Quando ti senti in un momento fragile e chiedi ‘come sto?’ e la risposta è ‘non stai male’… non c’è niente di peggio. Io non voglio non star male, voglio star bene punto. Puoi andare a ballare e scaricare tutto ciò che hai dentro ma tu continui a ‘non star male’. Non si sta al mondo per non star male ma si sta qui per stare bene. Punto. Bene. O male. Ma non male è peggio. Bianco o nero. Niente grigio. Niente mezze misure. Niente accontentarsi. Mai. Ti impegni ogni giorno per stare bene. Fisicamente e mentalmente. Ogni giorno l’obiettivo è il bene. Non il medio. Il massimo. Puoi metterti tutto il trucco che vuoi o il vestito che ti sta meglio… se lo fai è per essere una favola. Non per essere medio. Almeno per te devi essere una favola. Se già tu ti senti così e vicino a te dicono non male, allora è un dramma. Torneranno i tempi nei quali ti guarderai e basterà che te lo dica tu che sei una favola. Lo puoi essere o meno ma te lo devi sentire. Aspetto. Poi arriva il farmaco rivoluzionario, quello che ora passa la mutua. Ti domandi… va bene… grande scoperta… ma la causa? Come mai non l’hanno ancora scoperta? Come mai non hanno ancora inventato il farmaco che te la fa passare e basta ‘sta bestia? Solo farmaci, solo effetti collaterali per vivere meglio… Ma quando si riuscirà a stare bene di nuovo? Con tutti i soldi che prende la ricerca, con tutte le mele che stanno vendendo in questi giorni? Aspetto. Sarò ancora qui per vedere quel giorno? Aspetto.

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45 pensieri su “Aspetto

  1. Il desiderio è stare bene, ma quando si hanno questo tipo di malattie si deve fare una media. Cura la tua salute generale per affrontare malattia e cure. Quando la mattina apparecchio sul tavolo le mie medicine, sulla scatola di tre c’è scritto che possono interferire con la guida e su una c’è scritto di maneggiare con attenzione perché può provocare tumori. Che buongiorno! Meno male che insieme mangio cappuccino e cornetto.

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      1. Ah vabè se lo dice lui allora cambia tutto! 😂😂😂 per dare risposta a questi discorsi si deve prima comprendere e adottare la filosofia di vita “dei soldi che creano soldi”, il resto viene da se! 😂

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  2. Mi dispiace dirlo, ma a queste associazioni per la ricerca non ci credo minimamente, per il semplice fatto che si mangiano il 99% dei soldi destinati alla vera ricerca, e ai centri arrivano sempre le briciole, ecco perché non si va mai avanti sul serio.

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      1. Ale pensaci bene, lo so che è una cosa brutta, ma quelli che vendono piante, arance, mele o altro ancora devono spendere per organizzare i banchetti, anche se chi li presiede sono volontari, ma i manifesti costano, costa la merce che comprano (e che cercano di vendere) con relativo costo per i trasporti in tutta Italia con le varie ditte, poi ci sono anche i costi dei dirigenti (non fanno nulla gratis quelli) e dell’associazione, e alla ricerca arrivano veramente gli spiccioli.

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  3. Tesoro mio quanta verità nelle tue parole. Si vive, si sta su questa terra per star bene e godersi la meraviglia della vita. Ma se si deve stare così così che si fa? Si vive lo stesso e si escogita alternative valide per strappare la linfa vitale. Dolcissima domenica tesoro mio e goditi comunque ogni attimo dello star meno male💗💗💗💗💗💗💗💗💗💗

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  4. Io spero con te.
    Credo nella ricerca. Da sempre.
    Ci sono tante “ mele” marce, in giro. Questo è vero. Il Dio denaro, attira . Eccome!
    Ma c’è ne sono tante, buone. Ricercatori che lavorano ore e ore, sottopagati, ma che ci mettono una passione totale.
    Non si arrendono.
    Non demordono.
    Sono consapevoli che, persone giovani e meno, attendono con ansia una qualità di vita migliore.
    Dignitosa.
    Che possano tornare a sorridere.
    Non solo con le labbra, quelle le vedono tutti.
    Io parlo del sorriso dell’anima.
    Quella nascosta.
    Ma così importante, da esser il motore della vita.
    Sì, Ale. Io credo che si possa fare qualcosa.
    Non temere.
    Prego anche per la ricerca.
    Dio ascolta.
    Ti abbraccio.
    ❤️

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  5. Si, lo so.
    C’è anche una mia carissima amica ed ex collega. Prima lavorava in Sala. Era bravissima. Ma per l’alto indice di stress, è stata spostata ai Poliambulatori.
    Eravamo insieme quando hanno fatto la diagnosi.
    Me ne ricordo bene. Son passati anni.
    Ma è un episodio marchiato a fuoco, nella mia anima.
    Insieme abbiamo pianto.
    Lei è atea.
    Allora prego anche per lei.

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      1. Non penso di essere speciale.
        Forse mi definirei più una persona che desidera il bene per le altre persone.
        Tante persone lo sono.
        Ognuna a modo suo.
        Tu sei SPECIALE.
        E tanti che ti sostengono, lo sono.
        Chi cerca di farti sorridere.
        Chi lascia un emoticon.
        Chi esprimere solidarietà.
        Che saluta.
        Ecco.
        Tutte hanno “sprecato” tempo prezioso, tolto ad altre cose che stavano facendo, per dirti” Io ci sono, ragazza. Faccio il tifo per te. Non ti conosco personalmente. Ma in qualche modo, ci sono!”.
        Questo è essere speciali.
        Dare, senza avere nulla in cambio.
        Anzi, mi correggo, dare perché forse, farai un sorriso.
        Forse la tua giornata sarà più serena.
        O semplicemente perché, il tuo cuore godrà di serenità.

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