Avevo sette anni. Io e mio fratello fummo mandati una settimana in un posto vacanze per bimbi, vicino a Perugia. La mia mamma ci teneva a renderci indipendenti e voleva stessimo con altri bimbi, mentre lei lavorava. Avevo appena riavuto il mio braccio dopo essere finita in una vetrata durante un gioco. Trentadue punti solo per la ferita nella parte interna del polso. In totale non ricordo nemmeno più quanti punti mi dessero. Erano tanti: ho le prove addosso. La ferita più brutta non guariva mai. C’era un lembo sul polso che non si voleva attaccare. Incontrai una bimba, eravamo nella stessa stanza. Non ricordo né il nome né il volto. Nulla. Ricordo che fu subito intesa. Ci teneva a fare l’ultimo bagno in piscina con me ma io avevo avuto il divieto assoluto di entrare in acqua, fino a quando le ferite non fossero completamente guarite. Volevamo fare un bagno insieme e le venne un’idea geniale: riempirmi di cerotti. Ci volle più di un’ora per coprire il braccio. Ma riuscimmo e ci buttammo in acqua. I giochi finirono presto, un responsabile mi corse dietro e mi fece uscire, guardando basito il mio braccio. L’ultimo giorno io e lei ci salutammo e ci abbracciammo forte. Le chiesi il suo indirizzo e il numero di casa per mantenere i contatti. Lei mi rispose MA FIGURATI, TANTO NON CI SENTIREMMO, INUTILE SCAMBIARSI I CONTATTI. Rimasi male. Pensai che, se ci fossimo impegnate, avremmo potuto rimanere in contatto. Non ricordo nemmeno il suo nome ma ricordo la nostra intesa e quelle sue ultime parole che mi ferirono. Oggi, che ho quarant’anni, ho capito quanto fossero vere. Siamo nell’età dei social, i contatti dovrebbero essere più semplici. Conosci qualcuno che abita dall’altra parte del mondo, passi un pezzo della vita insieme, condividi cose e poi ti saluti, pensando che l’indomani soffrirai come un cane. Ti scambi i contatti, in un secondo lo hai come amico di Facebook o nei contatti WhatsApp… lo stacco sembra faccia meno male. Ma poi non ti senti più. Hai un bel ricordo, ma, come disse quella piccola bimbetta, è inutile scambiarsi i contatti. Difficile descrivere la mancanza degli affetti, un po’ come quando muore qualcuno accanto a te. Qualcosa rimane sempre dentro, non occorre fare altro.

42 pensieri su “La mancanza degli affetti

  1. La bambina è stata crudele ma saggia. Un pò di anni fa sono stata in vacanza in Salento ed ho conosciuto delle persone veramente simpatiche. Mi hanno chiesto l’indirizzo ma io ho tergiversato e non l’ho dato perchè per esperienza so che questo tipo di rapporti si perdono, causa distanza. Inutile dire che non hanno capito il gesto. Potevo far finta, scriverlo e poi ciao…Buona domenica

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  2. Io queste le chiamo le “amicizie di vicinanza”.. finché sei li, per forza o no, ti “scambi”.. appena te ne vai, è lì che dovrebbe arrivare il vero bello dello scambio. La vicinanza è vero aiuta, ma se una cosa è vera, è vera anche a km di distanza…..
    Scusa nn vorrei aver mancato di rispetto a quel ricordo, ma avendolo vissuto, io l’ho elaborato cosi.

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  3. Non so se sia sempre vero, certo a distanza è difficile mantenere i rapporti ma per l’ esperienza che sto vivendo ora ad esempio, sto vedendo che le persone che spariscono prima sono quelle con cui avevo più contatto…mi sto chiedendo se a questo punto l’amicizia ci fosse solo per abitudine. Un po’ tipo lontano dagli occhi, lontano dal cuore…in fondo sono io che me ne sono andata a vivere in un altro Stato. .boh..mi sto interrogando da un po’ su questa cosa. Invece per assurdo le persone con cui avevo contatti meno frequenti per via della distanza, sono ancora qui e Sì ci si sente poco ma poco come prima almeno…

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  4. Non so se sia sempre vero, certo a distanza è difficile mantenere i rapporti ma per l’ esperienza che sto vivendo ora ad esempio, sto vedendo che le persone che spariscono prima sono quelle con cui avevo più contatto…mi sto chiedendo se a questo punto l’amicizia ci fosse solo per abitudine. Un po’ tipo lontano dagli occhi, lontano dal cuore…

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    1. in fondo sono io che me ne sono andata a vivere in un altro Stato. .boh..mi sto interrogando da un po’ su questa cosa. Invece per assurdo le persone con cui avevo contatti meno frequenti per via della distanza, sono ancora qui e Sì ci si sente poco ma poco come prima almeno…

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  5. Tutto vero, tranne rarissime eccezioni. Ho un’amica che riesce a mantenere rapporti con persone conosciute in vacanza. La settimana scorsa ha incontrato a Milano una ragazza australiana conosciuta nel 1985 ad Amsterdam e mai più rivista, ha mantenuto viva la conoscenza scrivendo lettere una volta all’anno.

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  6. io imparo a salutare, a prendere meno contatti possibili, forse a dimenticare che anche a un soffio di pelle capita di sentirsi estranei, spesso senza un motivo valido

    ma c’è chi resta e sembra quasi un piccolo miracolo di cui smetti di chiederti perché.

    abbraccione, Ale

    cuore

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