Il rapporto tra il malato e il suo medico è una vera e propria relazione di coppia. Il paziente deve affidarsi e fidarsi ciecamente del suo dottore. Dal canto suo, il medico deve ascoltare e credere assolutamente al soggetto sofferente.
Non esiste cosa peggiore del non venire creduti e questo, credo, valga per qualsiasi tipo di relazione si instauri. Nel mio caso, all’inizio di questa “avventura“, fui visitata da una neurologa che mi prese per un soggetto ansioso e mi rispedì al mittente con una ricetta di un ansiolitico. Io ero furibonda poiché sapevo bene di avere qualcosa di fisico. Quando nessuno ti crede o ti prende sul serio è cosa davvero umiliante e offensiva. Il secondo neurologo, che incontrai in pronto soccorso, mi chiese a bruciapelo “Ti droghi?“. Il mio sguardo furente e la mia faccia di sdegno risposero per me. Io so solo che non vedevo da un occhio, abbassavo la testa e venivo colpita da forti scariche elettriche, tremavo internamente come fossi nel bel mezzo di una scossa sismica, avevo formicolii alle mani e alle braccia. Non era più che sufficiente per non venire additata come ansiosa o come drogata? Volevo solamente essere creduta e scoprire, così, molto prima l’esistenza di questa malattia.

MEDICO E MALATO

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40 pensieri su “Il medico e il malato Solamentesm

  1. Tesoro, il 30 ho la visita in commissione per l’aggravamento.
    E sai cosa ho ripreso in mano oggi per annotare la cose che devo ricordarmi di dire?
    Il tuo articolo su Sette.
    L’occhio, appunto, mi è caduto sugli episodi che racconti anche qui,

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      1. È sempre più raro trovare medici a modo. Capisco il lavoro che svolgono. Non è facile e ci sono davvero situazioni estenuanti però l’educazione ci deve comunque essere. A me è capitato qualche volta quello che è capitato ad Ale. Probabilmente è la prassi. Non ne ho idea. Non importa. Io tanto non mi drogo quindi per me lo possono chiedere pure. Peggiore è il fatto di non credere ai pazienti, come c’è scritto nel post. Quello lo ritengo ancora più grave e frustrante

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  2. A me il dottore dice che farei meglio a drogarmi. A parte scherzi, quando i dottori si fissano con la loro idea e non ascoltano possono essere dannosissimi, oltre a creare grande frustrazione… poi con ‘sta storia dello stress dovrebbero finirla, quando non sanno una cosa è sempre colpa dello stress, e adesso con le nuove regole fanno anche fatica a farti fare gli esami! Insomma se uno trova un buon medico deve tenerselo ben stretto…

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  3. Io oramai sono convinta che gli aspiranti medici le materie del corso di laurea dovrebbero comprendere un” corso di ascolto del paziente e guida all’ indipendenza dal pregiudizio.” La mia esperienza di paziente, in questo campo, è quanto meno scoraggiante, al punto che, a volte, rimando visite necessarie per non. rischiare di trovarmi davanti al solito muro di incomprensione. Poiché sono biologa mi viene proprio spontaneo descrivere i miei sintomi con linguaggio appropriato. Per questo motivo vengo catalogata come ipocondrica, come se mi studiassi le patologie su internet e solo la mia ostinazione e il ricorso finale a indagini di laboratorio e/o strumentali mi danno diritto alle cure.

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    1. Ecco, voglio ritagliare e incorniciare il tuo commento, perché almeno so che non capita solo a me di dover rielaborare le limitate, ma sicure conoscenze sanitarie che possiedo per non dar l’idea di quella che si è fatta da sé la diagnosi googlando in giro (e anche sull’uso di internet per la salute personale avrei molto da dire…).
      Se i medici sapessero distinguere un parlato che ha cognizione di causa da uno e improprio, e tecnico ma raffazzonato; se capissero finalmente che è sbagliato “vietare” la ricerca in proprio su internet di sintomi e tutto il resto, ma che sarebbe più utile per tutti dare indicazioni su quali siti frequentare, quanto staremmo meglio!

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