavo eccome, per sentire mentre si scioglievano nella mia bocca, insieme al latte caldo. Ecco, come al solito non hai schiacciato bene. Vero. Ma a me piaceva così. Facevo già come mi pareva, di nascosto. Mentre facevamo colazione, la nonna andava ad aprire tutte le finestre delle camere e chiudeva le porte. Si portava la radio arancione dappertutto e io sentivo il telegiornale rai in sottofondo. Pensavo a quanto mi sembrasse una cosa tanto antiquata… quella voce ovattata usciva dalle piccole casse. E mi piaceva sentirla. Pensavo Ma perché non si sentono mai le canzoni… che stazione può mai essere… e poi c’era la radionovela delle dieci…
Andavamo a lavarci, litigando per essere secondi e non primi…
Poi uscivamo… Tutt’e tre. Direzione prestinaio del paese, dove la nonna ci avrebbe preso la focaccia rotonda, arrotolata nella carta marroncina. La nonna ci faceva fare la strada interna sia all’andata sia al ritorno: i marciapiedi erano più larghi. Col nonno tornavamo prendendo la strada esterna, quella sulla strada dove sfrecciavano le auto. E facevamo una fermata al cimitero, per controllare fosse tutto a posto. E ricordo che inseguivo le lucertole sulle lapidi vecchie e consunte dal tempo. Non riuscivo mai a prenderle tra le mani. E i sassolini avevano imbiancato le mie scarpe. Tornavamo alla villa correndo mentre la nonna ci urlava di fermarci prima della strada. Sentivo già il profumo dei fiori bianchi che ci aspettava prima del pranzo. Verso la una aspettavamo che arrivasse il nonno… era sempre puntuale. Sentivamo il rumore della sua guida che si avvicinava al cancello e correvamo fuori per salutarlo… da lì a poco avremmo mangiato, prima però c’era la sua ricognizione sui fuochi, per controllare che la nonna, tanto restia alla cucina, avesse fatto tutto per bene.

36 pensieri su “Ritornare alla villa

  1. Leggere i tuoi ricordi è come entrare con passo leggero e lieve in una fotografia. Un fotografia in bianco e nero che via via diviene a colori grazie alla magia della tua narrazione. Ricordi della tua vita che convivono nella vita di noi che restiamo qui a leggerti, godere a piene mani della tua bellezza.
    A scoprirti e a farci scoprire. A conoscerti attraverso i tuoi occhi.

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      1. E io aspetto sempre con impazienza di leggerti. Perchè leggerti è una continua scoperta. Come quando incroci la strada di una persona e ci sbatti contro, e resti a guardarla negli occhi senza nemmeno bisogno di parlare…

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      2. Ah…. Ma sai che cosa ti dico? Fai bene. Io ho la smania di andare a prendere a mazzate le persone a volte…. Anche se non me lo chiedono… Lo faccio e non chiedo mai se posso… 8

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  2. é bellissima, l’ho tenuta in serbo perchè volevo leggerla con attenzione, per questo ti scrivo con ritardo.
    E’ stupenda, ed è un ricordo tutto tuo, veramente personale. Ci sono dettagli che si potrebbero condividere ma non credo tutti insieme, è questo che fa la differenza: questo è il tuo ricordo, questa è la tua storia.
    Grazie cara Alesandra

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  3. E’ stupenda cara Alessandra!! L’ho tenuta in serbo perchp volevo leggerla con calma, per questo ti scrivo solo ora…
    E’ veramente bella, ci sono dettagli che potrebbero essere condivisi ma non tutti insieme, è questo che fa la differenza: è questo che lo rende il tuo ricordo, la TUA storia
    Grazie
    Un bacio ❤

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